< Domanda sulla Bibbia dal Deuteronomio

D: In Dt 1-34, qual è il punto centrale di questo libro?

R: Il libro del Deuteronomio è uno dei quattro libri più citati nel Nuovo Testamento. È l’ultimo dei cinque libri della Legge, chiamati Torah. In Deuteronomio 17:14 viene espressamente comandato ai re di leggere (e rileggere) questo libro. La parola inglese “Deuteronomy” deriva dal greco e significa “seconda legge” o “ripetizione della legge”. Tuttavia, non si tratta di una seconda legge, bensì di una riformulazione e di una sintesi parziale delle leggi contenute nell’Esodo, nel Levitico e nei Numeri. È rivolto ai non leviti, in particolare affinché se ne ricordassero prima di entrare nella Terra Promessa. Non si tratta di una sintesi completa; ad esempio, non entra molto nel dettaglio riguardo alle singole leggi sociali, alla circoncisione, ecc. Piuttosto, Mosè ricevette da Dio l’incarico di pronunciare questi discorsi su ciò su cui dovevano concentrarsi mentre stavano per entrare nella Terra Promessa; ad esempio, la ripetizione dei Dieci Comandamenti e di altre leggi, l’istituzione delle città di rifugio e l’avere un unico centro per i sacrifici. Il centro si spostò dal Monte Ebal in Deuteronomio 27:1-8; Giosuè 8:30-35, a Sichem in Giosuè 24:1-28, a Silo in Giosuè 18:1 e Giudici 21:19, e infine a Gerusalemme.

Il Deuteronomio fu dato da Dio tramite un uomo al quale Dio aveva detto che sarebbe morto presto senza entrare nella Terra Promessa. Nei molti anni del loro soggiorno, ormai prossimo alla fine, Mosè, nel suo discorso d’addio, sta essenzialmente dicendo: «Quando incontrerete benedizioni materiali, così come influenze pagane, ricordate soprattutto queste cose».

D: In Dt 1-34, quali sono alcune frasi chiave di questo libro?

R: Nel Deuteronomio compaiono «il Signore tuo Dio» 280 volte, «prendere possesso» 18 volte, «la terra» 200 volte e «non temere» 9 volte.

D: Nei capitoli 1-34 del Deuteronomio, perché dovremmo studiare questo libro?

R: Ci sono almeno quattro ragioni. Primo, tutta la Scrittura (non solo alcune parti) è utile per la dottrina, la riprensione, la correzione e l’addestramento alla giustizia, secondo 2 Timoteo 3:16. Secondo, come mostra la tabella qui sotto, il Deuteronomio era spesso presente nei pensieri di Gesù e degli scrittori del Nuovo Testamento. Quando Gesù fu tentato nel deserto, rispose a Satana tutte e tre le volte citando il Deuteronomio. In terzo luogo, abbiamo bisogno di una visione equilibrata di Dio: la Sua grazia, la Sua ira e il Suo mistero maestoso e solenne. In quarto luogo, possiamo imparare in modo specifico quanto Dio desideri che siamo determinati e organizzati nella nostra ricerca della pietà. Possiamo inoltre ricordare l’importanza della responsabilità comunitaria, della testimonianza verso il prossimo, del materialismo, di una leadership efficace nonostante il logorio causato dalle continue lamentele e dell’insegnamento alla generazione futura.

D: In Dt 1-34, qual è la struttura generale di questo libro?

R: Studiosi come Kenneth A. Kitchen hanno individuato una serie di somiglianze tra l’organizzazione del Deuteronomio e i trattati di sovranità politica ittiti del secondo millennio a.C. Anche Peter Craigie ha notato alcune somiglianze con i contratti di lavoro egiziani.

La maggior parte del Deuteronomio è strutturata attorno a tre lunghi discorsi di Mosè.

1-4 Il primo discorso: Prologo

. 1:1-5 Preambolo

. 1:6-3:29 Introduzione storica

. 4:1-40 Disposizioni fondamentali

5:1-11:32 Il secondo discorso: Termini e condizioni dell’alleanza

12:1-26:29 Applicazione

27-30 Il terzo discorso

. 28:1-14 Vantaggi/benedizioni derivanti dall’osservanza del patto

. 28:15-38 Punizioni/maledizioni per la sua violazione

. 29:1-30:30 Riepilogo

31-34 Osservazioni finali

I trattati di sovranità menzionavano spesso l’amore del vassallo per il signore. C’era però una grande differenza tra i trattati di sovranità ittiti e la struttura del Deuteronomio. I trattati di sovranità invocavano tipicamente molti dei come testimoni del patto, mentre nel Deuteronomio non vi è nulla di simile.

D: Dove viene citato o menzionato il Deuteronomio nel Nuovo Testamento?

R: Vi sono riferimenti in molti punti.

Versetto del Deuteronomio

Versetto nel Nuovo Testamento

Dt 1,17

1 Tim 5:21 «Poiché Mosè scrive»

Dt 1,17 (parzialità)

Gc 2,9 (allusione anonima)

Es 20,12; Dt 5,16

Mc 7,10 «Poiché Mosè disse»

Es 20,12-16; Lv 19,18 e Dt 5,16-20

Mt 19,19 (allusione anonima)

Es 20,13 e Dt 5,17

Mt 5,21 «Avete udito che fu detto agli antichi»

Es 20,13; Dt 5,17

Gc 2,11 sgg. (allusione anonima)

Es 20,13-15; Dt 5,17-19

Rm 13,9 «i comandamenti»

Es 20,14 e Dt 5,18

«Mt 5,27 “Avete udito che fu detto agli antichi”»

Es 20,14; Dt 5,18

Gc 2,11a (allusione anonima)

Dt 6,4-5

Mc 12,29 «Il primo di tutti i comandamenti è»

Dt 6,5

Mt 22,37 «il grande comandamento della legge»

Dt 6,5 e Lv 19,18

Lc 10,27 «ciò che è scritto nella Legge». Parla un certo dottore della legge.

Dt 6,8

Mt 23,5 allusione anonima

Dt 6,13

Mt 4,10 «Poiché sta scritto»

Dt 6,13

Lc 4,8 (allusione anonima)

Dt 6,16

Mt 4,4 «Gesù gli disse»

Dt 6,16

Lc 4,12 (allusione anonima)

Dt 7,1

At 13,19 (allusione anonima)

Dt 7,6-8

Atti 13:17 (allusione anonima)

Dt 8,3

Mt 4,4 Gesù disse: «Sta scritto»

Dt 8,3

Lc 4,4 (allusione anonima)

Dt 8,5

Eb 12,7 (allusione anonima)

Es 32,2-4; Dt 9,16

At 7,41 (allusione anonima)

Dt 9,19

Eb 12,21 «Disse Mosè»

Dt 10,17

Rom 2,11 (allusione anonima)

Dt 15,11

Mc 14,7 (allusione anonima)

Dt 16,16

Gv 5,1 menzione di una festa dei Giudei

Dt 17,7

Gv 8,7 (allusione anonima)

Dt 17,6

Gv 8,17 «È scritto anche nella vostra legge»

Dt 18,15.18

Gv 5,36 (allusione) «egli [Mosè] ha scritto di me»

Dt 18,15,18,19

At 3,22-23 «Mosè disse»

Dt 18,15,18,19

Atti 7:37 «da Mosè»

Dt 18,18

Gv 12,39 (allusione anonima)

Dt 18,18

Gv 17,8 (allusione anonima)

Dt 19,15

Mt 18,16: allusione anonima

Dt 19,15

2 Cor 13,1 «Poiché Mosè scrive»

Es 21,24; Lv 24,20; Dt 19,21

Mt 5,38 «Avete udito che fu detto»

Dt 21,23

Gal 3,13 «È scritto»

Dt 24,1-4

Mt 19,7-8 «Mosè ha comandato»

Dt 24,1-4

Mc 10,4 «Mosè ha permesso» (allusione)

Dt 24,1-4

Mc 10,4 «Mosè ha permesso» (allusione)

Lv 14,2-14 e Dt 24,8

Mt 8,4 (allusione anonima)

Lv 14,2-14 e Dt 24,8

Mc 1,44 «come aveva comandato Mosè»

Dt 25,2

Lc 12,47 (allusione anonima)

Dt 25,4

1 Cor 9,9 «scritto nella legge di Mosè»

Dt 25,5

Mt 22,24 «Mosè disse»

Dt 25,5

Mc 12,19 «Mosè scrisse»

Dt 25,5-6

Lc 20,28 «Mosè scrisse» – parla un sadduceo

Dt 27:26

Gal 3:10 «È scritto»

Dt 29,4

Rom 11:8 «Proprio come è scritto»

Dt 29,18

Eb 12,15 (allusione anonima)

Dt 30:12

Rom 10:6 «Poiché Mosè scrive»

Dt 32,12

Rm 10,7 «Poiché Mosè scrive»

Dt 30:14

Rom 10:8 «Poiché Mosè scrive»

Dt 31:6; Gs 1:5

Eb 13,5 «Poiché Egli stesso [Dio] ha detto»

Dt 32:4

Rom 9:14 (allusione anonima)

Dt 32:8

At 17,26 (allusione anonima) Parla Paolo

Lev 17:7; Dt 32:17

1 Cor 10,20 (allusione anonima)

Dt 32,21

Romani 10:19 «Dice Mosè»

Dt 32:35

Rom 12:19 «Poiché sta scritto»

Dt 32:35

Eb 10,30a «dice il Signore»

Dt 32:36

Eb 10,30f «dice il Signore … e»

Dt 32:43

Rm 15,10 «E ancora dice»

Dt 32:43

Eb 1:9 «E degli angeli Egli [Dio] dice»

D: In Dt 1,1, per quanto tempo gli Israeliti avrebbero dovuto rimanere nel deserto?

R: Deuteronomio 1:2 ci ricorda che il viaggio verso il sud-ovest di Canaan avrebbe richiesto circa undici giorni. Tuttavia, poiché disobbedirono a Dio e non entrarono nella terra dopo il resoconto negativo di dieci dei dodici esploratori, il periodo si protrasse da 38 a 40 anni. Gli Israeliti furono sottoposti a disciplina, ma non abbandonati. La disciplina, però, non dura per sempre. È possibile reagire alla disciplina trasformandola in un momento di devozione speciale.

Raymond Brown afferma: «I ribelli sconfitti e abbattuti furono ricacciati nel desolato deserto. Una serie cupa di peccati strettamente correlati – dimenticanza, disobbedienza, perversità e presunzione – li aveva privati di cose migliori. Tutto avrebbe potuto essere così diverso. … Negli anni che seguirono, molte centinaia di quei tristi miscredenti furono portati alla tomba. Ogni funerale era una rinnovata testimonianza della gravità del peccato. Eppure la loro amara sconfitta per mano degli Amorrei divenne un ricordo che svaniva. A poco a poco, cominciò a spuntare un nuovo giorno. Era tempo di ricominciare».

D: In Dt 1,6.9.14; Dt 15,2.5; Dt 11,2.7, perché Mosè disse al popolo che erano testimoni di ciò che era accaduto prima dei 40 anni di peregrinazione, dal momento che Num 14,29-30 e Num 26,64-65 affermano che tutti sarebbero morti nel deserto?

R: Quattro punti da considerare nella risposta.

Per circa sette anni, il popolo rimase nel deserto prima che fosse pronunciata la maledizione dei 40 anni di peregrinazione.

Numeri 26:64-65 affermava solo che tutti coloro che erano stati contati nel censimento dell’esercito non erano più in vita.

Numeri 14:29-30 prometteva solo che gli uomini censiti nel precedente censimento sarebbero morti tutti prima di raggiungere la terra promessa, ad eccezione di Giosuè e Caleb.

Pertanto, erano esclusi dalla maledizione tutti gli uomini sotto i 20 anni (che non erano stati conteggiati nel censimento), gli uomini leviti di tutte le età e tutte le donne. Molti di loro sarebbero rimasti in vita come testimoni diretti degli eventi precedenti. Le persone nate dopo l’inizio dei 40 anni sarebbero state solo testimoni di seconda mano, informate dai propri genitori e dalla comunità.

D: In Dt 1,6-18, quali caratteristiche possiamo individuare nella leadership di Mosè?

R: Mosè mostrò almeno sei caratteristiche.

Sottomesso – La vita di Mosè attraversò molte fasi diverse: da favorito di corte a fuorilegge, da audace liberatore a giudice oberato di lavoro, fino a misterioso operatore di miracoli. Ma l’unica costante era la sottomissione di Mosè a Dio.

Realista – Mosè era realista riguardo a se stesso e agli altri. Si rendeva conto dei propri limiti e sapeva di non poter portare da solo quel fardello. Quindi, non si limitò a sbattere la testa contro il muro cercando di mitigare il proprio fallimento nel non riuscire a fare tutto. Piuttosto, agì concretamente e trovò persone che lo aiutassero. Mosè non poteva guidare il popolo partendo da dove avrebbe voluto che fosse, ma doveva guidarlo partendo da dove si trovava.

Fiducia in Dio – Mosè era una persona molto sicura di sé, ma non era sicuro delle proprie capacità, specialmente per quanto riguardava l’eloquenza e la leadership. Tuttavia, Mosè aveva fiducia nelle capacità di Dio e nel fatto che Dio lo avrebbe usato, nonostante le sue mancanze.

Sacrificiale – Mosè aveva dei seguaci che erano ben lontani dall’ideale. Invece di lavoro di squadra e armonia, Mosè doveva continuamente affrontare mormorii e dispute. Tranne che per un breve momento a Meriba, Mosè non si è mai arreso nei loro confronti. Mosè non era solo un leader in un vuoto; era un leader per loro.

Condivisione – Mosè delegò molte decisioni quotidiane a settanta anziani. Non si limitò a affidare loro un compito da svolgere, ma delegò loro la responsabilità di agire con giustizia e saggezza.

Vulnerabilità – Mosè menzionò tre difetti a cui i leader devono prestare attenzione: il favoritismo, la paura e la solitudine.

D: In Dt 1,8-12, il «io» che parla qui è Mosè o Dio?

R: In Deuteronomio 1:6 Mosè riferì: «Questo è ciò che Dio ha detto», quindi il «io» nel versetto 8 è Dio. Quando Mosè finì di ripetere ciò che Dio aveva detto alla fine del versetto 8, dal versetto 9 in poi il «io» si riferisce a Mosè.

D: In Dt 1,8. Dato che gli Israeliti avrebbero posseduto la terra, perché in seguito furono esiliati sotto gli Assiri e i Babilonesi?

R: Andarono effettivamente a prendere possesso della terra. Tuttavia, a causa della loro disobbedienza, non conservarono ciò che possedevano e lo persero per 70 anni. Deuteronomio 4:25-31; 28:20-28; 29:22-28; 30:1-10; 32:23-43 avvertivano tutti che ciò sarebbe potuto accadere. Anche Dio può darci promesse e benedizioni, ma se non ne prendiamo mai possesso, potremmo non averle. Tuttavia, il fatto che Dio avesse dato loro la terra non significava che potessero fare tutto ciò che volevano e continuare a vivere in quella terra. Anche loro (e noi) possono perderle a causa della disobbedienza.

D: In Dt 1,13.16, fu il popolo a scegliere i propri giudici, oppure fu Mosè a nominarli in Es 18,25?

R: Un’analogia potrebbe essere d’aiuto in questo caso. È il Presidente degli Stati Uniti a nominare le persone per le cariche del gabinetto, oppure è il Senato a confermarle?

Entrambe le cose sono vere. Nella Bibbia, il popolo propose alcune persone come giudici e Mosè scelse quegli uomini. Mosè potrebbe aver scelto tutti coloro che erano stati proposti, ma non lo fece necessariamente.

D: In Deuteronomio 1:22-23, perché i seguaci di un Dio onnisciente dovevano mandare spie in tutto il paese?

R: Ci sono due punti distinti da considerare nella risposta.

1. Probabilmente Mosè pensò che fosse una buona idea, poiché Dio ci permette di imparare molte cose da soli. Avrebbero potuto esplorare Canaan per capire il modo migliore per entrarvi e valutare la forza relativa delle loro forze armate.

2. Tuttavia, Dio non ordinò mai loro di inviare le spie. Fu il popolo a rivolgersi a Mosè con questo suggerimento, e Mosè nel versetto 23 lo ritenne semplicemente una buona idea. Tuttavia, la cosa si rivelò una catastrofe, perché quando incontrarono alcune difficoltà persero la fede. Non persero la fede nel fatto che Dio fosse lì, ma piuttosto persero la fede nel fatto che Dio li avrebbe protetti.

Ci sono due lezioni fondamentali qui per i cristiani di oggi. Primo, analizzare una situazione è in generale una cosa positiva. Tuttavia, se uno degli scopi dell’analisi è decidere se confidare o meno in Dio, o se obbedire o meno a Dio, l’analisi stessa è malvagia perché scaturisce da motivazioni malvagie.

La seconda lezione fondamentale riguarda la leadership. Mosè non aveva alcuna cattiva intenzione in questo caso, e probabilmente non era consapevole che un motivo nascosto per cui alcune persone chiedevano di inviare delle spie era quello di decidere se obbedire o meno. Quando qualcuno ci rivolge una richiesta insolita che sembra innocua, invece di accoglierla o rifiutarla d’impulso, è meglio prima capirne il motivo.

D: In Dt 1,26-43, dato che Dio voleva che gli Israeliti andassero immediatamente in Canaan, e dopo che essi inizialmente si erano rifiutati, perché Dio si adirò con loro quando decisero di andare?

R: Romani 14:23 afferma esplicitamente il principio illustrato in Deuteronomio 1:26-43: «Tutto ciò che non proviene dalla fede è peccato». Inizialmente gli Israeliti si rifiutarono di andare a causa della mancanza di fiducia in Dio. In seguito, decisero di andare perché confidavano in se stessi. Dio non era tanto interessato al fatto che andassero o meno in un determinato momento, quanto alla loro obbedienza a Lui.

Se hai avuto difficoltà con questa domanda prima di leggere la risposta, potresti voler tenere a mente quanto segue. Alcune persone si concentrano sulle cose da fare, o da non fare, per essere in regola con Dio. Questo significa non cogliere il punto. Dio vuole che non ci limitiamo a cercare di obbedirgli a distanza, ma che invochiamo Lui, ci avviciniamo a Dio e gli obbediamo. Leggi Romani 14 per alcuni esempi che puoi comprendere solo se comprendi questo principio.

D: In Deuteronomio 1:27, cosa si dice riguardo agli Israeliti?

R: Le loro paure li portarono a fraintendere, nonostante vedessero prove del contrario. Dimenticarono i modi miracolosi in cui Dio li aveva salvati in passato, con il Mar Rosso, la manna e le quaglie. Anche in futuro, Dio avrebbe fatto piovere grandi pietre sui Cananei del sud. Pensavano che il Dio che li aveva aiutati ad attraversare il Mar Rosso non potesse salvarli dagli Amorrei. Pensavano che Dio li odiasse e li avrebbe distrutti proprio mentre Dio stava dando loro una nuova sfida. Pensavano che i comandi di Dio avessero una portata maggiore della Sua grazia e del Suo potere. Vedevano solo il breve termine e ciò che potevano realizzare da soli, non ciò che Dio poteva fare.

D: In Dt 1,28; Dt 2,10; Dt 9,2, chi sono i figli di Anach (Anachim), gli Emiti e i Refaiti?

R: Gli Anakiti erano discendenti di un uomo di nome Anak. Gli Anakiti erano una tribù i cui uomini erano temibili guerrieri, probabilmente a causa della loro stazza e della loro forza. Poiché all’epoca gli archi non erano così potenti e una grande portata e la forza erano qualità preziose in battaglia per chi combatteva con spade e mazze, questi tre clan imparentati diedero origine a molti guerrieri temuti. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Deuteronomio 31:3.

D: In Dt 1,34-46 e Dt 1,2, come reagiscono le persone dopo aver sprecato una grande opportunità che Dio aveva loro concesso?

R: Possono reagire ricominciando a obbedire. Potrebbe essere difficile realizzare ciò che sarebbe stato molto più facile, ma Dio vuole comunque che portiamo a termine quelle cose. D’altra parte, qualcuno potrebbe ribellarsi completamente e non tornare mai più. In un certo senso, se la prendono con se stessi, non con Dio.

D: In Dt 1,39, cosa si intende per «conoscenza di Dio» e «età della responsabilità»?

R: L’età della responsabilità è un concetto secondo cui i bambini raggiungono un’età a partire dalla quale sono responsabili davanti a Dio delle loro scelte. Nessun versetto indica che questa età sia la stessa per ogni bambino. In questo passo vengono illustrati tre dei principi della giustizia di Dio.

1. Dio giudica in base a ciò che le persone conoscono, e i bambini piccoli che, per ignoranza, non scelgono ciò che è giusto, non vengono giudicati per questo. Il peccato non viene imputato dove non c’è legge (Romani 4:15; 5:12).

2. Dio non giudica le persone per ciò che non potevano scegliere. Una donna violentata in campagna, dove le sue urla non potevano essere udite, non fu punita per peccato sessuale (Deuteronomio 22:25-27). Allo stesso modo, anche gli adolescenti che distinguevano il bene dal male, ma non avevano voce in capitolo nell’assemblea né nelle sue decisioni, non furono sottoposti alla punizione di morire nel deserto.

3. Tuttavia, in questa vita le persone spesso subiscono le conseguenze del male commesso da altri. I figli dovettero comunque vivere nel deserto per 40 anni. Tuttavia, Dio renderà ogni cosa giusta nel giorno del giudizio.

D: In Dt 1,30-46, perché gli Israeliti sbagliarono a obbedire tardivamente a Dio e a combattere gli Amorrei?

R: Il problema fondamentale, nella mente della maggior parte degli Israeliti, era se combattere o meno gli Amorrei. Si sbagliavano. Il problema fondamentale era se obbedire o meno a Dio. Si basavano sul risultato, non sull’obbedienza. Quando Dio disse che non potevano più andare a combattere gli Amorrei in quel momento, la loro disobbedienza in quel momento non era diversa da quando si erano rifiutati di andare in precedenza.

D: In Dt 2,4-8, perché gli Israeliti non riuscirono a sconfiggere gli Edomiti, visto che erano di gran lunga più forti?

R: Gli israeliti non li combatterono mai, e non si sconfigge una nazione più debole quando ci si rifiuta di combatterla. In nessun punto si dice che fossero incapaci di sconfiggere gli edomiti. Piuttosto, Dio ordinò loro di non combattere gli edomiti, e loro obbedirono.

Vedi https://www.thetorah.com/article/ar-moab per ulteriori informazioni.

D: In Dt 2,4-7, perché Dio disse agli Israeliti che stavano per attraversare Edom, visto che Num 20,14-21 e Dt 2,8 dimostrano che non lo fecero mai? Dio non lo sapeva in anticipo?

R: Tre punti da considerare nella risposta.

1. Dio conosce tutto ciò che ci accadrà (Salmo 139:16, Isaia 46:10; 41:22-23; 42:9; 44:7, 1 Giovanni 3:20)

2. Dio disse a Mosè di impartire questi ordini agli Israeliti. Una via comune che attraversava il centro di Moab era chiamata la Strada del Re, e avrebbe potuto essere la via più agevole da percorrere.

3. Stavano «per» attraversare l’interno di Edom, e lo avrebbero fatto se gli Edomiti glielo avessero permesso. Ma poiché non glielo permisero, attraversarono solo la periferia di Edom.

Inoltre, il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, a pag. 265, afferma che oggi questa terra registra solo circa cinque pollici di precipitazioni all’anno (anche se probabilmente all’epoca erano un po’ di più). Gli Edomiti potrebbero aver temuto che quella numerosa popolazione consumasse tutta l’acqua.

Come ha sottolineato Gleason Archer nella domanda successiva, un’altra interpretazione è che probabilmente si trovavano in Edom quando presentarono la loro richiesta agli Edomiti e attraversarono la periferia di Edom; quindi, in realtà, alla fine attraversarono Edom.

D: In Dt 2,4-7 e Nm 20,14-21, gli Israeliti aggirarono Edom o lo attraversarono, come afferma Dt 2,4-7?

R: Deuteronomio 2:4-7 non afferma mai che abbiano attraversato Edom. Piuttosto, prima di raggiungere il confine di Edom, agli Israeliti fu detto che stavano per attraversare Edom e di assicurarsi di non provocare gli Edomiti a entrare in guerra.

Sia in Numeri 20 si vede che gli Edomiti non li avrebbero lasciati passare attraverso il loro territorio, e che gli Edomiti mobilitarono il loro esercito. Pertanto, gli Israeliti non presero la via più comune, chiamata la Via del Re, e aggirarono Edom.

A volte le persone possono essere sul punto di fare qualcosa, ma quando un esercito si schiera contro di loro, decidono invece di fare qualcos’altro. Vedi anche la domanda successiva

Gleason Archer dà una risposta diversa. Se si segue il loro percorso, probabilmente si trovavano in Edom mentre discutevano con gli Edomiti. Poi hanno costeggiato il confine (non segnalato) di Edom, quindi in un certo senso l’hanno comunque attraversato, sebbene non seguendo la via più agevole che avrebbero voluto percorrere.

D: In Dt 2,4-19 e Nm 20,14-21, come gestisci la situazione quando devi fare una deviazione per compiere ciò che dovresti fare, esclusivamente a causa dell’ostinazione degli altri?

R: Quando Dio ti affida un compito, pensi forse che i demoni o gli altri non opporranno mai resistenza? A volte Dio ci affida qualcosa da fare e dobbiamo fare una deviazione, ma ciò non significa rinunciare, bensì avere la perseveranza per portarla a termine. Quando devi fare una deviazione, dovresti affrontarla con grazia, senza arrabbiarti e senza alcun odio o desiderio di vendetta. Non devi dimostrare loro nulla. Ma Dio ha pianificato come vivrai la tua vita al Suo servizio, e senza dubbio Dio ha tenuto conto anche di questo. Quando sei tentato di arrabbiarti, non arrabbiarti, ma sii determinato.

D: In Dt 2,7, agli Israeliti non mancava nulla, o le condizioni erano così difficili da giustificare i lamenti, come in Es 16,2-3 e Nm 11,4-6?

R: Le condizioni erano tollerabili, nel senso che il popolo aveva cibo, acqua e vestiti a sufficienza. Tuttavia, proprio come oggi, il fatto che una situazione meriti o meno di essere motivo di lamentela dipende tanto da chi si lamenta quanto dalla situazione stessa. Ai credenti, Paolo comandò in Filippesi 2:14-15 di fare ogni cosa senza lamentarsi né discutere.

D: In Deuteronomio 2:9-12, 22, 37, perché gli Israeliti non conquistarono i Moabiti e gli Ammoniti?

R: Per il semplice motivo che Dio comandò agli Israeliti di non combatterli. Probabili ragioni per cui Dio diede questo comando sono che i Moabiti e gli Ammoniti erano imparentati con gli Israeliti, che gli Israeliti dovevano concentrarsi sui Cananei e che non aveva senso che nemmeno un singolo guerriero morisse in una battaglia per una terra che comunque non era stato loro ordinato di conquistare.

Per inciso, Ar in Moab non era una città (almeno in quel periodo), ma piuttosto una «regione abitata» (Numeri 21:14) dove scorrevano numerosi corsi d’acqua.

Per ulteriori informazioni, consultare https://www.thetorah.com/article/ar-moab. Il Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 1, parte 3, p. 293, sostiene che esistesse anche la città di Ar, ma che il termine si riferisse alla regione.

D: In Dt 2,10-12, in che senso Canaan era la «terra del loro possesso», dal momento che non vi erano ancora entrati?

R: La terra a ovest del fiume Giordano era stata promessa come loro possesso. Inoltre, il Deuteronomio fu probabilmente scritto per ultimo, e le due tribù e mezza avevano già preso possesso della terra a est del fiume Giordano.

Si veda *When Critics Ask*, pp. 115-117, per ulteriori informazioni e alcuni interessanti contrasti tra la visione di coloro che sostengono l’autorità della Scrittura e la visione critica dei cristiani liberali. (Il termine «cristiano liberale», per inciso, si riferisce alle opinioni religiose e non alla politica.)

D: In Dt 2,19, Dio non ha forse dato la terra degli Ammoniti agli Israeliti, oppure è stato Mosè a darla loro in Giosuè 13,25?

R: Entrambe le affermazioni sono vere. Gli Ammoniti possedevano due parti del loro regno: quella ancestrale e quella ottenuta con la conquista. Prima di entrambi i versetti, gli Israeliti occupavano la seconda parte. Pertanto, Deuteronomio 2:19 fu scritto specificatamente per dire agli Israeliti di non impadronirsi della terra che gli Ammoniti possedevano in quel momento e che era loro di diritto fin dall’inizio.

Inoltre, la terra sulla riva orientale del fiume Giordano non faceva parte di Canaan. Gli Israeliti la conquistarono e la occuparono, ma Dio non gliel’aveva promessa. A volte, anche oggi, possiamo acquisire cose che Dio non vuole che abbiamo, per poi pentircene in seguito.

D: In Dt 2,30, perché il Signore indurì il cuore di Sihon, re di Heshbon?

R: Probabilmente per una ragione simile a quella per cui Dio indurì il cuore del Faraone. Il cuore di Sihon era già indurito contro Dio e il Suo popolo, e Dio lo indurì ancora di più. Qualcuno una volta paragonò l’influenza di Dio alla luce del sole. La luce del sole ammorbidisce la cera ma indurisce l’argilla, anche se si tratta della stessa luce del sole.

D: In Dt 2,31 e in Nm 21,23-26, perché il popolo dovette combattere contro Sihon e subire alcune perdite, anche se Dio aveva detto di aver già dato loro il possesso della terra?

R: Dio aveva loro assegnato il destino di conquistarla e il diritto di farlo, ma dovevano comunque compiere l’opera concreta. Dio potrebbe concederci qualche benedizione oggi, ma se non siamo disposti a impegnarci anche per ottenerla, non la riceveremo.

D: In Deuteronomio 3:11, cos’era il «letto» del re Og di Bashan e quanto era lungo?

R: Era lungo circa 13-13 piedi e mezzo. Il termine ebraico per «letto» in questo contesto è ambiguo. Potrebbe riferirsi al letto dove trascorreva la notte, oppure al «letto funebre» (in realtà un sarcofago o una tomba), dove il suo corpo avrebbe riposato. Sono stati rinvenuti altri sarcofagi di queste dimensioni, fino in Fenicia.

Per inciso, Bashan si trovava a nord del percorso che dovevano seguire per entrare nella Terra Promessa. Tuttavia, non avrebbero voluto far attraversare il fiume Giordano a quasi tutte le loro truppe, per poi lasciare che un regno ostile a nord devastasse le loro famiglie, i loro greggi e le loro mandrie. Pertanto, Bashan probabilmente non sarebbe stato conquistato se avessero superato il loro desiderio di combattere contro gli Israeliti per paura e si fossero mostrati pacifici nei loro confronti dopo che Mosè aveva inviato loro una delegazione di pace in Numeri 21:21-22.

D: In Deuteronomio 3:11, come poteva il letto del re Og essere di ferro, dato che non disponevano di una tecnologia sofisticata per la lavorazione del ferro?

R: Ciò non significa necessariamente che l’intero letto fosse fatto di ferro (sarebbe piuttosto scomodo). Piuttosto, il letto era rifinito con dettagli in ferro. Gli egiziani utilizzavano il ferro proveniente dai meteoriti per realizzare ornamenti e pugnali almeno dal 3000 a.C. Tuttavia, pur disponendo di ferro proveniente dai meteoriti, era molto difficile per loro purificare il minerale di ferro, poiché occorreva un fuoco di fusione molto più caldo rispetto a quello necessario per il bronzo o l’ottone.

D: In Deuteronomio 3:12-17, perché le tribù di Gad, Ruben e metà di Manasse vivevano sul lato orientale del Giordano, visto che il popolo avrebbe dovuto vivere in Canaan?

R: Semplicemente perché scelsero di vivere lì. La Scrittura riporta la loro scelta senza approvarla. La storia dimostra che la loro scelta non fu saggia. La regione era povera di precipitazioni, ma era un buon territorio per l’allevamento del bestiame.

A volte, oggi, se i credenti vogliono fare qualcosa che non è apertamente ribelle, ma non è del tutto ciò che Dio voleva che facessimo, Dio ci concede la libertà di fare la nostra scelta poco saggia e, spesso, di vederne le conseguenze.

D: In Dt 3,21-22.28, in che modo Mosè preparò il passaggio di consegne?

R: I leader efficaci possono provare una certa riluttanza a cedere il proprio ministero ad altri quando invecchiano; ma devono farlo comunque. Sebbene ciò fosse probabilmente spiacevole per Mosè, sapendo che sarebbe morto presto, iniziò questo processo il prima possibile, senza procrastinare. Mosè non iniziò in quel momento; aveva iniziato molto tempo prima a formare Giosuè. Fu un processo graduale, previsto, e non rappresentò un grande shock per l’organizzazione quando avvenne. I ministeri cristiani hanno talvolta incontrato difficoltà a causa di un trasferimento di leadership mal gestito. Ma Dio ricordò a Mosè di continuare a formare Giosuè in Deuteronomio 3:21-22,28.

D: In Dt 3,23-25, quali sono alcune caratteristiche della preghiera di Mosè?

R: Mosè inizia con il versetto 23, che mostra come Mosè sia più interessato a esaltare il nome di Dio che a formulare una richiesta per sé stesso. Nei versetti 24-25 Mosè chiede a Dio di cedere e di permettergli di entrare nella terra promessa. L’intera vita di Mosè, negli ultimi 40 anni, era stata dedicata a condurre il popolo nella terra promessa, e stava chiedendo a Dio di poter vedere realizzarsi il sogno più grande della sua vita. Dio rispose di no; ciò sarebbe avvenuto, ma Mosè non lo avrebbe visto mentre era ancora sulla terra.

D: In Dt 4,1-4.40, in che modo l’esperienza di Israele con quella terra rispecchia ciò che Dio fa nelle nostre vite?

R: Dio ha dato, ma loro dovevano prenderne possesso, e avrebbero dovuto desiderare di mantenerla. Dio ha dato a Israele la terra come dono speciale; non hanno lavorato affinché Dio concedesse loro questa promessa. All’interno di ciò che Dio aveva dato loro, potevano crescere, prosperare ed essere (si spera) una luce per le altre nazioni. Ma dovevano comunque lavorare sodo per prenderne possesso. Tuttavia, come mostra Deuteronomio 4:43, alcuni avrebbero potuto non riuscire a entrarvi a causa della loro malvagità. La loro malvagità era stata istigata da altri (i Moabiti e i Madianiti in Numeri 22,26), ma erano comunque responsabili della scelta di seguirli. Come dimostra l’Esilio, una volta giunti nella terra, Dio avrebbe potuto scacciarli per avergli voltato le spalle. Deuteronomio 4:40 sottolinea che la loro permanenza nella terra non era scontata; avrebbero dovuto desiderare di prolungare i propri giorni in quella terra seguendo i comandamenti di Dio.

Dio ha donato a ciascuno di noi uno o più doni come “beni propri”. Potrebbe trattarsi della capacità di guadagnare denaro, di aiutare fisicamente le persone grazie alla propria buona salute, alle relazioni, alle competenze e all’esperienza, oppure di un ambito che Dio ti ha concesso, un’“opportunità privilegiata” o una “sfera di eccellenza”, in cui, se vi rimani, prospererai grandemente e sarai in grado di benedire gli altri. Ma non è scontato che tu vi rimanga. Se volti le spalle a Dio, Egli può scacciarti. Puoi anche abbandonare la tua “sfera di eccellenza” a causa dell’apatia, dell’amore per il mondo o perché sei troppo occupato a fare cose irrilevanti.

D: In Dt 4,2, il comando di non aggiungere nulla alla parola che Dio ha dato significa che non dovrebbero esserci libri nella Bibbia dopo il Deuteronomio?

R: Assolutamente no. Il versetto è specificamente una restrizione imposta al popolo affinché non aggiunga né sottragga nulla dai comandamenti contenuti nel Libro del Deuteronomio. Non è una restrizione imposta a Dio affinché non invii ulteriori rivelazioni. In generale, le restrizioni che Dio imposta nella Bibbia non limitano Dio stesso.

D: In Dt 4,9, a cosa voleva che prestassero particolare attenzione?

R: Mosè sembrava piuttosto «disperato» che lo ricordassero. A quanto pare, Dio aveva rivelato a Mosè alcune cose sul futuro in Deuteronomio 4:27-30. Deuteronomio 4:9-40 risponde alla domanda su ciò che Mosè voleva che ricordassero. Per riassumere, ci sono quattro parti.

Versetti 8, 23 e seguenti: Prestate attenzione per imparare, ricordare e insegnare le disposizioni e le promesse della legge, sia positive che negative.

Versetti 6, 23 e seguenti: Prestate attenzione a obbedire alla Legge e a non creare alcuna immagine né compiere altre azioni che la violino.

Versetti 7, 9, 33 e seguenti: Abbiate cura di imparare, ricordare e insegnare le opere meravigliose di Dio compiute in mezzo al popolo.

Versetti 9 e 25: Abbi cura di insegnarle sia ai tuoi figli che ai tuoi nipoti.

D: In Dt 4,9.25; 6,2, come si fa a insegnare ai propri nipoti la via di Dio, anche se non si vive sempre con loro?

R: Idealmente, avete educato bene i vostri figli, e loro hanno fatto buone scelte matrimoniali, ovvero hanno sposato dei credenti, che a loro volta insegneranno. Potete rafforzare quell’insegnamento ed essere un buon esempio in ciò che fate e dite, oltre a essere un esempio di confessione ammettendo quando avete sbagliato.

Ma a volte i figli dei cristiani si allontanano dal Signore, oppure sposano un coniuge che non conosce il Signore. Allora la sfida è maggiore. Se i genitori sono disponibili, porta i nipoti in chiesa, alla Scuola Biblica Estiva, alle recite natalizie e ad altre attività organizzate. Condividi con loro anche ciò che Cristo significa per te nei momenti spontanei. Quando prendi decisioni basate su ciò che piace a Dio, spiega ai tuoi nipoti quali erano le tue opzioni e perché hai fatto quella scelta.

D: In Dt 4,10-15, Dio ha dato a Mosè i Dieci Comandamenti sul Monte Horeb o sul Monte Sinai, come dice Es 19,11?

R: Esistono due risposte alternative.

Sinonimi: I due nomi erano usati in modo intercambiabile, analogamente al suocero di Mosè, chiamato sia Jethro che Reul. L’uso di nomi multipli è molto comune in luoghi dove coesistono più lingue e culture. In Alaska c’è il Monte Denali, che un tempo era chiamato Monte McKinley. Il «Believer’s Bible Commentary» a pag. 205 suggerisce questa interpretazione.

Regione: Horeb potrebbe riferirsi a qualcosa di più del semplice Monte Sinai. Potrebbe essere il nome della regione o dell’altopiano, non solo della vetta.

D: In Dt 4,12, il popolo non vide la forma di Dio, oppure fu Mosè a vedere la forma di Dio in Nm 4,12?

R: Entrambe le cose. Mosè ebbe il privilegio di vedere la forma di Dio, probabilmente un’apparizione preincarnata di Cristo. Il popolo non vide alcuna forma. Ciò è simile a quanto accadde a Saulo di Tarso sulla strada per Damasco, quando udì la voce di Gesù mentre i suoi compagni udirono solo un suono.

D: In Dt 4,13, perché c’erano due tavole di pietra?

R: Sebbene alcuni pensino che su ciascuna potessero essere scritti cinque comandamenti, non ci sarebbe stata alcuna difficoltà a inserire tutto quel testo su un’unica tavola. Una risposta più plausibile è che nei trattati di sovranità dell’epoca di Mosè venissero redatte due copie del trattato: una per ciascuna delle parti. Quindi una copia fu riposta all’interno dell’arca, dove nessuno l’avrebbe più vista, mentre l’altra era esposta alla vista di tutti.

