D: In Dt 1-34, qual è il punto centrale di questo libro?
R: Il libro del Deuteronomio è uno dei quattro libri più citati nel Nuovo Testamento. È l’ultimo dei cinque libri della Legge, chiamati Torah. In Deuteronomio 17:18-19 viene espressamente comandato ai re di leggere (e rileggere) questo libro. Il termine inglese «Deuteronomy» deriva dal greco e significa «seconda legge» o «ripetizione della legge». Tuttavia, non si tratta di una seconda legge, bensì di una riformulazione e di una sintesi parziale delle leggi contenute nell’Esodo, nel Levitico e nei Numeri. Il libro è incentrato sui non leviti, in particolare su ciò che essi dovevano ricordare prima di entrare nella Terra Promessa. Non si tratta di una sintesi completa; ad esempio, non entra molto nel dettaglio riguardo alle singole leggi sociali, alla circoncisione, ecc. Piuttosto, Mosè ricevette da Dio l’incarico di pronunciare questi discorsi su ciò su cui dovevano concentrarsi mentre stavano per entrare nella Terra Promessa; ad esempio, la ripetizione dei Dieci Comandamenti e di altre leggi, l’istituzione delle città di rifugio e l’esistenza di un unico centro per i sacrifici. Il centro si spostò dal Monte Ebal in Deuteronomio 27:1-8; Giosuè 8:30-35, a Sichem in Giosuè 24:1-28, a Silo in Giosuè 18:1 e Giudici 21:19, e infine a Gerusalemme.
Il Deuteronomio fu dato da Dio tramite un uomo al quale Dio aveva rivelato che sarebbe morto presto senza entrare nella Terra Promessa. Nei molti anni del loro soggiorno, ormai prossimo alla fine, Mosè, nel suo discorso di addio, sta essenzialmente dicendo: «Quando incontrerete benedizioni materiali, così come influenze pagane, ricordate soprattutto queste cose».
D: Nei capitoli 1-34 del Deuteronomio, quali sono alcune frasi chiave di questo libro?
R: Le frasi chiave del Deuteronomio includono «il Signore vostro Dio» 280 volte, «prendete possesso» 18 volte, «la terra» 200 volte e «non abbiate paura» 9 volte.
D: Nei capitoli 1-34 del Deuteronomio, perché dovremmo studiare questo libro?
R: Vi sono almeno quattro ragioni. In primo luogo, tutta la Scrittura (non solo una parte) è utile per la dottrina, la riprensione, la correzione e l’addestramento alla giustizia, secondo 2 Timoteo 3:16. In secondo luogo, come mostra la tabella sottostante, il Deuteronomio era spesso presente nei pensieri di Gesù e degli scrittori del Nuovo Testamento. Quando Gesù fu tentato nel deserto, rispose a Satana tutte e tre le volte citando il Deuteronomio. In terzo luogo, abbiamo bisogno di una visione equilibrata di Dio: la Sua grazia, la Sua ira e il Suo mistero maestoso e solenne. In quarto luogo, possiamo apprendere in modo specifico quanto Dio desideri che siamo determinati e organizzati nella nostra ricerca della pietà. Possiamo inoltre ricordare l’importanza della responsabilità comunitaria, della testimonianza verso il prossimo, del materialismo, di una leadership efficace nonostante il logorio causato dalle continue lamentele e dell’insegnamento alla generazione futura.
D: In Dt 1-34, qual è la struttura generale di questo libro?
R: Alcuni studiosi, tra cui Kenneth A. Kitchen, hanno individuato una serie di somiglianze tra l’organizzazione del Deuteronomio e i trattati di sovranità politica ittiti del secondo millennio a.C. Anche Peter Craigie ha rilevato alcune analogie con i contratti di lavoro egiziani.
La maggior parte del Deuteronomio è strutturata attorno a tre lunghi discorsi di Mosè.
1-4 Il primo discorso: Prologo
. 1:1-5 Preambolo
. 1:6-3:29 Introduzione storica
. 4:1-40 Disposizioni fondamentali
5:1-11:32 Il secondo discorso: Termini e condizioni dell’alleanza
12:1-26:19 Applicazione
27-30 Il terzo discorso
. 28:1-14 Vantaggi/benedizioni derivanti dall’osservanza del patto
. 28:15-68 Punizioni/maledizioni derivanti dalla sua violazione
. 29:1-30:20 Riepilogo
31-34 Osservazioni finali
I trattati di sovranità menzionavano spesso l’amore del vassallo per il signore. Vi era tuttavia una grande differenza tra i trattati di sovranità ittiti e la struttura del Deuteronomio. I trattati di sovranità invocavano tipicamente molti dei affinché fungessero da testimoni del patto, mentre nel Deuteronomio non vi è nulla di simile.
D: In quali punti del Nuovo Testamento viene citato o menzionato il Deuteronomio?
R: Vi si fa riferimento in molti punti.
Versetto del Deuteronomio | Versetto nel Nuovo Testamento |
Dt 1,17 (nessuna parzialità) | 1 Tim 5,21 (allusione anonima) |
Dt 1,17 (parzialità) | Gc 2,9 (allusione anonima) |
Es 20,12; Dt 5,16 | Mc 7,10 «Poiché Mosè disse» |
Es 20,12-16; Lv 19,18 e Dt 5,16-20 | Mt 19,19 (allusione anonima) |
Es 20,13 e Dt 5,17 | Mt 5,21 «Avete udito che fu detto agli antichi» |
Es 20,13; Dt 5,17 | Gc 2,11 sgg. (allusione anonima) |
Es 20,13-15; Dt 5,17-19 | Rm 13,9 «i comandamenti» |
Es 20,14 e Dt 5,18 | Mt 5,27 «Avete udito che fu detto» |
Es 20,14; Dt 5,18 | Gc 2,11a (allusione anonima) |
Dt 6,4-5 | Mc 12,29 «Questo è il più importante» |
Dt 6,5 | Mt 22,36-38 «il più grande della Legge» |
Dt 6,5 e Lv 19,18 | Lc 10,27 «Che cosa sta scritto nella Legge?» Parla un certo dottore della Legge. |
Dt 6,8 | Mt 23,5 allusione anonima |
Dt 6,13 | Mt 4,10 «Poiché sta scritto» |
Dt 6,13 | Lc 4,8 (allusione anonima) |
Dt 6,16 | Mt 4,7 «Gesù rispose» |
Dt 6,16 | Lc 4,12 (allusione anonima) |
Dt 7,1 | At 13,19 (allusione anonima) |
Dt 7,6-8 | Atti 13,17 (allusione anonima) |
Dt 8,3 | Mt 4,4 Gesù rispose: «Sta scritto» |
Dt 8,3 | Lc 4,4 (allusione anonima) |
Dt 8,5 | Eb 12,7 (allusione anonima) |
Es 32,2-4; Dt 9,16 | Atti 7:41 (allusione anonima) |
Dt 9,19 | Eb 12,21 «Disse Mosè» |
Dt 10,17 | Romani 2,11 (allusione anonima) |
Dt 15,11 | Mc 14,7 (allusione anonima) |
Dt 16,16 | Gv 5,1 menzione di una festa dei Giudei |
Dt 17,7 | Gv 8,7 (allusione anonima) |
Dt 17,6 | Gv 8,17 «Anche nella vostra Legge è scritto» |
Dt 18,15.18 | Gv 5,46 (allusione) «egli [Mosè] ha scritto di me» |
Dt 18,15,18,19 | At 3,22-23 «Mosè disse» |
Dt 18,15,18,19 | Atti 7:37 «lo stesso Mosè che disse agli Israeliti» |
Dt 18,18 | Gv 12,49 (allusione anonima) |
Dt 18,18 | Gv 17,8 (allusione anonima) |
Dt 19,15 | Mt 18,16 allusione anonima |
Dt 19,15 | 2 Cor 13,1 «Poiché Mosè scrive» |
Es 21,24; Lv 24,20; Dt 19,21 | Mt 5,38 «Avete udito che fu detto» |
Dt 21,23 | Gal 3:13 «È scritto» |
Dt 24,1-4 | Mt 19,7-8 «Mosè ha permesso» |
Dt 24,1-4 | Mc 10,4 «Mosè ha permesso» (allusione) |
Lev 14,2-14 e Dt 24,8 | Mt 8,4 (allusione anonima) |
Lev 14,2-14 e Dt 24,8 | Mc 1,44 «Mosè prescriveva» |
Dt 25,2 | Lc 12,47 (allusione anonima) |
Dt 25,4 | 1 Cor 9,9 «scritto nella Legge di Mosè» |
Dt 25,5 | Mt 22,24 «Mosè disse» |
Dt 25,5 | Mc 12,19 «Mosè scrisse» |
Dt 25,5-6 | Lc 20,28 «Mosè scrisse» – parla un sadduceo |
Dt 27,26 | Gal 3:10 «È scritto» |
Dt 29,4 | Rom 11:8 «come sta scritto» |
Dt 29,18 | Eb 12,15 (allusione anonima) |
Dt 30,12 | Rom 10:5,6 «Poiché Mosè scrive» |
Dt 30,13 | Romani 10:5,7 «Poiché Mosè scrive» |
Dt 30,14 | Rom 10:5,8 «Poiché Mosè scrive» |
Dt 31,6; Gs 1,5 | Eb 13,5 «poiché Dio ha detto» |
Dt 32,4 | Rom 9:14 (allusione anonima) |
Dt 32,8 | Atti 17:26 (allusione anonima) Parla Paolo |
Lev 17:7; Dt 32:17 | 1 Cor 10,20 (allusione anonima) |
Dt 32,21 | Romani 10:19 «Dice Mosè» |
Dt 32,35 | Rom 12:19 «Poiché sta scritto» |
Dt 32,35 | Eb 10,30a «Poiché conosciamo Colui che ha detto» |
Dt 32:36 | Eb 10,30b «e ancora» |
Dt 32:43 | Rom 15:10 «Ancora, dice» |
Dt 32:43 | Eb 1,6 «Quando Dio introduce il suo primogenito nel mondo, dice» |
D: In Dt 1:1, per quanto tempo avrebbero dovuto rimanere gli Israeliti nel deserto?
R: Deuteronomio 1:2 ci ricorda che il viaggio verso il sud-ovest di Canaan avrebbe richiesto circa undici giorni. Tuttavia, poiché disobbedirono e non seguirono Dio nella terra dopo il resoconto negativo di dieci delle dodici spie, erano trascorsi dai 38 ai 40 anni. Gli Israeliti furono sottoposti a disciplina, ma non abbandonati. La disciplina, però, non dura per sempre. Potete reagire alla disciplina trasformandola in un momento di devozione speciale.
Raymond Brown afferma: «I ribelli sconfitti e abbattuti furono ricacciati nel desolato deserto. Una serie cupa di peccati strettamente correlati – dimenticanza, disobbedienza, perversità e presunzione – li aveva privati di cose migliori. Tutto avrebbe potuto essere così diverso. … Negli anni che seguirono, molte centinaia di quei tristi miscredenti furono portati alla tomba. Ogni funerale era una rinnovata testimonianza della gravità del peccato. Eppure la loro amara sconfitta per mano degli Amorrei divenne un ricordo che andava svanendo. A poco a poco, cominciò a spuntare un nuovo giorno. Era giunto il momento di ricominciare».
D: In Dt 1,6.9.14; Dt 5,2.5; Dt 11,2.7, perché Mosè disse al popolo che essi erano testimoni di ciò che era accaduto prima dei quarant’anni di peregrinazione, dal momento che Num 14,29-30 e Num 26,64-65 affermano che tutti sarebbero morti nel deserto?
R: Quattro punti da considerare nella risposta.
Per circa sette anni il popolo rimase nel deserto prima che venisse pronunciata la maledizione dei quarant’anni di peregrinazione.
Numeri 26:64-65 affermava semplicemente che nessuno di coloro che erano stati censiti nell’esercito era ancora in vita.
Numeri 14:29-30 prometteva solo che tutti gli uomini censiti nel precedente censimento sarebbero morti prima di raggiungere la Terra Promessa, ad eccezione di Giosuè e Caleb.
Erano quindi esclusi dalla maledizione tutti gli uomini di età inferiore ai 20 anni (che non erano stati conteggiati nel censimento), gli uomini leviti di ogni età e tutte le donne. Molti di loro sarebbero rimasti in vita come testimoni diretti degli eventi precedenti. Le persone nate dopo l’inizio dei 40 anni sarebbero state solo testimoni indiretti, informati dai propri genitori e dalla comunità.
D: In Dt 1,6-18, quali caratteristiche possiamo individuare nella leadership di Mosè?
R: Mosè mostrò almeno sei caratteristiche.
Sottomesso – La vita di Mosè attraversò molte fasi diverse: da favorito di corte a fuorilegge, da audace liberatore a giudice oberato di lavoro, fino a misterioso operatore di miracoli. Ma l’unica costante era la sottomissione di Mosè a Dio.
Realista – Mosè era realista riguardo a se stesso e agli altri. Si rendeva conto dei propri limiti e sapeva di non poter sopportare il fardello da solo. Pertanto, non si limitò a sbattere la testa contro il muro cercando di mitigare il proprio fallimento nel non riuscire a fare tutto. Piuttosto, agì concretamente e trovò persone disposte ad aiutarlo. Mosè non poteva guidare il popolo partendo dal punto in cui avrebbe voluto che si trovasse, ma doveva guidarlo partendo da dove si trovava effettivamente.
Fiducia in Dio – Mosè era una persona molto sicura di sé, ma non aveva fiducia nelle proprie capacità, specialmente in quelle oratorie e di leadership. Tuttavia, Mosè aveva fiducia nelle capacità di Dio e nel fatto che Dio lo avrebbe utilizzato, nonostante le sue mancanze.
Sacrificiale – Mosè aveva seguaci ben lontani dall’ideale. Anziché lavoro di squadra e armonia, Mosè doveva continuamente affrontare mormorii e dispute. Tranne che per un breve momento a Meriba, Mosè non rinunciò mai a loro. Mosè non era solo un leader in un vuoto; era un leader per loro.
Condivisione – Mosè delegò molte decisioni quotidiane a settanta anziani. Non si limitò a affidare loro un compito da svolgere, ma delegò la responsabilità di agire con giustizia e saggezza.
Vulnerabile – Mosè menzionò tre difetti a cui i leader devono prestare attenzione: il favoritismo, la paura e la solitudine.
D: In Dt 1,8-12, il «Io» che parla qui è Mosè o Dio?
R: In Deuteronomio 1:6 Mosè riferì: «Questo è ciò che Dio ha detto», quindi il «io» nel versetto 8 è Dio. Quando Mosè terminò di ripetere ciò che Dio aveva detto alla fine del versetto 8, dal versetto 9 in poi il «io» si riferisce a Mosè.
D: In Dt 1,8, poiché gli Israeliti avrebbero posseduto la terra, perché in seguito furono esiliati sotto gli Assiri e i Babilonesi?
R: Essi andarono effettivamente a prendere possesso della terra. Tuttavia, a causa della loro disobbedienza, non conservarono ciò che possedevano e lo persero per 70 anni. Deuteronomio 4:25-31; 28:20-28; 29:22-28; 30:1-10; 32:23-43 avvertivano tutti che ciò avrebbe potuto accadere. Anche Dio può darci promesse e benedizioni, ma se non ne prendiamo mai possesso, potremmo non averle. Tuttavia, il fatto che Dio avesse dato loro la terra non significava che potessero fare tutto ciò che volevano e continuare a vivere in quella terra. Anche loro (e noi) possono perderle a causa della disobbedienza.
D: In Dt 1,13.16, fu il popolo a scegliere i propri giudici, oppure fu Mosè a nominarli in Es 18,25?
R: Un’analogia potrebbe essere d’aiuto in questo caso. È il Presidente degli Stati Uniti a nominare le persone per le cariche ministeriali, oppure è il Senato a confermarle?
Entrambe le affermazioni sono vere. Nella Bibbia, il popolo propose alcune persone affinché fossero i propri giudici, e Mosè scelse quegli uomini. Mosè potrebbe aver scelto tutti coloro che erano stati proposti, ma non lo fece necessariamente.
D: In Dt 1,22-23, perché i seguaci di un Dio onnisciente dovevano inviare spie in tutto il paese?
R: Nella risposta vi sono due punti distinti da considerare.
1. Probabilmente Mosè ritenne che fosse una buona idea, poiché Dio ci permette di apprendere molte cose con le nostre forze. Avrebbero potuto esplorare Canaan per individuare il modo migliore per entrarvi e valutare la forza relativa delle loro forze armate.
2. Tuttavia, Dio non ha mai ordinato loro di inviare le spie. Il popolo si è rivolto a Mosè con questo suggerimento, e Mosè ne ha semplicemente ritenuto che fosse una buona idea nel versetto 23. Tuttavia, ciò si è rivelato una catastrofe, poiché quando hanno incontrato alcune difficoltà hanno perso la fede. Non hanno perso la fede nel fatto che Dio fosse presente, ma piuttosto la fede nel fatto che Dio li avrebbe protetti.
Da ciò derivano due lezioni fondamentali per i cristiani di oggi. In primo luogo, analizzare una situazione è in generale una cosa positiva. Tuttavia, se uno degli scopi dell’analisi è decidere se riporre o meno fiducia in Dio, o se obbedirgli o meno, l’analisi stessa è malvagia perché scaturisce da motivazioni malvagie.
La seconda lezione fondamentale riguarda la leadership. Mosè non aveva alcuna cattiva intenzione in questo caso, e probabilmente non era consapevole del fatto che, per alcuni di coloro che chiedevano di inviare delle spie, vi fosse un motivo nascosto: decidere se obbedire o meno. Quando qualcuno ci rivolge una richiesta insolita che sembra innocua, invece di accoglierla o respingerla d’impulso, è meglio prima comprenderne il motivo.
D: In Dt 1,26-43, poiché Dio voleva che gli Israeliti si recassero immediatamente in Canaan e dopo che essi avevano inizialmente rifiutato, perché Dio si adirò con loro quando decisero di andare?
R: Romani 14:23 enuncia esplicitamente il principio illustrato in Deuteronomio 1:26-43: «Tutto ciò che non proviene dalla fede è peccato». In un primo momento gli Israeliti si rifiutarono di partire a causa della mancanza di fiducia in Dio. Successivamente, decisero di partire perché confidavano in se stessi. Dio non era tanto interessato al fatto che partissero o meno in un determinato momento, quanto alla loro obbedienza nei Suoi confronti.
Se ha avuto difficoltà con questa domanda prima di leggere la risposta, potrebbe essere utile ricordare quanto segue. Alcune persone si concentrano sulle cose da fare, o da non fare, per essere in regola con Dio. Questo significa non cogliere il punto. Dio vuole che non ci limitiamo a cercare di obbedirgli a distanza, ma che Lo invochiamo, ci avviciniamo a Lui e Gli obbediamo. Legga Romani 14 per alcuni esempi che potrà comprendere solo se comprende questo principio.
D: In Deuteronomio 1:27, cosa si dice riguardo agli Israeliti?
R: Le loro paure li portarono a fraintendere, nonostante avessero sotto gli occhi prove del contrario. Dimenticarono i modi miracolosi con cui Dio li aveva salvati in passato, con il Mar Rosso, la manna e le quaglie. Anche in futuro, Dio avrebbe fatto piovere grandi pietre sui Cananei del sud. Pensavano che il Dio che li aveva aiutati ad attraversare il Mar Rosso non potesse salvarli dagli Amorrei. Pensavano che Dio li odiasse e li avrebbe distrutti proprio mentre Dio stava loro proponendo una nuova sfida. Pensavano che i comandamenti di Dio avessero una portata maggiore della Sua grazia e della Sua potenza. Vedevano solo il breve termine e ciò che potevano realizzare da soli, non ciò che Dio poteva fare.
D: In Dt 1,28; Dt 2,10; Dt 9,2, chi sono i figli di Anach (Anachim), gli Emiti e i Refaiti?
R: Gli Anakiti erano discendenti di un uomo di nome Anak. Gli Anakiti erano una tribù i cui uomini erano temibili guerrieri, probabilmente a causa della loro stazza e della loro forza. Poiché all’epoca gli archi non erano così potenti e una grande portata e la forza erano qualità preziose in combattimento per chi combatteva con spade e mazze, questi tre clan imparentati diedero origine a molti guerrieri temuti. Si veda la discussione su Deuteronomio 31:3 per ulteriori informazioni.
D: In Dt 1,34-46 e Dt 1,2, come reagiscono le persone dopo aver sprecato una grande opportunità che Dio aveva loro concesso?
R: Possono reagire ricominciando a obbedire. Potrebbe essere difficile realizzare ora ciò che prima sarebbe stato molto più facile, ma Dio desidera comunque che portiamo a termine quelle cose. D’altra parte, qualcuno potrebbe ribellarsi completamente e non tornare mai più. In un certo senso sono arrabbiati con se stessi, non con Dio.
D: In Dt 1,39, cosa si intende per «conoscenza del bene e del male» e per «età della responsabilità»?
R: L’età della responsabilità è un concetto secondo cui i bambini raggiungono un’età prima della quale non sono responsabili dinanzi a Dio delle loro scelte. Nessun versetto indica che tale età sia la stessa per ogni bambino. In questo passo vengono illustrati tre dei principi della giustizia di Dio.
1. Dio giudica in base a ciò che le persone conoscono, e i bambini piccoli che, per ignoranza, non scelgono ciò che è giusto, non vengono giudicati per questo. Il peccato non viene imputato dove non c’è legge (Romani 4:15; 5:13).
2. Dio non giudica le persone per ciò che non potevano scegliere. Una donna violentata in campagna, dove le sue urla non potevano essere udite, non fu punita per peccato sessuale (Deuteronomio 22:25-27). Allo stesso modo, nemmeno gli adolescenti che distinguevano il bene dal male, ma non avevano voce in capitolo nell’assemblea né nelle sue decisioni, furono sottoposti alla punizione di morire nel deserto.
3. Tuttavia, in questa vita le persone spesso subiscono le conseguenze del male commesso da altri. I figli dovettero comunque vivere nel deserto per quarant’anni. Tuttavia, Dio renderà ogni cosa giusta nel giorno del giudizio.
D: In Dt 1,30-46, perché gli Israeliti sbagliarono a obbedire tardivamente a Dio e a combattere gli Amorrei?
R: Il problema fondamentale, nella mente della maggior parte degli Israeliti, era se combattere o meno gli Amorei. Si sbagliavano. Il vero problema fondamentale era se obbedire o meno a Dio. Si basavano sul risultato, non sull’obbedienza. Quando Dio disse che non potevano più andare a combattere gli Amorei in quel momento, la loro disobbedienza in quel momento non era diversa da quando si erano rifiutati di andare in precedenza.
D: In Dt 2,4-8, perché gli Israeliti non riuscirono a sconfiggere gli Edomiti, dato che erano di gran lunga più forti?
R: Gli Israeliti non li hanno mai combattuti, e non si può sconfiggere nemmeno una nazione più debole quando ci si rifiuta di combatterla. In nessun punto si afferma che fossero incapaci di sconfiggere gli Edomiti. Piuttosto, Dio ordinò loro di non combattere gli Edomiti, e loro obbedirono.
Per ulteriori informazioni, consultate il sito https://www.thetorah.com/article/ar-moab.
D: In Dt 2,4-7, perché Dio disse agli Israeliti che stavano per attraversare l’Edom, dal momento che Num 20,14-21 e Dt 2,8 dimostrano che non lo fecero mai? Dio non lo sapeva in anticipo?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
1. Dio conosce tutto ciò che ci accadrà (Salmo 139:16, Isaia 46:10; 41:22-23; 42:9; 44:7, 1 Giovanni 3:20).
2. Dio disse a Mosè di impartire questi ordini agli Israeliti. Una via comune che attraversava il centro di Moab era chiamata la Strada del Re, e avrebbe potuto essere più agevole percorrere quella via.
3. Stavano «per» attraversare l’interno di Edom e lo avrebbero fatto se gli Edomiti glielo avessero permesso. Ma poiché non glielo permisero, attraversarono solo la periferia di Edom.
Inoltre, il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, a pag. 265, afferma che oggi questa terra registra solo circa cinque pollici di precipitazioni all’anno (anche se probabilmente all’epoca erano un po’ di più). Gli Edomiti potrebbero aver temuto che quel numeroso popolo consumasse tutta l’acqua.
Come ha sottolineato Gleason Archer nella domanda successiva, un’altra interpretazione è che probabilmente si trovavano già in Edom quando presentarono la loro richiesta agli Edomiti e che attraversarono la periferia di Edom; pertanto, in realtà, alla fine attraversarono comunque il territorio di Edom.
D: In Dt 2,4-7 e Nm 20,14-21, gli Israeliti aggirarono Edom o attraversarono Edom, come afferma Dt 2,4-7?
R: Deuteronomio 2:4-7 non afferma mai che abbiano attraversato Edom. Piuttosto, prima di raggiungere il confine di Edom, agli Israeliti fu detto che stavano per attraversare Edom e di assicurarsi di non provocare gli Edomiti alla guerra.
Numeri 20 mostra sia che gli Edomiti non li avrebbero lasciati passare attraverso il loro territorio, sia che essi mobilitarono il proprio esercito. Pertanto, gli Israeliti non percorsero la via più comune, chiamata «Strada del Re», e aggirarono Edom.
A volte un popolo può essere sul punto di compiere un’azione, ma quando un esercito gli si oppone, decide di agire in modo diverso. Si veda anche la domanda successiva.
Gleason Archer fornisce una risposta diversa. Se si segue il loro percorso, è probabile che si trovassero in Edom mentre discutevano con gli Edomiti. Successivamente hanno costeggiato il confine (non segnalato) di Edom, quindi, in un certo senso, vi hanno comunque attraversato il territorio, sebbene non seguendo la via più agevole che avrebbero voluto percorrere.
D: In Dt 2,4-19 e Nm 20,14-21, come si gestisce la situazione quando si è costretti a fare una deviazione per compiere ciò che si dovrebbe fare, esclusivamente a causa dell’ostinazione altrui?
R: Quando Dio vi affida un compito da svolgere, pensate forse che i demoni o gli altri non opporranno mai resistenza? A volte Dio ci affida qualcosa da fare e noi dobbiamo fare una deviazione, ma ciò non significa rinunciare, bensì avere la perseveranza necessaria per portarlo a termine. Quando vi trovate di fronte a una deviazione, dovreste affrontarla con grazia, senza arrabbiarvi e senza alcun odio o desiderio di vendetta. Non c’è bisogno di dimostrare loro nulla. Ma Dio ha tracciato il percorso della vostra vita al Suo servizio e, senza dubbio, ha tenuto conto anche di questo. Quando siete tentati di arrabbiarvi, non arrabbiatevi, ma siate risoluti.
D: In Dt 2,7, agli Israeliti non mancava nulla, oppure le condizioni erano così difficili da giustificare i lamenti, come in Es 16,2-3 e Nm 11,4-6?
R: Le condizioni erano tollerabili, nel senso che il popolo disponeva di cibo, acqua e vestiti a sufficienza. Tuttavia, proprio come oggi, il fatto che una situazione meriti o meno di essere motivo di lamentela dipende tanto da chi si lamenta quanto dalla situazione stessa. Ai credenti, Paolo comandò in Filippesi 2:14-15 di fare ogni cosa senza lamentarsi né discutere.
D: In Deuteronomio 2:9-12, 22, 37, perché gli Israeliti non conquistarono i Moabiti e gli Ammoniti?
R: Per il semplice motivo che Dio ordinò agli Israeliti di non combatterli. Probabili ragioni per cui Dio diede questo ordine sono che i Moabiti e gli Ammoniti erano imparentati con gli Israeliti, che questi ultimi dovevano concentrarsi sui Cananei e che non aveva senso che nemmeno un singolo guerriero morisse in una battaglia per una terra che comunque non era stato loro ordinato di conquistare.
Per inciso, Ar in Moab non era una città (almeno in quel periodo), bensì una «regione abitata» (Numeri 21:14) dove scorrevano numerosi corsi d’acqua.
Per ulteriori informazioni, si veda https://www.thetorah.com/article/ar-moab. Il Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 1, parte 3, pag. 293, sostiene che esistesse anche la città di Ar, ma che il termine si riferisca alla regione.
D: In Dt 2,10-12, in che senso Canaan era la terra «in loro possesso», dal momento che non vi erano ancora entrati?
R: La terra a ovest del fiume Giordano era stata promessa come loro possesso. Inoltre, il Deuteronomio fu probabilmente scritto per ultimo, e le due tribù e mezza avevano già preso possesso della terra a est del fiume Giordano.
Si vedano le pagine 115-117 di *When Critics Ask* per ulteriori informazioni e alcuni interessanti contrappunti tra la visione di coloro che sostengono l’autorità della Scrittura e la visione critica dei cristiani liberali. (Il termine «cristiano liberale», per inciso, si riferisce alle opinioni religiose e non alla politica.)
D: In Dt 2,19, Dio non ha forse dato la terra degli Ammoniti agli Israeliti, oppure è stato Mosè a darla loro in Giosuè 13,25?
R: Entrambe le affermazioni sono vere. Gli Ammoniti possedevano due parti del loro regno: quella ancestrale e quella ottenuta tramite conquista. Prima di entrambi i versetti, gli Israeliti occupavano la seconda parte. Pertanto, Deuteronomio 2:19 fu scritto specificatamente per dire agli Israeliti di non impadronirsi della terra che gli Ammoniti possedevano in quel momento e che era loro di diritto fin dall’inizio.
Inoltre, la terra sulla riva orientale del fiume Giordano non faceva parte di Canaan. Gli Israeliti la conquistarono e la occuparono, ma Dio non gliel’aveva promessa. A volte, anche oggi, possiamo acquisire cose che Dio non vuole che possediamo, con nostro successivo rammarico.
D: In Dt 2,30, perché il Signore indurì il cuore di Sihon, re di Heshbon?
R: Probabilmente per una ragione simile a quella per cui Dio indurì il cuore del Faraone. Il cuore di Sihon era già indurito contro Dio e il Suo popolo, e Dio lo indurì ulteriormente. Qualcuno una volta paragonò l’influenza di Dio alla luce del sole. La luce del sole ammorbidisce la cera ma indurisce l’argilla, anche se si tratta della stessa luce del sole.
D: In Dt 2,31 e in Nm 21,23-26, perché il popolo dovette combattere contro Sihon e subire alcune perdite, nonostante Dio avesse affermato di aver già concesso loro il possesso della terra?
R: Dio aveva loro assegnato il destino di conquistarla e il diritto di farlo, ma dovevano comunque compiere l’opera concreta. Dio potrebbe concederci qualche benedizione oggi, ma se non siamo disposti a impegnarci anche per ottenerla, non la riceveremo.
D: In Deuteronomio 3:11, cos’era il «letto» del re Og di Bashan e quanto era lungo?
R: Era lungo circa 13-13 piedi e mezzo. Il termine ebraico che qui indica «letto» è ambiguo. Potrebbe riferirsi al letto su cui trascorreva la notte, oppure al «letto funebre» (in realtà un sarcofago o una tomba), dove il suo corpo avrebbe riposato. Altri sarcofagi di queste dimensioni sono stati rinvenuti in luoghi lontani come la Fenicia.
Per inciso, Bashan si trovava a nord del percorso che dovevano seguire per entrare nella Terra Promessa. Tuttavia, non avrebbero voluto far attraversare il fiume Giordano a quasi tutte le loro truppe, per poi ritrovarsi con un regno ostile a nord che devastasse le loro famiglie, i loro greggi e le loro mandrie. Pertanto, Bashan probabilmente non sarebbe stato conquistato se avessero superato il loro desiderio di combattere contro gli Israeliti per paura e si fossero mostrati pacifici nei loro confronti dopo che Mosè aveva inviato loro una delegazione di pace in Numeri 21:21-22.
D: In Deuteronomio 3:11, come poteva il letto del re Og essere di ferro, dato che non disponevano di una tecnologia sofisticata per la lavorazione del ferro?
R: Ciò non significa necessariamente che l’intero letto fosse realizzato in ferro (il che sarebbe piuttosto scomodo). Piuttosto, il letto era rifinito con elementi in ferro. Gli egiziani utilizzavano il ferro proveniente dai meteoriti per realizzare ornamenti e pugnali almeno dal 3000 a.C. Tuttavia, sebbene disponessero di ferro proveniente dai meteoriti, era molto difficile per loro purificare il minerale di ferro, poiché occorreva un fuoco di fusione molto più caldo di quello necessario per il bronzo o l’ottone.
D: In Deuteronomio 3:12-17, perché le tribù di Gad, Ruben e metà di Manasse vivevano sul lato orientale del Giordano, dato che il popolo avrebbe dovuto stabilirsi in Canaan?
