< Domanda biblica tratta da 1 Corinzi

D: In 1 Cor 1:1, com’era la città di Corinto?

R: L’antica città di Corinto era più antica di Abramo (2000 a.C.); i Greci iniziarono a viverci solo intorno al 1350 a.C. I Romani incendiarono Corinto e uccisero o ridussero in schiavitù l’intera popolazione nel 146 a.C., dopo che la provincia si era ribellata a Roma. Un secolo dopo, nel 46 a.C., Giulio Cesare rifondò la città con ex soldati romani e liberti. Ma nel giro di poco più di un secolo, all’epoca di Paolo (50 d.C.), Corinto era una città enorme, centro del commercio dell’intera area del Mediterraneo orientale tra la Sicilia e Antiochia. Contava una popolazione di circa 650.000 persone, due terzi delle quali erano schiavi. Ospitava i Giochi Istmici, secondi per importanza solo ai Giochi Olimpici.

Corinto godeva di una pessima reputazione; i Greci avevano un termine gergale per indicare il passaggio a una vita completamente immorale: si trattava letteralmente di «corinziare» (termine coniato per la prima volta da Aristofane nel frammento 354). Platone utilizzò il termine «ragazza corinzia» per indicare una prostituta nella Repubblica 404d. Parte della ricchezza di Corinto era dovuta al tempio di Afrodite Pandemos, che ogni notte mandava in giro 1.000 prostitute.

Eppure, in mezzo a tutto questo male oscuro, il Vangelo risplendeva per operare la salvezza nella chiesa di Corinto. Ma non tutto ciò che inizia bene finisce sempre bene. La chiesa locale tollerava alcuni gravi problemi morali e dottrinali. Se qualcuno afferma che vogliamo essere proprio come i primi cristiani, la verità è che non vogliamo essere esattamente come i Corinzi. Ma se qualcosa non sta per finire bene, Dio può avvalersi di una persona come Paolo per porvi rimedio e risolvere la situazione.

Nel 96-98 d.C. Clemente di Roma scrisse una lettera alla chiesa di Corinto, rimproverandola sostanzialmente per non aver messo in pratica alcune delle cose che Paolo aveva loro raccomandato quasi cinquant’anni prima.

D: 1 Cor 1,3 dimostra che Gesù è Dio Padre, come sostengono alcuni pentecostali unitariani?

R: È vero che il termine greco qui utilizzato (kai) può significare sia «e» che «anche». Sebbene il versetto 3 possa essere interpretato in entrambi i modi, 1 Corinzi 1:4 mostra una distinzione tra Dio [il Padre] e Gesù. Si veda la discussione su Romani 1:7 per ulteriori informazioni.

D: In 1 Cor 1,8, come possiamo essere «irreprensibili»?

R: Il termine greco qui utilizzato, anenkletous, significa letteralmente «libero da ogni accusa». Non significa «perfetto e senza peccato», né «non avere mai nulla da perdonare», ma piuttosto che, in questo momento, dovremmo vivere «liberi da ogni accusa».

D: In 1 Cor 1,9, perché Dio non ha chiamato tutti alla comunione con Gesù Cristo?

R: Dio offre effettivamente la salvezza a tutti gli uomini (Tito 2:11), poiché a tutti è comandato di obbedirvi in 2 Tessalonicesi 1:8, 1 Pietro 4:17 e Atti 2:38. Dobbiamo proclamare la parola di vita (Filippesi 2:16) a tutti. Tuttavia, Dio ha scelto di creare gli uomini dotati di libero arbitrio affinché potessero rifiutare il Suo disegno per se stessi (Luca 7:30) e subire conseguenze di cui sono essi stessi responsabili (Geremia 17:4).

D: 1 Corinzi 1:10 dimostra che i cristiani obbedienti non devono dividersi a causa di un pensiero indipendente, come insegnano i Testimoni di Geova?

R: No. Due esempi in cui Paolo tollera il pensiero indipendente sono Filippesi 3:15 e Romani 14:1-10. Il libro *Jehovah’s Witnesses Answered Verse by Verse*, alle pagine 92-94, sottolinea che ai Testimoni di Geova viene comandato di «evitare il pensiero indipendente […] mettendo in discussione il consiglio fornito dall’organizzazione visibile di Dio» e di «combattere contro il pensiero indipendente» (rivista *La Torre di Guardia*, 15 gennaio 1983, pagg. 22, 27).

Per quanto riguarda i mormoni, il profeta mormone Ezra Taft Benson, quando era apostolo mormone, affermò: «Quando il profeta parla, non c’è più bisogno di riflettere».

Ma noi cristiani dobbiamo porre domande. Anche quando un leader cristiano sbaglia, dobbiamo farlo notare, come fece Paolo in Galati 2:11-21.

D: In 1 Corinzi 1:10-13 e 1 Corinzi 3:3-7, dato che due autentici cristiani hanno entrambi un rapporto con Dio, come mai possono trovarsi in disaccordo tra loro?

R: Anche i cristiani autentici, che hanno un rapporto con Dio e con lo Spirito Santo che dimora in loro, continuano a peccare e conservano una natura peccaminosa. Per un esempio lampante di ciò, legga Atti 15:36-41.

Una delle ragioni della divisione è sottilmente accennata in 1 Corinzi 1:1-10. Paolo menziona Cristo dieci volte in dieci versetti. La nostra attenzione è rivolta alla chiesa (che non è perfetta) o a Cristo (che lo è)?

Una seconda causa di divisione è trascurare 1 Corinzi 1:2. Un pastore, gli anziani, i diaconi o i membri ordinari possono sentirsi turbati quando le cose non vanno come vorrebbero nella LORO chiesa, ma il fatto è che non è la loro chiesa. È la chiesa di Dio. Non possiamo dimenticarlo.

La divisione si verifica spesso quando vi sono due gruppi che desiderano agire in modi diversi. Uno dei due potrebbe alla fine separarsi dall’altro. In questo caso, però, non è stato così. Vi erano più gruppi, che rimanevano comunque uniti pur mantenendo la propria identità. Una chiesa può avere gruppi diversi, e noi, in quanto cristiani, dovremmo riconoscere a quale gruppo apparteniamo e costruire ponti per raggiungere e «fonderci» con tutti gli altri gruppi.

Tuttavia, nonostante le nostre mancanze, Dio continua comunque a servirsi dei cristiani. Ma quando un credente sbaglia e compie azioni che causano divisioni nella Chiesa, lo rispettereste mai di nuovo? E se si chiamasse Pietro o Giacomo? Siamo tutti peccatori salvati per grazia, e poiché anche voi non siete stati esenti dal peccato e Cristo vi ha perdonato, dovreste perdonare gli altri.

Per capire come cristiani con opinioni diverse possano comunque andare d’accordo, potreste fare qualche ricerca sulla città di Rostock in Germania e sui mennoniti e i puritani che vi si stabilirono.

D: In 1 Cor 1,14-16 Paolo non ricordava con certezza quanti ne avesse battezzati; ciò dimostra forse che le parole di Paolo in quel passo non fossero Scrittura?

R: No. I cattolici a volte citano questo versetto per confutare una visione conservatrice protestante della Bibbia, ma in realtà questo versetto la sostiene.

Una teoria dell’ispirazione basata sulla dettatura meccanica affermerebbe che la Bibbia è esclusivamente opera di Dio e che non vi è alcuna componente umana. Possiamo quindi concordare sul fatto che questo versetto confuta esplicitamente la teoria della dettatura meccanica.

Una visione conservatrice della Bibbia è espressa in 2 Pietro 1,21: «Poiché nessuna profezia è mai stata prodotta per volontà umana, ma gli uomini hanno parlato da parte di Dio, spinti dallo Spirito Santo». Pertanto, la Scrittura è la Parola di Dio attraverso gli autori da Lui scelti. La Scrittura presenta anche la componente degli autori umani, poiché Dio ha guidato ciò che essi hanno scritto. Pertanto, sebbene la Scrittura sia priva di errori nei manoscritti originali, è comunque possibile riconoscere lo stile di Pietro, quello di Paolo, quello di Luca e così via.

Un punto importante è che non dovremmo dire: «Interpreterò la Scrittura nel modo “…” perché sono un “…”.» Piuttosto, dovremmo tutti cercare di interpretare la Scrittura nel modo in cui essa stessa si presenta, così come dovrebbe essere interpretata. Ecco ciò che Pietro scrisse riguardo a Paolo in 2 Pietro 3:15b-16: «… proprio come anche il nostro amato fratello Paolo vi ha scritto con la sapienza che Dio gli ha dato. Egli scrive in questo modo in tutte le sue lettere, trattando in esse tali argomenti. Alcune parti delle sue lettere sono difficili da comprendere, e le persone ignoranti e instabili le distorcono, come fanno con il resto delle Scritture, a loro stessa rovina».

D: 1 Corinzi 1:16 e Atti 16:15 sostengono il battesimo dei neonati, in quanto si parla del battesimo della famiglia di Stefanas?

R: No. Tutta la famiglia di Stefanas si era convertita in 1 Corinzi 16:15, e i neonati non possono convertirsi. Una famiglia non comprende sempre i neonati. Tuttavia, i bambini a partire dai 6 anni possono decidere di volgersi a Cristo, e ho sentito parlare di un caso in cui un bambino di quattro anni era consapevole di ciò che stava accadendo ed è stato battezzato come credente. L’ho appreso proprio da quel bambino di quattro anni, che ora è un insegnante adulto della Scuola Biblica Estiva.

Sebbene i cristiani autentici siano in disaccordo sulla questione del battesimo dei credenti rispetto a quello dei neonati, tutti dovrebbero concordare sul fatto che le «famiglie» menzionate in 1 Corinzi 1:16 e in Atti 16:15 non dimostrano né smentiscono che il battesimo dei neonati fosse praticato. Si veda anche la discussione su Colossesi 2:11-12.

D: In 1 Cor 1,17, Paolo era contrario al battesimo con acqua?

R: No, Paolo sosteneva il battesimo, poiché battezzò Crispo, Gaio e la famiglia di Stefanas. Paolo intendeva dire che, poiché alcuni Corinzi sbagliavano nell’affermare «di essere di Paolo», egli era lieto di non essere stato colui che aveva battezzato personalmente molti di loro. Nella Chiesa primitiva, Tertulliano (198-220 d.C.) in *De Corona*, cap. 3, pag. 94, menziona esplicitamente l’acqua nel battesimo con acqua.

D: In 1 Cor 1,17, non dovremmo praticare il battesimo con acqua, poiché esso è ormai superato, come insegna l’errore dell’ultra-dispensazionalismo?

R: No. Si veda la risposta alla domanda precedente. Inoltre, sia 1) il concetto secondo cui vi sarebbe stata una diversa dispensazione tra la risurrezione di Cristo nel 33 d.C. e il 52 d.C., sia 2) il concetto secondo cui il battesimo sarebbe venuto meno, erano totalmente assenti da tutti gli scritti ecclesiastici almeno fino alla metà del XV secolo. Al contrario, Tertulliano (198-220 d.C.) in *De Corona*, cap. 3, pag. 94, menziona il battesimo, esplicitamente mediante immersione in acqua.

Immaginate per un momento di incontrare un cristiano che amasse Gesù come Signore, ma che praticasse tutti i sacrifici dell’Antico Testamento e osservasse ogni legge alimentare dell’Antico Testamento. E se qualcuno vi dicesse che non è nulla di grave? Che è una cosa comune, poiché semplicemente non ha ancora ricevuto la notizia della nuova dispensazione. Cosa rispondereste?

Ora immaginate di andare in Paradiso e che un angelo vi dica: «Voi non avete ricevuto la notizia della nuova dispensazione iniziata intorno al 100 d.C. Per quasi 1.900 anni, i cristiani hanno pensato di vivere in una dispensazione che in realtà è durata solo 100 anni. Non è nulla di grave, ed è una cosa comune, poiché Dio si è dimenticato di rivelarlo a un solo credente, in un modo che potesse comprendere, per 1.900 anni». Cosa rispondereste a questo?

Si veda la domanda successiva per ulteriori approfondimenti sull’ultra-dispensazionalismo.

D: In 1 Cor 1,17, che cos’è l’«ultra-dispensazionalismo» e perché è errato?

R: Esiste una netta distinzione nella pratica tra gli ultra-dispensazionalisti, i dispensazionalisti e gli altri cristiani: gli ultra-dispensazionalisti ritengono che il battesimo in acqua non debba essere praticato oggi e, in generale, credono che viviamo in una dispensazione diversa da quella in cui fu scritto il Nuovo Testamento. Sulla base del loro opuscolo, «Il battesimo in acqua dovrebbe essere praticato oggi?», ecco (spero) ciò che essi considererebbero una sintesi equa.

1. Affermano [correttamente] che il termine greco «baptisein» è un termine generico che indica la purificazione

2. [Correttamente] affermano che il battesimo con acqua nella Chiesa non può essere dimostrato sulla base dell’Antico Testamento o dell’opera di Giovanni Battista.

3. [Correttamente] ritengono che il Vangelo sia stato predicato innanzitutto agli ebrei e che la maggior parte di essi lo abbia respinto.

4. [Erroneamente] affermano che il battesimo con acqua fosse valido solo negli Atti, mentre Gesù veniva ancora presentato a Israele come il loro Messia, come riportato in Atti 3:19-21. Si vedano anche Atti 2:16-40, in particolare i versetti 22 e 36; Atti 3:12-36, in particolare i versetti 12, 25 e 26; Atti 5:29-32, in particolare il versetto 31; Atti 2:37, 38; Atti 3:19.

5. [Erroneamente] affermano che il battesimo non dovrebbe essere praticato oggi perché:

5a. Le abluzioni (baptisein in greco) facevano parte della Legge mosaica. (Come nota a margine, i convertiti al giudaismo venivano battezzati già prima di Gesù.)

5b. Il battesimo veniva celebrato prima che cambiasse il modo in cui Dio agiva con Israele.

5c. Il battesimo veniva [presumibilmente] celebrato prima che Dio rivelasse l’insegnamento sulla Chiesa, intorno al 52 d.C. Paolo disse: «Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il Vangelo» (1 Cor 1,17).

5d. Oggi esiste «un solo battesimo» (Ef 4,5), ed è il battesimo dello Spirito Santo.

Esistono tre modi diversi per confutare questa affermazione, ciascuno dei quali è di per sé sufficiente.

1. Osservazione delle Scritture: tutti devono concordare sul fatto che 1 Corinzi 1,13-16 sia stato scritto contemporaneamente al versetto 17. Questi versetti dimostrano che i Corinzi furono battezzati con la stessa certezza con cui Cristo morì per loro e Paolo predicò loro il Vangelo. Poiché Paolo battezzò Crispo e Gaio, o Paolo sbagliò a farlo, oppure si verificò un «evento di transizione» tra il loro battesimo e il momento in cui Paolo smise di battezzare altri Corinzi, il che è inverosimile.

1 Giovanni 5:7-8, sia nel testo originale greco che nelle traduzioni moderne, menziona la testimonianza dello Spirito, dell’acqua e del sangue. Se lo «Spirito» è lo Spirito Santo che dimora nei credenti e il sangue è il sangue di Gesù, allora cos’altro può essere l’«acqua» se non il nostro battesimo in acqua?

1 Pietro 3:21, scritto dopo il 60 d.C., parla dell’acqua battesimale per «voi».

In Efesini 5:26, poiché Cristo ha lavato la Chiesa con l’acqua, in che modo ciò differisce dal battesimo con acqua?

Altrettanto importante è il silenzio assordante delle Scritture riguardo a una nuova dispensazione che avrebbe avuto luogo proprio nel bel mezzo della stesura del Nuovo Testamento.

In sintesi, ciò che Gesù comandò, ciò che fecero i discepoli di Gesù e Paolo, con l’acqua menzionata da Giovanni, dovrebbe essere praticato oggi, poiché Dio non ritenne opportuno parlare nella Sua Parola di alcuna nuova dispensazione che fosse un segreto tenuto nascosto al cristianesimo fino ai tempi moderni.

2. Interpretazione delle Scritture: È sorprendente come molte controversie del XX secolo sulle parole del greco antico omettano di porre la domanda fondamentale: «In che modo i parlanti greci, guidati dallo Spirito Santo, avrebbero compreso universalmente la propria lingua?». La Chiesa primitiva non interpretò alcun versetto in modo tale da non praticare il battesimo con acqua. Giustino Martire (martirizzato nel 165 d.C.) nella sua Prima Apologia dedica un intero capitolo (61) al battesimo cristiano. Egli tratta inoltre del battesimo nel suo dialogo con Trifone il Giudeo.

La Didaché (60-120 d.C. circa), cap. 7, pag. 379, recita: «Battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in acqua viva. Ma se non avete acqua viva, battezzate in altra acqua; e se non potete in acqua fredda, in acqua calda. Ma se non disponete né dell’una né dell’altra, versate tre volte l’acqua sul capo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Altri primi cristiani che hanno discusso dell’importanza del battesimo in acqua sono:

Lettera di Ignazio agli Smirnesi, cap. 8, pag. 90 (-107/116 d.C.)

Epistola di Barnaba (70-130 d.C. circa)

2 Clemente (120-140 d.C.), vol. 7, cap. 6, p. 519

Il Pastore di Erma (circa 115-155 d.C.), libro 3, similitudine 9, pag. 49 (implicito).

Ireneo, Contro le eresie (182-188 d.C.), libro 1, cap. 21.1, pag. 345.

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.)

Tertulliano (198-220 d.C.) ha dedicato un’intera opera intitolata *Sul battesimo*.

Ippolito, vescovo di Porto (222-235/6 d.C.), *Contro l’eresia di Noeto*, cap. 14, pag. 228. Si veda anche *Discorso sulla Santa Teofania*, cap. 10, pag. 237

Origene (circa 227-240 d.C.), «Commento al Vangelo secondo Giovanni», libro 1, cap. 25, pag. 312. E in molti altri passaggi.

Novaziano (250/4-256/7 d.C.), Trattato sulla Trinità, cap. 10, pag. 620

Anonimo, Trattato sul ribattesimo (254-257 d.C.), cap. 7, p. 671. Vedi anche cap. 5, pp. 669-670

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) insegnava che una persona deve essere battezzata nella Chiesa; il battesimo amministrato dagli eretici non è considerato «legittimo». Lettere di Cipriano, Lettera 70, pag. 377. Inoltre

Lettera 71, pag. 378

Firmiliano (circa 246-258 d.C.) nella sua lettera a Cipriano, Lettera 74, pag. 390

Novatus di Thamaguda al Settimo Concilio di Cartagine (258 d.C.), pag. 566

Dionigi di Alessandria (246-265 d.C.), Lettera 6.1 (a Sisto, vescovo), pag. 102

Il Concilio di Elvira (306/307 d.C.), nei 21 canoni indiscussi, fa riferimento a uomini e donne battezzati sette volte nei canoni 1, 2, 4, 9 e 10.

Concilio di Ancira (314 d.C.)

Concilio di Neocaesarea (circa 315 d.C.)

Alessandro di Alessandria (313-326 d.C.)

Melito di Sardi

Pamphilus (309 d.C.) Esposizione dei capitoli degli Atti degli Apostoli O, X, vol. 6, p. 167

Passione di Perpetua e Felicitas (circa 201/205 d.C.),

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) Commento all’Apocalisse a partire dal primo capitolo (16), pag. 346

Metodio (270-311/312 d.C.)

Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) Le Istituzioni divine, libro IV, cap. 15, pag. 115

Secondo il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 441, anche la setta ebraica di Qumran praticava il battesimo per immersione.

Per una visione molto dettagliata di come un cristiano devoto di lingua greca interpretasse 1 Corinzi 1,10-17, si veda l’omelia II di Giovanni Crisostomo su 1 Corinzi, lunga cinque pagine e mezza.

In sintesi, non si sostiene che alcuno di questi maestri cristiani post-biblici fosse infallibile. Tuttavia, se la Chiesa primitiva praticava universalmente il battesimo con acqua, allora, per scherzo, forse gli ultra-dispensazionalisti dovrebbero ipotizzare un’altra dispensazione in cui Dio abbia reintrodotto il battesimo con acqua.

3. Applicazione della Scrittura: poiché Gesù ci ha comandato di fare discepoli, battezzarli e insegnare loro una «terza cosa» in Matteo 28:19-20, e nessun versetto afferma esplicitamente che il battesimo sia venuto meno, la coerenza implicherebbe che anche il fare discepoli e l’insegnamento sarebbero venuti meno.

La «terza cosa» menzionata in Matteo 28:20 consiste nell’obbedire a tutto ciò che Gesù ha comandato. Poiché Gesù ha comandato loro di battezzare, dovremmo prestare molta attenzione a non mettere da parte un comando di Gesù quando nessun versetto della Scrittura lo afferma. Infine, sebbene si possa tentare di sostenere che Matteo 28:19-20 non si applicasse a nessuno se non agli undici discepoli, ciò è falso poiché in Matteo 28:20 Gesù afferma: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente».

In sintesi, se la vostra teologia vi impedisce di obbedire a Cristo, dovreste obbedire a Cristo e modificare la vostra teologia.

D: In 1 Corinzi 1:20-21, che cos’è esattamente la «saggezza del mondo» contro cui Paolo metteva in guardia?

R: Si può intendere come qualsiasi filosofia, psicologia o visione del mondo che, in modo insensato, tenga conto solo di questo mondo o si erga a proprio standard. Paolo parlò anche di ciò che viene falsamente chiamato «conoscenza» in 1 Timoteo 6:20.

Tuttavia, pur criticando la fiducia nella saggezza di questo mondo, Paolo non vedeva alcun problema nell’accettare le verità espresse anche dai filosofi greci. Come affermò Clemente di Alessandria negli Stromati (193-202 d.C.), libro 1, capitolo 14, nel commentare Tito 1,12-13: «Si vede come egli [Paolo] attribuisca qualcosa della verità persino ai profeti dei Greci e non si vergogni, quando discorre per l’edificazione di alcuni e la confusione di altri, di avvalersi di poemi greci».

D: In 1 Cor 1,20-21, data l’ampia varietà del campo della consulenza cristiana, come si fa a distinguere tra i cristiani che ricorrono alla consulenza umanistica e ciò che i consulenti cristiani dovrebbero fare?

R: Il fatto che il consulente sia cristiano, o anche che cerchi di condurre la persona a Cristo, non è sufficiente a dimostrare che stia svolgendo una corretta consulenza cristiana. Piuttosto, secondo il libro di Robert McGee *The Search for Significance* e una conversazione personale avuta con lui il 13 giugno 2000, la vera consulenza cristiana consiste nel chiedersi cosa Dio voglia realizzare in quella situazione e poi lasciarsi utilizzare per farlo. Dio è il miglior consulente. McGee, fondatore dei Rapha Christian Counseling Centers, afferma che un fattore chiave è che, se la persona riesce a entrare in relazione con il Dio vivente, egli ha constatato che possono verificarsi cambiamenti radicali in un lasso di tempo molto breve. Oltre alla consulenza, il suo libro riconosce anche che i farmaci hanno un ruolo nel trattamento delle patologie mediche e degli squilibri chimici.

D: In 1 Corinzi 1:27-28, perché Dio ha scelto le cose stolte di questo mondo?

R: 1 Corinzi 1:29-31 risponde a questa domanda. Nessuno potrà vantarsi davanti agli altri di essere diventato cristiano perché era più intelligente. Nessuno potrà vantarsi davanti a Dio di aver compreso grazie alla propria maggiore intelligenza.

Essere «pedanti» significa acquisire conoscenza al solo scopo di acquisire conoscenza. Dobbiamo avvicinarci a Cristo, servirLo e glorificarLo meglio; non limitarci ad acquisire conoscenza fine a se stessa. Come ha detto qualcuno: «Egli non era un ebreo amante dei simboli né un greco amante della saggezza, ma un cristiano amante del Salvatore». Sebbene non tutti i greci fossero così, la cultura greca tendeva a porre l’accento sulla ricerca della saggezza. Pur avendo aspetti positivi, il fatto che essa fosse fine a se stessa poteva, paradossalmente, impedire a qualcuno di sperimentare la verità nel mistero di Dio. Alcune persone potrebbero avere una maggiore tendenza alla pedanteria rispetto ad altre.

Una maggiore intelligenza non offre a una persona maggiori possibilità di andare in Paradiso. In alcuni casi, l’orgoglio intellettuale di una persona può impedirle di riconoscere che la propria saggezza è molto limitata rispetto a quella di Dio. Il cristianesimo è affascinante in quanto è abbastanza semplice da permettere a un bambino di comprendere tutte le cose importanti, eppure così profondo che nemmeno la persona più intelligente può sperare di conoscere tutto di un Dio infinito. Accettare Gesù implica affidare tutto ciò che si possiede, indipendentemente da quanto saggi si affermi di essere.

Allo stesso modo, Gesù disse che è difficile per un ricco avvicinarsi a Dio in Matteo 19:24; Marco 10:25 e Luca 18:25. Ma 1 Corinzi 1:26 non dice che «nessuno» tra coloro che erano saggi, potenti o nobili; dice piuttosto «non molti». Come osservò con arguzia una ricca nobildonna inglese, lei fu salvata dalla lettera «m».

D: In 1 Cor 2,1-7, nell’annunciare il Vangelo, quale sarebbe la differenza tra «annunciare con la parola», «annunciare con la saggezza» e «annunciare semplicemente con Gesù»; e nel versetto 7, quale ruolo avrebbe il «mistero»?

R: Forse si può riassumere chiedendosi perché la persona dovrebbe credere. Dovrebbe credere principalmente grazie alla mia grande eloquenza e al fatto che l’ho sopraffatta con il dibattito e la retorica, oppure dovrebbe farlo perché io so così tanto e le ho fornito troppi fatti per non credere, o ancora perché Dio sta operando nel suo cuore e nella sua mente? In entrambi i primi due casi, in sostanza, dovrebbe credere principalmente a causa di «me»? L’atteggiamento è non biblico: «se deve accadere, dipende da me». Solo nell’ultimo caso «dipende da Dio», e io sono solo uno strumento, con tutti i miei errori. L’ultimo approccio è più liberatorio, perché non si pensa che la loro salvezza dipenda da voi; dipende da Dio. Ma viene meno la scusa secondo cui non possiamo condividere il Vangelo perché non sappiamo parlare bene o perché non abbiamo tutte le risposte.

Nel versetto 6 Paolo riconosce comunque il valore dell’uso della saggezza, ma anche la saggezza migliore non può sostituirsi a Dio. Nessuno di noi, però, sa tutto; Dio non ha nemmeno rivelato tutte le cose che sapremo quando saremo in cielo. Pertanto, indipendentemente da quanto una persona sappia, la nostra fede rimane comunque avvolta nel mistero.

D: In 1 Cor 2,3, questo dimostra che Paolo avesse crisi epilettiche, come suggerisce la *Guida alla Bibbia* di Asimov alle pagine 1047-1048?

R: No. Asimov basa questa ipotesi esclusivamente sull’affermazione di Paolo secondo cui aveva «un messaggero di Satana per tormentarmi» (2 Corinzi 12,7), e l’esperienza sulla strada per Damasco potrebbe essere stata una crisi. Il fatto che Paolo abbia ammesso di essere nervoso in 1 Corinzi 2,3 non significa che soffrisse di crisi epilettiche. Sulla strada per Damasco, anche le altre persone videro la luce e udirono il suono, sebbene non comprendessero la voce. Ciò non significa nemmeno che avessero tutti crisi epilettiche. L’ipotesi di Asimov è in realtà «istruttiva» nel senso che ci mostra fino a che punto possano spingersi gli scettici, sulla base delle prove più inconsistenti, per screditare gli autori della Bibbia e la Bibbia stessa come Parola di Dio.