D: In Dt 4,16-18, questo comando proibiva ogni raffigurazione di persone o animali?

R: Ovviamente no, poiché in Esodo 37:8-9 erano presenti statue di cherubini sopra l’arca. A Mosè fu anche comandato di realizzare un serpente di bronzo in Numeri 21:4-9. Nel tempio di Salomone erano presenti cherubini, come riportato in 1 Re 6:23-27. Molte altre raffigurazioni di cherubini erano scolpite nel tempio, come indicato in 1 Re 6:39, 32, 35.

Ciò che è proibito è l’uso delle immagini come oggetti di culto in due modi. Era loro proibito adorare una divinità pagana utilizzando un’immagine, ed era loro proibito anche adorare il vero Dio utilizzando un’immagine. I pagani adoravano sia le statue stesse sia gli dei pagani attraverso l’immagine delle loro statue.

D: In Dt 4,20, perché l’Egitto era una «fornace»?

R: Era una fornace almeno in tre modi diversi.

1. L’Egitto era un luogo arido e caldo; più caldo della Palestina.

2. Le fornaci possono consumare, bruciare e distruggere le cose deperibili.

3. Le fornaci sono utili per raffinare i metalli e rimuovere le scorie.

Alcune esperienze odierne sono simili alle fornaci. La stessa esperienza può distruggere una persona e raffinarne un’altra, purificando l’«oro» nel cuore di quest’ultima.

D: In Dt 4,20, perché l’Egitto era come una fornace di «ferro», visto che il 1447 a.C. è precedente all’età del ferro e non esistevano fornaci di ferro?

R: L’archeologia dimostra che l’Egitto possedeva utensili in ferro già dal 3000 a.C. Tuttavia, il ferro era difficile da lavorare e molto costoso, poiché richiedeva una temperatura più elevata rispetto al bronzo o al rame. Questo versetto non si riferisce a una fornace composta da ferro, ma piuttosto a una fornace costruita per la fusione del ferro.

D: In Dt 4,24; 5,9; 6,15; Es 20,5; 34,14; Gs 24,19; Na 1,2, in che senso Dio è un Dio geloso?

R: Dio ha sottolineato questa esigenza esclusiva del Suo amore santo, poiché è un’espressione ricorrente nelle Scritture. Così come un marito o una moglie insistono sulla fedeltà al patto matrimoniale, Dio insiste sull’adorazione esclusiva da parte nostra. Dio ci ha creati con amore, si prende cura di noi e sarà con i Suoi figli per sempre. Allontanarsi da Lui per adorare qualcun altro o qualcos’altro è come uno schiaffo in faccia a Dio. Dio non vuole alcuna adorazione di status o di altre immagini. Dio non vuole l’adorazione di nient’altro, anche se non si tratta di un’immagine fisica. Infine, Dio non vuole che adoriamo alcuna immagine o raffigurazione, anche se si sostiene che raffiguri Lui. Bisogna comprendere questo prima di poter capire perché l’idolatria fosse una questione così grave per Dio, anche se si adorava anche il vero Dio.

Ma per loro era difficile rinunciarvi. Come disse Martin Lutero: «Se un uomo non vuole Dio, allora deve avere i suoi idoli». Raymond Brown, *Il messaggio del Deuteronomio*, p. 69.

D: Poiché Deuteronomio 4:25-26 diceva che sarebbero periti completamente se avessero adorato gli idoli, eppure li adorarono, perché non perirono completamente?

R: La risposta si trova leggendo il versetto immediatamente successivo: Deuteronomio 4,27. Dio avrebbe distrutto il popolo ebraico e lo avrebbe disperso tra le nazioni. Tuttavia, il termine «distruggere» qui non significa «distruggere completamente». Deuteronomio 4,28-29 precisa quanto detto nei versetti 25-27 affermando che, se poi avessero cercato il Signore, coloro che lo avessero fatto sarebbero tornati.

Osservando gli ebrei da una prospettiva culturale, c’era un’enorme differenza tra gli ebrei prima che andassero in Babilonia e dopo il loro ritorno da Babilonia. Da quando tornarono da Babilonia, nonostante tutti i loro difetti, non cedettero più alla tentazione di adorare gli idoli. Se nient’altro funziona, a volte ci vuole un evento catastrofico per liberare una persona o un popolo dal peccato.

D: In Dt 4,41; 19,1-13 e Nm 35,10-34, perché Mosè designò tre città?

R: Queste tre città furono designate in modo particolare come città di rifugio, dove chi avesse ucciso accidentalmente un altro potesse fuggire. Solo all’interno della città sarebbero stati al sicuro dal vendicatore del sangue. Ma quando il sommo sacerdote moriva, potevano tornare a casa in tutta sicurezza.

D: In Dt 4,41, l’espressione letterale in ebraico «verso il sorgere del sole» significa che il sole gira intorno alla terra?

R: No. Anche gli astronomi più esperti di oggi parlano di alba e tramonto. Il fatto che Dio abbia usato un’espressione colloquiale non convalida una visione scientifica, non più di quanto uno scienziato oggi venga espulso dal proprio campo di studi per aver detto che gli piacciono i tramonti.

Affinché un versetto della Bibbia sia in accordo o in disaccordo con una visione scientifica, deve affermare come fatto qualcosa riguardo al nostro mondo, come fanno alcuni versetti della Genesi.

D: In Dt 5,1, qual è l’importanza di «osservare» le leggi?

R: «Osservare» significa obbedire mettendo in pratica. Lasciatemi illustrare con un esempio. Conosco abbastanza bene le regole del basket, ma avevo intenzione di studiare per conoscerle ancora meglio. Poi stavo pensando di fare un provino per giocare nei Dallas Mavericks. Sono sicuro che mi avrebbero preso grazie alla mia grande conoscenza del gioco. Mi accetteranno? Oppure vogliono qualcuno che sappia “dare il meglio” realizzando canestri, effettuando buoni passaggi, marcando e bloccando i tiri, e conquistando rimbalzi? Le regole si possono insegnare, ma solo alcune persone sono in grado di mettere in pratica ciò che hanno imparato. Allo stesso modo, qualsiasi israelita poteva crescere conoscendo la legge, ma Dio esigeva da loro che la mettessero in pratica. È vero che una persona deve conoscere la legge per obbedirle, ma in nessun punto dell’Antico Testamento viene promesso alcun beneficio a chi conosceva la legge ma non la osservava.

D: In Dt 5,1-30, l’uso del secondo pronome in questo capitolo è “tu” singolare o “voi” plurale?

R: Le forme singolari e plurali sembrano essere mescolate indiscriminatamente in questo capitolo. Kenneth A. Kitchen (AOOT, p. 129) ha riscontrato che ciò è comune nei testi semitici. Da ciò possiamo dedurre che le leggi sono applicabili non solo ai singoli individui, ma anche al popolo nel suo insieme.

D: In Dt 5,2-3, chi sono i «padri» di cui si parla qui?

R: Le opinioni divergono.

Non potrebbero essere gli schiavi ebrei in Egitto, nonostante quanto insegnasse Calvino.

Dio strinse un’alleanza con la generazione precedente, ormai quasi estinta, come insegnava Agostino.

Ma prima di ciò, Dio aveva stretto un’alleanza con i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe.

D: In Dt 5,3 perché si dice che Dio non ha stretto un’alleanza con i loro padri, quando Dt 5,2 afferma che Dio l’ha fatto?

R: Mosè, nel suo ruolo di profeta di Dio, sta sottolineando un punto qui. È stato sintetizzato con la frase: «Dio non ha nipoti».

Dio aveva effettivamente stretto un’alleanza con Abramo, Isacco e i loro antenati in passato. Ma ciò non li aiuterà ora. Riaffermare l’alleanza è una questione seria; sono loro stessi a stringere un’alleanza con Dio. O hai stretto un’alleanza con Dio, oppure no. Ma il fatto che i tuoi genitori abbiano stretto un’alleanza con Dio non ti è di alcun aiuto, se non stringi tu stesso un’alleanza. O sei un figlio di Dio oppure no. Ezechiele 18 fornisce una spiegazione più dettagliata di questo punto.

D: In Dt 5,6-10, perché i primi due comandamenti sono i primi?

R: I Dieci Comandamenti non iniziavano con i divieti, ma piuttosto con chi è Dio. Gesù disse che amare il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, la tua mente, la tua anima e le tue forze era il comandamento più grande, e questi primi due comandamenti si concentravano proprio su questo. Sono anche il fondamento di tutto il resto. Se non sei fedele a Dio, allora gli altri non contano poi così tanto. Si può essere infedeli perseguendo qualcos’altro che si ritiene sia un dio, oppure possedendo un’immagine che, pur sapendo che non è un dio in sé, allontana dal vero Dio invisibile.

A proposito, l’insegnamento cattolico romano presenta un ordine dei Dieci Comandamenti diverso da quello dei protestanti e degli ebrei. Alcuni insegnamenti cattolici romani considerano Deuteronomio 5,6-10 come un unico comandamento e dividono in due l’ultimo comandamento, quello sulla cupidigia. Tra il 500 e il 700 d.C. circa, quando la Chiesa cattolica ortodossa cercò di stilare elenchi di peccati, sia mortali che veniali, l’unico peccato che sfuggì alla loro attenzione fu l’adorazione delle immagini.

D: In Dt 5,6-21, perché si trattava solo di una parafrasi di Es 20,2-17, che riportava le parole esatte di Dio?

R: La risposta breve è che Deuteronomio 5,6-21 riporta un richiamo rivolto al popolo e che qui Mosè ha parafrasato il testo. Probabilmente ciò è stato fatto deliberatamente per dimostrarci che ciò che conta è il significato, non le parole esatte.

La risposta estesa illustra le differenze e fornisce quattro punti da considerare nella risposta.

Differenze tra Esodo e Deuteronomio

«Ricordati» (20:8) vs. «Osserva… come il Signore Dio ti ha comandato» (5:12)

Né i tuoi animali (20:10) vs. né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuno dei tuoi animali (5:13)

[assente] (20:10) vs. (5:14) «aggiungi: affinché il tuo servo e la tua serva possano riposare, come fai tu».

Tutto il versetto 20:11 contro tutto il versetto 5:15

[assente] (20:12) vs. come il Signore tuo Dio ti ha comandato… e affinché ti vada bene (5:16)

casa … moglie (20:17) vs. moglie … casa o terra» (5:21)

Stessi comandamenti: non vi è alcuna differenza in ciò che doveva essere osservato.

Anche Deuteronomio 5:6-21 potrebbe essere letterale: il Deuteronomio potrebbe anche riportare le parole esatte. Potrebbe trattarsi delle parole esatte della parafrasi di Mosè. Tuttavia, non c’è alcun problema se non fossero le parole esatte di Mosè. L’antico concetto di citazione includeva sia le citazioni letterali sia ciò che chiamiamo parafrasi.

Cosa possiamo imparare: È il significato che Dio voleva che le persone ricordassero più delle parole esatte.

D: In Dt 5,9, poiché Dio punisce l’iniquità fino alla terza e alla quarta generazione di coloro che odiano Dio, Dio è giusto?

R: La Bibbia insegna che tutte le vie di Dio sono giuste (Deuteronomio 32:4; Salmo 99:4), ma prima di poter comprendere che cosa sia la giustizia, dobbiamo definire quattro termini.

Giustizia: Dio concede le ricompense per le azioni giuste che ha promesso e infligge la punizione per la disobbedienza a Lui, come ha promesso. La giustizia di Dio non è qualcosa di misterioso e incomprensibile, ma è descritta nella Sua Parola, la Bibbia.

Equo: «Equo» significa sia che tutti siano trattati esattamente allo stesso modo, sia che Dio tratterebbe sempre tutti esattamente allo stesso modo. Dio non è equo, né afferma di esserlo nella Bibbia, come dimostrano Matteo 20:1-16, Deuteronomio 5:9, Romani 9:10-18 e altri versetti. Giovanni 19:11 e 2 Pietro 2:21 mostrano che coloro che possiedono maggiore conoscenza vengono giudicati con maggiore severità. Ciò dimostra implicitamente che a non tutti viene concessa la stessa quantità di conoscenza, il che è iniquo. Dio è comunque giusto, e ne tiene conto (Romani 4:15; 5:12). Molti esseri umani hanno concetti di giustizia molto diversi, e se la tua opinione sulla giustizia non ammette alcuna iniquità, ricorda che Dio ha promesso di essere giusto solo secondo la Sua definizione di giustizia, come indicato nella Bibbia, e non secondo una particolare definizione umana.

Colpa/Responsabilità: la colpa può essere un’emozione umana, ma non è questo il tipo di colpa di cui si parla qui. Qui la colpa è la responsabilità, secondo le esigenze della giustizia di Dio, di essere sottoposti all’ira di Dio. Esiste una colpa maggiore e una minore (Giovanni 19:11). Ogni persona è colpevole del proprio peccato; non siamo responsabili dei peccati dei nostri antenati (Ezechiele 18; Deuteronomio 24:16) e non condividiamo la colpa dei nostri figli (Ezechiele 18:20).

Conseguenze: Molte benedizioni, maledizioni e altre conseguenze delle azioni di una persona vengono ereditate e trasmesse ad altri. Quando una madre può scegliere di astenersi dal fumare, dal bere, da un’alimentazione scorretta, dall’uso di cocaina o altre droghe, oppure di indulgere in tali comportamenti, è il bambino a subirne le conseguenze. Alcuni esempi di conseguenze trasmesse sono: una persona nata da genitori cristiani, un bambino con malformazioni congenite nato in una zona molto inquinata e i bambini che vengono abortiti o uccisi dopo la nascita.

Le conseguenze sembrano ingiuste e sembrerebbero rendere Dio ingiusto se questa breve vita terrena fosse tutto ciò che esiste. Un ex redattore di *Scientific American*, un agnostico di nome Martin Gardiner, ha espresso un’osservazione profonda nel suo libro *The Whys of a Philosophical Scrivener*. Egli affermò che se si crede nella giustizia (e lui ci credeva), allora si deve credere in un aldilà. In altre parole, la vita su questa terra è talmente ingiusta che, se tutti dovessero ottenere giustizia, dovrebbe esserci un momento dopo la morte in cui tale giustizia viene dispensata. Noi cristiani lo chiamiamo Giorno del Giudizio. Secoli prima, Lattanzio (303-325 d.C. circa) aveva espresso un’osservazione quasi identica ne *Istituzioni divine*, libro 6, cap. 9, pp. 171-172.

Ora, per rispondere alla domanda sulla giustizia di Dio in Deuteronomio 6:4: Dio è giusto, ma non equo. Le persone possono ereditare le conseguenze, ma non la colpa. Ma lodiamo Dio perché Egli non è solo giusto, ma anche misericordioso.

D: In Dt 5,11 ed Es 20,7, quali sono i diversi modi in cui le persone prendono il nome di Dio invano?

R: Il significato ebraico qui è molto ampio. Letteralmente significa «associare il nome di Dio al vuoto». Comprende l’uso del nome di Dio come parolaccia, per maledire qualcuno o come formula magica.

D: In Dt 5,14, dato che gli animali non conoscono la Legge di Mosè, perché non era loro permesso lavorare?

R: Sebbene la Scrittura non ne indichi il motivo, possiamo individuare una serie di possibili ragioni.

Non dovevano procurare alcun beneficio ai propri proprietari mentre lavoravano.

Sarebbe stato più salutare anche per l’animale avere un giorno di riposo.

Non dovremmo dimenticare (come fecero gli stessi Israeliti) che dovevano essere una luce e un esempio per le altre nazioni, affinché prendessero molto sul serio il comando di Dio.

D: In Dt 5,15, gli Israeliti dovevano osservare il sabato perché erano stati schiavi in Egitto, oppure Dio lo comandò perché aveva creato i cieli e la terra in sei giorni, come dice Es 20,11?

R: Entrambe le ragioni sono vere. La ragione legata all’imitazione dell’opera di Dio nella Creazione è indicata in Esodo 20:11. Una ragione aggiuntiva, ovvero il fatto che fossero schiavi (senza sabato) in Egitto, è indicata in Deuteronomio 5:15.

Potrebbe essere utile considerare un esempio umano di come si agisca per tre diverse motivazioni. Potremmo dire a una persona di non spettegolare perché è ciò che Dio comanda. Potremmo dire a una seconda persona di non spettegolare perché ciò dimostra il suo amore e rispetto per Dio. Potremmo dire a una terza persona di non spettegolare per amore verso gli altri. Si vedano «Difficoltà bibliche e apparenti contraddizioni», pp. 209-210, per un altro esempio.

Generalizzando su questo punto, i cristiani possono essere motivati a fare del bene in base al carattere di Dio, in base alle esperienze passate proprie o altrui, in base all’amore presente per Dio e per gli altri, oppure in base alla speranza futura. La motivazione più forte è probabilmente la combinazione di tutte le precedenti. In *Quando i critici chiedono*, a pag. 118, si trova una risposta simile, secondo cui qualcosa può essere ricordato per due ragioni: una era la ragione “iniziale” della Creazione, l’altra era una ragione “successiva” legata alla redenzione.

D: Se in Dt 5,17 ed Es 20,13 si dice «Non ucciderai», perché esisteva la pena capitale?

R: Dio non ha mai detto «Non uccidere», ma ha comandato «Non commettere omicidio» (Esodo 20:13; Deuteronomio 5:17). Ciò non solo si evince dall’ebraico, ma è dimostrato anche dal contesto stesso, poiché agli Israeliti era stato ordinato di giustiziare le persone per determinati crimini, come in Esodo 21:12-17. Inoltre, sia nell’Esodo che nel Deuteronomio le guerre erano giustificate in determinate circostanze.

Nel Nuovo Testamento ci viene detto di amare i nostri nemici (Luca 6:27-36 e Matteo 5:43-44) e, come individui, non dovremmo vendicarci, come insegna Romani 12:17-21. Tuttavia, a bilanciare ciò, il capitolo immediatamente successivo insegna che il governo ha la responsabilità verso Dio di «portare la spada come strumento di ira per punire i malfattori», come mostra Romani 13:4.

D: In Deuteronomio 5:19 ed Esodo 20:15, quali sono alcuni modi in cui le persone possono rubare?

R: Il modo più ovvio è rubare denaro o beni materiali, come in Esodo 22:2. Ma si riferisce anche al rapimento di persone, come nel caso del sequestro di persona o della riduzione in schiavitù, come mostrano Deuteronomio 24:7 ed Esodo 21:16. Può anche riferirsi all’appropriazione indebita di denaro tramite frode o inganno. Rubare può significare utilizzare illegalmente determinate cose, come software, DVD o brani musicali. Rubare può significare sottrarre tempo a un datore di lavoro. Il furto può essere illegale, oppure può avvenire attraverso leggi inique, ma in entrambi i casi è un male agli occhi di Dio.

D: In Dt 5,20 ed Es 20,16, in quali modi le persone possono rendere falsa testimonianza?

R: Oltre alla falsa testimonianza in tribunale, può riferirsi anche al raccontare bugie per concludere una vendita, per mettere qualcuno contro qualcos’altro o per cercare di farsi apprezzare da qualcuno. Dio non viene glorificato se dici qualcosa che sai essere falsa al fine di persuadere qualcuno a diventare cristiano. Nel condividere il Vangelo a volte ci si trova di fronte alla scelta tra «edulcorare la verità» per essere più persuasivi e dire tutta la verità onestamente, anche se è meno persuasiva. Ogni volta che ti trovi in una situazione del genere, renditi conto che la prima opzione, «edulcorare la verità», è una tentazione che ci porta a dispiacere a Dio. Scegli sempre la seconda opzione.

D: In Dt 5,21 ed Es 20,17, in cosa differisce questo comandamento dagli altri nove?

R: Quando qualcuno infrange uno dei primi nove comandamenti, ci sono prove esteriori e concrete, ma una persona può covare desiderio interiormente senza mostrare alcun segno. Si può desiderare la ricchezza, il coniuge, la fama, la popolarità o l’aspetto fisico di qualcuno senza compiere alcuna azione. Ma l’atteggiamento del cuore che covava quel desiderio rimane comunque un peccato.

D: Perché Dt 5,21, l’ultimo dei dieci comandamenti, [presumibilmente] insegna che le mogli sono proprietà degli uomini? (Un musulmano ha affermato questo.)

R: NON insegna che le mogli siano proprietà degli uomini. Dice che un uomo non deve desiderare la moglie o i beni del proprio prossimo, ma ciò non significa che la moglie sia un bene.

D’altra parte, conosco almeno un musulmano che, quando è arrivato in America e ha dovuto dichiarare i propri beni, ha inserito sua moglie nell’elenco. Dopo aver spiegato il significato dell’espressione «le donne che la vostra mano destra possiede» nel Corano, forse vorremmo spiegare quanto segue tratto dagli hadith sunniti.

Quando a qualcuno viene data una donna, una serva o del bestiame, deve afferrarne la fronte e pregare Allah. Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 1918, p. 157

«Trattate bene le donne, poiché sono [come] animali domestici (‘awan) con voi e non possiedono nulla per sé stesse». al-Tabari, vol. 9, p. 113. [Altri studiosi musulmani non concordavano con al-Tabari sul fatto che alle donne fosse proibito possedere qualcosa di proprio.]

D: Perché in Dt 5,22 si dice che Dio non aggiunse altro, quando c’erano altri comandamenti?

R: C’è un aspetto secondario e uno principale.

In primo luogo, nel momento e nel luogo in cui Dio diede i Dieci Comandamenti, Dio non ne aggiunse altri in quel momento.

Il punto più importante è che, in nessun momento, Dio ha mai emanato un undicesimo comandamento. Dio ha dato molti comandamenti – gli ebrei ne contano 613 nella Torah – ma questi sono i «dieci principali» e non ce ne sono altri aggiuntivi.

D: In Dt 5,28-29, di cosa esattamente Dio si compiace e cosa loda in questo passo?

R: Non sta lodando la loro osservanza dei Dieci Comandamenti, poiché questi erano stati appena dati e a quel punto non avevano ancora dimostrato di averli seguiti. Piuttosto, Dio è compiaciuto del loro atteggiamento di riverente soggezione e del loro impegno sincero a obbedirvi. Ma Dio, che conosce il futuro, in Deuteronomio 5:29 esprime quanto desiderasse, invano, che il popolo rimanesse sempre fedele al proprio impegno di compiacerLo.

D: In Dt 6,3; 11,9; 26,9.15; 27,3; 31,20; Es 3,8.17; 13,5; 33,3; Lev 20:24; Num 13:27; 14:8; 16:14; Gios 5:6; Ger 11:5; 32:22; ed Ez 20:6,15; perché l’Antico Testamento fa spesso riferimento alla terra dove scorre latte e miele?

R: Esaminiamo prima il latte e poi il miele.

Il latte che la gente beveva proveniva da mucche, pecore, capre e cammelli. I pastori non potevano nutrirsi esclusivamente di carne; e il latte fornisce la maggior parte delle altre sostanze nutritive. Dopotutto, il latte è l’unica cosa di cui dispone un cucciolo. Quindi il latte si trovava in quasi tutte le terre; ma ce n’era di più dove le persone potevano allevare più bestiame.

Miele: il miele era una prelibatezza, usata per addolcire le pietanze. Per produrre molto miele servono molti fiori, cosa che in Egitto generalmente non c’era. Secondo PEQ 98 (luglio-dicembre 1966), Canaan era ben nota per il miele. Intorno al 1950/1920 a.C., il viaggiatore egiziano Sinuhe affermò che Canaan possedeva miele e olive in abbondanza (ANET, pp. 19-20). Il faraone Thutmose III (1483-1450 a.C.) raccolse centinaia di vasi di miele da Canaan come tributo. Tuttavia, i mormoratori israeliti Datan e Abiram definirono l’Egitto una terra dove scorrevano latte e miele in Numeri 16:13. A Ugarit (sulla costa nord-occidentale dell’odierna Siria) scrissero in modo iperbolico di Canaan: «I cieli facevano piovere olio; e i ruscelli scorrevano di miele» (BA, 27 dicembre 1965). Il miele era abbondante, come dimostra il fatto che Gionatan ne mangiò un po’ che si trovava per terra in 1 Samuele 14:29-43. Giovanni Battista si nutriva solo di locuste e miele selvatico in Matteo 3:4. Il re Ezechia possedeva alveari domestici.

D: In Deuteronomio 6:4, dato che Dio è «Uno», che ne è della Trinità?

R: Innanzitutto, in molti manoscritti ebraici questo versetto presenta lettere di dimensioni molto grandi alla fine, chiamate «majuscula» in latino e in inglese. Ecco alcune delle parole usate nell’Antico Testamento per indicare «uno».

chad: significa semplicemente «uno» ed è usato raramente.

‘ishshah: uno, ciascuno, ogni, femmina

‘oysh: un uomo o un individuo. (molto comune nell’Antico Testamento)

‘echad: che significa «unito, simile, solo e nel suo insieme» (molto comune nell’Antico Testamento)

Il termine utilizzato in Deuteronomio 6:4 è “echad”. Pertanto, si potrebbe tradurre questa parola con “uniti”, sebbene “uno” sia una traduzione più ampia e preferibile. Lo stesso termine è utilizzato anche in:

Genesi 2:24, dove si afferma che il marito e la moglie sono una sola carne.

Il Deuteronomio 6:4 afferma che c’è un solo Dio.

Genesi 1:5 dice: «La sera e il mattino furono un giorno».

Un esempio di come questa parola indichi un’unità composta da diverse parti si trova in Esodo 26:6,11, dove cinquanta ganci tengono insieme le tende (al plurale) affinché la tenda fosse «una». Anche Ezechiele 37:17,19,22 parla di due bastoni uniti insieme come «uno», utilizzando la stessa parola.

D: In Deuteronomio 6:4, perché questo comandamento, chiamato «Shema», menziona il cuore, l’anima e la forza?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo osservare quanto segue.

1. Immaginiamo che la Bibbia dicesse di amare Dio solo con la nostra anima. Confideremmo in Lui per preservare la nostra vita e potremmo voler mantenere pura la nostra anima, ma ciò non significa che avremmo alcun impegno verso Dio.

2. Immaginate che la Bibbia dicesse di amare Dio solo con la nostra forza. Adempiremmo il nostro dovere verso Dio e lavoreremmo sodo al Suo servizio, ma l’impegno non implica che proviamo alcun affetto o simpatia per Dio.

3. Immaginate che la Bibbia dicesse di amare Dio solo con il nostro cuore. Avremmo un grande desiderio di una relazione più profonda con Dio, senza smettere di confidare in noi stessi e senza fare nulla con diligenza per obbedirgli e servirlo.

Per quanto ci sforziamo, non possiamo amare Dio completamente senza tutti e tre questi elementi. Per un quarto elemento, si veda Marco 12:30.

Per inciso, Deuteronomio 6:4 può essere considerato una sintesi di tutto il capitolo 6-11 del Deuteronomio. La parola «shema» significa letteralmente «ascolta».

D: In Dt 6,7.20 dovremmo educare i nostri figli, o semplicemente lasciarli crescere affinché decidano da soli?

R: Insegnare non significa fare il lavaggio del cervello, e proprio come un genitore sarebbe negligente se non insegnasse ai propri figli le norme di sicurezza, i genitori cristiani sono negligenti se non insegnano ai propri figli chi è Dio. I nostri figli sono una nostra responsabilità. Non siamo responsabili davanti a Dio per le scelte che essi compiono liberamente, ma siamo chiamati a rendere conto di come li abbiamo cresciuti e di ciò che abbiamo insegnato loro. Proverbi 22:6 dice di educare un bambino secondo la via che deve seguire. Efesini 6:4 è un comando rivolto ai padri affinché educhino i propri figli secondo l’insegnamento e l’istruzione del Signore. Gesù, in Matteo 19:14, disse di lasciare che i bambini venissero a Lui e di non ostacolarli.

Piuttosto che preoccuparvi di insegnare loro le cose giuste, preoccupatevi degli atteggiamenti negativi che potrebbero acquisire dall’ambiente circostante se non stanno attenti. Piuttosto che lasciarli a se stessi, pregate per loro e pregate con loro, ogni giorno. La famiglia ha la responsabilità primaria di insegnare ai propri figli chi è Dio, e la chiesa quella secondaria, non il contrario.

D: In Deuteronomio 6:8-9, i credenti dovrebbero avere lo Shema (Deuteronomio 6:4) sulla fronte e sulle mani?

R: Vedi la domanda successiva per capire come riconoscere quando stai interpretando qualcosa in modo eccessivamente letterale e legalistico.

Non vi è alcuna prova che qualcuno in Israele abbia interpretato questo passo in modo eccessivamente letterale fino all’epoca dei farisei. Non abbiamo alcuna testimonianza che Mosè o Giosuè stessi lo facessero.

D’altra parte, i cristiani oggi spesso hanno decorazioni nelle loro case con versetti biblici. Questo non viene fatto per legalismo, ma per il desiderio di avere la parola di Dio nei nostri cuori.

D: In Dt 6,8-9, dato che i credenti non hanno bisogno di portare versetti biblici sulla fronte, come si fa a capire se si sta interpretando un passo in modo eccessivamente letterale?

R: Se si intende interpretare questo passo in modo iper-letterale, si dovrebbe essere coerenti e applicare lo stesso approccio all’intero brano. Deuteronomio 6:6 dice che le parole dovrebbero essere nel nostro cuore, e dato che oggi si eseguono interventi a cuore aperto…

Seriamente, prima di trovare la risposta su come interpretare un passo, è importante porre con spirito di preghiera la domanda giusta. La domanda giusta è: «In che modo Dio e l’autore umano intendevano che i credenti interpretassero il passo?». Esiste un test in cinque parti che dovresti applicare alla tua interpretazione di qualsiasi passo, per rispondere a questa domanda.

1. La mia interpretazione è coerente, oppure sto interpretando una parte del brano in un modo e un’altra parte in un altro?

2. La mia interpretazione rende prive di significato alcune parti del brano? Se sì, c’è qualcosa che non va nella mia interpretazione.

3. La mia interpretazione ha senso alla luce del contesto dei versetti che precedono e seguono il brano?

4. La mia interpretazione è coerente con ciò che Dio ha detto nel resto della Scrittura riguardo a queste verità e a questo passo? Tuttavia, tieni presente che un passo può contenere più di una verità.

5. Infine, c’è un criterio di minore importanza: osserva come Dio ha guidato i cristiani biblici, sia dei primi tempi che moderni, nell’interpretazione di questo passo.

D: In Dt 6,10-13, quando le persone devote raggiungono la prosperità o una salute migliore, quali fattori tendono a far sì che alcune rimangano grate e vicine a Dio, mentre altre si allontanino ora che non hanno più bisogni immediati?

R: I credenti possono reagire in modi molto diversi alla tentazione di allontanarsi a causa della ricchezza, per una combinazione di diverse ragioni.

Alcuni non si rendono nemmeno conto della tentazione di allontanarsi, finché non ci sono già caduti.

Ingrati

Intrappolati dall’amore per il mondo. (1 Giovanni 2:15)

Hanno perso il contatto con la natura maestosa di Dio. (Salmo 50:21)

Orgoglio, perché pensavano di avercela fatta da soli. (Salmo 115:1)

Pensano di non aver più bisogno che Dio faccia nulla per loro. (Proverbi 30:7-9)

Intrappolati dal denaro; o desiderosi di guadagnarne di più, o timorosi di perdere tutto, o ancora timorosi di lasciarsi sfuggire un’occasione di guadagno. 1 Timoteo 6:9-11

Hanno sedotto i loro nuovi amici.

Dimenticano le preziose promesse che Dio ci ha fatto.

D: In Deuteronomio 6:16, cosa c’è di significativo riguardo a Massah?

R: In ebraico «massah» significa «prova». Questo è il nome che diedero al luogo in cui mormorarono contro Dio perché non avevano acqua. Dimenticarono come Dio si fosse preso cura di loro in precedenza, durante il pericolo rappresentato dall’esercito del Faraone e nei loro precedenti viaggi nel deserto, e cominciarono a dubitare che Dio avrebbe continuato a prendersi cura di loro.

Gesù citò questo versetto in Matteo 4,7 e Luca 4,12 quando Satana lo tentò dicendogli di gettarsi giù dall’ala del tempio. Allo stesso modo, non dovremmo compiere azioni sconsiderate solo per vedere se Dio ci proteggerà.

I cristiani possono attraversare momenti difficili nella loro vita in cui iniziano a dubitare che Dio si prenderà ancora cura di loro. Quello può essere per noi un luogo chiamato «Massah». Quando ci troviamo in quel luogo, continuate comunque a lodare Dio, ricordate come Dio si è preso cura di voi in passato e mantenete la speranza che Egli continuerà a prendersi cura di voi sulla terra, fino a quando non sarà il momento di tornare a casa in cielo.

D: In Dt 6,20, qual è il significato dell’insegnamento qui riportato?

R: I genitori dovevano istruire i propri figli giorno dopo giorno. Quando un bambino faceva una domanda, specialmente una importante come questa, i genitori non dovevano allontanarsi per preparare una risposta. Dovremmo essere in grado di rispondere immediatamente perché abbiamo già una risposta pronta. Dobbiamo essere in grado di insegnare quanto il bambino desidera, al livello adatto a lui.

D: In Dt 6,20, perché non vengono menzionate le figlie?

R: Secondo Deuteronomio 6:7, avrebbero dovuto insegnare a tutti i bambini, maschi e femmine. In ebraico, il termine “uomo” può riferirsi alle persone in generale, mentre “figli” può riferirsi ai bambini in generale. Secondo un articolo apparso su Christianity Today del 27/10/1997 a pag. 35, in ebraico non esiste una parola specifica per “figli”, ma solo una per “figli maschi” e una per “figlie”. Quando un parlante ebraico intendeva sia i figli maschi che le figlie, utilizzava la parola “figli”.

D: In Dt 7,1, qual era la popolazione stimata delle sette nazioni di Canaan che erano più numerose degli Israeliti?

R: No. Il punto è che quando gli Israeliti consideravano la loro identità come nazione e popolo santo, non avevano bisogno di perdere tempo a pensare alla loro potenza militare, perché Dio aveva detto che, rispetto ai Cananei, non era poi così grande. La risposta si articola in tre parti.

1. Gli israeliti erano meno numerosi della popolazione complessiva dei cananei.

2. All’epoca in Palestina le precipitazioni erano più abbondanti, quindi la terra poteva sostenere un numero maggiore di persone. I 2,5 milioni di israeliti dei tempi biblici sono comunque meno dei 5 milioni di israeliani di oggi.

3. Ecco i dati demografici all’epoca di Giosuè, stimati al± 40%.

Regione

Popolazione

Canaan settentrionale (esclusi i Fenici)

800 K

Fenici nell’Asher occidentale

315.000

Canaan meridionale (esclusi gli Amaleciti)

888 K

Amaleciti

110 K

Amorrei della Transgiordania

340 K

Ammoniti + Moabiti + Edomiti

209 K

Vedi la domanda successiva per la fonte di queste cifre.

D: In Dt 7,1, qual è la fonte dei dati demografici citati nella domanda precedente?

R: Non ho trovato alcuna fonte che riportasse la popolazione antica suddivisa con questo livello di dettaglio, quindi quanto riportato in precedenza è una sintesi delle mie stime personali. Ecco i miei dati. Si ricordi che il numero accanto a una determinata città non indica la popolazione che vive all’interno di quella città, ma piuttosto la popolazione della città più quella dell’area rurale circostante.

CANAN SETTENTRIONALE 1155

...FENICI (W. ASHER) 315

Abden

10

Irqata

10

Acco [porto]

15

Kanah

15

Achseph

15

Misrefot-Amaim

10

Achzib

15

Nahariya [porto]

10

Ahlab

10

Grande Sidone 4000 a.C.

30

Ambi

10

Sidone Minore [porto]

15

Ardata

10

Simira

10

Batuna

10

Tripoli [porto]

15

Beth-Emek

10

Tiro [porto] 1900 a.C.

10

Berito (Beirut) [porto]

20

Ullaza (Orthosia)

10

Byblos 7000 a.C.

20

Uzu

10

Hammon

10

Zerefath 1600 a.C.

15

...TERRA DI ASHER ORIENTALE 85

Afek

10

Carmelo

10

Arruboth

5

Rehob (3150 a.C.)

10

Beten

10

Sharon

5

Dor

15

Shiqmona

5

Helkath

5

Zeror

5

Kabul (Cabul)

5

...LA TERRA DI NAFTALI 180

Abel-beth-maacah

10

Janoah

10

Adami-Nekeb

10

Kadesh

10

Bet-Anath

10

Kinneret 3000 a.C.

10

Bet-Semes (nord)

10

Madon

5

En-Hazor

5

Merom

10

Hammath

10

Meroz

5

Hazor (175 acri)

40

Ramah

10

Hukkok

10

Zer

5

Ferro

10

...TERRA DI ZEBULUN 115

Betlemme (a nord)

10

Gat-Hefer

15

Chesulloth

10

Nahalal

10

Daberath

10

Sarid

10

Hannathon

15

Rimmon

10

Harosheth

10

Shimron

15

...Gli Hiviti dell'Hermon 35

Baal-gad

10

Laish

15

Ijon

5

Mizpeh

5

...BASAN SETTENTRIONALE 50

Afek

10

Golan

15

Ashtaroth

10

Karnaim

15

...TERRA DI ISSACAR 115

Bet-Shan

25

Jezreel

10

Bet-Haggan

10

Iokneam

10

Endor

10

Ophrah

10

Harod

10

Shunem

15

Jabneel

15

...TERRA DI MANASSE OCCIDENTALE 128

Abel-Meholah

5

Silo

10

Bezek

10

Zeror

5

Dothan

15

Taanach -1500 a.C.-

10

Ibleam

15

Thebez

10

Kedesh

5

Tirza

10

Megiddo 3500 a.C.

18

Zanaanim

5

Sichem -1800 a.C.-

10

...TERRA DI EFRAIM 132

Afek

10

Naaroth

10

Atarot

15

Pirathon

5

Baal-Hazor

5

Shaalbim

5

Bet-Horon (Inferiore)

12

Silo

10

Gezer 3000 a.C. - (30 acri)

15

Tappuah

10

Lebonah

10

Timna-Serah

10

Michmatet

5

Zerethan

10

CANAN DEL SUD 983

... TERRA DI BENJAMIN 172

Ai

12

Gerico, 7000 a.C. circa

10

Anathoth

5

Gerusalemme, 3000 a.C. circa

25

Bahurim

5

Kephirah

5

Beeroth

5

Kiriath Jearim

10

Bet-Hogla

5

Micmas

5

Bet-Horon (Inferiore)

5

Mizpa

10

Betel 2000 a.C.-

10

Nob

5

En-Rogel

5

Ophrah

5

En-Shemesh

5

Ramah

5

Geba

5

Remaraim

5

Gibeah

10

Shalishah

5

Gabaon

20

...LA TERRA DI DAN 230

Amarna

10

Gibbeton

10

Antipatris 3000 a.C.

10

Jabneh (Jabneel)

10

Bene-Berek

10

Gaffa (Joppa) 4472 a.C.

10

Beth-Shemesh 2200 a.C. (a sud)

20

Lod

10

Chesalon

10

Ono

10

Ekron 50 acri

40

Tappuah

10

Elteka

10

Timna

10

Eshtaol

10

Yavneh

10

Gath-Rimmon

10

Zora

10

Geoloroth

10

...REGNI AMORREI 120

Azekah

10

Jarmuth

2

Debir 2350 a.C.

15

Lachish, 3100 a.C. circa

23

Eglon

25

Libna

15

Hebron

20

Makkedah

10

...PARTE DI GIUDA/SIMEONE 352

Adullam

5

Hazar-Shual

5

Anab

5

Joktheel

5

Afek

10

Jattir

5

Ashan

2

Juttah

5

Ashdod

15

Kain

5

Ashkelon (-2850 a.C.-)

25

Kabzeel

5

Baalah

2

Keilah

5

Beersheba

10

Lehi

5

Betlemme (sud)

1

Madmannah

5

Beth-Eglaim 2200 a.C.-

15

Maon

5

Beth-Palet

5

Masada

5

Beth-Zur 1750 a.C.