R: Semplicemente perché scelsero di vivere lì. La Scrittura riporta la loro scelta senza approvarla. La storia dimostra che la loro scelta non fu saggia. La regione era caratterizzata da scarse precipitazioni, ma era un buon territorio per l’allevamento del bestiame.
A volte, al giorno d’oggi, se i credenti desiderano compiere un’azione che non sia apertamente ribelle, ma che non corrisponda del tutto a ciò che Dio avrebbe voluto che facessimo, Dio ci concede la libertà di compiere la nostra scelta imprudente e, spesso, di vederne le conseguenze.
D: In Dt 3,21-22.28, in che modo Mosè preparò il passaggio di consegne?
R: I leader efficaci possono provare una certa riluttanza a cedere il proprio ministero ad altri quando invecchiano; tuttavia, devono farlo comunque. Sebbene ciò fosse probabilmente spiacevole per Mosè, sapendo che sarebbe morto presto, egli avviò questo processo tempestivamente, senza procrastinare. Mosè non iniziò in quel momento; aveva iniziato molto tempo prima a formare Giosuè. Fu un processo graduale, previsto, e non costituì un grande shock per l’organizzazione quando avvenne. I ministeri cristiani hanno talvolta incontrato difficoltà a causa di un trasferimento di leadership mal gestito. Ma Dio ricordò a Mosè di continuare a formare Giosuè in Deuteronomio 3:21-22,28.
D: In Dt 3,23-25, quali sono alcune caratteristiche della preghiera di Mosè?
R: Mosè inizia con il versetto 23, il quale dimostra che Mosè è più interessato a esaltare il nome di Dio che a formulare una richiesta per sé stesso. Nei versetti 24-25 Mosè chiede a Dio di cedere e di permettergli di entrare nella Terra Promessa. L’intera vita di Mosè, negli ultimi quarant’anni, era stata dedicata a condurre il popolo nella Terra Promessa, ed egli chiedeva a Dio di poter vedere realizzarsi il sogno più grande della sua vita. Dio rispose di no; ciò sarebbe avvenuto, ma Mosè non lo avrebbe visto mentre era ancora sulla terra.
D: In Dt 4,1-4.40, in che modo l’esperienza di Israele con quella terra rispecchia ciò che Dio opera nelle nostre vite?
R: Dio donò, ma essi dovevano prenderne possesso, e avrebbero dovuto desiderare di mantenerlo. Dio donò a Israele la terra come dono speciale; essi non si erano guadagnati questa promessa con il proprio lavoro. All’interno di ciò che Dio aveva loro donato, potevano crescere, prosperare ed essere (si sperava) una luce per le altre nazioni. Tuttavia, dovevano comunque impegnarsi a fondo per prenderne possesso. Ma, come mostra Deuteronomio 4,3-4, alcuni avrebbero potuto non riuscire a entrarvi a causa della loro malvagità. La loro malvagità era stata istigata da altri (i Moabiti e i Madianiti in Numeri 22,25), ma essi erano comunque responsabili della scelta di assecondarli. Come dimostra l’Esilio, una volta giunti nella terra, Dio avrebbe potuto scacciarli per avergli voltato le spalle. Deuteronomio 4:40 sottolinea che la loro permanenza nella terra non era scontata; avrebbero dovuto desiderare di prolungare i propri giorni in quella terra seguendo i comandamenti di Dio.
Dio ha donato a ciascuno di noi uno o più doni come «possesso». Potrebbe trattarsi della capacità di guadagnare denaro, di aiutare fisicamente le persone grazie alla propria buona salute, alle relazioni, alle competenze e all’esperienza, oppure di un ambito che Dio ha messo a disposizione, un’«opportunità privilegiata» o una «sfera di eccellenza», in cui, se vi rimanete, prospererete grandemente e sarete in grado di benedire gli altri. Ma non è scontato che vi rimaniate. Se volterete le spalle a Dio, Egli potrà scacciarvi. Potrete anche abbandonare la vostra «sfera di eccellenza» a causa dell’apatia, dell’amore per il mondo o perché siete troppo occupati a fare cose irrilevanti.
D: In Dt 4,2, il comando di non aggiungere nulla alla parola che Dio ha dato significa che non dovrebbero esserci libri nella Bibbia dopo il Deuteronomio?
R: Assolutamente no. Il versetto costituisce specificamente una restrizione imposta al popolo affinché non aggiunga né sottragga nulla dai comandamenti contenuti nel Libro del Deuteronomio. Non è una restrizione imposta a Dio affinché non invii ulteriori rivelazioni. In generale, le restrizioni che Dio imposta nella Bibbia non limitano Dio stesso.
D: In Dt 4,9, su cosa voleva Mosè che prestassero particolare attenzione per «stare in guardia»?
R: Mosè sembrava piuttosto «disperato» che essi ricordassero. A quanto pare, Dio aveva rivelato a Mosè alcune cose sul futuro in Deuteronomio 4:27-30. Deuteronomio 4:9-40 risponde alla domanda su ciò che Mosè voleva che essi ricordassero. Per riassumere, vi sono quattro parti.
Versetti 8, 23 e seguenti: Abbiate cura di apprendere, ricordare e insegnare le disposizioni e le promesse della Legge, sia positive che negative.
Versetti 6, 23 e seguenti: Siate attenti a obbedire alla Legge e a non creare alcuna immagine né compiere altre azioni che la violino.
Versetti 7, 9, 33 e seguenti: Abbiate cura di imparare, ricordare e insegnare le opere meravigliose di Dio compiute in mezzo al popolo.
Versetti 9 e 25: Abbiate cura di insegnarle sia ai vostri figli che ai vostri nipoti.
D: In Dt 4,9.25; 6,2, come insegnate ai vostri nipoti la via di Dio, anche se non vivete sempre con loro?
R: Idealmente, avete educato bene i vostri figli, e questi hanno fatto buone scelte matrimoniali (nel senso che hanno sposato dei credenti), così che anche loro possano a loro volta educare i propri figli. Potete rafforzare tale insegnamento ed essere un buon esempio con le vostre azioni e le vostre parole, oltre a dare l’esempio confessando i propri errori quando li avete commessi.
Ma a volte i figli dei cristiani si allontanano dal Signore, oppure sposano un coniuge che non conosce il Signore. In tal caso la situazione risulta più impegnativa. Se i genitori sono disponibili, portate i nipoti in chiesa, alla Scuola Biblica Estiva, alle recite natalizie e ad altre attività organizzate. Condividete con loro anche ciò che Cristo significa per voi nei momenti spontanei. Quando prendete decisioni basate su ciò che piace a Dio, spiegate ai vostri nipoti quali erano le vostre opzioni e perché avete fatto quella scelta.
D: In Dt 4,10-15, Dio ha dato a Mosè i Dieci Comandamenti sul Monte Horeb o sul Monte Sinai, come afferma Es 19,11?
R: Esistono due risposte alternative.
Sinonimi: I due nomi venivano usati in modo intercambiabile, analogamente al suocero di Mosè, chiamato sia Jethro che Reuel. L’uso di nomi multipli è molto comune in luoghi in cui coesistono più lingue e culture. In Alaska c’è il Monte Denali, che un tempo era chiamato Monte McKinley. Il «Believer’s Bible Commentary», a pag. 205, suggerisce proprio questo.
Regione: Horeb potrebbe riferirsi a qualcosa di più del semplice Monte Sinai. Potrebbe essere il nome della regione o dell’altopiano, non solo della vetta.
D: In Dt 4,12, il popolo non vide la forma di Dio, oppure Mosè vide la forma di Dio in Nm 12,8?
R: Entrambe le cose. Mosè ebbe il privilegio di vedere la forma di Dio, probabilmente un’apparizione preincarnata di Cristo. Il popolo non vide alcuna forma. Ciò è simile a quanto accadde a Saulo di Tarso sulla strada per Damasco, quando udì la voce di Gesù mentre i suoi compagni udirono solo un suono.
D: In Dt 4,13, perché c’erano due tavole di pietra?
R: Sebbene alcuni ritengano che su ciascuna potessero essere scritti cinque comandamenti, non ci sarebbe stata alcuna difficoltà a riportare l’intero testo su un’unica tavola. Una risposta più plausibile è che, nei trattati di sovranità dell’epoca di Mosè, venissero redatte due copie del trattato: una per ciascuna delle parti. Pertanto, una copia fu riposta all’interno dell’arca, dove nessuno l’avrebbe più vista, mentre l’altra fu esposta alla vista di tutti.
D: In Deuteronomio 4,16-18, questo comandamento proibiva ogni raffigurazione artistica di persone o animali?
R: Ovviamente no, poiché in Esodo 37,8-9 erano presenti statue di cherubini sopra l’arca. A Mosè fu inoltre comandato di realizzare un serpente di bronzo in Numeri 21,4-9. Nel tempio di Salomone erano presenti anche cherubini, come riportato in 1 Re 6,23-27. Molte altre raffigurazioni di cherubini erano scolpite nel tempio, come indicato in 1 Re 6,29, 32, 35.
Ciò che è proibito è l’uso delle immagini come oggetti di culto in due modi. Era loro proibito adorare una divinità pagana utilizzando un’immagine, ed era loro proibito anche adorare il vero Dio utilizzando un’immagine. I pagani adoravano sia le statue stesse sia gli dei pagani attraverso l’immagine delle loro statue.
D: In Dt 4,20, perché l’Egitto era una «fornace»?
R: Era una fornace almeno in tre modi diversi.
1. L’Egitto era un luogo arido e caldo; più caldo della Palestina.
2. Le fornaci possono consumare, bruciare e distruggere le cose deperibili.
3. Le fornaci sono utili per raffinare i metalli e rimuovere le scorie.
Alcune esperienze odierne sono simili alle fornaci. La stessa esperienza può distruggere una persona e raffinarne un’altra, purificando l’«oro» presente nel cuore di quest’ultima.
D: In Dt 4,20, perché l’Egitto era come una fornace di «ferro», dal momento che il 1447 a.C. è antecedente all’età del ferro e non esistevano fornaci realizzate in ferro?
R: L’archeologia dimostra che l’Egitto disponeva di utensili in ferro già dal 3000 a.C. Tuttavia, il ferro era difficile da lavorare e molto costoso, poiché richiedeva una temperatura più elevata rispetto al bronzo o al rame. Questo versetto non si riferisce a una fornace composta da ferro, ma piuttosto a una fornace costruita per la fusione del ferro.
D: In Dt 4,24; 5,9; 6,15; Es 20,5; 34,14; Gs 24,19; Na 1,2, in che senso Dio è un Dio geloso?
R: Dio ha sottolineato questa esigenza esclusiva del Suo amore santo, poiché si tratta di un’espressione ricorrente nelle Scritture. Così come un marito o una moglie esigono la fedeltà al patto matrimoniale, Dio esige da noi un’adorazione esclusiva. Dio ci ha creati con amore, si prende cura di noi e sarà con i Suoi figli per sempre. Allontanarsi da Lui per adorare qualcun altro o qualcos’altro equivale a uno schiaffo in volto a Dio. Dio non vuole alcuna adorazione di statue o altre immagini. Dio non vuole l’adorazione di nient’altro, anche se non si tratta di un’immagine fisica. Infine, Dio non vuole che adoriamo alcuna immagine o raffigurazione, anche se si sostiene che raffiguri Lui. È necessario comprendere questo prima di poter capire perché l’idolatria fosse una questione così grave per Dio, anche se si adorava anche il vero Dio.
Ma per loro era difficile rinunciarvi. Come disse Martin Lutero: «Se un uomo non vuole Dio, allora deve avere i propri idoli». Raymond Brown, *Il messaggio del Deuteronomio*, pag. 69.
D: Poiché in Dt 4,25-26 si afferma che sarebbero periti completamente se avessero adorato gli idoli, eppure li adorarono, perché non perirono completamente?
R: Potete trovare la risposta leggendo il versetto immediatamente successivo: Deuteronomio 4:27. Dio avrebbe distrutto il popolo ebraico e lo avrebbe disperso tra le nazioni. Tuttavia, il termine «distruggere» in questo contesto non significa «distruggere completamente». Deuteronomio 4:28-29 precisa il significato dei versetti 25-27 affermando che, se poi avessero cercato il Signore, coloro che lo avessero fatto sarebbero tornati.
Osservando gli ebrei da una prospettiva culturale, vi era un’enorme differenza tra gli ebrei prima che andassero in Babilonia e dopo il loro ritorno da Babilonia. Da quando tornarono da Babilonia, nonostante tutti i loro difetti, non cedettero più alla tentazione di adorare gli idoli. Se nient’altro funziona, a volte occorre un evento catastrofico per liberare una persona o un popolo dal peccato.
D: In Dt 4,41; 19,1-13 e Nm 35,10-34, perché Mosè designò tre città?
R: Queste tre città furono designate in modo particolare come città di rifugio, dove chi avesse ucciso accidentalmente un altro potesse fuggire. Solo all’interno della città sarebbero stati al sicuro dal vendicatore del sangue. Tuttavia, alla morte del sommo sacerdote, avrebbero potuto tornare a casa in tutta sicurezza.
D: In Dt 4,41, l’espressione letterale in ebraico «verso il sorgere del sole» significa che il sole gira attorno alla terra?
R: No. Anche gli astronomi più esperti di oggi parlano di alba e tramonto. Il fatto che Dio abbia usato un’espressione colloquiale non convalida una visione scientifica, così come uno scienziato oggi non viene espulso dal proprio campo di studi per aver affermato che gli piacciono i tramonti.
Affinché un versetto della Bibbia sia in accordo o in disaccordo con una visione scientifica, esso deve affermare come fatto qualcosa riguardo al nostro mondo, come fanno alcuni versetti della Genesi.
D: In Deuteronomio 5:1, qual è l’importanza di «osservare» le leggi?
R: «Osservare» significa obbedire mettendo in pratica. Permettetemi di illustrare il concetto con un esempio. Conosco piuttosto bene le regole del basket, ma avevo intenzione di studiare per conoscerle ancora meglio. Poi stavo pensando di fare un provino per giocare nei Dallas Mavericks. Sono certo che mi avrebbero preso grazie alla mia ottima conoscenza del gioco. Mi accetteranno? Oppure vogliono qualcuno che sappia «dare il meglio di sé» realizzando canestri, effettuando buoni passaggi, marcando e bloccando i tiri, e conquistando rimbalzi? Le regole si possono insegnare, ma solo alcune persone sono in grado di dare il meglio di sé. Allo stesso modo, qualsiasi israelita poteva crescere conoscendo la legge, ma Dio esigeva da loro che la mettessero in pratica. È vero che una persona deve conoscere la legge per obbedirle, ma in nessun punto dell’Antico Testamento viene promesso alcun beneficio a chi conosceva la legge ma non la osservava.
D: In Dt 5,1-30, l’uso del pronome di seconda persona in questo capitolo è “voi” singolare o “voi” plurale?
R: Le forme singolari e plurali sembrano essere mescolate indiscriminatamente in questo capitolo. Kenneth A. Kitchen (AOOT, p. 129) ha rilevato che ciò è comune nei testi semitici. Da ciò possiamo dedurre che le leggi sono applicabili non solo ai singoli individui, ma anche al popolo nel suo insieme.
D: In Dt 5,2-3, chi sono i «padri» di cui si parla qui?
R: Le opinioni al riguardo sono diverse.
Non potrebbero essere gli schiavi ebrei in Egitto, nonostante quanto insegnasse Calvino.
Dio strinse un’alleanza con la generazione precedente, ormai quasi estinta, come insegnava Agostino.
Ma prima di ciò, Dio aveva stretto un’alleanza con i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe.
D: In Dt 5,3, perché si afferma che Dio non ha stretto un’alleanza con i loro padri, quando Dt 5,2 dice che Dio lo ha fatto?
R: Mosè, nel suo ruolo di profeta di Dio, sta sottolineando un punto fondamentale. Ciò è stato sintetizzato con la frase: «Dio non ha nipoti».
Dio aveva effettivamente stretto un’alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe, i loro antenati, in passato. Ma ciò non li aiuterà ora. Riaffermare l’alleanza è una questione seria; sono loro stessi a stringere un’alleanza con Dio. O si è stretto un’alleanza con Dio, oppure no. Ma il fatto che i propri genitori abbiano stretto un’alleanza con Dio non è di alcun aiuto per voi, se non la stringete voi stessi. O siete figli di Dio oppure no. Ezechiele 18 fornisce una spiegazione più dettagliata di questo punto.
D: In Dt 5,6-10, perché i primi due comandamenti sono proprio i primi?
R: I Dieci Comandamenti non iniziavano con i divieti, ma piuttosto con chi è Dio. Gesù disse che amare il Signore vostro Dio con tutto il vostro cuore, con tutta la vostra anima, con tutta la vostra mente e con tutte le vostre forze era il comandamento più importante, e questi primi due comandamenti si concentravano proprio su questo. Essi costituiscono inoltre il fondamento di tutto il resto. Se non siete fedeli a Dio, allora gli altri non hanno molta importanza. Si può essere sleali perseguendo qualcos’altro che si ritiene essere un dio, oppure avendo un’immagine che si sa non essere un dio in sé, ma che allontana dal vero Dio invisibile.
A proposito, l’insegnamento cattolico romano presenta un ordine dei Dieci Comandamenti diverso da quello dei protestanti e degli ebrei. Alcuni insegnamenti cattolici romani considerano Deuteronomio 5,6-10 come un unico comandamento e dividono l’ultimo comandamento, relativo alla cupidigia, in due. Tra il 500 e il 700 d.C. circa, quando la Chiesa cattolica ortodossa cercò di stilare elenchi di peccati, sia mortali che veniali, l’unico peccato che sfuggì alla loro attenzione fu l’adorazione delle immagini.
D: In Dt 5,6-21, perché si trattava solo di una parafrasi di Es 20,2-17, che riportava le parole esatte di Dio?
R: La risposta breve è che Deuteronomio 5,6-21 riporta un richiamo rivolto al popolo e che qui Mosè ha parafrasato il testo. Probabilmente ciò è avvenuto deliberatamente, per dimostrarci che ciò che conta è il significato, non le parole esatte.
La risposta estesa illustra le differenze e fornisce quattro punti da considerare nella risposta.
Differenze tra Esodo e Deuteronomio
«Ricordate» (20:8) contro «Osservate… come il Signore vostro Dio vi ha comandato» (5:12)
o bestiame (20:10) vs. né il vostro bue, né il vostro asino, né alcuno dei vostri animali (5:14)
[assente] (20:10) contro (5:14) aggiunge «affinché il vostro servo e la vostra serva possano riposare come voi».
Tutto il versetto 20:11 contro tutto il versetto 5:15
[assente] (20:12) contro «come il Signore vostro Dio vi ha comandato… e affinché vi vada bene» (5:16)
casa… moglie (20:17) rispetto a moglie… casa o campo (5:21)
Stessi comandi: non vi è alcuna differenza in ciò che doveva essere osservato.
Anche Deuteronomio 5:6-21 potrebbe essere letterale: il Deuteronomio potrebbe anche riportare le parole esatte. Potrebbe trattarsi delle parole esatte della parafrasi di Mosè. Tuttavia, non vi è alcun problema se non fossero le parole esatte di Mosè. L’antico concetto di citazione comprendeva sia le citazioni letterali sia ciò che chiamiamo parafrasi.
Cosa possiamo imparare: È il significato che Dio voleva che le persone ricordassero più delle parole esatte.
D: In Dt 5,9, poiché Dio punisce l’iniquità fino alla terza e alla quarta generazione di coloro che odiano Dio, Dio è giusto?
R: La Bibbia insegna che tutte le vie di Dio sono giuste (Deuteronomio 32:4; Salmo 99:4), ma prima di poter comprendere che cosa sia la giustizia, dobbiamo definire quattro termini.
Giustizia: Dio concede le ricompense per le opere giuste che ha promesso e infligge la punizione per la disobbedienza nei Suoi confronti, come ha promesso. La giustizia di Dio non è qualcosa di misterioso e incomprensibile, ma è descritta nella Sua Parola, la Bibbia.
Equo: «Equo» significa sia che tutti siano trattati esattamente allo stesso modo, sia che Dio tratti sempre tutti esattamente allo stesso modo. Dio non è equo, né afferma di esserlo nella Bibbia, come dimostrano Matteo 20:1-16, Deuteronomio 5:9, Romani 9:10-18 e altri versetti. Giovanni 19:11 e 2 Pietro 2:21 mostrano che coloro che possiedono maggiore conoscenza vengono giudicati con maggiore severità. Ciò dimostra implicitamente che non a tutti viene concessa la stessa quantità di conoscenza, il che è iniquo. Dio è tuttavia giusto e ne tiene conto (Romani 4:15; 5:13). Molti esseri umani hanno concezioni molto diverse della giustizia e, se la vostra opinione in materia non ammette alcuna iniquità, ricordate che Dio ha promesso di essere giusto solo secondo la Sua definizione di giustizia, come illustrato nella Bibbia, e non secondo una particolare definizione umana.
Colpa/Responsabilità: la colpa può essere un’emozione umana, ma non è questo il tipo di colpa di cui si parla qui. In questo contesto, la colpa è la responsabilità, in base alle esigenze della giustizia di Dio, di essere sottoposti all’ira di Dio. Esiste una colpa maggiore e una minore (Giovanni 19:11). Ogni persona è colpevole del proprio peccato; non siamo responsabili dei peccati dei nostri antenati (Ezechiele 18; Deuteronomio 24:16) e non condividiamo la colpa dei nostri figli (Ezechiele 18:20).
Conseguenze: Molte benedizioni, maledizioni e altre conseguenze derivanti dalle azioni di una persona vengono ereditate e trasmesse ad altri. Quando una madre può scegliere se astenersi o cedere al fumo, all’alcol, a un’alimentazione scorretta, alla cocaina o ad altre droghe, è il bambino a subirne le conseguenze. Alcuni esempi di conseguenze trasmesse sono: una persona nata da genitori cristiani, un neonato con malformazioni congenite nato in una zona fortemente inquinata e i bambini che vengono abortiti o uccisi dopo la nascita.
Le conseguenze sembrano ingiuste e sembrerebbero rendere Dio ingiusto se questa breve vita terrena fosse tutto ciò che esiste. Un ex editorialista di *Scientific American*, un deista di nome Martin Gardner, ha espresso un’osservazione profonda nel suo libro *The Whys of a Philosophical Scrivener*. Egli affermò che se si crede nella giustizia (e lui ci credeva), allora si deve credere in un aldilà. In altre parole, la vita su questa terra è talmente ingiusta che, se tutti dovessero ottenere giustizia, dovrebbe esserci un momento dopo la morte in cui tale giustizia venga dispensata. Noi cristiani lo chiamiamo Giorno del Giudizio. Secoli prima, Lattanzio (303-325 d.C. circa) aveva espresso un concetto quasi identico ne *Istituzioni divine*, libro 6, cap. 9, pagg. 171-172.
Passiamo ora a rispondere alla domanda sulla giustizia di Dio in Deuteronomio 5:9. Dio è giusto, ma non equo. Le persone possono ereditare le conseguenze, ma non la colpa. Ma rendiamo lode a Dio perché Egli non è solo giusto, ma anche misericordioso.
D: In Dt 5,11 ed Es 20,7, quali sono i diversi modi in cui le persone prendono il nome di Dio invano?
R: Il significato ebraico in questo contesto è molto ampio. Letteralmente significa «associare il nome di Dio al vuoto». Comprende l’uso del nome di Dio come parolaccia, per maledire qualcuno o come formula magica.
D: In Dt 5,14, dato che gli animali non conoscono la Legge di Mosè, perché non era loro permesso lavorare?
R: Sebbene le Scritture non ne indichino il motivo, possiamo individuare una serie di possibili ragioni.
Non dovevano apportare alcun beneficio ai propri proprietari mentre lavoravano.
Sarebbe stato più salutare anche per l’animale avere un giorno di riposo.
Non dovremmo dimenticare (come fecero gli stessi Israeliti) che essi dovevano essere una luce e un esempio per le altre nazioni, affinché prendessero molto sul serio il comando di Dio.
D: In Dt 5,15, gli Israeliti dovevano osservare il sabato perché erano schiavi in Egitto, oppure Dio lo comandò perché aveva creato i cieli e la terra in sei giorni, come afferma Es 20,11?
R: Entrambe le ragioni sono valide. La ragione legata all’imitazione dell’opera di Dio nella Creazione è indicata in Esodo 20,11. Una ragione aggiuntiva, ovvero il fatto che fossero schiavi (senza sabato) in Egitto, è indicata in Deuteronomio 5,15.
Potrebbe essere utile considerare un esempio umano di come si agisca per tre diverse motivazioni. Potremmo dire a una persona di non spettegolare perché è ciò che Dio comanda. Potremmo dire a una seconda persona di non spettegolare perché ciò dimostra il suo amore e il suo rispetto per Dio. Potremmo dire a una terza persona di non spettegolare per amore verso il prossimo. Si vedano «Difficoltà bibliche e apparenti contraddizioni», pagg. 209-210, per un altro esempio.
Generalizzando su questo punto, i cristiani possono essere motivati a compiere il bene in base al carattere di Dio, in base alle esperienze passate proprie o altrui, in base all’amore presente per Dio e per il prossimo, oppure in base alla speranza futura. La motivazione più forte è probabilmente la combinazione di tutti questi elementi. Il volume *Quando i critici chiedono*, a pag. 118, fornisce una risposta simile, affermando che qualcosa può essere ricordato per due ragioni. Una era la ragione «iniziale» della Creazione, e l’altra era una ragione «successiva» legata alla redenzione.
D: Poiché in Dt 5,17 ed Es 20,13 si afferma «Non ucciderai», perché esisteva la pena capitale?
R: Dio non ha mai detto «Non ucciderai»; piuttosto, Dio ha comandato: «Non commetterai omicidio» (Esodo 20:13; Deuteronomio 5:17). Ciò non solo si evince dall’ebraico, ma lo dimostra anche il contesto stesso, poiché agli Israeliti era stato ordinato di giustiziare le persone per determinati crimini, come in Esodo 21:12-17. Inoltre, sia nell’Esodo che nel Deuteronomio le guerre erano giustificate in determinate circostanze.
Nel Nuovo Testamento ci viene detto di amare i nostri nemici (Luca 6:27-36 e Matteo 5:43-44) e, come individui, non dovremmo vendicarci, come insegna Romani 12:17-21. Tuttavia, a bilanciare ciò, il capitolo immediatamente successivo insegna che il governo ha una responsabilità nei confronti di Dio, poiché «non porta la spada invano» ed è «strumento di punizione per chi commette il male», come mostra Romani 13:4.
D: In Deuteronomio 5:19 ed Esodo 20:15, quali sono alcuni modi in cui le persone possono rubare?
R: Il modo più ovvio è rubare denaro o beni materiali, come in Esodo 22:2. Ma si riferisce anche al rapimento di persone, come nel caso del sequestro di persona o della riduzione in schiavitù, come indicano Deuteronomio 24:7 ed Esodo 21:16. Può inoltre riferirsi all’appropriazione indebita di denaro tramite frode o inganno. Rubare può significare utilizzare illegalmente determinate cose, come software, DVD o brani musicali. Rubare può significare sottrarre tempo a un datore di lavoro. Il furto può essere illegale, oppure può avvenire attraverso leggi inique, ma in entrambi i casi è un male agli occhi di Dio.
D: In Dt 5,20 ed Es 20,16, quali sono alcuni modi in cui le persone possono rendere falsa testimonianza?
R: Oltre alla falsa testimonianza in tribunale, può riferirsi anche al raccontare bugie per concludere una vendita, per mettere qualcuno contro qualcos’altro o per cercare di farsi apprezzare da qualcuno. Dio non viene glorificato se si dovesse dire qualcosa che si sa essere falsa al fine di persuadere qualcuno a diventare cristiano. Nel condividere il Vangelo ci si trova talvolta di fronte alla scelta tra «edulcorare la verità» per risultare più persuasivi, oppure dire tutta la verità con onestà, anche se ciò risulta meno persuasivo. Ogni volta che vi trovate in una situazione del genere, rendetevi conto che la prima opzione, «edulcorare la verità», rappresenta per noi una tentazione di dispiacere a Dio. Scegliete sempre la seconda opzione.
D: In Dt 5,21 ed Es 20,17, in che cosa differisce questo comandamento dagli altri nove?
R: Quando qualcuno infrange uno dei primi nove comandamenti, vi è una prova esteriore e fisica; tuttavia, una persona può covare desiderio nel proprio cuore senza mostrare alcun segno. Si può desiderare la ricchezza, il coniuge, la fama, la popolarità o l’aspetto fisico di qualcuno senza compiere alcuna azione. Ma l’atteggiamento del cuore che nutre tale desiderio rimane comunque un peccato.
D: Perché Deuteronomio 5:21, l’ultimo dei Dieci Comandamenti, [presumibilmente] insegna che le mogli sono proprietà degli uomini? (Un musulmano ha affermato questo.)
R: NON insegna che le mogli siano proprietà degli uomini. Afferma che un uomo non deve desiderare la moglie o i beni del proprio prossimo, ma ciò non significa che la moglie sia una proprietà.
D’altra parte, conosco almeno un musulmano che, quando è arrivato in America e ha dovuto dichiarare i propri beni, ha inserito la moglie nell’elenco. Dopo aver spiegato l’espressione «le donne che la vostra mano destra possiede» nel Corano, forse vorremmo illustrare quanto segue tratto dagli hadith sunniti.
Quando a qualcuno viene data una donna, una serva o del bestiame, egli deve afferrarne la fronte e pregare Allah. Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 1918, pag. 157
«Trattate bene le donne, poiché esse sono [come] animali domestici (‘awan) al vostro servizio e non possiedono nulla di proprio». al-Tabari, vol. 9, pag. 113. [Altri studiosi musulmani non concordavano con al-Tabari sul fatto che alle donne fosse vietato possedere qualcosa di proprio.]
D: Perché in Dt 5,22 si afferma che Dio non aggiunse altro, quando vi erano altri comandamenti?
R: Vi è un aspetto secondario e uno principale.
In primo luogo, nel momento e nel luogo in cui Dio diede i Dieci Comandamenti, Egli non ne diede altri in quell’occasione.
Il punto più importante è che, in nessun momento, Dio ha mai emanato un undicesimo comandamento. Dio ha dato molti comandamenti – gli ebrei ne hanno contati 613 nella Torah – ma questi sono i «dieci principali» e non ve ne sono altri aggiuntivi.
D: In Dt 5,28-29, di cosa esattamente Dio si compiace e cosa loda in questo passo?
R: Egli non sta lodando la loro osservanza dei Dieci Comandamenti, poiché questi erano stati appena dati e, a quel punto, non avevano ancora dimostrato di averli seguiti. Piuttosto, Dio è compiaciuto del loro atteggiamento di riverente soggezione e del loro impegno sincero a obbedirvi. Ma Dio, che conosce il futuro, mostra in Deuteronomio 5:29 quanto desiderasse, invano, che il popolo rimanesse sempre fedele al proprio impegno di compiacerLo.
D: In Dt 6,3; 11,9; 26,9.15; 27,3; 31,20; Es 3,8.17; 13,5; 33,3; Lev 20,24; Num 13,27; 14,8; 16,14; Gios 5,6; Ger 11,5; 32,22; ed Ez 20,6,15, perché l’Antico Testamento fa spesso riferimento alla terra dove scorrono latte e miele?
R: Esaminiamo innanzitutto il latte e poi il miele.
Latte: il latte che le persone bevevano proveniva da mucche, pecore, capre e cammelli. I pastori non potevano nutrirsi esclusivamente di carne; il latte forniva la maggior parte delle altre sostanze nutritive. Dopotutto, il latte è l’unica fonte di nutrimento di cui dispone un cucciolo. Pertanto, il latte era presente in quasi tutte le terre; tuttavia, se ne trovava in maggiore quantità laddove era possibile allevare un numero maggiore di capi di bestiame.
Miele: il miele era una prelibatezza, utilizzata per addolcire i cibi. Per produrre grandi quantità di miele occorrono molti fiori, che in Egitto generalmente non erano presenti. Secondo il numero 98 della rivista PEQ (luglio-dicembre 1966), Canaan era ben nota per il miele. Intorno al 1950/1920 a.C., il viaggiatore egiziano Sinuhe affermò che Canaan possedeva abbondanti quantità di miele e olive (ANET, pp. 19-20). Il faraone Thutmose III (1483-1450 a.C.) raccolse centinaia di vasi di miele da Canaan come tributo. Tuttavia, i ribelli israeliti Datan e Abiram definirono l’Egitto una terra dove scorrevano latte e miele in Numeri 16:13. A Ugarit (sulla costa nord-occidentale dell’odierna Siria) scrissero in modo iperbolico di Canaan: «I cieli facevano piovere olio; e i ruscelli scorrevano di miele» (BA, 27 dicembre 1965). Il miele era abbondante, come dimostra il fatto che Gionatan ne mangiò un po’ che si trovava per terra in 1 Samuele 14:29-43. Giovanni Battista si nutriva esclusivamente di locuste e miele selvatico in Matteo 3:4. Il re Ezechia possedeva alveari domestici.
