< Domanda biblica su Aggeo
D: In Aggeo, cosa sappiamo di questo profeta e del suo libro?
R: Di Aggeo non si sa nulla se non ciò che è menzionato nel libro, ovvero che il suo nome significa “festivo” o “festa” e che lui e Zaccaria sono citati in Esdra 5:1; 6:14. Poiché il nome di Aggeo significa “festivo”, forse Aggeo nacque in occasione di una festività ebraica. Si trovano riferimenti ad Aggeo in Zaccaria 8:9 e in Ebrei 12:26.
Solo circa 50.000 ebrei fecero ritorno nel 538 a.C. Iniziarono a costruire il tempio per un paio d’anni e poi si fermarono. E ora, 18 anni dopo, il tempio non era ancora stato costruito. Il primo messaggio, in occasione della festa della luna nuova (Numeri 10:10), esortava il popolo di Dio, che aveva perso la propria visione. In Aggeo impareremo alcune cose su Dio e sul popolo, ma l’insegnamento della verità non è il punto centrale del libro. Il punto centrale è che il popolo, e noi, dobbiamo cambiare.
Aggeo e Zaccaria erano contemporanei ed è interessante mettere a confronto gli stili di questi due profeti. Lo stile di Aggeo è in generale semplice, organizzato e diretto rispetto a quello simbolico e ispiratore di Zaccaria. Ma Dio utilizza vari tipi di stili. H.A. Ironside, in *The Minor Prophets* (p. 221), definisce Aggeo e Zaccaria «come frecce levigate dalla faretra del Signore, la cui missione era quella di richiamare a Sé i cuori di coloro che erano così privilegiati».
D: Qual è il punto principale del libro di Aggeo?
R: Il libro di Aggeo tratta di «quando le cose non vanno al meglio». Ci sono due punti secondari principali. In primo luogo, il popolo era diligente nel costruire le proprie case, ma aveva trascurato di costruire il Tempio di Dio. A differenza dei profeti pre-esilici, Aggeo nel suo messaggio non li rimprovera per cose terribili che stanno facendo di sbagliato. Li rimprovera per non aver fatto ciò che è giusto. Erano presi dalle preoccupazioni di questo mondo mentre trascuravano il bene.
In secondo luogo, non dovevano essere delusi dal fatto che 50.000 ebrei poveri non potessero costruire un tempio bello come quello che Salomone aveva edificato con il suo oro e circa due milioni e mezzo di sudditi. Dovremmo essere contenti se obbediamo a Dio nel centro della Sua volontà, senza guardare ai semplici ornamenti esteriori.
D: In Aggeo, qual è la struttura generale del libro?
R: Il libro di Aggeo può essere studiato su tre livelli: a) la costruzione della casa di Dio, b) il ritorno a Dio, oppure c) quando le cose non vanno al meglio. Il capitolo 1 si concentra sul momento in cui il popolo di Dio non sta dando il meglio di sé, mentre il secondo capitolo mostra che dobbiamo rimanere incoraggiati anche quando i risultati non sembrano essere i migliori.
Aggeo è il secondo libro più breve dell’Antico Testamento (dopo Obadiah), e la struttura è molto lineare. Aggeo ha trasmesso quattro messaggi.
Ag 1,1-15 Primo messaggio – Smettete di procrastinare e costruite subito la casa di Dio (29 agosto 520 a.C.)
Ag 1,1-11 Considerate la disciplina che Dio infligge al suo popolo procrastinatore
Ag 1,12-15 Il residuo di Dio rispose con obbedienza
Ag 2:1-9 La gloria della casa di Dio (17 ottobre 520 a.C.)
Ag 2,1-4 Sì, il tempio non è più bello come un tempo
Ag 2,5-9 Lo Spirito di Dio rimane, ma ancora una volta Dio scuoterà i cieli e la terra
Ag 2:10-19 Dio può benedire anche ciò che è contaminato (18 dicembre 520 a.C.)
Ag 2:10-15 La santità non è contagiosa; l’impurità sì; non c’è speranza naturale per questo popolo
Ag 2:16-19 La solenne promessa di Dio di ribaltare questa situazione con il Suo popolo
Ag 2:20-23 Il ribaltamento delle maledizioni (18 dicembre 520 a.C.)
Ag 2:20-22 Il rovesciamento delle nazioni straniere
Ag 2:23 Zorobabele, discendente di Ioiachìn e l’anello con il sigillo
D: In Ag 1:1, quando fu scritto il libro di Aggeo?
R: Secondo quanto riportato in Aggeo 1, sarebbe il 520 a.C. La datazione precisa è una caratteristica degli scritti babilonesi e persiani, come la Cronaca babilonese, che data con precisione ogni evento. Aggeo visse sotto il dominio babilonese e persiano e, avendo vissuto sotto il loro dominio, data gli eventi secondo il calendario babilonese, non secondo quello dell’Antico Testamento. Aggeo è inoltre insolito nel menzionare monete coniate, che Dario aveva appreso a conoscere dal regno di Lidia.
D: In Ag 1,1, quali erano gli avvenimenti mondiali in quel periodo?
R: 538 a.C. Circa 50.000 ebrei ottennero il permesso di tornare a casa quando Ciro conquistò la Babilonia.
538 a.C. Gli ebrei lavorarono al tempio per due anni e poi si fermarono.
-530 a.C. Ciro morì in battaglia.
530-522 a.C. Cambise II regnò sulla Persia. Era un tiranno che amministrò male l’impero. Tutto era in pace nell’Impero persiano (pax Persiaca) tranne l’Egitto ribelle, che Cambise marciò verso la Palestina alla testa del suo esercito per sottomettere.
522-521 a.C. Cambise morì in circostanze misteriose e in Persia scoppiò una rivolta. Artaserse era un impostore che regnò per 7 mesi. È chiamato Pseudo-Smerdi dai Greci e dagli storici odierni. Fu lui a scrivere la lettera riportata in Esdra 4:7-23 con cui si ordinava l’interruzione dei lavori.
522/521-486 a.C. Dario I Istaspe divenne re dopo aver ucciso l’impostore. Combatté contro gli Sciti e i Greci e fu sconfitto a Maratona nel 490 a.C.
520 a.C. Aggeo e Zaccaria pronunciarono le loro prime profezie
519-518 a.C. L’esercito persiano marcia attraverso la Palestina e conquista l’Egitto
486-465/464 a.C. Serse I (assassinato) (lo stesso di Assuero in Esdra 4:6 e in Ester). Ester era la sua regina.
464-424 a.C. Artaserse I. Fu chiamato dai Persiani Artaserse I per cancellare il ricordo dell’impostore Artaserse. Neemia era il suo coppiere.