10

Michmatet

5

Bethul

5

Mizpeh

5

Carmel

5

Moladah

5

Città del Sale (Qumran)

5

Natophah

5

Eltolad

5

Ramah

5

Ezem

5

Raphia

5

En-Gedi

5

Sharuhen

10

En-Rimmon

5

Socoh

5

Eshtamoa

5

Tamar

5

Etam

5

Tekoa

5

Gath

25

Tell Abu Matir

2

Gaza

25

Zanoah

5

Gedor

5

Zenan

5

Gerar

5

Ziklag

10

Gibeah

5

Zif

5

...AMALECITI 110

Abronah [oasi]

5

Jotbathah [oasi]

5

Arad

10

Kadesh-Barnea

15

Aroer

10

Moseroth

5

Bene Jaakan [oasi]

5

Monte Seir

10

Beth-Palet

10

Rehoboth

5

Ezion-Geber [oasi]

5

Tamar

5

Hor Haggidad [oasi]

5

Timna presso Elath [oasi]

5

Hormah

10

D: In Dt 7,1, chi erano i Girgashiti?

R: Oggi non sappiamo chi fossero. Tuttavia, al di fuori degli scritti biblici, a Ugarit se ne fa menzione secondo G. Douglas Young, Concordance of Ugaritic, p. 14, e C.H. Gordon, UT, p. 381.

D: In Dt 7,1, come mai Mosè disse che avrebbero attraversato il fiume Giordano quel giorno, visto che molto probabilmente ciò sarebbe avvenuto più di 24 ore dopo?

R: Il termine ebraico per “giorno”, yom, può anche indicare un periodo di tempo, come nel caso del “Giorno del Signore”. Un altro esempio è il futuro “Giorno del Signore” che precederà immediatamente il ritorno di Cristo, il quale durerà più di 24 ore. Naturalmente, avrebbero comunque potuto attraversare il Giordano anche in 24 ore, se la colonna del popolo che attraversava fosse stata molto ampia.

D: In Dt 7,1-5, qual era il vero pericolo che gli Israeliti stavano per affrontare?

R: Da un punto di vista umano, sembrerebbe che il vero pericolo fosse quello di entrare in una terra dove i loro nemici erano ben armati e più numerosi degli israeliti. Ma quello non era il vero pericolo; Dio avrebbe potuto occuparsene, anche se avesse dovuto far piovere pietre dal cielo per combatterli, cosa che fece. Ma c’era un pericolo ben più reale e grave: che smettessero di combattere e scendessero a compromessi. Avrebbero onorato i loro dei, avrebbero contratto matrimoni misti e permesso ai propri figli di fare lo stesso. Quando iniziarono a onorare gli dei cananei, allora Dio ritirò il Suo aiuto contro il pericolo visibile rappresentato dagli eserciti cananei e filistei.

Il futuro era luminoso e pieno di promesse, ma irto di pericoli. Stavano andando verso una grande terra dove scorrevano latte e miele, ma stavano attraversando grandi cambiamenti nella loro vita. A volte, quando Dio ci dona cose buone, trascuriamo il fatto che dovremo cambiare, o che anche a noi capiteranno grandi cambiamenti nella vita.

Un piccolo dettaglio è che il problema non era allontanarsi dall’Unico Vero Dio. Il problema era rivolgersi ad altri dei, indipendentemente dal fatto che continuassero o meno a professare a parole la fede nell’Unico Vero Dio.

D: In Dt 7,2-5, quali sono alcuni modi in cui oggi dobbiamo «non stringere alleanze» con altre cose quando c’è la tentazione di farlo?

R: Per quale altro motivo un cristiano dovrebbe dilettarsi con l’astrologia, ubriacarsi, fare uso di marijuana o altre droghe? Mangiare sano va bene, ma perché una persona credulona, cristiana o meno, dovrebbe voler pagare per il potere curativo dei cristalli? I demoni hanno una serie quasi infinita di cose con cui possono tentare i cristiani a dilettarsi o a dividere la loro fedeltà: LGBTQ+, aborto, fusione tra cristianesimo e islam, fusione tra cristianesimo e induismo, mitologia greco-romana classica. Fusione tra cristianesimo e psicologia laica, fusione tra cristianesimo e filosofia laica. Ma è possibile raggrupparle in alcune categorie.

Piacere o interesse personale (Vangelo della prosperità)

1896-1911 Wallace Wattles era uno scrittore socialista del “Nuovo Pensiero”. Scrisse *La scienza di diventare ricchi* e fu scomunicato dai metodisti.

1879-1925 Russell H. Conwell era un battista di Filadelfia che guidava la più grande chiesa degli Stati Uniti dell’epoca. Insegnava che si potevano trovare diamanti nel proprio giardino se si cercava bene. (World Christian Trends AD 30-AD 2200, p. 143)

Cercare di innovare con nuove idee (orecchie pruriginose)

1831-1844 Il pastore battista laico William Miller, nel nord-est dello Stato di New York, fondò il movimento dei Milleriti. Affermò che Cristo sarebbe tornato tra il 21 marzo 1843 e il 21 marzo 1844. Da 50.000 a 100.000 seguaci. Poi, il 22 ottobre 1844, avvenne quello che in seguito fu conosciuto come «La Grande Delusione». Da quel movimento nacquero i Testimoni di Geova (circa 8,8 milioni), i Cristadelfiani (di cui oggi ne rimangono solo 60.000) e gli Avventisti del Settimo Giorno (circa 21 milioni).

1843-1864: Hung Hsiu-Chuan si definiva «il fratello di Gesù». Diede inizio alla ribellione dei Taiping, durante la quale morirono 35 milioni di persone mentre cercava di instaurare il «Grande Regno Celeste della Pace». Sebbene pochi occidentali ne siano a conoscenza, questi eventi si verificarono all’incirca nello stesso periodo della guerra civile americana e, al confronto, fecero sembrare quest’ultima solo una piccola scaramuccia.

1783-1872 N.F.S. Grundvig voleva integrare la mitologia norrena nel luteranesimo.

1867 Primo raduno nazionale del movimento della Santità a Vinland, nel New Jersey. Si verificarono grida, danze nello Spirito, risate sacre e rotolamenti sacri, secondo *World Christian Trends AD 30 – AD 2200*, pag. 142

1855-1900 Un gran numero di abitanti delle isole del Pacifico si converte dal cristianesimo al mormonismo. Il Tempio mormone delle Hawaii fu consacrato nel 1909.

1907 – «L’Era dell’Acquario»: L.H. Dowling scrisse il Vangelo dell’Acquario di Gesù Cristo. Egli sosteneva che Gesù avesse studiato l’induismo sotto la guida di guru.

1919 – Le Van Trung fonda in Vietnam la Chiesa Missionaria Cao Daista, che fonde buddismo, etica confuciana, culto degli antenati e un’organizzazione di tipo cattolico.

1954 – Sung Myung Moon credeva di essere il Cristo [non Gesù] tornato sulla terra, scrisse *Il Principio Divino* e fondò la Chiesa dell’Unificazione.

1933-1959 – Victor e Florence Houteff lasciarono gli Avventisti del Settimo Giorno per fondare gli Avventisti del Settimo Giorno Davidiani. Dio avrebbe ucciso i malvagi Avventisti del Settimo Giorno il 22 aprile 1959. In seguito si divisero e un gruppo divenne i Branch Davidiani.

1964 – Chiesa di Dio della Società Missionaria Mondiale (= Chiesa di Ahnsahnghong, = Eloisti) (2 milioni) Crede in un Padre celeste e in una Madre celeste. Fondata da Ahnsahnghong, il quale affermava di essere l’incarnazione del Padre celeste. È necessario osservare le feste dell’Antico Testamento.

-1978 Jim Jones e Jonestown, in Guyana, dove morirono 925 persone. Ai residenti di Jonestown fu fatto bere del Kool-Aid rosso contenente cianuro.

1985 – Apollo Quiboloy è un evangelista filippino sostenitore della dottrina dell’Unicità. Affermava di essere il «Figlio di Dio Designato» che decide chi va in paradiso.

1931-1986 Herbert W. Armstrong fondò la Chiesa di Dio Universale. Insegnava che il rapimento sarebbe avvenuto nel 1986. Insegnava il british-israelismo e seguiva le leggi alimentari mosaiche. Riteneva che la Trinità fosse satanica. Dopo la sua morte ci furono scismi e un gruppo accettò la Trinità.

1941-2000 George Hunston Williams, eretico unitariano e storico degli unitariani sociniani

1985-2014 Andrew B. Murray e la Shepherd’s Chapel. Modalisti, dottrina del «seme del serpente», preesistenza delle anime, british-israelismo, Movimento dell’Identità Cristiana, negano il rapimento, annichilazionismo

Essere in grado di raggiungere più persone con il proprio messaggio

Non dirò «raggiungerle con il Vangelo», perché spesso devono «svuotare il Vangelo» e raggiungono le persone solo con una versione riduttiva del Vangelo. Ecco alcuni esempi:

I traduttori della Wycliffe Bible hanno realizzato una traduzione della Bibbia in arabo e anche in turco, in cui sostituiscono le parole “Figlio” e “Padre” quando si riferiscono a Dio.

Andy Stanley e l’accettazione delle persone LGBTQ+ praticanti senza dire loro che devono pentirsi e ripudiare il proprio stile di vita.

Rick Warren (autore di «Una vita con uno scopo») ha insegnato che i musulmani credono nello stesso Dio.

Per cercare di integrarsi o evitare la persecuzione

Ciò può significare prendere aspetti da altre religioni e cercare di combinarli con il cristianesimo.

130- Circa trenta sette gnostici nei primi secoli del cristianesimo lo fecero, specialmente gli gnostici ermetici. Dio mandò Adamo, poi Mosè, poi Ercole, poi Gesù.

1870 – Il “Movimento Insider” rivolto agli indù fu avviato nel 1870 da Kali Chan Banurji.

1875/1879 – Mary Baker Eddy voleva incorporare «principi scientifici» nel cristianesimo sotto il nome di «Scienza Cristiana». (Da 100.000 a 400.000 membri oggi, dopo precedenti scismi)

1899 – Charles Fillmore fu uno dei fondatori della Unity School of Christianity (1 milione di membri)

Anni 1870 – Il “Chrislam” è una religione sincretistica diffusa in Nigeria

Anni ’70 – Movimento “Insider” (C5) rivolto ai musulmani. Afferma che anche il Corano e Maometto provengono da Dio e, in generale, rifiuta la Trinità. I suoi membri non vogliono essere chiamati cristiani (tranne quando chiedono denaro alle chiese occidentali).

Il compromesso dei cristiani liberali con il mondo

1930-1945: il luterano Dietrich Bonhoeffer seguì il Vangelo sociale. Negò la risurrezione fisica di Cristo. Fu coinvolto in un complotto per assassinare Hitler e fu giustiziato proprio prima della resa della Germania.

1848- Il Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC) nel 1990 contava 404 milioni di membri. Ha sostenuto i guerriglieri marxisti in Rhodesia/Zimbabwe, che uccisero missionari cristiani.

1951-1963: il liberale Paul Tillich sosteneva che Dio = amore, quindi amore = Dio.

1901-1965 Albert Schweitzer, cristiano liberale e medico missionario. Scrisse sulla ricerca del Gesù storico.

1955-1968 Martin Luther King, Jr., pastore battista americano. Importante leader non violento dei diritti civili che negava la resurrezione corporale di Gesù e aveva numerose relazioni extraconiugali.

1944-1969 Agnostico, poi sacerdote episcopale, James Pike. In seguito fu minacciato di espulsione. Nelle sue sedute spiritiche metteva in discussione la nascita verginale, l’Inferno e la Trinità. Tra i primi a trasmettere alla radio, aveva un programma radiofonico più popolare di quello di Fulton J. Sheen. Laureato all’Union Theological Seminary.

1915-1973 C.H. Dodd diresse la traduzione della New English Bible. Credeva nelle «realtà presenti», non in un futuro apocalittico, e riteneva che Paolo si sbagliasse su alcune cose.

1966-2021 Desmond Tutu. Sacerdote anglicano sudafricano, vincitore del Premio Nobel per la Pace, in seguito politico. Contrario all’apartheid e alla segregazione. Era favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso nella Chiesa e alla Teologia della Liberazione, escludendone la violenza.

H. Richard Niebuhr era un «post-liberale» barthiano (1924-1962) che riassunse efficacemente la teologia liberale: «Un Dio senza ira condusse uomini senza peccato in un regno senza giudizio attraverso il ministero di un Cristo senza croce».

Compromesso con l’agnosticismo o l’ateismo

1950-1979 Madre Teresa di Calcutta, India. Vincitrice del Premio Nobel per la Pace. Fondatrice delle Suore della Carità in India. Cattolica romana, pro-vita, aiutava i poveri. Piuttosto che alleviare il dolore, riteneva che il dolore glorificasse Dio.

Compromesso con il marxismo

1964- Leonardo Boff, Teologia della Liberazione. Ex sacerdote cattolico. Definì il Papa Benedetto XVI (Ratzinger) un leader del terrorismo religioso.

1954-1966 Camilo Torres Restrepo. Cattolico romano marxista-leninista sostenitore della Teologia della Liberazione. Ucciso mentre combatteva nelle file dei guerriglieri dell’ELN contro il governo colombiano. La sua citazione più famosa è: «Se Gesù fosse vivo oggi, sarebbe un guerrigliero».

Anni ’50-1971: Gustavo Gutiérrez, uno dei fondatori della Teologia della Liberazione

1981 Apparizione di Maria dell’ , a Medjugorje in Bosnia. Tra le altre cose, disse alla gente di studiare il libro «Poema dell’Uomo-Dio». Quest’opera figura nell’elenco dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica romana perché contiene dottrine eretiche. La Chiesa cattolica l’ha approvata solo nel 2019 tramite Papa Francesco.

1962-2003 Canaan Banana, ex pastore metodista e primo presidente dello Zimbabwe. Autore di *Il Vangelo secondo il ghetto*. Riguardo alla sua visione della teologia della liberazione: «Quando vedo un guerrigliero, vedo Gesù». Ha scontato sei mesi di carcere per omosessualità. È stato attivo nel Consiglio Ecumenico delle Chiese e nell’Organizzazione dell’Unità Africana.

Sintesi

Il punto qui non è che queste cose siano sbagliate (come in effetti sono), ma che i cristiani sbagliano ad accettare qualsiasi di queste cose come cristiana. Sì, ci sono cristiani autentici in alcune di queste cose, e alcuni cristiani autentici sono stati persino citati qui. Ma non dovremmo accettare che questi errori siano cristiani. In Apocalisse 2:20-23, se si osserva attentamente, la falsa profetessa Jezabel non è colei che viene rimproverata qui. Piuttosto, è la chiesa che l’ha tollerata e accettata. Questo fa parte dell’antico tema iniziato in Geremia e che prosegue fino all’Apocalisse: «Fuggite da Babilonia», uscite e separatevi da lei.

Avete l’impressione che le forze demoniache stiano «bombardando la chiesa con l’inganno»? Ebbene, i demoni sono bravi in ciò che fanno e sono molto attivi. È quasi come la metafora secondo cui siamo un esercito di cristiani che avanza per predicare il Vangelo e servire Dio, ma i nostri compagni d’armi vengono falciati a destra e a manca dalle menzogne demoniache. Ma mentre leggete l’elenco di ciò che vari cristiani hanno accettato, vi prego di evitare la tentazione di pensare che i cristiani siano persone incredibilmente sciocche, ingenue e facili da manipolare. Questo vale solo per alcuni (anche se forse la maggioranza) di coloro che si definiscono cristiani, non per tutti. Cosa ne pensate, quindi, quando un pastore cristiano elogia Madre Teresa, Dietrich Bonhoeffer, Martin Luther King Jr., Desmond Tutu o il Consiglio Ecumenico delle Chiese?

D: In Dt 7,6-8, perché Dio scelse gli Israeliti?

R: Parte della risposta è data in Deuteronomio 7:7-9. Non fu perché fossero un popolo potente o straordinario. Piuttosto, fu a causa dell’amore di Dio e della sua scelta di Abramo, e poi di Isacco e Giacobbe. Molte volte le persone godono di conseguenze positive grazie a ciò che altri prima di loro hanno fatto. Altre persone godranno di conseguenze positive grazie alle cose che farai tu?

D: In Dt 7,10, perché Dio sente il bisogno di punire alcune persone, soprattutto visto che non dovremmo vendicarci da soli?

R: Non dobbiamo vendicarci, non perché gli altri non lo meritino mai, ma perché Dio è il giudice che infligge la punizione appropriata. Se Dio infliggesse una punizione ad alcuni che hanno commesso un torto, e ignorasse semplicemente altri che hanno commesso lo stesso torto o altri altrettanto gravi, ciò non sarebbe coerente con ciò che Dio ha rivelato nella Bibbia riguardo alla Sua giustizia. Vedi anche la domanda successiva.

D: In Dt 7,10, dato che Dio deve infliggere la punizione con giustizia, perché Dio vuole infliggere una punizione in primo luogo?

R: Dio dovrebbe lasciare che tutti la facciano franca e vadano comunque in Paradiso? E se non volessero andare in Paradiso e vivere con Dio per sempre? Inoltre, che tipo di Paradiso sarebbe?

Immaginate Hitler, Tamerlano, Stalin, Idi Amin o altri “grandi” assassini, impenitenti, che si trovassero comunque in Paradiso? Che tipo di luogo puro sarebbe? Se la cosa più grande in Paradiso è adorare Dio, riuscite a immaginare Dio che costringe le persone a stare in Paradiso per sempre contro la loro volontà? Io no.

D: In Dt 7,14, dato che Dio avrebbe tolto l’infertilità alle donne israelite, che dire allora di Mical (2 Sam 6,20-23), Anna (1 Sam 1,2.5-8) ed Elisabetta (Lc 1,7)?

R: Mical non era necessariamente sterile. È più probabile che Davide non avesse rapporti coniugali con lei. Anna ed Elisabetta furono entrambe sterili per una parte della loro vita, ma Dio trasformò la loro sterilità in una benedizione speciale. A volte, quando Dio sta per darci qualcosa di meraviglioso, come dei figli, dobbiamo aspettare i Suoi tempi.

D: In Dt 7,15, perché si fa menzione specifica non solo di malattie, ma di «malattie d’Egitto»?

R: L’Egitto era infestato da fastidiosi flebotomi, e la riva occidentale del Nilo era affetta dal virus del Nilo occidentale; inoltre, essendo una regione paludosa, l’Egitto era anche afflitto dalla malaria. A causa del fiume Nilo e delle acque stagnanti, lì c’erano più malattie che in un luogo con poca acqua. Lo storico Plinio il Vecchio, dopo aver discusso varie malattie dell’Egitto, definì l’Egitto «la madre delle malattie».

D: In Dt 7,19; Es 13,14; Es 15,8.12.16; Es 31,8; Sal 91,4; Eb 4,13, questi passi dimostrano che Dio ha dita, mani, braccia, narici, ali, piume e occhi?

R: No. Si tratta di un’espressione antropomorfa. Per la risposta, si veda la discussione su Esodo 8:19.

D: In Dt 7,22, perché a volte Dio allontana le cose dalla nostra vita poco a poco anziché tutte in una volta?

R: A volte Dio ritiene che i Suoi propositi si realizzino al meglio gradualmente. William Carey lavorò come missionario in India per sette anni prima di vedere la prima persona avvicinarsi al Signore. A volte il ritardo è dovuto alla preparazione necessaria nella tua vita. Ma molte volte il motivo per cui Dio ritarda non ha assolutamente nulla a che fare con te. Potrebbe trattarsi di preparare gli eventi mondiali, di preparare i cuori dei non credenti o di ricevere l’aiuto necessario da altri credenti. Sarà incredibile in cielo quando vedremo come Dio abbia unito tanti fili apparentemente senza alcun collegamento immediato per portare a termine un unico compito. Ma anche se spesso non capiamo, dovremmo essere pazienti riguardo al modo in cui Dio opera.

C’era una parabola su un re ricco e sul suo amato figlio, il principe. Una volta all’anno il figlio si presentava davanti al padre e gli chiedeva la sua paghetta, che il padre gli concedeva. Poi il padre non vedeva quasi mai il figlio per un anno intero. Il re non era solo ricco, ma anche saggio. Così, la volta successiva in cui il figlio chiese la sua paghetta, il padre gli diede solo quanto bastava per quel giorno. In questo modo il figlio doveva venire a parlare con suo padre ogni giorno, se voleva la sua paghetta. Ti capita mai di sentirti come se trattassi il tuo Padre celeste nello stesso modo in cui il principe trattava inizialmente suo padre?

Ho letto la storia di due giovani scozzesi, amici, che erano entrambi alcolisti. Alla fine presero strade diverse, e poi entrambi divennero cristiani. Si rincontrarono e condivisero il loro cammino di fede. Uno dei due raccontò che, quando si convertì, Dio gli tolse miracolosamente ogni desiderio di alcol. L’altro raccontò di essere stato duramente tentato di cedere e ricominciare a bere, molte volte, ma di non aver mai ceduto. A volte Dio opera nella vita delle persone, santificandole dal peccato nel primo modo, e a volte opera nel secondo modo. Nel secondo modo, l’uomo ha dovuto invocare l’aiuto di Dio contro la tentazione giorno dopo giorno. Entrambi i modi glorificano Dio, ma chi può dire che il secondo modo glorifichi Dio meno del primo?

Quindi alcune cose richiedono tempo affinché possiamo coltivare un rapporto intimo con Dio. Ma altre cose richiedono semplicemente tempo perché noi le comprendiamo e le impariamo. Persino il miglior maestro del mondo impiegò tre anni per formare i Suoi dodici discepoli. E anche allora ci furono molte delusioni, e uno di loro fu un fallimento totale.

D: In Dt 7,25-26, quando non dovremmo trarre beneficio da ciò che è stato fatto da popoli con cui non dovremmo stringere alleanze, e quando dovremmo farlo, come in Es 11,2-3; 12,35-36?

R: In questi casi specifici, la risposta breve è: quando Dio ti dice di non farlo, e quando Dio ti dice che va bene. Generalizzando su questo punto, però, osserviamo che per gli Israeliti era lecito commerciare e stringere trattati con altri popoli pagani, ma non con i Cananei. Quindi oggi possiamo stringere accordi e fare affari con le persone in generale, indipendentemente dalle loro credenze religiose. Tuttavia, se esiste un’organizzazione che si oppone ai cristiani o svolge attività immorali, non dovremmo avere nulla a che fare con essa. Ad esempio, lavorare come contabile per dei malviventi o suonare il pianoforte in un bordello non è accettabile per i credenti.

D: In Dt 8,1, perché questo periodo viene solitamente definito «nel deserto»?

R: Non era un deserto come il Sahara o il Quartiere Vuoto arabo. Non c’era acqua a sufficienza per coltivare, ma vegetazione sufficiente per il pascolo. Abramo si trovava nel deserto. Anche Davide si trovava nel deserto, così come Giovanni Battista. Gesù rimase nel deserto per 40 giorni. La donna di Apocalisse 12 sarà protetta nel deserto. In tutta la Scrittura, come afferma il New International Bible Commentary a pag. 265, «il deserto è un luogo in cui Dio incontra l’uomo nella disciplina e nella liberazione». Il deserto è un luogo protettivo e un luogo di crescita, specialmente nell’obbedienza, nella fede e nell’intimità con Dio. Nel deserto essi riponevano la loro fiducia in Dio; quale alternativa avevano? Il deserto, però, non è sempre un luogo piacevole in cui trovarsi.

D: In Dt 8,1, in che senso stavano per verificarsi grandi cambiamenti?

R: Avrebbero lasciato il deserto per entrare in una terra di prosperità e tentazione. Sarebbero passati dall’essere abitanti del deserto che vivevano in tende a vivere in paesi e città. Sarebbero passati dal fare affidamento sulla manna, lo stesso cibo per 40 anni, a una dieta varia e più gustosa che includeva miele, uva, olive, fichi, melograni, mele, bacche, grano e orzo. Dovevano stare attenti a non dimenticare il loro primo amore: Dio.

D: In Dt 8,1, come reagisci quando ti rendi conto che stanno per verificarsi grandi cambiamenti nella tua vita?

R: Le circostanze potrebbero cambiare molto, ma Dio rimane lo stesso. Dovevi glorificare Dio, essere gioioso, obbediente e prosperare nelle tue circostanze precedenti. Ora devi fare lo stesso nelle tue nuove circostanze.

D: In Dt 8,2, Dio è davvero onnisciente?

R: Sì. Nulla di ciò che è accaduto, sta accadendo o accadrà mai è nascosto a Dio. Dio conosce la fine fin dal principio (Isaia 46:10). Ogni giorno della nostra vita era scritto nel libro di Dio prima ancora che uno di essi venisse all’esistenza (Salmo 139:16). Chi sarebbe stato salvato era già noto prima che noi esistessimo (Romani 9:10-23; 8:29; Efesini 1:4). Dio esamina tutti i nostri sentieri (Proverbi 5:21)

In Giovanni 21:17, Pietro disse a Gesù che Egli sapeva ogni cosa, e Gesù non smentì tale affermazione. 1 Giovanni 3:20 afferma che Dio conosce ogni cosa. Tuttavia, un caso ipotetico non è necessariamente una cosa. Ad esempio, se i maiali potessero volare, il cielo sarebbe verde? La Scrittura tace riguardo a Dio e alla «meta-conoscenza», ovvero al fatto che Dio conosca ogni dettaglio ipotetico di ogni possibilità. L’idea che Dio possieda la meta-conoscenza di ogni possibilità è nota anche come molinismo.

D: In Dt 8,3, in che senso mangiare la manna era un’umiliazione?

R: Era un promemoria per il popolo del fatto che per 40 anni non avevano mangiato principalmente il proprio cibo. Ogni mattina raccoglievano semplicemente la manna che Dio forniva.

D: In Dt 8,3; 29,5, come è possibile che le vesti e i sandali degli Israeliti non si consumassero?

R: Non è naturale che vestiti e sandali durino quarant’anni sotto il sole del deserto. Ciò mostra un modo in cui Dio concede benedizioni soprannaturali. È meraviglioso vedere che Dio non solo compie pochi grandi miracoli, ma può anche compiere milioni di piccoli miracoli simili.

D: In Dt 8,7, la Palestina oggi è più arida di quanto non fosse ai tempi di Mosè?

R: Sì. Nel corso della storia, il clima ha subito notevoli variazioni. Ad esempio, i climatologi affermano che vi fu un’«epoca calda medievale» nell’ultima parte del Medioevo. Ne hanno persino trovato prova in una siccità verificatasi in California nel 1340 d.C. (Natural History, settembre 1996). L’orzo veniva coltivato in Groenlandia dopo l’anno 1000 d.C. Per citare un altro esempio, i climatologi sostengono che il Sahara non fosse un deserto prima del 4000 a.C. circa.

D: In Deuteronomio 8:9, dove si trovavano le colline ricche di rame promesse agli Israeliti?

R: Sono state rinvenute numerose fornaci e scorie di rame a 20 miglia (33 km) a sud del Mar Morto. Alcuni dei giacimenti di rame sono ancora visibili in superficie.

Anche il *Expositor’s Bible Commentary*, volume 3, pag. 75, menziona le famose miniere di rame di Salomone a Ezion-Geber.

Il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 1124, afferma che a Beersheba vivevano artigiani del rame già a partire dall’età calcolitica (4500-3100 a.C.). Il minerale proveniva da 60 miglia più a sud. Il più antico oggetto in rame rinvenuto in Palestina proviene da Gerico e risale al periodo 4500-4400 a.C.

D: In Dt 8,16-20, quali sono i due punti chiave?

R: Di fronte alla tentazione della prosperità, dovevano ricordare due cose.

Non attribuire a te stesso o alle tue capacità la gloria che spetta di diritto a Dio.

Poiché hai un’alleanza con il Signore, non lasciare che nessun altro idolo “rubi” la devozione che spetta di diritto a Dio. Dio li sta avvertendo che se si comportano come i Cananei, Dio li tratterà come i Cananei.

D: In Dt 8,16-20, quando sei tentato dalla prosperità di mettere Dio “in secondo piano” e fare affidamento su te stesso, cosa puoi fare per ritrovare la retta via della dipendenza da Dio?

R: Alza lo sguardo verso Dio e ricorda. Non c’è nulla che tu possa avere – beni materiali, relazioni, salute, la tua vita, ecc. – che non possa esserti tolto in un istante. Assicurati di dire oggi alla tua famiglia che li ami, perché non sai con certezza se domani potrai dirglielo. Ma anche se non sai cosa ti riserva il domani, sai chi detiene il domani. Quindi, in questo momento, proprio ora, rallegrati e attingi pace e appagamento dal Signore.

D: In Dt 9:1, quando attraversarono il fiume Giordano?

R: «In questo giorno» significa in questo momento, non in questo periodo di 24 ore, secondo *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, p. 78. La NIV traduce questa espressione con «ora». In realtà, era circa un mese prima che attraversassero il Giordano.

In Zaccaria 14:7 l’espressione «un giorno» (yom ‘ehad) è la stessa parola usata in Genesi 1. Non è specificato se si tratti esattamente di 24 ore o meno.

D: In Deuteronomio 9:3-6, i Cananei furono distrutti rapidamente o lentamente, come in Deuteronomio 7:22?

R: Gli israeliti occuparono Canaan con la rapidità di un fulmine. Questo perché Dio aveva già distrutto rapidamente i cananei davanti a Israele in diverse occasioni, tra cui a Gerico e nella Valle di Aialon. Deuteronomio 9:3 profetizza che Dio avrebbe agito in questo modo. Il pericolo di una loro distruzione immediata risiedeva nel fatto che avrebbero potuto pensare di averlo fatto con le proprie forze e riporre fiducia in se stessi.

Tuttavia, sebbene alcuni popoli cananei fossero stati totalmente annientati, Deuteronomio 9:3 non afferma che ogni nazione cananea sarebbe stata rapidamente annientata al 100%. Infatti, chiunque legga il libro noterà che Deuteronomio 7:22 precisa quanto detto in Deuteronomio 9:3, affermando che non tutti i Cananei sarebbero stati distrutti rapidamente.

D: In Dt 9,3, qual è la differenza tra il fatto che Dio fosse con loro/in mezzo a loro e il fatto che Dio li precedesse?

R: Potremmo tendere a confondere questi due aspetti, poiché entrambi sono veri, ma in realtà sono distinti. Dio era in mezzo a loro, ed essi potevano vedere la provvidenza della manna e delle quaglie, la nuvola di giorno e la colonna di fuoco di notte. Ma Dio andava anche davanti a loro, per preparare la loro strada. Quindi oggi possiamo lodare Dio per essere con noi, ma possiamo anche lodarlo per andare davanti a noi.

D: In Dt 9,4-6, perché le persone sono spesso così riluttanti a riconoscere un dono come tale, mentre sono così pronte ad attribuirsi il merito?

R: Dato che l’opera o la benedizione si è già verificata, a volte vogliamo attribuirne il merito a noi stessi, dicendo agli altri che è stato perché eravamo così bravi o forti, quando in realtà non è stato tutto merito nostro, o talvolta solo in parte merito nostro. In secondo luogo, vogliamo dirlo a noi stessi, perché la nostra autostima e il nostro orgoglio potrebbero basarsi, almeno in parte, su ciò che NOI abbiamo realizzato.

D: In Dt 9,4, qual è la differenza tra il fatto che Dio fosse con loro/in mezzo a loro e il fatto che Dio li precedesse?

R: Potremmo tendere a confondere questi due aspetti, poiché entrambi sono veri, ma in realtà sono distinti. Dio era in mezzo a loro, ed essi potevano vedere la manna e le quaglie, la nuvola di giorno e la colonna di fuoco di notte. Ma Dio li precedeva anche per preparare loro la via. Quindi oggi possiamo lodare Dio per essere con noi, ma possiamo anche lodarlo per precederci.

D: In Dt 9,7-12.20-24, perché Mosè ha sottolineato l’aspetto negativo dei grandi peccati che avevano commesso invece di enfatizzare quello positivo?

R: C’è un tempo e un luogo per entrambe le cose. Mosè sollevò la questione affinché non diventassero arroganti, ma per spingerli a fare meglio e a impegnarsi di più nell’obbedire a Dio. Oggi, se un lavoratore, uno studente, un bambino o un amico “fallisse davvero nel proprio compito”, non vorresti dirgli falsamente che ha fatto un buon lavoro, né dire falsamente che in realtà non aveva importanza quando invece ne aveva, né indurlo a credere che non ci sia bisogno di cambiare. Di solito la teologia in molti canti cristiani è valida, ma la settimana scorsa ho sentito un’eccezione. Si diceva che Dio ti ama così come sei e non vuole cambiare nulla. In realtà, come credenti, Dio ci ama così come siamo, ma ci ama troppo per volere che restiamo così.

Per impedire loro di diventare arroganti nella propria giustizia, Mosè disse loro che erano undici cose: arroganti (9:4), testardi (9:6,13,27), ribelli (9:7,23-24), provocatori (9:8,18), corrotti (9:12), idolatri (9:12,16), peccatori (9:16), malvagi (9:18), miscredenti (9:23), disobbedienti (9:23) e malvagi (9:27). Forse Deuteronomio 9:7-24 potrebbe essere considerato come un’unica grande domanda. Dio sta chiedendo: «Dopo tutti questi momenti di ribellione, avete imparato abbastanza da fidarvi di me adesso?».

C’è un momento in cui è giusto essere severi. D’altra parte, però, non vogliamo far sdegnare i nostri figli (Efesini 6:4) o gli altri. Non scoraggiateli, ma anche quando li rimproverate mostrate loro un’immagine di ciò che possono diventare e di ciò in cui possono sperare.

D: In Dt 9,13-18, 25-29, perché Mosè rifiutò l’offerta di Dio di fare di lui una grande nazione?

R: Questo rivelò il cuore di Mosè. Mosè era più interessato al proprio potere e alla propria fama, o era più interessato al popolo? Come un vero leader, era più interessato all’onore di Dio e al popolo. I leader della Chiesa oggi dovrebbero comportarsi allo stesso modo.

L’argomentazione di Mosè in Deuteronomio 9:25-29 è che, se il popolo fosse stato distrutto, si sarebbe potuto dire che Dio non fosse in grado di prendersi cura e preservare il Suo popolo. A volte Dio può trovarsi «tra l’incudine e il martello» perché considera tutte le ramificazioni delle Sue azioni.

Il libro di Raymond Brown *The Message of Deuteronomy* (Il messaggio del Deuteronomio), pp. 129-133, offre un’ottima analisi delle caratteristiche di un leader devoto come Mosè. Era sottomesso (9:18, 25), perseverante (9:18, 25), pronto al sacrificio (9:18), preciso (9:14), compassionevole (9:20), lungimirante (9:26, 28-29) e, in definitiva, efficace. Mosè dedicava più tempo a pregare per loro che a ragionare con loro.

D: In Dt 9:25-29 ed Es 32:9-14, cosa c’è di importante in questa preghiera?

R: Si trattava di una preghiera di intercessione fondamentale per il popolo. Sono certo che anche Aronne fosse lieto che Mosè pregasse per lui. Mosè non aveva pregato per Datan e Abiram. Si noti che in questa preghiera Mosè non pregò per il popolo, o per il «mio» popolo, ma piuttosto, rivolgendosi a Dio, parlò del «TUO» popolo, sottolineando non solo il loro rapporto con Dio, ma anche la guida che Dio esercitava su di loro.

Un’altra preghiera di intercessione fondamentale fu quella di Samuele a Mizpa, in 1 Samuele 7:5-9.

D: In Dt 9,18, Mosè digiunò davvero, senza nemmeno bere acqua, per quaranta giorni e quaranta notti?

R: Non si trattava di un digiuno ordinario, poiché ciò sarebbe impossibile con mezzi naturali. Tuttavia, quando saremo in Paradiso, non avremo alcun sostentamento terreno, e quando Mosè era con Dio, Dio era in grado di mantenerlo in vita anche senza che mangiasse.

D: In Dt 9,18; Es 32,31-35 e Nm 14,11-19, Mosè aveva ragione?

R: Sì. Dio disse questo a Mosè affinché egli potesse dimostrare la sua corretta comprensione del carattere di Dio in due modi.

1. Mosè prese molto sul serio le parole di Dio, poiché sapeva che Dio, in virtù della Sua giustizia, aveva tutto il diritto di distruggere completamente gli Israeliti.

2. Mosè conosceva abbastanza bene le promesse e la fedeltà di Dio da «ricordare» a Dio che non avrebbe distrutto quel popolo dal collo duro.

C’è qui un insegnamento che possiamo trarre riguardo al nostro dialogo con Dio. Nelle nostre preghiere, è giusto fare affidamento sulle promesse che Dio ha fatto.

D: In Dt 10,1-3 ed Es 34,1-3, qual è il significato del fatto che le seconde tavole fossero «simili alle prime»?

R: Quando Mosè scese dal monte con la prima serie di tavole, le frantumò vedendo gli Israeliti che festeggiavano in grande stile il vitello d’oro. Dopo che Dio ebbe risolto quella situazione, Mosè salì nuovamente sul monte e portò una nuova serie di tavole di pietra. Dopo la disobbedienza, la punizione e il pentimento degli Israeliti, tutto tornò come prima. C'erano alcune differenze, come il fatto che Dio avesse creato la prima serie di tavole di pietra in Esodo 32:15-16, mentre Mosè dovette crearne una nuova in Esodo 34:1. Ma Dio

Allo stesso modo, quando siamo disobbedienti e ci pentiamo, il nostro rapporto con Dio può tornare ad essere proprio come prima. Dio scrisse i Dieci Comandamenti sulle nuove tavole di pietra proprio come aveva fatto su quelle vecchie, e loro ripresero il loro viaggio come se il rapporto non fosse mai stato interrotto.

D: In Deuteronomio 10:3, l’arca fu costruita dopo i 40 anni di peregrinazione nel deserto, o prima dei 40 anni, come suggeriscono Esodo 25:10; 35:12 e 37:1?

R: Qui ci sono due questioni.

1. Il Deuteronomio in generale, compreso il capitolo 10, è una sintesi condensata dei loro viaggi. Si afferma che l’arca fu costruita prima della seconda serie di tavole di pietra; non si specifica però quanto tempo prima di questo evento l’arca fosse stata costruita.

2. L’arca fu costruita dopo il primo viaggio al Monte Sinai in Esodo 19. Il «Commentario degli Espositori», vol. 3, pag. 83, menziona che quando Deuteronomio 10:1 dice «in quel tempo», si riferisce al momento della preghiera in Deuteronomio 9:25-29, non al momento successivo in cui il capitolo 10 fu messo per iscritto.

D: In Dt 10,3, fu Mosè stesso a costruire l’Arca dell’Alleanza, oppure fu Bezalel a realizzarla in Es 37,1-9?

R: Mosè supervisionò da vicino la realizzazione dell’Arca da parte di Bezalel. Non è raro che un capo affermi di aver fatto qualcosa (come costruire una piramide o riscuotere le tasse), quando in realtà l’opera è stata compiuta da operai sotto la sua direzione. Il Deuteronomio è una sintesi della legge, quindi i dettagli si trovano in Esodo, Levitico e Numeri.

D: In Dt 10,3, l’Arca fu costruita dopo che Mosè scese dal monte, o prima, come indica Es 37,1-9?

R: Fu costruita da Bezalel in precedenza. Deuteronomio 10:3 afferma che fu realizzata, ma gli eventi qui riportati non seguono necessariamente un ordine cronologico. Tuttavia, sia nell’Esodo che nel Deuteronomio l’arca non fu utilizzata per custodire i Dieci Comandamenti se non in un secondo momento. Di solito, per un trattato di sovranità, venivano redatte due copie; ciascuna veniva conservata da una delle parti.