D: In Deuteronomio 6:4, poiché Dio è «Uno», che ne è della Trinità?
R: Innanzitutto, in molti manoscritti ebraici questo versetto presenta lettere di dimensioni molto grandi alla fine, chiamate «majuscula» in latino e in inglese. Ecco alcune delle parole utilizzate nell’Antico Testamento per indicare «uno».
chad: significa semplicemente «uno» ed è usato raramente.
‘ishshah: uno, ciascuno, ogni, femmina
‘oysh: un uomo o un individuo. (molto comune nell’Antico Testamento)
‘echad: che significa «unito, simile, solo e nel suo insieme» (molto comune nell’Antico Testamento)
La parola utilizzata in Deuteronomio 6:4 è ‘echad. Pertanto, si potrebbe tradurre questa parola con «uniti», sebbene «uno» sia una traduzione più ampia e preferibile. La stessa parola è utilizzata anche in:
Genesi 2:24, dove si afferma che il marito e la moglie sono una sola carne.
Il Deuteronomio 6:4 afferma che c’è un solo Dio.
Genesi 1:5 recita: «E fu sera, e fu mattina: il primo giorno» (letteralmente «un giorno» in ebraico).
Un esempio di come questa parola indichi un’unità composta da più parti si trova in Esodo 26:6,11, dove cinquanta ganci tengono insieme le tende (al plurale) «affinché il tabernacolo formi un’unità» (in ebraico ‘echad, «uno»). Anche Ezechiele 37:17,19,22 parla di due bastoni uniti insieme come «uno», utilizzando la stessa parola.
D: In Dt 6,4-5, perché questo comandamento, chiamato «Shema», menziona il cuore, l’anima e la forza?
R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo osservare quanto segue.
1. Immaginate che la Bibbia dicesse di amare Dio solo con la nostra anima. Confideremmo in Lui per preservare la nostra vita e potremmo voler mantenere pura la nostra anima, ma ciò non significa che avremmo alcun impegno verso Dio.
2. Immaginate che la Bibbia dicesse di amare Dio solo con le nostre forze. Adempiremmo il nostro dovere verso Dio e lavoreremmo sodo al Suo servizio, ma l’impegno non implica che proviamo alcun affetto o predilezione per Dio.
3. Immaginate che la Bibbia dicesse di amare Dio solo con il nostro cuore. Proveremmo un grande desiderio di una relazione più profonda con Dio, senza smettere di confidare in noi stessi e senza fare nulla con diligenza per obbedirgli e servirlo.
Per quanto ci sforziamo, non possiamo amare Dio completamente senza tutti e tre questi elementi. Per un quarto elemento, si veda Marco 12:30.
Per inciso, Deuteronomio 6:4 può essere considerato una sintesi di tutto il capitolo 6 e dei capitoli da 11 del Deuteronomio. La parola «shema» significa letteralmente «ascolta».
D: In Dt 6,7.20, dovremmo educare i nostri figli o semplicemente lasciarli crescere affinché decidano da soli?
R: Insegnare non significa fare il lavaggio del cervello, e proprio come un genitore sarebbe negligente se non insegnasse ai propri figli le norme di sicurezza, i genitori cristiani sono negligenti se non insegnano ai propri figli chi è Dio. I nostri figli sono una nostra responsabilità. Non siamo responsabili dinanzi a Dio per le scelte che essi compiono liberamente, ma siamo chiamati a rendere conto di come li abbiamo cresciuti e di ciò che abbiamo loro insegnato. Proverbi 22:6 dice di educare un bambino secondo la via che deve seguire. Efesini 6:4 è un comando rivolto ai padri affinché educhino i propri figli secondo l’insegnamento e l’istruzione del Signore. Gesù, in Matteo 19:14, disse di lasciare che i bambini venissero a Lui e di non ostacolarli.
Piuttosto che preoccuparvi di insegnare loro le cose giuste, prestate attenzione agli atteggiamenti negativi che potrebbero acquisire dall’ambiente circostante se non stanno attenti. Anziché lasciarli a se stessi, pregate per loro e pregate con loro, ogni giorno. La famiglia ha la responsabilità primaria di insegnare ai propri figli chi è Dio, mentre la chiesa ha quella secondaria, non il contrario.
D: In Deuteronomio 6:8-9, i credenti dovrebbero avere lo Shema (Deuteronomio 6:4) sulla fronte e sulle mani?
R: Si veda la domanda successiva per capire come riconoscere quando si sta interpretando qualcosa in modo eccessivamente letterale e legalistico.
Non vi è alcuna prova che qualcuno in Israele abbia interpretato questo passo in modo eccessivamente letterale fino all’epoca dei farisei. Non disponiamo di alcuna testimonianza che indichi che Mosè o Giosuè stessi lo facessero.
D’altra parte, i cristiani oggi spesso espongono nelle loro case decorazioni su cui sono riportati versetti biblici. Ciò non avviene per legalismo, ma per il desiderio di avere la Parola di Dio nei nostri cuori.
D: In Dt 6,8-9, dato che i credenti non hanno bisogno di portare versetti biblici sulla fronte, come si può capire se si sta interpretando un passo in modo eccessivamente letterale?
R: Se si intende interpretare questo passo in modo eccessivamente letterale, si dovrebbe essere coerenti e applicare lo stesso approccio all’intero brano. Deuteronomio 6:6 afferma che le parole dovrebbero essere nel nostro cuore e, dato che oggi si praticano interventi a cuore aperto…
Seriamente, prima di trovare la risposta su come interpretare un passo, è importante porre con spirito di preghiera la domanda corretta. La domanda corretta è: «In che modo Dio e l’autore umano intendevano che i credenti interpretassero il passo?». Esiste un test in cinque parti che dovreste applicare alla vostra interpretazione di qualsiasi passo, per rispondere a questa domanda.
1. La mia interpretazione è coerente, oppure sto interpretando una parte del brano in un modo e un’altra parte in modo diverso?
2. La mia interpretazione rende prive di significato alcune parti del brano? Se sì, c’è qualcosa che non va nella mia interpretazione.
3. La mia interpretazione ha senso alla luce del contesto dei versetti che precedono e seguono il brano?
4. La mia interpretazione è coerente con ciò che Dio ha detto nel resto della Scrittura riguardo a queste verità e a questo passo? Tuttavia, tenga presente che un passo può contenere più di una verità.
5. Infine, vi è un criterio di minore importanza. Osservate come Dio abbia guidato i cristiani biblici, sia dei primi tempi che moderni, nell’interpretazione di questo brano.
D: In Dt 6,10-13, quando le persone devote raggiungono il benessere o una salute migliore, quali fattori tendono a far sì che alcune rimangano riconoscenti e vicine a Dio, mentre altre si allontanino ora che non hanno più bisogni immediati?
R: I credenti possono reagire in modi molto diversi alla tentazione di allontanarsi a causa della ricchezza, per una combinazione di diverse ragioni.
Alcuni non si rendono nemmeno conto della tentazione di allontanarsi, finché non vi sono già caduti.
Ingrati
Intrappolati dall’amore per il mondo. (1 Giovanni 2:15)
Hanno perso il contatto con la natura maestosa di Dio. (Salmo 50:21)
Orgoglio, poiché pensavano di avercela fatta da soli. (Salmo 115:1)
Non ritengono di aver più bisogno che Dio faccia altro per loro. (Proverbi 30:7-9)
Intrappolati dal denaro: o desiderosi di guadagnarne di più, o timorosi di perderlo tutto, oppure timorosi di lasciarsi sfuggire un’occasione di guadagno. (1 Timoteo 6:9-11)
Sedotti dai loro nuovi amici.
Dimenticano le preziose promesse che Dio ci ha fatto.
D: In Dt 6,16, qual è il significato di Massah?
R: In ebraico «massah» significa «prova». Questo è il nome che diedero al luogo in cui mormorarono contro Dio perché non avevano acqua. Dimenticarono come Dio si fosse preso cura di loro in precedenza, durante il pericolo rappresentato dall’esercito del Faraone e nei loro precedenti viaggi nel deserto, e cominciarono a dubitare che Dio avrebbe continuato a prendersi cura di loro.
Gesù citò questo versetto in Matteo 4,7 e Luca 4,12 quando Satana lo tentò dicendogli di gettarsi giù dall’ala del tempio. Allo stesso modo, non dovremmo compiere azioni sconsiderate solo per verificare se Dio ci proteggerà.
I cristiani possono attraversare momenti difficili nella loro vita in cui iniziano a dubitare che Dio continui a prendersi cura di loro. Quello può essere per noi un luogo chiamato Massah. Quando vi trovate in quel luogo, continuate comunque a lodare Dio, ricordate come Dio si è preso cura di voi in passato e conservate la speranza che Egli continui a prendersi cura di voi sulla terra, fino a quando non sarà giunto il momento di tornare a casa in cielo.
D: In Dt 6,20, qual è il significato dell’insegnamento qui contenuto?
R: I genitori dovevano istruire i propri figli giorno dopo giorno. Quando un bambino poneva una domanda, specialmente una così importante come questa, i genitori non dovevano allontanarsi per preparare una risposta. Dovremmo essere in grado di rispondere immediatamente perché abbiamo già una risposta pronta. Dovremmo essere in grado di insegnare tutto ciò che il bambino desidera, al livello adeguato alle sue capacità.
D: In Dt 6,20, perché non vengono menzionate le figlie?
R: In Deuteronomio 6:7 si prevedeva che si insegnasse a tutti i figli, maschi e femmine. In ebraico, il termine «uomo» può riferirsi alle persone in generale, e «figli» può riferirsi ai bambini in generale. Secondo un articolo apparso su Christianity Today del 27/10/1997 a pag. 35, in ebraico non esiste una parola specifica per «figli», ma solo una per «figli maschi» e una per «figlie». Quando un parlante ebraico intendeva sia i figli maschi che le figlie, utilizzava la parola «figli».
D: In Dt 7,1, qual era la popolazione stimata delle sette nazioni di Canaan che erano più numerose degli Israeliti?
R: Il punto è che l’esercito degli Israeliti era inferiore a quello combinato dei Cananei. La risposta si articola in tre parti.
1. Gli Israeliti contavano un numero di persone inferiore alla popolazione complessiva dei Cananei.
2. All’epoca in Palestina le precipitazioni erano più abbondanti, quindi la terra poteva sostenere un numero maggiore di persone. I 2,5 milioni di israeliti dei tempi biblici sono comunque meno dei 5 milioni di israeliani odierni.
3. Ecco i dati demografici all’epoca di Giosuè, stimati al 40%.
Regione | Popolazione |
Canaan settentrionale (esclusi i Fenici) | 800 K |
Fenici nell’Asher occidentale | 315.000 |
Canaan meridionale (esclusi gli Amaleciti) | 888 K |
Amaleciti | 110 K |
Amorrei della Transgiordania | 340 K |
Ammoniti + Moabiti + Edomiti | 209 K |
Si veda la domanda successiva per la fonte di questi dati.
D: In Dt 7,1, qual è la fonte dei dati demografici riportati nella domanda precedente?
R: Non ho trovato alcuna fonte che riportasse la popolazione antica suddivisa con questo livello di dettaglio, pertanto quanto riportato in precedenza è una sintesi delle mie stime personali. Ecco i miei dati. Si tenga presente che il numero accanto a una determinata città non indica la popolazione che vive all’interno di quella città, bensì la popolazione della città più quella dell’area rurale circostante.
CANAN SETTENTRIONALE 1155 | |||
...FENICI (W ASHER) 315 | |||
Abden | 10 | Irqata | 10 |
Acco [porto] | 15 | Kanah | 15 |
Achshaph | 15 | Misrefot-Amaim | 10 |
Achzib | 15 | Nahariya [porto] | 10 |
Ahlab | 10 | Grande Sidone 4000 a.C. | 30 |
Ambi | 10 | Sidone Minore [porto] | 15 |
Ardata | 10 | Simyra | 10 |
Batuna | 10 | Tripoli [porto] | 15 |
Beth-Emek | 10 | Tiro [porto] 1900 a.C. | 10 |
Berito (Beirut) [porto] | 20 | Ullaza (Orthosia) | 10 |
Byblos 7000 a.C. | 20 | Uzu | 10 |
Hammon | 10 | Zarefath, 1600 a.C. | 15 |
...LA TERRA DI EAST ASHER 85 | |||
Aphek | 10 | Carmelo | 10 |
Arruboth | 5 | Rehob (3150 a.C.) | 10 |
Beten | 10 | Sharon | 5 |
Dor | 15 | Shiqmona | 5 |
Helkath | 5 | Zeror | 5 |
Kabul (Cabul) | 5 | ||
...LA TERRA DI NAFTALI 180 | |||
Abel-beth-maacah | 10 | Janoah | 10 |
Adami-Nekeb | 10 | Kadesh | 10 |
Bet-Anath | 10 | Kinneret 3000 a.C. | 10 |
Beth-Shemesh (nord) | 10 | Madon | 5 |
En-Hazor | 5 | Merom | 10 |
Hammath | 10 | Meroz | 5 |
Hazor (175 acri) | 40 | Ramah | 10 |
Hukkok | 10 | Zer | 5 |
Ferro | 10 | ||
...TERRA DI ZEBULUN 115 | |||
Betlemme (a nord) | 10 | Gat-Hefer | 15 |
Chesulloth | 10 | Nahalal | 10 |
Daberath | 10 | Sarid | 10 |
Hannathon | 15 | Rimmon | 10 |
Harosheth | 10 | Shimron | 15 |
...Gli Hivvei dell’Hermon 35 | |||
Baal-gad | 10 | Laish | 15 |
Ijon | 5 | Mizpeh | 5 |
...BASAN SETTENTRIONALE 50 | |||
Aphek | 10 | Golan | 15 |
Ashtaroth | 10 | Karnaim | 15 |
...TERRA DI ISSACAR 115 | |||
Bet-Shan | 25 | Jezreel | 10 |
Beth-Haggan | 10 | Iokneam | 10 |
Endor | 10 | Ophrah | 10 |
Harod | 10 | Shunem | 15 |
Jabneel | 15 | ||
...TERRA DI MANASSE OCCIDENTALE 128 | |||
Abel-Meholah | 5 | Silo | 10 |
Bezek | 10 | Zeror | 5 |
Dothan | 15 | Taanach -1500 a.C.- | 10 |
Ibleam | 15 | Thebez | 10 |
Kedesh | 5 | Tirza | 10 |
Megiddo 3500 a.C. | 18 | Zanaanim | 5 |
Sichem -1800 a.C.- | 10 | ||
...TERRA DI EFRÀIM 132 | |||
Aphek | 10 | Naaroth | 10 |
Atarot | 15 | Pirathon | 5 |
Baal-Hazor | 5 | Shaalbim | 5 |
Bet-Horon (Inferiore) | 12 | Silo | 10 |
Gezer 3000 a.C. – (30 acri) | 15 | Tappuah | 10 |
Lebonah | 10 | Timna-Serah | 10 |
Michmethath | 5 | Zerethan | 10 |
CANAN DEL SUD 983 | |||
... TERRA DI BENJAMIN 172 | |||
Ai | 12 | Gerico, 7000 a.C. circa | 10 |
Anathoth | 5 | Gerusalemme, 3000 a.C. circa | 25 |
Bahurim | 5 | Kephirah | 5 |
Beeroth | 5 | Kiriath Jearim | 10 |
Bet-Hogla | 5 | Micmas | 5 |
Bet-Horon (Inferiore) | 5 | Mizpa | 10 |
Betel 2000 a.C.- | 10 | Nob | 5 |
En-Rogel | 5 | Ophrah | 5 |
En-Shemesh | 5 | Ramah | 5 |
Geba | 5 | Remaraim | 5 |
Gibea | 10 | Shalishah | 5 |
Gabaon | 20 | ||
...LA TERRA DI DAN 230 | |||
Amarna | 10 | Gibbeton | 10 |
Antipatris 3000 a.C. | 10 | Jabneh (Jabneel) | 10 |
Bene-Berek | 10 | Gaffa (Joppa) 4472 a.C. | 10 |
Beth-Shemesh 2200 a.C. (a sud) | 20 | Lod | 10 |
Chesalon | 10 | Ono | 10 |
Ekron 50 acri | 40 | Tappuah | 10 |
Elteka | 10 | Timna | 10 |
Eshtaol | 10 | Yavneh | 10 |
Gath-Rimmon | 10 | Zora | 10 |
Geoloroth | 10 | ||
...REGNI AMORREI 120 | |||
Azekah | 10 | Jarmuth | 2 |
Debir 2350 a.C. | 15 | Lachish, circa 3100 a.C. | 23 |
Eglon | 25 | Libna | 15 |
Hebron | 20 | Makkedah | 10 |
...PARTE DI GIUDA/SIMEONE 352 | |||
Adullam | 5 | Hazar-Shual | 5 |
Anab | 5 | Joktheel | 5 |
Aphek | 10 | Jattir | 5 |
Ashan | 2 | Juttah | 5 |
Ashdod | 15 | Kain | 5 |
Ashkelon (-2850 a.C.-) | 25 | Kabzeel | 5 |
Baalah | 2 | Keilah | 5 |
Beersheba | 10 | Lehi | 5 |
Betlemme (sud) | 1 | Madmannah | 5 |
Beth-Eglaim 2200 a.C.- | 15 | Maon | 5 |
Beth-Palet | 5 | Masada | 5 |
Beth-Zur 1750 a.C. | 10 | Michmethath | 5 |
Bethul | 5 | Mizpeh | 5 |
Carmel | 5 | Moladah | 5 |
Città del Sale (Qumran) | 5 | Netofah | 5 |
Eltolad | 5 | Ramah | 5 |
Ezem | 5 | Rafia | 5 |
En-Gedi | 5 | Sharuhen | 10 |
En-Rimmon | 5 | Socoh | 5 |
Eshtamoa | 5 | Tamar | 5 |
Etam | 5 | Tekoa | 5 |
Gath | 25 | Tell Abu Matir | 2 |
Gaza | 25 | Zanoah | 5 |
Gedor | 5 | Zenan | 5 |
Gerar | 5 | Ziklag | 10 |
Gibea | 5 | Zif | 5 |
...AMALECITI 110 | |||
Abronah [oasi] | 5 | Jotbathah [oasi] | 5 |
Arad | 10 | Kadesh-Barnea | 15 |
Aroer | 10 | Moseroth | 5 |
Bene Jaakan [oasi] | 5 | Monte Seir | 10 |
Beth-Palet | 10 | Rehoboth | 5 |
Ezion-Geber [oasi] | 5 | Tamar | 5 |
Hor Haggidad [oasi] | 5 | Timna presso Elath [oasi] | 5 |
Hormah | 10 | ||
D: In Dt 7,1, chi erano i Girgashiti?
R: Oggi non sappiamo chi fossero. Tuttavia, al di fuori della Bibbia, alcuni scritti di Ugarit li menzionano, secondo G. Douglas Young, Concordance of Ugaritic, pag. 14, e C.H. Gordon, UT, pag. 381.
D: In Dt 9,1, come mai Mosè disse che avrebbero attraversato il fiume Giordano «oggi», dato che molto probabilmente ciò sarebbe avvenuto più di 24 ore dopo?
R: Il termine ebraico per «giorno», yom, può anche indicare un periodo di tempo. Un esempio è il prossimo «Giorno del Signore» che precederà immediatamente il ritorno di Cristo, il quale durerà più di 24 ore. Naturalmente, avrebbero comunque potuto attraversare il Giordano anche in 24 ore, se la colonna del popolo in marcia fosse stata molto ampia.
D: In Dt 7,1-5, qual era il vero pericolo che gli Israeliti stavano per affrontare?
R: Da un punto di vista umano, sembrerebbe che il vero pericolo fosse quello di entrare in una terra dove i loro nemici erano ben armati e più numerosi degli Israeliti. Ma quello non era il vero pericolo; Dio avrebbe potuto occuparsene, anche se avesse dovuto far piovere pietre dal cielo per combatterli, cosa che fece. Ma esisteva un pericolo ben più reale e grave: che smettessero di combattere e scendessero a compromessi. Avrebbero onorato i loro dei, avrebbero contratto matrimoni misti e avrebbero permesso ai propri figli di fare altrettanto. Quando iniziarono a onorare gli dei cananei, allora Dio ritrasse il Suo aiuto contro il pericolo visibile rappresentato dagli eserciti cananei e filistei.
Il futuro era luminoso e promettente, ma irto di pericoli. Stavano andando verso una grande terra dove scorrevano latte e miele, ma stavano attraversando grandi cambiamenti nella loro vita. A volte, quando Dio ci dona cose buone, trascuriamo il fatto che dovremo cambiare, o che anche a noi accadranno grandi cambiamenti nella vita.
Un piccolo dettaglio è che il problema non era allontanarsi dall’Unico Vero Dio. Il problema era rivolgersi ad altri dei, indipendentemente dal fatto che continuassero o meno a professare a parole la fede nell’Unico Vero Dio.
D: In Dt 7,2-5, quali sono alcuni modi in cui oggi dobbiamo «non stringere alcun patto» con altre cose quando siamo tentati di farlo?
A: Perché un cristiano dovrebbe dedicarsi all’astrologia, all’alcol, alla marijuana o ad altre droghe? Mangiare in modo sano va bene, ma perché una persona credulona, cristiana o meno, dovrebbe voler pagare per il potere curativo dei cristalli? I demoni dispongono di una serie pressoché infinita di cose con cui possono indurre i cristiani a cimentarsi o a dividere la propria fedeltà: la comunità LGBTQ+, l’aborto, la fusione tra cristianesimo e islam, la fusione tra cristianesimo e induismo, la mitologia greco-romana classica, la fusione tra cristianesimo e psicologia laica, la fusione tra cristianesimo e filosofia laica. Tuttavia, è possibile raggruppare questi aspetti in alcune categorie.
Piacere o interesse personale (Vangelo della prosperità)
1896-1911 Wallace Wattles era uno scrittore socialista del movimento del «Nuovo Pensiero». Scrisse *La scienza di diventare ricchi* e fu scomunicato dai metodisti.
1879-1925 Russell H. Conwell era un battista di Filadelfia che guidava la più grande chiesa degli Stati Uniti dell’epoca. Insegnava che, se si cercava bene, si potevano trovare diamanti nel proprio giardino. (World Christian Trends AD 30-AD 2200, pag. 143)
Il tentativo di innovare con nuove idee (orecchie pruriginose)
1831-1844 Il pastore battista laico William Miller, nel nord-est dello Stato di New York, fondò il movimento dei Milleriti. Egli affermò che Cristo sarebbe tornato tra il 21 marzo 1843 e il 21 marzo 1844. Da 50.000 a 100.000 seguaci. Poi, il 22 ottobre 1844, avvenne ciò che in seguito fu conosciuto come «La Grande Delusione». Da quel movimento nacquero i Testimoni di Geova (circa 8,8 milioni), i Cristadelfiani (di cui oggi ne rimangono solo 60.000) e gli Avventisti del Settimo Giorno (circa 21 milioni).
1843-1864: Hung Hsiu-Chuan si definiva «fratello di Gesù». Diede inizio alla ribellione dei Tai-ping, durante la quale persero la vita 35 milioni di persone, mentre cercava di instaurare il «Grande Regno Celeste della Pace». Sebbene pochi occidentali ne siano a conoscenza, questi eventi si verificarono all’incirca nello stesso periodo della guerra civile americana e, al confronto, fecero apparire quest’ultima come una semplice scaramuccia.
1783-1872 N.F.S. Grundtvig desiderava integrare la mitologia norrena nel luteranesimo.
1867: primo raduno nazionale del «Holiness Camp» a Vineland, nel New Jersey. Si verificarono grida, danze nello Spirito, risate sacre e rotolamenti sacri, secondo quanto riportato in *World Christian Trends AD 30 – AD 2200*, pag. 142
1855-1900 Un gran numero di abitanti delle isole del Pacifico si convertì dal cristianesimo al mormonismo. Il Tempio mormone delle Hawaii fu consacrato nel 1909.
1907 – «L’Era dell’Acquario»: L.H. Dowling scrisse il Vangelo dell’Acquario di Gesù Cristo. Egli sosteneva che Gesù avesse studiato l’induismo sotto la guida di guru.
1919 – Le Van Trung fondò la Chiesa Missionaria Cao Daista in Vietnam, che fonde buddismo, etica confuciana, culto degli antenati e un’organizzazione di tipo cattolico.
1954 – Sun Myung Moon riteneva di essere il Cristo [non Gesù] tornato sulla terra, scrisse *Il Principio Divino* e fondò la Chiesa dell’Unificazione.
1933-1959 – Victor e Florence Houteff lasciarono gli Avventisti del Settimo Giorno per fondare gli Avventisti del Settimo Giorno Davidiani. Insegnavano che Dio avrebbe ucciso gli Avventisti del Settimo Giorno malvagi il 22 aprile 1959. In seguito si divisero e un gruppo divenne i Branch Davidiani.
1964 – Chiesa di Dio della Società Missionaria Mondiale (= Chiesa di Ahnsahnghong, = Eloisti) (2 milioni) Crede in un Padre celeste e in una Madre celeste. Fondata da Ahnsahnghong, il quale affermava di essere l’incarnazione del Padre celeste. È necessario osservare le feste dell’Antico Testamento.
-1978: Jim Jones e Jonestown, in Guyana, dove morirono 925 persone. Agli abitanti di Jonestown fu somministrata da bere del Kool-Aid rosso contenente cianuro.
1985 – Apollo Quiboloy è un evangelista filippino sostenitore della dottrina dell’Unicità. Affermava di essere il «Figlio di Dio Designato» che decide chi va in paradiso.
1931-1986: Herbert W. Armstrong fondò la Chiesa di Dio Universale. Insegnava che il Rapimento sarebbe avvenuto nel 1986. Insegnava il british-israelismo e seguiva le leggi alimentari mosaiche. Riteneva che la Trinità fosse satanica. Dopo la sua morte si verificarono delle scissioni e un gruppo accettò la Trinità.
1941-2000 George Huntston Williams, eretico unitariano e storico degli unitariani sociniani
1985-2014 Arnold B. Murray e la Shepherd’s Chapel. Modalisti, dottrina del «seme del serpente», preesistenza delle anime, british-israelismo, Movimento dell’Identità Cristiana, negazione del rapimento, annichilazionismo
Essere in grado di raggiungere più persone con il proprio messaggio
Non dirò «raggiungerle con il Vangelo», poiché spesso sono costretti a «svuotare il Vangelo» e raggiungono le persone solo con una versione riduttiva del Vangelo. Ecco alcuni esempi:
I traduttori della Wycliffe Bible Translators hanno realizzato una traduzione della Bibbia in arabo e anche in turco, in cui hanno sostituito le parole «Figlio» e «Padre» quando si riferiscono a Dio.
Andy Stanley e l’accettazione delle persone LGBTQ+ praticanti senza dire loro che devono pentirsi e ripudiare il proprio stile di vita.
Rick Warren (autore di *Una vita con uno scopo*) ha insegnato che i musulmani credono nello stesso Dio.
Per cercare di integrarsi o evitare la persecuzione
Ciò può significare attingere ad aspetti di altre religioni e cercare di combinarli con il cristianesimo.
130 – Circa trenta sette gnostici nei primi secoli del cristianesimo agirono in questo modo, in particolare gli gnostici ermetici. Dio inviò Adamo, poi Mosè, poi Ercole, poi Gesù.
1870 – Il «Movimento Insider» rivolto agli indù fu avviato nel 1870 da Kali Chan Banurji.
1875/1879 – Mary Baker Eddy desiderava incorporare «principi scientifici» nel cristianesimo sotto il nome di «Scienza Cristiana». (Da 100.000 a 400.000 membri oggi, dopo precedenti scismi)
1899 – Charles Fillmore fu uno dei fondatori della Unity School of Christianity (1 milione di membri).
Anni ’70 – Il «Chrislam» è una religione sincretistica diffusa in Nigeria.
Anni ’70 – Movimento «Insider» (C5) rivolto ai musulmani. Afferma che anche il Corano e Maometto provengono da Dio e, in generale, rifiuta la Trinità. I suoi membri non vogliono essere definiti cristiani (tranne quando chiedono denaro alle chiese occidentali).
Il compromesso dei cristiani liberali con il mondo
1930-1945: il luterano Dietrich Bonhoeffer seguì il Vangelo sociale. Negò la risurrezione fisica di Cristo. Fu coinvolto in un complotto per assassinare Hitler e fu giustiziato proprio prima della resa della Germania.
1948- Il Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC) nel 1990 contava 404 milioni di membri. Ha sostenuto i guerriglieri marxisti in Rhodesia/Zimbabwe, che uccisero missionari cristiani.
1951-1963: il liberale Paul Tillich sosteneva che Dio = amore, quindi amore = Dio.
1901-1965 Albert Schweitzer, cristiano liberale e medico missionario. Scrisse sulla ricerca del Gesù storico.
1955-1968 Martin Luther King, Jr., pastore battista americano. Importante leader non violento del movimento per i diritti civili che negava la resurrezione corporale di Gesù e ebbe numerose relazioni extraconiugali.
1944-1969 James Pike, dapprima agnostico e poi sacerdote episcopale. In seguito fu minacciato di espulsione. Organizzava sedute spiritiche e metteva in discussione la nascita verginale, l’Inferno e la Trinità. Tra i primi a trasmettere alla radio, conduceva un programma radiofonico più popolare di quello di Fulton J. Sheen. Laureato all’Union Theological Seminary.
1915-1973 C.H. Dodd diresse la traduzione della New English Bible. Credeva nelle «realtà presenti», non in un futuro apocalittico, e riteneva che Paolo si fosse semplicemente sbagliato su alcune questioni.
1966-2021 Desmond Tutu. Sacerdote anglicano sudafricano, vincitore del Premio Nobel per la Pace, in seguito politico. Contrario all’apartheid e alla segregazione. Era favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso in chiesa e alla Teologia della Liberazione, escludendone la violenza.
H. Richard Niebuhr era un “post-liberale” barthiano (1924-1962) che sintetizzò in modo appropriato la teologia liberale: “Un Dio senza ira condusse uomini senza peccato in un regno senza giudizio attraverso l’opera di un Cristo senza croce”.
Compromesso con l’agnosticismo o l’ateismo
1950-1979 Madre Teresa di Calcutta, India. Vincitrice del Premio Nobel per la Pace. Fondatrice delle Missionarie della Carità in India. Cattolica romana, sostenitrice della vita, aiutava i poveri. Anziché alleviare il dolore, riteneva che esso glorificasse Dio.
Compromesso con il marxismo
1964– Leonardo Boff, Teologia della Liberazione. Ex sacerdote cattolico. Definì Papa Benedetto XVI (Ratzinger) un leader del terrorismo religioso.
1954-1966 Camilo Torres Restrepo. Cattolico romano marxista-leninista sostenitore della Teologia della Liberazione. Ucciso mentre combatteva nelle file dei guerriglieri dell’ELN contro il governo colombiano. La sua citazione più famosa è: «Se Gesù fosse vivo oggi, sarebbe un guerrigliero».
Anni ’50-1971: Gustavo Gutiérrez fu uno dei fondatori della Teologia della Liberazione.
1981 Apparizione di Maria dell’ , a Medjugorje in Bosnia. Tra le altre cose, ella esortò le persone a studiare il libro «Poema dell’Uomo-Dio». Quest’opera figura nell’elenco dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica romana in quanto contiene dottrine eretiche. La Chiesa cattolica l’ha approvata solo nel 2019 per mano di Papa Francesco.
1962-2003 Canaan Banana, ex pastore metodista e primo presidente dello Zimbabwe. Scrisse *Il Vangelo secondo il ghetto*. Riguardo alla sua visione della teologia della liberazione: «Quando vedo un guerrigliero, vedo Gesù». Scontò sei mesi di carcere per omosessualità. Fu attivo nel Consiglio Ecumenico delle Chiese e nell’Organizzazione dell’Unità Africana.
Sintesi
Il punto qui non è che queste cose siano sbagliate (come in effetti lo sono), ma che i cristiani sbagliano ad accettare qualsiasi di queste cose come cristiana. Sì, vi sono cristiani autentici in alcune di queste realtà, e alcuni cristiani autentici sono stati persino citati qui. Ma non dovremmo accettare questi errori come cristiani. In Apocalisse 2:20-23, se si osserva attentamente, la falsa profetessa Jezabel non è colei che viene qui rimproverata. Piuttosto, è la chiesa che l’ha tollerata e accettata. Questo fa parte dell’antico tema iniziato in Geremia e che prosegue fino all’Apocalisse: «Fuggite da Babilonia», uscite e separatevi da lei.