D: In 1 Cor 2,3, una persona non dovrebbe sempre trasudare sicurezza e certezza quando annuncia il Vangelo?

R: Non necessariamente, come dimostra chiaramente 1 Corinzi 2:3,7. In questo passo Paolo predicava con timore e tremore, e menzionava il mistero della nostra fede. In altri contesti Paolo si mostrava invece sicuro di sé. Tuttavia, l’effetto duraturo del Vangelo non dipende dalla nostra sicurezza, dalla nostra eloquenza o dalla nostra intelligenza, ma dall’opera di Dio nella vita dell’altra persona.

D: In 1 Cor 2,5, qual è la differenza tra una fede fondata sulla saggezza dell’uomo e una fede fondata sulla potenza di Dio?

R: La fede in un’altra persona, che si può vedere, spesso sembra più facile della fede in Dio, che non si può vedere. La fede può raggiungere una profondità pari solo a quella dell’oggetto della fede stessa. Se è riposta esclusivamente in quella persona, non potrà superare la fede che si ripone in una persona. La fede può venir meno quando si basa su un’altra persona.

Ma la vostra fede nel Dio infinito può crescere sempre di più. La vostra fede non è a un passo dal fallire a causa di una presunta contraddizione o di una domanda senza risposta. La fede in Dio non vacilla né scompare quando una semplice persona mortale fallisce.

D: In 1 Cor 2,6, la dottrina della Creazione di Dio è incompatibile con il concetto dei «principi di questo mondo», come pensava Rudolf Bultmann?

R: No. Ciò è incompatibile solo con una visione semplicistica della Creazione di Dio. Dio è completamente sovrano su ogni cosa e può fare tutto ciò che desidera. Nulla impedisce a Dio di scegliere, per un certo periodo, di delegare una parte della Sua sovranità.

D: In 1 Cor 2,8, come mai tutti i governanti di questa epoca non hanno compreso Cristo, dal momento che Gesù si presentò davanti a Erode e a Pilato?

R: Già ai tempi di Paolo, numerosi governanti romani avevano sentito parlare di Cristo e dei cristiani. Tuttavia, il punto sottolineato da Paolo è che nessuno di loro riconobbe Gesù per chi Egli fosse realmente. Si vedano When Critics Ask, pag. 449, e Alleged Discrepancies of the Bible di Haley, pag. 358, per ulteriori approfondimenti.

D: In 1 Cor 2,9-10, i credenti conoscono o no le grandi cose future del cielo?

R: Ci sono state rivelate alcune delle grandi cose del Cielo, ma non ci è stato detto tutto, e non le abbiamo ancora sperimentate. Come afferma 1 Corinzi 13:12: «Ora vediamo come in uno specchio, in modo confuso; allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte; allora conoscerò pienamente, come sono pienamente conosciuto».

Per inciso, questo versetto era particolarmente caro ai cristiani pre-niceni; si tratta infatti di uno dei versetti da loro più citati. È stato citato 21 volte da 9 autori prima del 325 d.C.

D: In 1 Corinzi 2,12-14, perché Paolo afferma qui che l’uomo naturale non può accogliere le cose dello Spirito di Dio, quando in Romani 1,19-20 dice che Dio ha reso evidente la Sua verità in tutti gli uomini?

R: Romani 1,19-20 si riferisce alla rivelazione generale, mentre 1 Corinzi 2,14 si riferisce alla conoscenza della salvezza.

Rivelazione generale: Romani 1:19-20 si riferisce alla verità dell’esistenza del Creatore, dei Suoi attributi invisibili, della Sua potenza eterna e della Sua natura divina. Questa conoscenza non è sufficiente per essere salvati, ma si potrebbe pensare che sia sufficiente affinché chiunque cerchi di conoscere questo Creatore. Tuttavia, non è così. Romani 1:18 e 3:23 mostrano che le persone soffocano la verità con la loro malvagità, mentre Romani 3:9-20 spiega in dettaglio come nessuno, di propria iniziativa, cerchi Dio. La rivelazione generale è un primo passo: una persona deve andare oltre questo punto per conoscere Dio personalmente. Tuttavia, una persona è condannata se rifiuta la verità della rivelazione generale di cui è a conoscenza. Le persone possono agire in questo modo a causa dell’orgoglio, della riluttanza ad ammettere di aver sbagliato o perché ripongono maggiore fiducia in altre cose.

Romani 1:19-20 fa parte di un ragionamento più ampio che Paolo sta sviluppando, secondo cui ogni singola persona è colpevole di peccato e tutti noi abbiamo bisogno di un salvatore, Gesù.

Conoscenza della salvezza: 1 Corinzi 2:14 prosegue da qui e afferma che l’uomo naturale non può accogliere le cose di Dio; abbiamo bisogno dello Spirito di Dio. 1 Corinzi 2:14 fa parte di un ragionamento più ampio, contenuto in 1 Corinzi 2, sul ruolo essenziale dello Spirito nella nostra salvezza e nella nostra crescita cristiana.

D: In 1 Cor 2,12-16, in che modo il fatto di avere lo Spirito cambia ciò che siamo in grado di apprendere?

R: Può cambiare le cose in almeno cinque modi diversi.

Autodisciplina: approfondire le Scritture e «estrarre» l’oro e i diamanti che vi si trovano.

Discernimento: tra tutte le informazioni che riceviamo, Dio ci aiuta a discernere ciò che è vero da ciò che non lo è.

Visione: vedere cose che i nostri occhi fisici non vedono e comprendere concetti che non possiamo percepire sulla terra. Immaginate un pesce in grado di comprendere in parte cosa significhi vivere sulla terraferma.

Illuminazione: come un critico d’arte cieco o un critico musicale sordo, una persona priva dello Spirito può arrivare solo fino a un certo punto.

Lo Spirito dona ai credenti conoscenza e saggezza (che non sono la stessa cosa), oltre al discernimento, tra gli altri doni.

A volte le persone non sono in grado di apprendere qualcosa non per mancanza di intelligenza, ma per mancanza di informazioni fondamentali, oppure a causa di un eccesso di disinformazione.

D: In 1 Cor 3,1-2, qual è la differenza tra l’insegnamento cristiano del «latte» e quello del «cibo solido»?

R: Il latte non solo mantiene in vita i neonati, ma permette loro di crescere e diventare bambini più grandi e robusti. Tuttavia, per crescere ulteriormente hanno bisogno di alimenti più concentrati e di maggiori proteine. Manzo, pollo, maiale o altre fonti proteiche non dovrebbero essere somministrati ai neonati; sono troppo difficili da digerire per loro. Ai bambini più grandi, invece, si dovrebbe introdurre una piccola quantità di carne o proteine per abituarli a digerire cibi più concentrati.

Allo stesso modo, i cristiani alle prime armi dovrebbero essere radicati nella loro salvezza, nella consapevolezza di chi sono in Cristo e nel modo di trascorrere del tempo con Dio e la Sua Parola. Ma non fermatevi qui. Hanno anche bisogno del cibo solido che consiste nel comprendere come la loro vita debba cambiare per diventare più simile a quella di Cristo, e nell’affrontare argomenti più complessi, quali la Trinità, l’incarnazione e la fine dei tempi.

Quando studiate un brano, ci sono quattro domande che potete porvi per trarne un maggiore nutrimento spirituale.

1) Cosa ci insegna questo riguardo a Dio?

2) Cosa ci insegna questo riguardo al popolo di Dio?

3) Cosa mi insegna questo su me stesso?

4) In che modo Dio vorrebbe che agissi diversamente ora?

(Queste domande sono tratte da un sermone di Richard Kerry del 17 marzo 2019)

D: In 1 Corinzi 3:1-2, perché alcuni nuovi cristiani crescono, mentre altri no?

R: Potrebbero non essere consapevoli del fatto che dovrebbero crescere, oppure potrebbero non vedere la necessità di farlo. Gesù raccontò la parabola dei quattro tipi di terreno in Matteo 13:1-23; Marco 4:1-20; Luca 8:4-15. In essa lo scopo dei semi è quello di crescere e produrre un raccolto. Il raccolto potrebbe essere 100, 60 o 30 volte superiore a quanto è stato seminato. Uno dei motivi principali per cui siamo ancora sulla terra è proprio quello di produrre un raccolto. In Geremia 29:11 Dio parla dei progetti che ha per noi. Anziché elaborare i nostri piani, cerchiamo di realizzare il piano che Dio ha per noi.

D: In 1 Corinzi 3:3, qual è l’aspettativa di Paolo in questo passo?

R: Paolo non si limita a ordinare loro di non provare gelosia né di litigare tra cristiani. Piuttosto, Paolo si aspettava che fossero cristiani sufficientemente maturi da non avere affatto litigi né gelosia tra di loro.

La gelosia è una delle cause principali dei litigi, ma si tratta comunque di due cose distinte. La gelosia è un sentimento spiacevole che si prova quando si vede qualcun altro avere successo o ottenere buoni risultati. La gelosia è legata al peccato della cupidigia, per cui si desidera avere quel successo al posto dell’altro. Il litigio può insorgere quando si intraprendono azioni per cercare di ottenere quel successo per sé stessi anziché per l’altro.

Un antidoto alla gelosia è rendersi conto che facciamo tutti parte della stessa squadra; in quanto fratelli e sorelle in Cristo, dovremmo essere «tifosi della nostra famiglia», incoraggiandola lungo il cammino. È difficile provare gelosia per il successo di qualcuno quando si prega per il suo successo. Un antidoto ai litigi è rendersi conto che il rapporto d’amore con quella persona è più importante delle piccole questioni. Riservate i vostri disaccordi solo a ciò che è importante e cedete sulle cose di poco conto.

Ma non possiamo aspettarci che i cristiani siano perfetti, né nei tempi antichi né ai nostri giorni. Paolo e Barnaba ebbero un forte disaccordo riguardo al fatto di portare Marco con loro nel viaggio missionario, come riportato in Atti 15,37-39.

D: In 1 Corinzi 3:5, Paolo sottolinea che i servitori di Cristo, compresi lui stesso e Apollo, non devono essere idolatrati. In quali modi i cristiani possono sbagliare oggi idolatrando gli altri?

R: Se l’altra persona sbaglia su qualcosa, e la vostra fede si basa su di lei, commetterete lo stesso errore, invece di cercare voi stessi nelle Scritture. Se riponete la vostra fede in un’altra persona, sia deliberatamente che inconsciamente, quando questa cade, anche la vostra fede può vacillare. Quando parlate con gli altri, state mettendo in risalto quanto sia grande Dio, o quanto siano grandi loro? Anche il miglior cristiano che conosciate è ben lontano dalla somiglianza con Cristo a cui siamo chiamati ad aspirare in questa vita. Non mettete su un piedistallo nessuno che pecchi o non sia perfetto, poiché tutti noi pecchiamo e siamo imperfetti.

D: In 1 Cor 3,5, quali sono alcuni modi per evitare che gli altri, siano essi cristiani o non cristiani, vi mettano su un piedistallo?

R: Siate sinceri e trasparenti nel riconoscere che non siete perfetti. Assicuratevi di indicare loro la via verso Cristo affinché possano ascoltarlo, senza puntare accidentalmente l’attenzione su di voi stessi. Quando le persone dicono cose che vi mettono su un piedistallo, guidatele a guardare più in alto di voi, e al di là di voi, verso Dio.

D: In 1 Cor 3,11, è Gesù il fondamento, oppure il fondamento sono gli apostoli e i profeti di Ef 2,20?

R: Sebbene il termine greco per «fondamento», themelion, sia lo stesso in entrambi i versetti, Efesini 2,20 chiarisce i due significati del termine «fondamento». Gli apostoli e i profeti sono la pietra angolare, che a sua volta poggia sull’unica pietra angolare che è Gesù.

Proprio come una casa costruita con pilastri e travi poggia sull’intera sua fondamenta costituita da pilastri e travi, ma la casa e le travi poggiano sui pilastri, così la Chiesa poggia sulla fondamenta degli apostoli e dei profeti, che a loro volta poggiano sulla pietra angolare che è Gesù.

D: In 1 Corinzi 3:12-15, i cristiani saranno giudicati?

R: Al «Giudizio del Grande Trono Bianco»: i cristiani autentici non vengono giudicati; essi vengono dichiarati giusti perché sono coperti dal sangue di Cristo. Potete leggere a riguardo in Apocalisse 20:11-15 e nella parabola delle pecore e dei capri in Matteo 25:31-46.

Alcuni cristiani sostengono che questi due versetti si riferiscano allo stesso giudizio, mentre altri ritengono che si tratti di giudizi distinti. L’ipotesi di giudizi distinti implicherebbe che i credenti non siano presenti al Giudizio del Grande Trono Bianco, come indicato in *The Complete Book of Bible Answers*, pagg. 276-277. R.C. Sproul, in *Now That’s a Good Question*, pagg. 501-502, afferma che sia i credenti che i non credenti compariranno al Giudizio Universale. In ogni caso, i credenti non hanno nulla da temere dal Giudizio del Grande Trono Bianco.

Nel successivo “Giudizio del Bema”: i cristiani ricevono ricompense celesti per le opere compiute con la giusta motivazione. Potete leggere a riguardo in 1 Corinzi 3,11-15 e 2 Corinzi 5,10. I cristiani chiamano comunemente questo giudizio “Giudizio del Bema”, poiché nel diritto greco il “bema” (o, più propriamente, “panca”) era il sedile su cui sedeva il giudice.

D: 1 Cor 3,13-15 avvalora la teoria cattolica del purgatorio?

R: No. Sembra sostenerla solo se si confonde

1) Le opere di prova con la purificazione dolorosa dei credenti

2) L’opera con il credente che passa attraverso il fuoco

Un cattolico potrebbe (correttamente) ribattere che il riferimento in questo versetto al fatto di sottoporre all’esame le opere di un credente attraverso il fuoco non esclude che vi sia anche una prova ardente per il credente a scopo di purificazione. Tuttavia, poiché questo è l’unico versetto dell’intera Bibbia che i cattolici utilizzano a sostegno del Purgatorio (ad eccezione di 2 Maccabei 12,46 negli apocrifi cattolici), non vi è alcuna altra base per questa invenzione extra-biblica.

Inoltre, 2 Pietro 1,11 afferma che riceveremo un’«accoglienza sontuosa» nel regno eterno, non un’accoglienza «calorosa». Ebrei 10,2.16-19; 9,14 dimostra che è Gesù colui che ci purifica.

Forse, se credete nel Purgatorio, questa argomentazione ad hominem rivolta ai cattolici potrebbe esservi utile per convincervi del punto di vista opposto.

1. I cattolici hanno insegnato che il tempo trascorso da una persona defunta nel Purgatorio può essere ridotto se una persona vivente prega per lei o versa contributi finanziari alla Chiesa. Esistono quindi modi per abbreviare il tempo in cui una persona deve essere purificata dal fuoco del Purgatorio.

2. I cattolici insegnano che coloro che indossano un particolare indumento, chiamato scapolare, saranno liberati dal Purgatorio entro una settimana, poiché Maria visita il Purgatorio una volta alla settimana e ne fa uscire tutti coloro che lo indossavano. Se tutti i loro peccati fossero stati purificati dal fuoco, non avrebbero avuto bisogno dell’aiuto speciale di Maria. L’aiuto speciale di Maria possiede potere purificatore. Pertanto, il fuoco del Purgatorio non è necessario per purificare tutti i peccati, se qualcuno in Paradiso possiede un potere purificatore in sostituzione del fuoco.

3. Maria non è l’unica a possedere capacità purificatrice. Gesù «ci purifica» tutti, secondo 1 Giovanni 1,7.9; Ebrei 9,14.22; 10,2.16-19. Poiché Gesù ha già promesso questo, tutto ciò che dobbiamo fare è confidare nel Suo potere purificatore. Pertanto, affidarsi a Maria e al fuoco del Purgatorio non è necessario, se Gesù ha già promesso di fare tutto ciò.

D: In 1 Corinzi 3,16-17, in che senso i veri cristiani sono il Tempio di Dio?

R: Una lettura superficiale sembrerebbe indicare che il corpo di un credente sia un tempio di Dio. Sebbene ciò sia vero, non è questo il significato di questo versetto. Tutti i pronomi sono al plurale («voi») e il termine «tempio» è al singolare. Pertanto, come sottolinea il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1756, il vero significato di questo versetto è che tutti noi insieme costituiamo l’unico tempio di Dio. Si veda «Hard Sayings of the Bible», pagg. 579-581, per un’ulteriore approfondimento.

D: In 1 Cor 3,18 e in Giacomo 1,26, quali sono almeno dieci tipi di autoinganno, anche tra i cristiani?

R: I cristiani e gli altri possono avere idee errate su alcune cose, oppure, più che idee errate, possono avere priorità sbagliate.

Idee errate

Idee errate riguardo alla verità: i cristiani non negheranno cose essenziali, quali la nascita verginale, la morte di Gesù per i nostri peccati, la risurrezione fisica di Gesù dai morti, ecc., poiché se lo facessero, non sarebbero veri cristiani. Tuttavia, i cristiani possono sbagliare su questioni secondarie ma importanti, quali il battesimo, la Cena del Signore, la fine dei tempi, il futurismo/preterismo, i libri apocrifi, la dottrina «una volta salvati, sempre salvati», gli approcci evangelistici, il dispensazionalismo/la teologia dell’alleanza, il ruolo degli ebrei nel piano di Dio, i doni spirituali, l’età della Terra, il creazionismo/l’evoluzione teistica, calvinismo/arminianismo, la conoscenza media di Dio, l’inerranza/infallibilità, gli inviti all’altare/i risvegli spirituali, il sabato/la domenica, l’essere un soldato, le diaconesse, ecc.

I cristiani possono cercare la verità per motivi futili o pedanti, invece di desiderare di sperimentare maggiormente Dio e di servirLo meglio. Dovreste voler conoscere tutte le cose che Dio vuole che sappiate, e dovreste desiderare di non conoscere le cose che Dio non vuole che sappiate.

Errore riguardo alla provvidenza di Dio: alcuni cristiani hanno pensato che, una volta convertiti a Cristo, Dio li avrebbe preservati da ogni sofferenza. Oppure che Dio li avrebbe resi ricchi, o che avrebbero sempre goduto di buona salute.

Ma non dobbiamo preoccuparci della provvidenza di Dio. Poiché Dio provvede persino ai gigli del campo, Egli si prenderà cura di noi secondo Matteo 6:28-29 e Luca 12:22-23.

A volte i credenti dimenticano di essere stati purificati dai propri peccati secondo 2 Pietro 1:9. Siamo purificati e, anziché combattere il peccato con le nostre sole forze, dobbiamo ricordarci di attingere al potere purificatore di Dio che Egli ci ha donato tramite il Suo Spirito Santo.

Ingannati dalla delusione: se amiamo Dio come dovremmo, obbedendogli e servendolo, pensiamo di poter dare per scontato che avremo successo e che non ci saranno delusioni o problemi. Ma perché dovremmo darlo per scontato, quando non era vero nemmeno per Paolo? Paolo aveva una porta aperta per predicare a Troas, come riportato in 2 Corinzi 2:12-13, ma provava inquietudine a causa delle preoccupazioni per Tito.

Ingannati riguardo al mondo: possono considerare il mondo come un loro amico. Oppure possono vederlo come qualcosa da cui dovrebbero uscire e da cui fuggire. Non dobbiamo abbandonare il nostro primo amore, come avverte la Lettera all’Apocalisse 2,4 alla chiesa di Efeso.

Ingannati riguardo a se stessi: possono avere un’opinione di sé e del proprio operato più alta di quanto dovrebbero. Possono credere che Dio li consideri più speciali degli altri, poiché fanno di più. Oppure possono pensare che ciò che fanno sulla terra non abbia alcuna importanza. Possono credere che Dio non si curi di loro. Oppure possono credere che Dio non li apprezzi molto perché non compiono molte opere visibili. Non si è mai troppo grandi per essere un servitore. E finché si è più grandi di un giglio, non si è mai troppo piccoli per essere oggetto di particolare cura da parte di Dio.

A volte un cristiano che un tempo faceva molto per Dio può «adagiarsi sulle proprie opere passate» e pensare di non aver più bisogno di seguire Dio così da vicino, o di servirLo altrettanto bene ora, in virtù di ciò che ha fatto in passato. Ma non dovreste desiderare di esprimere il vostro amore per Dio proprio ora?

Inganni riguardo agli altri: in tutti i modi in cui una persona può essere ingannata riguardo a se stessa, può essere ingannata allo stesso modo riguardo agli altri. Può avere un’opinione troppo alta di qualcun altro, mettendolo su un piedistallo. Oppure potrebbe pensare male di un altro credente perché ritiene che non faccia granché. Non dovremmo preoccuparci di essere superiori agli altri o migliori degli altri; dovremmo preoccuparci di compiacere il nostro Signore.

Ingannati riguardo al peccato: le persone possono nutrire l’errata convinzione che «il peccato migliori le cose». A breve termine ciò può sembrare vero, ma a lungo termine il peccato non migliora mai le cose. Tutto ciò che fate è visto da Dio; molte delle vostre azioni sono viste anche dagli angeli e dai demoni. Assicuratevi di non compiere azioni che non vorreste venissero viste. Si può pensare: «Il peccato riguarda solo me stesso». Tuttavia, il peccato può avere ripercussioni su tutti coloro che ne sono a conoscenza e anche su altre persone.

Priorità sbagliate

L’opera di Dio: cosa ha da fare di più importante che servire Dio? Se trascura il servizio a Dio o vi dedica solo il poco tempo che le rimane, non si aspetti di ricevere più benedizioni di quante ne avessero in Aggeo 1. Dio potrebbe portarla in cielo proprio ora. Allora perché è ancora qui? Dio ha alcune cose che desidera che lei compia.

La vostra famiglia: l’opera di Dio non consiste solo nel condividere il Vangelo, nell’aiutare gli altri e nel compiere azioni concrete. Altrettanto importante è essere delle persone. Ci vuole un impegno intenzionale e deliberato per essere un buon marito, una buona moglie, una buona madre, un buon padre, un buon figlio o una buona figlia, una buona sorella o un buon fratello, un buon nonno o una buona nonna, o un buon parente acquisito. Numerosi cristiani, attivi nel ministero, hanno rovinato la propria vita familiare a causa della loro negligenza nel dedicare tempo a questi aspetti. Desiderate servire bene Dio? Non lo state facendo, se non vi dedicate bene anche a questo.

I vostri amici: non dovreste dedicare tutto il vostro tempo agli amici, ma dovreste eccellere nell’essere amici in due modi. Potete aiutare i vostri amici a essere salvati o a rimanere saldi nel Signore. In secondo luogo, potete ascoltare e imparare da amici devoti. Potrete essere più forti contro le tentazioni, compreso lo scoraggiamento, se avete amici devoti con cui condividere la vostra vita. Ma scegliete i vostri amici con saggezza. Gli amici possono trascinarvi giù, tentarvi e distrarvi. È ancora meglio se voi e i vostri amici collaborate nell’opera di Dio e se sono in buoni rapporti anche con il vostro coniuge e gli altri membri della famiglia.

Le distrazioni del mondo: potete lasciarvi distrarre non solo dalle cose malvagie, ma anche da tutte le cose vane del mondo. Un autore ha affermato che la nostra società si sta «divertendo fino alla morte». Lo sport, la natura, i film, lo shopping, mangiare fuori e le attività culturali non sono di per sé negative, ma se occupano troppo del vostro tempo, impedendovi di stabilire le giuste priorità, allora diventano dannose per voi.

Le distrazioni del peccato: gran parte del tempo delle persone viene dedicato alla televisione e all’intrattenimento, alla ricerca di relazioni sentimentali, all’ubriachezza (così come ai postumi della sbornia) e all’avidità. Se poteste allontanarvi dalla vostra famiglia, lasciare tutti i vostri amici, trovarvi in una situazione in cui potreste servire Dio solo in modo limitato, pur di raddoppiare il vostro stipendio per un anno o due, lo fareste? E, cosa ancora più importante, Dio vorrebbe che lo faceste?

Probabilmente esistono molti altri modi per ingannare se stessi oltre a questo. In effetti, è spaventoso quanti modi ci siano. Ancora più spaventoso è il fatto che le persone possano razionalizzare ciascuno di essi come se fosse giusto o, quantomeno, come se «Dio capisse». L’unica speranza che abbiamo per evitare tutto ciò è rimanere vicini a Dio nella preghiera, rimanere nella Sua Parola e ascoltare i consigli dei nostri amici devoti.

D: In 1 Cor 3,19, perché Paolo citò come vera Scrittura le parole di Elifaz in Giobbe 5,13, dal momento che Dio stesso affermò in Giobbe 42,7 che Elifaz non aveva parlato correttamente di Dio?

R: Giobbe 42:7 non afferma che ogni parola pronunciata da Elifaz fosse errata. Nello specifico, Elifaz sbagliò nel presumere che Dio non avrebbe permesso che le tribolazioni colpissero chi non le meritava. Tuttavia, è universalmente riconosciuto che Elifaz abbia parlato correttamente nell’affermare che Dio «cattura i saggi nella loro astuzia».

Non si sa se tale insegnamento sia stato trasmesso per la prima volta tramite Elifaz, o se Elifaz lo abbia appreso da una persona devota che glielo ha insegnato, ma ciò è irrilevante. I punti chiave sono

1. Questa è una verità riguardante Dio.

2. Ciò era scritto nelle Scritture dell’Antico Testamento che Gesù, gli ebrei e la Chiesa primitiva riconoscevano.

3. Paolo stava semplicemente affermando che si tratta di una verità scritta nelle Scritture. Paolo aveva ragione.

D: In 1 Cor 3,21-22, in che senso si tratta di un «inventario dei beni di un figlio di Dio»?

R: Comprende i maestri di cui abbiamo bisogno, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra vita e persino tutto ciò che ci occorre per «morire bene» per Dio. Comprende ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento e ciò di cui avremo bisogno in futuro. Tuttavia, non comprende necessariamente tutto ciò che desideriamo.

D: In 1 Cor 4,1, cosa c’è di insolito nel termine greco usato qui per indicare il servitore?

R: In greco esistono quattro parole per indicare il «servo»:

doulos (1401) – un termine generico per indicare uno schiavo o un servitore. È il termine più comunemente usato per indicare un servitore.

diakonos (1249) – da cui deriva la parola «diacono»

huperetes / (plurale) hyperetas (5257) – derivata dal verbo «remare», significa letteralmente uno schiavo di galea che rema su una nave. Può anche indicare un maggiordomo, un subordinato, un ministro, un ufficiale o un servitore. Una parola correlata, hypereteo, significa «essere un subordinato».

pais (3816) – un bambino che è schiavo o servitore.

Un’altra parola, oikonomous (3623), in realtà non significa “schiavo”, bensì “amministratore”. In 1 Corinzi 4:1, Paolo utilizzò il termine huperetas per riferirsi a se stesso e agli altri collaboratori. Questo è l’unico punto in cui Paolo impiegò tale termine.

D: In 1 Cor 4,1-3, a differenza di un semplice servitore, a un amministratore viene affidato il compito di custodire e svolgere determinati compiti. Qual è la differenza, nella nostra vita cristiana, tra l’essere un servitore di Cristo e l’essere un amministratore di Cristo?

R: In generale, i servi devono semplicemente eseguire ciò che viene loro ordinato. Di solito sono tenuti sotto controllo, a volte perché non lavorano con impegno se non vengono sorvegliati, ma altre volte semplicemente perché hanno sempre bisogno di essere sorvegliati. Gli amministratori sono come Giuseppe, o come i tre servi della parabola dei talenti. Non sono sottoposti a una stretta supervisione; anzi, ci si aspetta che dimostrino iniziativa. Ma sebbene non siano sorvegliati nelle loro azioni, i loro risultati vengono esaminati attentamente. Hanno mantenuto la fiducia che era stata riposta in loro? Hanno preso cose che non spettavano loro? Hanno portato a termine, o hanno cercato di portare a termine, ciò che era loro richiesto?