D: In Dt 10,6, Aronne morì a Mosera, o fu sulla cima del Monte Hor come dicono Num 20,22-29, Num 33,37-39 e Dt 32,50?

R: Esistono due risposte diverse.

Regione di Mosera: qui non si fa menzione del «Monte» Mosera, ma semplicemente di Mosera e del Monte Hor. Sebbene Aronne sia morto specificatamente sul Monte Hor, ciò avvenne nella regione di Mosera.

Esistenza di più luoghi chiamati «amarezza»: la parola Mosera significa «amarezza» e non è conosciuta come toponimo al di fuori della Bibbia. Potrebbe trattarsi di una regione senza nome, ed è probabile che gli Israeliti abbiano chiamato Mosera più di un luogo. Ad esempio, in Arabia ci sono due località abbastanza vicine tra loro chiamate Nakhla. Una si trova fuori dalla Mecca in direzione di Ta’if, mentre l’altra è una valle fuori dalla Mecca sulla strada per l’Iraq. In Israele c’erano due città, entrambe chiamate Bet-Schemesh e Betlemme.

D: In Dt 10,6, gli Israeliti si accamparono a Bene Jaakan e poi a Mosera, oppure a Moseroth e poi a Bene Jaakan, come dice Num 33,37-38?

R: I cristiani danno due risposte diverse.

Due luoghi diversi: Mosera e Moseroth sono luoghi diversi. I nomi sono simili, ma le consonanti sono diverse in ebraico. Numeri 33 e Deuteronomio 10 si riferiscono a momenti diversi durante l’Esodo, quando tornarono nella stessa regione generale.

Un unico luogo e un’unica regione: Mosera era la regione, mentre Moseroth era il luogo specifico. Sebbene Aronne sia morto precisamente sul Monte Hor, ciò avvenne nella regione di Mosera.

D: In Dt 10,12, cosa significa «camminare nelle vie di Dio»?

R: In parte, significa obbedire alle leggi di Dio, fare ciò che Dio dice esplicitamente di fare e non fare esplicitamente ciò che Dio dice di non fare. Tuttavia, significa molto di più di questo. Dobbiamo cercare di conoscere Dio, avvicinarci a Lui e scoprire ciò che piace al Signore.

Camminare nelle vie di Dio è così facile che anche un bambino può farlo, e così rigoroso che rappresenta una sfida persino per l’adulto più giusto e saggio.

D: In Dt 10,12-13, quale ruolo abbiamo oggi nel dire alle persone che Dio “esige” e ci comanda di fare certe cose?

R: Se non lo facciamo, allora non stiamo condividendo tutto il Vangelo. Loro devono prendere una decisione: se accettare Gesù come Signore e fare quelle cose oppure no. Anche loro dovevano prendere una decisione, e Dio esigeva la loro risposta, sia nelle parole che nelle azioni.

D: In Dt 10,12-16, cosa ne pensi dell’affermazione secondo cui il Dio dell’Antico Testamento si preoccupava delle azioni esteriori, mentre nel Nuovo Testamento Dio si preoccupa del cuore interiore?

R: Non solo è sbagliata, ma è doppiamente sbagliata. Ad esempio, in Deuteronomio 10:12-16,19 la cosa prima di tutto era il timore del Signore. Gli israeliti dovevano «circoncidere il loro cuore». Naturalmente l’Antico Testamento pone l’accento anche sulle azioni, come dimostra Deuteronomio 10:13,19. Naturalmente nel Nuovo Testamento abbiamo lo Spirito Santo che vive in noi. Ma dobbiamo evitare le persone impenitenti che si dicono cristiane ma sono immorali, avide, truffatrici o idolatre, o che bevono abitualmente, come comanda 1 Corinzi 5:11-12.

D: In Dt 10,17, poiché Dio è il Dio degli dei e il Signore dei signori, potrebbe esserci più di un Dio?

R: No e sì. No, nel senso che c’era, c’è e ci sarà per sempre un solo vero Dio. Sì, nel senso che oltre all’unico vero Dio, esistono molti falsi dei contraffatti. Mentre le nazioni circostanti adoravano molti idoli nazionali e di altro tipo, il Dio d’Israele non era equiparabile a essi. Egli era il Dio al di sopra di tutte le nazioni, degli idoli e anche delle superstizioni. In secondo luogo, se qualcuno dovesse mai avere paura di un idolo o di uno spirito maligno, dovrebbe sapere che lo spirito maligno ha più motivo di temere l’Unico Vero Dio di quanto un credente abbia di temere lo spirito maligno.

D: In Dt 10,17ss-18, in che modo Dio è paradossalmente sia imparziale e giusto, sia misericordioso e amorevole?

R: Questo poteva essere un mistero ai tempi dell’Antico Testamento, ma possiamo vedere la risposta allo stesso modo. Dio ricompensa coloro che Lo amano e Lo seguono, ma punisce ogni peccato in modo imparziale. Il Paradiso è un luogo meraviglioso, ma se solo i perfetti potessero andarci, allora il Paradiso sarebbe vuoto di persone? Sappiamo che Dio ha soddisfatto le esigenze della giustizia, pur continuando a elargire la Sua grazia e misericordia attraverso Gesù Cristo, che ha preso su di sé la punizione per i nostri peccati. La nostra salvezza non è gratuita. Dio l’ha resa gratuita per noi, ma è costata molto; è costata la morte del Figlio di Dio.

D: In Dt 11,2-9, cosa c’è di insolito?

R: Sebbene l’Antico Testamento originariamente non avesse alcuna punteggiatura, Deuteronomio 11:2-9 sembra costituire un’unica frase. Anche nelle lettere di Paolo si trovano alcune frasi lunghe. Il “rigoroso requisito” di non usare frasi lunghe riguarda la scrittura inglese moderna, non l’antico ebraico o greco.

Probabilmente Mosè non si rendeva conto di come parlava, perché in quel momento era molto preoccupato. Il popolo che stava uscendo dal deserto aveva obbedito a Dio, attraversando momenti difficili e assistendo ai miracoli di Dio e al Suo giudizio. Ma quanto bene avrebbe obbedito la generazione futura, che non aveva vissuto quelle esperienze?

D: In Dt 11,6-7 ed Es 16,1-35, in che cosa sbagliarono Datan, Abiram e la loro famiglia?

R: Compirono azioni sbagliate scatenando una rivolta contro Mosè e contro l’autorità di Dio. La loro mente non era semplicemente pigra o apatica; essi rifiutarono attivamente la via di Dio e volevano abbandonare Mosè per tornare in Egitto. Anche il loro cuore era nel posto sbagliato, non solo perché presuntuosamente si consideravano alla pari di Mosè, ma anche perché desideravano ardentemente andare nella «terra dove scorre latte e miele», e in Esodo 16:13 affermarono che quella terra era l’Egitto. Mosè capì che non c’era nulla che potesse dire o fare se non esortarli a presentarsi davanti al Signore, e così fece.

A volte nella nostra vita ci troviamo di fronte a difficoltà per le quali non vediamo come poter fare qualcosa. Ma c’è sempre una cosa che possiamo fare: affidarle al Signore.

D: In Dt 11,6, la terra è di genere femminile poiché «lei» aprì la bocca?

R: No. La versione di Re Giacomo ha semplicemente tradotto letteralmente il genere del pronome ebraico. Oggi parliamo delle navi oceaniche come di «lei» e diuragani e tifoni con nomi femminili e maschili, ma ciò non significa che siano maschi o femmine.

D: In Dt 11,10-12, cosa significa «irrigata a piedi»?

R: L’Egitto era il granaio del mondo mediterraneo grazie al grande fiume Nilo e all’irrigazione. A quanto pare, ciò si riferisce a una pompa per l’irrigazione azionata da una sorta di pedali. Nella terra promessa non sarà necessario farlo.

D: In Dt 11,18-22, quale responsabilità abbiamo nell’istruire i nostri figli e quelli degli altri?

R: La Parola di Dio deve essere appresa, condivisa e messa in pratica. Questi versetti danno l’impressione che Dio si rivolga ai genitori e ai figli come se fossero un’unica entità. Dobbiamo avere a cuore i nostri figli e le loro anime tanto quanto le nostre. La verità di Dio deve essere liberamente accessibile a loro, al loro livello. La verità di Dio deve essere insegnata a parole e dimostrata con la nostra vita.

Se un bambino non ha genitori cristiani e non frequenta la chiesa, la nostra sfida è capire come condividere la verità con lui. Un modo per farlo in America è attraverso i «Backyard Bible Clubs», dove i bambini del vicinato si ritrovano cinque giorni alla settimana, per 90 minuti al giorno, per imparare e divertirsi.

D: In Dt 11,24, quando Israele controllava un territorio così vasto, che si estendeva addirittura fino all’Eufrate?

R: Israele raggiunse la massima estensione del proprio dominio, che comprendeva persino Damasco, al tempo di Davide e Salomone. Tuttavia, non abitava in Siria fino al fiume Eufrate; piuttosto, quelle terre pagavano un tributo. Ma ciò si adempirà pienamente durante il Millennio.

D: In Dt 11,25, dato che nessuno avrebbe potuto opporsi agli Israeliti a causa del terrore che Dio avrebbe instillato nei loro nemici, come mai i nemici di Israele a volte sconfiggevano gli Israeliti?

R: Deuteronomio 11:22 inizia con una parola molto importante, «se», e l’intero brano di Deuteronomio 11:23-25 inizia con un’altra parola importante, «allora». Questo è uno dei tanti esempi di promessa condizionale e, quando le condizioni non sono soddisfatte, non vi è alcuna garanzia che essa si avveri.

Riassumendo, il primo passo si inseriva nel contesto di una promessa condizionale da parte di Dio. Quando le condizioni non venivano soddisfatte, la promessa non era vincolante.

D: In Dt 11,26-28, perché Dio ha posto davanti a loro una maledizione, visto che Dio li amava?

R: Dio usa le maledizioni in vari modi. Le maledizioni possono servire da monito, per attirare l’attenzione delle persone, come disciplina, come punizione e per distruggere. Poiché tutto ciò che Dio dice si avvera, anche le maledizioni sono il modo in cui Dio esercita disciplina, punizione, giudizio e ira.

D: In Dt 11,26-32, dato che l’alleanza poteva essere sia una benedizione che una maledizione, quali sono alcune cose che oggi potrebbero essere sia una benedizione che una maledizione?

R: Alcune cose che possono essere usate per il bene o per il male sono le relazioni, il denaro, l’influenza o la fama.

Relazioni: se in una relazione (o in una chiesa) tu e le persone intorno a te vi state avvicinando a Dio grazie alla tua influenza, questo è positivo. Ma se non è così, e ti stai allontanando, allora potrebbe essere il momento di voltare pagina.

Il denaro: un cristiano (in Arkansas, se ricordo bene) vinse una grossa somma alla lotteria. Diede immediatamente il dieci per cento alla chiesa e tenne il resto senza sapere cosa farne. Cominciò ad andare più spesso nei bar, poi negli strip club, e fu derubato un paio di volte mentre andava e tornava dalla sua auto e dai locali. La sua vita era in pessime condizioni e alla fine disse: «Vorrei non aver mai vinto alla lotteria».

Influenza: in passato l’America era una «città sulla collina» che promuoveva la democrazia e i diritti umani (soprattutto sotto Jimmy Carter). Tuttavia, da allora, l’America ha finanziato gli aborti in tutto il mondo e ha esercitato pressioni sui paesi affinché li consentissero. Le nostre tasse, anche quelle dei cristiani, sono state utilizzate per incoraggiare e finanziare cose che avrebbero fatto adirare Dio.

Fama: Molte persone sembravano essere di buon carattere all’inizio, ma una volta diventate famose hanno iniziato a trattare male gli altri. Sarebbe stato meglio per loro se non fossero mai diventate famose.

Un fattore comune a tutti questi casi è che quando qualcuno desiderava una relazione più di ogni altra cosa, o voleva possedere denaro, influenza o fama, quelle cose finivano per possedere lui.

D: In Dt 11,26-32, dov’è il «terzo monte» che rappresenta una via di mezzo?

R: Non c’era via di mezzo; non c’era una terza montagna dove potersi aggirare per ricevere le benedizioni di Dio rimanendo liberi dalle responsabilità. O si obbediva all’alleanza oppure no. Oggi sei disposto a consegnare la tua vita a Gesù come tuo Signore e Salvatore,

D: In Deuteronomio 12:1-13:18, qual è lo schema di questo brano?

R: Dal punto di vista tematico, questo brano tratta di un culto che sia gradito, unificante, sacrificale, gioioso, compassionevole e coerente. Dal punto di vista strutturale, il brano presenta molte ripetizioni. Mosè non sta dicendo loro nulla di nuovo; piuttosto, sta ripetendo deliberatamente affinché se ne ricordino quando entreranno nella Terra Promessa e saranno tentati. Ecco una sintesi approssimativa.

Dt 12,1-4: contro gli idoli

Dt 12,5-14: Culto ordinato e sacrifici nel luogo appropriato

- Dt 12,15-16 Potete mangiare cibi non sacrificali dove volete; non potete però mangiare il sangue.

Dt 12,17-18. Ma le offerte devono essere consumate nel luogo designato

Dt 12,19 Non dimenticate di provvedere ai leviti

Dt 12:20 Mangia la carne dove preferisci

Dt 12:21 Se il luogo di culto è troppo lontano, vendete la vostra offerta per ricavarne denaro, recatevi lì con il denaro e acquistate ciò che è necessario sul posto.

Dt 12:22-25 Potete mangiare qualsiasi carne pura desideriate che non sia un’offerta; ma non il sangue.

Dt 12:26-28 Abbi cura di obbedire: consuma i sacrifici solo nel luogo prescritto [non in alcun luogo cananeo].

Dt 12:28-13:18 Adorate solo Dio; il culto cananeo è ripugnante

Dt 13:1-11 La comunità deve uccidere chiunque sia un falso profeta, anche se si tratta di un parente stretto

Dt 13:12-18 La nazione deve distruggere completamente qualsiasi città che si sia convertita in massa agli dei falsi

In definitiva, quando rendi culto, per chi lo fai principalmente? È soprattutto per te stesso, come esempio per gli altri, o per Dio?

D: In Dt 12,1-13,18, perché questa predicazione non era un po’ più accattivante o entusiasmante?

R: La predicazione, in generale, non è destinata principalmente ad essere ascoltata; piuttosto, è destinata principalmente ad essere obbedita. C’era una volta un giovane pastore, appena uscito dal seminario, che ricevette la sua prima chiamata a predicare in una piccola chiesa di campagna in riva al fiume. Conoscendo meglio il paese, scoprì che le aziende forestali a monte abbattevano gli alberi, li facevano galleggiare lungo il fiume e li raccoglievano alla segheria a valle. Per tenere traccia di chi fosse il proprietario di quale legname, contrassegnavano le estremità dei tronchi con il simbolo della rispettiva azienda. Spesso gli abitanti del paese prelevavano alcuni tronchi, ne tagliavano via le estremità e li utilizzavano per i propri scopi. Così, uno dei primi sermoni che il pastore tenne fu «Non rubare». Dopo la funzione, molte persone si complimentarono con lui per il sermone. Ma quella settimana notò che continuavano a rubare il legname dal fiume. Così, la settimana successiva, tenne esattamente lo stesso sermone, ma ogni volta che aveva usato la parola «rubare», la sostituì con «prelevare i tronchi dal fiume e tagliarne le estremità». Finalmente predicò in un modo che parlava alla congregazione. Non so però per quanto tempo rimase il loro pastore dopo quell’episodio.

D: In Dt 12,1 la terra era un dono che Dio aveva fatto agli Israeliti. Come possiamo ricordarci che la nostra casa o il nostro appartamento, il lavoro, i mezzi di trasporto, il cibo, la famiglia e gli amici sono tutti doni per noi (e non un diritto)?

R: Innanzitutto, ringrazia Dio ogni giorno per queste cose. Ringrazialo anche per la nostra salute, per i pericoli scampati per un soffio e persino per i momenti difficili che sono stati per noi occasioni di crescita: anche questi sono doni di Dio. In secondo luogo, racconta agli altri della bontà di Dio verso di te e verso di loro.

D: In Dt 12,3, perché dovevano bruciare i boschi sacri?

R: Gli alberi di per sé non sono né buoni né cattivi. Tuttavia, quando gli alberi vengono utilizzati nel culto idolatra, allora per quelle persone gli alberi sono destinati a uno scopo malvagio. I Cananei non avevano solo alberi singoli, ma interi boschi sacri. Dio non voleva che gli Israeliti si mescolassero con altre religioni.

D: In Dt 12,5-14 e Lv 7,3-4, qual è il significato del fatto che i futuri sacrifici dovessero essere offerti solo in un unico luogo, che inizialmente sarebbe stato Silo e poi Gerusalemme?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo individuare almeno tre ragioni.

a) I Cananei offrivano sacrifici alle divinità pagane sotto gli alberi. Come si potrebbe distinguere un sacrificio al vero Dio da quelli? Perché non compiere semplicemente entrambi i tipi di sacrifici nello stesso luogo? No, perché Dio è santo e non voleva che il Suo popolo santo si mescolasse al culto dei falsi dei.

b) Ciò avrebbe favorito la comunione tra i compagni israeliti. Avrebbero incontrato persone provenienti da città e tribù diverse, rafforzando così il senso di appartenenza a un unico popolo.

c) Adorare insieme avrebbe contribuito a prevenire le divisioni. Lo si può notare quando il re ribelle Geroboamo portò via le tribù del nord. Egli voleva deliberatamente la divisione, quindi fece in modo che adorassero in un luogo separato. Alcuni avrebbero potuto vederlo come un’adorazione del vero Dio in un luogo separato, ma in realtà si trattava di un culto idolatra dei vitelli d’oro.

Naturalmente gli israeliti potevano mangiare carne non sacrificale ovunque volessero, e disponevano di molti luoghi di ritrovo locali, chiamati sinagoghe, per lo studio della Torah. Metaforicamente parlando, possiamo ancora pregare e adorare ovunque desideriamo.

D: In Dt 12,5-14, in che modo l’adorazione in un «luogo santo» si applica a noi oggi?

R: Si potrebbe dire che adoriamo Dio in una «casa spirituale», ma 1 Pietro 2:5 afferma che siamo noi stessi la casa spirituale. Cosa ne pensereste di affittare una moschea per le funzioni di culto cristiane, o un tempio buddista? E che ne direste di garantire alla chiesa un po’ più di entrate affittandola per funzioni indù e musulmane? Deuteronomio 12:5-14 mostra il cuore di Dio e che il Suo culto deve essere separato. Ma l’uso di un edificio non religioso, come una casa o un edificio pubblico generico, andrebbe bene.

Allo stesso modo, non dovremmo tenere funzioni di culto congiunte con indù, musulmani o, per quel che conta, nemmeno con i satanisti.

Una volta, nella nostra chiesa, alcuni musulmani sono venuti a chiederci se potevano utilizzare una sala ogni settimana per pregare. Una soluzione era quella di appendere una croce in quella sala. Gli hadith musulmani dicono che va bene recarsi in una chiesa purché non vi siano immagini o croci.

Ma è bene adorare insieme in unità con altri credenti autentici, nel loro luogo di culto, nel nostro o in un altro luogo. Anche se differiscono da noi su questioni secondarie e dettagli minori, purché si attengano alle cose primarie ed essenziali.

D: In Dt 12,10; Is 11,10; 28,12; 32,18; 66,1, cosa significa che Dio dà loro riposo?

R: In un certo senso, 1 Re 8:56 afferma che essi ebbero riposo quando si trovavano nella Terra Promessa. Ma in un altro senso, il popolo di Dio non avrà riposo completo finché Gesù non tornerà. Il Salmo 9:11 dice che coloro che morirono durante i quarant’anni di peregrinazione non sarebbero entrati nel riposo di Dio. Allo stesso modo, Ebrei 4:3,5 afferma che coloro che si allontanano non entreranno nel riposo di Dio, ed Ebrei 4:11 esorta a fare ogni sforzo per entrare in quel riposo. Ebrei 4:8 afferma che Giosuè non aveva dato loro riposo. Michea 2:10 dice che il luogo in cui si trovano non è il loro luogo di riposo.

D: In Deuteronomio 12:13-14, in quali modi coloro che oggi sono chiamati con il Nome di Dio potrebbero offrire sacrifici ad altri dei?

R: Ciò può avvenire in modo sottile; non allontanandosi apertamente da Dio, ma praticando «di nascosto» anche un’altra religione. Qualsiasi cristiano che si dedichi all’astrologia, ai tarocchi o all’occultismo sta agendo in questo modo. Lo fanno ovviamente coloro che cercano di combinare l’adorazione dell’unico Dio Trino con l’induismo, l’islam o qualsiasi altra cosa che neghi esplicitamente l’unicità di Dio o che Gesù sia Dio. Cose più sottili sono la massoneria, lo yoga, la meditazione trascendentale, alcune correnti psicologiche e qualsiasi fedeltà religiosa che non sia sotto Dio. Ma possiamo farlo anche se confidiamo in Dio ma allo stesso tempo riponiamo la nostra fiducia nella fortuna, nel denaro o persino nell’istruzione: anche questo potrebbe significare inchinarsi a un altro Dio.

D: Deuteronomio 12:15,22 afferma che gli Israeliti potessero talvolta mangiare sia animali impuri che puri?

R: No. Piuttosto, afferma che sia le persone cerimonialmente pure che quelle impure potevano mangiare animali puri.

D: In Dt 12,15-19, perché potevano macellare un bue, una pecora o una capra ovunque, mentre Lev 17,3-6 diceva che dovevano farlo presso il tabernacolo?

R: Levitico 17:3-6 si riferiva ai 40 anni trascorsi nel deserto. Ma ora stavano entrando in uno stile di vita diverso, sedentario, nella terra promessa, e la manna sarebbe cessata. Non sarebbe stato pratico che tutte le persone sparse per il paese dovessero recarsi a Silo o a Gerusalemme ogni volta che mangiavano carne.

D: In Deuteronomio 12:16,23-25 e Genesi 9:4; Levitico 7:26-27; 17:10-14 ; 19:26, perché allora il divieto di mangiare sangue era una questione così importante, e oggi è ancora proibito mangiare sangue?

R: A quanto pare, Dio attribuisce al sangue una sacralità particolare. Non si tratta tanto del fatto che Caino abbia versato il sangue di Abele, quanto piuttosto della prospettiva futura: Cristo avrebbe versato il proprio sangue per noi sulla croce. Sebbene l’astensione dal consumo di sangue sia prevista dalla legge di Mosè, questo divieto precede la legge stessa, risalendo a Noè in Genesi 9:4. Quando in Atti 10:11-16 tutti gli alimenti furono dichiarati «puri», ciò non si applicava al sangue, poiché il sangue non era considerato un alimento. Se il sangue fosse stato considerato un «alimento» ora puro, allora gli apostoli non avrebbero continuato a proibire il consumo (o l’assunzione) di sangue in

Atti 15:20,28-29. Inoltre, la Chiesa apostolica primitiva insegnava che i cristiani dovessero astenersi dal sangue. Naturalmente, quantità minime di sangue sono ammesse, poiché agli ebrei era permesso mangiare la selvaggina che cacciavano e di cui [rapidamente] facevano scolare il sangue sul campo, come indicato in Levitico 17:13.

D: In Deuteronomio 13:1-18, quali sono le tre fonti di tentazione utilizzate dai demoni?

R: Ne utilizzano almeno tre, e possono usarne più di una contemporaneamente.

L’influenza religiosa (un falso profeta) in Deuteronomio 13:1-5.

Influenze familiari e sociali in Deuteronomio 13:6-11.

L’influenza della comunità e del governo in Deuteronomio 13:12-18.

D: In Dt 13,1-16 e Dt 18,10-12, oggi dovremmo uccidere gli incantatori, i negromanti e tutti coloro che l’Antico Testamento dice di uccidere?

R: No. Tre punti da considerare nella risposta.

1. Indagine governativa: anche all’epoca non era possibile prendere la giustizia nelle proprie mani e uccidere personalmente qualcuno sospettato di tali pratiche. Deuteronomio 13:14 stabiliva che la città dovesse prima condurre un’indagine approfondita (e presumibilmente ufficiale).

2. Solo in un sistema teocratico: gli Israeliti vivevano in un sistema «teocratico», in cui coloro che abitavano nel paese avevano stretto un patto con Dio e la Torah costituiva il codice legale. Quando ebrei devoti, come Daniele, Giona, Ezechiele e Neemia, vivevano e viaggiavano fuori da Israele, dove non erano soggetti a un sistema teocratico, non facevano alcun tentativo di nuocere a incantatori, idolatri o altri.

3. Oggi non viviamo sotto una «teocrazia». Sebbene alcune persone, come i puritani, abbiano tentato di instaurare una teocrazia, il Nuovo Testamento non fornisce alcuna indicazione in tal senso. Pertanto, i cristiani di oggi non dovrebbero fare del male agli eterosessuali immorali, agli omosessuali praticanti, agli idolatri, ai membri di sette e così via. Sebbene l’omicidio, il furto e altri crimini debbano ancora oggi essere puniti, questa è una funzione del governo; non dovrebbero esserci giustizieri cristiani. Tuttavia, anche oggi non dovremmo compiere noi stessi tali azioni.

Come afferma il «Commentario biblico di Tony Evans» a pag. 222: «La prova di un vero profeta non è la sua magia, ma il suo messaggio» (corsivo nell’originale).

D: In Dt 13,5, cosa significa questo riguardo alla pena di morte?

R: Qualsiasi argomentazione contro la pena di morte che si basi sulla Bibbia viene confutata da questo versetto. L’argomentazione più forte contro la pena di morte è semplicemente che a volte ci sono persone condannate ingiustamente a causa di false testimonianze o dell’indifferenza della polizia. Ma c’è un rimedio anche per questo. Se qualcuno accusa consapevolmente e falsamente un’altra persona, allora dovrebbe subire la pena che ha consapevolmente inflitto all’innocente.

Ecco i reati che comportavano la pena di morte nell’Antico Testamento.

Omicidio intenzionale

Genesi 9:6; Esodo 21:12-14, 22, 23

Sequestro di persona

Esodo 21:16; Deuteronomio 24:7

Percosse o bestemmie contro i genitori

Esodo 21:15; Levitico 20:9; Proverbi 20:20

Pratiche magiche o occulte

Esodo 22:18

Rapporti sessuali con animali

Esodo 22:18; Levitico 20:15,16

Sacrifici a falsi dei

Esodo 22:20

Violazione del sabato

Esodo 35:2; Numeri 15:32-36

Sacrificio umano

Levitico 20:2

Adulterio

Levitico 20-21; Deuteronomio 22:22

Incesto (rapporti sessuali con membri della famiglia diversi dal coniuge)

Levitico 20:11, 12, 14

Omosessualità

Levitico 20:13

Blasfemia

Levitico 24:11-14,16,23

Falsa profezia

Deuteronomio 13:1-10

Ribellione impenitente

Deuteronomio 17:12; 21:18-21

Fornicazione

Deuteronomio 22:20-21

Stupro di una vergine promessa in sposa

Deuteronomio 22:23-27

Da The MacArthur Study Bible 1977, p. 270

D: In Dt 13:5, cosa si dice riguardo ai falsi profeti nella chiesa?

R: Sebbene Deuteronomio 13:5 metta in evidenza la gravità del fenomeno dei falsi profeti e dei falsi insegnamenti, ai tempi del Nuovo Testamento non dobbiamo uccidere coloro che insegnano falsamente. Tuttavia, ciò non sminuisce la gravità di ciò che stanno facendo, ed è importante che siano scomunicati dalla chiesa, come indicano , 2 Timoteo 3:5 ; 2 Giovanni 9-11 e Apocalisse 2:20-23. Allo stesso modo, dovremmo evitare coloro che persistono nel peccato, come indicato in 1 Corinzi 5:5-13 e Matteo 18:17.

Dio prende molto sul serio la nostra fede e la nostra pratica nell’adorazione di Dio, come dimostrano Deuteronomio 17:7,12; 19:19; 21:21; 22:21-22,24; 24:7.

D: In Dt 14,1, perché qualcuno si sarebbe rasato i capelli e poi si sarebbe inflitto delle ferite per i defunti?

R: Anche se per te non ha senso, ne aveva per l’antico popolo di Ugarit, sulla costa della Siria. Si rasavano la testa, secondo Craigie, pp. 229-230, e S.R. Driver, Deuteronomio, p. 155 e segg. Si praticavano anche incisioni in segno di lutto, come riportato da Coogan, pp. 45-46. Ecco il testo ugaritico. «Si incide le guance e il mento, si lacera gli avambracci. Aratura il petto come un giardino; come una valle lacera la schiena.» Testo ugaritico, tavoletta 67 VI, righe 20-22, tratto da «Israel’s Struggle with the Religion of Canaan» di Elmer B. Snick in W. Robert Godfrey e Jesse L. Boyd III, *Through Christ’s Word: A Festschrift for Dr Philip E. Hughes*, pag. 117.

Purtroppo, anche alcuni israeliti si infliggevano ferite per i defunti, secondo Geremia 41:5.

In tempi più moderni, un piccolo numero di musulmani sciiti duodecimani, come in Iran, Pakistan e India, possiede fruste con parti metalliche che scagliano oltre la spalla per lacerarsi la schiena durante la festa dell’Ashura, in lutto per Husain, ucciso dai sunniti per non essersi sottomesso al califfo sunnita Mu’awiyah I. Alcune persone in Nuova Guinea si asportano un’articolazione del dito in segno di lutto. Nei paesi occidentali, quanto costano alcuni funerali? Quel denaro avrebbe potuto essere utilizzato per i poveri o per diffondere il Vangelo?

Sebbene un piccolo numero di monaci cattolici romani abbia praticato l’autoflagellazione, lo faceva per i propri peccati, non in segno di lutto per qualcuno che era morto, e tale pratica non era incoraggiata dalla loro Chiesa.

Nel Nuovo Testamento, 1 Tessalonicesi 4:13 dice che non dobbiamo affliggerci come il resto del mondo che non ha speranza.

D: In Deuteronomio 14:2, perché Dio ricordava così spesso agli Israeliti che erano un popolo speciale e santo per Lui?

R: Quante volte Dio lo ha ricordato loro nell’Antico Testamento? Secondo il «MacArthur Bible Commentary» (pagg. 216-217), più di 250 volte. Oltre a ricordare semplicemente al popolo «fate questo» e «non fate quello», Dio ricordava loro anche la motivazione alla base della loro obbedienza: era proprio ciò che essi erano. Oggi, quando sei tentato di peccare, leggi la Scrittura affinché Dio ti ricordi «chi sei» e «Chi conosci».

D: In Dt 14,3-20, perché questi animali erano considerati impuri e altri no?

R: La Scrittura non lo dice. Questi animali erano raggruppati in animali della terra, dell’acqua e dell’aria.

Possiamo vedere che era «saggio dal punto di vista igienico» non mangiare alcuni di questi animali. La carne di maiale poco cotta può causare la trichinellosi, quella di coniglio poco cotta può causare la tularemia, le creature marine che si nutrono sul fondo, come gamberetti e granchi, possono avere parassiti, e gli uccelli che si nutrono di carogne possono essere portatori di ulteriori malattie. Sappiamo inoltre che alcuni di questi animali venivano utilizzati nei rituali pagani. I maiali venivano macellati nei rituali religiosi dei Cananei, dei Siriani e degli Ittiti. I corvi erano considerati sacri da alcuni arabi. Tuttavia, bovini e ovini venivano impiegati in molti rituali pagani, eppure era comunque permesso mangiarli. Alcuni hanno cercato di trovare un simbolismo negli animali, per esempio che ruminare è analogo allo studio delle leggi, che i maiali sono impuri, ecc. Tuttavia, bisogna stare attenti ad attribuire un simbolismo a qualcosa che Dio non dice. L’unica risposta certa è che Dio non ce l’ha detto; infatti, Dio non aveva bisogno di dircelo. Dobbiamo comunque obbedire a Dio, anche quando non ne conosciamo il motivo.

D: In Dt 14,21, dato che era sbagliato mangiare un animale già morto, perché era lecito venderlo agli stranieri? Anche i non israeliti che vivevano in Israele non potevano mangiare sangue, secondo Lev 17,10.12.

R: Agli animali morti naturalmente non veniva fatto defluire il sangue. Mangiare un animale morto senza che gli fosse stato fatto defluire il sangue era un’offesa meno grave rispetto al mangiare sangue. Mentre Levitico 17,10.12 afferma che chi mangia sangue deve essere messo a morte, Levitico 17,15 dice che chi mangia un animale morto a cui non è stato fatto defluire il sangue deve lavarsi e lavare i propri vestiti, e rimarrà impuro fino alla sera. Dal punto di vista igienico, se un animale moriva per cause naturali, ad esempio a causa di una malattia, le persone avrebbero avuto meno probabilità di contrarre la malattia se non lo avessero mangiato.

A prima vista, questi versetti potrebbero sembrare arcaici, ma contengono un concetto che è rilevante anche oggi. I cristiani dovrebbero auspicare l’esistenza di leggi che vietino a tutti di compiere determinati atti: omicidio, furto, stupro, ecc. Tuttavia, mentre altre cose sono peccaminose, è lecito consentire a chi desidera commettere il peccato di farlo. Ad esempio, sebbene bere alcolici non sia un peccato, mentre ubriacarsi lo è, è lecito per un cristiano lavorare per una catena di negozi di alimentari che vende alcolici.

D: In Dt 14,21; Es 23,19; 34,26, perché non potevano bollire un capretto nel latte di sua madre?

R: Si trattava di un’immagine raccapricciante: prendere il latte di una madre, prodotto per nutrire i suoi piccoli, e far bollire in esso il suo capretto.

Esistono inoltre prove che si trattasse di una pratica religiosa cananea/ugaritica/siriana risalente addirittura al XV secolo a.C. Tuttavia, il testo ugaritico a sostegno di questa tesi è di natura congetturale. Per inciso, la carne con la panna può deteriorarsi più rapidamente.

D: In Dt 14,22-25, potevano riscattare con denaro gli animali primogeniti, oppure no, come afferma Num 18,17?

R: Cinque punti da considerare nella risposta.

1. Numeri 18:14 afferma che ogni primogenito di ogni specie deve essere messo da parte o riscattato con denaro.

2. «Riscattare con denaro» significa pagare una somma e trattenere l’animale.

3. Numeri 18:17 precisa che il primogenito di un bue, di una pecora o di una capra non può essere riscattato con denaro.

4. Neanche il Deuteronomio afferma che un bue, una pecora o una capra possano essere riscattati con denaro.

5. Deuteronomio 14:24-25 afferma che, se la distanza è troppo grande, si può «scambiare l’animale», il che significava vendere l’animale in cambio di denaro, recarsi a Gerusalemme e utilizzare il denaro per acquistare un animale equivalente.

D: In Dt 14,22-27, come potevano gli israeliti comuni consumare le loro decime, se queste erano destinate ai leviti?

R: Esistono due decime. La prima decima, pari al dieci per cento, era destinata ai leviti e alle loro famiglie come sostentamento. La seconda decima, chiamata “decima delle feste”, ammontava a circa il tre per cento da un’unica fonte, oppure al dieci per cento del restante novanta per cento ogni tre anni, secondo quanto riportato nel *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pagg. 289-290. Entrambe queste forme di decima portavano complessivamente a un importo più o meno equivalente. Sia i fedeli che i leviti potevano consumarla. Nel terzo anno, anche le vedove, gli orfani e persino gli stranieri (cioè i non israeliti) potevano consumare la decima, secondo Deuteronomio 14:28-29.

Giuseppe Flavio e alcuni rabbini interpretarono erroneamente questa disposizione come una «terza decima», ma in realtà si tratta solo di un’applicazione della seconda decima.

D: In Dt 14:26 ed Es 29:40, le bevande alcoliche forti sono consentite, oppure sono vietate ai re (Prov 20:1) e riservate solo a chi è in punto di morte, come dice Prov 31:4-7?

R: Poiché in circostanze normali era consentito bere alcolici, ma non ubriacarsi, quanto più appropriato sarebbe stato come sedativo per chi era in punto di morte. L’alcol era vietato ai sacerdoti quando entravano nella tenda del convegno (Levitico 10:8-10) e i re dovrebbero attenersi a uno standard più elevato, come suggerisce Proverbi 20:1.

D: In Deuteronomio 15:1-3, perché le persone si indebitavano nell’antichità?

R: Sebbene ciò potesse essere dovuto a spese eccessive per alcol, beni di lusso, ecc., probabilmente questo fattore era meno rilevante nell’antichità rispetto ad oggi. Probabilmente erano in pochi a spendere in modo smodato, poiché spesso vedevano cosa accadeva agli altri. Poiché all’epoca non esistevano assicurazioni sanitarie, assicurazioni sulla vita, assistenza sociale statale, cure mediche o altre reti di sicurezza finanziaria, una malattia, un incidente che impedisse a qualcuno di lavorare o la morte del capofamiglia potevano far precipitare la famiglia nell’indebitamento. Allo stesso modo, un cattivo raccolto, una guerra o persino tasse eccessive imposte da governanti oppressivi potevano causare debiti dai quali molti non riuscivano a liberarsi. Dato che spesso molti non erano in grado di ripagare i debiti, i tassi di interesse potevano essere elevati. Nelle tavolette di Nuzi, in Siria, risalenti al XV secolo a.C., i tassi di interesse raggiungevano il 50%.

D: In Dt 15,1-3, dato che ogni sette anni dovevano cancellare tutti i prestiti concessi ai propri connazionali israeliti, perché non cancellavano anche i prestiti concessi ai non israeliti?

R: I prestiti venivano cancellati ai propri connazionali israeliti per compassione. La Scrittura non spiega perché i prestiti non venissero cancellati ai non israeliti, ma non è difficile individuarne il motivo.

Poiché gli israeliti dovevano possedere la terra di Israele, gli stranieri presenti sul territorio con debiti si trovavano lì per motivi commerciali o come lavoratori a contratto. Gli stranieri potevano sempre tornare dal proprio popolo.

D: In Deuteronomio 15, come si colloca l’Antico Testamento rispetto ad altre leggi antiche?

R: Mentre nel Deuteronomio uno schiavo veniva liberato dopo sei anni, secondo il Codice di Hammurabi uno schiavo poteva essere liberato dopo tre anni. Il Codice babilonese di Lipit-Ishtar stabilisce che uno schiavo potesse essere liberato dopo aver prestato servizio per un periodo pari al doppio del suo debito, o al doppio del suo prezzo di acquisto. Ciò sembra avvantaggiare decisamente il proprietario.

D: In che modo Dt 15,1-11 si collega a Es 23,10-11?

R: Il «settimo anno», ovvero l’anno del Giubileo, è lo stesso in entrambi i casi. Era l’anno in cui i campi dovevano rimanere incolti, i debiti venivano cancellati e gli schiavi liberati. Per ulteriori informazioni, si veda l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pp. 149-150.

D: In Dt 15,4, perché non dovrebbero esserci poveri tra gli Israeliti, visto che Dt 15,11 dice che i poveri saranno sempre tra loro?

R: Dio impose loro l’obbligo di prendersi cura di tutti i poveri tra gli Israeliti. Tuttavia, Dio sapeva che non tutti avrebbero adempiuto ai propri obblighi e che ci sarebbero sempre stati dei poveri tra loro.

La Bibbia è al tempo stesso un libro di obiettivi ideali e di realismo; dobbiamo avere sia ideali elevati che realismo. Se qualcuno ha degli obiettivi ma è fuori dalla realtà, il suo idealismo non è molto utile. Anche vedere la realtà senza avere ideali non è molto utile.

D: In Dt 15,12-13, perché la Bibbia sembra così maschilista e usa sempre “egli”?

R: In ebraico non si usavano mai i pronomi “lui/lei” come talvolta si fa in inglese. Come in inglese, a volte si usava “lui” per indicare sia “lui” che “lei”. Un esempio, sia in ebraico che in inglese, è Deuteronomio 15:13, dove si dice “lui”, mentre il contesto in Deuteronomio 15:12 è chiaramente maschile o femminile.