Avete l’impressione che le forze demoniache stiano «bombardando la Chiesa con l’inganno»? Ebbene, i demoni sono abili nel loro operato e sono molto attivi. È quasi come se fossimo un esercito di cristiani che avanza per predicare il Vangelo e servire Dio, ma i nostri compagni d’armi vengono falciati a destra e a manca dalle menzogne demoniache. Ma mentre leggete l’elenco di ciò che vari cristiani hanno accettato, vi prego di evitare la tentazione di pensare che i cristiani siano persone incredibilmente sciocche e credulone. Questo vale solo per alcuni (anche se forse per la maggioranza) di coloro che si definiscono cristiani, non per tutti. Cosa ne pensate, quindi, quando un pastore cristiano elogia Madre Teresa, Dietrich Bonhoeffer, Martin Luther King Jr., Desmond Tutu o il Consiglio Ecumenico delle Chiese?
D: In Dt 7,6-8, perché Dio scelse gli Israeliti?
R: Parte della risposta è fornita in Deuteronomio 7:7-9. Non fu perché fossero un popolo potente o straordinario. Fu piuttosto a causa dell’amore di Dio e della sua scelta di Abramo, e poi di Isacco e Giacobbe. Molte volte le persone traggono benefici grazie a ciò che altri prima di loro hanno fatto. Altre persone trarranno benefici grazie alle cose che voi fate?
D: In Dt 7,10, perché Dio sente il bisogno di punire alcune persone, soprattutto considerando che non dovremmo vendicarci da soli?
R: Non dobbiamo vendicarci, non perché gli altri non lo meritino mai, ma perché Dio è il giudice che infligge la punizione appropriata. Se Dio infliggesse una punizione ad alcuni che hanno commesso un torto, ignorando semplicemente altri che hanno commesso lo stesso torto o altri altrettanto gravi, ciò non sarebbe coerente con ciò che Dio ha rivelato nella Bibbia riguardo alla Sua giustizia. Si veda anche la domanda successiva.
D: In Dt 7,10, dato che Dio deve infliggere la punizione con giustizia, perché Dio vuole infliggere una punizione in primo luogo?
R: Dio dovrebbe forse lasciare che tutti la facciano franca e vadano comunque in Paradiso? E se non volessero andare in Paradiso e vivere con Dio per sempre? Inoltre, che tipo di Paradiso sarebbe?
Immaginate Hitler, Tamerlano, Stalin, Idi Amin o altri “grandi” assassini, impenitenti, che si trovino comunque in Paradiso? Che tipo di luogo puro sarebbe? Se la cosa più grande in Paradiso è adorare Dio, riuscite a immaginare Dio che costringa le persone a rimanere in Paradiso per sempre contro la loro volontà? Io no.
D: In Dt 7,14, poiché Dio avrebbe eliminato la sterilità dalle donne israelite, che ne è stato di Mical (2 Sam 6,20-23), Anna (1 Sam 1,2.5-8) ed Elisabetta (Lc 1,7)?
R: Mical non era necessariamente sterile. È più probabile che Davide non avesse rapporti coniugali con lei. Anna ed Elisabetta furono entrambe sterili per una parte della loro vita, ma Dio trasformò la loro sterilità in una benedizione speciale. A volte, quando Dio sta per donarci qualcosa di meraviglioso, come dei figli, dobbiamo attendere i Suoi tempi.
D: In Dt 7,15, perché si fa menzione specifica non solo di malattie, ma di «malattie d’Egitto»?
R: L’Egitto era infestato da fastidiosi flebotomi e, sulla riva occidentale del Nilo, era presente il virus del Nilo occidentale; inoltre, essendo una regione paludosa, l’Egitto era afflitto anche dalla malaria. A causa del fiume Nilo e delle acque stagnanti, in quella zona si registravano più malattie rispetto a luoghi con scarsa disponibilità d’acqua. Lo storico Plinio il Vecchio, dopo aver discusso delle varie malattie dell’Egitto, definì l’Egitto «la madre delle malattie».
D: In Dt 7,19; Es 13,14; Es 15,8,12,16; Es 31,18; Sal 91,4; Eb 4,13, questi passi dimostrano che Dio abbia dita, mani, braccia, narici, ali, piume e occhi?
R: No. Si tratta di un’espressione antropomorfa. Si veda la discussione su Esodo 8:19 per la risposta.
D: In Dt 7,22, perché Dio a volte allontana le cose dalla nostra vita poco a poco anziché tutte in una volta?
R: A volte Dio ritiene che i Suoi propositi si realizzino al meglio in modo graduale. William Carey operò come missionario in India per sette anni prima di vedere la prima persona avvicinarsi al Signore. Talvolta il ritardo è dovuto alla preparazione necessaria nella vostra vita. Ma molte volte il motivo per cui Dio ritarda non ha assolutamente nulla a che vedere con voi. Potrebbe trattarsi di preparare gli eventi mondiali, di preparare i cuori dei non credenti o di ricevere l’aiuto necessario da altri credenti. Sarà straordinario in cielo quando vedremo come Dio abbia unito tanti fili apparentemente senza alcun collegamento immediato per portare a termine un unico compito. Ma anche se spesso non comprendiamo, dovremmo essere pazienti riguardo al modo in cui Dio opera.
C’era una parabola su un re ricco e sul suo amato figlio, il principe. Una volta all’anno il figlio si presentava davanti al padre per chiedergli la paghetta, che il padre gli concedeva. Dopodiché il padre non vedeva quasi mai il figlio per un intero anno. Il re non era solo ricco, ma anche saggio. Così, la volta successiva in cui il figlio chiese la sua paghetta, il padre gli diede solo quanto bastava per quel giorno. In questo modo il figlio era costretto a recarsi dal padre e a parlargli ogni giorno, se voleva la sua paghetta. Vi capita mai di sentirvi come se trattaste il vostro Padre celeste nello stesso modo in cui il principe trattava inizialmente suo padre?
Ho letto la storia di due giovani scozzesi, amici, che erano entrambi alcolisti. Alla fine presero strade diverse, e poi entrambi divennero cristiani. Si rincontrarono e condivisero il loro cammino di fede. Uno dei due raccontò che, quando si convertì, Dio gli tolse miracolosamente ogni desiderio di alcol. L’altro raccontò di essere stato duramente tentato di cedere e ricominciare a bere, molte volte, ma di non aver mai ceduto. A volte Dio opera nella vita delle persone, santificandole dal peccato nel primo modo, e altre volte opera nel secondo modo. Nel secondo caso, l’uomo ha dovuto invocare l’aiuto di Dio contro la tentazione giorno dopo giorno. Entrambi i modi glorificano Dio, ma chi può affermare che il secondo modo glorifichi Dio meno del primo?
Alcune cose richiedono tempo affinché possiamo coltivare un rapporto intimo con Dio. Altre, invece, richiedono semplicemente tempo per essere comprese e apprese. Persino il miglior maestro del mondo impiegò tre anni per formare i Suoi dodici discepoli. Eppure, ci furono molte delusioni, e uno di loro si rivelò un fallimento totale.
D: In Dt 7,25-26, quando non dovremmo trarre beneficio da ciò che è stato fatto da popoli con cui non dovremmo stringere alcuna alleanza, e quando dovremmo farlo, come in Es 11,2-3; 12,35-36?
R: In questi casi specifici, la risposta breve è: quando Dio vi dice di non farlo e quando Dio vi dice che va bene. Generalizzando su questo punto, tuttavia, osserviamo che per gli Israeliti era lecito commerciare e stipulare trattati con altri popoli pagani, purché non fossero i Cananei. Pertanto, oggi possiamo stringere accordi e intrattenere rapporti commerciali con le persone in generale, indipendentemente dalle loro credenze religiose. Tuttavia, se esiste un’organizzazione che si oppone ai cristiani o che svolge attività immorali, non dovremmo avere nulla a che fare con essa. Ad esempio, lavorare come contabile per dei malviventi o suonare il pianoforte in un bordello non è accettabile per i credenti.
D: In Dt 8,1, perché questo periodo viene solitamente definito come «nel deserto»?
R: Non era un deserto come il Sahara o il “Quarto Vuoto” arabo. Non c’era acqua a sufficienza per coltivare, ma vegetazione sufficiente per il pascolo. Abramo si trovava nel deserto. Anche Davide si trovava nel deserto, così come Giovanni Battista. Gesù rimase nel deserto per 40 giorni. La donna di Apocalisse 12 sarà protetta nel deserto. In tutta la Scrittura, come afferma il *New International Bible Commentary* a pag. 265, «il deserto è un luogo in cui Dio incontra l’uomo nella disciplina e nella liberazione». Il deserto è un luogo protetto e un luogo in cui crescere, specialmente nell’obbedienza, nella fede e nell’intimità con Dio. Essi riponevano la loro fiducia in Dio nel deserto; quale alternativa avevano? Il deserto, tuttavia, non è sempre un luogo piacevole in cui trovarsi.
D: In Deuteronomio 8:1, in che senso stavano per verificarsi grandi cambiamenti?
R: Stavano per lasciare il deserto ed entrare in una terra di prosperità e tentazione. Sarebbero passati dall’essere abitanti del deserto che vivevano in tende a vivere in paesi e città. Sarebbero passati dal fare affidamento sulla manna, lo stesso cibo per 40 anni, a una dieta varia e più gustosa che includeva miele, uva, olive, fichi, melograni, mele, bacche, grano e orzo. Dovevano stare attenti a non dimenticare il loro primo amore: Dio.
D: In Dt 8,1, come si comporta quando si rende conto che stanno per verificarsi grandi cambiamenti nella sua vita?
R: Le circostanze potrebbero cambiare notevolmente, ma il Dio rimane lo stesso. Doveva glorificare Dio, essere gioioso, obbediente e prosperare nelle circostanze precedenti. Ora deve fare lo stesso nelle nuove circostanze.
D: In Dt 8,2, Dio è davvero onnisciente?
R: Sì. Nulla di ciò che è accaduto, sta accadendo o accadrà mai è nascosto a Dio. Dio conosce la fine sin dal principio (Isaia 46:10). Ogni giorno della nostra vita era già scritto nel libro di Dio prima ancora che uno di essi venisse all’esistenza (Salmo 139:16). Chi sarebbe stato salvato era già noto prima che noi esistessimo (Romani 9:10-23; 8:29; Efesini 1:4). Dio esamina tutti i nostri sentieri (Proverbi 5:21).
In Giovanni 21:17, Pietro disse a Gesù che Egli conosceva ogni cosa, e Gesù non smentì tale affermazione. 1 Giovanni 3:20 afferma che Dio conosce ogni cosa. Tuttavia, un caso ipotetico non è necessariamente una cosa. Ad esempio, se i maiali potessero volare, il cielo sarebbe verde? La Scrittura tace riguardo a Dio e alla «meta-conoscenza», ovvero al fatto che Dio conosca ogni dettaglio ipotetico di ogni possibilità. La visione secondo cui Dio possiede la meta-conoscenza di ogni possibilità è chiamata anche molinismo.
D: In Deuteronomio 8:3, in che modo il mangiare la manna costituiva un’umiliazione?
R: Era un promemoria per il popolo del fatto che per quarant’anni non si erano nutriti principalmente del proprio cibo. Ogni mattina raccoglievano semplicemente la manna che Dio forniva loro.
D: In Dt 8,3; 29,5, come è possibile che le vesti e i sandali degli Israeliti non si consumassero?
R: Non è naturale che vestiti e sandali durino quarant’anni sotto il sole del deserto. Ciò mostra uno dei modi in cui Dio elargisce benedizioni soprannaturali. È meraviglioso constatare che Dio non solo compie alcuni grandi miracoli, ma è anche in grado di compiere milioni di piccoli miracoli simili.
D: In Dt 8,7, la Palestina odierna è più arida di quanto non fosse ai tempi di Mosè?
R: Sì. Nel corso della storia, le condizioni climatiche hanno subito notevoli variazioni. Ad esempio, gli scienziati del clima affermano che vi fu un’«epoca calda medievale» nell’ultima parte del Medioevo. Ne hanno persino riscontrato prove in una siccità verificatasi in California nel 1340 d.C. (Natural History, settembre 1996). L’orzo veniva coltivato in Groenlandia dopo l’anno 1000 d.C. Per citare un altro esempio, i climatologi sostengono che il Sahara non fosse un deserto prima del 4000 a.C. circa.
D: In Deuteronomio 8:9, dove si trovavano le colline ricche di rame promesse agli Israeliti?
R: Sono state rinvenute numerose fornaci e scorie di rame a 20 miglia (33 km) a sud del Mar Morto. Alcuni dei giacimenti di rame sono ancora visibili in superficie.
Anche l’Expositor’s Bible Commentary, volume 3, pag. 75, menziona le famose miniere di rame di Salomone a Ezion-Geber.
Il *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 1124, afferma che a Beersheba vivevano artigiani del rame già a partire dall’età calcolitica (4500-3100 a.C.). Il minerale proveniva da un’area situata a 60 miglia a sud. Il più antico oggetto in rame rinvenuto in Palestina proviene da Gerico e risale al periodo compreso tra il 4500 e il 4400 a.C.
D: In Dt 8,16-20, quali sono i due punti chiave?
R: Di fronte alla tentazione della prosperità, dovevano ricordare due cose.
Non attribuite a voi stessi o alle vostre capacità la gloria che spetta di diritto a Dio.
Poiché avete stretto un’alleanza con il Signore, non permettete a nessun altro idolo di «sottrarre» la devozione che spetta di diritto a Dio. Dio li avverte che, se si comporteranno come i Cananei, Dio li tratterà come i Cananei.
D: In Dt 8,16-20, quando si è tentati dalla prosperità di mettere Dio «in secondo piano» e di fare affidamento su se stessi, cosa si può fare per ritrovare la retta via della dipendenza da Dio?
R: Rivolgetevi a Dio e ricordate. Non c’è nulla che possiate avere – beni materiali, relazioni, salute, la vostra vita, ecc. – che non possa esservi sottratto in un istante. Assicuratevi di dire oggi alla vostra famiglia che li amate, perché non sapete con certezza se domani sarete in grado di dirglielo. Ma sebbene non sappiate cosa riserva il domani, sapete chi detiene il domani. Quindi, in questo momento, proprio ora, rallegratevi e attingete pace e appagamento dal Signore.
D: In Dt 9,1, quando attraversarono il fiume Giordano?
R: «Oggi» significa in questo momento, non in questo periodo di 24 ore, secondo The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, pag. 78. La NIV traduce questa espressione con «ora». In realtà, era circa un mese prima che attraversassero il Giordano.
In Zaccaria 14:7, la frase tradotta con «un giorno unico» è letteralmente «un giorno» (yom 'ehad), la stessa espressione utilizzata in Genesi 1:5. Non è specificato se si tratti esattamente di 24 ore o meno.
D: In Deuteronomio 9:3-6, i Cananei furono distrutti rapidamente o lo furono lentamente, come in Deuteronomio 7:22?
R: Gli Israeliti occuparono Canaan con rapidità fulminea. Ciò è dovuto al fatto che Dio aveva già distrutto rapidamente i Cananei davanti a Israele in diverse occasioni, tra cui a Gerico e nella Valle di Aialon. Deuteronomio 9:3 profetizza che Dio avrebbe agito in questo modo. Il pericolo di una loro distruzione immediata risiedeva nel fatto che avrebbero potuto pensare di aver agito con le proprie forze e riporre fiducia in se stessi.
Tuttavia, sebbene alcuni popoli cananei fossero stati totalmente annientati, Deuteronomio 9:3 non afferma che ogni nazione cananea sarebbe stata rapidamente annientata al 100%. Infatti, chiunque legga il libro noterà che Deuteronomio 7:22 precisa quanto affermato in Deuteronomio 9:3, indicando che non tutti i Cananei sarebbero stati distrutti rapidamente.
D: In Dt 9,3, qual è la differenza tra il fatto che Dio fosse con loro o in mezzo a loro e il fatto che Dio li precedesse?
R: Potremmo tendere a confondere questi due aspetti, poiché entrambi sono veri, ma in realtà sono distinti. Dio era in mezzo a loro, ed essi potevano vedere la provvidenza della manna e delle quaglie, la nuvola di giorno e la colonna di fuoco di notte. Ma Dio li precedeva anche per preparare loro la via. Pertanto, oggi possiamo lodare Dio per essere con noi, ma possiamo anche lodarlo per precederci.
D: In Dt 9,4-6, perché le persone sono spesso così riluttanti a riconoscere un dono come tale, mentre sono così pronte ad attribuirsi il merito?
R: Dato che l’opera o la benedizione si è già verificata, a volte desideriamo attribuirne il merito a noi stessi, dicendo agli altri che è stato perché eravamo così bravi o forti, quando in realtà non è stato tutto merito nostro, o talvolta solo in parte merito nostro. In secondo luogo, desideriamo dirlo a noi stessi, poiché la nostra autostima e il nostro orgoglio potrebbero basarsi, almeno in parte, su ciò che NOI abbiamo realizzato.
D: In Dt 9,7-12.20-24, perché Mosè ha sottolineato l’aspetto negativo dei grandi peccati che avevano commesso invece di mettere in risalto quello positivo?
R: C’è un tempo e un luogo per entrambe le cose. Mosè sollevò la questione affinché non diventassero arroganti, ma agissero meglio e si sforzassero di più di obbedire a Dio. Oggi, se un lavoratore, uno studente, un bambino o un amico ha davvero «fallito nel proprio compito», non è opportuno affermare falsamente che abbia fatto un buon lavoro, dire falsamente che non aveva molta importanza quando in realtà ne aveva, o indurlo a credere che non vi sia bisogno di cambiare. Di solito la teologia presente in molti canti cristiani è corretta, ma la settimana scorsa ho sentito un’eccezione. Si diceva che Dio vi ama così come siete e non vuole cambiare nulla. In realtà, in quanto credenti, Dio ci ama così come siamo, ma ci ama troppo per volere che restiamo così.
Per impedire loro di diventare arroganti nella propria giustizia, Mosè disse loro che erano undici cose: arroganti (9:4), testardi (9:6, 13, 27), ribelli (9:7, 23-24), provocatori (9:8, 18), corrotti (9:12), idolatri (9:12, 16), peccatori (9:16), malvagi (9:18), miscredenti (9:23), disobbedienti (9:23) e malvagi (9:27). Forse Deuteronomio 9:7-24 potrebbe essere considerato come un’unica grande domanda. Dio sta chiedendo: dopo tutti questi momenti di ribellione, avete imparato abbastanza da fidarvi di Me adesso?
C’è un momento in cui è giusto essere negativi. D’altra parte, però, non vogliamo esasperare i nostri figli (Efesini 6:4) o gli altri. Non scoraggiateli, ma anche quando li rimproverate mostrate loro un’immagine di ciò che possono diventare e di ciò in cui possono sperare.
D: In Dt 9,13-18, 25-29, perché Mosè rifiutò l’offerta di Dio di fare di lui una grande nazione?
R: Questo episodio rivelò il cuore di Mosè. Era Mosè più interessato al proprio potere e alla propria fama, oppure era più interessato al popolo? Da vero leader, era più interessato all’onore di Dio e al popolo. I leader della Chiesa oggi dovrebbero comportarsi allo stesso modo.
L’argomentazione di Mosè in Deuteronomio 9:25-29 è che, se il popolo fosse stato distrutto, si sarebbe potuto dire che Dio non fosse in grado di prendersi cura del Suo popolo e di preservarlo. A volte Dio può trovarsi «tra l’incudine e il martello», poiché considera tutte le ramificazioni delle Sue azioni.
Il libro di Raymond Brown *The Message of Deuteronomy* (Il messaggio del Deuteronomio), alle pagine 129-133, offre un’ottima analisi delle caratteristiche di un leader devoto come Mosè. Egli era sottomesso (9:18, 25), perseverante (9:18, 25), pronto al sacrificio (9:18), preciso (9:14), compassionevole (9:20), lungimirante (9:26, 28-29) e, in definitiva, efficace. Mosè dedicava più tempo a pregare per loro che a ragionare con loro.
D: In Dt 9,25-29 ed Es 32,9-14, qual è l’aspetto importante di questa preghiera?
R: Si trattava di una preghiera di intercessione fondamentale per il popolo. Sono certo che anche Aronne fosse lieto che Mosè pregasse per lui. Mosè non aveva pregato per Datan e Abiram. Si noti che in questa preghiera Mosè non li definì «il» popolo o «il mio» popolo, ma piuttosto, rivolgendosi a Dio, «il Tuo popolo», sottolineando non solo il loro rapporto con Dio, ma anche la guida che Dio esercitava su di loro.
Un’altra preghiera di intercessione fondamentale fu quella di Samuele a Mizpa, in 1 Samuele 7:5-9.
D: In Deuteronomio 9:18, Mosè digiunò davvero, senza nemmeno acqua, per quaranta giorni e quaranta notti?
R: Non si trattò di un digiuno ordinario, poiché ciò sarebbe impossibile con mezzi naturali. Tuttavia, quando saremo in Paradiso, non avremo alcun sostentamento terreno, e quando Mosè era con Dio, Dio era in grado di mantenerlo in vita anche senza che mangiasse.
D: In Dt 9,28, Es 32,31-35 e Nm 14,11-19, Mosè aveva ragione?
R: Sì. Dio disse questo a Mosè affinché egli potesse dimostrare la sua corretta comprensione del carattere di Dio in due modi.
1. Mosè prese molto sul serio le parole di Dio, poiché sapeva che Dio, in virtù della Sua giustizia, aveva tutto il diritto di distruggere completamente gli Israeliti.
2. Mosè conosceva abbastanza bene le promesse e la fedeltà di Dio da «ricordare» a Dio che Egli non avrebbe distrutto quel popolo dal collo duro.
C’è qui un insegnamento che possiamo trarre riguardo al nostro dialogo con Dio. Nelle nostre preghiere, è giusto fare affidamento sulle promesse che Dio ha fatto.
D: In Dt 10,1-3 ed Es 34,1-3, qual è il significato del fatto che le seconde tavole fossero identiche alle prime?
R: Quando Mosè scese dal monte con la prima serie di tavole, le frantumò non appena vide gli Israeliti che stavano organizzando una grande festa in onore del vitello d’oro. Dopo che Dio ebbe risolto quella situazione, Mosè salì nuovamente sul monte e portò una nuova serie di tavole di pietra. Dopo la disobbedienza, la punizione e il pentimento degli Israeliti, tutto tornò come prima. Vi erano alcune differenze, come il fatto che Dio avesse scolpito la prima serie di tavole di pietra in Esodo 32:15-16, mentre Mosè dovette scolpire la nuova serie in Esodo 34:1.
Allo stesso modo, quando siamo disobbedienti e ci pentiamo, il nostro rapporto con Dio può tornare ad essere proprio come prima. Dio scrisse i Dieci Comandamenti sulle nuove tavole di pietra proprio come aveva fatto su quelle vecchie, e il popolo riprese il proprio viaggio come se si trattasse di un rapporto ininterrotto.
D: In Deuteronomio 10:3, l’arca fu costruita dopo i 40 anni di peregrinazione nel deserto, oppure prima di essi, come sembrano suggerire Esodo 25:10, 35:12 e 37:1?
R: Qui si pongono due questioni.
1. Il Deuteronomio in generale, compreso il capitolo 10, è una sintesi condensata dei loro viaggi. Si afferma che l’arca fu costruita prima della seconda serie di tavole di pietra; non si specifica però con quanto anticipo rispetto a ciò l’arca fosse stata costruita.
2. L’arca fu costruita dopo il primo viaggio al Monte Sinai, descritto in Esodo 19. L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, pag. 83, menziona che quando Deuteronomio 10:1 dice: «In quel tempo», si riferisce al momento della preghiera riportata in Deuteronomio 9:25-29, non al momento successivo in cui il capitolo 10 fu messo per iscritto.
D: In Dt 10,3, fu Mosè stesso a costruire l’Arca dell’Alleanza, oppure fu Bezalel a realizzarla in Es 37,1-9?
R: Mosè supervisionò da vicino la realizzazione dell’Arca da parte di Bezalel. Non è raro che un capo affermi di aver fatto qualcosa (come costruire una piramide o riscuotere le tasse), quando in realtà tale azione è stata compiuta da operai sotto la sua direzione. Il Deuteronomio è una sintesi della legge, pertanto i dettagli si trovano nell’Esodo, nel Levitico e nei Numeri.
D: In Dt 10,3, l’Arca fu costruita dopo che Mosè scese dal monte, o prima, come indica Es 37,1-9?
R: Fu costruita da Bezalel in precedenza. Deuteronomio 10:3 afferma che fu realizzata, ma gli eventi qui descritti non seguono necessariamente un ordine cronologico. Tuttavia, sia nell’Esodo che nel Deuteronomio l’arca non fu utilizzata per custodire i Dieci Comandamenti se non in un secondo momento. Di solito, per un trattato di sovranità, venivano redatte due copie; ciascuna veniva conservata da una delle parti.
D: In Dt 10,6, Aronne morì a Mosera, oppure sulla cima del monte Hor, come riportano Num 20,22-29, Num 33,37-39 e Dt 32,50?
R: Esistono due risposte diverse.
Regione di Mosera: non vi è alcun riferimento al «Monte» Mosera, ma semplicemente a Mosera e al Monte Hor. Sebbene Aronne sia morto specificatamente sul Monte Hor, ciò avvenne nella regione di Mosera.
Molteplici luoghi denominati «amarezza»: la parola Mosera significa «amarezza» e non è conosciuta come toponimo al di fuori della Bibbia. Potrebbe trattarsi di una regione senza nome, ed è probabile che gli Israeliti abbiano chiamato Mosera più di un luogo. Ad esempio, in Arabia esistono due località piuttosto vicine tra loro chiamate Nakhla. Una si trova fuori dalla Mecca in direzione di Ta’if, mentre l’altra è una valle fuori dalla Mecca sulla strada per l’Iraq. In Israele vi erano due città, entrambe denominate Bet-Schemesh e Betlemme.
D: In Dt 10,6, gli Israeliti si accamparono a Bene Jaakan e poi a Mosera, oppure a Moseroth e poi a Bene Jaakan, come afferma Num 33,30-31?
R: I cristiani danno due risposte diverse.
Due luoghi distinti: Mosera e Moseroth sono luoghi diversi. I nomi sono simili, ma le consonanti sono diverse in ebraico. Numeri 33 e Deuteronomio 10 si riferiscono a momenti diversi dell’Esodo, quando tornarono nella stessa regione generale.
Un unico luogo e un’unica regione: Mosera era la regione, mentre Moseroth era il luogo specifico. Sebbene Aronne morì precisamente sul Monte Hor, ciò avvenne nella regione di Mosera.
D: In Dt 10,12, cosa significa «camminare in tutte le Sue vie»?
R: In parte, significa obbedire alle leggi di Dio, fare ciò che Dio dice esplicitamente di fare e non fare esplicitamente ciò che Dio dice di non fare. Tuttavia, significa molto di più di questo. Dobbiamo cercare di conoscere Dio, avvicinarci a Lui e scoprire ciò che piace al Signore.
Camminare nelle vie di Dio è così facile che anche un bambino può farlo, e così rigoroso che rappresenta una sfida persino per l’adulto più retto e saggio.
D: In Dt 10,12-13, quale ruolo ha oggi per noi il fatto di dire alle persone che Dio “chiede” determinate cose da noi e ci comanda di farle?
R: Se non lo facciamo, allora non stiamo condividendo il Vangelo nella sua interezza. Essi devono prendere una decisione: se accettare Gesù come Signore e compiere quelle cose oppure no. Anche loro dovevano prendere una decisione, e Dio esigeva la loro risposta, sia con le parole che con le azioni.
D: In Dt 10,12-16, cosa ne pensa dell’affermazione secondo cui il Dio dell’Antico Testamento si preoccupava delle azioni esteriori, mentre nel Nuovo Testamento Dio si preoccupa del cuore interiore?
R: Ciò non solo è sbagliato, ma è doppiamente sbagliato. Ad esempio, in Deuteronomio 10:12-16,19 la cosa prima di tutto era il timore del Signore. Gli Israeliti dovevano «circoncidere i propri cuori». Naturalmente anche l’Antico Testamento pone l’accento sulle azioni, come dimostra Deuteronomio 10:13,19. Naturalmente nel Nuovo Testamento abbiamo lo Spirito Santo che dimora in noi. Ma dobbiamo allontanare le persone impenitenti che si dicono cristiane ma sono immorali, avide, truffatrici, idolatre o ubriacone, come comanda 1 Corinzi 5:11-12.
D: In Dt 10,17, poiché Dio è il Dio degli dei e il Signore dei signori, potrebbe esserci più di un Dio?
R: No e sì. No, nel senso che c’era, c’è e ci sarà per sempre un solo vero Dio. Sì, nel senso che oltre all’unico vero Dio esistono molti falsi dei contraffatti. Mentre le nazioni circostanti adoravano molti idoli nazionali e di altro tipo, il Dio d’Israele non era equiparabile a essi. Egli era il Dio al di sopra di tutte le nazioni, degli idoli e anche delle superstizioni. In secondo luogo, se qualcuno dovesse mai avere paura di un idolo o di uno spirito maligno, dovrebbe sapere che lo spirito maligno ha più motivo di temere l’Unico Vero Dio di quanto un credente abbia di temere lo spirito maligno.
D: In Dt 10,17-18, in che modo Dio è paradossalmente al tempo stesso imparzialmente giusto, misericordioso e amorevole?
R: Questo poteva forse rappresentare un mistero ai tempi dell’Antico Testamento, ma oggi possiamo comprenderne la risposta. Dio ricompensa coloro che Lo amano e Lo seguono, ma punisce ogni peccato in modo imparziale. Il Paradiso è un luogo meraviglioso, ma se solo i perfetti potessero andarci, allora il Paradiso sarebbe vuoto di persone? Sappiamo che Dio ha soddisfatto le esigenze della giustizia, ma ha comunque elargito la Sua grazia e misericordia attraverso Gesù Cristo, che ha subito la punizione per i nostri peccati. La nostra salvezza non è gratuita. Dio l’ha resa gratuita per noi, ma è costata molto cara; è costata la morte del Figlio di Dio.
D: In Dt 11,2-9, cosa c’è di insolito?
R: Sebbene l’Antico Testamento originariamente non presentasse alcuna punteggiatura, Deuteronomio 11:2-9 sembra costituire un’unica frase. Anche nelle lettere di Paolo si trovano alcune frasi lunghe. Il «rigoroso requisito» di evitare frasi lunghe riguarda la scrittura inglese moderna, non l’antico ebraico o greco.
Probabilmente Mosè non era consapevole di come parlasse, poiché in quel momento era molto preoccupato. Il popolo che stava uscendo dal deserto aveva obbedito a Dio, affrontando i momenti difficili e assistendo ai miracoli di Dio e al Suo giudizio. Ma in che misura avrebbe obbedito la generazione futura, che non aveva vissuto quelle esperienze?
D: In Dt 11,6-7 e in Nm 16,1-35, in che cosa sbagliarono Datan, Abiram e la loro famiglia?
R: Compirono azioni sbagliate scatenando una rivolta contro Mosè e contro l’autorità di Dio. La loro mente non era semplicemente pigra o apatica; essi rifiutarono attivamente la via di Dio e volevano abbandonare Mosè per tornare in Egitto. Anche il loro cuore era mal orientato, non solo perché presuntuosamente si consideravano alla pari di Mosè, ma anche perché desideravano ardentemente andare in «una terra dove scorre latte e miele», e in Numeri 16:13 affermarono che quella terra era l’Egitto. Mosè si rese conto che non c’era nulla che potesse dire o fare se non esortarli a presentarsi davanti al Signore, e così fece.
A volte nella nostra vita affrontiamo difficoltà per le quali non vediamo come poter fare alcunché. Ma possiamo sempre fare una cosa: affidarle al Signore.
D: In Deuteronomio 11:6, la terra è di genere femminile poiché «lei» aprì la bocca?
R: No. La versione di Re Giacomo ha semplicemente tradotto letteralmente il genere del pronome ebraico. Oggi ci riferiamo alle navi oceaniche usando il pronome «lei» e diamo nomi femminili e maschili agli uragani e ai tifoni, ma ciò non significa che siano maschi o femmine.
D: In Dt 11,10-12, cosa significa «irrigarla con i piedi»?
R: L’Egitto era il granaio del mondo mediterraneo grazie al grande fiume Nilo e all’irrigazione. A quanto pare, ciò si riferisce a una pompa di irrigazione azionata da una sorta di pedali. Nella Terra Promessa non sarà necessario farlo.
D: In Dt 11,18-22, quale responsabilità abbiamo nell’istruire i nostri figli e quelli degli altri?
R: La Parola di Dio deve essere appresa, condivisa e messa in pratica. Questi versetti danno l’impressione che Dio si rivolga ai genitori e ai figli come a un unico gruppo. Dobbiamo avere a cuore i nostri figli e le loro anime tanto quanto le nostre. La verità di Dio deve essere messa liberamente a loro disposizione, a un livello adatto a loro. La verità di Dio deve essere insegnata con le parole e dimostrata con la nostra vita.