Non siamo solo servitori di Cristo, ma anche amministratori di Cristo. Non si tratta solo di se abbiamo fatto questo o non abbiamo fatto quello. Non si tratta solo di se abbiamo amato Dio molto o poco. Si tratta anche di se abbiamo espresso l’amore di Dio nella nostra vita attraverso il modo in cui ci siamo presi cura dei figli, dei familiari anziani e dei subordinati. Che tipo di influenza abbiamo esercitato sul nostro coniuge e sui nostri colleghi?

Se il vostro coniuge credente dovesse ricevere una grande ricompensa in cielo solo perché ha dovuto sopportarvi e seguire Cristo nonostante voi, allora c’è davvero un problema!

D: In 1 Corinzi 4:3-5, quali sono alcuni modi sbagliati in cui i cristiani potrebbero giudicare gli altri o giudicare prima del tempo stabilito?

R: In 1 Corinzi 12:10 il discernimento degli spiriti è un dono spirituale; giudicare gli altri non lo è. Possiamo distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato; ciò che è biblico da ciò che è contrario alla Bibbia, così come ciò che è extra-biblico (come masticare una gomma o fare algebra). I cristiani possono espellere dalla chiesa i peccatori impenitenti. Ma il non giudicare gli altri e il non giudicare le cose prima del tempo stabilito, in realtà, vanno di pari passo. Quella persona finirà per venire a Cristo? Si pentirà in seguito? Dio lo sa, non noi.

Uno dei motivi per cui non possiamo giudicare queste cose è che non ne siamo capaci. Non saremmo migliori di quanto lo saremmo se, in Atti 7, cercassimo di giudicare cosa sarebbe accaduto a Saulo di Tarso, o se, subito dopo l’episodio di Davide e Golia, cercassimo di prevedere cosa avrebbe fatto Davide in seguito.

Un secondo motivo è che ciò significa sminuire l’altra persona. Un altro credente non è il vostro servitore; appartiene a Dio. Dio sa come giudicare le persone, e noi no; ma Dio ha anche il diritto di giudicare gli altri, e noi no. Un non credente è forse uno degli eletti che alla fine sarà salvato, oppure il suo cuore non si aprirà mai ed egli è uno dei riprovati? Non ne abbiamo idea. Pertanto, se definiamo i non credenti «riprovati», stiamo affermando con superbia di conoscere con certezza il loro destino eterno e se si pentiranno o meno.

D: In 1 Cor 4,3, in che modo Paolo non giudicava se stesso?

R: Paolo non si giudicava confrontandosi con gli altri, né cercava di indovinare quale ricompensa avrebbe ricevuto in cielo. Paolo esaminava invece la propria vita per assicurarsi di non mancare l’obiettivo, né involontariamente né deliberatamente, nel suo impegno a diventare simile a Cristo.

D: In 1 Cor 4,3, perché Paolo non giudicò se stesso, dal momento che in 2 Cor 13,5 afferma che dobbiamo esaminare noi stessi?

R: Si tratta di parole greche diverse. 1 Corinzi 4:3-4 utilizza anakritho / anakrinun (giudicare), mentre 2 Corinzi 13:5 utilizza la parola greca peirazete (Concordanza di Strong 3985), che è meglio tradotta con «esaminare».

D: In 1 Cor 4,5 viene utilizzata qui un’espressione insolita: «ciò che è nascosto (krypta) nelle tenebre». Quali sono i diversi tipi di cose nascoste nelle tenebre di cui occorre pentirsi? Quale dovrebbe essere la portata della confessione pubblica?

R: Qualsiasi cosa non vorreste che Dio, gli angeli o gli altri credenti vedessero, non dovreste farla. Prima di peccare, pensate a come spiegherete questa cosa quando sarete in cielo. La portata della confessione pubblica dovrebbe corrispondere alla conoscenza del peccato. Non è necessario rendere pubblica la confessione del peccato a coloro che non ne erano a conoscenza; tuttavia, coloro che ne erano a conoscenza dovrebbero venire a sapere della confessione e del pentimento.

Se desiderate essere un cristiano esemplare, non dovreste lasciarvi influenzare dalla «notte di Krypta».

D: In 1 Cor 4,6; Prov 30,6 e Dt 4,2, cosa significa «non andare oltre ciò che è scritto»?

R: Si tratta di una ripetizione della risposta relativa a Proverbi 30:6.

Non solo è sciocco, ma anche peccaminosamente pericoloso affermare: «Dio ha detto così» quando Dio non l’ha detto. È lecito esprimere la propria opinione o interpretazione, purché sia chiaro che non si tratta della parola di Dio. Gli ebrei avevano l’usanza di alzarsi in piedi quando leggevano la parola di Dio e di sedersi quando la spiegavano. In questo modo, le persone potevano distinguere dove finiva la parola di Dio e dove iniziava l’interpretazione umana.

Quando le persone aggiungono palesemente qualcosa alla Parola di Dio, oppure sostengono sottilmente che la loro interpretazione umana sia la verità di Dio, si può arrivare a pensare che la Parola di Dio abbia fallito qualora le parole umane si rivelassero errate. Ciò non significa semplicemente «non aggiungere falsità a ciò che Dio ha scritto», ma semplicemente «non aggiungere nulla a ciò che Dio ha scritto». Sebbene i cristiani siano in disaccordo su molte teorie (e ciò è accettabile), molte divisioni non cristiane derivano dal fatto che alcune persone affermano che qualcosa sia la Parola di Dio, quando la loro deduzione logica non è effettivamente riportata nella Scrittura. Ad esempio,

1. Quando si dovrebbe essere battezzati?

2. Cristo tornerà prima, durante o dopo la tribolazione?

3. In che modo il pane e il vino sono il corpo e il sangue di Cristo?

4. Qual è esattamente il grado di libertà di cui dispongono gli esseri umani?

5. Dio è al di fuori del tempo, all’interno del tempo o entrambe le cose?

Poiché alcuni cristiani sostengono ciascuna delle possibili interpretazioni, è inevitabile che alcuni di loro abbiano una visione corretta su questi argomenti. Tuttavia, se un cristiano ritiene che la Bibbia sostenga la propria opinione in merito, allora sta equiparando un punto di vista umano alla Parola di Dio. Non è opportuno farlo, anche se il punto di vista umano fosse effettivamente corretto.

D: In 1 Cor 4,8-21 Paolo sembra essere esasperato dai Corinzi, dal loro comportamento, dalle loro discussioni meschine e dal loro orgoglio. Cosa dovremmo fare quando siamo infastiditi da altri cristiani?

R: Ci sono cinque cose da fare.

1. Ricordate che a volte anche Dio potrebbe essere molto scontento del nostro comportamento.

2. Non dobbiamo giudicare il servitore di un altro (Romani 14:4).

3. Pregate per loro e pregate affinché vi sia concessa pazienza e maggiore amore.

4. Dio potrebbe indurvi a rivolgervi a loro con rimprovero, correzione o incoraggiamento, ma sempre con amore.

5. L’amore può avere un tono gentile, ma il vero amore può anche essere severo e rigoroso senza compromessi.

D: In 1 Corinzi 4:9, quale è il significato del riferimento di Paolo a una «processione»?

R: Le processioni erano un evento raro ma degno di nota nella vita dell’antica Roma. Quando un generale romano vinceva una guerra importante, veniva organizzata in suo onore una processione trionfale che egli stesso guidava a Roma. Nella processione sfilavano molti dei suoi prigionieri, in catene. Per dirla in modo delicato, le esperienze di Paolo come apostolo lo rendevano in grado di identificarsi facilmente con prigionieri di quel tipo. Paolo stava contrapponendo la propria esperienza all’autocompiacimento dei Corinzi.

D: In 1 Cor 4,10, i cristiani ammettono di credere a Paolo, un uomo che si definiva «stolto»?

R: Noi non crediamo in Paolo, ma crediamo in Gesù, il quale sapeva bene cosa stava facendo quando nominò Paolo Suo apostolo. Paolo non intendeva semplicemente dire che la sua saggezza era follia rispetto alla saggezza di Dio, ma si rendeva conto che la saggezza di chiunque fosse follia rispetto alla saggezza di Dio. Tuttavia, in 1 Corinzi 2,6-7 Paolo affermava anche che il suo discorso era la saggezza di Dio, che non era di questo mondo.

D: In 1 Cor 4,15, perché i Corinzi dovrebbero considerare Paolo come loro padre, dal momento che Gesù disse in Mt 23,9 di non chiamare nessuno «padre»?

R: Non dovevano, e non lo fecero, chiamare Paolo «padre». Paolo sta semplicemente fornendo un esempio di come sia diventato per loro come un padre introducendoli al Vangelo. Analogamente, Paolo definisce i Filippesi «parte della sua corona» in Filippesi 4:1.

D: In 1 Cor 5,1, perché Paolo espulse l’uomo ma non la donna? Si trattava di un doppio standard?

R: Se entrambi fossero stati membri della chiesa, entrambi avrebbero dovuto essere espulsi. Sebbene la Scrittura taccia riguardo alla donna, Paolo potrebbe non aver detto nulla su di lei perché non si era mai dichiarata cristiana.

Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», a pag. 514, riporta un’interessante nota a margine. Un uomo che intratteneva rapporti intimi con la madre o con la moglie del padre non solo violava la Legge dell’Antico Testamento (Levitico 18:8 e Deuteronomio 22:30), ma contravveniva anche al diritto romano (Cicerone, Pro Cluentio 6:15 e le Istituzioni di Gaio 1:63).

Il testo greco indica che non si trattava di un’azione continuativa. Non siamo certi della reazione della chiesa di Corinto di fronte a questo peccato. Forse si trattava di orgoglio nel tollerare ciò che essi consideravano erroneamente come «la loro libertà in Cristo», come suggerisce il *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1759. Oppure forse volevano ignorare eventuali problemi di questo genere che si presentavano. O forse non lo tolleravano per alcuni, mentre per altri, persone che donavano o prestavano servizio in modo generoso, li consideravano un caso speciale. Non lo sappiamo, ma qualsiasi delle ipotesi sopra indicate costituiva un peccato da parte della chiesa. La chiesa dovrebbe essere in lutto e agire per espellere il membro che non si è pentito di aver commesso questo peccato. 1 Corinzi 5:9-12 afferma che non dobbiamo giudicare coloro che sono al di fuori della chiesa, ma espellere coloro che, all’interno di essa, agiscono in tal modo.

D: In 1 Cor 5,5, cosa significa «consegnare quest’uomo a Satana per la distruzione della carne»?

R: Quando un cristiano o un non cristiano conosce ciò che è giusto e si rifiuta di seguirlo, questa preghiera rappresenta un’«ultima risorsa» affinché Dio consegni quella persona alle afflizioni fisiche inflitte da Satana a scopo disciplinare.

Si potrebbe notare che, nonostante la ribellione aperta di Satana contro Dio, Dio sceglie comunque di usare Satana come strumento della Sua disciplina e della Sua punizione. Come ha affermato un cristiano, Satana è il servitore riluttante dell’Altissimo Dio.

D: In 1 Cor 5,7, qual era lo scopo di trattare il peccato come lievito?

R: Ai tempi dell’Antico Testamento, una volta all’anno veniva loro comandato di rimuovere tutto il lievito dalle loro case. Dovevano pulire gli utensili per la panificazione. Utilizzavano una lampada per cercare eventuali tracce di lievito. Infine pregavano: «O Dio, ho eliminato tutto il lievito dalla mia casa e, se vi è del lievito di cui non sono a conoscenza, con tutto il mio cuore lo scaccio anch’esso». Ciò illustra la meticolosità e la serietà con cui dobbiamo cercare di liberare la nostra vita dal peccato. Per ulteriori informazioni, si veda il «Believer’s Bible Commentary», pag. 1760.

D: In 1 Cor 5,9, vi è prova dell’esistenza di una precedente lettera ai Corinzi?

R: Gli studiosi cristiani conservatori sostengono tre punti di vista.

1. Lettera perduta: si riferisce a una lettera precedente che Dio non ha ritenuto necessario conservare come Scrittura. Non tutto ciò che Paolo ha scritto doveva necessariamente diventare Scrittura.

2. Conservata in 2 Corinzi: si fa riferimento a una lettera precedente, conservata come frammento in 2 Corinzi, che potrebbe essere contenuta nei capitoli 1-9 di 2 Corinzi.

3. Non fu scritta alcuna lettera precedente. Paolo utilizzò il tempo aoristo in greco, che potrebbe riferirsi a ciò che Paolo sta scrivendo in quel momento. Un esempio dell’uso dell’aoristo da parte di Paolo proprio in questo modo si trova in 1 Corinzi 9:15. A sostegno di questa interpretazione vi è il totale silenzio della Chiesa primitiva riguardo a qualsiasi lettera precedente.

D: In 1 Cor 5,9-13, come dovrebbe essere esercitata la disciplina ecclesiale?

R: La disciplina ecclesiale è talvolta necessaria come forma di «amore severo», esercitata per il bene della Chiesa, del mondo e della persona che ha peccato. Come sottolinea il *Believer’s Bible Commentary* alle pagine 1760-1761, la scomunica non è fine a se stessa, ma uno strumento. Ha un triplice scopo. Serve a far capire al credente che ha peccato che tale comportamento non è tollerato. Serve a proteggere gli altri membri della Chiesa dal rischio di imitare il suo cattivo esempio. Serve a mostrare al mondo che noi non siamo così. Tuttavia, coloro che sono stati sottoposti a disciplina, dopo aver manifestato pentimento, possono essere riammessi nella Chiesa.

Se non si manifesta pentimento per determinati peccati, allora il membro dovrebbe essere scomunicato dalla chiesa. Alcuni esempi sono l’omicidio, l’immoralità sessuale, il furto, l’idolatria e altre cose. Ma la questione è ancora più grave nel caso di un anziano o di un diacono. Essi dovrebbero conoscere la verità ed essere in grado di insegnarla, ma dovrebbero anche essere d’esempio. Se non sono un buon esempio, allora dovrebbero essere rimossi dalla leadership e sostituiti con qualcuno che sia stato un buon esempio.

D: In 1 Cor 6,1-8, i cristiani dovrebbero citarsi in giudizio l’uno contro l’altro?

R: No. I cristiani possono e devono sottoporsi all’arbitrato vincolante da parte di altri cristiani, ma i cristiani obbedienti non intentano cause l’uno contro l’altro nei tribunali secolari. Se ci si chiede come l’altra parte possa essere ancora un vero cristiano e comportarsi in quel modo, ciò non costituisce una giustificazione per citarla in giudizio. Se l’altra parte afferma di essere cristiana, ma non è d’accordo su dottrine secondarie, quali il tipo di battesimo, la perdita della salvezza, ecc., nemmeno questo costituisce una giustificazione per citarla in giudizio. Tuttavia, se l’altra parte afferma di essere cristiana, ma non riconosce elementi essenziali quali l’opera espiatoria di Cristo, la divinità di Cristo, la crocifissione, la risurrezione fisica (come in 1 Corinzi 15), allora non si tratta di un cristiano autentico ed è lecito citarla in giudizio, sebbene sia comunque preferibile giungere a una transazione extragiudiziale, se possibile.

L’intero Salmo 133 descrive quanto sia buono e piacevole per i cristiani vivere insieme in unità. Quando dei cristiani autentici hanno un disaccordo, entrambi dovrebbero adoperarsi per risolverlo al fine di ripristinare la gioia della comunione reciproca.

D: In 1 Cor 6,2-3, in che modo i santi (tutti i credenti) giudicheranno ogni cosa, dal momento che Dio è il giudice?

R: Dio giudicherà tutte le persone. Tuttavia, Dio delegherà parte del Suo giudizio sulle cose e sugli angeli ai cristiani in Paradiso.

D: In 1 Cor 6,9-10, poiché queste persone non andranno in Paradiso, come potrà qualcuno andare in Paradiso?

R: Innanzitutto rendiamo la domanda più complessa, poi vi risponderemo. Paolo non ha mai affermato che questo elenco fosse esaustivo; in altre parole, sebbene queste cose possano impedire a qualcuno di andare in Paradiso, si potrebbe obbedire a tutte queste cose, ma disobbedire ad altre, e comunque non andare in Paradiso.

La risposta a questa domanda si trova in 1 Corinzi 6:11. Si tratta di una franca ammissione del fatto che alcuni di loro compivano queste azioni prima di convertirsi a Cristo, ma che Gesù li ha purificati, santificati e giustificati. L’opera di Gesù consiste nel rendere possibile l’impossibile, nel prendere le persone che non potrebbero mai raggiungere il Paradiso con le proprie forze (ovvero tutti) e condurle in Paradiso con Lui.

D: In 1 Cor 6,9, il punto di vista di Paolo sull’omosessualità era solo una sua opinione?

R: No. Si trattava dell’insegnamento dell’apostolo Paolo, e le parole di Paolo erano autorevoli in nome di Dio, come dimostrano 1 Corinzi 14:37 e Galati 1:12.

D: 1 Corinzi 6:9 condanna ogni forma di omosessualità o solo gli «omosessuali praticanti»?

R: Non vi è alcuna incertezza né nella definizione né nel termine greco da lui utilizzato. Ciò che alcune persone mettono in discussione è la portata del versetto.

Definizione: Per i Greci, specialmente gli Spartani, l’omosessualità era una pratica comune. Alcuni allevavano persino dei bambini al solo scopo di farne prostitute e prostituti. I Greci distinguevano tra 1) gli uomini che avevano rapporti con i ragazzi e 2) i ragazzi che venivano sfruttati dagli uomini. Il termine greco arsenokoitai indica gli uomini.

Portata: Alcuni sostengono che, poiché Paolo abbia utilizzato questa specifica parola greca, egli abbia in qualche modo annullato quanto affermato in Levitico 18:22; 20:13 e in Romani 1:26-27 riguardo all’omosessualità in generale. Tuttavia, la verità è che Paolo sta utilizzando una parola specifica per ricordare ai suoi lettori la condanna dell’intera pratica.

Nella Chiesa primitiva non vi era alcun accenno al fatto che il divieto non si applicasse a tutte le forme di omosessualità. Si veda Clemente di Alessandria, *L’Istruttore* 3:12, nonché la discussione su Romani 1:26-27 e Levitico 18:22; 20:13.

D: In 1 Corinzi 6,13, come può Dio risuscitare i nostri corpi, dal momento che li distruggerà?

R: «Distruggere» non significa rendere permanentemente impossibile la resurrezione. Dio ci risusciterà e ci darà corpi fisici, anche ai cristiani che sono stati uccisi e divorati dalle bestie.

D: In 2 Corinzi 6:14, un pastore cristiano dovrebbe celebrare un matrimonio tra un cristiano e un non cristiano?

R: Il cristiano che contrae tale matrimonio sta disobbedendo alla volontà di Dio, pertanto un pastore non dovrebbe farlo. Suppongo tuttavia che celebrare il matrimonio tra due non cristiani sia ammissibile.

R.C. Sproul afferma, riguardo al matrimonio tra un cristiano e un non cristiano: «Come regola generale, io non lo faccio. Non lo faccio perché sono convinto che Dio non mi permetta di farlo». In generale, i pastori, così come tutti noi, dovrebbero stare attenti a non dare il proprio sigillo di approvazione al peccato.

D: In 1 Cor 6,20, in che modo dobbiamo cambiare, rendendoci conto di essere stati «acquistati a caro prezzo»?

R: La nostra vita non ci appartiene più. William Borden di Yale era il figlio milionario della famiglia Borden, proprietaria dell’azienda lattiero-casearia Borden. Egli scrisse che, in quanto credenti, «se prendiamo le nostre vite e ne facciamo ciò che vogliamo, stiamo prendendo qualcosa che non ci appartiene e, pertanto, siamo ladri!», come riportato nel *Believer’s Bible Commentary*, pag. 1993.

D: In 1 Cor 7,2, tutti dovrebbero sposarsi?

R: Il matrimonio è lo stato normale per il genere umano in generale. Tuttavia, Paolo, quando scrisse questo versetto, e altri non dovevano sposarsi, come dimostra 1 Corinzi 7:7-8, 25-29.

D: In 1 Cor 7,3-5, è lecito negare i rapporti sessuali al coniuge per un certo periodo di tempo?

R: In questo caso una persona si era sposata aspettandosi di avere rapporti sessuali, e il coniuge ha deciso unilateralmente di modificare ciò su cui entrambi si erano accordati. Il significato in greco è che una persona non dovrebbe negare i rapporti sessuali al proprio coniuge, se non con reciproco consenso, per dedicarsi alla preghiera per un breve periodo. Ciò indipendentemente dal fatto che il coniuge sia credente o non credente. Pertanto, utilizzare il sesso o la sua assenza come ricompensa (o punizione) è contrario alla Bibbia.

La «Storia ecclesiastica» di Sozomeno (370/380-425 d.C.), libro 3, cap. 14, pag. 293, narra di monaci rinnegati che condannavano il matrimonio, persone che non mangiavano alcun cibo di origine animale. Molte donne furono ingannate da loro e lasciarono i propri mariti, ma, incapaci di rimanere casti, caddero nell’adulterio. Alcune donne si vestivano con abiti maschili.

D: 1 Cor 7,10-16 contraddice Mt 5,32 e 19,8-9 riguardo al divorzio?

R: No. Matteo 5,32 e 19,8-9 trattano dell’iniziativa di divorziare, indipendentemente dal fatto che si sia cristiani o meno. 1 Corinzi 7,10-16 afferma che possiamo consentire a un coniuge non credente di avviare il divorzio, se questo è ciò che desidera veramente.

D: 1 Cor 7,10-16 consente il divorzio in caso di abbandono del coniuge?

R: Naturalmente, il divorzio è una separazione piuttosto definitiva, ma i termini greci non indicano propriamente il divorzio, bensì «separazione» o «allontanamento»; pertanto, in questo contesto rientrerebbe sia l’abbandono che il divorzio. Tuttavia, una separazione di breve durata o di prova non costituirebbe un allontanamento definitivo e non è inclusa in questo contesto. Si veda l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pagg. 398-401, per un’ulteriore analisi delle questioni più ampie.

D: In 1 Cor 7,10-16 e 1 Cor 7,25-29, sarebbe stato possibile che Paolo scrivesse opinioni personali che non fossero parte delle Scritture? Come avrebbe potuto la Chiesa primitiva (e noi) sapere di non accettarle?

R: Certamente. Vi furono molte conversazioni che non sono riportate nelle Scritture. Inoltre, Paolo probabilmente scrisse una precedente lettera privata ai Corinzi prima di 1 Corinzi, come dimostra 1 Corinzi 5:9.

Anche Tertulliano, che scrisse tra il 198 e il 220 d.C., menziona che l’insegnamento di Paolo in questo contesto era parte della Scrittura, ma egli distingueva tra ciò che proveniva dalla Sua autorità e la ripetizione di ciò che Gesù aveva detto. In «Esortazione alla castità», cap. 3, pag. 52

Alcuni cercano di sostenere che si tratti semplicemente dell’opinione personale di Paolo, mentre i cristiani conservatori affermano che si tratti comunque di un insegnamento autorevole. Tutti dovrebbero poter concordare su cinque punti:

1. Nei versetti contigui a 1 Corinzi 7:8-13 e 7:17 non vi è alcun insegnamento che non si possa ricavare da altre parti della Bibbia.

2. 1 Corinzi 7,14-16 costituisce un insegnamento nuovo che non si trova in nessun’altra parte del Nuovo Testamento, e 1 Corinzi 7,12-13 ne costituisce il preludio.

3. Paolo afferma che il Signore non ha detto direttamente questo.

4. Paolo affermò che ciò che aveva scritto erano parole di Dio in 1 Corinzi 2:13 e 14:37. Pietro affermò che le parole di Paolo erano Scrittura in 2 Pietro 3:15-16.

5. Paolo non ha mai affermato che questo insegnamento non avesse l’autorità apostolica delle sue altre dottrine.

D: In 1 Cor 7,12-13, i cristiani possono divorziare dai propri coniugi non credenti?

R: I cristiani non dovrebbero prendere l’iniziativa del divorzio, salvo in caso di infedeltà (Matteo 5:32) o in casi estremi di pericolo di vita per il coniuge o i figli.

Tuttavia, se è il coniuge non credente a dare avvio al divorzio, i cristiani possono lasciarlo andare, come afferma 1 Corinzi 7:15: «Dio vi ha chiamati a vivere in pace» in questa situazione. Molti considerano l’abbandono equivalente all’avvio del divorzio. Anche il libro *1001 domande sulla Bibbia: le risposte*, a pag. 247, spiega 1 Corinzi 7:14, 15, 39.

D: In 1 Cor 7,12-16, se un coniuge non credente divorzia da un cristiano, il cristiano può risposarsi?

R: 1 Corinzi 7:15 afferma che il cristiano «non è vincolato» in tali casi. Ciò indicherebbe che il cristiano può risposarsi, purché non sia stato lui a dare inizio al divorzio.

Il *New International Bible Commentary*, a pag. 1362, e il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 518, affermano che il testo greco avvalora questa interpretazione.

D: 1 Cor 7,14 dimostra, o almeno avvalora, il battesimo dei neonati?

R: No. Se il fatto che i figli siano «santi» giustificasse il loro battesimo, allora il fatto che il coniuge sia santificato giustificherebbe anche il battesimo dei coniugi non credenti.

Questo versetto significa che Dio benedirà comunque i figli dei credenti, anche quando uno dei coniugi non è credente. Se un bambino con un genitore cristiano non fosse stato battezzato da neonato, per volontà del genitore non cristiano, questo versetto rimarrebbe comunque vero e si applicherebbe a quel bambino.

In Svezia, che fino al 2000 era una nazione ufficialmente luterana, non si celebrano cerimonie pubbliche di battesimo dei neonati. Il battesimo dei neonati manca completamente il punto fondamentale, ovvero la scelta personale di una persona di farsi battezzare.

Tuttavia, i bambini cresciuti da un genitore credente ascolteranno (o almeno dovrebbero ascoltare) il Vangelo, saranno istruiti nella Bibbia e impareranno a pregare Dio e ad aiutare il prossimo.

Si veda anche la discussione su Colossesi 2:11-12 e 1 Corinzi 1:16 per ulteriori informazioni.

D: In 1 Cor 7,14, poiché i figli di un genitore credente sono santificati, sono essi comunque peccatori?

R: Sì, perché «santificati» non significa «senza peccato». Tutti, ad eccezione di Adamo, Eva e Gesù, sono nati con una natura peccaminosa. 1 Corinzi 7:14 afferma semplicemente che i figli di un credente sono particolarmente protetti da Dio. Si veda «Difficoltà bibliche e apparenti contraddizioni», pagg. 244-255, per una risposta complementare.

D: In 1 Cor 7,18-19, poiché la circoncisione non ha alcun valore e Gal 5,2-3 afferma che non dovremmo circonciderci, perché Paolo circoncise Timoteo in Atti 16,3?

R: Paolo fece circoncidere Timoteo perché gli ebrei di quella zona sapevano che il padre di Timoteo era greco. Si veda la discussione su Atti 16:3 per ulteriori informazioni.

D: In 1 Cor 7,21-23, Paolo contraddice quanto affermato in Ef 6,5-8 riguardo alla schiavitù?

R: No. Ecco una sintesi dell’insegnamento di Paolo.

a) Eviti di diventare schiavo.

b) Se siete schiavi e potete ottenere (acquistare) la vostra libertà, fatelo. (1 Corinzi 7:21, 23)

c) Fino ad allora, imparate ad accontentarvi della vostra situazione attuale.