D: Il Deuteronomio 15:12-18 contraddice l’Esodo 21:26?

R: No. Esodo 21:26 afferma che qualsiasi schiavo aveva il diritto di essere liberato se il padrone gli avesse accecato un occhio o gli avesse rotto un dente. Deuteronomio 15:12-18 stabilisce che gli schiavi ebrei dovevano essere liberati ogni sette anni, durante l’anno del Giubileo. L’unica eccezione era rappresentata dagli schiavi ebrei che amavano i propri padroni e avevano scelto volontariamente di rimanere loro schiavi per tutta la vita.

Se in seguito il padrone gli avesse accidentalmente cavato un occhio o rotto un dente, lo schiavo aveva il diritto di ottenere la libertà, ma non era obbligato a esercitare tale diritto.

Questa legge è interessante in quanto, sebbene la punizione per il padrone sembri lieve, sarebbe comunque efficace nell’eliminare ogni incentivo a maltrattare gli schiavi.

D: In Dt 16,5 l’agnello pasquale doveva essere immolato nel santuario o in casa, come dice Es 12,7?

R: In Egitto, prima che esistesse un santuario o un tempio, l’agnello pasquale doveva essere immolato in casa. Dopo l’istituzione del santuario, l’agnello doveva essere immolato lì. Successivamente, quando si stabilirono nella Terra Promessa, gli ebrei celebravano la Pasqua a Gerusalemme.

D: In Dt 16,16-17, perché si diceva che gli uomini dovevano presentarsi, mentre le donne e i bambini non venivano menzionati?

R: Deuteronomio 16:16-17 dice che ogni uomo doveva presentarsi, e non a mani vuote. In altre parole, nessun uomo, in quanto capofamiglia, era esentato dal portare le decime e le offerte richieste.

D: In Dt 16,21, perché gli ebrei non potevano piantare un albero per scopi religiosi?

R: Per tre validi motivi.

1. Deuteronomio 16:21 dice semplicemente di non farlo, e loro dovevano obbedire a ciò che Dio aveva detto.

2. Gli alberi non facevano mai parte di un sacrificio al Vero Dio.

3. Deuteronomio 12:3 mostra che i boschi sacri facevano parte del culto di altri dei. Gli alberi erano una componente importante nel culto di Baal e di alcuni dei greci.

La terza ragione è particolarmente importante. Se compiere un’azione fa parte di una religione pagana e ciò

a) ti induca ad adorare gli dei pagani

b) indurre gli altri ad adorare gli dei pagani, oppure

c) dare l’impressione che tu stia adorando gli dei pagani,

allora non farlo.

D: In Dt 17,6; Dt 19,15 e Nm 35,30, è sbagliato condannare qualcuno per omicidio a meno che non siano presenti due o più testimoni umani?

R: Il requisito dei due testimoni era previsto sia per l’adulterio e il furto, sia per l’omicidio, e raramente due testimoni oculari assistono a un adulterio o a un furto. Due punti da discutere sull’uso del termine ebraico per “testimone”.

1. Levitico 5:1 mostra che un testimone non è solo un testimone oculare del crimine. Un testimone è anche chiunque sia a conoscenza di prove in grado di dimostrare l’innocenza o la colpevolezza di una persona.

2. La parola che significa “testimone” può indicare sia una prova che una persona. Ad esempio, in Esodo 22:13 anche le parti di un animale morto possono fungere da testimonianza. Per ulteriori informazioni, si veda l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pag. 143.

D: In Deuteronomio 18:10, cosa significa «non far passare i tuoi figli attraverso il fuoco»?

R: Si trattava di un’usanza dei Cananei che consisteva nel sacrificare i propri primogeniti bruciandoli vivi, come spiega Deuteronomio 12:31.

D: In Dt 18:10, perché non si permette di vivere agli incantatori e ai negromanti?

R: Ad alcuni questo sembra una punizione severa per persone che non causano alcun danno fisico agli altri. Tuttavia, essi causano un danno spirituale agli altri, conducendoli all’Inferno. Pertanto, sotto il governo teocratico dell’Antico Testamento, la punizione era la stessa riservata agli idolatri.

D: In Dt 18,10, il divieto di entrare in contatto con il soprannaturale contraddice l’esistenza dei profeti nella Bibbia, come sostiene un ateo?

R: No. Ciò è ridicolo per due motivi.

1. Anche se fosse esistito un divieto contro “ogni” contatto soprannaturale, certamente nessun serio studioso della Parola di Dio avrebbe interpretato tale divieto come un divieto di rivolgere a Lui qualsiasi preghiera.

2. Non c’è mai stato un divieto contro ogni contatto soprannaturale, come sembra immaginare l’ateo. Il divieto riguarda piuttosto la divinazione e la stregoneria. Le persone non devono cercare di entrare in contatto con gli spiriti dei defunti, con i demoni o con gli angeli. Sebbene in seguito gli angeli siano apparsi a persone devote, come Daniele, era l’angelo a prendere l’iniziativa del contatto, non l’essere umano.

D: In Dt 18,17-19; Dt 33,1-2 e Dt 34,10-11, si profetizzava forse Maometto, come sostengono alcuni musulmani?

R: No. Deuteronomio 18:15-18 afferma che Dio susciterà un profeta, al quale daranno ascolto, come Mosè, dal loro seno, tra i loro fratelli. Gesù era un profeta? Molti ebrei ascoltarono Gesù? Gesù era tra gli ebrei? Gesù era ebreo? I musulmani non dovrebbero avere alcuna difficoltà a riconoscere che questo versetto si adatta meglio a Gesù che a Maometto. Ecco alcuni ulteriori punti.

a. Deuteronomio 33:1-2 dice «il Signore», e i musulmani non chiamano Maometto il loro Signore. (I musulmani alawiti e altri gruppi ghulat considerano Maometto Dio, ma si tratta di eccezioni.)

b. Deuteronomio 34:10 afferma che «da allora non è più sorto in Israele un profeta come Mosè». Questo epitaffio fu scritto, probabilmente da Giosuè, molto prima che Gesù venisse.

c. Deuteronomio 34:10 menziona «faccia a faccia», e Maometto non ha mai affermato di aver ricevuto le sue parole direttamente da Allah, ma tramite gli angeli (Sura 2:97). Gesù comunicava direttamente con Dio Padre secondo Giovanni 1:18 e altri passaggi.

d. Il versetto successivo, 34:11, afferma che nessun altro profeta compì quei miracoli straordinari come fece Mosè. Maometto, nel Corano, in genere non compì miracoli, ad eccezione della presunta visita alla moschea di Gerusalemme (di cui si può dimostrare che non esistesse a quel tempo) e della divisione della luna in due (che non fu vista da nessun altro).

e. Nello stesso Corano, la Sura 29:27 afferma che la profezia discende da Isacco e Giacobbe. Nella traduzione del Corano di Yusuf Ali, si legge: «E demmo (ad Abramo) Isacco e Giacobbe, e stabilimmo tra la sua discendenza la profezia e la rivelazione, …». Sebbene le parentesi intorno al nome «Abramo» siano presenti nella traduzione di Yusuf Ali, la parola «Abramo» non compare nell’originale arabo, e Yusuf Ali ha ritenuto necessario aggiungere «Abramo» a ciò che i musulmani considerano la parola di Dio.

f. Infine, l’apostolo di Gesù, Pietro, affermò che ciò si era adempiuto in Gesù in Atti 3:22-26. L’apostolo Pietro era nella posizione ideale per saperlo.

1. O Gesù ha commesso un grave errore permettendo a un ingannatore come Pietro di fuorviare per quasi 2.000 anni coloro che cercavano di seguire Dio, e Dio non ha mosso un dito per rivelare la verità alle persone.

2. Oppure, Gesù sapeva bene cosa stava facendo quando scelse Pietro, e Dio non ha corretto qualcosa che non necessitava di correzione.

3. Oppure, Pietro non disse quelle parole, e il Libro degli Atti fu alterato prima della prima menzione extra-biblica che abbiamo di questo riferimento a Cristo, risalente al 138 d.C. circa.

Ecco i più antichi manoscritti greci di cui disponiamo, con le relative datazioni, relativi ad Atti 3,22-36.

Vaticanus [B] 325-350 d.C.

Sinaitico [Si] 340-350 d.C.

Copto bohairico [Boh] III/IV sec.

Alessandrino [A] 450 d.C. circa

Copto sahidico [Sah] III/IV sec.

Efraemico riscritto [C] V secolo

Bezae Cantabrigiensis [D] V, VI

Ecco le traduzioni di questi versetti disponibili in altre lingue

Armeno [Arm] V secolo

Georgiano [Geo] V secolo

Vulgata latina [Vg] dal IV al V secolo

Etiope [Eth] VI secolo

Siriano Peshitta [SyrP] dal IV al VII secolo

I primi scrittori della Chiesa menzionarono questo versetto riferendolo a Gesù. Tra questi vi erano

Giustino il Martire nacque intorno al 114 d.C., anche se alcuni ritengono che fosse il 110 d.C. La sua Prima Apologia fu scritta tra il 138 d.C. e la sua morte, avvenuta nel 165 d.C. Ovviamente, doveva aver letto di questa profezia riferita a Cristo prima di metterla per iscritto.

Ireneo scrisse tra il 182 e il 188 d.C.

Tertulliano: 220-220 d.C.

Origene 225-254 d.C.

Anche Archelao (262-278 d.C.) discute Deuteronomio 18:15, mostrando come si riferisca a Gesù Cristo in *Disputa con Mani*, cap. 43, p. 219

Crisostomo, 407 d.C.

Un musulmano dovrebbe affermare non solo che Giustino si sbagliava, ma anche che tutti i manoscritti del Nuovo Testamento riportavano in modo errato le parole di Pietro.

Inoltre, le traduzioni in altre lingue furono realizzate molto presto; le date sopra indicate non sono quelle delle prime traduzioni, ma solo quelle dei manoscritti più antichi giunti fino a noi. Questi sono preziosi perché costituiscono una catena di trasmissione indipendente, che può essere utilizzata per un controllo incrociato rispetto ai manoscritti greci. La catena di trasmissione di questi manoscritti, dall’Africa all’Asia, concorda all’unanimità sul fatto che Pietro abbia affermato che ciò si riferisce a Gesù.

D: In Dt 18,20-22, come si fa a capire se un profeta è un falso profeta?

R: La Bibbia fornisce due ragioni e indica due criteri.

1. Se incitano ad adorare altri dei, oppure profetizzano o insegnano cose su Dio che Dio non ha comandato. Deuteronomio 18:20-21; 1 Giovanni 4:1-3; Geremia 6:13

1° Requisito: se un profeta esprime la propria opinione su ciò che il vero Dio vuole, senza profetizzare, le sue opinioni possono essere errate proprio come quelle di chiunque altro. Per un esempio, si vedano le parole di Natan a Davide in 1 Cronache 17:2-4.

2. Se il profeta fa una previsione che si rivela falsa. Deuteronomio 18:21-22.

2° Criterio: se un profeta formula una profezia condizionata e le condizioni non vengono soddisfatte. Le profezie di giudizio e di distruzione sono sempre subordinate al fatto che la persona o la nazione non si penta. Per un esempio, si veda Giona 3:1-10.

D: In Dt 19,1-6, come dovremmo comportarci quando una persona fa del male a un’altra senza volerlo?

R: Da un lato, non dovrebbe essere equiparato a un atto intenzionale, poiché non c’era malizia né l’intenzione di farlo. Dall’altro lato, però, la persona potrebbe non essere del tutto innocente, poiché potrebbe non aver prestato sufficiente attenzione. Si pensi, ad esempio, a un adolescente alla guida che uccide accidentalmente qualcuno mentre attraversa la strada, mentre stava partecipando a una gara di accelerazione. Oppure a chi sa di essere ubriaco, ma pensa di poter «compensare» e guida comunque. In un paese europeo, un tempo, se venivi sorpreso a guidare in stato di ebbrezza, perdevi la patente; - per sempre.

Una volta ho chiesto a un gruppo di adolescenti alla scuola domenicale: se un bambino piccolo rovesciasse accidentalmente una lampada e la rompesse, dovrebbe essere sculacciato o no? Circa la metà ha risposto di sì e l’altra metà di no. La risposta corretta potrebbe essere: «Ci servono maggiori dettagli». Se il bambino fosse stato troppo distratto, o stesse giocando in modo troppo vivace o correndo per casa con i fratelli, allora sì. Ma se il bambino fosse inciampato accidentalmente, o fosse stato spinto, allora no.

È interessante notare che in ebraico la parola per indicare il parente redentore nel matrimonio è go’el nel Libro di Ruth. La parola ebraica per indicare il vendicatore del sangue è go’el haddam, ovvero, in un certo senso, un parente redentore della giustizia per l’assassinato.

D: In Dt 19,14; 27,17; Giobbe 24,2; Proverbi 22,28; 23,10, Isaia 5,8 e Osea 5,10, in che modo le persone possono “spostare le pietre di confine” al giorno d’oggi?

R: Un paio di decenni fa, in Texas, c’erano persone che redigevano atti fraudolenti, attribuendosi il titolo e la proprietà dei terreni. L’uso improprio della legge, compresi documenti fraudolenti, false testimonianze e tangenti, può far sembrare “legale” il fatto che qualcuno rubi ciò che appartiene a qualcun altro.

Per inciso, in epoca più tarda, nel diritto romano, la pena per aver spostato una pietra di confine era la morte, secondo il Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 1, parte 3, p. 399.

D: In Dt 19,16, perché un solo testimone poteva accusare qualcuno, visto che in Nm 35,30; Dt 17,6; Dt 19,15 e in altri passi si afferma che tutto doveva essere accertato da due o tre testimoni?

R: Idealmente, ogni cosa dovrebbe essere accertata da due o tre testimoni, riconoscendo che un testimone può costituire una prova, e non essere semplicemente una persona. Tuttavia, in Deuteronomio 19:16 è previsto che una sola persona possa accusare qualcuno. In altre parole, né la persona accusata dovrà essere assolto solo perché c’è un unico testimone, né si dovrà sempre credere all’unico testimone, che potrebbe mentire. Piuttosto, si dovrebbe condurre un’indagine approfondita per trovare ulteriori prove o testimoni.

D: In Dt 19,19, non è troppo severo punire un falso testimone con la stessa pena che avrebbe ricevuto l’accusato ingiustamente?

R: Niente affatto. Una persona può uccidere con le parole con la stessa facilità con cui lo fa con le mani. Che abbiano usato le mani o abbiano fatto ricorso a inganni maliziosi e al sistema legale, la persona accusata ingiustamente sarebbe comunque morta. Almeno con l’omicidio commesso di proprio pugno, la reputazione della vittima rimane intatta. Uccidere con le parole distrugge la reputazione della persona oltre a ucciderne il corpo.

A titolo di riferimento, anche il Codice babilonese di Hammurabi afferma che chi accusa falsamente un altro di omicidio deve essere messo a morte. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, p. 126.

D: In Dt 19,21; Lv 24,20 ed Es 21,22-24, perché la Bibbia dice: «occhio per occhio»?

R: I tre riferimenti dell’Antico Testamento fanno parte della legge giudiziaria. Il risarcimento pagato e la punizione dovevano corrispondere al crimine: né più né meno. Nell’unico versetto del Nuovo Testamento, Gesù esorta i credenti a praticare il perdono e la misericordia invece del «occhio per occhio». Ecco i quattro passaggi.

Esodo 21:22-24 menziona i giudizi legali, compreso un tribunale, nel caso in cui un uomo colpisca una donna in modo tale da farle iniziare il travaglio prematuramente.

Levitico 24:20 menziona il giudizio per aver ferito o ucciso altri. Tuttavia, le città di rifugio erano disponibili per l’omicidio colposo e, presumibilmente, per lesioni non intenzionali.

Deuteronomio 19:21 parla di un falso testimone, al quale dovrebbe essere fatto ciò che le sue menzogne avrebbero causato a qualcun altro.

Gesù disse in Matteo 5,38 che, sebbene si sia sentito dire: «Occhio per occhio…», non dovevamo opporre resistenza al malvagio, ma porgere l’altra guancia.

Tertulliano, nei *Cinque libri contro Marcion*, libro 2, cap. 18 (207/208 d.C.), fu il primo, a quanto ci risulta, a rispondere a questa domanda, e ricordò ai suoi lettori che lo scopo di questa legge era quello di frenare la violenza. Il libro *Quello che sai potrebbe non essere vero: 220 interpretazioni errate dei testi biblici spiegate*, pagg. 62-63, afferma che ciò limita la vendetta. In una società senza polizia, la vendetta non dovrebbe essere più severa dell’atto originario. La punizione per un crimine commesso ai danni di una persona povera dovrebbe essere la stessa di quella per un crimine commesso ai danni di una persona ricca.

Inoltre, il popolo doveva imparare cos’era la giustizia prima di poter comprendere cosa fossero la misericordia e il perdono.

D: In Dt 19,21, perché la Bibbia sembra poco amorevole nell’insegnare «occhio per occhio»?

R: Sebbene ciò si riferisca alla giustizia, e non all’amore, è necessario comprendere la giustizia prima di poter apprezzare la misericordia. Se non ci si rende conto che le azioni sbagliate comportano una punizione severa, è impossibile dare valore al perdono per tali azioni. Si veda la domanda precedente per capire perché è stato dato questo comandamento.

Immaginiamo per un momento che alle persone non fosse mai stato detto «occhio per occhio» e che i tre passaggi dell’Antico Testamento in cui viene menzionato non esistessero.

In Esodo 21:22-24, allora non sarebbe considerato grave uccidere neonati o ricorrere all’aborto.

In Levitico 24:20, ferire dolosamente un adulto sarebbe solo un problema minore.

In Deuteronomio 19:21, un testimone che mentisse per cercare di far punire ingiustamente qualcuno rimarrebbe impunito.

Una società che possiede sia la giustizia che l’amore è, in realtà, una società più amorevole di quella che cerca (invano) di avere l’amore senza un concetto di giustizia. Purtroppo, è proprio quest’ultima che alcune persone pensano possa essere la società.

D: In Dt 20,1-15, perché Dio permise la guerra offensiva?

R: Qui non si specifica se si trattasse di Cananei o di non Cananei. Gli Israeliti dovevano combattere per liberarsi dall’oppressione dei Madianiti, degli Ammoniti, dei Siri e di altri popoli.

Ciò dimostra che Dio non era un pacifista nell’Antico Testamento e, allo stesso modo, non è contrario a ogni forma di uccisione, come le esecuzioni per motivi validi, nel Nuovo Testamento in Romani 13:4.

D: In Deuteronomio 20:16-18, gli Israeliti dovevano uccidere tutti i nemici, o dovevano risparmiarne alcuni come dice Deuteronomio 20:11-14?

R: Tra i versetti 11-14 e i versetti 16-18 si trova il versetto 15. Il versetto 15 precisa che i versetti precedenti riguardavano le città lontane da dove vivevano. Il versetto 16 afferma che quanto segue riguarda le città cananee nella Terra Promessa.

D: In Dt 20,17, dato che Dio sapeva che gli Hittiti (= Gabaoniti) in Palestina sarebbero diventati Suoi fedeli servitori del tempio, perché Dio disse di annientarli in questo passo?

R: Si tratta di un caso interessante in cui la volontà rivelata di Dio differiva dalla Sua volontà desiderata, eppure il comando rivelato da Dio contribuì a realizzare la Sua volontà desiderata.

1. Né agli Ittiti né agli Israeliti fu detto: «Non preoccupatevi, gli Ittiti saranno risparmiati». I Gabaoniti nutrivano gli stessi timori degli altri Cananei, ma agirono spinti dalla loro ansia per cercare la pace con gli Israeliti.

2. Quindi la provvidenza di Dio, manifestatasi attraverso un errore da parte dei capi israeliti, fece sì che essi risparmiassero i Gabaoniti.

3. I Gabaoniti ricorsero all’inganno e alla menzogna, ma Dio non si limita a usare mezzi buoni per realizzare la Sua volontà.

4. Più avanti nella storia, i Gabaoniti divennero fedeli servitori del Tempio.

Un secondo caso, molto simile, dovrebbe esserci familiare oggi. Dio desidera che tutti siano salvati. Dio sa chi sono gli eletti. Eppure Dio (in tutta sincerità) avverte tutti che andranno all’inferno se rifiutano Gesù. Da un lato gli eletti non hanno nulla di cui preoccuparsi, perché diventeranno figli di Dio. Dall’altro lato, Dio non ha detto chi fossero gli eletti.

Un pensiero su cui riflettere, riguardo all’elezione e al libero arbitrio, è che nulla impediva a tutti gli altri Cananei di fare ciò che fecero i Gabaoniti. Eppure, non vi è alcuna testimonianza che altri Cananei abbiano cercato di farlo, o abbiano anche solo desiderato provarci.

Si veda la discussione su Genesi 20:3-6, Deuteronomio 20:17; Geremia 15:6; Giona 3-4; Giona 3:10 e Giona 4:1-2 per ulteriori informazioni.

D: In Dt 20,19-20, perché non era loro permesso abbattere gli alberi quando assediavano una città?

R: Se gli Israeliti avessero vinto, abbattere gli alberi da frutto avrebbe impoverito la terra. Se avessero perso, abbattere gli alberi da frutto avrebbe avuto ripercussioni non solo sugli adulti di allora, ma anche sui loro figli e discendenti. Gli ulivi sono alberi da frutto e possono vivere per mille anni. Dio era d’accordo che combattessero, ma non che rovinassero la terra. Inoltre, gli alberi svolgono un ruolo ecologico cruciale nel stabilizzare il suolo e prevenire l’erosione. Al contrario, gli egiziani e gli assiri praticavano la tattica della terra bruciata. Un murale egizio mostra alcuni soldati che scalano le mura di una città e altri che abbattono gli alberi. Un resoconto egizio di un’invasione della Siria recita: «Ho privato il popolo delle fonti stesse della vita, poiché ho distrutto il loro grano e abbattuto tutti i loro boschetti e tutti i loro alberi rigogliosi. L’ho distrutta». Affermavano inoltre: «È diventata una terra “sulla quale non vi sono alberi”». Secondo *Ancient Near Eastern Texts* di J.B. Pritchard, pagg. 240, 276-279, 288, 299-300.

D: In Dt 21,1-9, come venivano gestite le situazioni di incertezza irrisolvibile nei procedimenti giudiziari, e come dovremmo comportarci noi?

R: Qui possiamo notare alcuni punti. Cercavano di individuare l’assassino. Riconoscevano che si trattava comunque di un atto sbagliato,

offrire un sacrificio sottolineava che si trattava comunque di un'azione sbagliata e di un peccato, anche se non erano riusciti a catturare il colpevole. Ciò implica un concetto giuridico assente nell’odierno diritto occidentale: il peccato collettivo. Poiché l’omicidio era avvenuto, il villaggio più vicino era colpevole dell’omicidio perché non era riuscito a consegnare l’assassino alla giustizia, e l’assassino molto probabilmente viveva proprio in quel villaggio. Così il villaggio compiva un sacrificio per la propria colpa; gli anziani si lavavano le mani a indicare che non sapevano nulla del crimine né dell’identità dell’assassino, e ciò copriva la loro colpa. Non si trattava di un sacrificio in senso stretto, poiché non veniva versato sangue, non veniva compiuto nel luogo di culto e non era officiato dai sacerdoti o dai leviti. Tuttavia, i sacerdoti erano presenti per assicurarsi che tutto fosse regolare. Naturalmente, se l’assassino fosse stato catturato in seguito, avrebbe comunque subito la stessa condanna.

Nelle leggi ittite, la responsabilità per un omicidio irrisolto ricadeva innanzitutto sul proprietario del campo e, in assenza di un proprietario, sul villaggio più vicino, secondo quanto riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, pagg. 130-131.

Oggi dobbiamo renderci conto che se un tribunale dichiara qualcuno «non colpevole», ciò non significa che sia innocente o non colpevole, ma piuttosto che il tribunale ha stabilito che non c’erano prove sufficienti per dimostrare la sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Una soluzione di compromesso consiste nel «dividere la differenza», come fece Davide con Mefiboset e Ziba in 2 Samuele 19:24-30.

D: In Deuteronomio 21:1-9, come dovremmo gestire l’incertezza su chi scegliere come collaboratore e di chi fidarci negli affari e in altre decisioni?

R: Come direbbe il presidente Ronald Reagan, «fidati, ma verifica». Se qualcuno è disonesto nelle piccole cose, da cui ricava pochi benefici, cosa gli impedirebbe di esserlo nelle cose importanti, da cui trarrebbe grandi vantaggi? Nei controlli sui precedenti lavorativi nel settore finanziario, perché vogliono conoscere il tuo punteggio di credito o se hai debiti di gioco? C’è una buona ragione.

Se dovessi intervistare qualcuno per un lavoro che richiede grande fiducia, gli chiederei: se potessi rubare un milione di dollari all’azienda, sapendo che la faresti franca, lo faresti? La risposta non sarebbe molto interessante, poiché ovviamente quasi tutti i candidati direbbero «no». Ma poi gli chiederei: perché? La loro risposta potrebbe non coincidere con la mia, ma farebbero meglio ad avere una risposta, e in fretta.

D: In Deuteronomio 21:1-9, come dovremmo gestire l’incertezza nelle decisioni in generale?

R: Ecco cinque suggerimenti.

Prima di tutto, con umiltà; ogni cosa comporta delle incertezze che nessuno può conoscere tranne Dio. Siate sempre consapevoli che potreste sbagliare.

In secondo luogo, pregate. Spesso Dio non vi impedirà di commettere errori, ma può aiutarvi a riprendervi.

Terzo, prevedi delle alternative, ovvero un piano di riserva.

Quarto, comprendi le comuni debolezze umane nel prendere decisioni. Spesso tendiamo in modo illogico a preferire un risultato previsto che vorremmo si verificasse, oppure l’alternativa che abbiamo sentito per prima, o ancora quella che gli altri ritengono più probabile.

Quinto, cerca la fiducia, non la certezza. Un trader di successo iniziò a investire anche per conto dei suoi genitori. Investì il denaro dei suoi genitori negli stessi titoli in cui investiva lui, ma col tempo notò che ottenevano un rendimento inferiore. Cercò di capirne il motivo e scoprì quanto segue: quando pensava che un titolo potesse salire, prima investiva lui stesso in quel titolo. E quando era sicuro che il rischio non fosse eccessivo, allora investiva i soldi dei suoi genitori. Ma essendo particolarmente cauto con i soldi dei suoi genitori, questi non guadagnavano molto. Se aspetti di essere certo prima di prendere una decisione, la maggior parte dei benefici dell’opportunità potrebbe essere già sfuggita. Non puoi analizzare eccessivamente e aspettare la certezza su qualcosa, ma puoi analizzarla abbastanza da avere fiducia, pur rendendoti conto che potresti sbagliarti.

D: In Dt 21,11-16, perché esistevano queste leggi sulle prigioniere?

R: Un soldato poteva prendere una prigioniera come moglie, in modo dignitoso, oppure non farlo affatto. Questa legge riflette una visione più elevata delle donne, in netto contrasto con le usanze tipiche della maggior parte dei popoli, antichi e moderni.

L’unica grande eccezione fu la flotta composta da fino a 400 navi del pirata cinese Zheng Yi Sao (1801-1844). Contava da circa 40.000 a 80.000 marinai. La dinastia cinese dei Qing combatté i pirati ma si ritirò dopo aver perso metà delle proprie navi. Nemmeno le forze congiunte dei cinesi e dei portoghesi riuscirono a sconfiggere i pirati. Alla fine il governo offrì ai pirati delle terre e l’amnistia a condizione che smettessero di fare i pirati. Essi accettarono, ed entrambe le parti mantennero la parola data. Yi Sao decretò che qualsiasi stupratore sarebbe stato decapitato. Un pirata doveva sposare una donna prima di poter avere rapporti sessuali con lei. Tradire la propria nuova moglie comportava anch’esso la decapitazione. A proposito, Zheng Yi Sao era una donna.

Nell’antichità, quando una città stava per essere conquistata, le donne potevano vestirsi con i loro abiti migliori, in modo da ottenere uno status più elevato come mogli o concubine anziché come semplici schiave. Si noti che potevano ridurre in schiavitù una donna catturata, ma non potevano avere rapporti sessuali con lei senza averla prima presa in moglie, né potevano prima prenderla in moglie e poi ridurla in schiavitù.

Aspettare un mese e cambiare gli abiti eleganti avrebbe dato alla donna il tempo di piangere la sua famiglia, che era stata uccisa o che probabilmente non avrebbe mai più rivisto. Un mese avrebbe permesso all’uomo di assicurarsi che lei gli piacesse davvero anche senza i suoi abiti eleganti, e avrebbe anche permesso di determinare se fosse incinta o meno. Ora, se all’uomo la donna non piaceva, magari perché era la donna a non gradire l’uomo, questi doveva liberarla. Giusto per essere perfettamente chiari, Deuteronomio 21:15 afferma che l’uomo non poteva venderla né trattarla brutalmente.

In contrasto con ciò, in epoche successive i vichinghi, quando si riunivano, potevano barattare o scambiarsi le donne prigioniere.

In netto contrasto con la Legge di Dio nella Torah, nell’Islam i non musulmani pensano erroneamente che gli uomini musulmani potessero avere rapporti solo con un massimo di quattro mogli (ad eccezione di Maometto, che necessitava di una deroga). In realtà, secondo il Corano, gli uomini musulmani potevano avere fino a quattro mogli più le «donne che la loro mano destra possiede». Si trattava di prigioniere e schiave, e un uomo musulmano pio poteva avere rapporti con quante ne volesse. Dovevano comunque attendere un ciclo mestruale prima di sposarle, in modo da sapere se un figlio nato dalla prigioniera fosse loro o meno.

«… Partimmo con il Messaggero di Allah (la pace sia su di lui) per la spedizione a Bi’l-Mustaliq e catturammo alcune eccellenti donne arabe; le desideravamo, poiché soffrivamo per l’assenza delle nostre mogli (ma allo stesso tempo) desideravamo anche ottenere un riscatto per loro. Decidemmo quindi di avere [rapporti sessuali] con loro, ma osservando… Ma dicemmo: «Stiamo compiendo un atto mentre il Messaggero di Allah è tra noi; perché non chiederglielo?». Così chiedemmo al Messaggero di Allah (la pace sia su di lui), ed egli disse: «Non importa se non lo fate, poiché ogni anima che deve nascere fino al Giorno della Resurrezione nascerà». Sahih Muslim, vol. 2, libro 8, n. 3571, pp. 732-733.

Anche Bukhari, vol. 3, libro 34, cap. 111, n. 432, p. 237; vol. 5, libro 59, cap. 31, n. 459, p. 317; vol. 8, libro 76, cap. 3, n. 600, p. 391 insegnano che è moralmente accettabile, sebbene non sempre auspicabile, costringere le schiave ad avere rapporti sessuali. Si vedano anche Sahih Muslim, vol. 2, libro 8, nn. 3371-3376, pag. 733; Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 2517, pag. 506. Il rapporto sessuale con le schiave è lecito secondo Ibn-i-Majah, vol. 1, n. 89, p. 52; vol. 3, n. 1920, p. 158; vol. 3, nn. 1927-1928, p. 162. Si veda anche Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 1851, p. 117.

D: In Dt 21,15-17, perché all’uomo fu comandato di distribuire l’eredità in questo modo, mentre per quanto riguardava il proprio denaro poteva disporne come meglio credeva?

R: Genesi 27 e 48:14 riportano esempi simili. I figli potevano sapere in anticipo quale percentuale avrebbero ricevuto, anche se un padre potesse preferire una moglie piuttosto che un’altra, o un figlio piuttosto che un altro.

D: In Dt 21,15-16, dato che un padre non dovrebbe dare la propria eredità a un figlio minore e trascurare il figlio maggiore, perché Abramo, Isacco e Giacobbe lo fecero? Perché Davide nominò Salomone come prossimo re, e non Adonìa?

R: Per quanto riguarda Abramo, Isacco e Giacobbe, il comandamento contenuto in Deuteronomio 21:15-16 fu emanato dopo la loro morte. Le persone non sono tenute a osservare un comandamento che Dio non aveva ancora dato.

Nel caso di Davide, la legge si applicava ai beni personali, e un regno non è un bene personale, sebbene alcuni imperatori e re nella storia possano averlo pensato.

D: In Dt 21,15, perché Dio [presumibilmente] insegna che un uomo debba amare una moglie e odiare l’altra? È questa la giustizia di un Dio biblico? (Un musulmano ha affermato questo.)

R: Non insegna nulla del genere. Deuteronomio 21:15-16 dice in realtà: «Supponiamo che un uomo abbia due mogli, una delle quali ama più delle altre, ed entrambe gli diano dei figli, con il primogenito che è figlio della moglie meno amata. Nel giorno in cui divide la sua eredità, non deve designare come primogenito il figlio della moglie preferita al posto del figlio dell’altra moglie, che è in realtà il primogenito.» (NET) Quindi, se un uomo ama una moglie ma non l’altra, non può attribuire al figlio che non è il primogenito i diritti del primogenito. Dio NON sta dicendo che un uomo poligamo debba amare una moglie più di un’altra. Tuttavia, forse questo musulmano può spiegare il comportamento di Maometto in questo caso.

Quando Sauda era ormai anziana, temeva che Maometto potesse divorziare da lei, così cedette il proprio turno ad ‘A’isha. Abu Dawud, vol. 2, n. 2130, p. 572

Un altro musulmano fece lo stesso. Un uomo aveva una moglie da molti anni, che gli aveva dato molti figli. Aveva intenzione di “sostituirla” (secondo l’espressione usata da Majah), ma la tenne con sé quando lei acconsentì a rinunciare al proprio turno con lui. Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 1914, p. 188.

D: In Dt 21,15-17, poiché il diritto di primogenitura spetta al figlio primogenito, perché in Genesi 27 fu Giacobbe e non Esaù a ricevere la primogenitura?

R: Innanzitutto due fatti che non fanno parte della risposta, e poi la risposta. Giacobbe acquistò il diritto di primogenitura in Genesi 25:29-34. Inoltre, Giacobbe sbagliò a ingannare suo padre Isacco per farglielo concedere in Genesi 27.

La risposta è che Giacobbe ed Esaù vissero oltre 400 anni prima che Dio impartisse questo comando in Deuteronomio 21:15-17.

D: In Dt 21,18-21, perché la Legge era così severa da permettere a un padre di far lapidare a morte il proprio figlio per disobbedienza?

R: Non si trattava semplicemente di una singola disobbedienza, ma del rifiuto categorico di obbedire in qualsiasi occasione dopo essere stato ammonito. Questa legge dimostra quanto Dio prendesse sul serio l’obbedienza dei figli ai genitori. Tuttavia, per quanto severo potesse essere l’avvertimento previsto dalla legge, non vi è alcuna testimonianza che questa sentenza sia mai stata eseguita. Naturalmente, se il figlio fosse stato prima ammonito, probabilmente sarebbe tornato sulla retta via.

Curiosamente, i genitori non dovevano fornire alcuna prova. Se il padre e la madre, che normalmente avrebbero amato il figlio, avessero affermato ciò riguardo al figlio, sarebbe stato sufficiente.

D: In Dt 21,22-23, perché il corpo di una persona giustiziata non poteva rimanere appeso a un albero per tutta la notte?

R: Si trattava di esporre il corpo di una persona morta su un albero, non di ucciderla su un albero. Non abbiamo testimonianze di crocifissioni fino ai Persiani, che a quanto pare la inventarono. I Cartaginesi/Fenici e i Romani in seguito la presero da loro.

Dopo che il criminale era stato giustiziato, il suo cadavere veniva esposto alla vista di tutti per umiliare il colpevole e mettere in guardia il popolo. Tuttavia, anche ai criminali giustiziati veniva concessa una certa dignità. Venivano sepolti prima del calar della notte, sia per dimostrare l’onore tributato a tutta l’umanità, sia, forse, per impedire che gli animali selvatici si avvicinassero al corpo. Giosuè non permise che il corpo del re di Ai rimanesse appeso a un albero per tutta la notte in Giosuè 8:29, probabilmente perché era a conoscenza di questo comandamento.

D: In Dt 21,23, se chiunque sia appeso a un albero è maledetto da Dio, Gesù sarebbe maledetto se una croce potesse essere considerata un albero?

R: Una croce sarebbe costituita dal legno di un tronco o di grossi rami, quindi sì, si potrebbe dire che Gesù fosse appeso a un albero. Paolo lo afferma chiaramente quando cita questo versetto in Galati 3:13 e seguenti. Quindi sì, ciò renderebbe Gesù maledetto. Gesù fu maledetto, non perché avesse peccato, ma per pagare il prezzo dei nostri peccati, come dice Galati 3:13.

D: In Deuteronomio 22:1-4, perché un uomo doveva restituire l’animale del suo vicino, anche se non gli piaceva il vicino?

R: «Ama il tuo prossimo come te stesso» è stato affermato per la prima volta in Levitico 19:18, e include la regola d’oro di Gesù: «Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te» in Matteo 7:12. Potrebbe essere facile amare i vicini che ti piacciono, ma devi amare anche quelli che non ti piacciono. Inoltre, l’animale non aveva fatto nulla per meritarsi la tua negligenza.

Espressioni come «chi trova tiene» o «il possesso è nove decimi della legge» sono concetti estranei alla Torah. Piuttosto, se si trovava un animale o qualcosa del genere, lo si restituiva al proprietario se questi si trovava nelle vicinanze e se lo si conosceva, altrimenti lo si custodiva per lui in attesa che venisse a cercarlo.

D: In Dt 21,15-16, dato che un padre non dovrebbe dare la propria eredità a un figlio minore e trascurare il figlio maggiore, perché Abramo, Isacco e Giacobbe lo fecero? Perché Davide nominò Salomone come prossimo re, e non Adonìa?

R: Per quanto riguarda Abramo, Isacco e Giacobbe, il comandamento contenuto in Deuteronomio 21:15-16 fu dato dopo la loro morte. Le persone non sono tenute a osservare un comandamento che Dio non aveva ancora dato.

Nel caso di Davide, la legge si applicava ai beni personali, e un regno non è un bene personale, sebbene alcuni imperatori e re nella storia possano averlo pensato.

D: In Dt 21,15, perché Dio [presumibilmente] insegna che un uomo debba amare una moglie e odiare l’altra? È questa la giustizia di un Dio biblico? (Un musulmano ha affermato questo.)

R: Non insegna nulla del genere. Deuteronomio 21:15-16 dice in realtà: «Supponiamo che un uomo abbia due mogli, una delle quali ama più delle altre, ed entrambe gli diano dei figli, con il primogenito che è figlio della moglie meno amata. Nel giorno in cui divide la sua eredità, non deve designare come primogenito il figlio della moglie preferita al posto del figlio dell’altra moglie, che è in realtà il primogenito.» (NET) Quindi, se un uomo ama una moglie ma non l’altra, non può attribuire al figlio che non è il primogenito i diritti del primogenito. Dio NON sta dicendo che un uomo poligamo debba amare una moglie più di un’altra. Tuttavia, forse questo musulmano può spiegare il comportamento di Maometto in questo caso.

Quando Sauda era ormai anziana, temeva che Maometto potesse divorziare da lei, così cedette il proprio turno ad ‘A’isha. Abu Dawud, vol. 2, n. 2130, p. 572

Un altro musulmano fece lo stesso. Un uomo aveva una moglie da molti anni, che gli aveva dato molti figli. Intendeva «sostituirla» (secondo l’espressione di Majah), ma la tenne con sé quando lei acconsentì a rinunciare al proprio turno con lui. Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 1914, p. 188.

D: In Dt 21,15-17, poiché il diritto di primogenitura spetta al figlio primogenito, perché in Genesi 27 fu Giacobbe e non Esaù a ricevere il diritto di primogenitura?