Se un bambino non ha genitori cristiani e non frequenta la chiesa, la nostra sfida consiste nel capire come condividere la verità con lui. Un modo per farlo, negli Stati Uniti, è attraverso i «Backyard Bible Clubs», dove i bambini del vicinato si ritrovano cinque giorni alla settimana, per 90 minuti al giorno, per imparare e divertirsi.
D: In Dt 11,24, quando Israele controllava un territorio così vasto, che si estendeva addirittura fino all’Eufrate?
R: Israele raggiunse la massima estensione del proprio dominio, che comprendeva persino Damasco, al tempo di Davide e Salomone. Tuttavia, non abitava in Siria fino al fiume Eufrate; piuttosto, quelle terre pagavano un tributo. Ma ciò si adempirà pienamente durante il Millennio.
D: In Dt 11,25, poiché nessuno avrebbe osato opporsi agli Israeliti a causa del terrore che Dio avrebbe instillato nei loro nemici, come mai i nemici di Israele a volte sconfissero gli Israeliti?
R: Deuteronomio 11:22 inizia con una parola molto importante, «se», e l’intero brano di Deuteronomio 11:23-25 inizia con un’altra parola importante, «allora». Questo è uno dei tanti esempi di promessa condizionale e, quando le condizioni non sono soddisfatte, non vi è alcuna garanzia che essa si avveri.
Riassumendo, il primo brano si inseriva nel contesto di una promessa condizionale da parte di Dio. Quando le condizioni non venivano soddisfatte, la promessa non era vincolante.
D: In Dt 11,26-28, perché Dio presentò loro una maledizione, dal momento che Dio li amava?
R: Dio ricorre alle maledizioni in vari modi. Le maledizioni possono essere utilizzate come moniti, per attirare l’attenzione delle persone, come disciplina, come punizione e per distruggere. Poiché qualunque parola Dio pronunci si avvera, anche le maledizioni sono il modo in cui Dio esercita la disciplina, la punizione, il giudizio e l’ira.
D: In Dt 11,26-32, poiché l’alleanza poteva essere sia una benedizione che una maledizione, quali sono alcune cose che oggi potrebbero rappresentare sia una benedizione che una maledizione?
R: Alcune cose che possono essere utilizzate per il bene o per il male sono le relazioni, il denaro, l’influenza o la fama.
Relazioni: se in una relazione (o in una chiesa) voi e le persone che vi circondano vi state avvicinando a Dio grazie alla vostra influenza, ciò è positivo. Ma se non è così, e vi state allontanando, allora potrebbe essere il momento di voltare pagina.
Il denaro: un cristiano (in Arkansas, se ricordo bene) vinse una grossa somma alla lotteria. Ne donò immediatamente il dieci per cento alla chiesa e tenne il resto senza sapere cosa farne. Cominciò a frequentare più spesso i bar, poi i locali di striptease, e fu derubato un paio di volte mentre si recava alla sua auto o tornava dai locali. La sua vita era in pessime condizioni e, alla fine, disse: «Vorrei non aver mai vinto alla lotteria».
Influenza: in passato l’America era una «città sulla collina» che promuoveva la democrazia e i diritti umani (soprattutto sotto Jimmy Carter). Tuttavia, da allora, l’America ha finanziato gli aborti in tutto il mondo e ha esercitato pressioni sui paesi affinché li consentissero. Le nostre tasse, anche quelle dei cristiani, sono state utilizzate per incoraggiare e finanziare cose che avrebbero suscitato l’ira di Dio.
Fama: Molte persone sembravano essere, all’inizio, persone perbene, ma una volta diventate famose hanno iniziato a trattare male gli altri. Sarebbe stato meglio per loro se non fossero mai diventate famose.
Un fattore comune a tutti questi casi è che, quando qualcuno desiderava una relazione più di ogni altra cosa, oppure voleva possedere denaro, influenza o fama, erano quelle cose a finire per possederlo.
D: In Dt 11,26-32, dov’è il «terzo monte» che rappresenta una via di mezzo?
R: Non c’era via di mezzo; non c’era una terza montagna dove potersi attardare per ricevere le benedizioni di Dio rimanendo liberi dalle responsabilità. O si osservava l’alleanza oppure no. Oggi o si è disposti ad affidare la propria vita a Gesù come proprio Signore e Salvatore, oppure no.
D: In Dt 12,1-13,18, qual è lo schema di questo brano?
R: Dal punto di vista tematico, questo brano tratta di un culto che sia gradito, unificante, sacrificale, gioioso, compassionevole e coerente. Dal punto di vista strutturale, il brano presenta molte ripetizioni. Mosè non sta dicendo loro nulla di nuovo in questa occasione; piuttosto, sta ripetendo deliberatamente affinché se ne ricordino quando entreranno nella Terra Promessa e saranno tentati. Ecco una sintesi approssimativa.
Dt 12,1-4: contro gli idoli
Dt 12,5-14: Culto ordinato e sacrifici nel luogo appropriato
- Dt 12,15-16 Potete consumare il cibo non destinato al sacrificio ovunque desideriate; non potete però consumare il sangue.
Dt 12,17-18 Ma le offerte devono essere consumate nel luogo designato
Dt 12,19 Non dimenticate di provvedere ai leviti
Dt 12:20 Mangiate la carne dove volete
Dt 12:21 Se il luogo di culto è troppo lontano, potete macellare voi stessi l’animale e mangiarlo all’interno delle vostre città.
Dt 12:22-25 Potete mangiare qualsiasi carne pura desideriate che non sia un’offerta; non consumate però il sangue.
Dt 12:26-28 Abbiate cura di obbedire; consumate i sacrifici solo nel luogo prescritto [non in alcun luogo cananeo].
Dt 12:28-13:18 Adorate solo Dio; il culto cananeo è ripugnante
Dt 13:1-11 La comunità dovrà mettere a morte chiunque sia un falso profeta, anche se si tratta di un parente stretto
Dt 13:12-18 La nazione deve distruggere completamente qualsiasi città che si sia convertita in massa agli dei falsi
In definitiva, quando rendete culto, per chi lo fate principalmente? È innanzitutto per voi stessi, come esempio per gli altri, o per Dio?
D: In Dt 12,1-13,18, perché questa predicazione non era un po’ più accattivante o entusiasmante?
R: La predicazione, in generale, non è destinata principalmente ad essere ascoltata; piuttosto, è destinata principalmente ad essere obbedita. Un tempo c’era un giovane pastore, appena uscito dal seminario, che ricevette la sua prima nomina per predicare in una piccola chiesa di campagna in riva al fiume. Mentre imparava a conoscere la città, venne a sapere che le aziende forestali a monte abbattevano gli alberi, li facevano galleggiare lungo il fiume e li raccoglievano presso la segheria a valle. Per tenere traccia della proprietà del legname, contrassegnavano le estremità dei tronchi con il simbolo della rispettiva azienda. Molte volte gli abitanti del paese prelevavano alcuni tronchi, ne tagliavano via le estremità e li utilizzavano per i propri scopi. Così, uno dei primi sermoni che il pastore tenne fu dedicato al comandamento «Non rubare». Dopo la funzione, molte persone si congratularono con lui per il sermone. Ma quella settimana notò che continuavano a rubare il legname dal fiume. Così, la settimana successiva, tenne esattamente lo stesso sermone, con la sola differenza che ovunque avesse usato la parola «rubare», la sostituì con «prelevare i tronchi dal fiume e tagliarne le estremità». Finalmente riuscì a predicare in un modo che trovava riscontro nella congregazione. Non so però per quanto tempo rimase loro pastore dopo quell’episodio.
D: In Dt 12,1, la terra era un dono che Dio aveva fatto agli Israeliti. Come possiamo ricordarci che la nostra casa o il nostro appartamento, il lavoro, i mezzi di trasporto, il cibo, la famiglia e gli amici sono tutti un dono per noi (e non un diritto)?
R: Innanzitutto, ringraziate Dio ogni giorno per queste cose. Ringraziatelo anche per la nostra salute e per i pericoli scampati per un soffio; persino i momenti difficili che sono stati per noi occasioni di apprendimento sono anch’essi doni di Dio. In secondo luogo, raccontate agli altri della bontà di Dio nei vostri confronti e nei loro.
D: In Dt 12,3, perché dovevano bruciare i boschi sacri?
R: Gli alberi di per sé non sono né buoni né cattivi. Tuttavia, quando gli alberi vengono utilizzati nel culto idolatra, allora essi assumono uno scopo malvagio per quelle persone. I Cananei non solo avevano alberi singoli, ma anche boschi sacri. Dio non voleva che gli Israeliti si mescolassero con altre religioni.
D: In Dt 12,5-14 e Lv 17,3-4, qual è il significato del fatto che i futuri sacrifici dovessero essere offerti solo in un unico luogo, che inizialmente sarebbe stato Silo e poi Gerusalemme?
R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo individuare almeno tre ragioni.
a) I Cananei offrivano sacrifici alle divinità pagane sotto gli alberi. Come si potrebbe distinguere un sacrificio al vero Dio da quelli? Perché non compiere semplicemente entrambi i tipi di sacrifici nello stesso luogo? No, perché Dio è santo e non voleva che il Suo popolo santo si mescolasse con il culto dei falsi dei.
b) Ciò avrebbe favorito la comunione tra i compagni israeliti. Avrebbero incontrato persone provenienti da città e tribù diverse, rafforzando così il senso di appartenenza a un unico popolo.
c) Adorare insieme avrebbe contribuito a prevenire le divisioni. Lo si può notare quando il re ribelle Geroboamo si portò via le tribù del nord. Egli voleva deliberatamente la divisione, quindi fece in modo che adorassero in un luogo separato. Alcuni avrebbero potuto interpretarlo come l’adorazione del vero Dio in un luogo separato, ma in realtà si trattava di un culto idolatra dei vitelli d’oro.
Naturalmente gli Israeliti potevano consumare carne non sacrificale ovunque volessero, e disponevano di numerosi luoghi di ritrovo locali, chiamati sinagoghe, per lo studio della Torah. In senso metaforico, possiamo ancora pregare e adorare ovunque desideriamo.
D: In Dt 12,5-14, in che modo l’adorazione in un «luogo santo» si riferisce a noi oggi?
R: Si potrebbe dire che adoriamo Dio in una «casa spirituale», ma 1 Pietro 2,5 afferma che siamo noi stessi la casa spirituale. Cosa ne penserebbe di affittare una moschea o un tempio buddista per le funzioni di culto cristiane? E che ne direbbe di garantire alla chiesa un po’ di entrate in più affittandola per funzioni indù e musulmane? Deuteronomio 12,5-14 rivela il cuore di Dio e indica che il Suo culto deve essere separato. Tuttavia, l’utilizzo di un edificio non religioso, come un’abitazione o un edificio pubblico generico, andrebbe bene.
Allo stesso modo, non dovremmo tenere funzioni di culto congiunte con indù, musulmani o, per quel che conta, nemmeno con i satanisti.
Nella nostra chiesa, una volta, alcuni musulmani sono venuti a chiederci se potessero utilizzare una sala ogni settimana per pregare. Una soluzione era quella di appendere una croce in quella sala. Gli hadith musulmani affermano che è lecito recarsi in una chiesa purché non vi siano immagini o croci.
Ma è bene adorare insieme in unità con altri credenti autentici, nel loro luogo di culto, nel nostro o in un altro luogo. Anche se differiscono da noi su questioni secondarie e aspetti minori, purché si attengano alle cose primarie ed essenziali.
D: In Dt 12,10; Is 11,10; 28,12; 32,18; 66,1, cosa significa che Dio concede loro il riposo?
R: In un certo senso, 1 Re 8:56 afferma che essi godettero di riposo quando si trovavano nella Terra Promessa. Ma in un altro senso, il popolo di Dio non godrà di riposo completo finché Gesù non tornerà. Il Salmo 95:11 afferma che coloro che morirono durante i quarant’anni di peregrinazione non sarebbero entrati nel riposo di Dio. Allo stesso modo, Ebrei 4:3,5 afferma che coloro che si allontanano non entreranno nel riposo di Dio, mentre Ebrei 4:11 esorta a compiere ogni sforzo per entrare in quel riposo. Ebrei 4:8 afferma che Giosuè non aveva dato loro riposo. Michea 2:10 afferma che il luogo in cui si trovano non è il loro luogo di riposo.
D: In Deuteronomio 12:13-14, in quali modi coloro che oggi sono chiamati con il Nome di Dio potrebbero offrire sacrifici ad altri dei?
R: Ciò può avvenire in modo sottile; non allontanandosi apertamente da Dio, ma professando «parallelamente» anche un’altra religione. Qualsiasi cristiano che si dedichi all’astrologia, ai tarocchi o all’occultismo agisce in questo modo. Coloro che cercano di combinare l’adorazione dell’unico Dio Trino con l’induismo, l’islam o qualsiasi altra fede che neghi esplicitamente l’unicità di Dio o che Gesù sia Dio, ovviamente agiscono in questo modo. Casi più sottili sono la massoneria, lo yoga, la meditazione trascendentale, alcune correnti psicologiche e qualsiasi fedeltà religiosa che non sia sottomessa a Dio. Ma possiamo farlo anche noi se confidiamo in Dio ma allo stesso tempo riponiamo la nostra fiducia nella fortuna, nel denaro o persino nell’istruzione; anche questo potrebbe equivalere a inchinarsi a un altro dio.
D: Deuteronomio 12,15 e 22 afferma che gli Israeliti potessero talvolta mangiare sia animali impuri che puri?
R: No. Piuttosto, afferma che sia le persone cerimonialmente pure che quelle impure potevano mangiare animali puri.
D: In Dt 12,15-19, perché potevano macellare un bue, una pecora o una capra ovunque, mentre Lev 17,3-6 stabiliva che dovessero farlo presso il tabernacolo?
R: Levitico 17:3-6 si riferiva ai 40 anni trascorsi nel deserto. Ma ora stavano entrando in uno stile di vita diverso, sedentario, nella Terra Promessa, e la manna sarebbe cessata. Non sarebbe stato pratico che tutte le persone sparse per il paese dovessero recarsi a Silo o a Gerusalemme ogni volta che mangiavano carne.
D: In Deuteronomio 12:16,23-25 e Genesi 9:4; Levitico 7:26-27; 17:10-14 ; 19:26, perché allora il divieto di mangiare sangue era una questione così importante, e oggi è ancora proibito mangiare sangue?
R: A quanto pare, Dio attribuisce al sangue una sacralità particolare. Non si tratta tanto del fatto che Caino abbia versato il sangue di Abele, quanto piuttosto della prospettiva futura, secondo cui Cristo avrebbe versato il proprio sangue per noi sulla croce. Sebbene il divieto di mangiare sangue sia contenuto nella Legge di Mosè, tale divieto precede la Legge stessa, risalendo a Noè in Genesi 9:4. Quando in Atti 10:11-16 tutti gli alimenti furono dichiarati «puri», ciò non si applicava al sangue, poiché il sangue non era considerato un alimento. Se il sangue fosse stato considerato un «alimento» ormai puro, gli apostoli non avrebbero continuato a proibire il consumo (o l’assunzione) di sangue in Atti 15:20, 28-29. Inoltre, la Chiesa apostolica primitiva insegnava che i cristiani dovessero astenersi dal sangue. Naturalmente, quantità minime di sangue sono ammesse, poiché agli ebrei era permesso mangiare la selvaggina che cacciavano e di cui facevano scorrere [rapidamente] il sangue sul campo, come indicato in Levitico 17:13.
D: In Deuteronomio 13:1-18, quali sono le tre fonti di tentazione utilizzate dai demoni?
R: Ne utilizzano almeno tre, e possono ricorrerne a più di una contemporaneamente.
L’influenza religiosa (un falso profeta) in Deuteronomio 13:1-5.
Influenze familiari e sociali in Deuteronomio 13:6-11.
L’influenza della comunità e del governo in Deuteronomio 13:12-18.
D: In Dt 13,1-16 e Dt 18,10-12, dovremmo oggi uccidere gli incantatori, i negromanti e tutti coloro che l’Antico Testamento ordina di uccidere?
R: No. Tre punti da considerare nella risposta.
1. Indagine da parte del governo: anche all’epoca non era possibile agire di propria iniziativa per uccidere personalmente qualcuno che si sospettasse di tali pratiche. Deuteronomio 13:14 stabiliva che la città dovesse prima condurre un’indagine approfondita (e presumibilmente ufficiale).
2. Solo in un contesto teocratico: gli Israeliti vivevano in una «teocrazia», in cui coloro che abitavano quella terra avevano stretto un patto con Dio e la Torah costituiva il codice giuridico. Quando ebrei devoti, quali Daniele, Giona, Ezechiele e Neemia, vivevano e viaggiavano al di fuori di Israele, dove non erano soggetti a una teocrazia, non compivano alcun tentativo di nuocere a incantatori, idolatri o altri.
3. Oggi non viviamo in una «teocrazia». Sebbene alcune persone, come i puritani, abbiano tentato di instaurare una teocrazia, il Nuovo Testamento non fornisce alcuna indicazione in tal senso. Pertanto, i cristiani di oggi non dovrebbero recare danno agli eterosessuali immorali, agli omosessuali praticanti, agli idolatri, ai membri di sette e così via. Sebbene l’omicidio, il furto e altri crimini debbano ancora oggi essere puniti, questa è una funzione del governo; non dovrebbero esserci giustizieri cristiani. Tuttavia, anche oggi non dovremmo compiere tali azioni di nostra iniziativa.
Come afferma il «The Tony Evans Bible Commentary» a pag. 222: «La prova di un vero profeta non sta nella sua magia, ma nel suo messaggio» (corsivo nell’originale).
D: In Dt 13,5, cosa significa questo riguardo alla pena di morte?
R: Qualsiasi argomentazione contro la pena di morte che si basi sulla Bibbia viene confutata da questo versetto. L’argomentazione più forte contro la pena di morte consiste semplicemente nel fatto che a volte vi sono persone condannate ingiustamente a causa di false testimonianze o dell’indifferenza delle forze dell’ordine. Ma esiste un rimedio anche per questo. Se qualcuno accusa consapevolmente e falsamente un’altra persona, allora dovrebbe subire la pena che ha consapevolmente inflitto all’innocente.
Ecco i reati che nell’Antico Testamento comportavano la pena di morte.
Genesi 9:6; Esodo 21:12-14, 22, 23 | |
Sequestro di persona | Esodo 21:16; Deuteronomio 24:7 |
Percuotere o maledire i genitori | Esodo 21:15; Levitico 20:9; Proverbi 20:20 |
Pratiche magiche o occulte | Esodo 22:18 |
Rapporti sessuali con animali | Esodo 22:19; Levitico 20:15,16 |
Sacrifici a falsi dei | Esodo 22:20 |
Violazione del sabato | Esodo 35:2; Numeri 15:32-36 |
Sacrifici umani | Levitico 20:2 |
Adulterio | Levitico 20:10; Deuteronomio 22:22 |
Incesto (rapporti sessuali con membri della famiglia diversi dal proprio coniuge) | Levitico 20:11, 12, 14 |
Omosessualità | Levitico 20:13 |
Blasfemia | Levitico 24:11-14, 16, 23 |
Falsa profezia | Deuteronomio 13:1-10 |
Ribellione impenitente | Deuteronomio 17:12; 21:18-21 |
Fornicazione | Deuteronomio 22:20-21 |
Stupro di una vergine promessa in sposo | Deuteronomio 22:23-27 |
Da The MacArthur Study Bible 1997, pag. 270
D: In Dt 13:5, cosa si afferma riguardo ai falsi profeti nella chiesa?
R: Sebbene Deuteronomio 13:5 evidenzi la gravità del fenomeno dei falsi profeti e dei falsi insegnamenti, ai tempi del Nuovo Testamento non dobbiamo uccidere coloro che insegnano falsamente. Tuttavia, ciò non sminuisce la gravità delle loro azioni, ed è importante che essi vengano scomunicati dalla chiesa, come indicano , 2 Timoteo 3:5 ; 2 Giovanni 9-11 e Apocalisse 2:20-23. Allo stesso modo, dovremmo evitare coloro che persistono nel peccato, come indicato in 1 Corinzi 5:5-13 e Matteo 18:17.
Dio prende molto sul serio la nostra fede e la nostra pratica nell’adorazione di Dio, come dimostrano Deuteronomio 17:7,12; 19:19; 21:21; 22:21-22,24; 24:7.
D: In Dt 14,1, perché qualcuno dovrebbe rasarsi i capelli e poi ferirsi per i defunti?
R: Anche se per voi ciò non ha senso, ne aveva per l’antico popolo di Ugarit, sulla costa della Siria. Si rasavano il capo, secondo quanto riportato da Craigie, pp. 229-230, e da S.R. Driver in Deuteronomio, p. 155 e segg. Inoltre, si infliggevano ferite in segno di lutto, come indicato da Coogan, pp. 45-46. Ecco il testo ugaritico. «Si incide le guance e il mento, si lacera gli avambracci. Arava il petto come un giardino; come una valle lacera la schiena.» Testo ugaritico, tavoletta 67 VI, righe 20-22, tratto da «Israel’s Struggle with the Religion of Canaan» di Elmer B. Smick, in W. Robert Godfrey e Jesse L. Boyd III, *Through Christ’s Word: A Festschrift for Dr Philip E. Hughes*, pag. 117.
Purtroppo, anche alcuni israeliti si infliggevano ferite per i defunti, secondo Geremia 41:5.
In tempi più moderni, un piccolo numero di musulmani sciiti duodecimani, ad esempio in Iran, Pakistan e India, utilizza fruste con parti metalliche che scagliano oltre la spalla per lacerarsi la schiena durante la festa dell’Ashura, in segno di lutto per Husain, ucciso dai sunniti per non essersi sottomesso al califfo sunnita Yazid I. Alcune popolazioni della Nuova Guinea si asportano un’articolazione del dito in segno di lutto. Nei paesi occidentali, quanto costano alcuni funerali? Quel denaro avrebbe potuto essere utilizzato per i poveri o per diffondere il Vangelo?
Un esiguo numero di monaci cattolici romani ha praticato l’autoflagellazione, ma lo faceva per espiare i propri peccati, non in segno di lutto per qualcuno che era morto, e tale pratica non era incoraggiata dalla loro Chiesa.
Nel Nuovo Testamento, in 1 Tessalonicesi 4:13, si afferma che non dobbiamo affliggerci come il resto del mondo che non ha speranza.
D: In Deuteronomio 14:2, perché Dio ricordava così spesso agli Israeliti che erano il suo popolo speciale e santo?
R: Quante volte Dio lo ricordò loro nell’Antico Testamento? Secondo il «MacArthur Bible Commentary» (pagg. 216-217), più di 250 volte. Oltre a limitarsi a ricordare loro «fate questo» e «non fate quello», Dio ricordava loro anche la motivazione alla base della loro obbedienza: essa derivava proprio da chi essi erano. Oggi, quando siete tentati di peccare, leggete la Scrittura affinché Dio vi ricordi «chi siete» e «Chi conoscete».
D: In Dt 14,3-20, perché questi animali erano considerati impuri e non altri?
R: La Scrittura non lo dice. Questi animali erano raggruppati in animali della terra, dell’acqua e dell’aria.
Possiamo constatare che fosse «saggio dal punto di vista igienico» non mangiare alcuni di questi animali. La carne di maiale poco cotta può causare la trichinellosi, quella di coniglio poco cotta può provocare la tularemia, le creature marine che si nutrono sul fondo, come gamberetti e granchi, possono ospitare parassiti, mentre gli uccelli che si nutrono di carogne possono essere portatori di ulteriori malattie. Sappiamo inoltre che alcuni di questi animali venivano utilizzati nei rituali pagani. I maiali venivano macellati nei rituali religiosi dei Cananei, dei Siriani e degli Ittiti. I corvi erano considerati sacri da alcuni arabi. Tuttavia, bovini e ovini venivano impiegati in molti rituali pagani, eppure era comunque consentito mangiarli. Alcuni hanno cercato di attribuire un significato simbolico a questi animali, sostenendo ad esempio che la ruminazione sia analoga allo studio delle leggi, che i maiali siano impuri, ecc. Tuttavia, occorre prestare attenzione a non attribuire un significato simbolico a qualcosa che Dio non ha indicato. L’unica risposta certa è che Dio non ce lo ha detto; di fatto, Dio non aveva bisogno di dircelo. Dobbiamo comunque obbedire a Dio, anche quando non ne conosciamo il motivo.
D: In Dt 14,21, poiché era sbagliato mangiare un animale già morto, perché era lecito venderlo agli stranieri? Anche i non israeliti che vivevano in Israele non potevano mangiare sangue, secondo Lev 17,10.12.
R: Agli animali morti spontaneamente non veniva fatto defluire il sangue. Mangiare un animale morto senza che gli fosse stato fatto defluire il sangue costituiva un’offesa meno grave rispetto al consumo di sangue. Mentre Levitico 17:10,12 afferma che chi mangia sangue deve essere messo a morte, Levitico 17:15 stabilisce che chi mangia un animale morto a cui non è stato fatto defluire il sangue deve lavarsi e lavare i propri vestiti, e rimarrà impuro fino alla sera. Dal punto di vista igienico, se un animale moriva per cause naturali, ad esempio a causa di una malattia, le persone avrebbero avuto meno probabilità di contrarre malattie se non lo avessero mangiato.
A prima vista, questi versetti potrebbero sembrare arcaici, ma contengono un concetto che è rilevante anche oggi. I cristiani dovrebbero auspicare l’esistenza di leggi che vietino a chiunque di compiere determinati atti: omicidio, furto, stupro, ecc. Tuttavia, sebbene altre azioni siano peccaminose, è lecito consentire a chi desidera commettere il peccato di farlo. Ad esempio, mentre bere alcolici non è un peccato, ubriacarsi lo è; è quindi lecito per un cristiano lavorare per una catena di negozi di alimentari che vende alcolici.
D: In Dt 14,21; Es 23,19; 34,26, perché non potevano bollire un capretto nel latte di sua madre?
R: Si trattava di un’immagine raccapricciante: prendere il latte di una madre, prodotto per nutrire i propri piccoli, e far bollire il suo capretto proprio in esso.
Esistono inoltre prove che si trattasse di una pratica religiosa cananea/ugaritica/siriana risalente addirittura al XV secolo a.C. Tuttavia, il testo ugaritico a sostegno di tale ipotesi è di natura congetturale. Per inciso, la carne accompagnata da panna può deteriorarsi più rapidamente.
D: In Dt 14,22-25, era possibile riscattare con denaro gli animali primogeniti, oppure no, come afferma Num 18,17?
R: Cinque punti da considerare nella risposta.
1. Numeri 18,15 afferma che ogni primogenito di ogni specie deve essere messo da parte o riscattato con denaro.
2. «Riscattare con denaro» significa che si paga una somma in denaro e si trattiene l’animale.
3. Numeri 18:17 precisa che il primogenito di un bue, di una pecora o di una capra non può essere riscattato con denaro.
4. Neanche il Deuteronomio afferma che un bue, una pecora o una capra possano essere riscattati con denaro.
5. Deuteronomio 14:24-25 afferma che, se la distanza fosse eccessiva, si potesse «scambiarlo con denaro», il che significava vendere l’animale in cambio di denaro, recarsi a Gerusalemme e utilizzare il denaro per acquistare un animale equivalente.
D: In Dt 14,22-27, come potevano gli israeliti comuni consumare le loro decime, se queste erano destinate ai leviti come sostentamento?
R: Esistono due decime. La prima decima, pari al dieci per cento, era destinata ai leviti e alle loro famiglie come sostentamento. La seconda decima, chiamata «decima delle feste», ammontava a circa il tre per cento da un’unica fonte, oppure al dieci per cento del restante novanta per cento ogni tre anni, secondo quanto riportato nel *The Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, pagg. 289-290. Entrambe queste forme di decima si traducono complessivamente in una percentuale pressoché identica. Sia i fedeli che i leviti potevano consumarla. Nel terzo anno, anche le vedove, gli orfani e persino gli stranieri (cioè i non israeliti) potevano consumare la decima, secondo Deuteronomio 14:28-29.
Giuseppe Flavio e alcuni rabbini interpretarono erroneamente questa disposizione come una «terza decima», ma in realtà si tratta solo di un’applicazione della seconda decima.
D: In Dt 14,26 ed Es 29,40, le bevande alcoliche forti sono consentite, oppure sono vietate ai re (Prov 31,4-5) e riservate solo a chi è in punto di morte, come afferma Prov 31,4-7?
R: Poiché in circostanze normali era consentito bere alcolici, purché non ci si ubriacasse, quanto più appropriato sarebbe stato utilizzarli come sedativo per chi era in punto di morte. L’alcol era vietato ai sacerdoti quando entravano nella tenda del convegno (Levitico 10:8-10) e i re dovrebbero attenersi a uno standard più elevato, come suggerisce Proverbi 31:4-5.
D: In Deuteronomio 15:1-3, perché le persone si indebitavano nell’antichità?
R: Sebbene ciò potesse essere dovuto a spese eccessive per alcol, beni di lusso, ecc., probabilmente questo fattore era meno rilevante nei tempi antichi rispetto ad oggi. Probabilmente erano meno numerose le persone che spendevano in modo smodato, poiché spesso vedevano cosa accadeva agli altri. Poiché all’epoca non esistevano assicurazioni sanitarie, assicurazioni sulla vita, assistenza sociale statale, cure mediche o altre reti di sicurezza finanziaria, una malattia, un incidente che impedisse a qualcuno di lavorare o la morte del capofamiglia potevano far precipitare la famiglia nell’indebitamento. Allo stesso modo, un cattivo raccolto, una guerra o persino tasse eccessive imposte da governanti oppressivi potevano causare un indebitamento dal quale molti non riuscivano a uscire. Dato che spesso molti non erano in grado di ripagare i debiti, i tassi di interesse potevano essere elevati. Nelle tavolette di Nuzi, nel nord dell’Iraq, risalenti al XV secolo a.C., i tassi di interesse raggiungevano il 50%.
D: In Dt 15,1-3, dato che ogni sette anni dovevano cancellare tutti i prestiti concessi ai propri connazionali israeliti, perché non cancellavano anche i prestiti concessi ai non israeliti?
R: I prestiti venivano cancellati ai propri connazionali israeliti per compassione. La Scrittura non spiega perché non venissero cancellati i prestiti ai non israeliti, ma non è difficile individuarne il motivo.
Poiché gli Israeliti dovevano possedere la terra in Israele, gli stranieri presenti sul territorio con debiti si trovavano lì per motivi commerciali o come lavoratori a salario. Gli stranieri potevano sempre tornare dal proprio popolo.
D: In Deuteronomio 15, come si colloca l’Antico Testamento rispetto ad altre leggi antiche?
R: Mentre nel Deuteronomio uno schiavo veniva liberato dopo sei anni, secondo il Codice di Hammurabi uno schiavo poteva essere liberato dopo tre anni. Il Codice babilonese di Lipit-Ishtar stabilisce che uno schiavo potesse essere liberato dopo aver prestato servizio per un periodo pari al doppio del proprio debito, oppure al doppio del proprio prezzo di acquisto. Ciò sembra avvantaggiare decisamente il proprietario.
D: In che modo Dt 15,1-11 si collega a Es 23,10-11?
R: Il «settimo anno», ovvero l’anno sabbatico, è lo stesso in entrambi i casi. Era l’anno in cui i campi dovevano rimanere incolti, i debiti venivano cancellati e gli schiavi liberati. Per ulteriori informazioni, si veda l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pagg. 149-150.
D: In Dt 15,4, perché non dovrebbero esserci poveri tra gli Israeliti, dal momento che Dt 15,11 afferma che i poveri saranno sempre tra loro?
R: Dio impose loro l’obbligo di prendersi cura di tutti i poveri tra gli Israeliti. Tuttavia, Dio sapeva che non tutti avrebbero adempiuto ai propri obblighi e che ci sarebbero sempre stati dei poveri tra loro.
La Bibbia è al tempo stesso un libro di obiettivi ideali e di realismo; noi dobbiamo avere sia ideali elevati che realismo. Se qualcuno ha degli obiettivi ma è fuori dalla realtà, il suo idealismo non è molto utile. Anche vedere la realtà senza avere ideali non è molto utile.
D: In Dt 15,12-13, perché la Bibbia sembra così maschilista e usa sempre il pronome «egli»?
R: In ebraico non si usavano mai i pronomi «lui/lei» come talvolta si fa in inglese. Come in inglese, a volte si usava «lui» per indicare sia «lui» che «lei». Un esempio, sia in ebraico che in inglese, è Deuteronomio 15:13, dove si dice «lui», mentre il contesto in Deuteronomio 15:12 è chiaramente maschile o femminile.