Considerando che per un uomo libero povero era difficile guadagnarsi da vivere onestamente nelle grandi città e che due terzi dei Corinzi erano schiavi, 1 Corinzi 7,21-23 è un testo saggio e pragmatico.

Nell’Antico Testamento, non era consentito rapire e vendere persone come schiavi (Esodo 21:16); gli schiavi non dovevano subire maltrattamenti (Esodo 21:26-27) e gli schiavi fuggitivi non dovevano essere riconsegnati ai loro padroni (Deuteronomio 23:15-16).

Come nota a margine, lo scrittore ebreo successivo Maimonide affermò che nessun schiavo potesse essere profeta. Ma nella Chiesa, poiché non vi è distinzione tra schiavi e liberi, chiunque poteva essere profeta. Si veda The Expositor’s Greek Testament, vol. 2, p. 80 per ulteriori approfondimenti al riguardo.

Si veda inoltre la discussione su Tito 2:9, Filemone 10-15, il *Tony Evans Bible Commentary*, pag. 1232, e *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 591-593 e 642-644 per ulteriori informazioni.

D: In 1 Corinzi 7:25-26, ci si riferisce alle vergini o agli uomini?

R: Si riferisce sia agli uomini che alle donne. Lo stesso termine, «vergini», è usato per indicare gli uomini in Apocalisse 14:4. Molte volte nella Bibbia vengono citati esempi di uomini per illustrare concetti che si applicano a entrambi i sessi.

D: In 1 Cor 7:29, i cristiani avrebbero dovuto evitare il matrimonio 2.000 anni fa, poiché il tempo era breve?

R: Col senno di poi, il consiglio dato era saggio, poiché entro dieci anni ebbero inizio intense persecuzioni. Paolo non ci ha fornito tutti i dettagli sul motivo per cui il tempo fosse breve, limitandosi a menzionare la «crisi attuale» e i grandi cambiamenti in 1 Corinzi 7:26,31.

Come un genitore terreno, a volte Dio ci dice delle cose senza fornirci tutte le ragioni o il contesto. Se siamo saggi, obbediremo a Dio a prescindere.

Tertulliano, scrivendo tra il 198 e il 220 d.C. nell’opera *De Corona*, cap. 13, p. 101, menziona che «l’apostolo [Paolo] esorta le persone a sposarsi nel Signore».

D: In 1 Cor 7,29-31, l’affermazione «questo mondo, nella sua forma attuale, sta passando» si riferiva alla persecuzione di quel tempo o al ritorno di Cristo?

R: Prima di rispondere alla domanda, facciamo alcune osservazioni su ciò che il brano sta dicendo. Paolo sta dando sia consigli che comandi, e afferma di farlo sulla base di una previsione e di un’osservazione. Egli consiglia (non comanda) alle persone di non sposarsi. Sta dicendo ai credenti di non piangere, di non rallegrarsi né di preoccuparsi dei propri beni (cioè di accettare stoicamente ciò che sta per accadere). Egli fornisce due ragioni: (7:28b) una previsione di un breve lasso di tempo e di tribolazioni nella carne, e l’osservazione: (7:31b) «Poiché questo mondo, nella sua forma attuale, sta [attualmente] passando». Per quanto riguarda il mondo nella sua forma attuale (schema in greco) che sta passando, il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1770, afferma che l’ultima frase è stata in realtà presa in prestito dal teatro greco per indicare il cambio di scena.

Per quanto riguarda la risposta, gli studiosi cristiani non sono d’accordo, poiché essa si adatta a entrambe le ipotesi.

(risposta probabile) Persecuzione: oltre alle intense persecuzioni locali, entro dieci anni dalla stesura di questa lettera da parte di Paolo si verificò un’intensa persecuzione generale. Ci sarebbero stati quindi tempi molto difficili per i cristiani, e sarebbero stati ancora più difficili per coloro che erano sposati. Non lasciatevi sopraffare dal pianto, poiché ci saranno molte persecuzioni. Non lasciatevi sopraffare dalla gioia, né dall’attaccamento ai vostri beni, poiché le cose saranno molto effimere. Paolo non ha detto nulla in questa sede riguardo al momento in cui il mondo, nella sua forma attuale, sarà completamente scomparso. Piuttosto, Paolo ha affermato che il mondo, nella sua forma attuale, è in procinto di scomparire. Il cristianesimo divenne una religione legale e privilegiata nell’Impero Romano solo nel 325 d.C., ma il processo fu duro e doloroso per i seguaci di Cristo. Il *New International Bible Commentary*, pag. 1363, e l’*Expositor’s Bible Commentary*, vol. 10, pag. 235, sostengono che Paolo si riferisca alle persecuzioni del suo tempo.

(improbabile) Il ritorno del Signore: secondo questa interpretazione, Paolo avrebbe lo sguardo rivolto al ritorno di Cristo. Anche in questo caso, Paolo non ha fornito alcuna previsione su quando il mondo nella sua forma attuale sarà passato, ma solo che esso è ora in procinto di passare. In altre parole, Paolo non sta dicendo quando suonerà la sveglia, ma piuttosto che il tempo sta scorrendo inesorabilmente. Poiché il tempo scorre, tuttavia, Paolo consiglia loro di dedicarsi con tutto il cuore al Signore e alla Sua opera, senza lasciarsi intrappolare dalle cose del mondo, siano esse fonte di tristezza, di gioia o di guadagno materiale. Sconsiglia il matrimonio affinché le persone possano dedicarsi maggiormente all’opera del Signore, poiché non sappiamo mai quando Cristo tornerà. Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», a pag. 519, e il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1770, sostengono l’interpretazione secondo cui si tratti del ritorno del Signore. La «NIV Study Bible», a pag. 1743, afferma che alcuni sostengono questa interpretazione, ma non la avalla.

È molto probabile che si tratti della prima interpretazione, poiché il consiglio che Paolo offre in questo versetto — compreso quello di comportarsi come coloro che non piangono né gioiscono — sarebbe valido sia per quel periodo che per altri periodi di persecuzione. La seconda interpretazione renderebbe il consiglio di Paolo valido per quel periodo e per tutti i tempi a venire, fino al ritorno di Cristo.

D: Che cosa significa 1 Cor 7,30-31?

R: Questi versetti costituiscono un ottimo consiglio sia per l’epoca di Paolo sia per ogni momento in cui i cristiani stanno per subire gravi persecuzioni. Anche quando i cristiani non sono perseguitati, è saggio «affezionarsi solo moderatamente» a tutte le cose terrene, siano esse la gioia del matrimonio o altre forme di felicità, i beni materiali o persino il lutto. Non si sa mai quando potrebbero essere sottratte, né quanto tempo vi resta a disposizione. Sapete bene che, nel breve tempo in cui siamo qui, Dio vuole che risplendiamo per Lui e che facciamo la Sua volontà.

Non possiamo vivere come disse il ragazzino Calvin nel fumetto «Calvin and Hobbes»: «Dio mi ha messo qui sulla terra per compiere certe cose, e di questo passo vivrò per sempre!».

D: In 1 Cor 7,31, in che senso «questo mondo, nella sua forma attuale, sta passando»?

R: La venuta di Gesù e la diffusione del cristianesimo costituirono l’evento storico più significativo di quell’epoca. Tuttavia, prima che il cristianesimo diventasse una religione sia legale che privilegiata nell’Impero Romano sotto l’imperatore Costantino nel 324 d.C., i cristiani avrebbero dovuto affrontare la grande tribolazione di dieci persecuzioni.

D: In 1 Cor 7:36, chi è l’uomo di cui si parla: il padre o il fidanzato e futuro marito?

R: È il fidanzato. Non è il padre a darla in sposa, ma il fidanzato che è preoccupato per il comportamento scorretto.

Un’altra interpretazione sostiene che il termine «vergine» non si riferisca a una persona, bensì alla verginità della persona stessa. Pertanto, un uomo è preoccupato per la propria verginità e per il fatto che la fioritura della sua giovinezza stia volgendo al termine. Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 1771, sostiene questa interpretazione.

D: In 1 Cor 7,23; 6,20, qual è il tema comune tra 1 Cor 6 e 7?

R: Entrambi i versetti sottolineano che dobbiamo vivere come se fossimo stati «acquistati a caro prezzo»: il sangue di Gesù. 1 Corinzi 6:20 afferma che, poiché siamo stati acquistati a caro prezzo, dobbiamo glorificare Dio con il nostro corpo. 1 Corinzi 7:23 afferma che, poiché siamo stati acquistati a caro prezzo, non dobbiamo diventare schiavi degli uomini.

D: In 1 Cor 8,4, poiché «un idolo non è nulla», perché l’idolatria viene condannata così severamente in 1 Cor 10,20, Es 20,4, Lv 19,4, 26,1,30?

R: A questo proposito è utile un’analogia. Un paracadute immaginario non è nulla, ma affidarsi a un paracadute inesistente è un’azione mortale. Allo stesso modo, un idolo non è nulla, ma riporre la propria fiducia in un idolo è un’azione mortale. Dio sottolinea in molti passaggi che non è possibile riporre la propria fiducia sia in Lui che in un idolo.

D: In 1 Cor 8,4; 7-13, è lecito mangiare carne offerta agli idoli, oppure dovremmo astenerci come afferma Atti 15,28-29?

R: Romani 14 mostra che potrebbe essere sbagliato o ammissibile a seconda delle circostanze.

a) È sbagliato partecipare a un banchetto in onore dell’idolo. È sbagliato mangiare la carne proveniente da lì se la si considera in qualche modo un atto di adorazione dell’idolo. Romani 14,23 afferma che tutto ciò che non proviene dalla fede è peccato.

b) È lecito mangiare la carne (con un’unica eccezione) se si è consapevoli che tutto il cibo proviene da Dio, non dagli idoli, e che non si sta adorando alcun idolo.

b2) Un’eccezione si verifica se un cristiano più debole o un non cristiano considerasse il fatto che mangiate come un compromesso della vostra fede. Non dobbiamo essere motivo di scandalo per gli altri (Romani 14:10, 13) e dovremmo evitare di dare l’impressione del male (1 Tessalonicesi 5:22 e 2 Corinzi 8:21).

D: 1 Corinzi 8:5 e Giovanni 10:35 insegnano l’esistenza di molti dei?

R: No. 1 Corinzi 8:5 si riferisce a tutti gli idoli in cui credevano i non cristiani. Esistono molti dei, ma ve n’è solo Uno che può essere legittimamente chiamato Dio. Dobbiamo adorare «l’unico Dio» (1 Timoteo 1:17). Si veda anche la discussione su Giovanni 10:35. Tertulliano (198-220 d.C.), nell’opera Contro Ermogene, capitolo 4, Padri ante-niceni, volume 3, pag. 479, fu uno dei primi a discutere 1 Corinzi 8:5. Egli affermò che i molti dei sono tali solo di nome, mentre esiste un solo vero Dio. Anche Origene (225-253/254 d.C.) rispose a questa obiezione nel suo *Contro Celso*, libro 8, cap. 4, pag. 641.

Mangereste forse nel tempio di un idolo, contrariamente a quanto afferma il versetto 10 dello stesso capitolo? Esistono infatti molti dei idolatri, ma insegnereste forse che questi dei sono reali, contrariamente a quanto afferma il versetto 4? Se no, allora non potete utilizzare il versetto 5 per parlare di più dei reali. Il versetto 6 afferma che noi siamo diversi, in quanto crediamo in un solo Dio.

A titolo di nota a margine, la prima persona ad affrontare questa questione e a fornire sostanzialmente la stessa risposta fu Ireneo, vescovo di Lione, nel suo *Contro le eresie*, libro 3, cap. 6.5, pag. 420.

Un mormone una volta disse al mio compagno di stanza cristiano, Greg, che c’erano molti dei, ma che c’era un solo dio di questo mondo, e che lui adorava il dio di questo mondo. Tuttavia, il dio di questo mondo è Satana, secondo 2 Corinzi 4:4 e 1 Giovanni 5:19. Anche Ireneo di Lione (vissuto dal 120 al 202 d.C., scrisse dal 182 al 188 d.C.) nel Frammento 46, pag. 575, afferma che il dio di questo mondo è Satana.

D: 1 Corinzi 8:6 insegna forse che Gesù non è Dio Onnipotente, come sostengono i Testimoni di Geova?

R: No. In questo versetto, la parola «Dio» si riferisce a Dio Padre, ma i Testimoni di Geova dovrebbero ignorare tutti gli altri versetti che affermano che Gesù è Dio, come Giovanni 20:28-29 e Giovanni 8:58. Dovrebbero negare che esistano almeno due significati della parola “Dio”, contraddicendo Ebrei 1:8 ed Ebrei 1:9. Dovrebbero rifiutarsi di onorare il Figlio come onorano il Padre, contraddicendo Giovanni 5:23.

I Testimoni di Geova cercano di operare una distinzione tra “Dio Onnipotente” (il Padre) e “Dio Potente”, che secondo loro è il Figlio. Sebbene all’interno della Trinità vi sia una distinzione tra i tre, poiché Dio è Onnipotente, o esistono dei separati, come sottintendono i Testimoni di Geova, oppure esiste un solo Dio, e Dio è Onnipotente.

D: In 1 Cor 8,6-13, come dovrebbero comportarsi i cristiani riguardo alla partecipazione alle celebrazioni di fine Ramadan per i musulmani, al Divali in India e ad altre festività?

R: In generale, non partecipate ad alcun culto religioso. Tuttavia, se venite invitati a mangiare, ciò potrebbe essere accettabile oppure no. Se un nuovo credente dovesse vacillare nella propria fede, allora non mangiate. Se qualcuno dovesse pensare che stiate compromettendo i vostri principi cristiani, allora non mangiate. Altrimenti, va bene accettare la loro ospitalità e mangiare. Naturalmente potete invitare anche loro alle nostre celebrazioni.

Secondo una fonte, la festa indiana del Divali, la festa delle luci, è talmente antica che nessuno ne conosce l’origine e non è in realtà di natura religiosa. Secondo un’altra fonte, la motivazione fornita per il Divali in un luogo è totalmente diversa da quella di un altro luogo. Secondo una terza fonte, si tratta di una festività religiosa che celebra il momento in cui al dio Rama, incarnatosi sulla terra, fu concesso di tornare a casa dopo l’esilio. La questione diventa quindi piuttosto complicata, a meno che non si scelga semplicemente di non trovarsi nei paraggi in quel giorno. Pertanto, se è prevista una cerimonia di qualsiasi tipo, è meglio evitarla. È possibile consumare il cibo se si è stati invitati. Naturalmente, non si deve mangiare nulla se ci si presenta senza invito.

D: In 1 Cor 8,6-13, i cristiani dovrebbero mangiare carne halal, ovvero quella che i musulmani hanno macellato dopo aver invocato la benedizione di Allah sulla carne?

R: Anche nei templi pagani si pregava durante il sacrificio. La preghiera rivolta a un altro dio non ha alcun effetto sulla carne, quindi per un cristiano va bene mangiarla, a meno che ciò non possa ferire la coscienza di un altro.

D: In 1 Cor 8,11, in che modo le nostre azioni riguardo alla carne offerta agli idoli possono causare la «distruzione» del nostro fratello cristiano, dal momento che Giovanni 10,28 afferma che essi non periranno mai?

R: Sebbene i termini greci siano gli stessi (con una semplice differenza nella desinenza) — apoleitai/apoluntai — il significato è diverso. I cristiani autentici non sono d’accordo sul fatto che i credenti possano perdere la salvezza. A prescindere da ciò, i credenti possono purtroppo perdere la loro testimonianza e la loro coscienza pulita mangiando cibo quando ritengono che sia sbagliato farlo.

D: In 1 Corinzi 9:1-2, Paolo era apostolo solo per i Corinzi o per tutti?

R: Paolo stesso affermò di essere apostolo non solo per i Corinzi, ma per tutti in 1 Timoteo 1:1; 2:7; Romani 1:1; Galati 1:1, Efesini 1:1; Colossesi 1:1; 2 Timoteo 1:1; e Tito 1:1.

D: In 1 Cor 9,1-7, alcuni mettevano in discussione l’autorità di Paolo come apostolo. Quando oggi i cristiani contestano in modo improprio l’autorità di un pastore, di un anziano o di un altro leader cristiano, cosa può dire loro?

R: La Bibbia riporta molti esempi di persone che hanno messo in discussione in modo improprio i propri leader. Miriam si oppose al matrimonio di Mosè con una cusita, e Dio la colpì con la lebbra in Numeri 12. Gli israeliti mormorarono contro Mosè e Dio minacciò di diseredarli in Numeri 14:11-12. Korah e i suoi seguaci si ribellarono contro Mosè e furono inghiottiti dalla terra in Numeri 16:1-36. Il popolo contestò Mosè e Aronne riguardo a Korah e scoppiò una piaga in Numeri 16:41-50.

Se un leader compie un’azione che dovrebbe essere portata all’attenzione degli altri anziani, allora la si sottoponga a loro. Ma a parte questo, non dovremmo spettegolare sui nostri leader.

Se un leader prende una decisione sbagliata o compie un’azione errata, dovreste parlargli per far sì che la situazione venga corretta, ricordando che tutti noi abbiamo preso decisioni sbagliate o commesso errori. Se un leader è coinvolto in un’eresia che porta alla perdizione dell’anima, in un furto o in un peccato grave di cui non si pente, tale leader dovrebbe essere rimosso dalla sua carica. Ma in ogni altro caso, non vorrete certo seguire l’esempio di quei personaggi della Bibbia e dovervi presentare davanti al giudizio di Cristo alla fine dei tempi.

D: In 1 Cor 9,5 e Mt 12,46-47; 13,55-56; At 1,14; Gal 1,19, Gesù aveva dei fratelli?

R: Sì, Gesù aveva dei fratellastri.

La maggior parte dei non cattolici generalmente interpreta questi versetti nel loro significato letterale, ovvero che Gesù avesse effettivamente dei fratelli. Anche i primi cristiani la pensavano allo stesso modo. Secondo Matteo 13,55-56, i fratelli di Gesù erano Giacomo (l’autore della Lettera di Giacomo), Giuseppe, Simone e Giuda [Giuda] (l’autore della Lettera di Giuda).

La maggior parte dei cattolici interpreta il termine «fratelli» come cugini, poiché la Chiesa cattolica insegna che Maria rimase per sempre vergine.

Tuttavia, il termine greco per «cugino», suggenes, utilizzato in Luca 1,36 e 1,58, era a disposizione di Paolo e Matteo, che però non lo impiegarono. Poiché alcuni cattolici amano ricordare l’importanza della tradizione cristiana, Ippolito (222-235/6 d.C.) nella «Confutazione di tutte le eresie», al capitolo 2, menziona Giacomo come fratello del Signore.

Altri versetti che menzionano i fratelli di Gesù sono Matteo 13,55; Marco 3,31-32; Luca 8,19-20 e Giovanni 2,12; 7,3,5,10.

D: In 1 Cor 9,5, Pietro (Cefa) aveva una moglie?

R: Oltre a quanto affermato in 1 Corinzi 9,5, in Matteo 8,14 e Luca 4,38-39 Gesù guarì la suocera di Pietro dalla febbre. Anche Clemente di Alessandria (Stromati, 193-202 d.C.) e la Storia ecclesiastica di Eusebio (3,30) insegnano che Pietro era sposato e aveva figli.

Secondo la Storia ecclesiastica di Eusebio 3,30: «Si narra, infatti, che quando il beato Pietro vide la propria moglie condotta al martirio, si rallegrò per la sua chiamata e per il suo ritorno a casa, e le rivolse parole di grande incoraggiamento e conforto, chiamandola per nome e dicendole: “Oh tu, ricorda il Signore”. Tale era il matrimonio dei beati e il loro atteggiamento perfetto verso coloro che erano loro più cari» (Stromata, libro 7, cap. 2)

Gesù guarì la suocera di Pietro all’inizio del suo ministero (Matteo 8,14-17; Marco 1,29-34; Luca 4,38-39). Pertanto, è probabile che Pietro fosse già sposato prima di incontrare Gesù.

D: In 1 Cor 9,12, in che modo il Vangelo di Cristo può essere ostacolato?

R: Il «Vangelo» è semplicemente la «buona novella» riguardante Gesù Cristo. La comunicazione e la diffusione del Vangelo possono essere ostacolate dai non credenti. Possono inoltre essere limitate dai credenti che, per timore di persecuzioni o per altri motivi, non desiderano predicarne l’intero contenuto.

È possibile comunicare il Vangelo attraverso quattro semplici punti.

1. Comprendere chi è Dio, che esiste un solo Dio Trino e che non dobbiamo adorare nessun altro cosiddetto dio.

2. Rendersi conto di chi siamo, ovvero che siamo nati con una natura peccaminosa e abbiamo bisogno di purificazione e del perdono dei nostri peccati. Non possiamo raggiungere il Paradiso con i nostri meriti.

3. Comprendere che Gesù Cristo, attraverso la Sua morte sulla croce e la Sua risurrezione dai morti, ha offerto l’unica via possibile affinché chiunque possa andare in Paradiso.

4. Comprendere che dobbiamo invocare Dio, riporre la nostra fiducia nel Signore e riconoscere che il sangue di Gesù ha pagato il prezzo per i nostri peccati.

Dopo essere rinati come figli di Dio, sappiamo che lo Spirito Santo dimora in noi, operando in noi affinché viviamo in modo gradito a Dio. Sebbene continueremo a peccare, Dio ci sta santificando, per renderci più simili a Cristo. Dobbiamo vivere in obbedienza ai comandamenti di Dio, essere battezzati con l’acqua e condurre una vita in cui amiamo Dio sopra ogni cosa e amiamo il prossimo.

D: In 1 Cor 9,12, 18-19, 22, in quali casi non dovremmo esercitare i diritti che ci spettano?

R: Nessuno sarebbe saggio nell’esercitare un diritto minore su un dettaglio insignificante se ciò significasse rinunciare a un diritto maggiore su qualcosa di importante. Uno dei nostri «diritti» più importanti, o meglio, dei nostri privilegi, è quello di partecipare con lo Spirito Santo nel portare agli altri il messaggio vivificante del Vangelo. Dovremmo essere immediatamente disposti a rinunciare alla maggior parte dei nostri altri diritti piuttosto che rinunciare al nostro privilegio di compiere l’opera di Dio.

D: In 1 Corinzi 9:14, chiunque predichi il Vangelo dovrebbe guadagnarsi da vivere grazie al Vangelo?

R: Come dimostra 1 Corinzi 9:15, si tratta di un privilegio, non di un comando. È perfettamente lecito che un cristiano devoto si guadagni da vivere con il Vangelo, ma non è tenuto a farlo.

D: In 1 Cor 9,16-17, perché Paolo doveva predicare il Vangelo, indipendentemente dal fatto che la sua predicazione fosse «volontaria» o «non volontaria»?

R: Non dovreste pensare di poter servire Dio solo quanto desiderate, né di più né di meno. Paolo era stato chiamato a predicare il Vangelo. Egli desiderava predicarlo con fervore e di propria iniziativa. Tuttavia, egli sottolineava che, anche se non avesse desiderato predicarlo, si sarebbe comunque sentito in dovere di farlo a causa della fiducia che Dio aveva riposto in lui. Il libro «1001 Bible Questions Answered», alle pagine 125-126, sottolinea che, come Paolo, tutti i cristiani autentici hanno il solenne obbligo di predicare il Vangelo e dovranno presentarsi davanti a Dio per rendere conto di ciò che ci è stato affidato. Le nostre ricompense eterne in cielo dipendono da ciò che facciamo o non facciamo. In Ezechiele 3:17-21 il Signore disse a Ezechiele che egli sarebbe stato ritenuto responsabile del sangue di qualcuno se avesse mancato al suo dovere di sentinella.

D: In 1 Corinzi 9:19-23, quali sono alcuni modi in cui potremmo rinunciare ai nostri scrupoli del passato per amore di Cristo?

R: Nel caso di Paolo, un ebreo devoto non avrebbe mangiato carne di maiale, gamberetti o altri cibi proibiti nell’Antico Testamento. I farisei ritenevano di non doversi associare con i non ebrei. Avevano anche numerose altre regole.

Oggi le persone hanno «scrupoli» come quello di fare la doccia ogni giorno. E se dovesse recarsi in missione in un luogo remoto dove non potesse farlo? Rifiuterebbe allora di andarci? Non si dovrebbe vedere una persona del sesso opposto senza vestiti, a parte il proprio coniuge. Ma cosa accadrebbe se si trattasse di un incidente o di un’emergenza medica, e fosse inevitabile? Vi allontanereste semplicemente quando vi fosse bisogno del vostro aiuto? Esistono buone regole da seguire nella vita cristiana, ma in definitiva non si tratta di regole; si tratta piuttosto di fare ciò che Dio vorrebbe che facessimo e di non disobbedirgli.

D: In 1 Cor 9,20-23, in che senso Paolo è tutto per tutti?

R: Paolo non ha compromesso la sua predicazione né la pratica della verità. Tuttavia, in Atti 17 e in altri passaggi ha utilizzato approcci diversi nel predicare l’unico vero Vangelo, e ha insegnato che dovremmo modificare le nostre pratiche, su questioni non essenziali, per il bene dei credenti più deboli (Romani 14), e, per quanto possibile, vivere in pace con tutti (Romani 12:18).

D: In 1 Corinzi 9:20 e 1 Corinzi 10:33, Paolo sta cercando di compiacere gli uomini, contrariamente a quanto afferma Galati 1:10?

R: Paolo sta cercando di essere tutto per tutti per condurli a Cristo, ma ciò non implica scendere a compromessi con la verità.

D: In 1 Cor 9,24, dobbiamo correre per raggiungere una meta, o non correre per raggiungerla, come afferma Romani 9,16 («non dipende dalla volontà né dallo sforzo dell’uomo»)?

R: Dobbiamo impegnarci come se volessimo raggiungere una meta, e Romani 9:16 non contraddice questo. Romani 9:16 ci ricorda che tutti i nostri sforzi non ci salvano; è Dio che ci salva.

Ci impegniamo non per essere salvati, ma per dimostrare il nostro amore e la nostra gratitudine a Dio che ci ha salvati.

D: In 1 Corinzi 9:24, solo un cristiano riceverà il premio?

R: No, secondo 2 Timoteo 4:8. Tuttavia, così come un corridore fa del suo meglio per arrivare primo, anche noi dovremmo impegnarci con altrettanta diligenza affinché le nostre vite siano una «vittoria al primo posto» per Cristo.

D: In 1 Corinzi 9:24, perché Paolo parla ai Corinzi della corsa?

R: Forse perché sapeva che si trattava di un’illustrazione con cui potevano identificarsi. I Giochi Istmici, che si tenevano nei pressi di Corinto, erano secondi per importanza solo ai Giochi Olimpici. Si svolgevano ogni due anni. Gli atleti seguivano un rigoroso programma di allenamento della durata di dieci mesi, e l’obiettivo era vincere una corona d’alloro, che però appassisce in breve tempo.

D: In 1 Cor 9,26-27, in quali modi il nostro corpo può prendere il sopravvento su di noi, se non stiamo attenti?

R: Ogni volta che sentite di «dover» assolutamente fare qualcosa, e non si tratta di qualcosa che Dio ha comandato o è in contrasto con ciò che Dio ha comandato, dovreste chiedervi se non abbiate una dipendenza. Sente semplicemente di «dover» mangiare molto e consumare ogni pasto, se è in sovrappeso? Sente semplicemente di «dover» guardare un programma televisivo o un film? A volte è bene «digiunare», evitando di fare ciò che il proprio corpo sente di «dover» fare.

Il termine usato qui per «predicare», keryxas, è interessante. Si riferisce letteralmente a un araldo che invita le persone a partecipare a una gara.