445 a.C. Neemia giunse a Gerusalemme per costruire le mura della città
D: In Aggeo 1:2, fu l’apatia del popolo a impedire la costruzione del Tempio, o fu l’opposizione straniera a impedirla, come dice Esdra 4:7-23?
R: Entrambi hanno avuto un ruolo. Ecco la sequenza degli eventi.
1. Nel 538 a.C., Ciro emanò un decreto che permetteva agli ebrei di tornare a casa e costruire il loro Tempio.
2. Nel 536 a.C., gli ebrei iniziarono a gettare le fondamenta del Tempio.
3. I nemici di Giuda (Samaritani, Ammoniti, Arabi e altri) scrissero una lettera al re (chiamato Artaserse, ma che gli storici moderni chiamano Pseudo-Smerdis, 522-521 a.C.). Egli emanò un decreto che bloccava la costruzione.
4. Nel 520 a.C. (Esdra 5:1) Dio si servì di Aggeo per rimproverare il popolo perché non stava ricostruendo. Gli ebrei allora iniziarono la ricostruzione.
5. I nemici misero in discussione la loro autorizzazione a ricostruire.
6. Gli ebrei fecero notare in una lettera al re Dario il precedente decreto del re Ciro e, dopo una ricerca, quel decreto fu ritrovato. Ester 1:19 e Daniele 6:8 affermano che le leggi dei re persiani non potevano essere abrogate.
7. Il tempio fu infine completato intorno al 516 a.C.
D: In Ag 1,2, trascuravano di costruire la casa di Dio, e anche noi oggi potremmo trascurare la casa di Dio. 1 Pietro 2,5 dice che la casa di Dio non è un edificio, ma siamo noi, la Sua chiesa. In che modo potremmo trascurare la casa di Dio?
R: Anche se penso che pochi cristiani lo farebbero mai deliberatamente, possiamo farlo involontariamente. Un modo è perdere il nostro zelo nel costruire qualsiasi cosa. Ma un secondo modo, forse più comune, è concentrarci così tanto su qualcos’altro – che si tratti di musica, di costruire edifici o persino di conoscenza – che obbedire a Dio non è più la nostra massima priorità.
D: In Ag 1,1-3, cosa stavano facendo di sbagliato le persone?
R: Non era che stessero compiendo azioni malvagie, ma lasciavano che le proprie preoccupazioni e ambizioni avessero la precedenza sul servizio a Dio, come mostra Aggeo 1:4.
D: In Ag 1,2-4, perché pensi che l’entusiasmo del popolo di Dio a volte venga meno?
R: Ci possono essere almeno quattro ragioni.
Hanno perso la fede nell’opera di Dio in loro per riuscire a raggiungere quell’obiettivo.
Si è affievolito il loro amore per Dio e per il prossimo, che li motiva a proseguire. Non ritengono che valga la pena dello sforzo, del duro lavoro o del sacrificio necessari per raggiungere quell’obiettivo.
Hanno perso la speranza e sono scoraggiati riguardo ai propri progressi. Non credono che riusciranno mai a raggiungere l’obiettivo che pensano di dover raggiungere.
Hanno perso la loro visione: sono cambiati e ora vogliono impegnarsi in un altro obiettivo, forse per soddisfare la propria ambizione.
D: In Ag 1,2-4, perché le persone tendono a procrastinare in generale? Perché le persone procrastinano nel compiere la volontà di Dio?
R: Rimandare un’azione non significa rifiutarsi di fare qualcosa; piuttosto si giustifica come un rinvio a un momento più opportuno. Molte volte c’è qualcosa che sembra più piacevole, o meno faticoso da fare in quel momento; e questo ostacola il compimento delle cose importanti. Oggi molte cose sono «urgenti» in quanto hanno delle scadenze. Ma alcune cose sono molto importanti ma non urgenti perché non hanno una scadenza. L’opuscolo *La tirannia dell’urgente* mostra come la tirannia dell’urgente sia nemica dell’importante.
Un secondo tipo di procrastinazione è la «paralisi da analisi» o il rimandare una decisione, specialmente una decisione scomoda da prendere. Da un lato, non è bene prendere decisioni affrettate senza dati sufficienti o senza alcuna base su cui fondarle. Dall’altro, la procrastinazione viene spesso giustificata dicendo: «Non ho tutti i dati». In genere, non si avranno mai tutti i dati! Ma se si dispone di dati sufficienti, al punto che ulteriori informazioni probabilmente non cambierebbero la decisione, allora si dovrebbe decidere subito.
Matteo 6:33 dice di cercare prima il regno di Dio. A volte le persone non fanno ciò che Dio vuole che facciano perché sentono di avere qualcosa di più importante. Ma nulla è davvero più importante che servire Dio.
D: In Ag 1,2-4, quali sono alcune scuse che i cristiani potrebbero addurre per rimandare la loro piena dedizione a Dio?
A: Ecco dieci giustificazioni.
Pago già la decima. (Ma vedi Luca 21:1-4; 2 Corinzi 8:2-3)
Potrebbe non essere sempre così divertente. (ma vedi 2 Corinzi 1:8-9; Filippesi 3:14; 1 Corinzi 3:12-15; e 1 Corinzi 9:23-25)
Se donassi tutto a Dio, la mia famiglia morirebbe di fame. (ma vedi 1 Timoteo 5:8; Proverbi 31:21-25)
Potrei non fare molta carriera. (vedi Ebrei 11:24-26; 11:37; 1 Timoteo 6:9-10)
Potrebbe non essere sicuro per me. (vedi 1 Re 19:10; Abramo e l’invasione degli Elamiti)
Voglio qualche garanzia che la mia famiglia sia al sicuro. (vedi Ezechiele 24:18; Giobbe 1:2-3 vs. 42:12-13)
Prima di conoscere Dio, mi ero allontanato troppo dalla giustizia perché Dio potesse servirsi di me. (Paolo)
Dopo aver conosciuto Dio, mi sono allontanato troppo dalla Sua volontà. (vedi Giona, Pietro; 2 Corinzi 2:5-10)
Attualmente, nemmeno io sono così perfetto. (vedi 2 Corinzi 12:7-10)
Dio mi dà solo ciò di cui ho bisogno, e io ho sperperato parte di ciò che mi ha dato. (vedi Esodo 34:1)
Questa settimana onora Dio in modo speciale. Trova qualcosa che sai che Dio vuole che tu faccia, ma che stai rimandando, e inizia a farlo ora. Oppure, trova un’abitudine che Dio vuole che tu smetta di avere, ma che stai rimandando, e smetti di farlo ora.
D: In che modo Ag 1,2-4 e Gc 4,17 sono collegati tra loro?
R: Giacomo 4:17 dice che se una persona sa ciò che Dio vuole che faccia e non lo fa, allora è peccato. Ecco alcuni motivi per cui le persone tendono a rimandare in generale.