D: Il Deuteronomio 15:12-18 contraddice l’Esodo 21:26?
R: No. Esodo 21:26-27 afferma che qualsiasi schiavo aveva il diritto di essere liberato se il padrone gli avesse accecato un occhio o gli avesse rotto un dente. Deuteronomio 15:12-18 stabilisce che gli schiavi ebrei dovevano essere liberati nel settimo anno del loro servizio. L’unica eccezione era rappresentata dagli schiavi ebrei che amavano i propri padroni e avevano scelto volontariamente di rimanere loro schiavi per tutta la vita.
Se in seguito il padrone gli avesse accidentalmente cavato un occhio o rotto un dente, lo schiavo aveva il diritto di ottenere la libertà, ma non era obbligato a esercitare tale diritto.
Questa legge è interessante in quanto, sebbene la punizione per il padrone sembri lieve, sarebbe comunque efficace nell’eliminare ogni incentivo a maltrattare gli schiavi.
D: In Dt 16,5, l’agnello pasquale doveva essere immolato nel santuario o in casa, come dice Es 12,7?
R: In Egitto, prima che esistesse un santuario o un tempio, l’agnello pasquale doveva essere immolato in casa. Una volta istituito il santuario, l’agnello doveva essere immolato lì. Successivamente, quando si stabilirono nella Terra Promessa, gli ebrei celebravano la Pasqua a Gerusalemme.
D: In Dt 16,16-17, perché si stabiliva che gli uomini dovessero presentarsi, mentre le donne e i bambini non venivano menzionati?
R: Deuteronomio 16,16-17 afferma che ogni uomo doveva presentarsi e non a mani vuote. In altre parole, nessun uomo, in quanto capofamiglia, era esentato dal portare le decime e le offerte richieste.
D: In Dt 16,21, perché gli ebrei non potevano piantare un albero per scopi religiosi?
R: Per tre validi motivi.
1. Deuteronomio 16:21 dice semplicemente di non farlo, e loro dovevano obbedire a ciò che Dio aveva detto.
2. Gli alberi non facevano mai parte di un sacrificio al Dio vero.
3. Deuteronomio 12:3 mostra che i boschi sacri facevano parte del culto di altri dei. Gli alberi occupavano un posto di rilievo nel culto di Baal e di alcuni dei greci.
La terza ragione è particolarmente importante. Se compiere un’azione fa parte di una religione pagana e ciò
a) vi induca ad adorare gli dei pagani
b) indurre gli altri ad adorare gli dei pagani, oppure
c) dare l’impressione che stiate adorando gli dei pagani,
allora non la compia.
D: In Dt 17,6; Dt 19,15 e Nm 35,30, è sbagliato condannare qualcuno per omicidio a meno che non siano presenti due o più testimoni umani?
R: Il requisito dei due testimoni era previsto sia per l’adulterio e il furto, sia per l’omicidio, e raramente due testimoni oculari assistono a un adulterio o a un furto. Due punti da discutere sull’uso del termine ebraico per «testimone».
1. Levitico 5:1 dimostra che un testimone non è solo un testimone oculare del reato. È testimone anche chiunque sia a conoscenza di prove in grado di dimostrare l’innocenza o la colpevolezza di una persona.
2. Il termine «testimone» può indicare sia una persona che una prova. Ad esempio, in Esodo 22:13 anche le parti di un animale morto possono fungere da testimonianza. Per ulteriori informazioni, si veda l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pag. 143.
D: In Deuteronomio 18:10, cosa significa «non sacrificare il proprio figlio o la propria figlia nel fuoco»?
R: Si trattava di un’usanza dei Cananei che consisteva nel sacrificare i propri primogeniti bruciandoli vivi, come spiega Deuteronomio 12:31.
D: In Dt 18:10, perché non si permette agli incantatori e ai negromanti di vivere?
R: Ad alcuni ciò può sembrare una punizione severa per persone che non arrecano alcun danno fisico agli altri. Tuttavia, essi causano un danno spirituale agli altri, conducendoli all’Inferno. Pertanto, sotto il governo teocratico dell’Antico Testamento, la punizione era la stessa prevista per gli idolatri.
D: In Dt 18,10, il divieto di entrare in contatto con il soprannaturale contraddice l’esistenza dei profeti nella Bibbia, come sostiene un ateo?
R: No. Ciò è ridicolo per due ragioni.
1. Anche se ci fosse stato un divieto contro «ogni» contatto con il soprannaturale, certamente nessun serio studioso della Parola di Dio avrebbe interpretato tale divieto come un divieto di rivolgere a Lui qualsiasi preghiera.
2. Non vi è mai stato un divieto contro ogni contatto soprannaturale, come apparentemente immagina l’ateo. Il divieto riguarda piuttosto la divinazione e la stregoneria. Le persone non devono cercare di entrare in contatto con gli spiriti dei defunti, i demoni o gli angeli. Sebbene in seguito gli angeli siano apparsi a persone devote, come Daniele, era l’angelo a prendere l’iniziativa del contatto, non l’essere umano.
D: In Dt 18,17-19; Dt 33,1-2 e Dt 34,10-11, si profetizzava forse Maometto, come sostengono alcuni musulmani?
R: No. Deuteronomio 18:15-18 afferma che Dio susciterà un profeta, al quale daranno ascolto, come Mosè, dal loro seno, in mezzo ai loro fratelli. Gesù era un profeta? Molti ebrei ascoltarono Gesù? Gesù era in mezzo agli ebrei? Gesù era ebreo? I musulmani non dovrebbero avere alcuna difficoltà a concordare sul fatto che questo versetto si adatti meglio a Gesù che a Maometto. Ecco alcuni ulteriori punti.
a. Deuteronomio 33:1-2 recita: «il Signore», e i musulmani non chiamano Maometto il loro Signore. (I musulmani alawiti e altri gruppi ghulat considerano Maometto Dio, ma si tratta di eccezioni.)
b. Deuteronomio 34:10 recita: «Da allora non è più sorto in Israele un profeta come Mosè». Questo epitaffio fu scritto, probabilmente da Giosuè, molto prima che Gesù venisse.
c. Deuteronomio 34:10 menziona «faccia a faccia», e Maometto non ha mai affermato di aver ricevuto le sue parole direttamente da Allah, bensì tramite gli angeli (Sura 2:97). Gesù comunicava direttamente con Dio Padre, secondo Giovanni 1:18 e altri passaggi.
d. Il versetto successivo, 34:11, afferma che nessun altro profeta compì quei miracoli straordinari come fece Mosè. Maometto, nel Corano, in genere non compì miracoli, ad eccezione della presunta visita alla moschea di Gerusalemme (di cui si può dimostrare che non esistesse a quel tempo) e della divisione della luna in due (che non fu vista da nessun altro).
e. Nello stesso Corano, la Sura 29:27 afferma che la profezia discende da Isacco e Giacobbe. Nella traduzione del Corano di Yusuf Ali, egli afferma: «E donammo (ad Abramo) Isacco e Giacobbe, e stabilimmo tra la sua discendenza la profezia e la rivelazione, …». Sebbene le parentesi intorno al nome «Abramo» siano presenti nella traduzione di Yusuf Ali, la parola «Abramo» non compare nell’originale arabo, e Yusuf Ali ha ritenuto necessario aggiungere «Abramo» a ciò che i musulmani considerano la parola di Dio.
f. Infine, l’apostolo di Gesù, Pietro, affermò che ciò si era adempiuto in Gesù in Atti 3:22-26. L’apostolo Pietro si trovava in una posizione privilegiata per saperlo.
1. O Gesù ha commesso un grave errore nel permettere a un ingannatore come Pietro di fuorviare per quasi 2.000 anni coloro che cercavano di seguire Dio, e Dio non ha mosso un dito per rivelare la verità alle persone.
2. Oppure, Gesù sapeva bene cosa stava facendo quando scelse Pietro, e Dio non ha corretto qualcosa che non necessitava di alcuna correzione.
3. Oppure, Pietro non disse ciò, e il Libro degli Atti fu alterato prima della prima menzione extra-biblica di cui disponiamo in merito a Cristo, risalente all’incirca al 138 d.C.
Ecco i più antichi manoscritti greci di cui disponiamo, con le relative date, relativi ad Atti 3,22-26.
Vaticanus [B] 325-350 d.C.
Sinaitico [Si] 340-350 d.C.
Copto bohairico [Boh] III/IV sec.
Alessandrino [A] 450 d.C. circa
Copto sahidico [Sah] III/IV secolo
Efraemico riscritto [C] V secolo
Bezae Cantabrigiensis [D] V, VI
Di seguito sono riportate le traduzioni di questi versetti disponibili in altre lingue:
Armeno [Arm] V secolo
Georgiano [Geo] V secolo
Vulgata latina [Vg] dal IV al V secolo
Etiope [Eth] VI secolo
Peshitta siriaca [SyrP] dal IV al VII secolo
I primi scrittori della Chiesa menzionarono questo versetto riferendolo a Gesù. Tra questi vi erano:
Giustino il Martire nacque intorno al 114 d.C., sebbene alcuni ritengano che la data sia il 110 d.C. La sua Prima Apologia fu redatta tra il 138 d.C. e la sua morte, avvenuta nel 165 d.C. È evidente che egli dovesse aver letto questa profezia riferita a Cristo prima di metterla per iscritto.
Ireneo scrisse tra il 182 e il 188 d.C.
Tertulliano dal 198 al 220 d.C.
Origene, 225-254 d.C.
Anche Archelao (262-278 d.C.) tratta il Deuteronomio 18:15, dimostrando come esso si riferisca a Gesù Cristo nell’opera *Disputa con Mani*, cap. 43, pag. 219
Crisostomo (morto nel 407 d.C.)
Un musulmano dovrebbe affermare non solo che Giustino si sbagliava, ma anche che tutti i manoscritti del Nuovo Testamento riportano in modo errato le parole di Pietro.
Inoltre, le traduzioni in altre lingue furono realizzate molto presto; le date sopra indicate non sono quelle delle prime traduzioni, ma solo quelle dei manoscritti più antichi giunti fino a noi. Questi sono preziosi perché costituiscono una catena di trasmissione indipendente, che le persone possono utilizzare come verifica incrociata rispetto ai manoscritti greci. La catena di trasmissione di questi manoscritti, dall’Africa all’Asia, concorda all’unanimità sul fatto che Pietro abbia affermato che ciò si riferisce a Gesù.
D: In Dt 18,20-22, come si può stabilire se un profeta è un falso profeta?
R: La Bibbia fornisce due motivi e indica due criteri.
1. Se esortano ad adorare altri dei, oppure profetizzano o insegnano cose su Dio che Dio non ha comandato. Deuteronomio 18:20-21; 1 Giovanni 4:1-3; Geremia 6:13
1° Requisito: se un profeta esprime la propria opinione su ciò che il vero Dio desidera, senza profetizzare, le sue opinioni possono essere errate proprio come quelle di chiunque altro. A titolo di esempio, si vedano le parole di Natan a Davide in 1 Cronache 17:2-4.
2. Se il profeta formula una predizione che si rivela falsa. Deuteronomio 18:21-22.
2° Criterio: se un profeta formula una profezia condizionata e le condizioni non vengono soddisfatte. Le profezie di giudizio e di distruzione sono sempre subordinate al fatto che la persona o la nazione non si penta. Si veda, ad esempio, Giona 3:1-10.
D: In Dt 19,1-6, come dovremmo comportarci quando una persona arreca danno a un’altra senza volerlo?
R: Da un lato, non dovrebbe essere equiparato a un atto intenzionale, poiché non vi era malizia né l’intenzione di farlo. Dall’altro lato, però, la persona potrebbe non essere del tutto innocente, poiché potrebbe non aver prestato sufficiente attenzione. Che dire, ad esempio, di un adolescente alla guida che uccide accidentalmente qualcuno mentre attraversa la strada, mentre stava partecipando a una gara di accelerazione? Oppure di coloro che sanno di essere ubriachi, ma pensano di poter «compensare» e guidano comunque? In un paese europeo, un tempo, se venivate sorpresi a guidare in stato di ebbrezza, perdevate la patente — per sempre.
Una volta ho chiesto a un gruppo di adolescenti alla scuola domenicale: se un bambino piccolo rovesciasse accidentalmente una lampada e la rompesse, dovrebbe essere sculacciato o no? Circa la metà ha risposto di sì e l’altra metà di no. La risposta corretta potrebbe essere: «Abbiamo bisogno di maggiori dettagli». Se il bambino fosse stato troppo distratto, o stesse giocando in modo troppo vivace o correndo per casa con i propri fratelli, allora sì. Ma se il bambino fosse inciampato accidentalmente, o fosse stato spinto, allora no.
È interessante notare che in ebraico la parola che indica il parente redentore nel matrimonio è «go’el» nel Libro di Ruth. La parola ebraica per indicare il vendicatore del sangue è «go’el haddam», ovvero, in un certo senso, un parente redentore della giustizia per l’assassinato.
D: In Dt 19,14; 27,17; Giobbe 24,2; Proverbi 22,28; 23,10, Isaia 5,8 e Osea 5,10, in che modo le persone possono «spostare le pietre di confine» al giorno d’oggi?
R: Un paio di decenni fa, in Texas, c’erano persone che redigevano atti fraudolenti, attribuendosi il titolo e la proprietà dei terreni. L’uso improprio della legge, compresi documenti fraudolenti, false testimonianze e tangenti, può far apparire “legale” il fatto che qualcuno si appropri di ciò che appartiene ad altri.
Per inciso, in epoca successiva, nel diritto romano, la pena per aver spostato una pietra di confine era la morte, secondo il Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 1, parte 3, pag. 399.
D: In Dt 19,16, perché un solo testimone poteva accusare qualcuno, dal momento che in Nm 35,30; Dt 17,6; Dt 19,15 e in altri passi si afferma che ogni cosa doveva essere accertata da due o tre testimoni?
R: Idealmente, ogni cosa dovrebbe essere accertata da due o tre testimoni, riconoscendo che un testimone può costituire una prova, e non solo una persona. Tuttavia, Deuteronomio 19:16 dimostra che esiste un caso in cui è possibile che una sola persona accusi qualcuno. In altre parole, né la persona deve essere assolto solo perché vi è un unico testimone, né si deve sempre credere all’unico testimone, che potrebbe mentire. È invece necessario condurre un’indagine approfondita, al fine di reperire ulteriori prove o testimoni.
D: In Dt 19,19, non è forse eccessivo punire un falso testimone con la stessa pena che sarebbe stata inflitta all’accusato ingiustamente?
R: Niente affatto. Una persona può uccidere con le parole con la stessa facilità con cui lo fa con le mani. Che abbiano usato le mani o abbiano fatto ricorso a inganni maliziosi e al sistema giuridico, la persona accusata ingiustamente sarebbe comunque morta. Almeno con l’omicidio commesso con le proprie mani, la reputazione della vittima rimane intatta. Uccidere con le parole distrugge la reputazione della persona oltre a ucciderne il corpo.
A titolo di riferimento, anche il Codice babilonese di Hammurabi stabilisce che chi accusa falsamente un altro di omicidio debba essere condannato a morte. Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, pag. 126.
D: In Dt 19,21; Lv 24,20 ed Es 21,22-24, perché la Bibbia afferma: «occhio per occhio»?
R: I tre riferimenti dell’Antico Testamento fanno parte del diritto processuale. Il risarcimento corrisposto e la punizione dovevano essere commisurati al reato: né di più né di meno. Nell’unico versetto del Nuovo Testamento, Gesù esorta i credenti a praticare il perdono e la misericordia anziché il «occhio per occhio». Ecco i quattro passaggi.
Esodo 21:22-24 menziona i giudizi legali, compreso un tribunale, nel caso in cui un uomo colpisca una donna in modo tale da provocarle un parto prematuro.
Levitico 24:20 menziona il giudizio per aver ferito o ucciso altri. Tuttavia, le città di rifugio erano disponibili per l’omicidio colposo e, presumibilmente, per lesioni non intenzionali.
Deuteronomio 19:21 parla di un falso testimone, al quale dovrebbe essere inflitto ciò che le sue menzogne avrebbero causato a qualcun altro.
Gesù disse in Matteo 5:38 che, sebbene abbiate udito dire: «Occhio per occhio e dente per dente», non dovevamo opporre resistenza al malvagio, ma porgere l’altra guancia.
Tertulliano, nei «Cinque libri contro Marcion», libro 2, cap. 18 (207/208 d.C.), fu il primo, a nostra conoscenza, a rispondere a questa domanda, e ricordò ai suoi lettori che lo scopo di questa legge era quello di frenare la violenza. Il libro «Ciò che sapete potrebbe non essere vero: 220 interpretazioni errate dei testi biblici spiegate», alle pagine 62-63, afferma che ciò limita la vendetta. In una società priva di forze di polizia, la vendetta non dovrebbe essere più severa dell’atto originario. La punizione per un crimine commesso ai danni di una persona povera dovrebbe essere la stessa di quella per un crimine commesso ai danni di una persona ricca.
Inoltre, il popolo doveva imparare cosa fosse la giustizia prima di poter comprendere cosa fossero la misericordia e il perdono.
D: In Dt 19,21, perché la Bibbia sembra poco amorevole nell’insegnare la legge del «occhio per occhio»?
R: Sebbene ciò si riferisca alla giustizia, e non all’amore, è necessario comprendere la giustizia prima di poter apprezzare la misericordia. Se non ci si rende conto che le azioni sbagliate comportano una punizione severa, è impossibile dare valore al perdono per tali azioni. Si veda la domanda precedente per comprendere il motivo per cui è stato dato questo comandamento.
Immagini per un momento che alle persone non fosse mai stato detto del principio «occhio per occhio» e che i tre passaggi dell’Antico Testamento in cui viene menzionato non esistessero.
In Esodo 21:22-24, quindi, non sarebbe considerato grave uccidere neonati o ricorrere all’aborto.
In Levitico 24:20, ferire dolosamente un adulto sarebbe considerato solo un problema di lieve entità.
In Deuteronomio 19:21, un testimone che mentisse per cercare di far punire ingiustamente qualcuno rimarrebbe impunito.
Una società che possiede sia la giustizia che l’amore è in realtà una società più amorevole di quella che cerca (invano) di avere l’amore senza un concetto di giustizia. Purtroppo, è proprio quest’ultima che alcune persone ritengono possa essere la società.
D: In Dt 20,1-15, perché Dio permise la guerra offensiva?
R: Il testo non specifica se si trattasse di Cananei o di non Cananei. Gli Israeliti dovevano combattere per liberarsi dall’oppressione dei Madianiti, degli Ammoniti, dei Siri e di altri popoli.
Ciò dimostra che Dio non era un pacifista nell’Antico Testamento e, allo stesso modo, non è contrario a ogni forma di uccisione, come le esecuzioni per motivi validi, nel Nuovo Testamento, in Romani 13,4.
D: In Deuteronomio 20:16-18, gli Israeliti dovevano uccidere tutti i nemici, oppure dovevano risparmiarne alcuni, come afferma Deuteronomio 20:11-14?
R: Tra i versetti 11-14 e i versetti 16-18 si trova il versetto 15. Il versetto 15 precisa che i versetti precedenti riguardavano le città lontane dal luogo in cui essi vivevano. Il versetto 16 precisa che quanto segue riguarda le città cananee nella Terra Promessa.
D: In Dt 20,17, poiché Dio sapeva che gli Hiviti/Ittiti (= Gabaoniti) in Palestina sarebbero diventati Suoi fedeli servitori del tempio, perché Dio disse di annientarli in questo passo?
R: Si tratta di un caso interessante in cui la volontà rivelata da Dio differiva dalla Sua volontà desiderata, eppure il comando rivelato da Dio contribuì a realizzare la Sua volontà desiderata.
1. Né agli Hiviti/Ittiti né agli Israeliti fu detto: «Non preoccupatevi, gli Hiviti/Ittiti saranno risparmiati». I Gabaoniti nutrivano gli stessi timori degli altri Cananei, ma agirono spinti dalla loro ansia per cercare la pace con gli Israeliti.
2. Successivamente, la provvidenza di Dio, manifestatasi attraverso un errore da parte dei capi israeliti, fece sì che essi risparmiassero i Gabaoniti.
3. I Gabaoniti ricorsero all’inganno e alla menzogna, ma Dio non si limita a utilizzare mezzi virtuosi per realizzare la Sua volontà.
4. Più avanti nella storia, i Gabaoniti divennero fedeli servitori del Tempio.
Un secondo caso, molto simile, dovrebbe esserci familiare oggi. Dio desidera che tutti siano salvati. Dio sa chi sono gli eletti. Eppure Dio (in tutta sincerità) avverte tutti che andranno all’inferno se rifiutano Gesù. Da un lato, gli eletti non hanno nulla di cui preoccuparsi, poiché diventeranno figli di Dio. Dall’altro lato, Dio non ha rivelato chi fossero gli eletti.
Una riflessione da meditare, riguardo all’elezione e al libero arbitrio, è che nulla impediva a tutti gli altri Cananei di fare ciò che fecero i Gabaoniti. Eppure, non vi è alcuna testimonianza che altri Cananei abbiano tentato di farlo, né tantomeno che abbiano desiderato provarci.
Si veda la discussione su Genesi 20:3-6, Deuteronomio 20:17; Geremia 15:6; Giona 3-4; Giona 3:10 e Giona 4:1-2 per ulteriori informazioni.
D: In Dt 20,19-20, perché non era loro permesso abbattere gli alberi quando assediavano una città?
R: Se gli Israeliti avessero vinto, l’abbattimento degli alberi da frutto avrebbe impoverito la terra. Se avessero perso, l’abbattimento degli alberi da frutto avrebbe avuto ripercussioni non solo sugli adulti di quel momento, ma anche sui loro figli e discendenti. Gli ulivi sono alberi da frutto e possono vivere per mille anni. Dio acconsentiva al fatto che combattessero, ma non al fatto che rovinassero la terra. Inoltre, gli alberi svolgono un ruolo ecologico cruciale nel stabilizzare il suolo e prevenire l’erosione. Al contrario, gli egiziani e gli assiri praticavano la tattica della terra bruciata. Un affresco egizio raffigura alcuni soldati che scalano le mura di una città e altri che abbattono gli alberi. Un resoconto egizio di un’invasione della Siria recita: «Ho privato il popolo delle fonti stesse della vita, poiché ho distrutto il loro grano e abbattuto tutti i loro boschetti e tutti i loro alberi rigogliosi. L’ho distrutta». Affermavano inoltre che fosse diventata una terra «sulla quale non vi sono alberi». Si veda J.B. Pritchard, *Ancient Near Eastern Texts*, pp. 240, 276-279, 288, 299-300.
D: In Dt 21,1-9, come gestivano l’incertezza irrisolvibile nei casi giudiziari, e come dovremmo fare noi?
R: Qui si possono individuare alcuni punti. Cercavano di individuare l’assassino. Riconoscevano che si trattava comunque di un atto riprovevole.
Offrire un sacrificio sottolineava che si trattava comunque di un atto sbagliato e di un peccato, anche se non erano riusciti a catturare il colpevole. Ciò implica un concetto giuridico assente nell’ordinamento occidentale odierno: il peccato collettivo. Poiché l’omicidio era avvenuto, il villaggio più vicino era colpevole dell’omicidio in quanto incapace di assicurare l’assassino alla giustizia, e l’assassino molto probabilmente viveva proprio in quel villaggio. Pertanto il villaggio offriva un sacrificio per la propria colpa; gli anziani si lavavano le mani a indicare che non sapevano nulla del crimine né dell’identità dell’assassino, e ciò copriva la loro colpa. I leviti e i sacerdoti non offrivano il sacrificio, ma i sacerdoti erano presenti per assicurarsi che tutto fosse eseguito correttamente. Naturalmente, se l’assassino fosse stato catturato in seguito, avrebbe comunque subito la stessa condanna.
Nelle leggi ittite, la responsabilità di un omicidio irrisolto ricadeva innanzitutto sul proprietario del campo e, in assenza di un proprietario, sul villaggio più vicino, secondo quanto riportato in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 3, pagg. 130-131.
Oggi dobbiamo renderci conto che se il tribunale dichiara qualcuno «non colpevole», ciò non significa che sia innocente o non colpevole, bensì che il tribunale ha stabilito che non vi fossero prove sufficienti per dimostrare la sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Una soluzione di compromesso consiste nel «trovare un punto d’incontro», come fece Davide con Mefiboset e Ziba in 2 Samuele 19:24-30.
D: In Deuteronomio 21:1-9, come dovremmo gestire l’incertezza riguardo a chi collaborare e di chi fidarci negli affari e in altre decisioni?
R: Come direbbe il presidente Ronald Reagan: «Fidatevi, ma verificate». Se una persona si dimostra disonesta nelle piccole cose, da cui ricava scarsi benefici, cosa le impedirebbe di essere disonesta nelle cose importanti, che le arrecherebbero grandi vantaggi? Nei controlli sui precedenti lavorativi nel settore finanziario, perché vogliono conoscere il vostro punteggio di credito o sapere se avete debiti di gioco? C’è una buona ragione.
Se dovessi intervistare qualcuno per un lavoro che richiede grande fiducia, gli chiederei: «Se potesse rubare un milione di dollari all’azienda, sapendo di poterla fare franca, lo farebbe?». La sua risposta non sarebbe molto interessante, poiché ovviamente quasi tutti i candidati risponderebbero «no». Ma poi gli chiederei: «Perché?». La sua risposta potrebbe non coincidere con la mia, ma farebbe bene ad avere una risposta, e in fretta.
D: In Deuteronomio 21:1-9, come dovremmo gestire l’incertezza nelle decisioni in generale?
R: Ecco cinque suggerimenti.
Innanzitutto, con umiltà; ogni cosa comporta delle incertezze che nessuno, tranne Dio, può conoscere. Siate sempre consapevoli che potreste sbagliare.
In secondo luogo, pregate. Spesso Dio non vi impedirà di commettere errori, ma può aiutarvi a riprendervi.
In terzo luogo, preveda delle soluzioni alternative, ovvero un piano di riserva.
In quarto luogo, comprenda le comuni debolezze umane nel processo decisionale. Spesso nutriamo una preferenza irrazionale per un esito previsto che desideriamo si verifichi, oppure per l’alternativa di cui abbiamo sentito parlare per prima, o ancora per l’alternativa che gli altri ritengono più probabile.
Quinto, cercate la fiducia, non la certezza. Un operatore di borsa di successo iniziò a investire anche per conto dei propri genitori. Investì il denaro dei genitori negli stessi titoli in cui investiva lui, ma col tempo notò che il rendimento era inferiore. Ne cercò la ragione e scoprì quanto segue: quando riteneva che un titolo potesse salire, investiva prima lui stesso in quel titolo. E quando era sicuro che il rischio non fosse eccessivo, allora investiva il denaro dei suoi genitori. Ma essendo particolarmente cauto con il denaro dei suoi genitori, questi ultimi non guadagnavano molto. Se si aspetta di avere la certezza prima di prendere una decisione, la maggior parte dei benefici dell’opportunità potrebbe essere già sfumata. Non si può analizzare eccessivamente e attendere la certezza su qualcosa, ma si può analizzarla a sufficienza per acquisire fiducia, pur rendendosi conto che si potrebbe sbagliare.
D: In Dt 21,10-14, perché esistevano queste leggi riguardo alle prigioniere?
R: Un soldato poteva prendere una prigioniera come moglie, in modo dignitoso, oppure non farlo affatto. Questa legge attribuisce alle donne una considerazione superiore, in netto contrasto con le usanze tipiche della maggior parte dei popoli, antichi e moderni.
L’unica grande eccezione fu la flotta composta da fino a 400 navi del pirata cinese Zheng Yi Sao (1801-1844). Contava da circa 40.000 a 80.000 marinai. La dinastia cinese dei Qing combatté i pirati, ma si ritirò dopo aver perso metà delle proprie navi. Nemmeno le forze congiunte dei cinesi e dei portoghesi riuscirono a sconfiggere i pirati. Alla fine il governo offrì ai pirati delle terre e l’amnistia a condizione che smettessero di fare i pirati. Essi accettarono e entrambe le parti mantennero la parola data. Yi Sao decretò che qualsiasi stupratore sarebbe stato decapitato. Un pirata doveva sposare una donna prima di poter avere rapporti sessuali con lei. Tradire la propria nuova moglie comportava anch’esso la decapitazione. A proposito, Zheng Yi Sao era una donna.
Nell’antichità, quando una città stava per essere conquistata, le donne potevano vestirsi con i loro abiti migliori, in modo da ottenere uno status più elevato come mogli o concubine anziché come semplici schiave. Si noti che potevano ridurre in schiavitù una donna catturata, ma non potevano avere rapporti sessuali con lei senza averla prima presa in moglie, né potevano prima prenderla in moglie e poi ridurla in schiavitù.
Attendere un mese e cambiare gli abiti eleganti avrebbe dato alla donna il tempo di piangere la propria famiglia, che era stata uccisa o che probabilmente non avrebbe mai più rivisto. Un mese avrebbe permesso all’uomo di accertarsi che lei gli piacesse davvero anche senza i suoi abiti eleganti, e avrebbe inoltre determinato se fosse incinta o meno. Ora, se all’uomo la donna non piacesse, magari perché la donna non ricambiava il suo interesse, l’uomo avrebbe dovuto liberarla. Per essere perfettamente chiari, Deuteronomio 21:14 afferma che l’uomo non poteva venderla né trattarla con brutalità.
In contrasto con ciò, in epoche successive i Vichinghi, quando si riunivano, potevano barattare o scambiarsi le prigioniere.
In netto contrasto con la Legge di Dio contenuta nella Torah, nell’Islam i non musulmani pensano erroneamente che gli uomini musulmani potessero avere rapporti solo con un massimo di quattro mogli (ad eccezione di Maometto, che necessitava di una deroga). In realtà, secondo il Corano, gli uomini musulmani potevano avere fino a quattro mogli più le «donne che la loro mano destra possiede». Si trattava di prigioniere e schiave, e un uomo musulmano devoto poteva avere rapporti con quante ne volesse. Dovevano comunque attendere un ciclo mestruale prima di sposarle, in modo da sapere se un figlio nato dalla prigioniera fosse loro o meno.
«… Partimmo con il Messaggero di Allah (la pace sia su di lui) per la spedizione a Bi’l-Mustaliq e catturammo alcune eccellenti donne arabe; le desideravamo, poiché soffrivamo per l’assenza delle nostre mogli (ma allo stesso tempo) desideravamo anche ottenere un riscatto per loro. Decidemmo quindi di avere [rapporti sessuali] con loro, ma osservando… Ma dicemmo: «Stiamo compiendo un atto mentre il Messaggero di Allah è tra noi; perché non chiederglielo?». Così chiedemmo al Messaggero di Allah (la pace sia su di lui), ed egli disse: «Non importa se non lo fate, poiché ogni anima che deve nascere fino al Giorno della Resurrezione nascerà». Sahih Muslim, vol. 2, libro 8, n. 3571, pagg. 732-733.
Anche Bukhari, vol. 3, libro 34, cap. 111, n. 432, pag. 237; vol. 5, libro 59, cap. 31, n. 459, pag. 317; vol. 8, libro 76, cap. 3, n. 600, pag. 391, insegnano che è moralmente accettabile, sebbene non sempre auspicabile, costringere le schiave ad avere rapporti sessuali. Si vedano inoltre Sahih Muslim, vol. 2, libro 8, nn. 3371-3376, pag. 733; Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 2517, pag. 506. Il rapporto sessuale con le schiave è lecito secondo Ibn-i-Majah, vol. 1, n. 89, pag. 52; vol. 3, n. 1920, pag. 158; vol. 3, nn. 1927-1928, pag. 162. Si veda anche Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 1851, pag. 117.
D: In Dt 21,15-17, perché all’uomo fu ordinato di procedere in questo modo per quanto riguarda l’eredità, anziché poter disporre del proprio denaro come meglio credeva?
R: Genesi 27 e 48:14 riportano esempi simili. I figli potevano sapere in anticipo quale percentuale avrebbero ricevuto, anche se un padre potesse preferire una moglie piuttosto che un’altra, o un figlio piuttosto che un altro.
D: In Dt 21,15-16, poiché un padre non dovrebbe lasciare la propria eredità a un figlio minore e trascurare il figlio maggiore, perché Abramo, Isacco e Giacobbe agirono in tal modo? Perché Davide nominò Salomone suo successore al trono, anziché Adonìa?
R: Per quanto riguarda Abramo, Isacco e Giacobbe, il comandamento contenuto in Deuteronomio 21,15-16 fu emanato dopo la loro morte. Le persone non sono tenute a osservare un comandamento che Dio non aveva ancora dato.
Nel caso di Davide, la legge si applicava ai beni personali, mentre un regno non è un bene personale — sebbene alcuni imperatori e re nel corso della storia possano averlo ritenuto tale.