R: Innanzitutto due fatti che non fanno parte della risposta, e poi la risposta. Giacobbe acquistò il diritto di primogenitura in Genesi 25:29-34. Inoltre, Giacobbe sbagliò a ingannare suo padre Isacco per farglielo concedere in Genesi 27.

La risposta è che Giacobbe ed Esaù vissero oltre 400 anni prima che Dio impartisse questo comando in Deuteronomio 21:15-17.

D: In Dt 21,18-21, perché la Legge era così severa da permettere a un padre di far lapidare a morte il proprio figlio per disobbedienza?

R: Non si trattava semplicemente di una disobbedienza occasionale, ma di un rifiuto categorico di obbedire in qualsiasi circostanza. Questa legge dimostra quanto Dio tenesse alla seria obbedienza dei figli ai propri genitori. Tuttavia, per quanto severo potesse essere l’avvertimento della legge, non vi è alcuna testimonianza che questa sentenza sia mai stata eseguita.

D: In Dt 22,5, perché un uomo non dovrebbe indossare abiti da donna e viceversa?

R: La Scrittura non lo dice. Considerati i molti altri principi presenti sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, la ragione sembra essere che Dio non vuole che dimentichiamo che uomini e donne hanno ruoli diversi all’interno della famiglia.

D: In Dt 22,5, va bene che le donne indossino i jeans e che entrambi indossino magliette?

R: Alcuni cristiani sinceri ritengono che non sia giusto. Tuttavia, la maggior parte dei cristiani non vede alcun problema in questo. Nella Bibbia sia gli uomini che le donne indossavano mantelli e sandali. Oggi i jeans e le magliette non sono né esclusivamente maschili né esclusivamente femminili.

D: In Dt 22,6-7, perché non potevano prendere un uccello madre insieme ai suoi piccoli?

R: La Scrittura non spiega il motivo, se non che questo è ciò che Dio ha comandato. Se si prendessero i piccoli o le uova per nutrirsi, lasciando la madre, l’anno successivo si potrebbero avere più piccoli o uova.

D: In Dt 22,8, perché dovevano avere un parapetto? (Un scettico aveva un problema con questo.)

R: Su una nota più leggera, questo ha a che fare con la «caduta dell’uomo». Seriamente, qui c’è un concetto giuridico di colpa per omicidio colposo (omicidio non intenzionale) per imprudenza. È colpa di una persona disattenta se muore o si ferisce cadendo da un tetto, ma anche il proprietario è in colpa se è stato imprudente nel non aver adottato ragionevoli misure di sicurezza.

D: In Dt 22,9, perché non seminare con vari tipi di sementi?

R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, quando si semina la stessa coltura anno dopo anno, si accumulano insetti e funghi nocivi che attaccano quella coltura. Se si pratica la rotazione delle colture, ciò riduce l’attacco da parte degli stessi parassiti e può impedire l’esaurimento delle sostanze nutritive nel terreno.

D: In Dt 22,10, perché non si deve mettere insieme un bue e un asino sotto lo stesso giogo?

R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, spesso hanno forze diverse e camminano a ritmi diversi. Pertanto, questo comandamento, insieme a Proverbi 12:10, riguarda il trattare con gentilezza gli animali.

D: In Dt 22,11, perché non si deve indossare insieme lana e lino?

R: La Scrittura non lo dice. Dal punto di vista pratico, la lana è molto utile come isolante e non subisce effetti negativi eccessivi quando si bagna. Una possibile ragione è che intrecciare lana e cotone potrebbe compromettere il valore isolante dell’indumento.

D: In Dt 22,11, oggi possiamo indossare lana e lino insieme?

R: Sì. Noi serviamo secondo il nuovo modo dello Spirito, non secondo il vecchio modo della legge scritta (Romani 7:6; 2 Corinzi 3:6-7; ~Romani 2:29). Pur continuando a obbedire ai precetti morali della legge, non osserviamo le norme relative ai riti, all’alimentazione e all’abbigliamento.

D: In Dt 22,13-21, la prova per stabilire se una donna fosse vergine era il lenzuolo nella notte di nozze, oppure la prova per una moglie infedele consisteva nel farle bere l’acqua amara, come dice Num 5,13-22?

R: Entrambe le affermazioni sono vere, in circostanze diverse. Deuteronomio 22:13-21 tratta del periodo precedente al matrimonio, mentre Numeri 5:13-22 tratta di quello successivo. Per ulteriori informazioni, si vedano *When Critics Ask*, pag. 127, e *Alleged Discrepancies of the Bible* di Haley, pagg. 258-259.

D: In Dt 23,1, perché gli uomini castrati non potevano entrare nell’assemblea?

R: La Scrittura non lo dice. Ma sappiamo che alcuni sacerdoti di divinità pagane venivano castrati come requisito per esercitare il sacerdozio. Altri venivano castrati per prestare servizio nei palazzi, in particolare al servizio delle donne. In epoche successive, i musulmani che trasportavano schiavi da Zanzibar e da altre località dell’Africa orientale spesso castravano gli schiavi maschi.

Non si diceva che gli uomini castrati non potessero servire o adorare Dio, ma solo che non potevano entrare nell’assemblea, cioè nel Tabernacolo e, naturalmente, in seguito nel Tempio. Si trattava di una mutilazione della natura con cui l’uomo era stato creato da Dio.

Ma ai tempi del Nuovo Testamento non vi è alcun divieto. Tutti, indipendentemente dagli interventi chirurgici subiti, involontari o volontari, e qualunque sia il proprio passato, sono invitati. Le uniche eccezioni sono coloro che insegnano credenze eretiche (2 Giovanni 9-11) e coloro che hanno commesso peccati di cui non si sono pentiti e azioni malvagie (1 Corinzi 5:2-5; 9-13; 2 Timoteo 3:5; Apocalisse 2:20-23).

D: In Deuteronomio 23:2, perché un discendente di un figlio illegittimo non poteva entrare nella congregazione fino alla decima generazione?

R: Il significato della parola ebraica è incerto. Potrebbe indicare qualcuno nato fuori dal matrimonio, oppure qualcuno nato da una relazione o un matrimonio proibito, ad esempio un caso di incesto, oppure potrebbe significare entrambe le cose. Levitico 18:16-20; 20:10-12,14,17-21 elenca i tipi di matrimoni proibiti. A prescindere da ciò, Dio ha il diritto di scegliere chiunque desideri per far parte della Sua assemblea. La Scrittura non espone direttamente le ragioni di Dio, ma vi sono quattro punti che forniscono un’indicazione.

1. Questo e altri versetti sembrano seguire uno schema. Le persone non potevano entrare nell’assemblea se erano considerate impure. Ciò includeva chi aveva toccato un cadavere e chi soffriva di malattie cutanee contagiose. Ciò non significa che fossero moralmente in torto, ma solo che erano cerimonialmente impuri.

2. Essere impuri non significava che la persona stesse peccando, fosse più peccatrice di altre o «troppo peccatrice» per entrare. Ad esempio, i sacerdoti (ad eccezione del sommo sacerdote) dovevano seppellire i propri parenti stretti, il che li rendeva impuri. Nel Giorno dell’Espiazione, colui che conduceva il capro espiatorio nel deserto era impuro per averlo fatto, eppure stava eseguendo ciò che Dio aveva comandato.

3. Non partecipare all’assemblea è motivo di vergogna, non per il bambino, ma per i genitori. Il fatto che qualcuno sia un figlio illegittimo non significa però che non possa essere usato da Dio. Perez, un antenato di Gesù, era il figlio illegittimo di Giuda. Nel Libro dei Giudici, il giudice Iefte il Gileadita fu usato da Dio per sconfiggere gli Ammoniti. Le origini della madre di Iefte causarono a Iefte dei problemi con i suoi fratellastri, ma non costituirono alcun ostacolo per Dio nell’usarlo.

4. Questa regola valeva solo per le assemblee degli israeliti nell’Antico Testamento. Ai tempi del Nuovo Testamento, tutte le persone che cercano Dio, indipendentemente dalla nazionalità o dalle circostanze della loro nascita, sono benvenute nelle chiese di Dio.

D: In Dt 23,3, perché un Ammonita o un Moabita non poteva entrare nella congregazione fino alla decima generazione?

R: Nessuno nato da un matrimonio proibito poteva farne parte fino alla decima generazione, secondo Deuteronomio 23:2.

La ragione di ciò è che un figlio sarebbe stato considerato «illegittimo» non solo se nato fuori dal matrimonio, ma anche se nato da un matrimonio «illegale». Dio comandò agli Israeliti di non sposarsi al di fuori di Israele. Si veda la discussione su Deuteronomio 23:2 per capire perché i figli illegittimi fossero esclusi dall’assemblea.

Se una persona era un Ammonita o un Moabita, non era perché quel popolo discendeva da Lot e dalle sue figlie, ma piuttosto perché nutriva una tale ostilità verso Israele. Ciò era dovuto principalmente a ciò che gli Ammoniti non fecero e a ciò che fecero i Moabiti. Gli Ammoniti non fornirono loro alcun aiuto né cibo quando passarono di lì. Inoltre, ricordiamo che il re Balak di Moab assoldò Balaam per maledire gli Israeliti in Numeri 22-24. Balaam consigliò a Balak di far sì che le donne moabite giacessero con gli uomini israeliti per rendere gli Israeliti un fetore agli occhi di Dio.

Naturalmente, se una persona veniva classificata come «uno straniero che si era unito a Israele» (Isaia 56:6), come Ruth, allora «il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio» (Ruth 1:16). Non vi è alcuna prova che gli Israeliti non abbiano pienamente accettato la conversione di Ruth e il suo cambio di cittadinanza. Infatti, il re Davide era il pronipote di Ruth, secondo Ruth 4:21-22, Matteo 1:5-6 e Luca 3:31-32. Allo stesso modo, anche Isaia 56:3 afferma che gli stranieri che si sono uniti al Signore non saranno esclusi dal popolo di Dio, sebbene alcuni interpretino Isaia 56:3 come riferito alla fine dei tempi.

D: In Deuteronomio 23:3, la decima generazione era la decima generazione a partire dal momento del matrimonio proibito, oppure la decima generazione a partire dall’ingresso nella Terra Promessa?

R: Potrebbe essere in entrambi i modi. Tuttavia, è più probabile che si tratti della decima generazione a partire dal matrimonio proibito.

D: In Dt 23,7-8, perché un edomita o un egiziano non poteva entrare nella congregazione fino alla terza generazione?

R: Probabilmente per ragioni simili a quelle per cui gli Ammoniti e i Moabiti non potevano unirsi alla congregazione fino alla decima generazione. La Scrittura si limita a riportare questo fatto, senza spiegare perché Dio, l’Onnisciente, lo abbia stabilito. Tuttavia, le ragioni potrebbero essere che gli Edomiti erano più strettamente imparentati con Israele e che gli Egiziani, in origine, trattavano bene gli Israeliti.

D: In Dt 23,15-16, in che modo il mancato ritorno di uno schiavo fuggitivo al suo padrone costituisce una questione alla base della Guerra Civile americana?

R: Uno schiavo di nome Dred Scott fuggì dal suo padrone e si rifugiò nel Missouri, uno Stato libero. Il padrone ne chiese la restituzione. La Corte Suprema degli Stati Uniti, sotto la guida del presidente Taney, stabilì che gli schiavi fuggiti negli Stati liberi dovevano essere riconsegnati ai loro padroni negli Stati schiavisti, indipendentemente dalla legge dello Stato libero. La guerra civile riguardava gli Stati schiavisti che rivendicavano un diritto statale, quello di possedere schiavi, contrapposto ad altri diritti statali, come quello di non sostenere la schiavitù.

Nel Codice di Hammurabi, leggi 15-19, chiunque desse rifugio a uno schiavo fuggitivo poteva essere giustiziato.

Oggi, anche se non stiamo opprimendo gli altri né commettendo altre azioni malvagie, non dovremmo sostenere, né costringere gli altri a sostenere, coloro che lo fanno.

Per ulteriori informazioni, si veda «The Message of Deuteronomy» di Raymond Brown, pag. 222.

D: In Dt 23,17, che cos’è un «sodomita»?

R: Si riferisce a un prostituto, secondo la Concordanza di Strong, la NIV e la NET Bible. La New King James traduce questo termine come “pervertito”, mentre la Interlinear Bible (Jay P. Green) lo traduce come “omosessuale”.

D: In Dt 23,17, l’omosessualità era condannata solo perché collegata all’idolatria, come sostengono alcuni esponenti della New Age?

R: No, proprio come il sacrificio di bambini e la prostituzione, l’omosessualità era condannata in modo assoluto, indipendentemente dal contesto. Non si tratta di un versetto isolato, poiché anche Levitico 18:22,24; Levitico 20:13; Romani 1:26-27 e 1 Corinzi 6:9-10 condannano l’omosessualità. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Romani 1:26-27 in *When Cultists Ask*, pag. 44, e in *When Critics Ask*, pagg. 127-128.

D: In Deuteronomio 23:18, perché i guadagni di alcuni non dovrebbero essere portati nella casa di Dio per pagare i voti?

R: Dio non è affatto impressionato dalle persone che Gli offrono denaro che non era loro e che hanno sottratto ad altri. A quanto pare, «cane» era un termine gergale per indicare un prostituto. La prostituzione di entrambi i sessi era comune a Canaan nel culto di Astarte. Ma anche se una cosa era comune, ciò non la rende meno detestabile. Allo stesso modo, Davide avrebbe potuto appropriarsi liberamente del terreno su cui sarebbe stato costruito il Tempio, ma insistette nel pagarlo. Allo stesso modo, il denaro “guadagnato” (per così dire), o ottenuto compiendo azioni malvagie, non era adatto per essere offerto in dono alla Casa di Dio.

In Luca 19:1-10, quando Zaccheo, il corrotto esattore delle tasse, credette in Gesù, decise di restituire il denaro alle persone che aveva frodato e di donare metà dei suoi beni (ottenuti principalmente con l’inganno) ai poveri.

D: In che modo Deuteronomio 24:1-22 si confronta con altre leggi dell’epoca?

R: Nel Codice babilonese di Hammurabi (1755-1750 a.C.), ai codici 14 e 22, il rapimento e la rapina sono punibili con la morte. Nella legge ittita i diritti del lavoratore non venivano presi in considerazione.

D: In Dt 24,1-4, perché questo insegnamento sul divorzio differisce innegabilmente da Mc 10,2-12 e 1 Cor 7,10-16?

R: Gesù ha risposto a questa domanda in Marco 10,5: Dio ha permesso il divorzio perché i loro cuori erano induriti. Nell’Antico Testamento (Malachia 2,16), Dio afferma di odiare il divorzio.

Quando possiamo giustificare qualcosa sostenendo che non è contrario alla Bibbia, ma sappiamo che Dio ne è comunque scontento, non dovremmo farlo. Romani 14:23 afferma che tutto ciò che non proviene dalla fede è peccato, e Giacomo 5:17 dice che chiunque sappia il bene che dovrebbe fare e non lo faccia, pecca.

D: In Deuteronomio 24:1-5, perché una coppia non poteva risposarsi dopo il divorzio se lei si era successivamente sposata con qualcun altro?

R: La Scrittura non ne indica il motivo, ma i versetti di questo capitolo riguardano tutti il mantenimento di uno standard di santità tra il popolo. Il divorzio, sebbene fosse consentito ai tempi dell’Antico Testamento, non era una cosa da prendere alla leggera. Se una donna fosse passata “da un marito all’altro”, ciò non sarebbe apparso molto santo. Ciò avrebbe inoltre sottolineato la gravità del divorzio.

Questo è quasi l’esatto contrario dell’Islam, dove il divorzio può essere semplice come dire tre volte «Ti ripudio». E se la coppia divorziata volesse risposarsi, nell’Islam non potrebbe farlo FINCHÉ la donna non avesse consumato un matrimonio con un altro uomo e quel matrimonio non fosse stato sciolto (tramite divorzio o morte dell’uomo). Nel mondo islamico c’erano alcuni uomini che “lavoravano” come mustahil, una sorta di prostituto matrimoniale. Se una coppia divorziata volesse risposarsi, pagherebbe un mustahil per contrarre un matrimonio temporaneo con la donna per un giorno, dopodiché i due potrebbero tornare insieme. Nel caso ve lo stiate chiedendo, non esiste una regola simile per gli uomini. Quindi, se state cercando una carriera o un secondo lavoro, ci sono alcune scelte professionali che gli uomini cristiani non possono intraprendere, mentre un uomo musulmano potrebbe farlo. Per la documentazione nella legge della Sharia sui mustahil, si veda Abu Dawud vol. 2 n. 2192, pagg. 592-593; vol. 2 n. 2302, pag. 629; al-Bukhari, vol. 7, libro 63, nn. 186 e 187, pag. 136; Ibn-i-Majah, vol. 3, nn. 1933-1936, pagg. 165-168.

D: In Dt 24,15, dobbiamo pagare i nostri dipendenti alla fine di ogni singolo giorno?

R: Normalmente i datori di lavoro cristiani non sono tenuti a farlo. Come parte della Legge dell’Antico Testamento, Deuteronomio 23:15 non dice di pagare tutti i lavoratori ogni giorno, ma solo i lavoratori poveri e bisognosi che ne hanno bisogno. Dobbiamo comunque pagare i nostri dipendenti al momento opportuno, nel giorno di paga, e non trattenere il denaro. Ma un’importante applicazione per oggi è quella di pagare alle persone ciò che avete promesso e ciò che dovete, nel momento in cui avete promesso; ritardare il pagamento significa ingannarle.

Se si combina questo insegnamento con il divieto di opprimere i poveri (Giacomo 5:4), oltre al fatto che la schiavitù durava solo sette anni e che gli schiavi ricevevano un dono allo scadere del termine, si evince che si trattava di una società in cui ci si aspettava che una persona povera fosse in grado di uscire dalla povertà con il proprio lavoro. In molte società, da allora fino ad oggi, ciò non è possibile.

D: In Dt 24,16, perché si dice che i figli non devono essere uccisi per i peccati dei padri, visto che furono uccisi proprio per i peccati dei padri, come i figli di Saul in 2 Sam 21,5-9 e il bambino di Davide e Betsabea in 2 Sam 12,15-18?

R: Anche i figli di Saul erano colpevoli. Dopo la morte di Saul e Gionatan, 2 Samuele 3:1 dice che la guerra tra la casa di Saul (ovvero i figli di Saul) e Davide durò a lungo. Puoi leggere di più su questo argomento in 2 Samuele 3 e 4.

In 2 Samuele 21:5-9, i sette figli di Saul erano i due figli avuti da Saul e Aiah e i cinque figli della figlia di Saul, Merab. (Si noti che c’erano due principi di nome Mefiboset; il figlio di Gionatan fu risparmiato, mentre quello di Saul e di Aia no.) Saul aveva trent’anni quando iniziò a regnare e regnò per 42 anni, secondo 1 Samuele 13:1.

Per quanto riguarda il bambino nato da Betsabea, sia questo passo che l’esperienza moderna dimostrano che spesso i bambini piccoli subiscono le conseguenze del male commesso da altri. Dio può togliere la vita come meglio crede, ma Deuteronomio 24:16 afferma che i bambini non devono essere giustiziati per i peccati dei loro padri.

Al contrario, nel Codice babilonese di Hammurabi, nella Legge 230, a volte un figlio poteva essere messo a morte al posto del padre. Quindi, se la negligenza di un costruttore causava la morte del figlio del proprietario, allora il figlio del costruttore veniva messo a morte come punizione. Anche i Persiani, i Macedoni e altri popoli uccidevano i figli al posto del padre.

D: In Dt 25:3, perché fu prescritto il limite di 40 frustate?

R: La Scrittura non lo dice, ma senza un limite, avrebbe potuto essere picchiato fino alla morte. Infatti, in epoca romana alcuni criminali condannati alla crocifissione non venivano crocifissi, perché le percosse erano così severe che morivano prima di arrivare a quel punto. Al contrario, la legge 200 del Codice babilonese di Hammurabi prevedeva un massimo di 60 frustate. Successivamente, gli Assiri prevedevano tra i 40 e i 50 colpi di frusta. In 2 Corinzi 11:24 si legge che gli ebrei infliggevano 39 colpi di frusta sulla base di questo versetto. Il versetto parla di 40, ma gli ebrei ne infliggevano 39 per evitare di sbagliare il conteggio. Quando Gesù fu flagellato, fu frustato dai romani, non dagli ebrei, quindi non sappiamo quanti colpi di frusta abbia ricevuto.

Ai tempi di Mosè, le percosse venivano probabilmente inflitte alla maniera egiziana, con un bastone anziché con una frusta, mentre il colpevole veniva disteso a terra e tenuto fermo per le mani e i piedi.

D: In Dt 25,4, perché non si poteva mettere la museruola a un bue mentre trebbiava il grano?

R: La risposta si articola in due parti.

In particolare, era un gesto di gentilezza verso l’animale. Un contadino avrebbe potuto pensare di farlo per impedire al bue di mangiare il grano. Ma il principio qui è che, poiché il contadino trae beneficio dal lavoro del bue, il bue dovrebbe avere una parte di quel beneficio.

In generale, se una persona o un animale lavora per apportare un beneficio, dovrebbe poter condividere i benefici. 1 Corinzi 9:9 e 1 Timoteo 5:18 citano entrambi questo versetto nel contesto del sostegno della chiesa ai pastori, che apportano loro beneficio.

D: In Deuteronomio 25:5-10, perché il fratello del marito defunto doveva sposare la vedova?

R: Non era obbligatorio, poiché un uomo poteva rifiutare e subire così l’umiliazione di essere considerato «senza sandalo». Naturalmente, avere rapporti sessuali con il fratello del proprio marito mentre quest’ultimo è ancora in vita costituisce adulterio, come avvertono specificatamente Levitico 1:8,16; 20:21. Questo fenomeno è denominato «matrimonio levirato», dal termine latino levir, ovvero cognato. Questo tipo di matrimonio veniva praticato in quella società per una serie di ragioni.

Il termine ebraico per «figlio» in questo contesto, ben, può significare «figlio» o «figlio» a seconda del contesto. La Septuaginta greca, Giuseppe Flavio e molti rabbini ebrei lo interpretarono come «figlio», sebbene alcuni rabbini ebrei lo interpretassero come «figlio». Le figlie ereditavano quando non c’erano figli maschi, come nel caso di Zelofehad in Numeri 27:4-8. Probabilmente si intende “figlio” e non “figlio maschio” anche in Genesi 38:8-10 e in Rut 4:1-17.

Deuteronomio 25:5-10 insegna che se un uomo moriva senza figli, era responsabilità di suo fratello sposare la vedova, e il primo figlio avrebbe portato avanti il nome del fratello defunto. Per alcuni esempi, si vedano Genesi 38:8-10, Rut 1:11-13 e Rut 3:12-4:10. Boaz non era interessato solo a fare la cosa giusta, ma anche a fare le cose nel modo giusto.

Molto più tardi, verso la fine del XVI secolo, una coppia benestante ma senza figli nelle colonie adottò un giovane che avrebbe ereditato la loro fortuna, a condizione che cambiasse il proprio cognome in quello dei genitori: Pemberton.

Per quanto riguarda la donna, si sarebbero assicurati che fosse sostenuta economicamente dal suo nuovo marito e, in seguito, dal figlio. Nella società di allora non esisteva un’assistenza pubblica ufficiale per gli anziani.

Nell’antico Medio Oriente al di fuori della Bibbia, anche le tavolette di Nuzi riportano che quando un padre trovava una moglie per suo figlio, se il figlio moriva, la ragazza sposava un altro figlio. Altre culture antiche, come gli Ittiti e gli Assiri, praticavano le stesse leggi, tranne che gli Assiri avevano una variante. Se una donna era semplicemente promessa in sposa a un fidanzato e questi moriva, allora il fratello del fidanzato doveva sposarla. Il matrimonio levirato sembra molto strano agli occidentali, ma molte altre culture lo consideravano naturale. Wikipedia afferma che l’usanza del matrimonio levirato era praticata dagli Sciti, in seguito dai Curdi, dagli Hsiung-Nu (Xiongnu) della Cina, dagli Unni, i kirghisi, il popolo Karo dell’Indonesia, molti somali, la tribù dei Mambila della Nigeria e del Camerun settentrionale, alcune zone della Nigeria, la tribù dei Marogoli del Kenya occidentale, i Julu, gli Shona dello Zimbabwe e le tribù dei Dinka e dei Nuer del Sudan meridionale.

Fin dai tempi del Nuovo Testamento, si ritiene che i credenti debbano prendersi cura delle proprie famiglie, compresa la famiglia allargata, data la natura rigorosa del comandamento contenuto in 1 Timoteo 5:8. Sebbene oggi non esista il matrimonio levirato per i cristiani, dovremmo comunque aiutare economicamente anche la famiglia allargata.

D: In Deuteronomio 25:5-10, perché la legge differisce da ciò che ci si aspettava da Giuda, Onan e Tamar in Genesi 38?

R: Ricordiamo che al tempo di Giuda la Legge di Mosè non era ancora stata data. Giuda riteneva di avere un obbligo nei confronti di Tamar e, scegliendo di non adempiere a tale obbligo, agì contro la propria coscienza.

D: In Dt 25,11-12, perché la legge dice che la mano della donna debba essere tagliata?

R: Il verbo ebraico qui indica un atto violento, non solo accidentale. L’Antico Testamento tratta ampiamente della dignità dei sessi. Ad esempio, in Deuteronomio 21:10-14 non si poteva abusare delle donne prigioniere, e a una moglie che aveva perso il favore del marito non dovevano essere ridotti i diritti di eredità dei figli. Ci sono responsabilità oltre che privilegi. Anche in battaglia esistono limiti che non si devono oltrepassare. Ciò potrebbe causare danni permanenti a un uomo, compromettendo la sua capacità di procreare e i suoi rapporti coniugali.

Questo è l’unico punto della Torah in cui è prevista una punizione che comporta l’amputazione di una parte del corpo. Al contrario, altre leggi del Vicino Oriente e la successiva Sharia islamica prevedevano mutilazioni per motivi diversi. Ad esempio, in Assiria, se un uomo baciava per strada una donna che non fosse sua moglie, gli veniva tagliato il labbro.

D: In Dt 25,13-15; Prov 11,1; 20,10.23 e Lev 19,35-36, perché non si dovrebbero usare pesi diversi?

A: Si riferisce alla pratica disonesta di pesare il grano o altri prodotti utilizzando un peso più leggero quando il commerciante vende e uno leggermente più pesante quando acquista. Naturalmente, se venivi scoperto era una cosa molto grave, ma agli occhi di Dio era altrettanto grave anche se non venivi scoperto. Tuttavia, essere onesti glorifica Dio, anche quando nessuno sulla terra se ne accorge. A quanto pare, secondo Amos 8:5, questo era ancora un problema ai tempi di Amos.

D: In Deuteronomio 25:17-19, perché dovevano sterminare gli Amaleciti?

R: Gli Amaleciti erano discendenti di Elifaz, che era un nipote di Esaù (Genesi 36:12). Secondo Deuteronomio 25:17-19, gli Amaleciti avevano attaccato di sorpresa Israele, uccidendo gli anziani e i deboli che rimanevano indietro. Gli Israeliti li combatterono in Esodo 17:8-16 e in Numeri 14:39-45. Saul li combatté in 1 Samuele 15:1-3 e Davide li combatté in 2 Samuele 1:1. Ricompaiono in 1 Cronache 4:41-43 ai tempi di Ezechia.

D: In Dt 26,1-4, il popolo doveva considerare la propria terra come un’eredità. Quali sono oggi le cose che costituiscono un’eredità per noi?

R: Un’eredità è qualcosa che non ci siamo meritati, ma che ci è stata tramandata dai genitori o da altri. Può essere il nostro Paese, le nostre leggi, la nostra terra, la ricchezza, il nostro tempo, la nostra salute, la nostra chiesa e il nostro quartiere. Possiamo tenerla cara, dobbiamo prendercene cura, ma non dobbiamo essere arroganti e pensare di meritarla più degli altri.

Come mostra Deuteronomio 26,2-4, dovremmo esserne grati a Dio. Dovremmo anche essere caritatevoli e condividere con gli altri.

D: In Dt 26,2, quali sono alcuni modi in cui oggi non possiamo limitarci a dare a Dio, ma dobbiamo offrire a Dio le primizie?

R: Se sei stato disoccupato e hai appena trovato un nuovo lavoro, aspetti di rimetterti in piedi e di avere una somma confortevole in banca prima di donare a Dio, oppure offri a Dio immediatamente? Il contrario di questo è quando hai un buon investimento, come ad esempio delle azioni: ci metti tutto, razionalizzando che lascerai che cresca prima di dare qualcosa a Dio, oppure doni a Dio immediatamente? Naturalmente va bene donare direttamente le azioni, invece di incassarne una parte e poi donare il denaro.

Puoi offrire a Dio le primizie del tuo tempo, e non solo il tempo che ti rimane dopo che sei stanco.

D: In Dt 26,5-10, perché gli Israeliti dovevano dire queste cose quando portavano le loro primizie?

R: Portare un’offerta, delle primizie e della decima, non doveva essere solo una transazione commerciale; era un atto di adorazione. Dovevano dire e meditare queste cose nel loro cuore quando portavano le loro offerte. Dovevano ricordare chi erano e da dove provenivano. Era anche un atto di adorazione collettiva; il popolo era riunito e poteva sentire gli altri pronunciare queste parole.

D: In Dt 26,13-16, perché il popolo doveva testimoniare a Dio di non aver mangiato nulla della propria decima?

R: Ovviamente Dio sapeva già ciò che avevano fatto e ciò che non avevano fatto. Ma questa solenne testimonianza davanti a Dio sarebbe stata vista dagli altri e avrebbe provocato un senso di colpa ancora maggiore se la persona avesse mentito su questo davanti a Dio.

D: In Dt 26,16-19, qual è il punto chiave di questo brano?

R: Questo conclude l’intera sezione delle disposizioni contenute in Deuteronomio 12:1-26:19. Riassume, a grandi linee, le benedizioni di Dio al popolo e le responsabilità che il popolo ha davanti a Dio per questa alleanza che ha stipulato.

D: In Dt 27,1, perché sia gli anziani che Mosè impartiscono ordini al popolo?

R: Questo è l’unico punto del Deuteronomio in cui sia gli anziani che Mosè impartiscono comandi al popolo. Mosè è anziano e sta per morire a breve, quindi non sarebbe stato presente alla cerimonia. Al popolo viene indicato cosa fare sul Monte Gerizim e sul Monte Ebal dopo l’ingresso nella Terra Promessa, ma a Mosè era stato detto che sarebbe morto prima che essi vi entrassero. Per inciso, Mosè è menzionato in terza persona all’inizio del primo discorso in Deuteronomio 1:1,5, alla fine del primo discorso in Deuteronomio 4:41,44; all’inizio del secondo discorso in Deuteronomio 5:1 e all’inizio del terzo discorso qui in Deuteronomio 27:1.

D: In Dt 27,2-8, perché queste parole furono messe per iscritto in modo così evidente?

R: Le prime persone che lo fecero potevano udire le parole, ma ciò doveva essere esposto chiaramente affinché tutti potessero leggerlo, allora e in futuro.

D: In Dt 27,4-14, perché qui ci fu un rinnovamento dell’impegno?

R: Si trattava di un raduno molto grande, unico nel suo genere, e non stavano nemmeno stipulando una nuova alleanza; piuttosto, stavano rinnovando un’alleanza già esistente. È simile a quando una coppia di coniugi anziani decide di celebrare una seconda cerimonia nuziale per rinnovare le proprie promesse matrimoniali. Altri esempi di rinnovo (non di stipula) di un’alleanza sono la riconferma di Giosuè, figlio di Nun, come loro capo in Giosuè 24 e 1 Samuele 12; la dedicazione del Tempio di Salomone in 1 Re 8 e 2 Cronache 5; e, in una certa misura, la grande celebrazione della Pasqua di Ezechia in 2 Cronache 30. Quest’ultima non fu un evento di rinnovo a sé stante, ma comportò molti più sacrifici e fu celebrata per altri sette giorni.

D: In Deuteronomio 27:4-14, quando dovremmo rinnovare il nostro impegno?

R: Sebbene un rinnovamento dell’impegno non sia obbligatorio, in generale è bene effettuarne uno per ricordare alle persone che guidi, così come a te stesso, il tuo precedente impegno a servire Dio con tutto il cuore. Nello specifico, in Deuteronomio 27 vediamo un rinnovamento dell’impegno proprio prima che intraprendessero un’impresa importante, in cui ci sarebbe stata una grande tentazione di scendere a compromessi e di seguire altri dei, oppure di essere pigri e cercare di servire Dio solo a metà. In 1 Re 8 e 2 Cronache 5, come nella dedicazione del tempio, dovremmo rinnovare la nostra dedizione quando consacriamo un edificio o un neonato al Signore. Come in 2 Cronache 30 con Ezechia, possiamo effettuare un rinnovamento quando noi, o le persone che guidiamo, abbiamo smesso di dedicarci a seguire Dio, ci siamo pentiti e desideriamo impegnarci nuovamente a seguirLo completamente.

D: In Deuteronomio 27:5, perché non potevano usare utensili di ferro per costruire un altare, dato che gli utensili di ferro avrebbero permesso di ottenere un risultato esteticamente migliore e più rifinito rispetto alla pietra, ai metalli più morbidi o all’assenza di utensili?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo individuare due ragioni. In primo luogo, gli Ebrei non disponevano di utensili di ferro e dovevano dipendere dalle nazioni circostanti per procurarseli. Ciò avveniva prima dell’età del ferro in Medio Oriente. Gli Egizi possedevano lussuosi utensili di ferro già da mille anni prima, ma erano rari in Egitto, poiché venivano ricavati esclusivamente dalla lavorazione del ferro meteoritico. Quindi conoscevano il ferro, ma gli utensili erano pochissimi perché (ad eccezione degli Ittiti) la maggior parte delle culture non sapeva come costruire forni abbastanza caldi da fondere il ferro. In secondo luogo, gli utensili in ferro (non in acciaio) avrebbero dato un risultato esteticamente gradevole all’inizio, ma se una parte del ferro fosse rimasta sulla pietra, avrebbe arrugginito e in seguito avrebbe trasformato la pietra in un brutto colore marrone.

C’è qui una metafora per noi oggi. Quando facciamo cose per Dio, sia per motivi egoistici sia ricorrendo a mezzi non etici o comunque empì, il risultato potrebbe durare ma conserverebbe in sé una certa bruttezza, quella del paradosso del nostro sforzo umano che cerca di fare cose per Dio senza la Sua guida o addirittura senza il Suo desiderio. Pensate ai conquistatori che sostenevano di conquistare regni o di ridurre in schiavitù i popoli, o persino all’Inquisizione cattolica romana, che affermava di compiere quelle azioni «per il Signore». A volte Dio preferisce che una persona sia semplicemente pigra e non faccia nulla, piuttosto che compia azioni malvagie sostenendo di farlo per Lui.

D: In Dt 27,9, cosa c’è di significativo nel fatto che gli Israeliti diventassero un popolo del Signore?

R: Ci sono due aspetti, entrambi spiegati in Deuteronomio 27:12-13. Poiché quel popolo era speciale per il Signore, Dio avrebbe benedetto in modo particolare la loro obbedienza. D’altra parte, sarebbero stati maledetti per la disobbedienza a Dio, anche più di altri popoli. Ricordiamo che gli Israeliti conoscevano la volontà di Dio più di altri popoli di quel tempo ed erano responsabili sia di ciò che sapevano, sia del loro impegno ad essere un popolo di Dio.

Per i credenti del Nuovo Testamento, Giacomo 3:1 afferma che non tutti dovrebbero diventare maestri, poiché i maestri saranno giudicati con maggiore severità. Per i non credenti, 2 Pietro 2:21 dice che per una persona sarebbe meglio non conoscere la via della verità, piuttosto che conoscerla e rifiutarla.

D: In Deuteronomio 27:12, perché proprio il monte Gerizim e il monte Ebal?

R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo notare che queste due montagne si trovavano proprio al centro del paese, con la città di Sichem in mezzo a loro. Il monte Gerizim si trovava a circa 28 miglia e il monte Ebal a circa 40 miglia a nord di Gerusalemme. Si trovavano entrambi rispettivamente a circa 24 e 18 miglia a ovest del fiume Giordano e tra di essi c’era un passo; Sichem si trovava sul lato orientale dello stretto passo, a circa 18 miglia dal Giordano. I leviti si collocavano in mezzo, a Sichem, secondo Giosuè 8:33.

Quale montagna, Ebal o Gerizim, scalerete? Per ulteriori informazioni, consultate il libro di Raymond Brown *The Message of Deuteronomy*, pag. 23.

D: In Dt 27,15-26, perché tutto il popolo doveva dire «amen» in questo punto?

R: Questo NON significa semplicemente che ritengano che sia una buona idea o che siano d’accordo. Significa piuttosto che si sottopongono a un giuramento con cui si impegnano volontariamente a sottostare a questa legge e alle sue conseguenze. Stanno ratificando l’alleanza sia per se stessi che per i propri discendenti.

Analogamente, il termine «amen» era usato per far prestare giuramento a chi firmava un trattato nel trattato di Nimrud di Esarhaddon, e come risposta dei soldati ittiti. Si vedano Wiseman, *Vassal-Treaties*, p. 26 e *Ancient Near East Texts*, pp. 353-354.

D: In Dt 27,19, perché qualcuno dovrebbe essere maledetto a causa dei propri rapporti con gli stranieri, gli orfani e le vedove?

R: Questo brano fa parte di una sezione, Deuteronomio 27:16-19, che tratta del comportarsi male nei confronti degli altri. Questa maledizione è rivolta a coloro che approfittano o fanno del male senza motivo agli stranieri che si trovano nel paese o ad altre persone che non sono in grado di far sentire la propria voce e difendersi. La Scrittura non specifica qui un motivo particolare per fare del male a qualcuno: potrebbe trattarsi di avidità, di avversione verso i poveri o gli stranieri, o semplicemente di divertimento sadico; è sbagliato a prescindere dal motivo. La Scrittura è estremamente vaga qui su ciò che è specificamente proibito fare. Non sono necessari ulteriori dettagli, poiché questo copre tutto ciò che si potrebbe fare di ingiusto o crudele nei confronti degli indifesi. Questo è il rovescio della medaglia del principio «fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te».

D: In Dt 27,21, perché questa maledizione contro coloro che hanno avuto rapporti sessuali con animali?

R: Secondo il libro di Raymond Brown *The Message of Deuteronomy* (p. 266), questo era un aspetto del processo attraverso cui un adoratore diventava un tutt’uno con gli dei ittiti.

D: In Dt 27,24, perché viene maledetto un attacco segreto?

R: Sarebbe da sciocchi per un assassino o un bandito attaccare apertamente, perché verrebbe scoperto. Ma il punto qui è che, anche se fosse fatto di nascosto, e fosse così segreto che nessuno sulla terra lo scoprisse mai, Dio lo saprebbe comunque. Non pugnalare alle spalle gli altri.

D: In Dt 28,1-14, quali sono le principali categorie di queste benedizioni?

R: Esse comprendono l’agricoltura (28:8, 11a, 11c, 12a), la famiglia (28:11b), gli aspetti finanziari (28:12b), quelli militari (28:7, 10, 13) e quelli spirituali (28:9).

D: In Dt 28, perché il Libro delle Lamentazioni è così simile a questo capitolo?

R: Sono molto diversi nello stile, poiché le Lamentazioni furono scritte mille anni dopo in modo preciso e poetico. Tuttavia, il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, a pag. 1209, sottolinea che vi sono quindici somiglianze nel contenuto. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che l’autore delle Lamentazioni (molto probabilmente Geremia) stava cercando deliberatamente di mostrare come il disastro verificatosi non fosse un evento casuale, ma il compimento intenzionale da parte di Dio delle maledizioni profetiche contenute in Deuteronomio 28.