Dicono di essere troppo stanchi
Troppe altre cose da fare
Se non riesci a farlo bene, allora è meglio non farlo affatto
Lavorano meglio sotto pressione
Mancanza di familiarità, fuori dalla nostra zona di comfort
Non vedono la scadenza
Concediti il permesso, prendi l’iniziativa (Nessuno al mondo ha dato ad Aggeo il permesso di parlare – tranne Aggeo stesso)
Non si vedono le conseguenze immediate
Nessuna responsabilità
Semplicemente non ne abbiamo voglia. Non vediamo un piacere o un beneficio sufficiente
Mancanza di autodisciplina, ovvero fare ciò che sai essere meglio, che tu ne abbia voglia o meno.
Paura di non riuscire
D: In Ag 1,3-4, perché pensi che Dio abbia punito prima e spiegato dopo, quando spesso fa il contrario?
R: Di solito, Dio avverte un popolo ribelle o ignorante e poi lo punisce se non cambia atteggiamento. Ma ci sono due tipi di disobbedienza: la ribellione e la procrastinazione. Il popolo sapeva già cosa fare, non era ribelle né apertamente riluttante a farlo, ma continuava semplicemente a rimandare mentre si dedicava ai propri progetti. Dio ha inflitto loro conseguenze negative perché sapevano già cosa avrebbero dovuto fare. Dio ha fatto sì che la punizione fosse commisurata alla disobbedienza. Erano troppo occupati a lavorare alle proprie faccende per avere tempo per Dio, quindi Dio ha fatto in modo che le loro faccende non avessero molto successo.
D: In Aggeo 1:5,7; 2:15,18 (due volte), come possiamo esaminare attentamente le nostre vie?
R: Possiamo iniziare con la preghiera per chiedere a Dio di mostrarci i nostri difetti nascosti, oltre a ricordarci quelli non proprio nascosti. Possiamo fare il punto della situazione per capire se i nostri desideri, pensieri e progetti stanno conducendo noi e la nostra famiglia verso Dio e a essere più simili a Cristo, oppure ci stanno allontanando. Possiamo chiederci se ci sono cose importanti che stiamo trascurando per dedicarci a cose futili. In generale, possiamo riflettere attentamente sul nostro tempo, sulla direzione che stiamo prendendo, sulle nostre priorità, sul denaro e sui piaceri – o su dove si trova il nostro cuore.
D: In Ag 1,5-7; 11; 16-17, perché Dio a volte sceglie di non benedire il proprio popolo?
R: La risposta a questa domanda è la lezione principale del libro di Aggeo. Quando il popolo di Dio non Lo onora come dovrebbe e non è pienamente obbediente, Dio dispone le circostanze in modo da incoraggiare la loro obbedienza. Spesso facciamo lo stesso con i nostri figli come forma di disciplina. La disciplina non è sempre una punizione fisica. Il tipo di disciplina che Dio sta usando qui è talvolta chiamato «disciplina delle conseguenze logiche».
D: In Ag 1,9-11, cosa c’è di insolito nella struttura di questo brano?
R: Si tratta di una figura retorica chiamata chiasmo.
Ag 1,9a-b Dio li ha disciplinati
-- Ag 1,9c-e Poiché la casa di Dio è in rovina
-- Ag 1,10a A causa vostra
Ag 1,10b-11 Dio li ha castigati
D: Perché Ag 1,10-11 menziona la rugiada invece della pioggia?
R: Durante la stagione estiva, da aprile a ottobre, in Israele non pioveva. Ma di solito c’era molta rugiada portata dai venti provenienti dal Mar Mediterraneo. Pertanto, la rugiada era essenziale per i raccolti estivi. Dio mandò una siccità (horeb) di assenza di rugiada, poiché il Suo tempio rimaneva in rovina (hareb). Egli usò un gioco di parole per imprimere nella memoria delle persone il motivo della punizione. Giacomo 5:16-18 afferma che la preghiera di un uomo giusto è potente nei suoi effetti, e cita l’esempio di Elia che prima pregò affinché non piovesse e poi, in seguito, pregò affinché piovesse. La preghiera di queste persone per la pioggia non sortì alcun effetto, poiché non erano pienamente devote a Dio. Giacomo 1:7-8 afferma che un uomo indeciso non deve pensare di ricevere alcunché dal Signore.
D: Aggeo 1:13; 2:4 dicono: «Io sono con voi, dichiara il Signore». Anche Aggeo 2:5 e 2:19 danno la stessa promessa di benedizione. In che senso questa è la benedizione più grande di tutte?
R: Elia ne conosceva la risposta in 1 Re 19:11-13. Dio gli mostrò vari fenomeni della natura, ma Elia sapeva che la presenza di Dio non era in quelle cose; ed Elia perseverò nella ricerca della presenza di Dio. Quando non ci accontentiamo di cose esteriori appariscenti, ma perseveriamo nella ricerca della presenza di Dio, Dio sarà lì per noi. La promessa che Dio sarà con noi, in modo molto vicino e personale, è la migliore promessa di tutte.
D: In Ag 1,14, in che modo Dio risveglia lo spirito di una persona?
R: Dio spezza i legami che opprimevano il loro spirito. Ristora la loro fede, dona loro un cuore nuovo pieno d’amore, ravviva la loro speranza e infonde loro una visione. Dio ricorre sia al rinforzo positivo che a quello negativo, a seconda delle necessità.
Ai tempi di Aggeo iniziarono a costruire in 23 giorni. Questo diede loro il tempo di organizzarsi e di terminare la raccolta di fichi, uva e melograni. Forse non pensavano di avere risorse sufficienti, ma Esdra 6:8,9 dice che il re Dario diede loro persino del denaro! Esdra 6:15 dice che l’opera fu completata circa 4 anni dopo.
D: In Ag 1,14, quando è lecito accettare denaro dai non credenti per l’opera di Dio, rispetto al non accettare denaro dai non credenti di cui si parla in 3 Gv 7?
R: Innanzitutto, cosa non è la risposta, e poi la risposta.
Non è questa la risposta: Aggeo profetizzò ai tempi dell’Antico Testamento, mentre 3 Giovanni fu scritto sotto la Nuova Alleanza. Tuttavia, non vi è alcuna indicazione esplicita che questi precetti rappresentassero un cambiamento.
La risposta: il governo babilonese distrusse il tempio e ne portò via l’oro e le ricchezze. Il governo persiano stava restituendo ciò che originariamente apparteneva agli ebrei.
D: In Ag 2,2, che significato ha il fatto di rivolgersi al «resto del popolo» anziché semplicemente al popolo?