D: In Dt 21,15, perché Dio [presumibilmente] insegna che un uomo debba amare una moglie e odiare l’altra? È questa la giustizia di un Dio biblico? (Un musulmano ha affermato ciò.)
R: Non insegna nulla del genere. Deuteronomio 21:15-16 dice in realtà: «Se un uomo ha due mogli, una amata e l’altra non amata, ed entrambe gli danno dei figli, ma la moglie non amata ha il figlio primogenito, quando quell’uomo assegna la sua eredità ai figli, non deve designare il figlio della moglie amata come primogenito al posto del figlio della moglie non amata». (BSB) Quindi, se un uomo ama una moglie ma non l’altra, non può attribuire al figlio che non è il primogenito i diritti del primogenito. Dio NON sta dicendo che un uomo poligamo debba amare una moglie più di un’altra. Tuttavia, forse questo musulmano può spiegare il comportamento di Maometto a questo proposito.
Quando Sauda era ormai anziana, temeva che Maometto potesse divorziare da lei, così cedette il proprio turno ad ‘A’isha. Abu Dawud, vol. 2, n. 2130, pag. 572
Un altro musulmano fece lo stesso. Un uomo aveva una moglie da molti anni, che gli aveva dato molti figli. Egli intendeva «sostituirla» (secondo l’espressione scelta da Majah), ma la tenne con sé quando lei acconsentì a rinunciare al proprio turno con lui. Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 1914, p. 188.
D: In Deuteronomio 21:15-17, poiché il diritto di primogenitura spetta al figlio primogenito, perché in Genesi 27 fu Giacobbe e non Esaù a ricevere il diritto di primogenitura?
R: Innanzitutto, due fatti che non fanno parte della risposta, e poi la risposta stessa. Giacobbe acquistò il diritto di primogenitura in Genesi 25:29-34. Inoltre, Giacobbe agì in modo scorretto ingannando suo padre Isacco affinché glielo concedesse in Genesi 27.
La risposta è che Giacobbe ed Esaù vissero oltre 400 anni prima che Dio impartisse questo comando in Deuteronomio 21,15-17.
D: In Dt 21,18-21, perché la Legge era così severa da consentire a un padre di far lapidare a morte il proprio figlio per disobbedienza?
R: Ciò non riguardava una semplice disobbedienza occasionale, bensì il rifiuto categorico di obbedire in qualsiasi circostanza dopo essere stati ammoniti. Questa legge dimostra quanto Dio prendesse sul serio l’obbedienza dei figli ai genitori. Tuttavia, per quanto severo potesse essere l’ammonimento previsto dalla legge, non vi è alcuna testimonianza che questa sentenza sia mai stata eseguita. Naturalmente, se il figlio fosse stato prima ammonito, probabilmente sarebbe tornato sulla retta via.
Curiosamente, i genitori non dovevano fornire alcuna prova. Se il padre e la madre, che normalmente avrebbero amato il figlio, avessero affermato ciò riguardo al figlio, ciò sarebbe stato sufficiente.
D: In Dt 21,22-23, perché il corpo di una persona giustiziata non poteva rimanere appeso a un albero per tutta la notte?
R: Si trattava di esporre il corpo di una persona morta su un albero, non di ucciderla su un albero. Non abbiamo testimonianze di crocifissioni fino all’epoca dei Persiani, che a quanto pare la inventarono. I Cartaginesi/Fenici e i Romani in seguito la presero da loro.
Dopo l’esecuzione del criminale, il suo cadavere veniva esposto alla vista di tutti per umiliare il colpevole e mettere in guardia il popolo. Tuttavia, anche ai criminali giustiziati veniva concessa una certa dignità. Venivano sepolti prima del calar della notte, sia per dimostrare l’onore tributato a tutta l’umanità, sia, forse, per impedire che gli animali selvatici si avvicinassero al corpo. Giosuè non permise che il corpo del re di Ai rimanesse appeso a un albero per tutta la notte (Giosuè 8,29), probabilmente perché era a conoscenza di questo comandamento.
D: In Dt 21,23, se «chiunque sia appeso a un albero è sotto la maledizione di Dio», Gesù sarebbe maledetto se una croce potesse essere considerata un albero?
R: Una croce sarebbe costituita da legno proveniente da un tronco o da grossi rami; pertanto, sì, si potrebbe dire che Gesù fosse appeso a un albero. Paolo lo afferma chiaramente quando cita questo versetto in Galati 3,13 e seguenti. Quindi sì, ciò renderebbe Gesù maledetto. Gesù fu maledetto, non perché avesse peccato, ma per pagare il prezzo dei nostri peccati, come afferma Galati 3,13.
D: In Deuteronomio 22,1-4, perché un uomo doveva restituire l’animale del proprio vicino, anche se non gli piaceva il vicino?
R: L’imperativo di «amare il prossimo come se stesso» è stato enunciato per la prima volta in Levitico 19:18 e comprende la regola d’oro di Gesù: «Fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi», in Matteo 7:12. Potrebbe essere facile amare i vicini che vi piacciono, ma dovete amare anche quelli che non vi piacciono. Inoltre, l’animale non aveva fatto nulla per meritare la vostra negligenza.
Espressioni come «chi trova tiene» o «il possesso vale nove decimi della legge» sono concetti estranei alla Torah. Piuttosto, se si trovava un animale o un oggetto, lo si restituiva al proprietario se questi si trovava nelle vicinanze e se ne conosceva l’identità; altrimenti lo si custodiva per lui fino a quando non fosse venuto a cercarlo.
D: In Dt 22,5, perché un uomo non dovrebbe indossare abiti da donna e viceversa?
R: La Scrittura non lo specifica. Considerati i numerosi altri principi presenti sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, la ragione sembra essere che Dio non voglia che dimentichiamo che uomini e donne hanno ruoli diversi all’interno della famiglia.
D: In Dt 22,5, è lecito che le donne indossino i jeans e che entrambi indossino magliette?
R: Alcuni cristiani sinceri ritengono che non sia ammissibile. Tuttavia, la maggior parte dei cristiani non vede alcun problema in questo. Nella Bibbia sia gli uomini che le donne indossavano mantelli e sandali. Oggi i jeans e le magliette non sono né esclusivamente maschili né esclusivamente femminili.
D: In Dt 22,6-7, perché non potevano prendere un uccello madre insieme ai suoi piccoli?
R: La Scrittura non spiega il motivo, se non che questo era ciò che Dio aveva comandato. Se si prendessero i piccoli o le uova per nutrirsi, lasciando la madre, l’anno successivo si potrebbero avere più piccoli o più uova.
D: In Dt 22,8, perché dovevano avere un parapetto? (Un scettico aveva sollevato un’obiezione al riguardo.)
R: Su una nota più leggera, ciò ha a che fare con la «caduta dell’uomo». Seriamente, qui è presente un concetto giuridico di colpa per omicidio colposo (uccisione non intenzionale) per imprudenza. È colpa di una persona incurante se questa muore o rimane ferita cadendo da un tetto, ma anche il proprietario è responsabile se ha agito con imprudenza omettendo di adottare ragionevoli misure di sicurezza.
D: In Dt 22,9, perché non seminare con vari tipi di sementi?
R: La Scrittura non lo specifica. Tuttavia, quando si semina la stessa coltura anno dopo anno, si accumulano insetti e funghi nocivi che attaccano quella coltura. Se si pratica la rotazione delle colture, ciò riduce l’attacco da parte degli stessi parassiti e può impedire l’esaurimento delle sostanze nutritive nel terreno.
D: In Dt 22,10, perché non si deve mettere insieme un bue e un asino sotto lo stesso giogo?
R: La Scrittura non lo specifica. Tuttavia, spesso questi animali hanno forze diverse e camminano a ritmi diversi. Pertanto, questo comandamento, insieme a Proverbi 12,10, riguarda il trattare con gentilezza gli animali.
D: In Dt 22,11, perché non si deve indossare insieme lana e lino?
R: La Scrittura non lo specifica. Dal punto di vista funzionale, la lana è molto utile come isolante e non subisce effetti negativi eccessivi quando si bagna. Una possibile ragione è che intrecciare lana e lino potrebbe compromettere il valore isolante dell’indumento.
D: In Dt 22,11, possiamo indossare oggi insieme lana e lino?
R: Sì. Noi serviamo secondo il nuovo modo dello Spirito, non secondo il vecchio modo della legge scritta (Romani 7:6; 2 Corinzi 3:6-7; ~Romani 2:29). Pur continuando a obbedire ai precetti morali della legge, non osserviamo le norme relative ai riti, all’alimentazione e all’abbigliamento.
D: In Dt 22,13-21, la prova per verificare se una donna fosse vergine era il lenzuolo nella notte di nozze, oppure la prova per una moglie infedele consisteva nel farle bere l’acqua amara, come dice Num 5,13-22?
R: Entrambe le affermazioni sono vere, in circostanze diverse. Deuteronomio 22:13-21 tratta del periodo precedente al matrimonio, mentre Numeri 5:13-22 tratta di quello successivo al matrimonio. Per ulteriori informazioni, si vedano When Critics Ask, pag. 127, e Alleged Discrepancies of the Bible di Haley, pagg. 258-259.
D: In Dt 23,1, perché gli uomini castrati non potevano entrare nell’assemblea?
R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, sappiamo che alcuni sacerdoti delle divinità pagane venivano castrati come requisito per esercitare il sacerdozio. Altri venivano evirati per prestare servizio nei palazzi, in particolare al servizio delle donne. In epoche successive, i musulmani che trasportavano schiavi da Zanzibar e da altre località dell’Africa orientale spesso castravano gli schiavi maschi.
Non si affermava che gli uomini castrati non potessero servire o adorare Dio, ma solo che non potessero entrare nell’assemblea, ovvero nel Tabernacolo e, naturalmente, in seguito nel Tempio. Si trattava di una mutilazione della natura dell’uomo così come era stata creata da Dio.
Ma ai tempi del Nuovo Testamento non vi è alcun divieto. Tutti, indipendentemente dagli interventi chirurgici subiti, involontari o volontari, e qualunque sia il proprio passato, sono invitati. Le uniche eccezioni sono coloro che insegnano credenze eretiche (2 Giovanni 9-11) e coloro che hanno commesso peccati di cui non si sono pentiti e azioni malvagie (1 Corinzi 5:2-5,9-13; 2 Timoteo 3:5; Apocalisse 2:20-23).
D: In Deuteronomio 23:2, perché un discendente di un figlio illegittimo non poteva entrare nella congregazione fino alla decima generazione?
R: Il significato del termine ebraico non è chiaro. Potrebbe indicare una persona nata al di fuori del matrimonio, oppure una persona nata da una relazione o da un matrimonio proibito, ad esempio in caso di incesto, oppure potrebbe riferirsi a entrambe le situazioni. Levitico 18:16-20; 20:10-12, 14, 17-21 elenca i tipi di matrimoni proibiti. A prescindere da ciò, Dio ha il diritto di scegliere chiunque desideri per far parte della Sua assemblea. La Scrittura non espone direttamente le ragioni di Dio, ma vi sono quattro punti che forniscono un’indicazione.
1. Questo e altri versetti sembrano seguire uno schema. Le persone non potevano entrare nell’assemblea se erano considerate impure. Ciò includeva chi aveva toccato un cadavere e chi soffriva di malattie cutanee contagiose. Ciò non significa che fossero moralmente in torto, ma solo che erano cerimonialmente impuri.
2. Essere impuri non significava che la persona stesse peccando, fosse più peccatrice di altre o «troppo peccatrice» per entrare. Ad esempio, i sacerdoti (ad eccezione del sommo sacerdote) dovevano seppellire i propri parenti stretti, il che li rendeva impuri. Nel Giorno dell’Espiazione, colui che conduceva il capro espiatorio nel deserto era impuro per averlo fatto, eppure stava eseguendo ciò che Dio aveva comandato.
3. Non partecipare all’assemblea costituisce un disonore, non per il bambino, ma per i genitori. Tuttavia, il fatto che qualcuno sia un figlio illegittimo non significa che non possa essere utilizzato da Dio. Perez, un antenato di Gesù, era il figlio illegittimo di Giuda. Nel Libro dei Giudici, il giudice Iefte il Gileadita fu utilizzato da Dio per sconfiggere gli Ammoniti. Le origini della madre di Iefte causarono a Iefte dei problemi con i suoi fratellastri, ma ciò non impedì a Dio di servirsi di lui.
4. Questa regola valeva solo per le assemblee degli Israeliti nell’Antico Testamento. Ai tempi del Nuovo Testamento, tutte le persone che cercano Dio, indipendentemente dalla nazionalità o dalle circostanze della loro nascita, sono benvenute nelle chiese di Dio.
D: In Dt 23,3, perché un Ammonita o un Moabita non poteva entrare nella congregazione fino alla decima generazione?
R: Secondo Deuteronomio 23:2, nessuno nato da un matrimonio proibito poteva entrare, fino alla decima generazione.
La ragione di ciò è che un figlio sarebbe stato considerato «illegittimo» non solo se nato fuori dal matrimonio, ma anche se nato da un matrimonio «illegale». Dio comandò agli Israeliti di non sposarsi al di fuori di Israele. Si veda la discussione su Deuteronomio 23:2 per comprendere perché i figli illegittimi fossero esclusi dall’assemblea.
Se una persona era un Ammonita o un Moabita, ciò non era dovuto al fatto che quel popolo discendesse da Lot e dalle sue figlie, ma piuttosto alla loro ostilità nei confronti di Israele. Ciò era dovuto principalmente a ciò che gli Ammoniti non fecero e a ciò che fecero i Moabiti. Gli Ammoniti non fornirono loro alcun aiuto né cibo quando passarono di lì. Si ricordi inoltre che il re Balak di Moab assoldò Balaam per maledire gli Israeliti in Numeri 22-24. Balaam consigliò a Balak di far sì che le donne moabite giacessero con gli uomini israeliti per rendere gli Israeliti un fetore agli occhi di Dio.
Naturalmente, se una persona era uno degli «stranieri che si uniscono al Signore» (Isaia 56:6), come Ruth, allora «il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio» (Ruth 1:16). Non vi è alcuna prova che gli Israeliti non abbiano pienamente accettato la conversione di Ruth e il suo cambio di cittadinanza. Infatti, il re Davide era il pronipote di Ruth, secondo Ruth 4:21-22, Matteo 1:5-6 e Luca 3:31-32. Allo stesso modo, anche Isaia 56:3 afferma che gli stranieri che si sono uniti al Signore non saranno esclusi dal popolo di Dio, sebbene alcuni interpretino Isaia 56:3 come riferito alla fine dei tempi.
D: In Deuteronomio 23:3, la decima generazione era la decima generazione a partire dal momento del matrimonio proibito, oppure la decima generazione a partire dall’ingresso nella Terra Promessa?
R: Potrebbe essere in entrambi i casi. Tuttavia, è più probabile che si tratti della decima generazione a partire dal matrimonio proibito.
D: In Dt 23,7-8, perché un Edomita o un Egiziano non poteva entrare nella congregazione fino alla terza generazione?
R: Probabilmente per ragioni simili a quelle per cui gli Ammoniti e i Moabiti non potevano unirsi alla congregazione fino alla decima generazione. La Scrittura si limita a riportare questo fatto, senza spiegare perché Dio, l’Onnisciente, lo abbia stabilito. Tuttavia, le ragioni potrebbero essere che gli Edomiti erano più strettamente imparentati con Israele e che gli Egiziani, in origine, trattavano bene gli Israeliti.
D: In Dt 23,17, che cos’è un sodomita?
R: Si riferisce a un prostituto, secondo la Concordanza di Strong, la NIV e la NET Bible. La New King James traduce questo termine come «pervertito», mentre la Interlinear Bible (Jay P. Green) lo traduce come «omosessuale». La BSB lo traduce come «prostituto del santuario».
D: In Dt 23,17, l’omosessualità era condannata solo perché collegata all’idolatria, come sostengono alcuni esponenti del New Age?
R: No, proprio come il sacrificio di bambini e la prostituzione, l’omosessualità era condannata in modo assoluto, indipendentemente dal contesto. Non si tratta di un versetto isolato, poiché anche Levitico 18:22,24; Levitico 20:13; Romani 1:26-27 e 1 Corinzi 6:9-10 condannano l’omosessualità. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Romani 1:26-27 in *When Cultists Ask*, pag. 44, e in *When Critics Ask*, pagg. 127-128.
D: In Deuteronomio 23:18, perché i guadagni di alcuni non dovrebbero essere portati nella casa di Dio per adempiere ai voti?
R: Dio non apprezza che le persone Gli offrano denaro che non appartiene loro e che hanno sottratto ad altri. In ebraico, «cane» (tradotto con «maschio» nella BSB) era apparentemente un termine gergale per indicare un prostituto. La prostituzione di entrambi i sessi era comune a Canaan e in Fenicia nel culto di Astarte. Tuttavia, anche se una pratica era diffusa, ciò non la rende meno detestabile. Allo stesso modo, Davide avrebbe potuto appropriarsi liberamente del terreno su cui sarebbe stato costruito il Tempio, ma insistette nel pagarlo. Analogamente, il denaro “guadagnato” (per così dire) o ottenuto compiendo azioni malvagie non era adatto per essere offerto in dono alla Casa di Dio.
In Luca 19,1-10, quando Zaccheo, l’esattore delle tasse corrotto, credette in Gesù, decise di restituire il denaro alle persone che aveva frodato e di donare metà dei suoi beni (ottenuti principalmente con l’inganno) ai poveri.
D: In che modo Deuteronomio 24,1-22 si confronta con altre leggi dell’epoca?
R: Nel Codice babilonese di Hammurabi (1755-1750 a.C.), ai codici 14 e 22, il rapimento e la rapina sono punibili con la morte. Nella legge ittita i diritti del lavoratore non venivano presi in considerazione.
D: In Dt 24,1-4, perché questo insegnamento sul divorzio differisce innegabilmente da Mc 10,2-12 e 1 Cor 7,10-16?
R: Gesù ha risposto a questa domanda in Marco 10,5: Dio ha permesso il divorzio perché i loro cuori erano induriti. Nell’Antico Testamento (Malachia 2,16), Dio afferma di detestare il divorzio.
Quando possiamo giustificare qualcosa sostenendo che non è contrario alla Bibbia, ma sappiamo che Dio ne è comunque scontento, non dovremmo farlo. Romani 14:23 afferma che tutto ciò che non proviene dalla fede è peccato, e Giacomo 4:17 dice che chiunque sappia il bene che dovrebbe fare e non lo faccia, pecca.
D: In Deuteronomio 24:1-5, perché una coppia non poteva risposarsi dopo il divorzio se la donna si era successivamente sposata con un altro uomo?
R: La Scrittura non ne indica il motivo, ma i versetti di questo capitolo si riferiscono tutti al mantenimento di uno standard di santità tra il popolo. Il divorzio, sebbene fosse consentito ai tempi dell’Antico Testamento, non era una cosa da prendere alla leggera. Se una donna fosse passata «da un marito all’altro», ciò non sarebbe apparso molto santo. Ciò avrebbe inoltre sottolineato la gravità del divorzio.
Ciò è quasi l’esatto contrario dell’Islam, dove il divorzio può essere semplice come il fatto che l’uomo dica «Ti ripudio» tre volte. E se la coppia divorziata volesse risposarsi, nell’Islam non potrebbe farlo FINCHÉ la donna non avesse consumato un matrimonio con un altro uomo e quel matrimonio non fosse stato sciolto (tramite divorzio o morte dell’uomo). Nel mondo islamico vi erano alcuni uomini che «lavoravano» come mustahil, una sorta di prostituto matrimoniale. Se una coppia divorziata desiderava risposarsi, pagava un mustahil affinché contraggesse un matrimonio temporaneo con la donna per un giorno, dopodiché i due potevano tornare insieme. Nel caso ve lo stiate chiedendo, non esiste una norma simile per gli uomini. Pertanto, se state cercando una carriera o un secondo lavoro, vi sono alcune scelte professionali che gli uomini cristiani non possono intraprendere, mentre un uomo musulmano potrebbe farlo. Per la documentazione relativa ai mustahil nella legge della Sharia, si veda Abu Dawud, vol. 2, n. 2192, pagg. 592-593; vol. 2 n. 2302, pag. 629; al-Bukhari, vol. 7, libro 63, nn. 186 e 187, pag. 136; Ibn-i-Majah, vol. 3, nn. 1933-1936, pagg. 165-168.
D: In Dt 24,15, dobbiamo retribuire i nostri dipendenti alla fine di ogni singola giornata?
R: Normalmente i datori di lavoro cristiani non sono tenuti a farlo. In quanto parte della Legge dell’Antico Testamento, Deuteronomio 24:15 non prescrive di retribuire tutti i lavoratori ogni giorno, ma solo i lavoratori poveri e bisognosi che ne hanno necessità. Dobbiamo tuttavia retribuire i nostri dipendenti al momento opportuno, nel giorno di paga, senza trattenere il denaro. Tuttavia, un’importante applicazione per i nostri giorni consiste nel pagare alle persone ciò che avete promesso e ciò che dovete, nel momento in cui lo avete promesso; ritardare il pagamento equivale a ingannarle.
Se si combina questo insegnamento con il divieto di opprimere i poveri (Giacomo 5:4), oltre alla schiavitù limitata a sette anni al termine della quale gli schiavi ricevevano un dono, emerge che si trattava di una società in cui ci si aspettava che una persona povera fosse in grado di uscire dalla povertà con il proprio lavoro. In molte società, da allora fino ad oggi, ciò non è possibile.
D: In Dt 24,16, perché si afferma che i figli non devono essere uccisi per i peccati dei padri, dal momento che furono uccisi proprio per i peccati dei padri, come nel caso dei figli di Saul in 2 Sam 21,5-9 e del bambino di Davide e Betsabea in 2 Sam 12,15-18?
R: Anche i figli di Saul erano colpevoli. Dopo la morte di Saul e di Gionatan, 2 Samuele 3:1 afferma che la guerra tra la casa di Saul (ovvero i figli di Saul) e Davide durò a lungo. Potete leggere ulteriori dettagli al riguardo in 2 Samuele 3 e 4.
In 2 Samuele 21:5-9, i sette figli di Saul erano i due figli avuti da Saul e Rizpa, figlia di Aia, e i cinque figli della figlia di Saul, Merab. (Si noti che vi erano due principi di nome Mefiboset; il figlio di Gionatan fu risparmiato, mentre quello di Saul e Rizpa no.) Saul aveva trent’anni quando iniziò il suo regno e regnò per 42 anni, secondo 1 Samuele 13:1.
Per quanto riguarda il bambino nato da Betsabea, sia questo passo che l’esperienza moderna dimostrano che i bambini piccoli spesso subiscono le conseguenze del male commesso da altri. Dio può togliere la vita secondo la Sua volontà, ma Deuteronomio 24:16 afferma che i figli non devono essere giustiziati per i peccati dei loro padri.
Al contrario, nel Codice babilonese di Hammurabi, nella Legge 230, talvolta un figlio poteva essere messo a morte al posto del padre. Pertanto, se la negligenza di un costruttore causava la morte del figlio del proprietario, allora il figlio del costruttore veniva messo a morte come punizione. Anche i Persiani, i Macedoni e altri popoli uccidevano i figli al posto dei padri.
D: In Dt 25,3, perché veniva prescritto il limite di 40 frustate?
R: La Scrittura non lo specifica, ma in assenza di un limite, il condannato avrebbe potuto essere picchiato fino alla morte. Infatti, in epoca romana alcuni criminali condannati alla crocifissione non venivano giustiziati, poiché le percosse erano così severe che morivano prima di arrivare alla crocifissione. Al contrario, la legge 200 del Codice babilonese di Hammurabi prevedeva un massimo di 60 frustate. Successivamente, gli Assiri prevedevano tra le 40 e le 50 frustate. In 2 Corinzi 11:24 si legge che gli ebrei infliggevano 39 frustate sulla base di questo versetto. Il versetto menziona 40, ma gli ebrei ne infliggevano 39 per evitare eventuali errori di conteggio. Quando Gesù fu flagellato, fu frustato dai romani, non dagli ebrei, pertanto non sappiamo quante frustate abbia ricevuto.
Ai tempi di Mosè, le percosse venivano probabilmente inflitte alla maniera egiziana, con un bastone anziché con una frusta, mentre il colpevole veniva disteso a terra e tenuto fermo per le mani e i piedi.
D: In Dt 25,4, perché non si poteva mettere la museruola a un bue mentre trebbiava il grano?
R: La risposta si articola in due parti.
Nello specifico, si trattava di un gesto di gentilezza verso l’animale. Un contadino avrebbe potuto pensare di farlo per impedire al bue di mangiare il grano. Ma il principio qui è che, poiché il contadino trae beneficio dal lavoro del bue, il bue dovrebbe avere una parte di tale beneficio.
In generale, se una persona o un animale lavora per apportare un beneficio, dovrebbe poter condividere tali benefici. 1 Corinzi 9:9 e 1 Timoteo 5:18 citano entrambi questo versetto nel contesto del sostegno che la chiesa offre ai pastori, i quali apportano loro beneficio.
D: In Deuteronomio 25:5-10, perché il fratello del marito defunto dovrebbe sposare la vedova?
R: Non si trattava di un obbligo, poiché un uomo poteva rifiutare e subire così l’umiliazione di essere considerato «senza sandalo». Naturalmente, avere rapporti sessuali con il fratello del proprio marito mentre quest’ultimo è ancora in vita costituisce adulterio, come avvertono specificatamente Levitico 18:16 e 20:21. Questo fenomeno è denominato «matrimonio levirato», dal termine latino levir, ovvero cognato. Questo tipo di matrimonio veniva praticato in quella società per una serie di ragioni.
Il termine ebraico per «figlio» in questo contesto, ben, può significare «figlio» o «figlio» a seconda del contesto. La Settanta greca, Giuseppe Flavio e molti rabbini ebrei lo interpretavano come «figlio», sebbene alcuni rabbini ebrei lo interpretassero come «figlio». Le figlie ereditavano quando non c’erano figli maschi, come nel caso di Zelofead in Numeri 27:4-8. Probabilmente si intende “figlio” e non “figlio maschio” anche in Genesi 38:8-10 e in Rut 4:1-17.
Il Deuteronomio 25:5-10 insegna che, se un uomo moriva senza figli, era responsabilità di suo fratello sposare la vedova, e il primo figlio avrebbe portato avanti il nome del fratello defunto. Si vedano, ad esempio, Genesi 38:8-10, Rut 1:11-13 e Rut 3:12-4:10. Boaz non era interessato solo a fare la cosa giusta, ma anche a farlo nel modo giusto.
Molto più tardi, verso la fine del XVII secolo, una coppia benestante ma senza figli nelle colonie adottò un giovane che avrebbe ereditato la loro fortuna, a condizione che cambiasse il proprio cognome in quello dei genitori: Pemberton.
Per quanto riguarda la donna, si sarebbero assicurati che fosse sostenuta finanziariamente dal suo nuovo marito e, in seguito, dal figlio. Nella società di allora non esisteva alcuna assistenza pubblica ufficiale per gli anziani.
Nell’antico Medio Oriente al di fuori della Bibbia, anche le tavolette di Nuzi riportano che quando un padre trovava una moglie per il proprio figlio, se il figlio moriva, la ragazza sposava un altro figlio. Altre culture antiche, come quella degli Ittiti e degli Assiri, praticavano le stesse leggi, tranne che gli Assiri presentavano una variante. Se una donna era semplicemente promessa in sposa a un fidanzato e questi moriva, allora il fratello del fidanzato doveva sposarla. Il matrimonio levirato appare molto strano agli occidentali, ma molte altre culture lo consideravano naturale. Wikipedia afferma che l’usanza del matrimonio levirato era praticata dagli Sciti, in seguito dai Curdi, dagli Hsiung-Nu (Xiongnu) della Cina, dagli Unni, dai kirghisi, dal popolo Karo dell’Indonesia, da molti somali, dalla tribù dei Mambila della Nigeria e del Camerun settentrionale, da alcune zone della Nigeria, dalla tribù dei Marogoli del Kenya occidentale, dagli Zulu, dagli Shona dello Zimbabwe e dalle tribù dei Dinka e dei Nuer del Sudan meridionale.
Fin dai tempi del Nuovo Testamento, è opinione comune che i credenti debbano prendersi cura delle proprie famiglie, compresa la famiglia allargata, data la natura rigorosa del comandamento contenuto in 1 Timoteo 5:8. Sebbene oggi non esista il matrimonio levirato per i cristiani, dovremmo comunque aiutare economicamente anche la famiglia allargata.
D: In Deuteronomio 25,5-10, perché la legge differisce da quanto ci si aspettava da Giuda, Onan e Tamar in Genesi 38?
R: Si ricordi che al tempo di Giuda la Legge di Mosè non era ancora stata data. Giuda riteneva di avere un obbligo nei confronti di Tamar e violò la propria coscienza scegliendo di non adempiere a tale obbligo.
D: In Dt 25,11-12, perché la legge stabilisce che la mano della donna debba essere mozzata?
R: Il verbo ebraico qui indica un atto violento, non solo accidentale. L’Antico Testamento tratta ampiamente della dignità dei sessi. Ad esempio, in Deuteronomio 21,10-14 non era consentito approfittare delle donne prigioniere, e a una moglie che avesse perso il favore del marito non dovevano essere ridotti i diritti di eredità dei propri figli. Esistono responsabilità oltre che privilegi. Anche in caso di combattimento vi sono limiti che non si devono superare. Ciò potrebbe causare danni permanenti a un uomo, compromettendo la sua capacità di procreare e i suoi rapporti coniugali.
Questo è l’unico punto della Torah in cui è prevista una punizione che comporta l’asportazione di una parte del corpo. Al contrario, altre leggi del Vicino Oriente e la successiva Sharia islamica prevedevano motivi diversi per la mutilazione. Ad esempio, in Assiria, se un uomo baciava per strada una donna che non fosse sua moglie, gli veniva tagliato il labbro.
D: In Dt 25,13-15; Prov 11,1; 20,10,23 e Lev 19,35-36, perché non si dovrebbero utilizzare pesi diversi?
R: Ciò si riferisce alla pratica malvagia di misurare il grano o altri beni utilizzando un peso più leggero quando il commerciante li vende e un peso leggermente più pesante quando li acquista. Naturalmente, se venivate scoperti, la conseguenza era molto grave, ma agli occhi di Dio era altrettanto grave anche se non venivate scoperti. Tuttavia, l’onestà glorifica Dio anche quando nessuno sulla terra se ne accorge. A quanto pare, secondo Amos 8:5, questo era ancora un problema ai tempi di Amos.
D: In Dt 25,17-19, perché dovevano sterminare gli Amaleciti?
R: Gli Amaleciti erano discendenti di Amalec, figlio di Elifaz e nipote di Esaù, come riportato in Genesi 36:12. Secondo Deuteronomio 25:17-19, gli Amaleciti avevano attaccato di sorpresa Israele, uccidendo i ritardatari anziani e deboli. Gli Israeliti li combatterono in Esodo 17:8-16 e in Numeri 14:39-45. Saul li combatté in 1 Samuele 15:1-3 e Davide li combatté in 2 Samuele 1:1. Essi compaiono nuovamente in 1 Cronache 4:41-43 al tempo di Ezechia.
D: In Dt 26,1-4, il popolo doveva considerare la propria terra come un’eredità. Quali sono oggi le cose che costituiscono un’eredità per noi?
R: Un’eredità è qualcosa che non si meritava, ma che è stata tramandata dai propri genitori o da altri. Può trattarsi del nostro Paese, delle nostre leggi, della nostra terra, della ricchezza, del nostro tempo, della nostra salute, della nostra chiesa e del nostro quartiere. Possiamo tenerla in grande considerazione, dobbiamo prendercene cura, ma non dobbiamo essere arroganti e pensare di meritarla più degli altri.
Come mostra Deuteronomio 26,2-4, dovremmo esserne grati a Dio. Dovremmo inoltre essere caritatevoli e condividere con gli altri.
D: In Dt 26,2, quali sono alcuni modi in cui possiamo non solo offrire a Dio, ma anche donargli le primizie oggi?
R: Se siete stati disoccupati e avete appena trovato un nuovo lavoro, aspettate di rimettervi in piedi e di avere una somma consistente in banca prima di offrire a Dio, oppure offrite a Dio immediatamente? Il caso opposto è quando avete un buon investimento, come ad esempio delle azioni: investite tutto in esso, giustificandovi che prima lo farete fruttare prima di offrire qualcosa a Dio, oppure offrite a Dio immediatamente? Naturalmente va bene donare direttamente le azioni, invece di incassarne una parte e poi donare il denaro.
Potete offrire a Dio le primizie del vostro tempo, e non solo il tempo che vi rimane dopo che siete stanchi.