L’intero libro delle Lamentazioni può essere considerato come una risposta alla domanda contenuta in Deuteronomio 29:34.

D: In Dt 28,15-68, perché le maledizioni sono quattro volte più lunghe delle benedizioni contenute in Dt 28,1-14?

R: Era consuetudine, negli antichi trattati di sovranità, includere benedizioni e maledizioni alla fine. Era comune che le maledizioni per la violazione del trattato fossero più numerose delle benedizioni. Paolo affermò che coloro che erano sotto la Legge erano sotto maledizione; e ciò era vero quando violavano la Legge. Tuttavia, a differenza del Deuteronomio, i trattati di sovranità non prevedevano alcuna disposizione per il perdono.

D: In Dt 28,20. Qual è la «confusione» qui profetizzata?

R: Questo termine può essere tradotto più correttamente con «panico». Si può pensare a un panico mandato da Dio. Lo stesso termine è usato per descrivere gli egiziani che annegarono nel Mar Rosso in Esodo 14:23-28.

D: In che modo Dt 28,28-40 si collega alle esenzioni militari di Dt 20,5-8?

R: Le tre esenzioni militari riguardavano il caso in cui un uomo avesse appena piantato una vigna, si fosse fidanzato con una donna o temesse di andare in battaglia. Deuteronomio 28:30 ne menziona due: il fidanzamento con una donna e la piantagione di una vigna. Deuteronomio 28:39-40 maledice i disobbedienti dicendo che pianteranno vigne ma non ne godranno i frutti. Deuteronomio 28:28, 34, 65 parla di loro come di persone in preda alla follia, al tremore e al panico (confusione).

D: In Dt 28:55-58, perché Dio decise che gli israeliti disobbedienti sarebbero diventati cannibali e avrebbero mangiato i propri figli?

R: Dio non lo desiderava, ma li avvertì che la loro punizione per la disobbedienza sarebbe stata un assedio a Gerusalemme così severo che Egli previde che ciò sarebbe accaduto. Sfortunatamente, ciò avvenne effettivamente secondo 2 Re 6:24-29 e Lamentazioni 2:20; 4:10.

D: In Dt 28,64 e 3,27, perché fu profetizzato l’esilio?

R: Ciò accadde al regno del nord quando gli Assiri lo conquistarono nel 722 a.C., e al regno del sud quando i Babilonesi lo conquistarono nel 586 a.C.. Ma ciò non avrebbe dovuto sembrare troppo scioccante ai primi lettori, poiché, al di fuori della Bibbia, era noto già intorno al 1800 a.C. che un conquistatore esiliasse gli abitanti del territorio conquistato, come menziona Keneth A. Kitchen in *New Perspectives on the Old Testament* di J.B. Payne, p. 507, e anche nel suo *The Bible*, pp. 120-122.

D: Deuteronomio 28:68 profetizzava una seconda schiavitù in Egitto, come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?

R: Si tratta di una profezia condizionata, valida solo se avessero continuato nella loro ribellione. Non profetizza una cattività in Egitto, ma piuttosto che sarebbero fuggiti volontariamente in Egitto. Dopo che i babilonesi esiliarono la maggior parte degli ebrei a Babilonia, molti di quelli rimasti scelsero di fuggire in Egitto, portando con sé un Geremia riluttante. Geremia 41:11-44:30 contiene un’ampia descrizione di ciò che accadde.

In seguito, quando i Romani sedarono la ribellione ebraica nel 70 d.C., dopo aver conquistato Gerusalemme, inviarono 17.000 ebrei adulti in Egitto per i lavori forzati e vendettero tutti coloro che avevano meno di 17 anni, secondo quanto riportato da Giuseppe Flavio in *La guerra giudaica*, libro 6, cap. 9.2. Intorno al 135 d.C. anche l’imperatore romano Adriano vendette molti ebrei come schiavi, secondo quanto riportato nella Lettera a Geremia 31 di Girolamo.

D: Deuteronomio 29:1-29 è una sintesi di Deuteronomio 28 o un’introduzione a Deuteronomio 30?

R: Entrambe le cose, poiché può essere considerato una transizione. È una ricapitolazione di quanto precede e un’introduzione a quanto segue. Le Bibbie ebraiche chiamano invece Deuteronomio 29:1 «Deuteronomio 28:69».

D: In Dt 29,3-4, perché i segni miracolosi e i prodigi di per sé non possono condurre alla fede in Dio?

R: A causa della peccaminosità delle persone e della loro abilità nel trovare spiegazioni alternative, è necessaria la rivelazione di Dio. Il popolo di Dio in quel tempo se ne rese conto e lo raccontò ai propri figli e nipoti, i quali a loro volta lo tramandarono ai propri discendenti. Tuttavia, spesso i figli non imparano dalle difficoltà vissute dai propri genitori; insistono nel voler imparare da sole le difficoltà. Giovanni 2:18-21; 6:30; 9:40-41; 10:38; 13:7 e altri versetti dimostrano la stessa cosa.

D: In Deuteronomio 29:16-18, in che modo alcuni fedeli cercano di «sottrarsi» all’obbedienza a Dio?

R: Potrebbero comportarsi in modo irreprensibile esteriormente e obbedire a Dio in molti ambiti, ma potrebbero esserci uno o due ambiti in cui pensano erroneamente: «Il comando di Dio non si applica a me in questo caso». Può trattarsi di una razionalizzazione del fatto che devono mentire per vendere, devono avere relazioni sessuali extraconiugali perché pensano di avere un matrimonio infelice, devono rubare perché altrimenti Dio non provvede a sufficienza per loro, il loro carattere irascibile o il loro linguaggio volgare vanno bene perché non possono farne a meno – è la loro personalità – oppure possono fare qualcosa di nascosto perché la gente non lo scoprirà. Ma Dio lo sa, e Dio non ha «esentato» nessuno dal perseguire la santità in Lui. Cristo non è venuto per schierarsi dalla nostra parte. Piuttosto è venuto affinché noi fossimo Suoi e dalla Sua parte.

D: In Dt 29,18 e Eb 12,15, qual è la radice dell’amarezza di cui si parla qui?

R: Le persone, anche i credenti, possono diventare amare per molte ragioni. Può essere a causa delle difficoltà attuali, dell’invidia verso gli altri o, in generale, di una mancata accettazione di ciò che Dio sta facendo. Ciò può portare a seguire un idolo o qualcos’altro, oppure ad abbattere una barriera contro il peccato, se si ha la sensazione che a Dio non importi o se si è arrabbiati con Lui. Le ragioni principali sono l’abbandono di Dio (28:20); gli atti di disobbedienza (28:15, 20, 45, 58), l’ingratitudine verso Dio (28:47) e la conseguenza dell’adorazione di altri dei (28:64; 29:16-17).

Tuttavia, invece di dire semplicemente «amarezza», l’ebraico e il greco usano in realtà l’espressione «radice dell’amarezza». L’immagine qui evocata è quella di una pianta nociva che cresce col tempo, alimentata dall’ambiente ostile.

D: In Dt 29:18 ed Eb 12:15, in che modo alcune persone diventano amareggiate oggi, e cosa possiamo fare per evitare di diventare così?

R: Innanzitutto, riconosci il pericolo. In secondo luogo, prega Dio affinché ti preservi da ciò. Terzo, prendi la risoluzione di «tracciare una linea nella sabbia» e decidi di non diventare così. Quarto, tieni gli occhi fissi su Dio e sulle Sue promesse. Infine, renditi conto che questo mondo è comunque temporaneo e che le difficoltà che affrontiamo ora non sono nulla in confronto alle gioie che avremo in cielo, come dice 2 Corinzi 4:17.

D: In Deuteronomio 29:28, perché Dio avrebbe sradicato il Suo popolo disobbediente e lo avrebbe condotto in un’altra terra?

R: Ribaltiamo la domanda. Se erano disobbedienti a Dio, perché avrebbero dovuto pensare che Dio volesse che continuassero a godere della terra che Egli stesso aveva dato loro? Se il popolo sceglieva di allontanarsi da Dio, Dio poteva allontanarsi da loro. Questo è accaduto durante l’esilio. In un certo senso siamo tutti esiliati, poiché l’umanità è stata scacciata dal Giardino dell’Eden.

D: In Dt 29,29, cosa significa che le cose segrete appartengono a Dio, mentre quelle che Egli ha rivelato sono nostre per sempre?

R: Qui si distinguono due tipi di conoscenza.

1. Le cose segrete (nascoste) che Dio non ci ha rivelato. Non abbiamo l’obbligo di conoscerle né di obbedirvi. Alcune di queste cose potremmo non conoscerle finché non arriveremo in Paradiso, mentre altre potremmo non conoscerle mai. Ma va bene così. I pensieri e le vie di Dio sono più alti dei nostri, come dice Isaia 55,8-9.

2. Le cose rivelate (rese note) che Dio ci ha rivelato: abbiamo la responsabilità di conoscerle, di obbedirvi e di insegnarle ai nostri figli e agli altri.

D: In Dt 30,1-2, potremmo pensare che gli Israeliti fossero estremamente sciocchi nel vedere tutte queste cose e poi allontanarsi da Dio. Ma quali sono alcune cose che oggi le persone vedono riguardo a Dio, eppure continuano a non imparare la lezione?

R: La disciplina non aiuta necessariamente nessuno; dipende dal fatto che le persone la accettino e si pentano. A volte può rendere le persone ancora più ostinate. Ci sono alcuni peccati che le persone continuano a commettere, anche dopo averne visto le gravi conseguenze negative? Non solo droga e alcol, ma anche in materia di purezza, onestà e nel trattare bene le persone. Acan e Giuda hanno cercato il guadagno materiale. Gedeone e Sansone, in sostanza, adoravano se stessi.

D: In Dt 30,6, fu Dio a circoncidere i cuori degli Israeliti, o dovevano farlo gli Israeliti stessi, come dice Dt 10,16?

R: È come chiedersi se siamo noi responsabili della fede o se è Dio a darcela. La risposta corretta è entrambe le cose, perché sia nella salvezza che nella dedizione a Dio c’è un’interazione tra Dio e la persona. Il fatto che Dio circoncida i nostri cuori è menzionato anche in Colossesi 2:11.

D: In Dt 30,11-14 e in Rm 10,8, come si risponde a chi sostiene che la Scrittura sia troppo difficile da comprendere?

R: A volte questa può essere solo una scusa: «Se non riesco a capirla tutta, non devo seguirne nessuna parte». Ma per coloro che hanno davvero un’obiezione in merito, la risposta si articola in tre punti.

Innanzitutto, la Bibbia offre diversi livelli di comprensione. Alcune parti sono così semplici che anche un bambino delle elementari può capirle perfettamente. Persino un bambino di terza elementare sa che da grande potrà scegliere se diventare una «brava persona» o una «cattiva persona». Tutti possono comprendere che Dio ha creato ogni cosa, che tutti abbiamo peccato, che Gesù è morto sulla croce per noi ed è risorto dai morti. Dobbiamo pentirci e credere in Lui. Altre parti sono molto complicate, e studiosi di alto livello si confrontano con le implicazioni di alcune dottrine. Ad esempio, quanta meta-conoscenza (di ipotesi) possiede Dio? In che modo siamo nati con una natura peccaminosa? Quando Satana tentò Gesù, Gesù era impeccabile? Nella risurrezione, in che modo i nostri corpi saranno simili, eppure diversi, dal corpo di Gesù? Inoltre, a volte lo stesso passo può essere letto e compreso a diversi livelli: un livello elementare (ma vero) e un livello più profondo (ma anch’esso vero).

In secondo luogo, i credenti dovrebbero pregare per ricevere la comprensione dallo Spirito Santo. Egli può guidarci a distinguere quali interpretazioni siano corrette e quali false. Paolo allude a questo quando cita Deuteronomio 11:14 in Romani 10:8.

Infine, abbiamo l’un l’altro: gli altri credenti, sia quelli che vivono ai nostri giorni sia coloro che hanno tramandato le loro intuizioni e la loro saggezza molto tempo fa.

D: In Dt 30,15-20, Mosè affermò che (prima di Cristo) una persona fosse giustificata obbedendo alla Legge?

R: In realtà, né Mosè né la Bibbia affermano mai questo. Questo passo illustra le benedizioni e la comunione con Dio derivanti dall’osservanza della Legge, nonché le maledizioni per il popolo dell’alleanza di Dio che disobbedisce alla Legge, ma la Legge non salvava. Gesù Cristo ha provveduto alla giustificazione per tutti coloro che hanno creduto, sia nei tempi precedenti a Cristo che in quelli successivi.

D: In Dt 30,19; Gs 24,15-18, perché si pone l’accento sulla scelta?

R: Non dovevano limitarsi ad ascoltare e ad accettare a livello intellettuale, ma dovevano scegliere di vivere la propria vita in modo devoto, il che comportava dire no alle cose empie. È l’opposto di alcune persone menzionate da Paolo in 2 Timoteo 3:7, che imparano sempre ma non riescono mai a riconoscere la verità. Per quanto riguarda il Vangelo, bisogna fare una scelta.

D: In Deuteronomio 31:1-3, 7-8, come facciamo a evitare di pensare che il successo nel ministero possa dipendere tutto da una sola persona?

R: Dio risolse il problema allontanando Mosè. Ma prima di ciò, Mosè aveva preparato Giosuè a subentrare. Oggi, a volte, se un gruppo di persone è alla guida, non ci sarà uno shock improvviso se una persona viene allontanata. Inoltre, dovremmo riflettere sulla successione e su chi dirigerà le cose dopo di noi. Infine, un’organizzazione guidata da anziani è più resiliente di una con un unico leader.

D: In Dt 31,3, com’erano i popoli di Canaan, e ci sono popoli simili a loro oggi?

R: Molti popoli vivevano nella terra di Canaan. Colonie di Ittiti e Amorrei provenivano dall’Asia Minore. Alcuni Filistei e Popoli del Mare giunsero in quel periodo dal nord-ovest. Uno dei popoli più insoliti era quello degli Anakim. Sono state rinvenute ossa che dimostrano che alcuni di loro erano alti 10 piedi e mezzo. Si ritiene tuttavia che la maggior parte dei Cananei provenisse dall’Arabia settentrionale. Si ritiene che un popolo che vive oggi sia “cugino” dei Cananei; vive nella nazione del Qatar.

Canaan era governata da un gran numero di piccole città-stato, abituate a combattere tra loro. Le loro mura erano più spesse di quelle delle città israelite, costruite secoli dopo. Sia la parte settentrionale che quella meridionale di Canaan pagavano tributo all’Egitto. Giosuè sconfisse trentuno re in entrambe le regioni. Tuttavia, le pianure non furono conquistate perché i Cananei utilizzavano i carri da guerra, armi efficaci in quel tipo di terreno.

La religione dei Cananei era al tempo stesso decadente e crudele. Ogni regione adorava un signore locale, o Baal. I Cananei veneravano anche la dea Astarte (o Ishtar), dea del sesso e della guerra. In una leggenda, suo marito, il dio Tammuz, fu mandato all’inferno proprio da lei (che signora gentile!). Tre elementi “attraenti” di questa religione erano il sesso, la violenza e il materialismo. Non solo sacrificavano animali, ma i loro primogeniti dovevano «passare attraverso il fuoco». Ogni tempio si manteneva grazie ai sacrifici e, in parte, alla prostituzione «sacra» delle sacerdotesse. Poiché i Cananei avevano una civiltà più sofisticata e la loro religione faceva sicuramente più appello alla carne che al culto di Dio, per gli Israeliti era una grande tentazione allontanarsi dal Dio vivente.

È facile concentrarsi sull’infanticidio e sulla prostituzione e trascurare un’altra cosa davvero malvagia. In quasi tutte le culture ci sono alcune persone che uccidono e si prostituiscono, ma il grande male è questo: se un cananeo avesse sinceramente desiderato cercare il Creatore e vivere una vita buona e morale, gli veniva insegnato che l’unico modo era uccidere il proprio primogenito e commettere fornicazione. Riuscite a immaginare quanto sarebbe quasi impossibile cercare un Dio morale se l’unico modo che conoscesse fosse attraverso queste azioni empie?

A causa del grande peccato dei Cananei (Genesi 15:16) e a causa della tentazione (Deuteronomio 7:16), Dio ordinò che fossero totalmente distrutti (Deuteronomio 20:16-18). Possiamo riflettere su quanto grave debba diventare il peccato prima che Dio annienti un popolo, ma non possiamo davvero mettere in discussione il diritto di Dio di disporre della Sua stessa creazione come Egli desidera.

D: In Dt 31,6; 31,7 e Giosuè 1,6-7, 8-18, perché si pone l’accento sull’essere forti e coraggiosi?

R: Potrebbe essere perché alcuni di noi hanno la tendenza a essere deboli e timorosi. Non dobbiamo essere arroganti e presuntuosi, ma dovremmo avere fiducia in ciò che Dio può fare attraverso di noi. Ma c’è una seconda ragione. Anziché essere spaventati e in preda al panico, molte più persone vorrebbero andare sul sicuro e non creare problemi. Contro entrambe queste tendenze i credenti dovrebbero essere forti e coraggiosi.

D: In Dt 31,7-8.23; 32,44; 34,9, come si fa a scegliere saggiamente qualcuno come proprio successore?

R: Innanzitutto, devi renderti conto che devi scegliere un successore. Poi prega e chiedi a Dio. Tuttavia, devi comunque valutare la persona e usare anche il tuo discernimento. Giosuè aveva trascorso molto tempo con Mosè e nel Tabernacolo. Aveva dato prova di sé quando lui e Caleb furono gli unici due esploratori a riferire un resoconto positivo, con la fede che avrebbero potuto entrare. Mosè aveva spesso Giosuè al suo fianco, quindi aveva potuto formarlo giorno dopo giorno. Così Giosuè non solo fu scelto, ma era anche preparato. Quando Mosè menzionò pubblicamente Giosuè in questa occasione, nessuno ne rimase sorpreso.

D: In Dt 31,24-26, perché questa legge non fu collocata all’interno dell’arca?

R: Questa legge, cioè il Libro del Deuteronomio, fu collocata accanto all’arca. All’interno dell’arca c’erano solo tre cose: i Dieci Comandamenti, la verga di Aronne che germogliò e un vaso di manna. Ma questa legge era destinata al popolo, specialmente ai re, affinché la leggessero. I sacerdoti dovevano leggerla al popolo ogni sette anni, come indicato in Deuteronomio 31:9-10, durante la Festa dei Tabernacoli. Quante persone oggi leggono le Scritture per intero, almeno una volta ogni sette anni? Si potrebbe pensare che il compito dei sacerdoti consistesse principalmente nel leggere le Scritture, ma ciò significherebbe non cogliere il punto. Piuttosto, sia con l’incoraggiamento che con l’esempio, i sacerdoti dovevano esortare a leggere la Bibbia e a conoscere la legge di Dio; la lettura del Deuteronomio una volta ogni sette anni faceva parte di questo compito. Tuttavia, il «MacArthur Bible Commentary» (pagg. 238-239) ritiene che si trattasse dell’intera Torah e non solo del Deuteronomio.

D: In Dt 32,1-44, cosa c’è di interessante in questo canto?

R: Si tratta di «imparare cantando». Non è principalmente un canto di lode o di lamento, ma piuttosto un canto didattico di istruzione e profezia, con alcuni versetti (32,3-4.8) che lodano il carattere di Dio. Non sono solo parole dal suono piacevole, ma un’espressione della volontà di Dio e una guida alla vita e alla morte tra il popolo di Dio. Se qualcuno avesse memorizzato questo canto, avrebbe avuto una sintesi dell’importanza della legge. A differenza dei testamenti moderni, un testamento redatto a quei tempi era irrevocabile.

D: In Dt 32,1-4, perché si pone sempre l’accento sulla lode a Dio?

R: Questo glorifica Dio, ma ha un effetto anche su di noi. Come disse C.S. Lewis (in *Riflessioni sui Salmi*, pp. 94-95), non si può godere appieno di qualcosa senza apprezzarla.

D: In Dt 32,5, perché qui si parla di una generazione perversa e depravata?

R: Si tratterebbe di una generazione che ha rifiutato il Messia di Dio. Gesù definì così la generazione del suo tempo in Matteo 17:17. Anche Pietro e Paolo usano questa espressione in Atti 2:40 e Filippesi 2:15.

D: In Dt 32,8 sgg., in che modo la traduzione della Settanta ha influenzato questo passo?

R: La Settanta recita: «Quando l’Altissimo divise le nazioni, quando separò i figli di Adamo, stabilì i confini delle nazioni secondo il numero dei figli/angeli di Dio».

D: In Dt 32,10; Sal 17,8; Zc 2,8, che cosa si intende per «pupilla dell’occhio»?

A: Si riferisce alla pupilla, ovvero al centro dell’occhio. Indica qualcosa che è considerato di grande valore e a cui si è molto affezionati.

D: In Dt 32,11a, in che modo un’aquila «smuove» il nido?

R: Bisogna conoscere molto bene le aquile per capirlo. Il giovane aquilotto se la passa piuttosto bene nel nido; non deve fare nulla e riceve cibo gratis in continuazione. Ne è consapevole e, di solito, non vuole rischiare di perdere una cosa così bella e andarsene. Ma la madre inizia a distruggere il nido in cui si trova l’aquilotto, costringendo il giovane a iniziare a volare e a cavarsela da solo. A volte l’aquilotto prova a volare, si lancia verso terra e rimane bloccato lì per un po’. Va bene così; i genitori porteranno cibo all’aquilotto a terra finché non sarà in grado di volare da solo.

D: In Dt 32,11 sgg., quali uccelli portano i propri piccoli sulle ali?

R: Solo i rapaci (in Palestina ce ne sono 44 specie) hanno ali abbastanza forti per farlo. Almeno uno di questi, l’aquila reale, è noto per afferrare i propri piccoli con le ali. Si lanciano in picchiata sotto gli aquilotti e volano verso l’alto con gli aquilotti sulla schiena, quando questi stanno imparando a volare, secondo il numero di aprile 2001 del National Geographic.

Per ulteriori informazioni, consultare https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_birds_of_Palestine del 29/06/2025.

D: In Dt 32,15; 33,5; 33,26 e Is 44,2, chi è Jeshurun?

R: Si tratta di una metafora, e Jeshurun è un nome affettuoso per Israele, che significa «colui che è retto» o «il giusto». L’idea è che Israele in origine fosse gradito al Signore. Ma proprio come un animale ben nutrito potrebbe scalciare contro il padrone che lo nutre, questa è una profezia poetica secondo cui il popolo di Dio, Israele, si sarebbe ribellato a Dio. Avrebbero adorato altri dei, che in realtà erano demoni secondo Deuteronomio 32:16-17.

D: In Dt 32,15, perché alcuni figli di credenti, una volta cresciuti, si allontanano da Dio?

R: Ci possono essere diverse ragioni.

Il richiamo a seguire altre cose. Ciò include l’influenza di un partner, del coniuge o di altri membri della famiglia.

Il materialismo

L’orgoglio e l’arroganza

Incoerenza e ipocrisia dei credenti di cui sono stati testimoni.

Paura e persecuzione

L'apatia derivante dalla prosperità. C'è una lezione da imparare qui: la prosperità può essere una prova più pericolosa dei momenti difficili.

Alla base della maggior parte di questi aspetti ci sono due domande a cui essi rispondono affermativamente. Dio è sufficiente? E «La via di Dio è la via migliore?

D: In Dt 32,12.16, perché il Signore è così indignato riguardo agli dei stranieri?

R: Deuteronomio 2:16 dice che ciò suscita la gelosia di Dio. Proprio come un marito o una moglie potrebbero provare gelosia se il proprio coniuge avesse una relazione extraconiugale, anche Dio prova gelosia quando le persone si rivolgono ad altri dei. Inoltre, nel versetto 16 Dio definisce il loro culto un abominio. In un certo senso la terra è un campo di battaglia in cui i demoni combattono contro Dio. L’obiettivo, o il “premio”, è avere persone fedeli ai demoni, che credano in loro, li seguano o li adorino.

Una volta, mentre giocavo nella squadra di pallacanestro della scuola, ho segnato il canestro decisivo. Vedete, c’era un salto a due e l’arbitro ci ha accidentalmente allineati al contrario. Ho deviato la palla, l’ho presa e ho tirato. È entrata, ma sfortunatamente l’ho accidentalmente messa nel canestro della squadra avversaria. Peggio ancora, abbiamo perso la partita per un punto. Ero così imbarazzato. Una delle regole non dette del basket è: non segnare punti per la squadra avversaria. È un po’ come ciò che si fa quando si adorano dei stranieri.

D: In Dt 32,21, l’espressione «popolo stolto» si riferisce agli arabi preislamici, come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?

R: Questa espressione può anche essere tradotta come «popolo lento ad apprendere», ma, a prescindere da ciò, non c’è motivo per cui si riferisca agli arabi più di quanto non si riferisca ai gentili in generale. Nello specifico, i primi cristiani che non avevano origini ebraiche erano principalmente gentili dell’Impero Romano. Gli arabi non costituivano un gruppo etnico particolarmente numeroso.

D: In Dt 32,28-33, in che modo un giudizio errato è un peccato che porta alla rovina?

R: Quando non si è in grado di distinguere il bene dal male, sia per paura, per pressione o per timore di una potenziale perdita, non si possono guidare gli altri. Quando non si sa nemmeno da sé stessi cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, allora si può cadere in qualsiasi trappola. Non tutta l’ignoranza è innocente. Una parte deriva da uno sforzo consapevole di non curarsi se qualcosa sia giusto o sbagliato.

Metaforicamente, le persone malvagie avrebbero avuto vino in abbondanza, ma loro stesse non si rendevano conto, oppure se ne rendevano conto ma non se ne curavano, che il loro vino era il vino del veleno di serpente. Oggi le persone fanno cose come drogarsi, ubriacarsi e fumare, avvelenando così il proprio corpo.

D: In Dt 32,48 l’ira di Mosè era un «peccato che porta alla morte», come menzionato in 1 Gv 5,16-17, poiché fu punito morendo prima di entrare nella terra promessa?

R: No, questo caso è fondamentalmente diverso da quello di Anania e Saffira (Atti 5:1-11), da alcuni credenti che presero alla leggera la Cena del Signore (1 Corinzi 11:31,32), dalla ribellione di Core (Numeri 16) e dal peccato di Acan (Giosuè 7:16-26). Gli altri morirono immediatamente, mentre Mosè visse molti anni prima di morire. Il peccato di Mosè fu un peccato di morte solo nel senso che Adamo, Eva e tutti noi moriremo come conseguenza del peccato.

D: In Deuteronomio 32:49, fino a che distanza riusciva a vedere Mosè dal Monte Nebo?

R: Il Monte Nebo si trovava a 2.700 piedi sul livello del mare e a 4.000 piedi sopra il Mar Morto. In una giornata limpida da lì si può vedere a nord del Mare di Galilea e a sud del Mar Morto.

D: In Dt 32,50, dato che esiste una vita dopo la morte, cosa significa «si unì al suo popolo»?

R: Significa semplicemente che Mosè si è unito agli Israeliti che erano già morti. In altre parole, Mosè morì.

D: In Dt 33,1-29, quando e come dovremmo pronunciare parole di benedizione sugli altri oggi?

R: Dovremmo benedire gli altri prendendoci cura di loro e compiendo atti d’amore nei loro confronti, ma non è di questo che si tratta qui. Ci sono tre modi.

Pregare per loro (in loro assenza): con quale frequenza preghi per la tua famiglia, per i membri della chiesa e per i non credenti?

Offrire loro parole di incoraggiamento: rafforzateli con una visione di chi potrebbero essere e, si spera, di chi stanno diventando. Incoraggiateli a perseverare e a puntare al centro della volontà di Dio, non limitandovi a sfiorarne i margini. Ricordate loro che la via di Dio è la via migliore. In definitiva, non esiste una cosa come «peccare con successo». Le benedizioni di Mosè erano una combinazione di preghiere, lodi, profezie e comandi.

Pregate per loro in loro presenza: oltre a pregare con loro, pregate anche per loro, affinché Dio li benedica con le cose veramente importanti: la conoscenza di Lui stesso, una fede ben radicata e che l’amore di Dio trabocchi nelle loro vite.

D: In Dt 33,2, il fatto che Dio risplenda con 10.000 santi si riferisce alla conquista della Mecca da parte di Maometto, come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?

R: No. Sebbene l’esercito proveniente da Medina fosse composto da circa 10.000 uomini, questa è l’unica somiglianza. Paran si trovava in Edom, nell’odierna Giordania, e non rivestiva un ruolo di rilievo nella Bibbia. Sia La Mecca che Medina si trovano molto più a sud di Paran, quindi si tratta, a dir poco, di una “distanza” di centinaia di miglia.

D: In Dt 33,6-27, perché Simeone non viene menzionato in questa profezia?

R: La Scrittura non lo dice, ma in futuro Simeone si sarebbe fuso con Giuda e avrebbe perso la propria identità di tribù con un territorio indipendente, come riportato in 1 Cronache 4:24-42.

D: In Dt 33,6, l’ebraico dice «che» i suoi uomini siano pochi o «che non siano/né siano» pochi?

R: Può essere tradotto in entrambi i modi. La Settanta era una traduzione greca abbastanza affidabile dei primi cinque libri, e lì lo interpretavano come «che siano numerosi».

D: In Dt 33,6, perché è proprio di Ruben che Mosè dice: «Non sia esiguo il suo popolo»?

R: Molte profezie di prosperità furono rivolte ad altre tribù, ma non a Ruben. La Scrittura non lo dice, ma possiamo intravedere una ragione. Le tribù di Ruben, Gad e metà di Manasse chiesero terre al di fuori di Canaan, sul lato orientale del fiume Giordano; Ruben era la tribù più a sud tra quelle orientali. Ottennero ciò che avevano chiesto, a condizione che promettessero di aiutare le altre tribù a conquistare le loro terre. Per quanto possiamo vedere, queste tribù mantennero la loro promessa. Ma il fiume Giordano era naturalmente molto difficile da attraversare per gran parte dell’anno, e le tribù orientali erano vulnerabili agli Edomiti, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Siriani e agli Arabi. C’era terra a sufficienza in Canaan, e queste tribù non fecero bene a chiedere terre più difficili da difendere al di fuori di Canaan. Forse, quando si resero conto di poter vivere su quella terra, si chiesero: «Perché andare oltre?»

Oggi sono in molti quelli che, quando vedono che qualcosa non va male, si chiedono anche: «Perché andare oltre?». Se non sei palesemente fuori dalla volontà di Dio, vuoi trovarti in quella situazione del «perché andare oltre» o vuoi essere proprio al centro della volontà di Dio per te? Un buon motivo per andare oltre era che erano a rischio di essere spazzati via, sia dal punto di vista militare che spirituale. Infatti, all’epoca di Davide non si sente più parlare delle due tribù e mezzo orientali. Allo stesso modo, se stai camminando con Dio, ma ti trovi in una situazione vulnerabile, magari a causa della tentazione, invece di chiederti «perché andare oltre», cambia le tue circostanze o allontanati da quel luogo.

D: In Dt 33,7, cosa dice questa benedizione riguardo a Giuda?

R: Si trattava di una benedizione relativa al potere, ma è diversa dalle benedizioni di potere rivolte a Gad e Dan in Deuteronomio 33:20-22. Questa benedizione su Giuda è incentrata esclusivamente sul fatto che Dio conceda potere e aiuto per proteggere il suo popolo.

D: In Dt 33,7, dato che non si fa menzione della regalità di Giuda, ciò dimostra che il testo sia stato composto dopo la scissione delle tribù del nord, come sostiene la scettica *Asimov’s Guide to the Bible* a pag. 206?

R: No, sarebbe altrettanto valido affermare che non si farebbe menzione della regalità di Giuda se il testo fosse antecedente a Davide e al regno unito, quanto lo sarebbe sostenere che sia successivo al periodo del regno unito. In realtà, trattandosi di benedizioni di Mosè, non vi era alcuna necessità né di menzionare né di omettere la regalità di Giuda.

D: In Dt 33,8-11, cosa si dice riguardo a Levi e alla lealtà?

R: Dopo che i Madianiti misero alla prova Israele, i Leviti impugnarono le spade, in obbedienza al comando di Dio, e uccisero i propri connazionali. La lealtà verso Dio e quella verso gli altri Israeliti sarebbero normalmente la stessa cosa, ma quando erano in conflitto, i Leviti scelsero di essere leali a Dio. Levi fu maledetto con la dispersione in Israele. Tuttavia, questo è un esempio di come una maledizione possa trasformarsi in una benedizione.

Possiamo essere leali verso Dio, il nostro paese, un presidente, la chiesa, la famiglia, un’azienda, gli amici, ecc. Si spera che non vi sia alcun conflitto o contraddizione nella lealtà verso tutti questi. Ma quando c’è, dobbiamo assicurarci che la nostra lealtà più alta sia verso Dio, al di sopra del paese, della chiesa, della famiglia, dell’azienda o degli amici.

D: In Dt 33,12, cosa si dice riguardo a Beniamino e alla sicurezza?

R: Alcune persone pensano continuamente alla sicurezza. Alcune vivono in zone in cui devono preoccuparsi della sicurezza per la maggior parte del tempo, come ad esempio in una terra dilaniata dalla guerra. Ma puoi stare tranquillo sapendo che Dio veglia su di te. Non c’è alcuna promessa che i cristiani non soffriranno mai o non verranno uccisi. Ma non morirai finché Dio non vorrà portarti a casa.

Si racconta la storia di un aereo coinvolto in una tempesta, durante la quale il volo era molto turbolento. Tutti sembravano spaventati tranne un’anziana signora. Le chiesero perché non avesse paura, e lei rispose che sapeva che avrebbe rivisto suo figlio. Suo figlio si trovava nella città in cui avrebbero dovuto atterrare. Ma lei aveva un altro figlio, un credente che era venuto a mancare. Disse che non sapeva se sarebbero atterrati sani e salvi o meno, ma sapeva che, in ogni caso, avrebbe rivisto suo figlio.

D: In Dt 33,16, si dovrebbe intendere il favore di Dio che era nel «Sinai» o nel «roveto»?

R: Poiché in origine le vocali non venivano scritte, la parola è SN”, che potrebbe indicare sia il Monte Sinai sia il roveto (come nel roveto ardente). In ogni caso, il significato è lo stesso. Rivolgiti a Dio, che è apparso in modo soprannaturale, sia nel roveto ardente sia sul Monte Sinai.

D: In Dt 33,25, cosa significa la promessa fatta ad Asher: «La tua forza sarà pari ai tuoi giorni»?

R: Asher porterà a termine bene la propria vita; sarà forte finché vivrà sulla terra, anziché continuare a indebolirsi sempre di più. Noi cristiani oggi, man mano che invecchiamo, abbiamo una scelta: potremmo indebolirci fisicamente e mentalmente. Ma speriamo che tutti noi avremo, spiritualmente, «forza pari ai nostri giorni». Dovremmo sforzarci di «portare a termine bene la nostra vita», anziché indebolirci spiritualmente man mano che l’ambiente e le circostanze cambiano. Dobbiamo impegnarci consapevolmente a lasciare un’eredità e a portare a termine bene la nostra vita.

D: In Dt 33,18-19, che tipo di benedizione è questa per Zabulon e Issacar?

R: Queste due tribù si trovavano nell’estremo nord, mentre Aser era proprio vicino alla costa, da poco a nord di Tiro fino a sud dell’odierna Tel Aviv. La montagna menzionata è probabilmente il Monte Tabor, che separa Zabulon e Issacar. Oltre all’offerta di sacrifici giusti, questa benedizione era finalizzata alla prosperità materiale. Tra le foreste del Libano e l’assimilazione con i Fenici, essi divennero molto prosperi; ma a scapito della loro vita spirituale. All’epoca di Davide non si parlava più né di Ascer né di Zabulon, poiché gran parte della tribù faceva ormai parte della Fenicia. Infatti, l’architetto del tempio di Salomone, Hiram, menzionato in 1 Re 7:13, era di Naftali da parte di madre e di Tiro da parte di padre. Anzi, in 1 Re 9:10-12, Salomone cedette venti villaggi della Galilea a Hiram, re di Tiro. Si potrebbe dire che fossero solo venti villaggi, ma non avrebbe dovuto cedere alcun villaggio. Salomone costruì il suo tempio avvalendosi di un’importante alleanza con il mondo. Quell’alleanza ebbe un costo: la cessione di 20 città del popolo di Dio a un re pagano. Sarebbe stato meglio se il tempio non fosse stato così bello, senza dover cedere il popolo di Dio al paganesimo.

D: In Dt 33,20-23, cosa significa questa profezia riguardo alle tribù di Gad, Dan e alla forza simile a quella di un leone?

R: Queste tribù erano di guerrieri, e fu profetizzato che sarebbero stati guerrieri potenti. Per inciso, «Bashan» è la regione fertile a nord-est di Canaan in cui Dan emigrò. È anche correlata alla parola ugaritica basan, che significa vipera. Questa profezia è molto diversa dalla profezia di prosperità per Zabulon e Issacar elencate prima di loro, o per Aser elencata dopo di loro. Dio avrebbe concesso successo a Gad e Dan. Tuttavia, queste tribù non durarono a lungo, ma furono assimilate. Non basta essere un buon combattente; bisogna anche stare attenti per chi si combatte. Si dice che la Seconda Guerra Mondiale sia stata vinta grazie alla determinazione dell’Europa occidentale, all’acciaio americano e al sangue russo, poiché la Russia subì un numero di vittime relativamente molto più elevato rispetto all’America o all’Occidente. Ma forse non ci sarebbero state così tante perdite se non avessero iniziato la Seconda Guerra Mondiale dalla parte sbagliata, aiutando la Germania nazista.

D: In Dt 34,1-12, come può il Deuteronomio essere stato scritto da Mosè, visto che vi si menziona la sua morte?

R: La maggior parte dei cristiani ritiene che gli ultimi due capitoli del Deuteronomio siano stati redatti dopo la morte di Mosè. Molto probabilmente Mosè non scrisse di ciò che sarebbe accaduto dopo la sua morte, poiché in Deuteronomio 33 si legge «egli disse» (in terza persona) nei versetti 2, 7, 8, 12, 13, 18, 20, 22, 23 e 24. Tuttavia, era comune che le persone scrivessero di sé in terza persona. A prescindere da ciò, almeno il capitolo 34 potrebbe essere stato scritto dall’autore di Giosuè o da Giosuè stesso.

D: In Dt 34,1-2, in che modo Mosè vide «tutta» la terra?

R: Quando a qualcuno veniva concesso il possesso di un territorio, ad esempio tramite acquisto, era consuetudine «ispezionare formalmente il territorio» che stava per possedere. Il termine «tutto» qui non indica ogni singolo piede quadrato (compreso il terreno dall’altra parte di ogni montagna ed edificio). Significa piuttosto che Mosè vide il territorio nel suo insieme.

D: In Dt 34,4, come reagiresti se Dio ti permettesse di vedere qualcosa da lontano senza però poterne far parte?

R: A volte Dio agisce così per disciplinarci, a volte per proteggerci, a volte ciò che ci viene promesso subirà un ritardo, e a volte non ne comprendiamo il motivo. A volte Dio può darci qualcosa, come un’eredità, ma non la acquisiamo se non più tardi, anche se vorremmo avere tutto subito. In ogni caso, non dovremmo provare amarezza, ma renderci conto che ciò che Dio sta facendo è ciò che è meglio per la Sua gloria.

Come noi, Mosè poteva guardare indietro alla sua vita e a quella del popolo con un misto di soddisfazione e delusione, di gioia e dolore.

È vero, quindi, che Mosè non entrò mai nella terra di Canaan? Forse non è vero, perché Mosè ed Elia parlarono con Gesù sul Monte della Trasfigurazione in Matteo 17:1-3. Sebbene il monte non sia specificato, se si trovava in Canaan, allora Mosè alla fine ci è arrivato, dopotutto.

D: In Deuteronomio 34:5, perché Mosè fu sepolto in un luogo segreto?