R: Ai tempi di Salomone c’erano oltre 1,5 milioni di israeliti, ma in quel momento solo 50.000 ebrei erano tornati a casa. Avevano un numero di persone notevolmente inferiore e risorse ben più scarse per costruire un tempio. Un punto chiave è quale sarebbe stato il loro atteggiamento quando il tempio avrebbe rispecchiato questa situazione.
Il termine «resto» non si riferisce a una comunità eletta, ma piuttosto alla frazione insignificante della popolazione che era tornata da Babilonia.
D: In Ag 2,1-4, in che modo, paradossalmente, il desiderio di successo può talvolta portare al fallimento a causa della procrastinazione?
R: A volte le persone rimandano perché preferiscono non provarci affatto piuttosto che rischiare di fallire. Francamente, alcune cose che Dio vuole che facciamo, se le facciamo nel modo giusto, con umiltà e obbedienza, affidandoci a Dio, saranno comunque un fallimento – almeno agli occhi del mondo.
Il popolo dell’epoca di Aggeo smise di valutare autonomamente quali fossero i momenti propizi per il successo e, su esortazione di Aggeo, iniziò comunque a costruire. La data del secondo messaggio, il 17 ottobre del 520 a.C., il settimo giorno della Festa dei Tabernacoli, è significativa per due motivi. In primo luogo, erano trascorsi esattamente 440 anni da quando, nel 960 a.C., Salomone aveva consacrato il tempio che aveva costruito (1 Re 6:38; 8:2). In secondo luogo, era trascorso un mese, quindi potevano già vedere alcuni risultati. Esdra 3:10-13 riferisce che mentre alcuni gridavano di gioia, altri piangevano. Alcuni dei rimpatriati più anziani probabilmente ricordavano il tempio precedente.
Il fatto che il nuovo tempio fosse o meno un «successo» dipendeva dal fatto che lo si giudicasse secondo i criteri del mondo o secondo quelli di Dio.
D: In Aggeo 2:1-4, come reagisce la gente quando le cose non vanno più bene come un tempo?
R: Esdra 3:10-13 dice che alcuni si rallegravano, mentre altri piangevano. Se vai in chiesa solo per lo «spettacolo», prima o poi rimarrai deluso, oppure potresti ritrovarti in un luogo dove tutto è solo per fare scena. È meglio essere autentici che spettacolari.
D: Ag 2,1-4 mostra forse una delusione da parte di Dio per il fatto che questo tempio non fosse bello come quello di Salomone?
R: Assolutamente no. Ricorda che Salomone costruì anche templi dedicati agli idoli, mentre queste persone non avrebbero costruito alcun tempio dedicato agli idoli. Costruire un tempio semplice e puro dedicato a Dio è meglio che costruire un tempio davvero spettacolare dedicato a Dio, ma costruire anche un tempio dedicato agli idoli.
D: In Ag 2,1-4, a volte è naturale confrontare vari ministeri, ma quando non dovremmo farlo e come dovremmo farlo?
R: In Geremia 45, Baruch lo scriba fu fedele nel ministero di Geremia. Geremia fu un profeta influente nei secoli a venire, ma ai suoi tempi non abbiamo traccia di una sola persona che si sia pentita. Non giudichiamo in base ai risultati, alla quantità di denaro raccolto o all’appariscenza.
Ma possiamo e dobbiamo valutare se siano sani nella dottrina e nella pratica, e se stiano o meno facendo ciò che Dio ha chiamato i cristiani a fare.
D: In Aggeo 2:1-4, a quel tempio non mancava nulla, ma non possedeva gli splendidi ornamenti del Tempio di Salomone. Come possono alcuni cristiani, affidandosi agli «ornamenti» per attirare l’attenzione sul Vangelo, perdere di vista il Vangelo stesso?
R: Le denominazioni e le organizzazioni cristiane possono avere due tipi di scopi. Il primo tipo è costituito dagli scopi che Dio ha previsto per il gruppo. Il secondo tipo è costituito dagli scopi aggiuntivi che le persone hanno inserito. Le persone ai tempi di Salomone potevano essere certe che il Signore fosse il vero Dio perché Gerusalemme possedeva il tempio più grande, gli arredi più pregiati e la maggiore quantità d’oro rispetto a qualsiasi altro tempio nei dintorni. Tutte queste sono false ragioni per essere certi. Era un nobile obiettivo «adornare» il tempio, ma questo nuovo tempio sarebbe stato «privo di ornamenti» quali l’oro, l’altezza maestosa e altri ornamenti. Quando osserviamo le imponenti cattedrali europee, dalla splendida architettura, risalenti a prima dell’era missionaria del XVIII secolo, ci si chiede cosa si sarebbe potuto fare di più se il denaro e gli sforzi fossero stati invece impiegati per costruire la vera chiesa di Dio, ovvero per raggiungere più persone attraverso l’evangelizzazione e il discepolato.
Potremmo pensare di aver bisogno di ornamenti per servire Dio meglio, e sarebbe così se dovessimo servire con le nostre sole forze. Ma non possiamo fare nulla senza Cristo (Giovanni 15:5). Come imparò Paolo in 2 Corinzi 12:10b: «Infatti, quando sono debole, allora sono forte» (BSB).
D: In Aggeo 2:4, perché è significativo dire a un sacerdote di nome Giosuè di essere forte, e cosa c’entra questo con l’uscita dall’Egitto in Aggeo 2:5? In che modo questo «comando» è in realtà una preziosa promessa?
R: Dio sta usando la stessa formulazione che rivolse a Giosuè nel libro di Giosuè. Possiamo trarre incoraggiamento ricordando ciò che Dio ha fatto per noi e per il Suo popolo in passato. A prima vista Dio gli stava semplicemente ordinando di essere forte, ma indirettamente Dio stava dicendo che avrebbe potuto renderlo coraggioso come il Giosuè di un tempo, e come Mosè e Aronne, che liberarono gli Israeliti dalla schiavitù in Egitto e sconfissero l’esercito del Faraone da soli, senza l’aiuto di nessun altro – cioè, tranne che di Dio.
Come nota a margine su Giosuè il sommo sacerdote, suo padre Jehozadak fu deportato a Babilonia (1 Cronache 6:15).
D: In Ag 2,5 e Is 41,10, Dio disse al popolo di non temere. Di cosa avrebbero potuto avere paura?
R: Sebbene ci fossero molte cose specifiche di cui avrebbero potuto temere, si possono individuare almeno tre categorie.
Paura dei popoli circostanti: i Samaritani, gli Ammoniti e gli Arabi non erano contenti che stessero ricostruendo le mura ai tempi di Neemia, e non avrebbero voluto nemmeno il tempio ai tempi di Aggeo.