D: In 1 Cor 9,27, cosa significa il termine greco che indica «disciplina»?

R: Il termine greco hupopiazo significa «essere picchiato fino a diventare tutto livido». I Corinzi erano atleti seri, e la boxe e la lotta erano tra i loro sport principali.

D: In 1 Cor 9,27, c’era la possibilità che Paolo potesse essere «squalificato»? Se no, cosa significa?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Nella prospettiva eterna di Dio, Egli sapeva con certezza chi avrebbe perseverato e avrebbe ottenuto la vita eterna.

2. Gli eletti che andranno in Paradiso possono perdere le loro ricompense.

3. Dal nostro punto di vista terreno, alcuni possono sembrare salvati, ma alla fine finiscono all’Inferno.

4. I cristiani non sono d’accordo sul fatto che un vero cristiano possa o meno perdere la propria salvezza.

Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Efesini 1:14 ed Ebrei 6:4-10.

D: In 1 Corinzi 10,1-5, cosa ci insegna questo passo riguardo ai doni di Dio?

R: Confrontando questa sezione con la conclusione di 1 Corinzi 9, ciò che gli atleti (spirituali e non) conquistano grazie alla disciplina, gli Israeliti lo persero assecondando i propri appetiti. 1 Corinzi 10:1-4 sottolinea che tutti, ovvero ogni singolo Israelita, ricevettero queste benedizioni. Tuttavia, 1 Corinzi 10:5 afferma che la maggior parte di loro perì comunque nel deserto. Le persone di oggi ricevono le benedizioni delle fondamenta poste da donne e uomini devoti, madri e padri. Tuttavia, molti sperperano ciò che è stato loro donato e ciò con cui sono cresciuti.

D: In 1 Cor 10,8, chi erano le 23.000 persone che morirono in un solo giorno?

R: I cristiani autentici offrono quattro interpretazioni.

1. Esodo 32:28 menziona un episodio avvenuto all’inizio dell’Esodo, quando Aronne forgiò il vitello d’oro e 3.000 persone furono uccise di spada in un solo giorno. Allo stesso tempo, altri furono uccisi dalla pestilenza in Esodo 32:35. Si vedano *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pagg. 141, 401; *When Critics Ask*, pagg. 458-459; e *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 526 per ulteriori approfondimenti su questa risposta.

2. Paolo commise un errore numerico quando scrisse queste parole. *Hard Sayings of the Bible*, pp. 597-598, offre questa interpretazione. Ciò significherebbe che la Bibbia non è inerrante (priva di qualsiasi errore), ma sarebbe comunque infallibile (priva di errori teologici significativi).

3. Numeri 25:9 menziona l’episodio avvenuto verso la fine dell’Esodo a Sittim, quando le donne madianite sedussero gli uomini israeliti e 24.000 uomini furono uccisi. Due possibili modi per risolvere la questione dei numeri sono:

3a) 23.000 si riferiscono a un solo giorno, mentre 24.000 rappresentano il totale

3b) 23.000 indica solo il popolo, mentre 24.000 indica il popolo e i capi.

Tertulliano affermò che 24.000 morirono nella piaga di Madian, ma non specificò in quanti giorni, in *De modestia*, cap. 6, pag. 79

4. Paolo si riferisce a coloro che morirono, e 24.000 è un numero arrotondato, forse derivante da una tradizione rabbinica.

D: In 1 Cor 10,9, poiché Dio non può essere tentato, in che modo gli Israeliti tentarono Dio in questo caso?

R: Il termine greco qui utilizzato può anche significare «mettere alla prova» il Signore. Si veda la discussione su Esodo 17:2.

D: In 1 Corinzi 10:10, cosa ci dice la Bibbia riguardo alle cose cattive che le persone hanno fatto?

R: Una persona saggia può imparare dagli errori altrui, prima di commetterli a sua volta. La Bibbia desidera che siamo saggi.

D: In 1 Cor 10,13, ci capita mai di affrontare una tentazione insopportabile?

R: No. A prescindere da ciò che potremmo provare in quel momento, 1 Corinzi 10:13 è vero. Con le nostre sole forze, forse potremmo trovarci di fronte a una tentazione insopportabile. Ma quando confidiamo in Dio, non avremo mai una tentazione insopportabile. Nei momenti di tentazione, possiamo pregare Dio, leggere la Bibbia e telefonare ad altri credenti per pregare insieme a loro. Se invochiamo Dio, Egli ci fornirà sempre una via d’uscita dalla tentazione.

D: Poiché 1 Cor 10:14 dice di «fuggire dall’idolatria», i cristiani non dovrebbero indossare croci, come sostengono i Testimoni di Geova?

R: No. Si veda la discussione su Esodo 20:4-5 per la risposta.

D: In 1 Cor 10:20 e in Dt 32:16-17, la religione non è forse sempre una cosa positiva?

R: No. Innanzitutto ciò che afferma la falsa religione del reverendo Moon, denominata Chiesa dell’Unificazione, e poi ciò che afferma la Bibbia.

Principio Divino, pag. 9: «La religione è nata come mezzo per realizzare lo scopo del bene nel seguire la via di Dio... secondo l’intenzione della mente originaria. La necessità di diversi tipi di comprensione ha determinato la comparsa di varie religioni».

La Bibbia ha molto da dire riguardo all’idolatria praticata con devozione.

1 Corinzi 10:20 «... i sacrifici dei pagani sono offerti ai demoni, non a Dio...» (Forse un riferimento al Salmo 106:37)

Giona 2:8 «Coloro che si aggrappano a idoli vani abbandonano la Sua amorevole devozione».

Geremia 2:5 «... e hanno seguito idoli vani, diventando essi stessi vani?»

Esistono molti altri versetti contro l’idolatria. Il punto è che, se si vuole seguire il vero Dio, è necessario distruggere tutti i propri idoli.

Nella Chiesa primitiva, ecco come Origene interpretava la questione utilizzando la religione degli Sciti come esempio: «E sebbene gli Sciti possano benissimo chiamare Pappaeus il Dio supremo, tuttavia non acconsentiremo a ciò; ammettendo, infatti, che esista una Divinità Suprema, pur non attribuendoLe il nome di Pappaeus come Suo titolo proprio, ma considerandolo come un nome gradito al demone a cui è stato assegnato il deserto della Scizia, con il suo popolo e la sua lingua. Chi, tuttavia, attribuisce a Dio il Suo titolo nella lingua scita, o in quella egizia, o in qualsiasi lingua in cui sia stato educato, non sarà colpevole di peccato». Origene, Contro Celso, libro 5, cap. 46, p. 564.

D: In 1 Cor 10,21.27, non dobbiamo mangiare ciò che è stato sacrificato agli idoli, come indicano 1 Cor 10,21 e Atti 15,29, oppure è lecito farlo, come indicano 1 Cor 10,27 e 1 Cor 8,4.8?

R: È la stessa Lettera ai Corinzi a rispondere a questa domanda.

1. Non è lecito se si partecipa a un atto religioso. (1 Corinzi 10:20-21)

2. Poiché ogni cibo proviene da Dio, è lecito mangiarlo purché ciò non violi la vostra coscienza. (1 Corinzi 8:4,8; 10:23-27)

3. Non è lecito se ciò viola la propria coscienza, o in situazioni in cui ciò causi scandalo a qualcun altro. (1 Corinzi 8:9-13; 10:28-30)

D: 1 Cor 11,2-16 indica un divieto dell’omosessualità?

R: Non lo afferma esplicitamente, ma sottintende che uomini e donne non debbano assumere ruoli opposti. Sebbene Romani 1:26-27; Levitico 18:22,24; 20:13 e 1 Corinzi 6:9-10 siano più espliciti, 1 Corinzi 11:2-16 indica che l’abbigliamento maschile da parte delle donne e quello femminile da parte degli uomini non sono ciò che Dio desidera. Kirk R. MacGregor ha scritto un articolo su questo argomento, intitolato «Is 1 Corinthians 11:2-16 a Prohibition of Homosexuality?» (1 Corinzi 11:2-16: un divieto dell’omosessualità?), pubblicato su *Bibliotheca Sacra*, vol. 166 (aprile-giugno 2009), pagg. 201-216.

D: In 1 Cor 11,3, poiché il termine «Dio» ha due significati nella Bibbia, è vero che possiamo chiamare Gesù «dio», nel senso di persona grande e potente (1 Cor 8,5; Giovanni 10:35-36), ma non chiamarlo “Dio” nel senso dell’unico vero Dio (Deut. 6:4; 1 Cor. 8:6; 1 Cor. 11:3), come sostengono i Testimoni di Geova?

R: Nella Bibbia esistono almeno quattro significati della parola «Dio». Il senso più ampio è quello di un essere percepito come potente, un cosiddetto dio, come in 1 Corinzi 8:5 e Giovanni 10:35. Un altro significato è Dio Padre (Colossesi 1:3 ed Efesini 1:3). Un terzo significato è Gesù (e lo Spirito Santo), come in Giovanni 1:1; 20:28-29 e in altri versetti. Un altro significato è rappresentato da tutti e Tre. Gesù stesso dimostra di essere Dio in un senso che va oltre quello più ampio in Giovanni 10:36 e Giovanni 5:22-23. Se Gesù intendesse solo dire di essere Dio nel senso di Giovanni 10:35, perché avrebbe detto ciò che è riportato in Giovanni 10:36?

Il libro *Jehovah’s Witnesses Answered Verse by Verse*, alle pagine 96-97, sottolinea in modo convincente che se i Testimoni di Geova volessero che l’espressione «un solo Dio» in 1 Corinzi 8:6 dimostrasse che solo il Padre, e non Gesù, è Dio, allora dovrebbero credere che l’espressione «un solo Signore» nello stesso versetto significhi che Gesù è il nostro Signore e che Dio Padre non lo è.

D: In 1 Cor 11:3, in che senso l’uomo è il capo della donna?

R: Nella famiglia la moglie è soggetta al marito secondo 1 Pietro 3:1 ed Efesini 5:22, 24. Quando non è possibile raggiungere un accordo, la moglie deve obbedire al marito, purché ciò non contraddica quanto afferma la Bibbia.

D: In 1 Corinzi 11:3, in che senso Dio è il «capo» di Cristo?

R: Un figlio e un padre umani sono entrambi umani e hanno lo stesso valore agli occhi di Dio, eppure il padre e il figlio hanno ruoli diversi. Il padre potrebbe mandare il figlio da qualche parte, e il figlio dovrebbe obbedire al padre. Allo stesso modo, Gesù e il Padre sono uguali per natura e onore, eppure anche loro hanno ruoli diversi. Gesù è stato colui che è venuto sulla terra e ha obbedito al Padre (Ebrei 5:8; Filippesi 2:7-8).

Come nota a margine, nel commentare 1 Corinzi 11:1-3, Ambrogio di Milano (340-397 d.C.) nell’opera *De fide christiana* 4:3:31 interpretò il termine «Dio» come Dio nella Trinità, non come Dio Padre. Tuttavia, l’interpretazione di quasi tutti gli altri autori è in disaccordo con quella di Ambrogio su questo punto. L’interpretazione di Ambrogio sarebbe difficile da conciliare con Efesini 1,3.17 ed Ebrei 1,9.

D: In 1 Cor 11,3, Mt 24,36 e Fil 2,7-8, Gesù è inferiore al Padre?

R: Naturalmente Gesù era inferiore al Padre in gloria quando si trovava sulla terra. In cielo, Egli è uguale a Dio Padre per natura, gloria, onore e altri aspetti. Egli è (oggi in cielo) inferiore al Padre per quanto riguarda l’origine (Gesù è stato generato dal Padre), il ruolo e il rango. In linea di massima, Gesù è uguale al Padre così come un figlio è uguale a suo padre. Gesù è inferiore al Padre proprio come un figlio è inferiore al proprio padre. La Bibbia mostra entrambi gli aspetti, e i credenti onesti non possono fare altrimenti. Dobbiamo onorare il Figlio come onoriamo il Padre, come comanda Giovanni 5:22-23.

D: In 1 Corinzi 11:3, affermare che Gesù è inferiore al Padre contraddice in qualche modo la Trinità?

R: No. Se si fraintende la Trinità, o se si incontrano persone che ne sono all’oscuro, ciò non sminuisce in alcun modo la verità di Dio. Dal vescovo Teofilo di Antiochia (168-181/188 d.C.) fino ad oggi, i cristiani hanno sempre insegnato la Trinità. I cristiani hanno insegnato che Gesù era uguale per natura, ma che il Padre è il Suo capo.

D: In 1 Cor 11,3-9, si tratta di un passo maschilista?

R: Forse secondo i criteri del femminismo radicale, ma secondo i criteri di Dio, no. Uomini e donne hanno lo stesso valore (Galati 3:28), ma hanno ruoli diversi, come dimostrano 1 Corinzi 11:3-9; 14:34-35 e 1 Timoteo 2:11-15. Per ulteriori informazioni, si veda l’analisi di questi versetti.

Per inciso, nella tradizione ebraica le donne dovevano coprirsi il capo durante il culto, secondo 3 Maccabei 4:6; Mishnah Ketuboth 7:6; il Talmud babilonese Ketuboth 72a-b. Nella cultura greco-romana le donne dovevano coprirsi il capo, come riportato nelle *Moralia* di Plutarco 3.232c; 4:267b; Apuleio in *L’Asino d’oro* 11:10. Lo stesso vale per Ovidio in *L’arte dell’amore* 3:135-165. Nella cultura greca, una donna con la testa rasata era considerata un disonore, secondo *Le Tesmoforiazuse* di Aristofane 837. Per ulteriori informazioni, si veda *The Bible Knowledge Commentary: New Testament*, pag. 529.

D: In 1 Cor 11,5, le donne dovrebbero indossare il velo oggi quando pregano?

R: In quella cultura dovevano farlo, in segno di rispetto e sottomissione nei confronti dei mariti. A quei tempi, le donne avrebbero indossato il velo quando pregavano. Oggi i cristiani autentici hanno opinioni divergenti al riguardo.

1. Alcuni sostengono che ciò fosse vero a causa della loro cultura.

2. Altre donne cristiane indossano effettivamente un copricapo quando si trovano in chiesa

D: In 1 Cor 11,10, perché le donne dovrebbero velarsi «a causa degli angeli»?

R: Sebbene alcuni sottolineino che il termine greco angelos possa significare «messaggero umano», il contesto indica gli angeli celesti e non semplicemente i messaggeri umani. Altre tre interpretazioni sono:

1. Angeli caduti: come gli esseri di Genesi 6:2-5. (Tertulliano (200 d.C.), «Sul velo delle vergini» 9 e «Sulla preghiera» 22). Questi esseri potrebbero essere stati solo angeli caduti, oppure uomini posseduti dai demoni. Vestirsi in un modo che la cultura considererebbe immodesto offre agli angeli caduti l’opportunità di tentare gli uomini.

2. Tutti gli angeli: «Gli angeli erano spettatori della Chiesa». Proprio nel bel mezzo del culto di Dio, osservato dagli angeli, sia buoni che malvagi, una mancanza di rispetto nei confronti del loro ruolo è del tutto sconveniente. Paolo esprime un pensiero simile, riguardo alla presenza degli angeli nel culto, in 1 Timoteo 5:21.

3. Entrambe le ipotesi: poiché entrambe le precedenti sono vere, Paolo potrebbe aver avuto in mente entrambe.

D: In 1 Cor 11,11-12, in che modo il fatto che la donna provenga dall’uomo e l’uomo dalla donna si collega al fatto che tutte le cose provengano da Dio?

R: Non vi è alcuno scopo per i maschi di una specie a prescindere dalle femmine della stessa specie e viceversa. In definitiva, nulla ha scopo a prescindere da Dio. Come ha chiesto metaforicamente un cristiano russo: «Se una strada non conduce a una chiesa, a cosa serve?»

D: In 1 Cor 11,13, quali tipi di verità spirituali dovremmo «giudicare da voi stessi» se accettare o meno?

R: Dovremmo accettare acriticamente tutte le verità affermate dalla Scrittura. Dovremmo invece esaminare e giudicare tutte le altre presunte verità, comprese tutte le interpretazioni della Scrittura. È importante non confondere la nostra interpretazione della Scrittura con ciò che la Scrittura insegna. Proverbi 30,5-6 e 1 Corinzi 4,6 sottolineano che non dobbiamo aggiungere nulla alla parola di Dio. Anche nella caduta di Eva, sia Satana che Eva presentarono le loro interpretazioni come se fossero la parola di Dio.

In 1 Corinzi 11:13, Paolo invita i lettori a constatare che ciò che egli sta scrivendo qui concorda con le loro percezioni. Egli non sta dicendo di giudicare la parola di Dio, né che, se queste verità non concordano con le loro percezioni, debbano quindi essere respinte.

D: 1 Cor 11,14 insegna che gli uomini non dovrebbero avere i capelli lunghi e che le donne devono avere i capelli lunghi?

R: Alcuni cristiani sostengono che ciò sia vero oggi come lo era allora. Altri cristiani affermano che si trattasse di una questione culturale. Tutti i cristiani possono concordare su tre punti.

1) All’epoca, poiché una donna con la testa rasata si guadagnava da vivere in modo immorale, le donne cristiane non dovevano avere i capelli molto corti. Ciò avrebbe dato l’impressione di male (2 Corinzi 8:21; 1 Tessalonicesi 5:22).

2) Sia 1 Corinzi 11:14 che Deuteronomio 22:5 si oppongono al fatto che gli uomini assumano l’aspetto delle donne e che le donne assumano quello degli uomini.

3) Se un cristiano sbaglia su questo punto, si tratta di un errore minore rispetto all’adorazione degli idoli o al seguire un falso Gesù.

Si veda *When Critics Ask*, pagg. 460-461, per una risposta diversa.

D: In 1 Cor 11:14, se una chiesa ha una convinzione errata riguardo alla lunghezza dei capelli di uomini e donne, ciò dimostra che quella chiesa non è una chiesa di Dio?

R: Prima di rispondere a questa domanda, facciamo alcune osservazioni. Una chiesa potrebbe comunque essere un vero raduno locale dell’unica chiesa di Dio se, almeno temporaneamente:

a) tollerasse la presenza di un membro immorale (1 Corinzi 5:1)

b) tollerasse divisioni tra i propri membri (1 Corinzi 3:3)

c) avesse al suo interno alcune persone legaliste (Galati 2:13)

Per rispondere alla domanda: se una chiesa potesse comunque essere una vera chiesa di Dio pur presentando questi problemi, presumibilmente una chiesa potrebbe comunque essere una chiesa di Dio anche se avesse un’opinione errata su una questione secondaria come quella dei capelli.

Tuttavia, se qualcuno predica un Vangelo diverso (Galati 1:6-9), o nega l’espiazione o la risurrezione (1 Corinzi 15:1-7), la sua fede è vana. Per quanto riguarda coloro che hanno l’apparenza della pietà ma ne negano la potenza, dobbiamo stare lontani da loro, come comanda 2 Timoteo 3:5.

D: In 1 Cor 11,19, perché Paolo affermò che dovevano esserci delle «differenze» tra i Corinzi?

R: Questo termine può indicare eresie, ma in questo contesto significa fazioni o divisioni. Non erano auspicabili, ma erano inevitabili tra persone che non prestavano ascolto all’autorità di Dio.

D: In 1 Corinzi 11:20-22, quali sono altri esempi di come la forma continui a esistere anche dopo che lo scopo originario è andato perduto o è stato distorto?

R: Vi sono molti esempi che potrebbero essere validi per alcune persone ma non per altre. Tutte queste cose possono essere positive, ma allo stesso tempo occorre fare attenzione che nessuna di esse diventi fine a se stessa.

La storia e la conoscenza teologica possono aiutarci ad avvicinarci al Signore, darci un senso di prospettiva e istruire gli altri. Tuttavia, possono diventare un fine a sé stesse e imporre agli altri di apprendere molte cose che non hanno nulla a che vedere con il carattere di Dio, la nostra vita o la pietà.

La musica di lode durante il culto serve a lodare Dio. Ma se non stiamo attenti, la musica può diventare fine a se stessa, per fare bella figura agli occhi degli altri.

L’evangelizzazione è un comando del nostro Signore, – in un certo senso. Matteo 28:19 ci comanda di andare e fare discepoli di tutte le nazioni. Non dice di aumentare i numeri, né di ottenere più «convertiti» che non hanno alcuna intenzione di fare di Gesù il Signore della propria vita.

La comunione è importante nella vita cristiana. Tuttavia, se la comunione non è altro che stringere amicizie casuali e chiacchierare, allora si perde l’opportunità di instaurare relazioni profonde con altri credenti. Inoltre, la comunione non dovrebbe essere la ragione principale per incontrarsi con altri credenti, a scapito dell’adorazione e dell’apprendimento della Parola di Dio. La comunione dovrebbe essere una ragione, ma secondaria.

La liturgia e l’organizzazione del culto in chiesa possono avere un significato. Ma c’è il pericolo che il significato vada perso e che tutto diventi semplicemente un rituale.

Anche la preghiera può trasformarsi in una vana ripetizione, un semplice compimento meccanico. La preghiera è fondamentale per la vita cristiana, ma le persone possono pregare solo perché sanno che è loro dovere farlo, e non per amore del Signore.

D: In 1 Cor 11,23-26, si tratta delle parole esatte dell’Ultima Cena, oppure le parole dei Vangeli riportate in Mt 26,21-29; Mc 14,18-24 e Lc 22,14-20 sono quelle esatte?

R: Probabilmente nessuna delle due è una trascrizione completa dell’Ultima Cena; una parafrasi può comunque essere veritiera. Lo scopo per cui Paolo e gli autori dei Vangeli parafrasano parte della conversazione dell’Ultima Cena è quello di indurci a guardare oltre la memorizzazione meccanica di formule, per cogliere il contenuto comune.

Un punto fondamentale da non trascurare è che la Cena del Signore era una «cena» o un pasto. In diversi periodi nella Chiesa cattolica romana ai laici (non sacerdoti) veniva data solo l’ostia, e non il calice. D’altra parte, 1 Corinzi 11:34 mostra che non si trattava di un pasto comune, ma di un pasto speciale. Se desiderate semplicemente un pasto comune, senza attendere gli altri, allora non partecipate alla Cena del Signore, ma restate a casa.

D: In 1 Cor 11,24, dovrebbe esserci scritto «spezzato per voi» o «per voi»?

R: Esistono manoscritti greci che riportano entrambe le forme.

Il termine «spezzato» è assente:

p46 (Chester Beatty II) 100-150 d.C.

Vaticanus 325-350 d.C.

Sinaitico [Si] 340-350 d.C. (originale)

Ephraemi Rescriptus [C], V secolo (originale)

Alexandrinus, 450 d.C. circa

Atanasio di Alessandria 326-373 d.C.

È presente la parola «spezzato»

Sinaitico [Si] 340-350 d.C. (corretto)

Efraem Rescriptus [C] V secolo (terzo correttore)

Gotico, 493-555 d.C.

Giovanni Crisostomo 370-407 d.C.

Lezionario bizantino

D: In 1 Cor 11,28-29, in che modo consumare indegnamente l’Ultima Cena costituisce un peccato contro il corpo e il sangue del nostro Signore?

R: Il modo in cui ci avviciniamo al ricordo del sacrificio di Gesù dimostra il valore che gli attribuiamo. È un peccato estremamente grave prendere alla leggera ciò che Gesù ha fatto per noi.

D: In 1 Cor 11,28.31, dobbiamo giudicare noi stessi o no?

R: Due punti da considerare nella risposta.

Dobbiamo giudicare noi stessi nel senso di valutarci e cercare di vivere una vita più simile a quella di Cristo. Paolo è serio quando dice di esaminare noi stessi in 2 Corinzi 13:5-6. Davide chiede a Dio di mostrargli qualsiasi cosa in lui che sia offensiva nel Salmo 139:24.

Non dobbiamo giudicare noi stessi nel senso di confrontarci con gli altri o di tentare di determinare quale sarà la nostra sorte davanti a Dio.

D: In 1 Corinzi 11,29-31, se oggi le persone prendono la Cena del Signore in modo indegno, si ammaleranno e moriranno?

R: Dio può disciplinare i credenti, sia allora che oggi, nel modo che Egli ritiene opportuno. Non è automatico che si ammalino, ma nulla impedisce a Dio di disciplinare ciascun credente come meglio crede.

D: In 1 Cor 12,3, se qualcuno afferma seriamente per tre volte che Gesù è il Signore, viene allora salvato, come insegnavano alcuni nella chiesa locale di Witness Lee?

R: È sufficiente pronunciare queste o simili parole per accettare Gesù una sola volta. Tuttavia, queste parole non costituiscono una formula magica. Nessuna formula magica è sufficiente, anche se pronunciata con sincerità. In definitiva non sono le parole o le azioni a salvarci, né tantomeno il Vangelo: è Dio che salva.

D: In 1 Cor 12,3, chiunque affermi «Gesù è il Signore» lo fa per mezzo dello Spirito Santo?

R: No. Non è il pronunciare sillabe in una lingua che conta, ma il significato di quelle parole. Una persona può dire: «Gesù è il Signore», in qualsiasi lingua, e accettare veramente Gesù come suo unico Signore, solo mediante lo Spirito Santo.

Questo versetto dice anche qualcosa riguardo alle nostre capacità a prescindere da Dio. Senza l’opera dello Spirito Santo, l’uomo decaduto non è in grado di riconoscere sinceramente Gesù come Signore.

D: In 1 Cor 12,7 e, probabilmente, in Rom 8,9-11, ogni cristiano ha una manifestazione dello Spirito? In altre parole, se non si ha una manifestazione, significa forse che non si è veri cristiani?

R: Ogni vero cristiano possiede uno dei doni elencati in 1 Corinzi 12:8-31, oppure altri doni che non sono qui menzionati. Nulla in 1 Corinzi 12 indica che tale elenco sia esaustivo. Non tutti questi doni sono “spettacolari” come i miracoli, la guarigione e il parlare in lingue. Alcuni sono doni di saggezza, conoscenza e assistenza. Romani 12:6-8 menziona altri doni.

D: In 1 Cor 12,7-11, a chi sono destinati esattamente i doni spirituali e perché?

R: 1 Corinzi 12,7 afferma che un dono spirituale NON è destinato in primo luogo alla persona a cui è stato concesso, bensì al bene comune. Ne abbiamo bisogno per aiutare gli altri, specialmente gli altri credenti. Se possedete un dono spirituale e non lo state utilizzando a beneficio del corpo di Cristo, state sprecando il vostro dono spirituale.

Dovremmo comprendere i doni spirituali, e 1 Corinzi 12 ne illustra tre aspetti. Parla della fonte dei doni (12,1-11), della diversità dei doni (12,12-31a) e dell’importanza dell’amore nell’esercizio dei doni (12,31b-13,13).

D: In 1 Cor 12,7-11, quali sono ciascuno di questi doni spirituali?

R: Ecco una breve descrizione.

Saggezza – Applicare la Parola di Dio alla nostra vita e alle situazioni attuali

Conoscenza – Non solo conoscere i fatti, ma soprattutto conoscere la Parola di Dio e, di conseguenza, la Sua volontà generale e i Suoi desideri.

Fede – Credenza totale e fiducia in Dio affinché ciò per cui si prega si realizzi.

Guarigioni – Guarigioni fisiche e talvolta psicologiche

Miracoli – Altri miracoli che glorificano Dio

Profezia – Rivelare la volontà specifica di Dio riguardo alle situazioni attuali

Discernimento degli spiriti – Riconoscere l’origine degli spiriti, che in genere operano dietro le persone per motivarle e influenzarle. Una volta mi trovavo all’aperto in attesa di qualcuno quando uno sconosciuto si avvicinò e iniziò a parlarmi. Ma prima ancora che dicesse qualcosa, una voce flebile nella mia mente disse: «Chiesa dell’Unificazione» (del falso Cristo, il reverendo Moon).