R: Mosè salì da solo sul Monte Nebo, quindi nessun essere umano vide dove morì. La Scrittura non lo dice, ma ci sono due ipotesi.

Lo scrittore ebreo Giuseppe Flavio affermò che, se il luogo fosse stato noto, gli israeliti avrebbero potuto fare un idolo del corpo di Mosè. Si veda a questo proposito «1001 Bible Questions Answered», pag. 311.

Giuda 9 dice che l’arcangelo Michele e Satana si contesero il corpo di Mosè. Potrebbe avere qualcosa a che fare con questo, oppure con il fatto che Mosè sarebbe poi apparso a Gesù durante la Trasfigurazione.

D: In Deuteronomio 34:7, come poteva Mosè avere 120 anni ed essere ancora forte e con una buona vista?

R: Dio può preservare la giovinezza e può persino restituirla, come dimostrano Giobbe 33:25, Salmo 103:5 e, forse, Salmo 110:3.

D: In Dt 34,7, Mosè era forte come in gioventù, oppure non poteva più «uscire e entrare», come dice Dt 31,2?

R: Mosè era forte, come quando era più giovane. Tuttavia, come dice anche Deuteronomio 31:2, Mosè aveva perso in parte la sua mobilità, poiché «non poteva più uscire e rientrare». Ma in Deuteronomio 34:1 Mosè riusciva ancora a salire sul Monte Nebo perché «doveva recarsi a un funerale». La vera ragione per cui Mosè non poté entrare nella Terra Promessa è indicata in Deuteronomio 31:3, dove Mosè dice al popolo che Dio gli aveva comunicato che sarebbe morto proprio prima di raggiungere la Terra Promessa. Ecco perché Mosè affidò la guida del popolo a Giosuè in Deuteronomio 31:1-8.

D: In Dt 34:9, in quali altri passi dell’Antico Testamento lo Spirito del Signore discese sulle persone?

A: Ecco un elenco tratto dal *MacArthur Bible Commentary*, pag. 245.

Esodo 31:3; 35:30,31 – Azelial gli conferì l’abilità

Numeri 11:17 - Mosè

Numeri 11:25 - I settanta anziani

Numeri 24:2 - Balaam nel profetizzare su Israele

Deuteronomio 34:9 - Giosuè come successore di Mosè

Giudici 3:10 - Othniel

Giudici 6:34 - Gedeone

Giudici 11:29 – Iefte

Giudici 14:6, 19; 15:14 – Sansone

1 Samuele 10:10; 11:6; 19:23 – Saul

1 Samuele 16:13 – Davide

1 Samuele 19:20 – I messaggeri del re Saul

1 Cronache 12:18 – Amasa

2 Cronache 24:20 – Zaccaria

Isaia 61:1 – Isaia

Ezechiele 3:24; 11:5 – Ezechiele

Esodo 28:3 – lo spirito di saggezza dato a coloro che realizzarono le vesti sacerdotali.

D: In Dt 34:10, come ha potuto Mosè scrivere di essere un profeta più grande di Gesù? (La domanda è stata posta da un ateo)

R: Molti cristiani conservatori non credono che Mosè abbia scritto l’epilogo del Deuteronomio dopo la sua morte. Devo ammettere, però, che questa è la prima volta che sento parlare di un ateo che pensi che Mosè abbia scritto dopo la propria morte. In ogni caso, però, la risposta è la stessa.

In Deuteronomio 34:10 si dice che non ci fosse stato un profeta più grande «fino a quel momento». L’autore dell’epilogo del Deuteronomio era preciso, poiché questo testo fu scritto molto prima che Gesù venisse.

Bisogna però dare atto agli atei della loro diligenza nell’esaminare la Bibbia e della loro perspicacia nell’individuare problemi che nessun altro vede.

D: Nel Deuteronomio, chi ha effettivamente scritto il libro?

R: Il Deuteronomio fu pronunciato da Mosè (Dt 1,1-5; 4,1; 4,44-46; 5,1; 29,1-2) oppure scritto da lui (31,9; 31,22,24-26). Risale all’incirca al 1406 a.C., anche se la parte riguardante la morte di Mosè fu probabilmente redatta poco dopo. I «critici superiori» liberali hanno sostenuto che sia stato scritto da qualcun altro, nel 701 a.C., tra il 520 e il 400 a.C., oppure durante la riforma di Giosia. Ecco alcuni punti a sostegno della visione tradizionale secondo cui fu scritto da Mosè.

1) Un elemento chiave della riforma di Giosia era il divieto di compiere sacrifici in qualsiasi luogo che non fosse Gerusalemme, e non avrebbe senso che un testo di epoca successiva menzionasse sacrifici a Sichem, sul Monte Ebal e sul Monte Gerizim, senza fare alcun riferimento a Gerusalemme. Gerusalemme era menzionata nelle tavolette di Ebla nel XXIV secolo a.C., quindi ci si aspetterebbe che uno scritto dell’epoca di Giosia (circa 620 a.C.) menzionasse il tempio di Gerusalemme almeno una volta.

2) Gli Amaleciti sono menzionati in Deuteronomio 25:17-19. Sebbene fossero un nemico formidabile ai tempi di Mosè, e fossero ancora presenti all’epoca di Davide, erano scomparsi da tempo in epoche successive.

3) In Deuteronomio 17:14-20, sembrerebbe strano introdurre l’idea che un giorno avrebbero avuto un re, se ne avessero già avuti per molti secoli.

4) I dettagli precisi sulla geografia riportati in Deuteronomio 2:8, 10, 13, 36; 3:14, 17 sarebbero, nel migliore dei casi, inutili e, più probabilmente, sconosciuti a uno scrittore successivo.

5) In Deuteronomio 3:17, perché si parla di Chinnereth/Kinnereth? Questo era il nome del Mare di Galilea quando gli Israeliti vi giunsero per la prima volta, ma non in epoche successive.

6) Come accennato in precedenza, il testo corrisponde ai trattati di sovranità stipulati tra il 2000 e il 1000 a.C., ma non a quelli successivi.

D: Nel Deuteronomio, come facciamo a sapere che ciò che abbiamo è ciò che fu originariamente scritto da Filone l’Ebreo?

R: Come cristiani crediamo che Cristo abbia convalidato l’Antico Testamento che abbiamo. Del resto, per i musulmani il Corano afferma, nella Sura 5:46, che a Gesù fu data la Torah. Disponiamo di manoscritti antichi risalenti all’epoca di Cristo, argomento trattato nella prossima domanda. Tuttavia, esiste un’ulteriore linea di prova. Filone di Alessandria era uno studioso ebreo vissuto dal 15/20 a.C. al 50 d.C. Scriveva in greco, ma è curioso che le sue citazioni greche dell’Antico Testamento concordino più strettamente con il testo masoretico ebraico piuttosto che con la Settanta greca. Egli approfondì in modo dettagliato il significato dei diversi versetti. Ecco i versetti a cui fece riferimento nel Deuteronomio.

1:17, 31, 43; 4:1, 4, 6, 12, 19, 29, 39; 5:16, 27, 31; 6:7, 10, 11, 13; 7:1, 7; 8:2, 3, 12, 14, 15, 17, 18; 9:5; 10:9, 10, 16, 17, 18, 20-22; 11:8; 12:28, 31; 13:1, 4, 6; 14:1, 4, 10; 15:1, 6, 8, 12, 16; 16:3, 19-22; 17:6, 15, 18; 18:18; 19:14-17, 19; 20:1, 5, 10, 19, 20; 21:10, 14, 15, 17-21, 23; 22:8, 10, 13, 27; 23:1-5,12-14,16,18,19,21; 24:4,7,10,15,19,20; 25:4,11-13,17,18; 26:1,13; 27:2,3,9,15,17,19; 28:12, 15, 23, 28, 33, 65; 29:4; 30:4, 9-12, 14-15, 20; 32:4, 5, 7, 8, 13, 15, 18, 32, 34, 39; 33:1, 4, 6, 9; 34:4-6, 10

D: Nel Deuteronomio, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi ancora esistenti oggi?

A: Ecco i più antichi.

Manoscritti pre-niceni del Deuteronomio

I rotoli di Ketef Hinnom (650-587 a.C.) sono rotoli d’argento (motivo per cui sono sopravvissuti) e contengono frammenti di Esodo 20:6; Numeri 6:24-26; Deuteronomio 5:10; 7:9; Neemia 1:5; e Daniele 9:4.

Manoscritti dei Rotoli del Mar Morto (dal 200 a.C. al 68 d.C.): 29 copie separate. 620,5 dei 959 versetti del Deuteronomio (64,7%)

Tra i Rotoli del Mar Morto si trovano numerosi filatteri e mezuzot (indossati rispettivamente sulla fronte e sul braccio)

Papiro di Nash (150 a.C.) Esodo 20:2-17 e Deuteronomio 5:6-6:4f.

Septuaginta greca (la più antica risale al 200-100 a.C.) Centinaia di copie e frammenti

Il Papiro Fouad Inv. 266 (100-1 a.C.) è costituito da oltre cento frammenti di parti del Deuteronomio 17-33 in greco.

Nahal Hever (50 a.C.-50 d.C.)

Il rotolo di Masada Mas1C (prima del 69 d.C.) contiene Dt 33:17-21; 34:2-6

Rotolo di Wadi Murabb'at (Mur XII) (del 132 d.C. circa)

La Recensione Lucianica (312 d.C.), copia della Settanta redatta da Luciano di Antiochia

Vaticanus (=B) (325-350 d.C.)

Sinaitico (Si) (340-350 d.C.)

Alessandrino (=A) (circa 450 d.C.)

I Samaritani ne realizzarono una propria copia tra il 200 e il 100 a.C., sebbene la più antica sopravvissuta risalga al Medioevo.

I rotoli di Ketef Hinnom risalgono al 650-587 a.C., sono su argento (motivo per cui sono sopravvissuti) e contengono frammenti di Esodo 20:6; Numeri 6:24-26; Deuteronomio 5:10; 7:9; Neemia 1:5; e Daniele 9:4.

Rotoli del Mar Morto: (a.C.) 29 manoscritti distinti. The Dead Sea Scrolls Today, p. 30. Secondo The Dead Sea Scrolls Translated: The Qumran Texts in English, 2ª ed., e The Dead Sea Scrolls in English, 4ª ed., essi sono:

4QPaleoDeut[r] contiene Dt 19,2-3

1Q4

1Q5

2Q10

2Q11

2Q12

4Q28 (= 4QDeut a) (Deuteronomio 23:36?; 24:1-8) (175-150 a.C.)

4Q29 (= 4QDeut b) (Deuteronomio 29:24-27; 30:3-14; 31:9-17, 31:24-32:3) mostra affinità con il testo ebraico alla base della Settanta. (Datato 150-100 a.C.)

4Q30 (= 4QDeut c) (120 versetti tratti da 19 capitoli, compreso 31:16-19) (circa 150-100 a.C.) Dt 3:25-26; 4:13-17,31-32; 7:3-4; 8:1-5; 9:11-12,17-19,29; 10:1-2,5-8; 10:8-12; 11:3,9-13,18; 12:18-19,26,31; 15:1-4,15-19; 16:2-3,6-11,21-22; 17:1-5,7,15-20; 18:1; 26:19; 28:1-14,20,22-25,29-30,48-50,61; 29:17-19; 31:16-19; 32:3

4Q31 (= 4QDeut d) (Deuteronomio 2:26-33; 3:14-29; 4:1)

4Q32 (parti di Deuteronomio 3,8)

4Q33 (=4QDeut[f]) parti di 93 versetti: Dt 4:24-26; 7:22-25; 8:2-14; 9:6-7; 17:17-18; 18:6-10,18-22; 19:17-21; 20:1-6; 21:4-12; 22:12-19; 23:21-26; 24:2-7; 25:3-9; 26:18-19; 27:1-10

Il 4Q34 «è praticamente identico alla tradizione alla base del Testo Masoretico per quanto riguarda l’ortografia, la suddivisione in paragrafi e il contenuto». The Encyclopedia of the Dead Sea Scrolls, vol. 1, p. 199

4Q35 (Deuteronomio 1-2, 31, 33 nella Settanta greca)

4Q36

4Q37 (=Deuteronomio(j)) (include Deuteronomio 37 ed Esodo 12:43-13:5)

4Q38 (11 frammenti di Deuteronomio 5, 11, 19, 20, 23, 25, 26, 32) Questi appartengono probabilmente a due diversi manoscritti.

4Q39

4Q40

4Q41

4Q42

4Q43 (=4QDt(p)) contiene Dt 6,4-11

4Q44 Deuteronomio 32:37-43 concorda con l’originale ebraico alla base della Settanta.

4Q45 92 versetti

4Q46 paleo-Deuteronomio (250-200 a.C.) Deuteronomio 26:14-15

4Q122 (Septuaginta greca)

5Q1 (circa 200-165 a.C.) capitoli 7, 8, inizio del 9.

6Q3 (alcune lettere di Deuteronomio 26:19)

11Q3 (=11QDeut) Deuteronomio 1:4-5

Il Wycliffe Bible Dictionary, pp. 436-438, afferma che vi siano 25 copie, ma è possibile che non tenga conto dei frammenti della Settanta. Il New International Dictionary of the Bible, p. 261, indica che vi siano almeno 14 manoscritti diversi del Deuteronomio nella sola grotta 4.

Tra i Rotoli del Mar Morto si trovano molti filatteri e mezuzot (indossati rispettivamente sulla fronte e sul braccio) relativi all’Esodo e al Deuteronomio, secondo quanto riportato in *The Dead Sea Scrolls Today*, pag. 33.

Il Papiro di Nash, datato al 150 a.C., contiene i Dieci Comandamenti tratti da Esodo 20:2-17 e Deuteronomio 5:6-6:4f. Questo era il testo biblico più antico conosciuto fino alla scoperta dei Rotoli del Mar Morto. Una sua fotografia è riportata nel *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 228.

La Settanta è una traduzione greca dell’Antico Testamento e degli apocrifi. Secondo *The Encyclopedia of Religious Knowledge*, pag. 746, disponiamo di frammenti della Settanta relativi al Deuteronomio risalenti al II secolo a.C.

Il libro *Manuscripts of the Greek Bible*, a pagina 34, afferma che esistono più di cento copie del testo greco di Deuteronomio 17-33. La copia più antica risale al II secolo a.C. (frammento B del Papiro Rylands 458), contiene Deuteronomio 25:1-3 e si trova presso la John Rylands Library di Manchester, in Inghilterra. Un altro frammento, contenente Deuteronomio 31:28-30 e Deuteronomio 32:1-7, risale al I secolo a.C. È possibile vedere le immagini di questi frammenti, insieme ad ulteriori approfondimenti, nel libro *Manoscritti della Bibbia greca*, alle pagine 60-61. Alla Freer Gallery di Washington è conservata una copia del Deuteronomio e di Giosuè risalente al V secolo d.C. È possibile vedere l’immagine di un foglio, contenente Deuteronomio 10:6-15 in greco, nel volume *Manuscripts of the Bible*, pp. 84-85.

Il papiro Fouad Inv. 266 è costituito da oltre cento frammenti di parti del Deuteronomio 17-33 in greco. Risale al I secolo a.C. Tra le altre parti, contiene Deuteronomio 31:28-30; 32:1-7

Nahal Hever (dal 50 a.C. al 50 d.C.) contiene XHev/Se3 di Deuteronomio 9:5-6, 21-23

A Masada (prima del 69 d.C.) è stato rinvenuto il Mas1C contenente Deuteronomio 33:17-21; 34:2-6

Il sito di Wadi Murabba’at (circa 132 d.C.) ha conservato Deuteronomio 10:1-3; 11:2-3; 12:25-26; 14:29; 15:1 o 2, denominato Mur 2.

Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto, a Masada, a Nahal Hever e a Wadi Murabba’at sono conservati i seguenti 620,5 versetti in ebraico dei 959 versetti del Deuteronomio (64,7 %).

1:1-17, 22-25, 29-39, 41, 43-46; 2:1-6, 8, 24-36; 3:14-29; 4:1, 13-17, 24-26, 30-34, 47-49; 5:1-33; 6:1-11; 7:2-7,12-26; 8:1-20; 9:1-2,5-7,10-14,17-19,21-23,27-29; 10:1-3,5-12,14-15; 11:2-4,6-13,18,27-32; 12:1-5, 11-12, 18-19, 22, 25-26, 31; 13:1-14, 16, 19; 14:1-4, 19-22, 24-29; 15:1-6, 8-10, 14-19; 16:2-4, 6-11, 21-22; 17:1-5, 6?, 7, 12-20; 18:1, 6-10, 18-22; 19:2-3, 8-21; 20:1-19; 21:4-12, 16?, 23; 22:1-9, 11-19; 23:6-8, 12-16, 22-26; 24:1-8, 10-22; 25:1-9, 14-19; 26:1-5,14-15,18-19; 27:1-10,24-26; 28:1-18,20,22-25,29-30,44-50,61,67-68; 29:2-5,9-20,22-27; 30:3-14,16-20; 31:1-19,24-30; 32:1-3,6-11,13-14,17-29,33-35,37-43; 33:1-24,29; 34:1-6,8?.

Manoscritto del British Museum Oriental 7594, copto sahidico: Dt 1:39-2:19; 4:49-8:3; 9:7-13:17; 14:18-18:10; 19:1-20:6; 22:3-26:10; 28:1-6,9-12; 28:14-31:10; 31:12-34:2; Giona 1:1-4:11; Atti 1:1-20:4; 20:6-24:16; 26:7; 26:20-27; 27:10-16; 26:21f-26a; 26:32-27:7; 27:10-16,21f-26a; 27:29f-28:20; 28:23-27,30-31

Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto, a Masada, a Nahal Hever e nel wadi Murabba’at sono conservati i seguenti 620,5 versetti dei 959 versetti del Deuteronomio (64,7 %).

1:1-17, 22-25, 29-39-46; 2:1-19, 24-36; 3:14-29; 4:1, 13-17, 24-26, 30-34, 47-49; 5:1-33; 6:1-25; 7:1-26; 8:1-20; 9:1-2, 5-7-29; 10:1-22; 11:1-32; 12:1-32; 13:1-17,19; 14:1-4,18-29; 15:1-23; 16:1-22; 17:1-20; 18:1-10,18-22; 19:1-21; 20:1-19; 21:4-12,16?,23; 22:1-21; 23:1-25; 24:1-22; 25:1-9-19; 26:1-10,14-15,18-19; 27:1-10,24-26; 28:1-68; 29:1-29; 30:1-20; 31:1-30; 32:1-3,6-11,13-14,17-29,33-35,37-43; 33:1-24,29; 34:1-6,8?.

I manoscritti della Bibbia cristiana, risalenti a circa il 350 d.C., contengono la Settanta dell’Antico Testamento, compreso il Deuteronomio. Secondo *The Encyclopedia of Religious Knowledge*, pag. 746, i papiri di Chester Beatty (II-IV secolo d.C.) contengono il Deuteronomio. Il Codice Freer di Washington (IV/V secolo) contiene Deuteronomio 10:6-15.

La Recensione lucianica era una copia della Settanta realizzata da Luciano, un presbitero e martire (312 d.C.) di Antiochia. Egli ne corresse la grammatica e lo stile greci. La recensione lucianica è conservata nel Papiro John Ryland Greek 458, Deuteronomio 23:24-24:3; 25:1-3; 26:12,17-19, 28:31-33.

Il Vaticanus (325-350 d.C.) contiene l’intero Deuteronomio

Il Sinaitico (340-350 d.C.) contiene fogli del Deuteronomio 3:8-4:21; 28:68-30:16.

L’Alessandrino (circa 450 d.C.) contiene l’intero Deuteronomio

I Samaritani realizzarono una propria copia della Torah nel II secolo a.C., sebbene le più antiche copie samaritane giunte fino a noi risalgano al Medioevo. The Dead Sea Scrolls Today, pp. 125-126.

Una traduzione siriaca della Settanta fu realizzata dal vescovo Paolo di Tella (616-617 d.C.), di cui disponiamo ancora oggi, secondo *Manuscripts of the Greek Bible*, pag. 35 (nota a piè di pagina).

I primi scrittori della Chiesa riconoscevano il Deuteronomio come parte della Bibbia. Si veda la domanda successiva per un elenco completo relativo al periodo precedente al Concilio di Nicea.

D: Quali autori antichi fecero riferimento al Deuteronomio?

R: Gli scrittori pre-niceni che hanno citato o alluso a versetti del Deuteronomio sono i seguenti. Quelli sottolineati indicano che, secondo loro, il libro fu scritto da Mosè.

Filone l’Ebreo (15-50 d.C.)

Trattato contro Novaziano (250-257 d.C.)

Clemente di Roma (96-98 d.C.)

Cipriano di Cartagine (ca. 246-258 d.C.)

Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa)

Gregorio il Taumaturgo (240-265 d.C.)

Giustino il Martire (circa 138-165 d.C.)

Dionigi di Alessandria (246-256 d.C.)

Melito di Sardi (160-177/180 d.C.)

Dionigi di Roma (259-260 d.C.)

Ireneo di Lione (182-188 d.C.)

Adamantio (circa 300 d.C.)

Clemente di Alessandria (193-202 d.C.)

Victorinus di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) (solo accenno)

Tertulliano (207/208 d.C.)

Metodio (circa 260-312 d.C.)

Teodoto, probabile montanista (circa 240 d.C.)

Atanasio di Alessandria (318 d.C.)

Ippolito (225-235/236 d.C.)

Lattanzio (circa 303-325 d.C.)

Origene (240 d.C.)

Eusebio di Cesarea (circa 318-325 d.C.)

Novaziano (250-257 d.C.)

Clemente di Roma (96-98 d.C.) cita Deuteronomio 13:8-9 in 1 Clemente, cap. 29, vol. 1, pp. 12-13.

La Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 8, pag. 142, cita Deuteronomio 10:16.

Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) cita Deuteronomio 32:15 come «di Mosè» nel *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 20, pag. 204. Cita inoltre Deuteronomio 10:16 come opera di Mosè nella stessa opera, cap. 126, pag. 262

Meleto/Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) incluse il Deuteronomio tra i libri dell’Antico Testamento nella sua Lettera a Onesimo. *Sulla Pasqua*, p. 72. Conservata nella *Storia ecclesiastica* di Eusebio, libro 4, cap. 26.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita Deuteronomio 5,8 come «disse Mosè» in *Contro le eresie*, libro 3, cap. 6.5, p. 420.

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) cita il Deuteronomio in molti punti, tra cui Deuteronomio 6,4 come attribuito a Mosè in *Esortazione ai pagani*, cap. 8, p. 195, e lo stesso versetto negli *Stromati* (193-202 d.C.), libro 5, cap. 14, p. 471.

Tertulliano (198-220 d.C.) scrive: «Anche in questo senso, nel Deuteronomio», e poi cita Deuteronomio 6:4, 12, 27; 12:2, 3, 30; 13:1, 6, 16; 27:15, in *Scorpiace*, cap. 2, p. 635

Teodoto, probabilmente montanista (ca. 240 d.C.), cita metà di Deuteronomio 17:6 in «Estratti di Teodoto», cap. 13, p. 44

Ippolito (222-235/6 d.C.) cita Dt 9,3 come se fosse di Mosè. *Confutazione di tutte le eresie*, libro 6, cap. 27, p. 88. Egli discute anche Dt 5,22 dicendo: «E Mosè non è rimasto in silenzio su questo punto, quando afferma che vi sono tre parole di Dio: “tenebre, oscurità, tempesta”, e non ha aggiunto altro». *Confutazione di tutte le eresie*, libro 8, cap. 1, p. 118

Origene (240 d.C.) fa riferimento al Deuteronomio per nome. Commento al Cantico dei Cantici, libro 3, cap. 6, p. 187

Novatiano (250/254-256/7 d.C.) cita Deuteronomio 8,3 come «parola della legge» in *Sulle carni ebraiche*, cap. 5, p. 648

Novaziano (250/254-256/7 d.C.) cita Deuteronomio 32,8 come «Deuteronomio» nel *Trattato sulla Trinità*, cap. 17, p. 627

Il *Trattato contro Novaziano* (250/4-256/7 d.C.) cita Dt 1,17 come se fosse tratto dal Deuteronomio.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita il «Deuteronomio» nel *Trattato 12*, terzo libro, 18.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) «In Isaia … nel Salmo 117 … Anche in Zaccaria … Anche nel Deuteronomio: … Anche in Gesù [Giosuè], figlio di Nave» Trattati di Cipriano, Trattato 12, cap. 2.16

Gregorio il Taumaturgo (240-265 d.C.) cita Deuteronomio 22,26-27 come nel Deuteronomio. Epistola canonica, Canone 1, p. 18.

Dionigi di Alessandria (246-256 d.C.) cita Dt 19,14 nella Lettera 7 a Filemone, un presbitero, p. 102

Dionigi di Roma (259-269 d.C.) menziona «Mosè nel grande canto del Deuteronomio» in Contro i Sabelliani, cap. 2, p. 365.

Adamantio (circa 300 d.C.) (implicitamente) cita Deuteronomio 25,4 come tratto dalla Legge di Mosè. *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, cap. 22b, p. 65

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) allude a Deuteronomio 32,8 come a «la Legge» nel Commento all’Apocalisse, dal nono capitolo, 13,14, p. 352.

Metodio di Olimpo e di Patara (270-311/312 d.C.) cita Deuteronomio 32,32-33 come se fosse di Mosè. *Il banchetto delle dieci vergini*, discorso 5, p. 327

Atanasio di Alessandria (318 d.C.) cita parte di Deuteronomio 30:14 come opera di Mosè. Atanasio, *Contro i pagani*, cap. 30.1, p. 29

Lattanzio (303 ca.-325 ca. d.C.) «Anche Mosè dice nel Deuteronomio» e cita Deuteronomio 28:66 nell’*Epitome delle Istituzioni Divine*, cap. 46, p. 241

Dopo Nicea, tra coloro che fecero riferimento al Deuteronomio figurano:

Eusebio di Cesarea (318-339-340 d.C.)

Afrajat il Siro (337-345 d.C.)

Egemonio di Sirmium (circa 351 d.C.), citando Archelao (262-278 d.C.), fa riferimento a Deuteronomio 18,15 di Mosè. Disputa con Mani, cap. 42, p. 217

Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.)

Atanasio (325-373 d.C.)

Efraem il Siro (350-378 d.C.)

Basilio di Cappadocia (357-378/379 d.C.)

Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.)

Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.) cita Dt 13,6; 13,8-9 (Settanta) come attribuiti a «Mosè» e al «Libro del Deuteronomio», Lettera 3, cap. 17,1, p. 58

Didimo il Cieco (398 d.C.) cita Dt 32,8 come nel Deuteronomio. Commento a Zaccaria 11, p. 272

Il Libro siriaco dei Gradini (Liber Graduum) (350-400 d.C.) cita Deuteronomio 27:24 come «detto nella Legge»; Memra 22, cap. 10, p. 259. Cita inoltre Deuteronomio 5:16-22; 6:4 e 32:15. Allude a Deuteronomio 6,5; 19,14.21; 22,1; 32,4.

Rufino (374-406 d.C.)

Giovanni Crisostomo (morto nel 407 d.C.)

Concilio di Cartagine (393-419 d.C.)

Girolamo (373-420 d.C.) tratta dei libri dell’Antico Testamento. In particolare, tratta la Genesi, l’Esodo, il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio, la Torah, Giobbe, Giosuè figlio di Nave [Giosuè], i Giudici, Ruth, i Libri di Samuele e dei Re (2 libri), i dodici profeti, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia, Lettera 53, cap. 7-8, pagg. 99-101.

Il pelagiano Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) fa riferimento a Dt 24,1-2. Commento a Malachia, cap. 2, pag. 412. Fa riferimento a Dt 29,23. Commento a Osea, cap. 11, pag. 87

Agostino di Ippona (388-430 d.C.)

Giovanni Cassiano (419-430 d.C.)

Teodoreto di Ciro (423-458 d.C.).

D: Nel Deuteronomio, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico, la Settanta greca e altre versioni?

R: Eccone alcune tratte dai 959 versetti del Deuteronomio. Salvo dove diversamente indicato, la prima frase è tratta dal testo masoretico (MT) e la seconda dalla Settanta (LXX).

Dt 1,1 «Arabah» contro «Mar Rosso» (un manoscritto della Settanta, il Targum, la Vulgata)

Dt 1:4 «a Edrei» vs. «e a Edrei» (Settanta, siriaco, Vulgata)

Dt 1,8 «Il Signore» contro «Io» (Pentateuco samaritano, Settanta)

Dt 2:5 «Non vi darò la loro terra, nemmeno per un passo della pianta del piede, poiché ho dato il monte Seir a Esaù come possesso» contro «Non vi darò della loro terra nemmeno quanto basta per posarvi il piede, poiché ho dato il monte Seir ai figli di Esaù come eredità» (Settanta)

Dt 2,8 e 10,6-7 si basano su Nm 20,17-18 e Nm 33,31-38a nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary vol. 5, p. 937)

Dt 2,37 «e tutto» contrapposto a «persino tutto / proprio come» (Settanta, Targum)

Dt 3,9 e Dt 4,48 «Sion» contro «Siryon» (Settanta) contro «Sirion» (siriaco)

Dt 3,12 «presso la gola dell’Arnon» vs. «sul bordo della gola dell’Arnon»

Dt 5:5 «parola» contro «parole» (Rotoli del Mar Morto, Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco, Vulgata, Targum)

Dt 5:15 «Ricordate» (MT) vs. «E voi ricorderete» (Rotoli del Mar Morto) (Il significato dei Rotoli del Mar Morto, p. 112)

Dt 5,15 «giorno di sabato» (MT, SP, LXX) contro «giorno di sabato per santificarlo. Poiché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; così il Signore benedisse il giorno di sabato e lo santificò». (Rotolo del Mar Morto 4QDt41) (The Meaning of the Dead Sea Scrolls, p. 112)

Dt 5,21 è immediatamente seguito da Dt 27,2-7 nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)

Dt 8,4 «vesciche» contro «callosità» (Settanta)

Dt 9,24 «Ho conosciuto» contro «egli ha conosciuto» (Pentateuco samaritano, Settanta)

Dt 9,28 «Affinché il paese» contro «Affinché il popolo del paese» (Settanta, Pentateuco samaritano)

Dt 10,13 «Signore» contro «Signore tuo Dio» (Rotoli del Mar Morto, Settanta, siriaco)

Dt 11,13 «i miei comandamenti» contro «ogni comandamento» (Settanta)

Dt 11:14 «Io» contro «egli» (Pentateuco samaritano, alcune versioni della Settanta, Vulgata, una citazione da una mezuzah dei Rotoli del Mar Morto) Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, p. 90.

Dt 11,30 «querce o terebinti» contro «quercia» (Settanta, siriaco)

Dt 11:30 «Moriah» (MT, Settanta) contro «Moriah, di fronte a Sichem» (Pentateuco samaritano. Vedi The Anchor Bible Dictionary vol. 5, p. 938)

Dt 12,5 «luogo che il Signore tuo Dio sceglierà» (MT, Settanta) contro «luogo che il Signore ha scelto» (Pentateuco samaritano)

Dt 12:14 «nel luogo che il Signore sceglierà» (MT, Settanta) contro «nel luogo che il Signore ha scelto» (Pentateuco samaritano. *The Meaning of the Dead Sea Scrolls*, p. 95.)

Dt 12,28 «vi comanderà» contro «vi comanda oggi» (Pentateuco samaritano, siriaco) (La nota a piè di pagina della NRSV indica che «oggi» è presente nel greco, ma la versione della Settanta di Brenton non lo riporta.)

Dt 13:6 «figlio di tua madre» contro «figlio di tuo padre o figlio di tua madre» (Samaritano, Settanta, Targum) (Non vi è alcuna differenza di significato in questo contesto)

Dt 14:13 «nibbio nero» contro «nibbio nero, avvoltoio/falco» nella Settanta, nel Pentateuco samaritano e in alcuni manoscritti ebraici.

Dt 15,2 «lo esiga dal suo prossimo e dal suo fratello» (MT, Pentateuco samaritano) contro «lo esiga dal suo prossimo» (Settanta) contro «lo esiga» (4QDeut( c ))

Dt 18:15,18-19 «… un profeta che sorgerà da tra di voi, dai vostri fratelli. Uno come me – lo ascolterete… Io susciterò per loro un profeta di tra i loro fratelli, come te; e metterò le Mie parole nella sua bocca: ed egli dirà loro tutto ciò che Io gli comanderò. E avverrà che chiunque non ascolterà le Mie parole che egli dirà nel Mio nome, Io glielo richiederò». (Testo masoretico) vs. «…un profeta tra i vostri fratelli, come me; a lui voi (plurale) darete ascolto… Io vi susciterò un profeta tra i vostri fratelli, come voi; e metterò le mie parole nella sua bocca, ed egli parlerà loro come io gli comanderò. E qualunque parola quel profeta dirà nel mio nome, io mi vendicherò su di lui». (Settanta) vs. «…un profeta come me tra i vostri fratelli. Lo ascolterete in ogni cosa, qualunque cosa vi dica. E avverrà che ogni anima che non ascolterà quel profeta sarà completamente distrutta dal popolo». (Qumran 4QTest, Atti 3:22-23) (The Expositor’s Bible Commentary vol. 9, pp. 299-300)

Dt 18:19 «glielo richiederà» (MT) vs. «si vendicherà di lui» (LXX, Eusebio di Cesarea)

Dt 20:8 «ufficiali» (MT, Pentateuco samaritano, Settanta) vs. «giudici» (4QDeut(k2)) The Dead Sea Scrolls Bible, pag. 174

Dt 20:8 «perché il cuore dei suoi fratelli non si scoraggi» (MT, Targum) contro «perché non scoraggi il cuore di suo fratello» (Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco, Vulgata)

Dt 20,19 «l’uomo è l’albero della campagna» contro «Gli alberi della campagna sono forse persone?» (differenza di una sola lettera)

Dt 23:2 «assemblea di YHWH, fino alla decima generazione nessuno dei suoi entrerà nell’assemblea di YHWH» contro «assemblea del Signore»

Dt 25:11 «le sue parti intime» vs. «la sua carne» (Pentateuco samaritano)

Dt 26:3 «Dichiara oggi il Signore tuo Dio» contro «Dichiara oggi il Signore mio Dio» (Settanta)

Dt 27:4 «Monte Ebal» (MT, Settanta) contro «Monte Gerizim» (Pentateuco samaritano e latino antico/italico) [Probabilmente i samaritani modificarono questo testo per rafforzare la loro affermazione secondo cui Gerizim, e non Gerusalemme, era il monte dove dovevano adorare.] Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, p. 161.

Dt 28:30 cambia «afferrò le sue parti intime» (sgl) in «afferrò la sua carne» (yshbn) (Pentateuco samaritano)

Dt 28:11 «bestiame … terra» (MT, alcune versioni della Settanta, Pentateuco samaritano) contro «t[erra, … b[estiale]» (4QDeut(c), alcune versioni della Settanta)

Dt 29:10 «i tuoi capi, le tue tribù, i tuoi anziani» contro «i capi delle tue tribù, i tuoi anziani» (Settanta secondo Brenton) contro «le tue tribù, i tuoi anziani» (siriaco, greco secondo la nota a piè di pagina della NRSV)

Dt 29:11 «i vostri figli, le vostre mogli» (MT) contro «le vostre mogli e i vostri figli» (Settanta) contro «i vostri figli e [le vostre] m[ogli]» (1QDeut(b)) La Bibbia dei Rotoli del Mar Morto, p. 186

Dt 30:9 «il bestiame… la terra» (MT) contro «la terra… il bestiame» (4Deut(b), Pentateuco samaritano, Settanta) La Bibbia dei Rotoli del Mar Morto, p. 187

Dt 30,11 «lontano» (MT) contro «lontano da te» (4QDeut(b), Settanta). La Bibbia dei Rotoli del Mar Morto, p. 187

Dt 30:16 «che io vi comando» contro «Se obbedirete ai comandamenti del Signore vostro Dio che io vi comando» (Settanta)

Dt 30:28 «a noi e ai nostri figli» è contrassegnato da punti speciali.

Dt 31:1 «andò e parlò» contro «aveva finito di dire tutto» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)

Dt 31:7 «Andrete» contro «Porterete» (alcuni testi masoretici, Pentateuco samaritano, Vulgata)

Dt 32,6 «si pentì» contro «perdonò» (Pentateuco samaritano) (The Anchor Bible Dictionary vol. 5, p. 938)

Dt 32,8 «Egli stabilì i confini dei popoli, secondo il numero dei figli d’Israele» (TM) contro «egli stabilì i confini delle nazioni secondo il numero degli angeli di Dio» (Settanta, Rotoli del Mar Morto, Clemente di Roma, Giustino Martire, Clemente di Alessandria, Origene, Novaziano, Vittorino di Petau) contro «figli di Dio» (Rotolo del Mar Morto 4Q37, Simmaco, latino) contro «figli di Adamo»

Dt 32,10 «lo trovò» contro «lo sostenne» (Pentateuco samaritano, Settanta)

Dt 32,13 «mangiò» contro «lo nutrì con» (Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco)

Dt 32,15 «Jeshurun» contro «Giacobbe si saziò; Jeshurun» (Rotoli del Mar Morto, Pentateuco samaritano, Settanta)

Dt 32,19 «lo vide» contro «lo vide e si adirò» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)

Dt 32:43 «nazioni» contro «Cieli» (Rotolo del Mar Morto 4Q44, Settanta)

Dt 32:43 (assente) (MT) contro «Che tutti gli angeli di Dio lo adorino». (Settanta, Ebrei 1:6 e Rotolo del Mar Morto 4Q44 (=4QDeut(q)), Giovanni Crisostomo (morto nel 407 d.C.), Omelie sugli Ebrei, Omelia 4, n. 2, pp. 382-383)

Dt 32,43 «servi» vs. «figli» (Rotolo del Mar Morto 4Q44 (=4QDeut(q)), Settanta)

Dt 32,43 (assente) contro «ricompenserà coloro che lo odiano» (Rotolo del Mar Morto 4Q44 (=4QDeut(q)), Settanta)

Dt 32,43 «purifica la sua terra e il suo popolo» vs. «purifica la terra per il suo popolo» (Rotolo del Mar Morto 4Q44 (=4QDeut(q)), Pentateuco samaritano, Settanta, Vulgata)

Dt 32,44 “Hoshea” (MT) contro “Giosuè” (Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco, Vulgata). Osea era il nome di Giosuè prima che Mosè lo ribattezzasse.

Dt 33:2 «su di loro» contro «su di noi» (Settanta, siriaco, Vulgata)

Dt 33:2 «Egli venne da Ribebot-kodesh» contro «con lui c’erano miriadi di santi» (Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco, Vulgata)

Dt 33:8 «il tuo Thummim» contro «Dai a Levi il tuo Thummim» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)

Dt 33:12 «dimorerà al sicuro su di lui» (MT) contro «dimorerà al sicuro» (Pentateuco samaritano) contro «su Dio» (Settanta, rotolo del Mar Morto 4Q35)

Dt 33:17 «Il suo toro primogenito» contro «un toro primogenito» (Rotoli del Mar Morto, Settanta, siriaco, Vulgata)

Dt 34:10 «non sorse più in Israele un profeta come Mosè» contro «non sorgerà più» (Pentateuco samaritano) (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 938)

Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta dalla «Traduzione letterale» di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton de «La Settanta: greco e inglese». (Alcune traduzioni greche sono state tratte anche da varie note a piè di pagina della Bibbia.) Sono stati utilizzati anche *The Expositor’s Bible Commentary*, *General Introduction to the Bible*, *Mystery and Meaning of the Dead Sea Scrolls*, pp. 151-152, *The Anchor Bible Dictionary*, vol. 5, e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.

Salvo diversa indicazione, le citazioni delle Scritture sono tratte dalla Berean Standard Bible (BSB), che è di dominio pubblico. https://berean.bible/


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