Paura che Dio non li avrebbe riaccettati: il popolo era stato così disobbediente oltre 70 anni prima che Dio li esiliò a Babilonia. Solo una percentuale molto piccola fece ritorno. Potrebbero aver avuto qualche dubbio sul fatto che Dio li volesse ancora. La promessa di Dio di stare con loro, contenuta in Aggeo 1:13; 2:4 e Isaia 41:10, sarebbe stata preziosa per loro. Se oggi un cristiano cade nel peccato, potrebbe chiedersi se Dio lo accoglierà mai di nuovo. La promessa fatta allora è ancora valida oggi. Infatti, se qualcuno si pente, è perché lo Spirito Santo lo convince a pentirsi, proprio per poterlo accogliere di nuovo.
Il timore di avere poca forza in tempi tumultuosi: in Aggeo 2:6 Dio disse agli ebrei che ancora una volta avrebbe scosso i cieli e la terra, il mare e la terraferma. «Ancora una volta» richiama alla mente Esodo 19:18, dove Dio scosse le cose ai tempi di Mosè. Isaia 41:10 dice: «Non temere, perché io sono con te; non aver paura, perché io sono il tuo Dio. Ti fortificherò; ti aiuterò sicuramente; ti sosterrò con la mia destra di giustizia.» (BSB)
D: In Ag 2,6-7, quando furono scossi il cielo e la terra?
R: Quando Cristo morì sulla croce, il sole si oscurò (Matteo 27:45-46; Marco 15:33; Luca 23:45) e ci fu un terremoto (Matteo 27:51-52). Anche lo storico palestinese non cristiano Tallus (52 d.C.) riportò che l’oscurità accompagnò la crocifissione di Gesù.
Oltre al terremoto fisico, la morte di Gesù, la sua visita ai morti e la sua risurrezione hanno certamente sconvolto ogni cosa nei regni spirituali.
D: In Ag 2,7, chi è «il desiderato di tutte le nazioni»?
R: Innanzitutto un po’ di grammatica ebraica, poi tre punti di vista.
Il termine ebraico per «desiderata» (hemdat) è al singolare femminile, mentre «verranno» (ba’u) è al plurale. Tuttavia, il plurale di «desiderata» è (hamudat), che presenta le stesse vocali. L’ebraico era originariamente scritto senza vocali.
Sebbene «desiderata» sia al singolare femminile, una costruzione simile si riferisce a Saul come al «desiderato d’Israele» in 1 Samuele 9:20, e all’idolo maschile Tammuz come a «colui che è desiderato dalle donne» in Daniele 11:37. Nella forma plurale, Daniele è «colui che è altamente stimato» in Daniele 9:23 e 10:11,19.
Ecco ora le tre interpretazioni.
1. Il “Desiderato” è il Messia: i primi cristiani lo interpretavano in questo modo. Poiché la forma femminile può riferirsi a Saul, Tammuz e Daniele, come menzionato in precedenza, nulla impedisce che si riferisca a Cristo. Ciò si adatta perfettamente al contesto di Aggeo. Si sta dicendo che, sebbene questo tempio non sia bello come quello precedente, sarà migliore perché Gesù entrerà in questo nuovo tempio. Come nota a margine, ai tempi di Gesù il tempio era chiamato «Tempio di Erode», non perché Erode avesse costruito un nuovo tempio, ma perché aveva finanziato il restauro di questo tempio.
2. «Il desiderato» è la ricchezza/il tesoro delle nazioni: questa interpretazione è sostenuta a causa del sostantivo femminile singolare. La BSB adotta questa visione: «verranno con tutti i loro tesori».
3. Il popolo verrà verso il Desiderato di tutte le nazioni: anche questa è una possibilità valida.
D: In Ag 2,7, pensi che «il Desiderato delle nazioni» sia messianico o no?
R: Gli studiosi hanno opinioni diverse.
Sì: alcuni rabbini ebrei e Girolamo (Lettera 53, cap. 8, p. 101, 394 d.C.) lo hanno interpretato come messianico.
No: secondo altri commentari, «il Desiderato di tutte le nazioni» probabilmente non è un’espressione messianica.
Entrambe le cose: «verranno» è un termine plurale, quindi potrebbe trattarsi di desideri o tesori plurali, ma potrebbe anche essere volutamente ambiguo e riferirsi sia ai tesori che al Messia.
D: In Ag 2,7, quando questa casa sarà riempita di gloria?
R: Ciò si riferisce a Dio il Figlio, Gesù che entra nel Tempio quando camminava su questa terra, oppure durante il Millennio.
D: In Ag 2:9, perché pensi che Dio abbia detto di Gerusalemme: «Io darò pace» (shalom)?
R: Gerusalemme è sempre stata al centro di conflitti. Ma il Messia, il Principe della Pace, avrebbe portato la pace tra Dio e l’uomo a Gerusalemme, sulla croce.
D: In Ag 2,3.7.9, in che modo la gloria del Tempio era superiore a quella del Tempio di Salomone?
R: Gesù venne in questo tempio. Alcuni sono più interessati alle cose materiali “glorose” come l’oro, mentre Dio sembra interessarsi più alle persone che alle cose materiali.
D: In Ag 2,9, in che modo Erode il Grande si servì di questo?
R: Erode il Grande affermò che il Tempio era allora più basso di 60 piedi rispetto a quello di Salomone e quindi non altrettanto bello. Lo disse nel suo discorso per persuadere gli ebrei a lasciargli riportare il Tempio al suo stato originario, in modo che il Tempio (e lui stesso) avessero maggiore gloria. (Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, libro 15, cap. 11.1, p. 334.)
Ma non è questo che Dio intendeva quando disse che questo tempio avrebbe avuto maggiore gloria di quello di Salomone. Oggi, i tentativi non spirituali di rendere un ministero di successo possono in realtà costituire una contraffazione del vero scopo di un ministero.
D: In Ag 2,11-14, qual è il punto centrale riguardo al puro e all’impuro?
R: Si potrebbe pensare alla purezza come a qualcosa di incontaminato e all’impurità come a qualcosa di contaminato. Se una cosa consacrata entra in contatto con una cosa ordinaria, non rende entrambe consacrate. Tuttavia, se una cosa contaminata entra in contatto con una cosa ordinaria, rende entrambe contaminate. Allora Dio disse ad Aggeo che, ai Suoi occhi, l’intera nazione era contaminata. Ci sono almeno tre insegnamenti che possiamo trarre da questo passo.
1. Non si può compiere un numero uguale di azioni buone e cattive aspettandosi che, agli occhi di Dio, le cose si bilancino. Alcuni chiamano questa visione errata la «sindrome di Robin Hood», poiché, secondo la leggenda, Robin Hood pensava che un’azione cattiva (come derubare qualcuno) sarebbe stata bilanciata da un’azione buona (come dare una parte del bottino ai poveri).