Parola in lingue – La capacità soprannaturale di parlare in una lingua sconosciuta a chi parla.

Interpretazione delle lingue – Essere in grado di interpretare, in una lingua comprensibile alle persone, ciò che ha detto chi parlava in lingue.

D: In 1 Corinzi 12:7-11, sono questi tutti i doni spirituali?

R: No, questi non sono tutti i doni, poiché Efesini 4,11-12 fornisce un elenco di doni che presenta alcune somiglianze e alcune differenze. Non è come se potessimo avere un elenco di doni e affermare con certezza: «Dio non può concederne altri».

D: In 1 Cor 12,12-26, in che modo i cristiani dotati di diversi doni spirituali possono collaborare meglio come una squadra?

R: Ci sono almeno tre aspetti da considerare: sinergie, ostacoli e sviluppo.

Sinergie: non pensate che voi, o altri credenti simili a voi, dobbiate fare tutto da soli. Cercate opportunità per mettere a frutto i doni di cui dispongono gli altri credenti.

Ostacoli: smettete di preoccuparvi di quale essere umano mortale riceva il merito; il merito va a Dio. Non considerate gli altri credenti come concorrenti o una minaccia, ma piuttosto come compagni di squadra. Non siate orgogliosi del vostro dono spirituale e non sentitevi meno importanti perché non possedete un dono particolare. Le nostre differenze non dovrebbero dividerci in fazioni, ma piuttosto unirci come collaboratori.

Sviluppo: Molte persone desiderano conoscere i propri doni spirituali e come svilupparli e utilizzarli. Questo è positivo, ma perché non chiedersi anche quali siano i doni spirituali o i potenziali doni spirituali presenti negli altri, e come si possa fungere da catalizzatore affinché essi li sviluppino e li utilizzino per il bene della Chiesa?

D: 1 Cor 12,28 indica che oggi dovremmo avere degli apostoli?

R: Per quanto riguarda i dodici apostoli, no. Tuttavia, il termine «apostolo» ha tre significati.

1. Il termine greco per «apostolo» può significare «colui che è inviato». Barnaba era un messaggero e un apostolo in questo senso in Atti 4:36 e 14:14. Nei secoli precedenti, in greco, poteva riferirsi a un ammiraglio della marina. Sebbene oggi esistano apostoli, così come esistono postini e ufficiali di marina, quel significato di «apostolo» non è quello a cui ci riferiamo in questa sede.

2. Apocalisse 21:14 afferma che la città della Nuova Gerusalemme avrà esattamente dodici fondamenta, sulle quali saranno incisi i nomi dei dodici «apostoli dell’Agnello». Poiché i dodici apostoli sono già vissuti, non vi sono più «apostoli dell’Agnello».

3. Esiste un terzo significato nell’uso del termine «apostolo» nel Nuovo Testamento. Proprio come possono esserci falsi profeti e falsi maestri, 2 Corinzi 11:13 e Apocalisse 2:2 mostrano che possono esserci persone che si spacciano per apostoli. Si tratta di falsi apostoli, che non sono stati inviati da Dio.

D: In 1 Corinzi 12:28-31, quali sono alcuni ruoli che utilizzano questi doni spirituali?

R: Ecco una breve descrizione dei doni qui elencati.

Apostoli – In senso stretto, si trattava di coloro che costituivano il fondamento della Chiesa secondo Efesini 2:20, molti dei quali furono coinvolti nella stesura del Nuovo Testamento. Poiché la Scrittura è completa e sufficiente, e disponiamo già di tutta la verità essenziale di cui abbiamo bisogno, oggi non abbiamo né abbiamo bisogno di apostoli di questo tipo. In senso più ampio, tuttavia, vi sono persone che guidano gruppi di chiese.

Profeti – In senso stretto, anche questi costituivano il fondamento della Chiesa secondo Efesini 2:20, e molti di loro contribuirono alla stesura dell’Antico Testamento. Poiché le Scritture sono complete, a partire dall’epoca di Giovanni Battista non abbiamo più avuto bisogno di profeti che scrivessero le Scritture. Tuttavia, in misura minore, anche dopo Giovanni Battista la Chiesa ha avuto bisogno di profeti, come Agabo in Atti 21:10-11, affinché il popolo di Dio potesse comprendere meglio l’opera di Dio nel proprio tempo.

Maestri – Sebbene la Chiesa abbia bisogno di maestri, Giacomo 3:1-2a ammonisce che non molti di noi debbano diventare maestri, poiché Dio giudicherà i maestri con maggiore severità. Una cosa è credere in una falsa dottrina, ma un’altra è insegnarla e convincere gli altri di essa.

Miracoli – Coloro che compiono miracoli possiedono uno dei doni dall’aspetto più «spettacolare». Ad Austin c’era una chiesa che credeva che tutti i doni spirituali fossero venuti meno. Poi il pastore, molto versato nelle Scritture, si ammalò di cancro in fase terminale. La gente pregò per lui, ed egli fu miracolosamente guarito. A quel punto la chiesa cambiò opinione: affermò che tutti i doni erano venuti meno, tranne quello della guarigione. Non avrebbero potuto considerare la possibilità che potessero esistere anche altri doni spirituali?

Guarigioni – Alcuni possiedono il dono soprannaturale di fungere da strumenti attraverso i quali Dio guarisce le persone dalle malattie fisiche. Altri, come medici e infermieri, hanno studiato con impegno e possiedono doti naturali. Che abbiate un dono soprannaturale o naturale per aiutare il prossimo, dovreste aiutare il prossimo.

Aiuti – Alcuni dispongono di risorse finanziarie, di tempo, di una casa o di beni immobili, o di altre risorse che possono essere impiegate per promuovere il Regno di Dio. Tuttavia, con le risorse di cui disponiamo, dobbiamo stare attenti a ricordare: «Non lasciate che il fare cose buone vi impedisca di fare le cose migliori».

Amministrazione – Chiamata anche governo, è il dono di guidare il popolo di Dio. Da un lato, comporta individuare le sfide, i problemi e le minacce che gravano sul popolo di Dio e affrontarli. Dall’altro, significa individuare le opportunità, le persone e i luoghi in cui può avvenire uno sviluppo, e mobilitarsi per consentire alle persone di cogliere tali opportunità e aprire nuove porte. Infine, comporta anche la formulazione di una strategia coerente per guidare la Chiesa in direzioni in cui sia maggiormente in grado di servire e glorificare Dio.

Lingue – Parlare in lingue umane sconosciute con lo scopo primario di convincere i non credenti, come in 1 Corinzi 14:22. Parlare in lingue sconosciute di popoli o di angeli, con amore, significa anche glorificare Dio, come indicato in 1 Corinzi 13:1. Dio non avrebbe «confuso le acque» facendo sì che Paolo menzionasse addirittura le lingue degli angeli in 1 Corinzi 13:1 se le lingue degli angeli non esistessero.

Per inciso, nulla in 1 Corinzi 12 indica che si tratti di un elenco esaustivo, né che non possano esserci sottocategorie al suo interno. Si tratta semplicemente di esempi significativi di alcuni ruoli diversi all’interno della chiesa; il punto fondamentale è come questi ruoli debbano operare in sinergia. Avere una chiesa locale in cui quasi tutti i membri ricoprano un solo di questi ruoli non è affatto ciò che Dio desidera.

D: In 1 Corinzi 12:30, tutti i veri cristiani dovrebbero parlare in lingue, oppure no?

R: Sia i cristiani non carismatici che alcuni cristiani carismatici concordano sul fatto che la maggior parte dei cristiani non possiede il dono di parlare in lingue menzionato in 1 Corinzi 12:30, proprio come la maggior parte di essi non è costituita da apostoli e profeti.

I cristiani non carismatici sostengono che, anche ai tempi di Paolo, non tutti i cristiani fossero tenuti a parlare in lingue, punto e basta.

La maggior parte dei cristiani carismatici distingue tra il parlare in lingue in pubblico in chiesa, di cui sono dotati pochi, e il parlare in lingue in privato durante la preghiera personale. Molti, ma non tutti, sostengono che tutti i cristiani dovrebbero (ma purtroppo non lo fanno) avvalersi del parlare in lingue in privato. L’unico riferimento scritturale secondo cui tutti dovrebbero parlare in lingue (1 Corinzi 14:5) è, nella migliore delle ipotesi, indiretto.

Molti carismatici associano il termine «battesimo dello Spirito Santo» al parlare in lingue e ritengono che si tratti di una seconda benedizione di cui i non carismatici non dispongono. Tuttavia, il *Believer’s Bible Commentary*, a pag. 1794, afferma categoricamente che è errato insegnare che tutti possiedano il dono delle lingue, o che le lingue siano l’[unico e solo] segno del battesimo dello Spirito.

1 Corinzi 14:1,5 afferma che Paolo vorrebbe che tutti parlassero in lingue, ma preferirebbe piuttosto che profetizzassero. Questa formulazione è simile a quella relativa a Eldad e Medad che profetizzavano in Numeri 11:27-29, quando Giosuè disse a Mosè di fermarli. Mosè rispose: «Vorrei che tutto il popolo del Signore fosse profeta». Ciò non significa che ogni israelita dovesse essere un profeta.

D: In 1 Cor 12,30, almeno alcuni cristiani parlano oggi sinceramente in lingue?

R: I cristiani autentici non sono d’accordo su questo punto.

I carismatici: ritengono che il dono sia praticato ancora oggi. Come ha spiegato un amico carismatico, i carismatici possono essere classificati in «carismatici con la C maiuscola» e «carismatici con la C minuscola». I carismatici con la C maiuscola danno la stessa importanza ai doni spirituali che danno a Cristo. Spesso non desiderano collaborare in unità con i non carismatici. I carismatici con la C minuscola, pur ritenendo che i non carismatici abbiano torto su questa dottrina, riconoscono che i cristiani non carismatici sono utilizzati da Dio in molti altri modi e desiderano collaborare con loro, poiché il Cristo che ci unisce è più grande delle dottrine non essenziali che ci dividono.

Pentecostali dell’Unità settaria: oltre a negare la Trinità, insegnano che chiunque oggi non parli in lingue andrà all’Inferno.

Anti-carismatici: insegnano che il dono del parlare in lingue, concesso da Dio, sia cessato da molto tempo, che in nessuna riunione cristiana debba essere permesso il parlare in lingue e che 1 Corinzi 14:39 sia un versetto del Nuovo Testamento che oggi dovrebbe essere ignorato.

Altri non carismatici: hanno opinioni divergenti sul fatto che il parlare in lingue, o tutti i doni spirituali, siano cessati o meno. Alcuni ritengono che alcuni casi di parlare in lingue possano essere autentici, mentre altri credono che tutto il parlare in lingue non sia di ispirazione divina; tuttavia, poiché nessuno è perfetto, si tratta di un errore che può essere tollerato, e 1 Corinzi 14:39 non deve essere ignorato oggi.

Attenzione: è errato affermare che ogni manifestazione di parlare in lingue oggi sia di origine satanica. I non carismatici e molti carismatici concordano sul fatto che almeno alcuni tentativi di parlare in lingue non provengano né da Dio né da Satana, ma da qualcuno che cerca incautamente di parlare in lingue avvalendosi delle proprie capacità naturali.

D: In 1 Cor 13,7-8, perché dovremmo sempre fidarci degli altri, dal momento che Mi 7,5-6 e Ger 9,4-5; 17,5 dicono che non dovremmo farlo?

R: Dobbiamo fidarci degli altri, ma non dobbiamo riporre la nostra fiducia negli altri. Anche quando ci fidiamo degli altri, vi sono delle condizioni.

Geremia 9:4-5 e Michea 7:5-6 esortano il profeta, e i credenti che vivevano in quei tempi bui, a non riporre la propria fiducia nei propri vicini, né tantomeno nella propria famiglia.

Geremia 17:5 afferma che chi ripone la propria fiducia nell’uomo (sia in se stesso che negli altri) anziché in Dio è maledetto.

1 Corinzi 13:7-8 ci offre l’ideale dell’amore. Le parole greche panta pisteuei significano letteralmente «avere fede in tutto». Il termine greco qui utilizzato per indicare la fede non denota un mero assenso intellettuale, bensì una fede salvifica che comprende sia l’assenso intellettuale sia il riporre la propria fiducia o dipendenza in qualcosa.

Poiché nessuno pensa seriamente che Paolo stia sostenendo la fede in falsi profeti e menzogne per cui si debba non credere alla Parola di Dio per poter credere, cosa significa «credere in tutto»? Questa frase non sta dicendo di credere a tutte le persone, ma di credere a tutta la verità. Il «Bible Knowledge Commentary: New Testament», a pag. 535, sottolinea che le cose in cui dobbiamo credere in modo particolare si trovano proprio una o due pagine più avanti nella nostra Bibbia, in 1 Corinzi 15:11.

D: 1 Cor 13,9-11 dimostra che i doni spirituali sono venuti meno?

R: I tre doni menzionati in 1 Corinzi 12:8-10 (conoscenza, profezia e lingue) cesseranno quando verrà il «perfetto». Il termine «perfetto» potrebbe riferirsi a una cosa, a uno stato o a una persona perfetta. Tre possibilità per questa condizione sono:

1) Il completamento del Nuovo Testamento

2) Quando la Chiesa avrà raggiunto una maturità sufficiente

3) Quando Cristo tornerà

Il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, a pag. 536, è un commentario redatto dal corpo docente del Dallas Theological Seminary. Esso afferma che l’interpretazione 1) è improbabile, poiché non si concilia con 1 Corinzi 13:12. Gli autori sostengono che vi siano molti elementi a favore della terza interpretazione. Anche Zaccaria 13:3-6 afferma che, dopo l’apertura di una fonte per purificare Gerusalemme dal peccato e dall’impurità, lo spirito di profezia scomparirà. Allo stesso modo, anche il *New International Bible Commentary*, a pag. 1377, afferma: «Suggerire che la perfezione si riferisca al completamento del canone delle Scritture non trova alcun sostegno nell’uso biblico del termine “perfetto”, né in alcuna delle sue forme affini. Tale interpretazione esiste solo in virtù della necessità di spiegare l’assenza di certi carismi in molte chiese odierne» (corsivo nell’originale).

Alcuni sostengono che, se 1 Corinzi 13:9-11 dimostra che il parlare in lingue è cessato, allora anche la conoscenza è cessata e la perfezione è già giunta. Tuttavia, potrebbe non essere la conoscenza a cessare, bensì il dono soprannaturale della conoscenza.

D: In 1 Cor 13,12, all’epoca si utilizzavano specchi di bronzo o di vetro?

R: Gli specchi di oggi sono diversi da quelli di 2.000 anni fa. (All’epoca non esistevano nemmeno i telescopi né i microscopi.) Gli specchi odierni hanno un rivestimento d’argento sul retro del vetro, e tale invenzione fu sviluppata solo nel XIX secolo. Il termine greco qui utilizzato significa «specchio», che poteva essere realizzato con qualsiasi materiale. Molte traduzioni riportano «specchio», ma nell’antichità si disponeva solo di specchi in vetro o in bronzo altamente levigato.

A quell’epoca gli specchi erano comunemente realizzati in bronzo levigato, che può essere reso molto piatto, ma non offre un’immagine molto nitida. Tuttavia, in Asia Minore alcuni specchi di lusso erano realizzati in vetro di ossidiana già prima dell’epoca di Abramo. Subito dopo l’epoca di Paolo, lo scrittore romano Plinio il Vecchio, nel suo libro *Storia Naturale*, menziona l’uso del vetro negli specchi. Tuttavia, questo lusso non era tipicamente accessibile alla gente comune, e anche gli specchi di vetro o di ossidiana di migliore qualità di allora non erano piatti, ma riflettevano un’immagine distorta.

D: In 1 Cor 13,13, se una persona possiede fede, speranza e amore, perché dovrebbe più leggere la Bibbia o conoscere la dottrina?

R: Fede, speranza e amore non significano fede nella fede stessa, speranza in qualsiasi cosa e amore per se stessi. Significano fede in Dio, speranza nelle promesse di Dio e amore per Dio e per il prossimo.

Dobbiamo conoscere meglio il Dio in cui riponiamo la nostra fede, per renderci conto che la nostra speranza è certa e per amare di più Lui e le altre persone. In Efesini 1:17, Paolo scrive affinché possano conoscere meglio Dio, affinché possiamo conoscere la speranza alla quale Dio ci ha chiamati.

D: In 1 Corinzi 14, in sintesi, cosa sta dicendo Paolo?

R: Paolo disse ai Corinzi quanto segue:

1. Egli parlava in lingue, ed era bene che ciascuno di loro desiderasse parlare in lingue. (versetti 5a, 18)

2. Ciascuno dovrebbe desiderare di profetizzare più che di parlare in lingue (versetti 1, 5b, 19).

3. Lo scopo legittimo del parlare in lingue (versetti 2, 4a) e della profezia (versetti 3, 4b).

4. Essi davano un’importanza eccessiva al parlare in lingue; avrebbero invece dovuto porre l’accento sui doni che edificano la Chiesa (versetti 4-5, 26, 28).

5. Il modo corretto di praticare il parlare in lingue in chiesa è in modo ordinato, al massimo in due o tre, con un interprete (versetti 6-13, 26-33).

6. Non si deve vietare il parlare in lingue in modo ordinato con un interprete (versetto 39).

D: In 1 Cor 14,1, 5, 12, dovremmo «desiderare ardentemente» i doni spirituali?

R: Sì. Dobbiamo cercare ogni cosa buona che Dio voglia donarci. Inoltre, se possediamo un dono spirituale, nessun passo delle Scritture afferma che dovremmo smettere di desiderare altri doni. 1 Corinzi 12:31 dice che dobbiamo [sempre] «desiderare ardentemente i doni più grandi», mentre 1 Corinzi 14:12 e 1 Pietro 4:10-11 menzionano che dovremmo cercare di eccellere nei doni che possediamo. Ciononostante, non dovremmo ricercare i doni più di quanto non cerchiamo la vicinanza a Dio. Paolo, nell’auspicare che tutti avessero doni spirituali, fa eco a Mosè, il quale in Numeri 11:29 disse di desiderare che tutto il popolo di Dio profetizzasse.

Vi sono tre avvertimenti riguardo ai doni spirituali. Primo: qualsiasi cosa al di fuori di Dio può diventare un idolo, persino un dono spirituale. Non desiderate un dono spirituale più di quanto desideriate Dio. Secondo: non lasciate che siano i vostri doni spirituali a definirvi. La vostra identità è quella di figli di Dio, non i doni spirituali che lo Spirito Santo vi ha concesso. In terzo luogo, se sapete che lo Spirito Santo vi ha concesso un dono spirituale, non lasciate che ciò vi impedisca di cercare altri doni spirituali; lo Spirito Santo potrà concedervi in seguito una maggiore abbondanza di quel dono, oppure ulteriori doni spirituali.

Si veda la discussione su 1 Corinzi 12:30 per ulteriori approfondimenti sul fatto che il parlare in lingue e la profezia siano o meno attuali.

D: In 1 Cor 14,1.5, Paolo sta dicendo ai Corinzi che dovrebbero desiderare i doni del parlare in lingue e della profezia, oppure no?

R: Si veda la discussione su 1 Corinzi 14 per la risposta.

D: In 1 Cor 14,3-4, in che modo esatto dobbiamo edificare gli altri?

R: Quando qualcuno costruisce qualcosa, non è tanto ciò che fa a contare, quanto ciò che viene realizzato. Ad esempio, se qualcuno costruisce un muro di mattoni, poi lo abbatte, poi lo ricostruisce e infine lo abbatte di nuovo, alla fine della giornata avrà costruito qualcosa? Edificare gli altri non riguarda tanto i gesti che compiamo nel ministrare agli altri, quanto ciò che realizziamo (o cerchiamo di realizzare) nella loro vita.

D: In 1 Cor 14,21, perché Paolo affermò che questa citazione provenisse dalla Legge (Torah), dal momento che in realtà proveniva da Isaia 28,11-12?

R: I sadducei e altri riconoscevano come Torah solo i primi cinque libri della Bibbia, mentre i farisei consideravano l’intero Antico Testamento come Torah.

D: In 1 Cor 14,22-25, in che modo il parlare in lingue è un segno per i non credenti e la profezia un segno per i credenti?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

Un mistero: il parlare in lingue (senza interprete) sarà un mistero per i non credenti, inducendoli a pensare che siate pazzi, e ciò è inopportuno. (1 Corinzi 14:23)

Prova: quando un non credente ascolta una profezia corretta e sente svelati i segreti del proprio cuore, lo considererà una prova che Dio è in mezzo a noi. (1 Corinzi 14:25)

Entrambe: sia la rivelazione (profezia) che il parlare in lingue avevano ciascuna un ruolo appropriato nella chiesa di Corinto. (1 Corinzi 14:26)

D: In 1 Cor 14:23, i cristiani dovrebbero mai compiere azioni che inducano gli altri a pensare che siano pazzi?

R: Sì e no, se inteso correttamente.

1. Alcuni non credenti ritengono che i cristiani siano pazzi semplicemente per il fatto di vivere da cristiani. Ciò è inevitabile, e i cristiani dovrebbero obbedire a Dio senza curarsi troppo di ciò che pensano gli altri. Gesù e i profeti furono accusati di essere pazzi e/o di essere posseduti dal diavolo.

2. Tuttavia, non dovremmo fare nulla al solo scopo di indurre le persone a pensare che siamo pazzi, poiché ciò non edifica. L’unico esempio riportato nella Bibbia è quello di Davide, che agì per paura e per disperazione, in 1 Samuele 21:13-15.

D: In 1 Corinzi 14:28, si dovrebbe parlare in lingue in chiesa senza un interprete? E che dire del cantare nello Spirito?

R: 1 Corinzi 14:28 è chiaro: non si deve parlare in lingue in chiesa (sia in pubblico che in privato) senza un interprete.

D: In 1 Corinzi 14:32, poiché gli spiriti dei profeti sono sotto il controllo dei profeti, ciò dimostra che lo Spirito Santo non è Dio, come sostiene un non trinitario?

R: No. Innanzitutto una spiegazione della logica, poi la risposta. Poiché A) gli spiriti dei profeti sono sotto il controllo dei profeti e B) Dio non è sotto il nostro controllo, ne consegue che: lo Spirito Santo non è Dio.

Sebbene A e B siano vere, l’argomentazione è invalida: gli spiriti delle persone non sono lo Spirito Santo.

Non dimenticate la «s»: la parola «spiriti» è al plurale, non al singolare in greco. L’elenco delle varianti manoscritte di Aland et al. non riporta alcun manoscritto che affermi il contrario.

Ogni persona possiede uno spirito, un’anima e un corpo, secondo 1 Tessalonicesi 5:23. Gli «spiriti» in 1 Corinzi 14:32 non sono né lo Spirito Santo, né spiriti demoniaci «familiari», ma il dono o lo spirito di profezia che viene concesso dallo Spirito Santo alla persona. Per ulteriori informazioni, si possono consultare l’Omelia di Giovanni Crisostomo su 1 Corinzi (p. 219) e il *Bible Knowledge Commentary: New Testament*, p. 540.

Tuttavia, gli «spiriti dei profeti» sono comunque in comunicazione con lo Spirito Santo, e Novaziano utilizzò erroneamente questo versetto parlando dello Spirito Santo, parafrasandolo come «spirito» al singolare nel Trattato sulla Trinità, capitolo 29.

D: In 1 Cor 14,33, come mai Dio non è «un Dio di disordine», dal momento che Dio confuse le lingue dell’umanità alla torre di Babele in Gen 11,7-8?

R: Il termine greco che indica «disordine» può significare anche «confusione» o «tumulto». Dio non è l’autore della confusione nelle chiese, ma in alcune occasioni Egli confonde i pensieri, i progetti e le lingue di coloro che si ribellano contro di Lui.

D: Poiché 1 Cor 14,33 afferma che Dio non è un Dio di disordine o di confusione, questo versetto dimostra forse che la Trinità è falsa, come sostengono i Testimoni di Geova nel loro opuscolo *Dovreste credere nella Trinità?* (1989), pag. 4?

R: Assolutamente no. La venuta di Gesù sulla terra non poteva essere compresa dai farisei, non perché non fossero abbastanza intelligenti, ma perché il Messia che veniva da loro non poteva rientrare nella loro teologia o nei loro piani.

I Testimoni di Geova affermano quasi all’unanimità che la Trinità è falsa. Anche i mormoni lo sostengono in genere, sebbene ne abbia incontrati alcuni che ritengono che la Trinità sia vera. Tuttavia, sia per i Testimoni di Geova che per entrambe le correnti mormoni, il problema non è tanto il negare la Trinità, quanto il non comprenderne affatto la vera natura. Si veda la discussione su Matteo 28:19 per una sintesi in sette punti di ciò che Dio ha rivelato nella Bibbia riguardo alla Trinità.

Gli aspetti misteriosi del vero Dio sono immensi, come sottolinea Paolo in 1 Timoteo 3:16. Infatti, nello stesso libro da cui i Testimoni di Geova traggono questo versetto, Paolo in 1 Corinzi 2:6-16 afferma che chi non possiede lo spirito di Dio non comprenderà la saggezza di Dio. Sebbene ciò non sia fonte di confusione per i veri credenti che sono stati istruiti, si può comprendere come i Testimoni di Geova possano attribuire la loro mancanza di comprensione a tale confusione.

D: In 1 Cor 14:33 e Rom 15:33, poiché Dio è “un Dio di pace”, perché in Es 15:3 e Isa 42:13 Dio si mostra bellicoso?

R: Per fare un’analogia umana, un paese potrebbe desiderare nient’altro che la pace, eppure condurre una guerra feroce quando viene attaccato o quando viene attaccato un suo alleato. Il fatto che Dio sia l’autore della pace non gli impedisce di essere anche bellicoso. Gesù è il Principe della Pace, eppure nell’Apocalisse Gesù verrà e, in sostanza, condurrà una guerra, sterminando interi eserciti.

D: In 1 Cor 14,34-35 e 1 Tim 2,11-12, perché le donne tacevano nelle chiese, dal momento che ai tempi del Nuovo Testamento profetizzavano, come riportato in Atti 2,18; 21,9 e 1 Cor 11,5?

R: I cristiani autentici non sono d’accordo su questa risposta. Molti cristiani sottolineano che il termine può significare «chiacchierare». Altri cristiani sostengono che ciò valesse solo in quel periodo e in quella cultura. Altri cristiani ritengono che ciò valga ancora oggi.

1. Supponendo che 1 Corinzi 14:34-35 vieti ogni forma di discorso in chiesa, il riferimento è limitato alle «chiese». Nessun versetto vieta alle donne credenti di profetizzare al di fuori della chiesa.

2. Alcuni sostengono che il termine greco in 1 Corinzi 14:34-35 possa riferirsi a «chiacchiericcio» e, sebbene profetizzare, pregare e cantare sia per loro accettabile, il chiacchiericcio non lo è. Tuttavia, il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 1802 afferma che tale termine non significava «chiacchiericcio» nel greco koinè. «La stessa parola è usata in riferimento a Dio nel versetto 21 di questo capitolo e in Ebrei 1:1. Significa “parlare con autorità”». Le donne sia profetizzavano sia pregavano durante il culto in 1 Corinzi 11:5.

Ciononostante, 1 Timoteo 2:11,12 afferma che le donne dovevano imparare in silenzio e non insegnare agli uomini.

D: In 1 Cor 14:38, la parola dovrebbe essere «ignorante» o «ignorato»?

R: Se non altro, si tratta di uno studio interessante sulle differenze tra i manoscritti biblici. La differenza in greco consiste in due lettere («ai» contro «w»). La terza edizione del Nuovo Testamento greco (a cura di Aland et al.) classifica questa variazione manoscritta come «B» – «un certo grado di dubbio».

«Ignorato» è presente nei seguenti manoscritti:

Sinaitico originale [Si] 340-350 d.C.

Alessandrino [A] 450 d.C. circa

Copto bohairico [Boh] e sahidico [Sah], III/IV secolo

Greco di Origene, 225-253/254 d.C.

Siriaco tardo, VI-VII secolo

Ignorante - è presente nei seguenti testi:

p. 46 (Chester Beatty II) 100-150 d.C.

Siriaco antico, IV-V secolo

Correzione nel Sinaitico [Si] 340-350 d.C.

Armeno [Arm] dal V secolo

Correzione dell’Alexandrinus, circa 450 d.C.

Vulgata latina [Vg], IV e V secolo

Etiope [Eth] dal 500 d.C. circa

Tradizione bizantina

Sintesi: La variante «Ignored» appare la più promettente per coloro che privilegiano la tradizione manoscritta alessandrina originale. La variante «Ignorant» appare la più promettente per coloro che privilegiano il manoscritto più antico e le famiglie di manoscritti latini e bizantini. In entrambi i casi, questa variante è emersa in epoca precoce, tra il 200 e il 254 d.C. Infine, sebbene si tratti di una delle due o tre varianti più significative nella Prima Lettera ai Corinzi, ha davvero importanza se ne siamo all’oscuro o se la ignoriamo?

D: In 1 Cor 15,1-4, che dire di alcuni cristiani liberali che affermano di essere cristiani, ma negano che Cristo sia morto per i nostri peccati e che sia effettivamente risorto il terzo giorno?

R: Come afferma 1 Corinzi 15,1-4, purtroppo la loro fede è vana. Purtroppo, a meno che non cambino, andranno all’inferno quando moriranno. Romani 3:25, 5:6-10, 1 Giovanni 2:2, Ebrei 9:11 - 10:18 e Giovanni 1:29 sono solo alcuni dei numerosi versetti che sottolineano la centralità dell’espiazione.

È interessante notare che persino lo scettico ebreo Isaac Asimov, nella sua *Guida alla Bibbia di Asimov* (pag. 1023), afferma: «La conversione di Giacomo alla fede potrebbe essere avvenuta grazie alla visione di Gesù risorto». Almeno Paolo, nella sua Prima Lettera ai Corinzi, lo annovera tra i testimoni della risurrezione:» Se persino uno scettico come Asimov può prendere in considerazione la possibilità che alcune persone abbiano visto Gesù risorto, si è dimostrato più aperto di alcuni cristiani liberali che non sono nemmeno riusciti a prendere in considerazione tale ipotesi.

D: In 1 Cor 15,1-4, Gesù non è stato forse risuscitato corporalmente perché il suo corpo era stato invaso da Satana, come sostiene il reverendo Moon?

R: Innanzitutto, ciò che afferma effettivamente il *Principio Divino* del Rev. Moon (quinta ed., 1977), e poi la risposta tratta dalla Bibbia.

Principio Divino, pag. 170: «L’uomo ha finora nutrito l’idea errata che la fine della vita fisica dell’uomo sia la morte causata dalla caduta. Di conseguenza, abbiamo creduto che la risurrezione dei santi defunti si sarebbe realizzata attraverso il ripristino dei loro corpi fisici, un tempo corrotti e decomposti, al loro stato originario».

Principio Divino, pag. 170: «Pertanto, per “risurrezione” si intende il fenomeno che si verifica nel processo di restaurazione dell’uomo, secondo la provvidenza della restaurazione, dallo stato di caduta sotto il dominio di Satana al ritorno al dominio diretto di Dio».

Principio Divino, pag. 289 «A causa della caduta dell’uomo, persino il corpo morto dell’uomo fu invaso da Satana... [Giacobbe, Mosè] Dopo la morte di Gesù, sorsero anche problemi riguardanti il suo corpo (Matteo 28:12-13).»

Principio Divino, pag. 360 «Come ben sappiamo dalla Bibbia, Gesù dopo la risurrezione non era lo stesso Gesù che aveva vissuto con i suoi discepoli prima della crocifissione. Non era più un uomo visibile agli occhi fisici... Una volta apparve improvvisamente in una stanza chiusa...»

Principio Divino, pagg. 360-361 «Gesù, al fine di salvare l’umanità, aveva stabilito il fondamento spirituale della fede..., dopo aver offerto il proprio corpo fisico alla croce come sacrificio».

Principio Divino, pagg. 147-148: «Poiché il popolo ebraico non credette in Gesù e lo consegnò alla crocifissione, il suo corpo fu invaso da Satana ed egli fu ucciso. Pertanto, anche quando i cristiani credono in Gesù e diventano un unico corpo con Lui, il cui corpo fu invaso da Satana, i loro corpi rimangono comunque soggetti all’invasione di Satana».

Cosa dice la Bibbia:

In Giovanni 2:19-21 Gesù parlò specificamente della risurrezione del Suo corpo. O Gesù si sbagliava, oppure il reverendo Moon si sbagliava.

Filippesi 3:21 parla della grande promessa secondo cui Gesù trasformerà i nostri corpi affinché siano simili al Suo corpo glorioso. È difficile immaginare che gli Unificazionisti (coloro che seguono il reverendo Moon) si entusiasmino troppo per ciò che Paolo scrisse con gioia.

In Giovanni 20:24-28, o Gesù ingannò Tommaso facendogli credere che avesse un corpo fisico, oppure Gesù aveva davvero un corpo fisico.

Atti 2:31-32 afferma che il corpo di Gesù non vide la corruzione. Ciò implica chiaramente che il corpo di Gesù non fu invaso da Satana.

Conclusione: o Gesù e gli apostoli si sbagliavano, oppure il reverendo Moon deve sbagliarsi.

D: In 1 Corinzi 15:1-4, 12-16, l’intero cristianesimo crollerebbe se si potesse in qualche modo dimostrare che la risurrezione di Gesù non è avvenuta?

R: Sì, crollerebbe. Tuttavia, anche secondo i criteri delle norme probatorie del sistema giuridico americano, si potrebbe dimostrare in tribunale che essa è avvenuta al di là di ogni ragionevole dubbio. Sebbene non vi sia spazio per esporre tutte le argomentazioni a favore della risurrezione, queste si possono generalmente suddividere in cinque categorie.

1. La profezia di Dio nell’Antico Testamento

2. Testimonianze oculari

3. Scritti di terzi, sia favorevoli che ostili

4. L’impossibilità di individuare un movente, un mezzo e una spiegazione adeguati per la scomparsa del corpo

5. La successiva testimonianza degli apostoli, undici su dodici dei quali hanno sofferto e sono morti per Cristo. Se qualcuno potesse sapere se si trattasse di una frode, sarebbero proprio loro. Nessuno morirebbe per ciò che egli stesso ritiene essere una menzogna. Come ha affermato un pastore cristiano, o la tomba è vuota oppure la nostra fede è vuota.

D: In 1 Cor 15,1-4, quali sono i primi riferimenti non biblici all’insegnamento cristiano secondo cui il sangue di Cristo ci ha salvati?

R: Il più antico si trova nella Prima Lettera di Clemente, capitoli 21 e 49, scritta tra il 96 e il 98 d.C.

Il secondo riferimento extra-biblico proviene da Ignazio (morto nel 107 o nel 116 d.C.), il quale nella sua Lettera agli Smirnesi, al capitolo 6, afferma che chi non crede nel sangue di Cristo sarà condannato.

Il terzo riferimento è la Lettera di Barnaba (circa 70-130 d.C.), in particolare nel capitolo 5, tra gli altri passaggi.

Da questo punto in poi, la cronologia risulta un po’ poco chiara. Policarpo (110-155 d.C.) fece riferimento all’espiazione nella sua breve Lettera ai Filippesi, al capitolo 1. Egli disse: «… il Signore Gesù Cristo, che per i nostri peccati ha sofferto fino alla morte, [ma] che Dio ha risuscitato dai morti, sciogliendo i legami della tomba».

La Lettera a Diogneto (circa 130-200 d.C.) menziona, nel capitolo 9, Dio che invia il proprio Figlio come riscatto per noi in uno scambio di grande bellezza.

In contrasto con ciò, gran parte del cristianesimo liberale è stato definito come un «cristianesimo senza sangue».

D: In 1 Cor 15,4, san Paolo afferma che Gesù Cristo «fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture». Con «Scritture» si intende l’Antico Testamento. Dove si menzionava nell’Antico Testamento che Gesù sarebbe risorto dalla morte, e precisamente il terzo giorno?

R: Che il Messia sarebbe stato reciso (ucciso) è riportato in Daniele 9,26 e in Isaia 53,8-9,12. La Sua risurrezione è profetizzata in Isaia 53,11 e nel Salmo 16,9-10.

D: In 1 Cor 15,5, in che modo Gesù apparve ai «Dodici», dato che Giuda se n’era già andato?

R: C’erano oltre 70 discepoli, ma «i Dodici» era un sinonimo per indicare la cerchia ristretta, un sinonimo per i discepoli, anche se Giuda non era presente. In alternativa, ciò potrebbe riferirsi a un’apparizione avvenuta dopo che Mattia era già stato scelto per sostituire Giuda in Atti 1:21-26. Poiché è comune ricorrere a figure retoriche e approssimazioni, la prima spiegazione è molto probabilmente quella corretta.

D: In 1 Corinzi 15,5-8, perché Gesù apparve solo ai credenti?

R: Egli non apparve solo a coloro che già credevano in Lui. Giacomo, suo fratello, non credeva prima della risurrezione. Tommaso era pieno di dubbi in Giovanni 20:24-29 prima che Gesù gli apparisse. Paolo era ben lungi dall’essere un credente quando Gesù gli apparve sulla strada per Damasco in Atti 9:1-9.

È vero che tutti coloro che videro Gesù dopo la sua risurrezione credettero in Lui, ma d’altronde, cosa ci si sarebbe potuto aspettare?

D: In 1 Corinzi 15,5-8 e in Atti 10,40, perché Gesù apparve solo ad alcuni?

R: 1 Corinzi 15:6 afferma che Gesù apparve a oltre cinquecento persone.

D: In 1 Corinzi 15:6 Paolo sta forse scrivendo che ci sono oltre 500 persone che hanno visto Gesù dopo la sua risurrezione, in modo simile a tutti coloro che oggi affermano di aver visto Elvis dopo la sua morte?

R: È vero che l’affermazione di Paolo secondo cui 500 persone hanno visto Gesù non ha lo stesso peso di 500 testimonianze scritte indipendenti. Tuttavia, l’affermazione di Paolo riguardo a oltre 500 persone, unita ai racconti di Matteo, Marco, Luca, Giovanni e Pietro (1 e 2 Pietro), dovrebbe aggiungere credibilità, non sminuirla.

D: In 1 Corinzi 15:10, perché Paolo si vantava, visto che una persona non dovrebbe vantarsi?

R: Come Davide nei Salmi, l’apostolo Paolo era libero di esprimere ciò che provava. Quattro punti:

1. Ciò che Paolo affermò era vero: egli compì davvero un’opera maggiore.

2. Paolo non si vantava di sé stesso, ma affermava che non era merito suo, bensì della grazia di Dio

3. Sì, Paolo potrebbe essersi vantato in questo caso quando non avrebbe dovuto.

4. Non è in contrasto con l’ispirazione il fatto che Paolo, che non era esente dal peccato, ci abbia riferito questo. L’ispirazione delle Scritture non consiste nel fatto che Dio le abbia ispirate meccanicamente, dettando loro ogni singola consonante e vocale. Piuttosto, Dio ha scelto questi uomini e ha concesso loro le esperienze, la saggezza e la comunicazione diretta dal Suo Spirito in modo congiunto, affinché potessero scrivere le Scritture.

D: In 1 Cor 15,12-19, perché molti tendono a negare la risurrezione di Cristo?

R: Vi sono almeno quattro possibili ragioni.

1) Nella cultura greca e romana, sebbene esistesse il concetto di un’anima immortale, non esisteva il concetto di persone che risorgessero dai morti.

2) Non avevano mai osservato che ciò accadesse in natura. L’unica eccezione è la credenza in una creatura mitica, la fenice, che ogni 1.000 anni si bruciava fino alla morte per poi rinascere. Oggi, le persone che ripongono la propria fede nella scienza (fenomeno noto come scientismo) negano che le leggi naturali possano essere infrante. Ma, come ha affermato un pastore, una volta superato il miracolo della creazione dell’universo da parte di Dio, il resto è facile.

3) Risorgere dai morti sarebbe impossibile senza ammettere l’esistenza dei miracoli di Dio.

4) Dal punto di vista etico, se Gesù fosse risorto dai morti, ciò dimostrerebbe che Gesù aveva ragione nell’affermare che sarebbero risorti dai morti, e che farebbero bene a prestare attenzione a come conducono la propria vita ora.

D: In 1 Cor 15,12-19, in che modo vivrebbe diversamente una persona che crede che Cristo sia risorto e che anche noi risorgeremo dai morti, rispetto a chi non lo crede?

R: C’era una volta una donna che era in terapia da uno psicologo prima di sottoporsi a un’amputazione. Lo psicologo era sorpreso di quanto lei prendesse tutto con calma. Alla fine lei chiese allo psicologo: «Ricrescerà, vero?»

Come quella donna, ma al contrario, sappiamo che i nostri corpi, man mano che si feriscono e invecchiano, ricresceranno, solo che saranno migliori di quanto non siano mai stati prima. Il nostro atteggiamento nei confronti della vita, delle avversità e delle relazioni dovrebbe essere completamente diverso. Anche il primo milione di anni che trascorreremo in cielo, con i nostri corpi risorti, è molto più lungo del tempo che trascorriamo attualmente «qui sotto». Siamo solo di passaggio, diretti verso la nostra vera casa.

D: In 1 Cor 15,18-19, perché Paolo e gli altri sarebbero da compatire se Cristo non fosse risorto?

R: Non era certo piacevole essere lapidato e lasciato in fin di vita, combattere contro le belve e, in seguito, subire un naufragio. Paolo ha sopportato molte sofferenze in questa vita per poter vedere Dio in quella futura. Ma se non ci fosse stata la risurrezione, allora tutto ciò sarebbe stato vano.

D: In 1 Cor 15,20-22, le primizie sono Cristo o alcuni credenti?

R: Il primo frutto è Cristo.

D: In 1 Cor 15,20, poiché Gesù era il primo frutto di coloro che sarebbero risorti, che dire di Lazzaro, che Gesù aveva già risuscitato dai morti in precedenza?

R: Due punti da considerare nella risposta.

Cronologico: Lazzaro fu risuscitato con il suo corpo fisico normale, destinato comunque a morire. Gesù fu cronologicamente la prima persona a essere risuscitata con un corpo fisico glorificato, destinato a non morire né a decomporsi mai (Atti 13:35-39).

Posizionale: anche tralasciando la cronologia, «primo frutto» significa anche «il primo in ordine di importanza», e Gesù occupa la posizione di primo frutto di tutti coloro che saranno risuscitati.

Gesù è stato il primo in assoluto a essere risuscitato con un corpo fisico glorificato, ed è anche il primo tra coloro che saranno risuscitati.

D: In 1 Cor 15,22, come mai tutti sono morti in Adamo e come mai tutti sono resi vivi in Cristo?

R: Tutti vengono resuscitati in Cristo in tre modi.

1. Tutti gli uomini saranno resisi vivi entro la fine del Millennio (Apocalisse 20:5), prima del Giudizio del Grande Trono Bianco descritto in Apocalisse 20:12-14. Una persona deve essere viva per subire la seconda morte.

2. L’offerta di salvezza e giustificazione è resa disponibile a tutti (Romani 11:32; Tito 2:11; 1 Timoteo 2:4-6; 4:10). Gesù è il sacrificio espiatorio per il mondo intero, come indicato in 1 Giovanni 2:2.

3. A tutti coloro che credono verrà applicata la giustificazione (1 Timoteo 4:10) e vivranno per sempre in Paradiso con Dio.

D: 1 Corinzi 15:22 è falso perché tutti i profeti erano senza peccato, come insegnano i bahá’í in *Some Questions Answered*, pagg. 118-121?

R: 1 Corinzi 15:22 afferma che tutti i discendenti di Adamo hanno peccato, e ciò include tutti i profeti eccetto Gesù. È un comune malinteso musulmano, che i bahá’í hanno ereditato, ritenere che tutti i profeti fossero senza peccato. Tuttavia, ciò porta a strane contraddizioni. Giona (il pio profeta Yunus per i musulmani) fuggì a Tarsis e fu inghiottito da un grande pesce. Non vi era forse peccato nel fuggire? Adamo è considerato un profeta dai musulmani, ma se non avesse peccato nel Giardino dell’Eden, la vostra definizione di peccato non diventerebbe forse una frase priva di significato? A Mosè fu proibito di entrare nella Terra Promessa a causa della sua ira a Meriba. Poiché il Signore era adirato con Mosè in Deuteronomio 3:26, può il Signore essere adirato con qualcuno che non ha mai peccato?

Qui c’è una lezione per tutti. A volte i preconcetti distorti delle persone le costringono quasi a stravolgere la Bibbia per adattarla ai propri preconcetti.

D: 1 Cor 15,23 dimostra che Maria sia stata assunta in cielo con il corpo, come insegnano alcuni teologi cattolici?

R: No. Sarebbe difficile credere che un cattolico possa fare riferimento a 1 Corinzi 15:23 quando parla della presunta Assunzione di Maria, se non fosse che nel libro *When Cultists Ask*, a pag. 234, si afferma che Ludwig Ott menzionò «la possibilità» che questo versetto si riferisse a Maria nel suo libro *Fundamentals of Catholic Dogma* (a cura di James Canon Bastible, pubblicato da Tan Books nel 1960, pag. 208).

A quanto pare, poiché 1 Corinzi 15,23 afferma che ciascuno va in Paradiso a suo tempo, e Cristo è salito in Paradiso per primo, ciò dimostrerebbe in qualche modo che Maria sia stata la seconda.

Poiché questo passo non menziona Maria, è un po’ come dire che

1. Se Maria è stata assunta in cielo con il corpo, Maria deve essere la «prima delle cose» menzionata qui.

2. Se Maria fosse le «prime frutte» qui menzionate, allora Maria sarebbe stata assunta in cielo con il corpo.

Forse il ragionamento circolare di questa argomentazione è il motivo per cui Ott ha affermato che si trattava solo di una possibilità e che non era possibile trovare una prova scritturale dell’Assunzione di Maria.

Oltre al ragionamento circolare, un secondo problema di questa argomentazione è che 1 Corinzi 15,22-25 non tratta dell’Assunzione, bensì della risurrezione. Gesù fu il primo a risorgere con un corpo immortale. Cattolici e protestanti concordano sul fatto che, qualunque cosa sia accaduta a Maria alla fine della sua vita terrena, ella non sia risorta. Infine, anche se qui si parlasse dell’Assunzione corporale in cielo e non della risurrezione dai morti, Enoch ed Elia furono portati in cielo prima di Cristo.

Il tentativo di utilizzare questo versetto è istruttivo per mostrare fino a che punto alcuni teologi astuti debbano spingersi per sostenere l’Assunzione corporea di Maria, sebbene a Ott vada riconosciuto il merito dell’onestà, per aver ammesso che non si trovano prove scritturali.

D: In 1 Cor 15,24, il regno di Cristo giungerà davvero al termine e Egli consegnerà ogni cosa a Dio Padre, oppure il regno di Cristo durerà per sempre, come affermano Lc 1,33 ed Eb 1,8?

R: Entrambe le affermazioni sono vere. Il regno di Cristo presenta due aspetti. Gesù è un re conquistatore, che sconfigge i Suoi nemici, e quella parte giungerà al termine. Gesù è il Principe della Pace eterno, e quella parte non avrà mai fine. Per ulteriori informazioni, si veda l’opera di Haley *Alleged Discrepancies of the Bible*, pagg. 137-138.

D: In 1 Cor 15,25-28, poiché tutti saranno sottoposti a Cristo, ciò significa che tutti andranno in Paradiso, come insegna l’eresia dell’universalismo?

R: No. Essere sottoposti a Cristo non significa che si andrà in Paradiso. Anche le rocce inanimati e i demoni saranno sottoposti a Cristo, eppure non andranno in Paradiso. Per ulteriori informazioni, si veda l’analisi su Colossesi 1:20, Romani 5:19; Romani 8:29-30 e *When Cultists Ask*, pagg. 234-235.

D: In 1 Corinzi 15:29, il battesimo per i defunti significa che le persone non devono credere individualmente?

R: No. Come dimostrano le risposte alle prossime quattro domande, ogni persona viene battezzata per sé stessa e non si battezza per conto dei defunti. Si veda *When Critics Ask*, pagg. 464-465, per una risposta più approfondita.

D: In 1 Cor 15,29, i cristiani dovrebbero battezzare per conto dei defunti?

R: No. Paolo stava dicendo che se persino questi non cristiani credevano nella risurrezione, come dimostrato dal loro battesimo per i defunti, perché voi non potete credere nella risurrezione? Un argomento molto simile si trova in *Teofilo ad Autolico* 1,13. (Teofilo fu vescovo di Antiochia dal 168 al 181/188 d.C.)

«Quindi, per quanto riguarda la vostra negazione della risurrezione dei morti… voi credete che Ercole, che si è dato fuoco, sia vivo; e che Esculapio, colpito da un fulmine, sia risorto;…» (Padri ante-niceni, volume 2, p. 92)

Se il battesimo per i morti è una delle cose più importanti che possiamo fare, come insegna il mormonismo, allora perché nelle Scritture non ci viene mai comandato di farlo? Paolo parlò di «altri» (loro) in 1 Corinzi 15:29. Una setta dell’epoca di Paolo in Grecia, chiamata dei Cerintiani, praticava il battesimo per i morti, ma nessuno ha mai affermato che i cristiani dovessero farlo. (A proposito, i cerintiani insegnavano anche che Cristo discese su Gesù al momento del Suo battesimo e lo abbandonò sulla croce, per cui morì solo l’uomo Gesù, secondo la nota a piè di pagina della NIV Study Bible su 1 Giovanni 4:2, pag. 1911.)

Nell’ambito dei Misteri eleusini era presente la dottrina delle abluzioni necessarie per raggiungere la beatitudine nell’aldilà (Frammento 212 di Pindaro, Frammento 753 di Sofocle). Il battesimo in vece di altri era noto, come risulta dal frammento 245 dell’Orfica. Per ulteriori informazioni, si veda *Hard Sayings of the Bible*, pagg. 616-618.

Naturalmente non dobbiamo imitare molte delle pratiche seguite dai Corinzi, quali la carnalità, l’immoralità, il settarismo, l’abuso della Cena del Signore e la negazione della risurrezione fisica di Gesù. Se praticare ciò oggi, come fanno i mormoni, ci porta a pensare che Dio ci richieda di dedicarci a un intenso studio genealogico, 1 Timoteo 1:3,4 e Tito 3:9 ordinano al popolo di Dio di non dedicarsi a genealogie infinite.

D: In 1 Cor 15:29-30, dovremmo praticare il battesimo per i defunti, come insegnano i mormoni?

R: Innanzitutto alcuni fatti reali che non sono direttamente correlati alla risposta, e poi la risposta stessa.

1. Il termine greco huper significa «a causa di», non necessariamente «per il bene di».

2. Molte persone sono diventate cristiane a causa della testimonianza di cristiani che erano già stati martirizzati.

3. Il battesimo, per tutti i cristiani, implica che in un certo senso siamo tutti uomini morti, cioè morti a noi stessi e vivi in Cristo (Colossesi 2,11-13)

La risposta: I pronomi utilizzati da Paolo (loro, loro e noi) evidenziano chiaramente che Paolo non ha mai affermato che né lui né i suoi lettori immediati praticassero il battesimo per i morti. Paolo non ha comandato, raccomandato, celebrato, praticato né affermato che i Corinzi praticassero il battesimo per i morti. In 1 Corinzi 10:18-22, Paolo menziona che altri offrivano sacrifici agli idoli, ma che nemmeno noi dovremmo farlo. Non vi è alcun esempio di cristiani che praticassero il battesimo per i defunti in tutta la Bibbia, né nella Chiesa primitiva. Tuttavia, alcuni eretici religiosi, chiamati cerintiani, praticavano il battesimo per i defunti.

Poiché non vi è alcun comando né esempio in merito, e l’unica pratica nota era quella dei cerintiani non cristiani, i mormoni si trovano su un terreno piuttosto instabile nel rendere questo aspetto una parte fondamentale della loro religione.

Quando si rivolgeva ai Greci, Paolo utilizzava gli scritti dei poeti pagani greci per ribadire concetti veritieri, come ad esempio in Atti 17:23-29. Giuda ricorreva ad affermazioni veritiere tratte dai libri apocrifi per far comprendere appieno un concetto ai suoi ascoltatori. Allo stesso modo, Gesù utilizzò quello che viene definito un argomento “ad hominem” per dimostrare di provenire da Dio nel dibattito con i farisei in Giovanni 5:31-34.

Il punto sollevato da Paolo in 1 Corinzi 15,29-30 è che, sebbene molti greci non credessero nella risurrezione fisica e la deridessero (1 Corinzi 15,12; Atti 17,32), allo stesso tempo i cerintiani, proto-gnostici, battezzavano per i morti. Perché ritengono necessario compiere questo rituale corporale del battesimo, se i corpi sono scomparsi per sempre?

D: In 1 Cor 15,29-30, che cosa si intende per «battesimo per i morti»?

R: A parte questo versetto, conosciamo solo due casi, entrambi relativi a pratiche pagane. Lo praticavano i Mandei in Mesopotamia e lo praticavano i Cerintiani (che si trovavano proprio a Corinto). Non disponiamo di alcuna prova che un singolo cristiano praticasse il battesimo per i defunti.

D: In 1 Cor 15,32-33, chi stava citando Paolo?

R: Vi sono due risposte complementari.

1. In 15,33 («Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi») Paolo citò il poeta greco Menandro, dalla sua commedia *Thais*. Si veda anche la discussione su Atti 17,16-34.

2. In 15,32 Paolo citò Isaia 22,13. Come Paolo, Isaia non stava suggerendo di seguire questo detto vuoto, ma stava esprimendo il punto di vista di persone senza Dio.

Per inciso, Menandro visse all’incirca dal 342 al 291 a.C. Isaia profetizzò da prima del 739 a.C. fino a dopo il 682 a.C. Probabilmente Paolo conosceva bene sia Menandro che Isaia.

D: In 1 Corinzi 15:36, quando qualcuno pone una domanda insensata, del tipo «come è possibile che un Dio Onnipotente…», come risponde alla sua obiezione con rispetto, dimostrandone al contempo l’insensatezza?

R: Se esiste la minima possibilità che si tratti di un’obiezione sincera, è opportuno rispondere. È necessario rispettare la persona che pone la domanda. Tuttavia, quando la domanda nasconde una premessa errata, come ad esempio l’idea che Dio non sia onnipotente, è necessario assicurarsi di sottolineare l’errore insito nel presupposto errato alla base della domanda.

D: In 1 Cor 15,37, questo versetto avvalora l’eresia della reincarnazione?

R: No, per i seguenti motivi:

1. Il corpo glorificato è permanente e non muore più.

2. Questa trasformazione avviene una sola volta.

3. Si tratta di un cambiamento nel nostro corpo, non di un cambiamento del nostro corpo.

Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Giovanni 3:3.

D: In 1 Corinzi 15:38-41, questo passo avvalora in qualche modo il concetto mormone dei cieli celestiali, terrestri e telestiali?