2. Noi possiamo contaminare, ma solo Dio può purificare. La contaminazione si diffonde. Ecclesiaste 10:1 paragona questo fenomeno a una mosca morta nel profumo. Le cose o le persone sante non rendono altre cose o persone più consacrate. È Dio che rende sante le cose e le persone.
3. Dio spesso interviene collettivamente contro una nazione o un popolo. Anche se in una nazione possano esserci alcune persone giuste, Dio a volte punisce l’intera nazione a causa dei peccati della maggioranza. Ciò non significa che le persone giuste siano colpevoli, ma in questa vita sono comunque coinvolte nelle conseguenze dei peccati altrui.
D: In Ag 2,15, questo tempio fu costruito intorno al 520 a.C., oppure intorno al 536 a.C. come menzionato in Esdra 3,8-13, oppure durante il regno di Dario (521-486 a.C.) come indicato in Esdra 4,24?
R: Tutte le affermazioni sopra riportate sono vere. I lavori furono avviati quando gli ebrei tornarono per la prima volta nel 538 a.C. Tuttavia, fu emanato un decreto che ne bloccò l’esecuzione. I lavori ripresero circa 18 anni dopo, nel 520 a.C.
Si veda la discussione su Aggeo 1:1 per la cronologia dei re e quella su Aggeo 1:2 per la sequenza degli eventi relativi al tempio.
D: In Ag 2:15, il testo ebraico è insolito, poiché dice letteralmente: «da oggi in poi». In che senso la nostra vita deve essere «da oggi in poi»?
R: Probabilmente il popolo si sentiva in un momento di crisi spirituale, poiché era tornato solo un piccolo gruppo di esuli e il tempio chiaramente non sarebbe stato bello come prima. Si trovavano in una situazione difficile anche dal punto di vista economico. Ma Dio promise loro che sarebbe stato con loro e che li avrebbe benedetti da questo giorno «in poi».
Come direbbe un pastore, quando qualcuno ti chiede come stai, puoi rispondergli: «Meglio di ieri, meno di domani». Dovremmo vivere con l’aspettativa di diventare ogni giorno più simili a Cristo, pieni della gioia, della pace e della perseveranza di Dio.
D: In Ag 2,10-19, perché Dio sottolinea che la contaminazione è contagiosa e la santità no?
R: Come disse Donald Campbell: «Il lavoro e l’adorazione non santificano il peccato, ma il peccato contamina il lavoro e l’adorazione». Believer’s Bible Commentary, p. 1155. Se Dio volesse incoraggiare il popolo a tornare a Lui, a prima vista sembrerebbe che ciò ottenesse esattamente l’opposto. Invece di dire loro che si trovano in mezzo a cose sante e che quindi possono diventare gradualmente più santi, Dio sta dicendo loro che il fatto che qualcosa sia santo NON rende sante le cose che la circondano.
Ciò che Dio sta facendo è dire loro che non ci dovrebbe essere alcuna speranza in un processo naturale e «graduale». L’unico esito di ciò è che tutto diventi contaminato e rovinato. Ma mettendo questo in chiaro, si mostra che è Dio, e Dio solo, che opera sovranamente nella Sua grazia, a realizzare la Sua santità e gloria in quel luogo in Aggeo 2:5-10. Per quanto riguarda la rovina, sia finanziaria che spirituale, Dio prosegue poi promettendo che, sebbene fossero stati sotto la mano severa di Dio in Aggeo 1:5-11, da quel momento in poi (in realtà «verso l’alto» in ebraico) Dio li avrebbe ricoperti di benedizioni, secondo Aggeo 2:15-19.
D: In Ag 2,23, qual è il significato di un anello con sigillo?
R: Ci sono diversi significati correlati tra loro.
In generale, un anello con sigillo simboleggiava l’autorità del re. Il Faraone si tolse il suo anello con sigillo e lo diede a Giuseppe in Genesi 41:42.
L’autorità divina di governare. Il Messia avrebbe avuto un anello con sigillo.
Promessa che il Messia sarebbe venuto
Lo Spirito Santo garantisce la nostra eredità futura (NIV Study Bible, pag. 1404). Vedi Efesini 1:13-14.
Rovesciamento della maledizione su Ioiachìn: a Ioiachìn fu detto che, anche se fosse stato un anello con sigillo sulla mano destra di Dio, Dio lo avrebbe strappato via in Geremia 22:24-25. A Zorobabele non viene semplicemente dato un anello con sigillo, ma si dice che egli sia come l’anello con sigillo di Dio.
D: In Ag 2,23, il fatto che Dio rimetta l’anello sigillare a Zorobabele annulla la maledizione contro la discendenza di Jeconiah e la rimozione dell’anello sigillare in Ger 22,24-30?
R: La maledizione non è stata completamente annullata e rimossa, ma è stata revocata e mitigata. Prima riporterò ciò che affermano alcuni scrittori ebrei e poi darò la risposta.
Il Midrash Rabba dice: «… essi fabbricarono il Vitello e meritavano di essere sterminati, e avrei pensato che Egli li avrebbe maledetti e distrutti; tuttavia, non appena si pentirono, il pericolo fu scongiurato, e il Signore si pentì del male (ib. XXXII, 14). E così in molti passi. Ad esempio, Egli disse riguardo a Jekoniah: «Nessuno della sua discendenza prospererà» (Ger. XXII, 30) e si legge: «Io rovescerò il trono dei regni e distruggerò la forza dei regni delle nazioni...» «In quel giorno», dice il Signore degli eserciti, «ti prenderò, o Zorobabele, mio servo, figlio di Salatiel», dice il Signore, «e ti renderò come un anello sigillare» (Ag. II, 22 sgg.). Così fu annullato ciò che Egli aveva detto al suo antenato, vale a dire: «Com’è vero che io vivo, dice il Signore, anche se Conia, figlio di Ioiachim, re di Giuda, fosse il sigillo sulla mia mano destra, pure ti strapperei di là» (Ger. XXII, 24).
(Numeri Rabbah XX:20)»
Il Midrash Pesikta Rabbati dice: «R. Giosuè ben Levi, tuttavia, argomentò come segue: il pentimento annulla l’intero decreto, e la preghiera ne annulla metà. Si vede che fu così con Jeconiah, re di Giuda. Poiché il Santo, benedetto sia, giurò nella Sua ira: “Com’è vero che io vivo, dice il Signore, anche se Conia, figlio di Ioiachim, re di Giuda, fosse il sigillo sulla mia mano, con la mia destra – si noti, come disse R. Meir, che fu con la Sua mano destra che Dio giurò – ti strapperei via da lì (Ger. 22,24). E quale decreto fu emesso contro Jeconiah? Che morisse senza figli. Come è detto: «Scrivete: quest’uomo è senza figli» (Ger. 22:30). Ma non appena egli manifestò il proprio pentimento, il Santo, benedetto sia, revocò il decreto, come dimostra il riferimento scritturale a «I figli di Jeconiah — lo stesso è Assir — Shealtiel suo figlio, ecc. (1 Cron 3,17). E la Scrittura aggiunge: «In quel giorno […] ti prenderò, o Zorobabele […] figlio di Salatiel […] e ti renderò come un sigillo» (Aggeo 2,23). Ecco, dunque, come il pentimento possa annullare l’intero decreto!» (Pesikta Rabbati, Piska)
La risposta: Una maledizione può essere mitigata senza essere annullata. Ecco come.