R: No. Questa analogia mostra semplicemente che, così come esistono diverse glorie nell’unico cielo fisico, esistono diversi tipi di gloria nell’unico Cielo. Il fatto che Paolo abbia fornito tre esempi (il sole, la luna e le stelle) non implica l’esistenza di tre cieli, così come il fatto che Paolo abbia fornito quattro esempi in 1 Corinzi 15:39 (uomini, animali, uccelli e pesci) non implica l’esistenza di quattro cieli. Il Cielo non sarebbe il Cielo senza la presenza di Gesù.

Esistono almeno tre Cieli (non nominati), secondo quanto afferma Paolo in 2 Corinzi 12:2. Paolo ha visitato il terzo.

D: In 1 Cor 15,44, il nostro corpo risorto è fisico o spirituale?

R: Paolo ha fornito un’analogia con gli Israeliti nel deserto e la roccia, e tale analogia risponde a questa domanda. Gli Israeliti ottennero l’acqua da una roccia fisica, ma non da una semplice roccia fisica. Era Cristo la forza spirituale che si celava dietro quella roccia. I nostri corpi risorti saranno fisici, ma non semplici corpi fisici. Attraverso Cristo avremo anche una dimensione spirituale aggiuntiva.

Giustino il Martire (che scrisse intorno al 138-165 d.C.) era un filosofo greco convertitosi al cristianesimo, che egli definiva «la vera filosofia». Era ben consapevole delle argomentazioni greche che deridevano una risurrezione fisica «nella carne» e fu tra i primi a rispondere a tali argomentazioni nell’opera *Sulla risurrezione*. I frammenti che ci sono pervenuti di quest’opera sono tradotti nel volume 1 dei Padri ante-niceni, alle pagine 294-299

D: In 1 Cor 15,45, perché Gesù è l’ultimo Adamo?

R: Esistono parallelismi fondamentali tra Adamo e Gesù. Da Adamo abbiamo ereditato gravi conseguenze, tra cui una natura depravata e peccaminosa che conduce alla morte. Tutti coloro che accettano Gesù come loro Signore e Salvatore ricevono da Lui una nuova natura e la vita eterna.

D: In 1 Cor 15,45, poiché Cristo era uno spirito vivificante, ciò significa forse che Egli non avesse anche un corpo fisico?

R: No. Il corpo di Cristo è spirituale e fisico, non solo spirituale.

D: In 1 Cor 15,50, poiché la carne e il sangue non possono entrare in Paradiso, come possiamo risorgere con corpi fisici?

R: Chi afferma che un corpo fisico glorificato debba necessariamente avere caratteristiche terrene, come carne e sangue? La Bibbia non lo afferma. Piuttosto, 1 Corinzi 15:35-44 dice semplicemente che saranno diversi.

D: In 1 Corinzi 15:50, poiché la carne e il sangue non possono entrare in Paradiso, come mai Enoch fu rapito in modo da «non vedere la morte», come riportato in Ebrei 11:5?

R: Ovviamente Dio Onnipotente ha la capacità di trasformare Enoch conferendogli un corpo glorificato senza che egli provi la morte. Inoltre, quando le persone viventi saranno rapite in Paradiso, potrebbero non provare la morte per lo stesso motivo.

In sintesi, Dio potrebbe trasformare i corpi di Enoch e dei credenti rapiti senza che essi subiscano la morte, in modo analogo a quanto avviene per i credenti che muoiono.

D: In 1 Corinzi 15,51-52, i termini «vita» e «morte» indicano qui semplicemente «fede» e «miscredenza», come insegnano i bahá’í in *Bahá’u’lláh e la Nuova Era*, pag. 270?

R: No, le Scritture sono coerenti nell’affermare che ci sarà una resurrezione fisica.

Oltre a 1 Corinzi 15:51-52, si veda:

Dan 12,2: «E molti di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno, alcuni alla vita eterna, altri invece alla vergogna e al disprezzo eterno».

Ap 20,5: «Gli altri morti non tornarono in vita finché non furono compiuti i mille anni. Questa è la prima risurrezione».

1 Samuele 2:6 «Il Signore fa morire e dà la vita; fa scendere nel Sceol e fa risalire».

Salmo 49:15 «Ma Dio riscatterà la mia vita dal Sceol, poiché Egli mi porterà sicuramente a Sé».

Salmo 22:29, «… tutti coloro che scendono nella polvere si inginocchieranno davanti a Lui…»

Salmo 23:6 Dopo aver parlato dell’ombra della morte nel Salmo 23:4, Davide afferma: «Abitareò nella casa del Signore per sempre».

Salmo 49:8-9 «Poiché il riscatto della sua anima è costoso, e mai il pagamento potrà essere sufficiente, affinché egli viva per sempre e non veda la decomposizione».

Salmo 52:8-9 «Confido nell’amorevole devozione di Dio per sempre e in eterno. Vi loderò per sempre… alla presenza dei Vostri santi».

Isaia 25:7-8 «Su questo monte Egli [Dio] annienterà il velo che avvolge tutti i popoli, il sudario che copre tutte le nazioni; annienterà la morte per sempre…».

Isaia 53:8-10 Dopo aver affermato, nei versetti 8-9, che colui che soffre per noi sarà ucciso e deposto nella tomba di un uomo ricco, nel versetto 10 si dice tuttavia che egli vedrà la sua discendenza.

Tutti questi versetti sono tratti dalla BSB.

D: In 1 Cor 15,52 e 1 Tess 4,16-17, cosa dice la «ultima tromba» riguardo alla tribolazione?

R: I pretribolazionisti sostengono che l’ultima tromba fosse una tromba speciale destinata ai credenti e che non faccia parte delle sette trombe dell’Apocalisse. Altri indicano questo versetto come una delle principali lacune della visione pretribolazionista. Essi affermano che si tratti della settima tromba di Apocalisse 11:15.

D: In 1 Cor 15,52-54, come può Dio risuscitare il corpo mortale di un credente che è stato ridotto in cenere o divorato dai leoni?

R: Dio è Onnipotente e può fare qualsiasi cosa. Dal punto di vista scientifico, sebbene la maggior parte delle nostre cellule sopravviva (o si moltiplichi e sopravviva) nel corso della nostra vita terrena, la maggior parte degli atomi che compongono le nostre cellule è diversa da quella di sette anni fa. Pertanto, per risorgere dai morti, non è necessario che noi possediamo gli stessi atomi. Allo stesso modo, le cellule sono «configurazioni» di atomi. Ma Dio può, pur non essendo obbligato a farlo, utilizzare gli stessi materiali fisici (cioè gli atomi) presenti in un corpo sepolto. Pertanto, il fatto che il corpo di un cristiano venga sepolto o cremato (sia con la sua volontà che contro di essa) non ha alcuna influenza su ciò che Dio farà. Tuttavia, alcuni considerano la sepoltura cristiana come una testimonianza della nostra sicura speranza nella risurrezione.

D: In 1 Cor 15,54, in che modo e perché «ciò che è corruttibile… deve rivestirsi di incorruttibilità»?

R: Non ci è stato rivelato tutto questo mistero. Tuttavia, esistono alcune illustrazioni tratte dalla natura che potrebbero indicare parte della risposta.

Quando un cespuglio o un alberello è infestato dalla muffa in tutte le sue foglie, l’unico modo per salvare la pianta è abbatterla, lasciando solo un ceppo alto. La parte superiore è andata perduta insieme al «peccato» della muffa che la infesta, ma le radici sono ancora lì, e sane. Spesso la pianta ricrescerà e, nel tempo necessario per far spuntare nuove foglie, la muffa potrà essere scomparsa, poiché non aveva più dove annidarsi.

Se pensavate che la quantità di DNA in una cellula fosse correlata alle dimensioni o all’intelligenza di un organismo, potreste rimanere molto sorpresi nell’apprendere che la cellula di una rana contiene circa 20 volte il DNA presente nella cellula di un essere umano. Non solo la rana deve possedere il DNA necessario per funzionare come girino che respira sott’acqua, ma deve anche disporre del DNA necessario per tutte le fasi di transizione e per il risultato finale: vivere come rana che respira aria. Gli angeli e i demoni potrebbero guardarci e pensare a quanto siamo creature umili e fragili. Tuttavia, potremmo sempre dire: «Ma guardate il nostro DNA spirituale, che abbiamo ricevuto dal nostro Padre!»

D: In 1 Cor 15,58, cosa si può dire o fare quando si comincia a sentire che la propria fatica è vana?

R: Vorrei che potessimo chiederlo a Geremia. Egli ebbe una lunga carriera, forse di oltre 55 anni, come profeta. Nel corso della sua vita, mentre svolgeva fedelmente il suo ministero e subiva la prigionia e complotti contro la sua vita, vide solo una manciata di persone che credevano alle sue parole. Eppure, circa 2.600 anni dopo, le persone traggono ispirazione dalla parola di Dio che è giunta attraverso di lui. Per dirla in modo un po’ diverso, Geremia sarebbe stato un pessimo giudice dell’influenza che la sua vita e la sua opera avrebbero avuto.

Galati 6:9 ci esorta a non arrenderci, sapendo che la nostra fatica non è vana, se perseveriamo in essa.

Il nostro obiettivo non è quello di essere considerati influenti, né tantomeno di esserlo effettivamente. Il nostro obiettivo è semplicemente quello di compiacere Dio e di fare ciò che Egli vuole specificamente che facciamo, che agli occhi delle persone possa sembrare grande o piccolo. Alla fine, la gioia di sentire Dio dire: «Ben fatto, servo buono e fedele!» vale più di tutte le ricchezze di questo mondo effimero. Tenete gli occhi fissi sul premio finale e rimanete vicini a Dio nella preghiera.

D: In 1 Cor 16,18, poiché non meritiamo alcuna cosa buona, in che modo questi uomini devoti meritano un riconoscimento?

R: In senso assoluto, non meritiamo nulla da Dio se non la giustizia (e grazie a Dio Egli ci dona la misericordia).

In senso relativo, tuttavia, Dio ci comanda di dare riconoscimento e incoraggiamento ai leader devoti che servono bene Dio e il prossimo.

Per scherzo, sarebbe difficile per un cristiano lavorare per un capo cristiano che non facesse questa distinzione. Il capo potrebbe dire: «Di tutte le cose buone che Le sono state date in questa vita, quale merita davvero?». Il lavoratore potrebbe rispondere: «Nessuna. Tutto è per grazia e misericordia di Dio». Il capo potrebbe rispondere: «Ebbene, sono lieto che lei lo capisca; stavo per concederle un aumento, ma lei semplicemente non se lo merita!».

D: In 1 Cor 16,22, perché Paolo maledice coloro che non amano (fileo) il Signore?

R: Se alcuni interpretano questo passo come se Paolo volesse che andassero all’inferno, questa non è la volontà di Dio, poiché Ezechiele 18:23,32 e 2 Pietro 3:9 dimostrano che Dio non vuole che nessuno perisca. Ci sono tre punti da considerare nella risposta.

1. Indipendentemente dal fatto che Paolo ce lo dica o meno, le persone che non amano Gesù sono sotto una maledizione.

2. Paolo, e noi, dovremmo pregare affinché coloro che sono sotto la maledizione di non conoscere Gesù possano rendersi conto del proprio vuoto interiore e affinché Dio mandi loro qualsiasi esperienza, anche dolorosa, per mostrare loro il bisogno di Cristo.

3. Paolo, e noi, dovremmo pregare affinché coloro che compiono l’opera maledetta di sviare gli altri siano colpiti dalla maledizione del fallimento.

D: In 1 Corinzi, come facciamo a sapere che questa lettera è stata davvero scritta da Paolo?

R: Non disponiamo di alcuna prova che suggerisca che Paolo non l’abbia scritta. Lo afferma lo stesso libro di 1 Corinzi, e la Chiesa primitiva non lo ha mai messo in discussione. Diciassette scrittori preniceni affermarono che 1 Corinzi fosse opera di Paolo. Clemente di Roma, Policarpo, la Lettera a Diogneto, Ireneo di Lione, il Canone Muratoriano, Clemente di Alessandria, Tertulliano, Ippolito, Origene, Cipriano di Cartagine, Pierio di Alessandria, Adamantio, Vittorino di Petau, Metodio, Atanasio di Alessandria, Alessandro di Alessandria ed Eusebio di Cesarea.

Supponendo che Paolo sia morto sotto Nerone, la sua morte risalirebbe all’incirca al 67 d.C.

D: In 1 Corinzi, come facciamo a sapere che la Scrittura che abbiamo oggi è una conservazione affidabile di ciò che fu scritto originariamente?

R: Vi sono almeno tre validi motivi.

1. Dio ha promesso di preservare la Sua parola in Isaia 55,10-11; Isaia 59,21; Isaia 40,6-8; 1 Pietro 1,24-25 e Matteo 24,35.

2. Le testimonianze della Chiesa primitiva. Gli scrittori della Chiesa primitiva fino al Concilio di Nicea I (325 d.C.) citarono la Prima Lettera ai Corinzi circa 755 volte, senza contare le allusioni. Citarono il 65% della Prima Lettera ai Corinzi, contando i versetti frazionati come frazioni. Si tratta di 282,6 versetti su un totale di 437.

Ecco gli scrittori preniceni che fecero riferimento ai versetti della Prima Lettera ai Corinzi.

1 Clemente (96-98 d.C.) è sostanzialmente una lettera di Clemente, vescovo di Roma, in cui egli esorta i Corinzi a mettere in pratica quanto Paolo aveva loro insegnato 50 anni prima. Nel capitolo 47, Clemente menziona Apollo e Cefa

Clemente di Roma cita 1 Corinzi 2,9: 1 Clemente, cap. 34, vol. 1, p. 14; vol. 9, p. 239

Ignazio 1 Corinzi 1,20 ¼ Citazione dalla Lettera di Ignazio agli Efesini, cap. 18, pagg. 56-57. Segue una parafrasi, ma si tratta di un riferimento inequivocabile.

Ignazio, 1 Corinzi 3,16; 6,19: allusione alla Lettera di Ignazio ai Filadelfesi, cap. 7, pag. 84

1 Corinzi 6,19 Allusione: «noi siamo templi di Dio» nella Lettera di Ignazio agli Efesini, cap. 15, pag. 56

Papia scrive: «Come dicono i presbiteri» e cita 1 Corinzi 15,25-26 come detto dall’apostolo. Cita poi 1 Corinzi 15,27-28, Frammento 5, vol. 1, pag. 154.

1 Cor 6,9,10b 1½ Citazione dalla Lettera di Policarpo ai Filippesi (110-155 d.C.), cap. 5, pag. 34

Lettera a Diogneto (circa 130-200 d.C.)

La Didaché (120-150 d.C.)

Il Canone Muratoriano (170-210 d.C.), ANF vol. 5, pag. 603, menziona le due lettere di Paolo ai Corinzi, nonché le altre 11 lettere di Paolo.

La Seconda Lettera di Clemente (120-140 d.C.), cap. 11, pag. 254, cita metà del versetto 1 Corinzi 2,9: «Cose che l’orecchio non ha mai udito, che l’occhio non ha mai visto, né sono mai entrate nel cuore dell’uomo».

Melito di Sardi (170-180 d.C.) menziona Luca e Marco come «Vangeli». Si fa menzione di 1 Corinzi come opera dell’apostolo. Citazione dalla Lettera agli Ebrei. «Orazione sulla Passione del Signore», cap. 9, pagg. 760-761

Atenagora, nel 177 d.C., afferma: «nelle parole dell’apostolo» e subito dopo cita 1 Corinzi 15,54. La risurrezione dei morti, cap. 18, pag. 159

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita 1 Corinzi 6,12 come opera di Paolo in *Contro le eresie* di Ireneo, libro 4, cap. 37.4, pag. 519

Clemente di Alessandria si chiese quale fosse la saggezza di questo mondo contro la quale Paolo ci metteva in guardia in 1 Corinzi 3,19-21. *Stromati* (193-202 d.C.), libro 1, cap. 11

Tertulliano (198-220 d.C.) cita 1 Corinzi 8,2 e Galati 1,7 e 5,7 come scritti dall’apostolo nell’opera *Prescrizione contro gli eretici*, cap. 27, pag. 256.

Tertulliano (198-220 d.C.) cita 1 Corinzi 15,29 in *Sulla risurrezione della carne*, cap. 48, p. 582

Teodoto, probabilmente montanista (circa 240 d.C.), allude a 1 Corinzi 15,49 nel cap. 24, pag. 46

Ippolito (225-235/6 d.C.) cita parte di 1 Corinzi 2,13 come Scrittura in *La confutazione di tutte le eresie*, libro 7, cap. 14, p. 107.

Giulio Africano (232-245 d.C.) cita 1 Corinzi 15,12 e afferma che sia opera dell’apostolo nella *Lettera ad Aristide*, cap. 1, pag. 125

Origene (225-253/254 d.C.) cita 1 Corinzi 1,24 come opera di Paolo in *De Principiis*, libro 1, cap. 2.1, pag. 246. Egli cita inoltre 1 Corinzi 14,15 come opera di Paolo in *De Principiis*, libro 2, cap. 2, pag. 287

Cipriano fu vescovo di Cartagine dal 246 circa fino al suo martirio nel 258 d.C. Egli menziona la Prima Lettera di Paolo ai Corinzi e cita poi 1 Corinzi 7,10-11 nei *Trattati di Cipriano – Testimonianze*, cap. 90, pag. 553. Egli fa inoltre riferimento a Paolo e alla sua Prima Lettera ai Corinzi nel *Trattato 12*, secondo libro, cap. 1, pag. 516

Gregorio il Taumaturgo (240-265 d.C.) cita 1 Corinzi 6,13 come opera dell’apostolo nella *Epistola canonica*, cap. 1, pag. 18.

Piero di Alessandria (275 d.C.) cita 6 delle 22 parole di 1 Corinzi 7,7 come se fossero di Paolo nel «Frammento 1», pag. 157

Adamantio (circa 300 d.C.) cita 1 Corinzi 15,29 nel *Dialogo sulla vera fede*, quinta parte, cap. 23, pag. 181

Arnobio, *Contro i pagani* (297-303 d.C.), libro 2, cap. 7, pag. 435: «Non hanno mai risuonato alle vostre orecchie le ben note parole secondo cui la sapienza dell’uomo è follia davanti a Dio?» (1 Corinzi 3,19)

Vittorino, vescovo di Petau nell’odierna Slovenia (martirizzato nel 304 d.C.) Cita l’Antico e il Nuovo Testamento nel suo Commento all’Apocalisse di San Giovanni, pag. 345. Elenca le lettere di Paolo come Romani, Corinzi, Galati, Efesini, Tessalonicesi, Filippesi, Colossesi, Timoteo e cita 1 Timoteo 3:15 nel cap. 16, pag. 345. Prosegue citando 1 Corinzi 15:53 a pag. 346

Metodio (270-311/312 d.C.) cita 1 Corinzi 7:34 come opera di Paolo. «Il banchetto delle dieci vergini», discorso 1, cap. 1, pag. 311.

Alessandro di Alessandria (313-326 d.C.) cita 1 Corinzi 2:9 come opera dell’apostolo Paolo e Colossesi 1:16,17 come opera di Paolo nelle «Lettere sull’eresia ariana», Lettera 1, cap. 5, pag. 293

Eusebio di Cesarea (318-325 d.C.) cita integralmente 1 Cor 15,55-56. *Dimostrazione del Vangelo*, libro 4, cap. 11, pag. 7

Dopo Nicea

Eusebio di Cesarea (318-339/340 d.C.) scrisse commentari completi su Luca e sulla Prima Lettera ai Corinzi. Padri niceni e post-niceni, seconda serie, vol. 1, pag. 41

Egemonio (IV secolo) cita 1 Corinzi 13,8-10 dicendo: «Poiché in quella prima Lettera ai Corinzi, Paolo dice…» (parla Archelao). «Disputa con Mani», cap. 37, pag. 211

Zeno (IV secolo)

Victorinus di Roma (dopo il 363 d.C.)

Atanasio di Alessandria (367 d.C.) elenca i libri del Nuovo Testamento nella Lettera festiva 39, pag. 552

Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.) cita 1 Corinzi 3:8 come «quelle parole ai Corinzi» nell’opera *Sulla Trinità*, libro 8, cap. 5, pag. 139

La *Synopsis Scripturae Sacrae* (350-370 d.C. o V secolo) menziona le due lettere di Paolo ai Corinzi come parte del Nuovo Testamento. Essa cita 1 Corinzi 1,1-2a.

Lo scismatico Lucifero di Cagliari (370/371 d.C.)

Marcellino di Ancira (circa 374 d.C.)

Basilio di Cappadocia (357-378/379 d.C.) cita 1 Corinzi 3,13 come opera dell’Apostolo. In *De Spiritus*, cap. 15.36, pag. 22. Egli afferma inoltre che 1 Corinzi 7,6 è opera di Paolo. Lettera 8, cap. 3, pag. 117

Sinodo di Laodicea (in Frigia) (343-381 d.C.), il canone 60, pag. 159, elenca i libri dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento. Il canone 59, pag. 158, stabilisce che in chiesa possano essere letti solo i libri canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Ambrosiaster (dopo il 384 d.C.)

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.)

Ambrogio di Milano (370-390 d.C.)

Apollinare di Laodicea (circa 390 d.C.)

Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.)

Gregorio di Elvira (dopo il 392 d.C.)

Anfilochio (-397 d.C.) in *Iambi ad Seleucum*

Gregorio di Nissa (circa 356-397 d.C.) 1 Corinzi 15:51,52 «il divino Apostolo … ai Corinzi» Sulla creazione dell’uomo, cap. 32.6, pag. 412

Didimo il Cieco (398 d.C.)

Macario/Simeone (IV o V secolo)

Massimino (IV/V secolo)

Petiliano (IV/V secolo) fa riferimento a 1 Corinzi 7,5

Timoteo di Alessandria (IV/V secolo)

Epifanio di Salamina (360-403 d.C.)

Flaviano di Antiochia (404 d.C.)

Gaudenzio (dopo il 406 d.C.)

Giovanni Crisostomo (392-407 d.C.) deve aver davvero apprezzato la Prima Lettera ai Corinzi, poiché ne scrisse 44 omelie, che conserviamo ancora oggi. Egli afferma che la Prima Lettera ai Corinzi fu scritta da Paolo e da Sostene.

Cromazio (morto nel 407 d.C.)

Severiano (dopo il 408 d.C.)

Niceta di Remesiana (366-circa 415 d.C.)

Orosio/Hosio di Braga (414-418 d.C.) cita parte di 1 Corinzi 15,10 come opera di Paolo. Difesa contro i pelagiani, cap. 10, pag. 127

Girolamo (373-420 d.C.)

Sozomeno (370/380-425 d.C.) cita 1 Corinzi 11,12 come opera dell’apostolo Paolo. Storia ecclesiastica di Sozomeno, libro 4, cap. 29, pag. 324

Agostino di Ippona (388-430 d.C.) cita 1 Corinzi 10,17 come opera dell’apostolo Paolo in *La Città di Dio*, libro 17, cap. 5, pag. 345

Il semi-pelagiano Giovanni Cassiano (419-430 d.C.) cita un quarto di versetto di 1 Corinzi 3:16; 4:16 come attribuito a Paolo nelle «Istituzioni di Giovanni Cassiano», libro 9.3, pag. 264

Marco l’Eremita (dopo il 430 d.C.)

Cirillo di Alessandria (444 d.C.)

Esichio di Gerusalemme (-450 d.C.)

Speculum (V secolo)

Teodoreto di Ciro (vescovo e storico) (423-458 d.C.)

Varimadum (445/480 d.C.)

Testimonianze relative agli eretici e ai libri apocrifi

Marcion fa riferimento alla Prima Lettera ai Corinzi secondo Tertulliano.

Lo gnostico Tolomeo fece riferimento a 1 Corinzi 2,15 secondo Ireneo.

L’eretico Priscilliano (circa 385 d.C.)

L’eretico donatista Ticonio (dopo il 390 d.C.)

L’eretico Pelagio (416-418 d.C.)

L’eretico pelagiano Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.)

Tutti questi sono giunti fino a noi.

3. I manoscritti più antichi di cui disponiamo della Prima Lettera ai Corinzi mostrano piccole variazioni manoscritte, ma nessun errore teologicamente significativo.

p. 11 1 Cor 1,17-23; 2,9-12, 14; 3,1-3, 5-6; 4,3-5,5, 7-8; 6,5-7, 11-18; 7,3-6, 10-14. VII secolo. Concorda con il Sinaitico

VII secolo – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento.

p. 14 - 1 Cor 1,25-27; 2,6-8; 3,8-10 V secolo. Testo alessandrino.

V secolo? - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

p. 15 (= Papiro di Ossirínco 1009) 1 Cor 7,18-8,4 (fine del III secolo). L’opera *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento* riporta un’immagine della p. 15 a p. 84. Ecco la datazione:

III secolo - 1968 - Il testo del Nuovo Testamento.

III secolo - 1975 - Terza edizione di Aland

III secolo – 1998 – Quarta edizione riveduta di Aland

Fine del III secolo (Philip Comfort e David P. Barrett in *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento*, 1999).

p. 34 – 1 Cor 16,4-7; 10; 2 Cor 5,18-21; 10,13-14; 11,2,4,6-7 (VII secolo) – testo alessandrino.

VII secolo – 1968 – *The Text of the New Testament*.

p. 46 Chester Beatty II, 100-150 d.C. 1 Cor 1,1-9,2; 9,4-14,14; 14,16-15,15; 15,17-16,22 (99% ovvero 431/437 versetti) e altre parti delle lettere di Paolo e della Lettera agli Ebrei. L’opera *Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento* riporta una fotografia di una parte del p46 a pag. 192. Inoltre, alle pagg. 197-198, si afferma che la qualità e i segni stichiometrici indicano che il testo è stato redatto da uno scriba professionista.

Prima metà del III secolo – 1936 – Frederic G. Kenyon secondo *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*.

II secolo, 200 d.C. – 1935 – Ulrich Wilken, secondo *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*.

200 d.C. – 1968 – *The Text of the New Testament*.

81-96 d.C. – 1988 – Young Kyu Kim, secondo *The Complete Text of the Earliest New Testament Manuscripts*.

Circa 200 d.C. – 1975 – Aland et al., terza edizione.

Circa 200 d.C. - 1998 - Aland et al., quarta edizione riveduta.

Dall’inizio alla metà del II secolo - 1999 - Il testo completo dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento. Ciò si basa in parte sulla grande somiglianza della grafia con il Papiro di Oxyrhynchus 8 (fine del I o inizio del II secolo) e con il Papiro di Oxyrhynchus 2337 (fine del I secolo).

p. 61 Romani 16:23,25-27; 1 Corinzi 1:1-2, 2-6; 5:1-3, 5-6, 9-13; Filippesi 3:5-9, 12-16; Colossesi 1:3-7, 9-13; 1 Tessalonicesi 1:2-3; Tito 3:1-5, 8-11, 14-15; Filemone 4-7. 700 d.C. circa

circa 700 d.C. – 1968 – Il testo del Nuovo Testamento.

Circa 700 d.C. – 1975 – Aland et al., terza edizione.

Circa 700 d.C. – 1998 – Aland et al., quarta edizione riveduta.

Vaticanus [B] 325-350 d.C.

Sinaitico [Si] 340-350 d.C.

Copto bohairico [Boh] III/IV secolo

Copto sahidico [Sah] III/IV secolo

Gotico [Goth] 493-555 d.C.

Alessandrino [A] 450 d.C. circa

Efraemico [C] V secolo

Per ulteriori informazioni sui primi manoscritti della Prima Lettera ai Corinzi, si veda www.BibleQuery.org/1 Corinthians Manuscripts.html.