A Davide fu promesso che il Messia sarebbe stato suo discendente biologico: Gesù lo era tramite Maria
In Geremia 22:24-30, Jeconìa fu maledetto affinché nessuno dei suoi discendenti potesse mai sedere sul trono di Davide. Nessuno di loro regnò come re. Giuseppe discendeva da Jeconìa, ma Gesù, che è il nostro re, non discendeva biologicamente da Giuseppe.
Per nascita, nessuno della casa di Jeconiah avrebbe ereditato il trono di Davide
Per adozione, Gesù, adottato da Giuseppe, ereditò il trono di Davide.
Ci sono molti aspetti da considerare in questo contesto. Per nascita, nessuno di noi è figlio di Dio, né ha alcun diritto di far parte del Suo regno. Per adozione, diventiamo figli di Dio e parte del Suo regno.
A volte ci troviamo ad affrontare una maledizione o una conseguenza negativa a causa delle nostre azioni peccaminose. Ma se ci pentiamo e ci sottomettiamo a Dio, Egli potrebbe non annullare la maledizione o la conseguenza, ma potrebbe ribaltarla e trasformarla in una benedizione.
D: In Aggeo 2:23, in che modo Zorobabele fu scelto per il futuro?
R: Zorobabele era il governatore sotto il quale sarebbe stato ricostruito questo tempio. Ma c’è di più oltre a questo semplice onore. Matteo 1:12-13,16 mostra che il discendente di Zorobabele, Giuseppe, sarebbe stato il padre legale del Messia.
Come nota a margine, il nome Zorobabele è un nome accadico attestato, zer babili, che significa «discendente di Babilonia».
D: Quali espedienti letterari ha usato Aggeo?
R: Aggeo non ne ha usati molti; il suo messaggio è semplice e diretto, a differenza di quello di Zaccaria, Salomone e Isaia. Ecco però cosa ha utilizzato.
Rima: Aggeo 1:6 hammistakker, mistakker
Aggeo 1:10 ‘al-ken, ‘alekem
Aggeo 2:6 ‘ahat, me’at
Chiasmo: Aggeo 1:9-11
Antitesi: Aggeo 1:6 «Guadagnate un salario per metterlo in una borsa bucata».
Stile dialogico simile a quello di Malachia. Aggeo 1:4,5,9; 2:11-13
Ripetizione all’interno dell’opera: «Così dice il Signore degli eserciti» o simili espressioni 26 volte in 38 versetti
Spirito 3 volte in Aggeo 1:14
Coppie di 2 o 4 (ma non 3, 5 o più):
Aggeo 1:11 campi e montagne, vino e olio, uomini e bestiame.
Aggeo 2:2: Zorobabele e Giosuè
Aggeo 2:6 cielo e terra, mare e terraferma.
Aggeo 2:21 i cieli e la terra.
Aggeo 2:22 troni regali e regni delle nazioni
Aggeo 2:22 carri e i loro cavalieri, cavalli e i loro cavalieri.
D: In Aggeo, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi che esistono ancora oggi?
R: Rotoli del Mar Morto: (circa 1 a.C.) Tra i rotoli del Mar Morto è presente una copia (in due parti) di Aggeo.
4Q77 (=4QXIIb) contiene Aggeo 1:1-2; 2:2-4
4Q80 (=4QXIIe) contiene Aggeo 2:18-21
Nahal Hever è una grotta vicino a Engedi che custodisce un frammento dei profeti minori in greco (8 Hev XIIgr). Fu scritto tra il 50 a.C. e il 50 d.C. Fu nascosto durante la rivolta di Bar Kokhba contro Roma. Si tratta di una revisione della Settanta, realizzata in Giudea, e quasi identica al testo masoretico.
Il rotolo di Wadi Murabb’at (Mur XII) era un «rotolo dei Dodici» risalente al 132 d.C. circa. Contiene Aggeo 1:1, 12-15; 2:1-8, 10, 12-23, oltre ad altri profeti minori. Nel libro di Aggeo è identico al testo masoretico, tranne che per due parole.
Complessivamente, nei rotoli del Mar Morto, a Nahal Hever e a Wadi Murabb’at, sono conservati i seguenti versetti di Aggeo: 1:1-2, 12-15; 2:1-8, 10, 12-23. In altre parole, almeno una parte di ogni versetto eccetto 1:3-11; 2:9, 11.
I manoscritti della Bibbia cristiana, risalenti a circa il 350 d.C., contengono l’Antico Testamento, compreso Aggeo. Due di questi sono il Vaticanus (325-350 d.C.) e l’Alexandrinus (circa 450 d.C.), in cui i libri dei dodici profeti minori erano collocati prima di Isaia. Aggeo è completo sia nel Vaticanus che nell’Alexandrinus.
Anche il Sinaitico (340-350 d.C.) contiene l’intero libro di Aggeo.
D: Quali autori antichi fecero riferimento ad Aggeo?
R: La Bibbia fa riferimento ad Aggeo in Esdra 5:1; 6:14, mentre Ebrei 12:26 parafrasi Aggeo 2:6. C’è un’allusione generale ad Aggeo in Zaccaria 8:9.
La Settanta attribuisce i Salmi 138, 146, 147, 147:12 e 148 ad Aggeo e Zaccaria.
Il Salterio gallicano latino (389 d.C.), utilizzato da Alcuino di York, principale studioso di Carlo Magno, attribuisce i Salmi 111, 112, 146 e 147 ad Aggeo e Zaccaria.
Negli apocrifi, 1 Esdra 6,1; 7,3; 2 Esdra 1,40 fanno riferimento ad Aggeo, mentre il Siracide (= Ecclesiastico) 49,11 cita parte di Aggeo 2,23
Gli autori preniceni che hanno citato o alluso a versetti di Aggeo sono:
X La Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 16, p. 147, si ritiene faccia riferimento ad Aggeo 2:10, ma si tratta di un’allusione talmente vaga da non essere presa in considerazione in questa sede.
Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) (implicitamente) menziona l’«Antico Testamento» ed elenca i libri. Non elenca singolarmente i dodici profeti minori, ma li chiama «I Dodici». Frammento 4 dal Libro degli Estratti, vol. 8, p. 759
Clemente di Alessandria cita Aggeo 1,6 come «Scrittura». Gli Stromati (193-202 d.C.), libro 3, cap. 6, p. 391. Cita inoltre Aggeo 1,6 ne L’Istruttore, libro 2, cap. 3, p. 248
Clemente di Alessandria (193-205 d.C.): «Geremia e Ambacum [Abacuc] profetizzavano ancora al tempo di Sedecìa. Nel quinto anno del suo regno Ezechiele profetizzò a Babilonia; dopo di lui Naum, poi Daniele. Dopo di lui, ancora, Aggeo e Zaccaria profetizzarono al tempo di Dario I per due anni; e poi l’angelo tra i dodici». *Stromata*, libro 1, cap. 21, p. 328
Tertulliano (198-220 d.C.) allude allo “scosso universale” del mondo intero in Aggeo 2:6 e in Ebrei 12:26,27. In *Sulla monogamia*, cap. 16, p. 72
Origene (225-254 d.C.) cita Aggeo 2:6 come opera di Aggeo in *Contro Celso*, libro 7, cap. 30, p. 623
Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita Aggeo 1:12 come opera di Aggeo nei *Trattati di Cipriano*, Trattato 12, terzo libro, cap. 20, p. 541.
Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita Aggeo 1:9 come opera del profeta nei *Trattati di Cipriano*, trattato 5, cap. 6, p. 459. Questi sono gli unici due riferimenti ad Aggeo negli scritti giunti fino a noi di Cipriano.
Dopo Nicea (325 d.C.)
Atanasio di Alessandria (367 d.C.) (implicito poiché menziona i dodici profeti) «Vi sono, dunque, nell’Antico Testamento, ventidue libri in numero; … poi i Profeti, i dodici dei quali sono considerati come un unico libro…». Atanasio, Lettera pasquale 39, cap. 4, p. 552.
Efraem il Siro (350-378 d.C.)
Basilio di Cappadocia (357-378 d.C.)
Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) menziona i libri dei Profeti, sia i Dodici che gli altri. Michea 3,8 come in Michea; Gioele 2,28 come in Gioele; Aggeo 2,4 come in Aggeo; Zaccaria 1,6 come in Zaccaria. Conferenze catechistiche, conferenza 16.29, p. 122
Gregorio di Nazianzo (330-391 d.C.)
Il Libro siriaco dei Gradini (Liber Graduum) (350-400 d.C.) fa riferimento ad Aggeo 1,6 nella Memra 7, p. 78
Rufino (374-406 d.C.)
Giovanni Crisostomo (-407 d.C.)
Girolamo (373-420 d.C.) tratta i libri dell’Antico Testamento. In particolare, tratta la Genesi, l’Esodo, il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio, il Pentateuco, Giobbe, Gesù figlio di Nave [Giosuè], i Giudici, Ruth, Samuele e i Re (2 libri), i dodici profeti, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia, Lettera 53, cap. 7-8, pagg. 99-101.
L’eretico pelagiano Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.)
Agostino di Ippona (388-28 agosto 430 d.C.)
Il semi-pelagiano Giovanni Cassiano (419-430 d.C.)
D: In Hag, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico e la Settanta greca?
R: La prima frase è tratta dal testo masoretico, la seconda dalla Settanta, salvo diversa indicazione. Ci sono solo due piccole differenze in 2,1 e 2,3 tra il testo masoretico e il Wadi Murabb’at.
Ag 1,1 «da» vs. «per mano di»
Ag 1:2 «che viene» (bo’) (masoretico) vs. «è venuto» (ba’) Settanta
Ag 1:1 «governatore di Giuda» vs. «della tribù di Giuda»
Ag 1:8 «portare» vs. «tagliare» (la parola ebraica su cui si basa la Settanta differisce solo per una lettera)
Ag 1:9 «ecco» vs. «essere»
Ag 1:9 «ho soffiato su di esso» contro «l’ho spazzato via»
Ag 1,9 «Perché» contro «Pertanto»
Ag 1:11 «siccità nel paese» contro «spada sul paese»
Ag 1,11 «le vostre mani» contro «le loro mani»
Ag 1:12 «Allora» vs. «E»
Ag 1,12 «il loro Dio» vs. «a loro»
Ag 1:13 «trasmise il messaggio» vs. «parlò tra i messaggeri»
Ag 1:14 «il resto del popolo» contro «il resto di tutto il popolo»
Ag 1:14 «venne» contro «entrò»
Ag 2:1 «attraverso» (beyad) (masoretico), contro «verso» (‘el) nel rotolo del wadi Murabb’at (An Exegetical Commentary, p. 17 e Benoit et al., Les Grottes de Murabba’at, 184.)
Ag 2,2 «resto» contro «tutto il resto»
Ag 2,3 (‘oto) (masoretico) contro (‘itto) nel rotolo del wadi Murabb’at.
Ag 2,4 «Sii forte, o Giosuè/Gesù» contro «Rafforzati, o Giosuè/Gesù»
Ag 2,4 «Siate forti… popolo del paese» vs. «Rafforzatevi, … popolo del paese»
Ag 2,5 «La parola che ho stipulato con voi quando siete usciti dall’Egitto, così il mio spirito» contro «il mio spirito»
Ag 2:6 «ancora una volta» vs. «ancora/ancora una volta» (Vedi An Exegetical Commentary on Haggai, Zechariah, Malachi, pp. 41-42.)
Ag 2,9 «Signore Onnipotente» vs. «Signore Onnipotente: e/persino la pace dell’anima, come eredità / per salvare ciascuno / tutti coloro che hanno posto le fondamenta per erigere questo tempio».
Ag 2,14 «e così è ogni opera» vs. «e così sono tutte le opere»
Ag 2,14 «contaminato» vs. «contaminato, a causa dei loro fardelli iniziali / guadagni ottenuti rapidamente, soffriranno per le loro fatiche / fatiche, e voi (plurale) avete odiato / avete odiato coloro che amministrano la giustizia alle porte della città / alle porte».
Ag 2,22 «trono del regno» vs. «troni dei re»
Ag 2,22 «spada di suo fratello» contro «spada che combatte contro suo fratello»
Ag 2,23 «Zorobabele, mio servo, figlio di Salatiel» contro «Zorobabele, figlio di Salatiel, mio servo»
Ag 2,23 «sigillo» contro «impronta»
Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta dalla «Literal Translation» di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton intitolata «The Septuagint: Greek and English». Sono stati utilizzati anche «The Expositor's Bible Commentary» e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.
Salvo diversa indicazione, le citazioni delle Scritture sono tratte da *The Holy Bible, Berean Standard Bible* (BSB), che è stata dedicata al pubblico dominio: https://berean.bible