D: In Dt 26,5-10, perché gli Israeliti dovevano pronunciare queste parole quando portavano le loro primizie?
R: Portare un’offerta, delle primizie e della decima, non doveva essere solo una transazione commerciale; era un atto di adorazione. Dovevano dire e meditare su queste cose nel proprio cuore quando portavano le loro offerte. Dovevano ricordare chi erano e da dove provenivano. Era anche un atto di adorazione collettiva; il popolo era riunito e poteva sentire gli altri pronunciare queste parole.
D: In Dt 26,13-16, perché il popolo avrebbe dovuto testimoniare davanti a Dio di non aver consumato personalmente alcuna parte della propria decima?
R: Ovviamente Dio sapeva già ciò che avevano fatto e ciò che non avevano fatto. Tuttavia, questa solenne testimonianza davanti a Dio sarebbe stata vista dagli altri e avrebbe provocato un senso di colpa ancora maggiore se la persona avesse mentito al riguardo davanti a Dio.
D: In Dt 26,16-19, qual è il punto chiave di questo brano?
R: Questo conclude l’intera sezione delle disposizioni contenute in Deuteronomio 12:1-26:19. Riassume, a grandi linee, le benedizioni di Dio al popolo e le responsabilità che il popolo ha dinanzi a Dio per questa alleanza che ha stipulato.
D: In Dt 27,1, perché sia gli anziani che Mosè impartiscono ordini al popolo?
R: Questo è l’unico punto del Deuteronomio in cui sia gli anziani che Mosè impartiscono comandi al popolo. Mosè è anziano e sta per morire a breve, pertanto non sarebbe stato presente alla cerimonia. Al popolo viene indicato cosa fare sul Monte Gerizim e sul Monte Ebal dopo l’ingresso nella Terra Promessa, ma a Mosè era stato detto che sarebbe morto prima che essi vi entrassero. Per inciso, Mosè è menzionato in terza persona all’inizio del primo discorso in Deuteronomio 1,1.5, alla fine del primo discorso in Deuteronomio 4,41.44; all’inizio del secondo discorso in Deuteronomio 5,1 e all’inizio del terzo discorso qui in Deuteronomio 27,1.
D: In Dt 27,2-8, perché queste parole furono messe per iscritto in modo così evidente?
R: I primi che lo fecero potevano udire le parole, ma ciò doveva essere esposto chiaramente affinché tutti potessero leggerlo, allora e in futuro.
D: In Dt 27,4-14, perché qui si procedette a un rinnovamento dell’impegno?
R: Si trattava di un raduno molto grande, unico nel suo genere, e non stavano nemmeno stipulando una nuova alleanza; stavano piuttosto rinnovando un’alleanza già esistente. È simile a quando una coppia di coniugi anziani decide di celebrare una seconda cerimonia nuziale per rinnovare le proprie promesse matrimoniali. Altri esempi di rinnovo (non di stipula) di un’alleanza sono la riconferma da parte del popolo di Giosuè, figlio di Nun, come loro capo (Giosuè 24), la consacrazione del Tempio di Salomone in 1 Re 8 e 2 Cronache 5 e, in una certa misura, la grande celebrazione della Pasqua di Ezechia in 2 Cronache 30. Quest’ultima non fu un evento di rinnovo a sé stante, ma furono offerti molti più sacrifici e la celebrazione si protrasse per altri sette giorni.
D: In Deuteronomio 27:4-14, quando dovremmo effettuare un rinnovamento dell’impegno?
R: Sebbene un rinnovamento dell’impegno non sia obbligatorio, in generale è bene effettuarne uno per ricordare alle persone che guidate, così come a voi stessi, il vostro precedente impegno a servire Dio con tutto il cuore. Nello specifico, in Deuteronomio 27 vediamo un rinnovamento dell’impegno proprio prima che intraprendessero un’impresa importante, in cui vi sarebbe stata una forte tentazione di scendere a compromessi e di seguire altri dei, oppure di essere pigri e cercare di servire Dio solo a metà. In 1 Re 8 e 2 Cronache 5, come nel caso della dedicazione del tempio, dovremmo rinnovare il nostro impegno nel dedicare un edificio o un neonato al Signore. Come in 2 Cronache 30 con Ezechia, possiamo procedere a un rinnovamento quando noi, o le persone che guidiamo, abbiamo smesso di dedicarci a seguire Dio, ci siamo pentiti e desideriamo impegnarci nuovamente a seguirLo in modo completo.
D: In Deuteronomio 27:5, perché non potevano usare utensili di ferro per costruire un altare, dato che gli utensili di ferro avrebbero garantito un risultato esteticamente migliore e più rifinito rispetto agli utensili di pietra, ai metalli più morbidi o all’assenza di utensili?
R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo individuare due ragioni. In primo luogo, gli Ebrei non disponevano di utensili di ferro e dovevano fare affidamento sulle nazioni circostanti per procurarseli. Ciò avveniva prima dell’età del ferro in Medio Oriente. Gli Egizi possedevano lussuosi utensili di ferro già da mille anni prima, ma in Egitto erano rari, poiché venivano ricavati esclusivamente dalla lavorazione del ferro meteoritico. Conoscevano quindi il ferro, ma gli utensili erano pochissimi perché (ad eccezione degli Ittiti) la maggior parte delle culture non sapeva come costruire forni abbastanza caldi da fondere il ferro. In secondo luogo, gli utensili in ferro (non in acciaio) avrebbero dato inizialmente un risultato esteticamente gradevole, ma se una parte del ferro fosse rimasta sulla pietra, avrebbe arrugginito e in seguito avrebbe assunto un brutto colore marrone.
Qui c’è una metafora per noi oggi. Quando facciamo qualcosa per Dio, sia per motivi egoistici sia ricorrendo a mezzi non etici o comunque empì, il risultato potrebbe durare nel tempo, ma rimane comunque una sorta di bruttezza, il paradosso del nostro sforzo umano che cerca di fare qualcosa per Dio senza la Sua guida o addirittura senza il Suo desiderio. Si pensi ai conquistatori che sostenevano di conquistare regni o di ridurre in schiavitù i popoli, o persino all’Inquisizione cattolica romana, che affermava di compiere tali azioni «per il Signore». A volte Dio preferisce che una persona sia semplicemente pigra e non faccia nulla, piuttosto che compia azioni malvagie sostenendo di farlo per Lui.
D: In Dt 27,9, che cosa è significativo nel fatto che gli Israeliti diventassero un popolo del Signore?
R: Vi sono due aspetti, entrambi illustrati in Deuteronomio 27:12-13. Poiché quel popolo era speciale per il Signore, Dio avrebbe benedetto in modo particolare la loro obbedienza. D’altra parte, sarebbero stati maledetti per la disobbedienza a Dio, ancor più di altri popoli. Ricordate che gli Israeliti conoscevano la volontà di Dio più di altri popoli di quel tempo ed erano responsabili sia di ciò che sapevano, sia del loro impegno a essere un popolo di Dio.
Per i credenti del Nuovo Testamento, Giacomo 3:1 afferma che non molti dovrebbero diventare maestri, poiché i maestri saranno giudicati con maggiore severità. Per i non credenti, 2 Pietro 2:21 afferma che una persona starebbe meglio a non conoscere la via della verità, piuttosto che conoscerla e rifiutarla.
D: In Deuteronomio 27:12, perché proprio il monte Gerizim e il monte Ebal?
R: La Scrittura non lo specifica, ma possiamo notare che questi due monti si trovavano proprio al centro del paese, con la città di Sichem situata tra di essi. Il monte Gerizim si trovava a circa 28 miglia e il monte Ebal a circa 40 miglia a nord di Gerusalemme. Si trovavano entrambi rispettivamente a circa 24 e 18 miglia a ovest del fiume Giordano e tra di essi c’era un passo; Sichem si trovava sul lato orientale dello stretto passo, a circa 18 miglia dal Giordano. I leviti si collocavano in mezzo, a Sichem, secondo Giosuè 8:33.
Quale monte, Ebal o Gerizim, sceglierete di scalare? Per ulteriori informazioni, consultate l’opera di Raymond Brown *The Message of Deuteronomy*, pag. 23.
D: In Dt 27,15-26, perché tutto il popolo doveva dire «amen» in questo contesto?
R: Ciò NON significa semplicemente che ritengano che sia una buona idea o che siano d’accordo. Si tratta piuttosto di porsi sotto giuramento, dichiarando di sottomettersi volontariamente a questa legge e alle sue conseguenze. Stanno ratificando l’alleanza sia per se stessi che per i propri discendenti.
Analogamente, il termine «amen» era utilizzato per sottoporre a giuramento i firmatari di un trattato nel trattato di Nimrud di Esarhaddon, nonché come risposta dei soldati ittiti. Si vedano Wiseman, *Vassal-Treaties*, pag. 26, e *Ancient Near Eastern Texts*, pagg. 353-354.
D: In Dt 27,19, perché qualcuno dovrebbe essere maledetto a causa dei propri rapporti con gli stranieri, gli orfani e le vedove?
R: Questo fa parte di una sezione, Deuteronomio 27:16-19, che tratta del maltrattamento altrui. Questa maledizione è rivolta a coloro che approfittano o danneggiano senza motivo gli stranieri nel paese o altre persone che non sono in grado di far sentire la propria voce e difendersi. La Scrittura non specifica qui un motivo particolare per compiere un’azione ingiusta nei confronti di qualcuno; potrebbe trattarsi di avidità, di avversione verso i poveri o gli stranieri, o semplicemente di divertimento sadico; è sbagliato a prescindere dal motivo. La Scrittura è estremamente vaga in questo punto riguardo a ciò che è specificamente vietato fare. Non sono necessari ulteriori dettagli in questa sede, poiché il divieto copre tutto ciò che si potrebbe fare di ingiusto o crudele nei confronti dei più indifesi. Questo è il rovescio della medaglia del principio «trattate gli altri come vorreste che essi trattassero voi».
D: In Dt 27,21, perché viene pronunciata questa maledizione contro coloro che hanno avuto rapporti sessuali con animali?
R: Secondo l’opera di Raymond Brown *The Message of Deuteronomy* (p. 266), si trattava di un aspetto del processo attraverso il quale un adoratore si univa agli dei ittiti.
D: In Dt 27,24, perché viene maledetto un attacco segreto?
R: Sarebbe insensato per un assassino o un bandito attaccare apertamente, poiché verrebbe scoperto. Ma il punto qui è che, anche se l’attacco fosse segreto, e talmente segreto che nessuno sulla terra lo venisse mai a sapere, Dio lo saprebbe comunque. Non pugnalate alle spalle gli altri.
D: In Dt 28,1-14, quali sono le principali categorie di queste benedizioni?
R: Esse comprendono l’agricoltura (28,8; 11a; 11c; 12a), la famiglia (28,11b), gli aspetti finanziari (28,12b), quelli militari (28,7; 10; 13) e quelli spirituali (28,9).
D: In Dt 28, perché il Libro delle Lamentazioni è così simile a questo capitolo?
R: Sono molto diversi nello stile, poiché le Lamentazioni furono scritte mille anni dopo in modo preciso e poetico. Tuttavia, il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament*, a pag. 1209, sottolinea che vi sono quindici somiglianze nel contenuto. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che l’autore delle Lamentazioni (molto probabilmente Geremia) stesse cercando deliberatamente di mostrare come il disastro verificatosi non fosse un evento casuale, ma il compimento intenzionale da parte di Dio delle maledizioni profetiche contenute in Deuteronomio 28.
L’intero libro delle Lamentazioni può essere considerato come una risposta alla domanda contenuta in Deuteronomio 29:24.
D: In Dt 28,15-68, perché le maledizioni sono quattro volte più lunghe delle benedizioni contenute in Dt 28,1-14?
R: Era consuetudine, negli antichi trattati di sovranità, che alla fine figurassero benedizioni e maledizioni. Era comune che le maledizioni previste in caso di violazione del trattato fossero più numerose delle benedizioni. Paolo affermò che coloro che erano sotto la Legge erano sotto una maledizione; e ciò era vero quando violavano la Legge. Tuttavia, a differenza del Deuteronomio, i trattati di sovranità non prevedevano alcuna disposizione relativa al perdono.
D: In Dt 28,20, quale è la confusione qui profetizzata?
R: Questo termine può essere tradotto più correttamente con “panico”. Potete considerarlo come un panico inviato da Dio. Lo stesso termine è utilizzato in riferimento agli egiziani che annegarono nel Mar Rosso in Esodo 14:23-28.
D: In che modo Deuteronomio 28:28-40 si collega alle esenzioni militari di Deuteronomio 20:5-8?
R: Le tre esenzioni dal servizio militare riguardavano il caso in cui un uomo avesse appena piantato una vigna, si fosse fidanzato con una donna o temesse di andare in battaglia. Deuteronomio 28:30 ne menziona due: il fidanzamento con una donna e la piantagione di una vigna. Deuteronomio 28:39-40 maledice i disobbedienti, condannandoli a piantare vigne senza poterne godere i frutti. Deuteronomio 28:28, 34, 65 parla di loro come di persone in preda alla follia, al tremore e al panico (confusione).
D: In Dt 28,53-57, perché Dio decise che gli israeliti disobbedienti sarebbero diventati cannibali e avrebbero mangiato i propri figli?
R: Dio non lo desiderava, ma li avvertì che la loro punizione per la disobbedienza sarebbe stata un assedio di Gerusalemme talmente grave che Egli aveva previsto che ciò sarebbe accaduto. Purtroppo, ciò si verificò effettivamente, secondo 2 Re 6:24-29 e Lamentazioni 2:20; 4:10.
D: In Dt 28,64; 4,27, perché fu profetizzato l’esilio?
R: Ciò accadde al regno del nord quando gli Assiri lo conquistarono nel 722 a.C., e al regno del sud quando i Babilonesi lo conquistarono nel 586 a.C. Ma ciò non avrebbe dovuto sembrare troppo sconvolgente ai primi lettori, poiché, al di fuori della Bibbia, il fatto che un conquistatore esiliasse gli abitanti del territorio conquistato era noto già intorno al 1800 a.C., come menziona Kenneth A. Kitchen in *New Perspectives on the Old Testament* di J.B. Payne, pag. 507, e anche nella sua opera *The Bible*, pagg. 120-122.
D: Deuteronomio 28:68 profetizzava una seconda schiavitù in Egitto, come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?
R: Si tratta di una profezia condizionata, valida qualora avessero continuato nella loro ribellione. Non profetizza una cattività in Egitto, ma piuttosto che essi sarebbero fuggiti volontariamente in Egitto. Dopo che i Babilonesi esiliarono la maggior parte degli ebrei a Babilonia, molti di coloro che erano rimasti scelsero di fuggire in Egitto, portando con sé un Geremia riluttante. Geremia 41:11-44:30 contiene un’ampia descrizione di quanto accadde.
In seguito, quando i Romani sedarono la ribellione ebraica nel 70 d.C., dopo aver conquistato Gerusalemme, inviarono 17.000 ebrei adulti in Egitto per i lavori forzati e vendettero tutti coloro che avevano meno di 17 anni, secondo quanto riportato da Giuseppe Flavio in «Guerre giudaiche», libro 6, cap. 9.2. Intorno al 135 d.C., anche l’imperatore romano Adriano vendette molti ebrei come schiavi, secondo quanto riportato nella Lettera a Geremia 31 di Girolamo.
D: Deuteronomio 29,1-29 è una sintesi di Deuteronomio 28 o un’introduzione a Deuteronomio 30?
R: Entrambe le cose, poiché può essere considerato un passaggio. Si tratta di una ricapitolazione di quanto precede e di un’introduzione a quanto segue. Le Bibbie ebraiche indicano invece Deuteronomio 29:1 come Deuteronomio 28:69.
D: In Dt 29,3-4, perché i segni miracolosi e i prodigi non possono, di per sé, condurre alla fede in Dio?
R: A causa della peccaminosità delle persone e della loro abilità nel trovare spiegazioni alternative, è necessaria la rivelazione di Dio. Il popolo di Dio in quel tempo se ne rese conto e lo raccontò ai propri figli e nipoti, i quali a loro volta lo tramandarono ai propri discendenti. Tuttavia, spesso i figli non imparano dalle difficoltà vissute dai propri genitori; insistono nel voler imparare da soli attraverso le difficoltà. Giovanni 2:18-21; 6:30; 9:40-41; 10:38; 13:7 e altri versetti dimostrano lo stesso concetto.
D: In Deuteronomio 29:16-18, in che modo alcuni fedeli cercano di «sottrarsi» all’obbedienza a Dio?
R: Potrebbero comportarsi in modo irreprensibile all’apparenza e obbedire a Dio in molti ambiti, ma potrebbero esserci uno o due ambiti in cui pensano erroneamente: «Il comando di Dio non si applica a me in questo caso». Può trattarsi di una razionalizzazione secondo cui devono mentire per concludere una vendita, devono avere relazioni sessuali extraconiugali perché ritengono di trovarsi in un matrimonio infelice, devono rubare perché altrimenti Dio non provvede a sufficienza per loro, il loro carattere irascibile o il loro linguaggio volgare sono accettabili perché pensano che faccia parte della loro personalità, oppure possono compiere azioni in segreto perché nessuno lo scoprirà. Ma Dio lo sa, e Dio non ha «esentato» nessuno dal perseguire la santità in Lui. Cristo non è venuto per schierarsi dalla nostra parte. Piuttosto, è venuto affinché noi fossimo Suoi e ci schierassimo dalla Sua parte.
D: In Dt 29,18 e Eb 12,15, qual è la radice dell’amarezza di cui si parla qui?
R: Le persone, anche i credenti, possono diventare amare per molte ragioni. Ciò può essere dovuto alle difficoltà attuali, all’invidia verso gli altri o, in generale, al rifiuto di ciò che Dio sta compiendo. Può portare a seguire un idolo o qualcos’altro, oppure ad abbattere una barriera contro il peccato, se si ha la sensazione che a Dio non importi o se si prova rabbia nei Suoi confronti. Le ragioni principali sono l’abbandono di Dio (28:20); gli atti di disobbedienza (28:15, 20, 45, 58), l’ingratitudine verso Dio (28:47) e una conseguenza dell’adorazione di altri dei (28:64; 29:16-17).
Tuttavia, invece di limitarsi a «amarezza», l’ebraico e il greco dicono in realtà «radice di amarezza». L’immagine qui è quella di una pianta nociva che cresce col tempo man mano che l’ambiente ostile la nutre.
D: In Dt 29,18 e Eb 12,15, in che modo alcune persone diventano amareggiate al giorno d’oggi e cosa possiamo fare per evitare di diventare così?
R: Innanzitutto, riconoscete il pericolo. In secondo luogo, pregate Dio affinché vi preservi da ciò. In terzo luogo, prendete la risoluzione di «tracciare una linea nella sabbia» e decidete di non diventare così. In quarto luogo, tenete gli occhi fissi su Dio e sulle Sue promesse. Infine, rendetevi conto che questo mondo è comunque temporaneo e che le difficoltà che affrontiamo ora non sono nulla in confronto alle gioie che proveremo in cielo, come afferma 2 Corinzi 4:17.
D: In Deuteronomio 29:28, perché Dio avrebbe sradicato il Suo popolo disobbediente e lo avrebbe condotto in un’altra terra?
R: Ribaltiamo la domanda. Se erano disobbedienti a Dio, perché avrebbero dovuto pensare che Dio volesse che continuassero a godere della terra che Egli stesso aveva dato loro? Se il popolo ha scelto di allontanarsi da Dio, Dio può allontanarsi da loro. Ciò è accaduto durante l’esilio. In un certo senso siamo tutti esiliati, poiché l’umanità è stata scacciata dal Giardino dell’Eden.
D: In Dt 29,29, cosa significa che le cose segrete appartengono a Dio, mentre quelle che Egli ha rivelato sono nostre per sempre?
R: Qui si distinguono due tipi di conoscenza.
1. Le cose segrete (nascoste) che Dio non ci ha rivelato. Non abbiamo l’obbligo di conoscerle né di obbedirvi. Alcune di queste cose potremmo non conoscerle finché non arriveremo in Paradiso, mentre altre potremmo non conoscerle mai. Va bene così, però. I pensieri e le vie di Dio sono più alti dei nostri, come dice Isaia 55,8-9.
2. Le cose rivelate (manifeste) che Dio ci ha rivelato: abbiamo la responsabilità di conoscerle, di obbedirvi e di insegnarle ai nostri figli e agli altri.
D: In Deuteronomio 30:1-2, potremmo pensare che gli Israeliti fossero estremamente stolti nel vedere tutte queste cose e poi allontanarsi da Dio. Ma quali sono alcune cose che oggi le persone vedono riguardo a Dio e, ciononostante, non ne traggono insegnamento?
R: La disciplina non aiuta necessariamente chiunque; dipende dal fatto che la persona la accetti e si penta. A volte può rendere le persone più ostinate. Esistono peccati che le persone continuano a commettere, anche dopo averne visto le gravi conseguenze negative? Non solo la droga e l’alcol, ma anche in materia di purezza, onestà e nel trattare bene le persone. Acan e Giuda perseguivano il guadagno materiale. Gedeone e Sansone, in sostanza, adoravano se stessi.
D: In Dt 30,6, fu Dio a circoncidere i cuori degli Israeliti, o dovevano farlo gli Israeliti stessi, come afferma Dt 10,16?
R: È come chiedersi se siamo noi i responsabili della fede o se è Dio a donarcela. La risposta corretta è entrambe le cose, poiché sia nella salvezza che nella dedizione a Dio vi è un’interazione tra Dio e la persona. Il fatto che Dio circoncida i nostri cuori è menzionato anche in Colossesi 2,11.
D: In Dt 30,11-14 e in Rm 10,8, come si risponde a chi sostiene che la Scrittura sia troppo difficile da comprendere?
R: A volte questa può essere solo una scusa: «Se non riesco a capirla tutta, non sono tenuto a seguirne alcuna parte». Ma per coloro che nutrono un’obiezione sincera al riguardo, la risposta si articola in tre punti.
Innanzitutto, la Bibbia presenta «molteplici livelli» di comprensione. Alcune parti sono così semplici che un bambino delle elementari può comprenderle perfettamente. Anche un bambino di terza elementare è in grado di capire che, da grande, potrà scegliere se diventare una «brava persona» o una «cattiva persona». Tutti possono comprendere che Dio ha creato ogni cosa, che tutti abbiamo peccato, che Gesù è morto sulla croce per noi ed è risorto dai morti. Dobbiamo pentirci e credere in Lui. Altre parti sono molto complesse, e studiosi di alto livello si confrontano con le implicazioni di alcune dottrine. Ad esempio, di quanta metaconoscenza (di ipotesi) dispone Dio? In che modo siamo nati con una natura peccaminosa? Quando Satana tentò Gesù, Gesù era impeccabile? Nella risurrezione, in che modo i nostri corpi saranno simili, eppure diversi, dal corpo di Gesù? Inoltre, talvolta lo stesso passo può essere letto e compreso a diversi livelli: un livello elementare (ma vero) e un livello più profondo (ma anch’esso vero).
In secondo luogo, i credenti dovrebbero pregare per ricevere la comprensione dallo Spirito Santo. Egli può guidarci nell’individuare quali interpretazioni siano corrette e quali false. Paolo allude a questo quando cita Deuteronomio 30:14 in Romani 10:8.
Infine, abbiamo gli uni gli altri: gli altri credenti, sia coloro che vivono nella nostra stessa epoca sia coloro che hanno tramandato le loro intuizioni e la loro saggezza molto tempo fa.
D: In Dt 30,15-20, Mosè affermò che (prima di Cristo) una persona fosse giustificata mediante l’osservanza della Legge?
R: In realtà, né Mosè né la Bibbia affermano mai ciò. Questo passo illustra le benedizioni e la comunione con Dio derivanti dall’osservanza della Legge, nonché le maledizioni per il popolo dell’alleanza di Dio che disobbediva alla Legge; tuttavia, la Legge non salvava. Gesù Cristo ha provveduto alla giustificazione di tutti coloro che hanno creduto, sia nei tempi precedenti a Cristo sia in quelli successivi.
D: In Dt 30,19; Gs 24,15-18, perché viene posto l’accento sulla scelta?
R: Non dovevano limitarsi ad ascoltare e ad accettare a livello intellettuale, ma dovevano scegliere di vivere la propria vita in modo devoto, il che comportava dire no alle cose empie. È l’opposto di alcune persone menzionate da Paolo in 2 Timoteo 3:7, che imparano sempre ma non riescono mai a giungere alla conoscenza della verità. Per quanto riguarda il Vangelo, è necessario compiere una scelta.
D: In Deuteronomio 31:1-3, 7-8, come possiamo evitare di pensare che il successo nel ministero possa dipendere interamente da una sola persona?
R: Dio risolse il problema allontanando Mosè. Ma prima di ciò, Mosè aveva preparato Giosuè a subentrare. Oggi, a volte, se un gruppo di persone è alla guida, non si verificherà uno shock improvviso qualora una persona venga allontanata. Inoltre, dovremmo riflettere sulla successione e su chi dirigerà le cose dopo di noi. Infine, un’organizzazione guidata da anziani è più resiliente di una con un unico leader.
D: In Dt 31,3, come erano i popoli di Canaan, e vi sono oggi popoli simili a loro?
R: Molti popoli vivevano nella terra di Canaan. Colonie di Ittiti e Amorrei provenivano dall’Asia Minore. Alcuni Filistei e Popoli del Mare giunsero in quel periodo dal nord-ovest. Uno dei popoli più insoliti era quello degli Anakim. Sono state rinvenute ossa che dimostrano che alcuni di loro erano alti 10 piedi e mezzo. Si ritiene tuttavia che la maggior parte dei Cananei provenisse dall’Arabia settentrionale. Si ritiene che un popolo che vive oggi sia “cugino” dei Cananei; esso vive nella nazione del Qatar.
Canaan era governata da un gran numero di piccole città-stato, abituate a combattere tra loro. Le loro mura erano più spesse di quelle delle città israelite, costruite secoli più tardi. Sia la parte settentrionale che quella meridionale di Canaan pagavano tributo all’Egitto. Giosuè sconfisse trentuno re in entrambe le regioni. Tuttavia, le pianure non furono conquistate poiché i Cananei utilizzavano i carri da guerra, armi particolarmente efficaci in quel tipo di terreno.
La religione dei Cananei era al tempo stesso decadente e crudele. Ogni regione adorava un signore locale, ovvero Baal. I Cananei veneravano anche la dea Astarte (o Ishtar), dea del sesso e della guerra. Secondo una leggenda, suo marito, il dio Tammuz, fu mandato all’inferno proprio da lei (che signora gentile!). Tre elementi «attraenti» di questa religione erano il sesso, la violenza e il materialismo. Non solo sacrificavano animali, ma sacrificavano anche i propri figli primogeniti «nel fuoco». Ogni tempio si manteneva in parte grazie ai sacrifici e in parte grazie alla prostituzione «sacra» delle sacerdotesse. Poiché i Cananei possedevano una civiltà più sofisticata e la loro religione faceva sicuramente più appello alla carne che al culto di Dio, per gli Israeliti era una grande tentazione allontanarsi dal Dio vivente.
È facile soffermarsi sull’infanticidio e sulla prostituzione e trascurare un altro aspetto davvero malvagio. In gran parte delle culture vi sono alcune persone che commettono omicidi e si dedicano alla prostituzione, ma il vero male è questo: se un cananeo avesse sinceramente desiderato cercare il Creatore e condurre una vita buona e morale, gli veniva insegnato che l’unica via era uccidere il proprio primogenito e commettere fornicazione. Riuscite a immaginare quanto sarebbe quasi impossibile cercare un Dio morale se l’unica via che conoscesse fosse rappresentata da queste azioni empie?
A causa del grave peccato dei Cananei (Genesi 15:16) e a causa della tentazione (Deuteronomio 7:16), Dio ordinò che fossero completamente distrutti (Deuteronomio 20:16-18). Possiamo riflettere su quanto grave debba diventare il peccato prima che Dio annienti un popolo, ma non possiamo davvero mettere in discussione il diritto di Dio di disporre della propria creazione come Egli desidera.
D: In Dt 31,6; 31,7 e Giosuè 1,6-7, 8-18, perché si pone l’accento sull’essere forti e coraggiosi?
R: Potrebbe essere perché alcuni di noi hanno la tendenza a essere deboli e timorosi. Non dobbiamo essere arroganti e sicuri di noi stessi, ma dovremmo avere fiducia in ciò che Dio può compiere attraverso di noi. Ma c’è una seconda ragione. Anziché lasciarsi prendere dalla paura e dal panico, molte più persone preferirebbero andare sul sicuro e non creare scompiglio. Contro entrambe queste tendenze, i credenti dovrebbero essere forti e coraggiosi.
D: In Dt 31,7-8.23; 32,44; 34,9, come si fa a scegliere con saggezza qualcuno come proprio successore?
R: Innanzitutto, occorre rendersi conto della necessità di scegliere un successore. Quindi pregate e chiedete a Dio. Tuttavia, è comunque necessario valutare la persona e avvalersi anche del proprio discernimento. Giosuè aveva trascorso molto tempo con Mosè e nel Tabernacolo. Aveva dato prova di sé quando lui e Caleb furono gli unici due esploratori a fornire un resoconto positivo, con la fede che avrebbero potuto entrare nel paese. Mosè aveva spesso Giosuè al suo fianco, quindi aveva potuto formarlo giorno dopo giorno. Pertanto, Giosuè non solo fu scelto, ma era anche stato preparato. Quando Mosè menzionò pubblicamente Giosuè in questa occasione, nessuno ne rimase sorpreso.
D: In Dt 31,24-26, perché questa legge non fu collocata all’interno dell’arca?
R: Questa legge, ovvero il Libro del Deuteronomio, fu collocata accanto all’arca. All’interno dell’arca vi erano solo tre cose: i Dieci Comandamenti, la verga di Aronne che germogliò e un vaso di manna. Ma questa legge era destinata al popolo, in particolare ai re, affinché la leggessero. I sacerdoti dovevano leggerla al popolo ogni sette anni, come indicato in Deuteronomio 31:9-10, in occasione della Festa dei Tabernacoli. Quante persone oggi leggono le Scritture per intero, almeno una volta ogni sette anni? Si potrebbe pensare che il compito dei sacerdoti consistesse principalmente nella lettura delle Scritture, ma ciò significherebbe non cogliere il punto. Piuttosto, sia con l’incoraggiamento che con l’esempio, i sacerdoti dovevano esortare il popolo a leggere e a conoscere la legge di Dio; la lettura del Deuteronomio una volta ogni sette anni faceva parte di questo compito. Tuttavia, il «MacArthur Bible Commentary», alle pagine 238-239, ritiene che si trattasse dell’intera Torah e non solo del Deuteronomio.
D: In Dt 32,1-44, cosa c’è di interessante in questo canto?
R: Si tratta di «apprendimento attraverso il canto». Non è principalmente un canto di lode o di lamento, ma piuttosto un canto didattico di istruzione e profezia, con alcuni versetti (32,3-4.8) che lodano il carattere di Dio. Non si tratta solo di parole dal suono piacevole, ma di un’espressione della volontà di Dio e di una guida alla vita e alla morte tra il popolo di Dio. Se qualcuno avesse memorizzato questo canto, avrebbe avuto una sintesi dell’importanza della legge. A differenza dei testamenti moderni, un testamento redatto a quei tempi era irrevocabile.
D: In Dt 32,1-4, perché si pone sempre l’accento sulla lode a Dio?
R: Ciò glorifica Dio, ma ha un effetto anche su di noi. Come affermò C.S. Lewis (in *Riflessioni sui Salmi*, pp. 94-95), non si può godere appieno di qualcosa senza apprezzarla.
D: In Dt 32,5, perché qui si menziona una generazione perversa e depravata?
R: Si tratterebbe di una generazione che ha rifiutato il Messia di Dio. Gesù definì così la generazione del Suo tempo in Matteo 17,17. Anche Pietro e Paolo utilizzano questa espressione in Atti 2,40 e in Filippesi 2,15.
D: In Dt 32,8 sgg., in che modo la traduzione della Settanta ha influenzato questo passo?
R: La Settanta recita: «Quando l’Altissimo divise le nazioni, quando separò i figli di Adamo, stabilì i confini delle nazioni secondo il numero dei figli/angeli di Dio».
D: In Dt 32,10; Sal 17,8; Zc 2,8, che cosa si intende per «pupilla dell’occhio»?
R: Si riferisce alla pupilla, ovvero al centro dell’occhio. Indica qualcosa che è considerato di grande valore e a cui si è molto affezionati.
D: In Dt 32,11a, in che modo un’aquila «smuove» il nido?
R: Bisognerebbe avere una grande familiarità con l’osservazione delle aquile per comprenderlo. Il giovane aquilotto se la passa piuttosto bene nel proprio nido; non deve fare nulla e riceve cibo gratuitamente in ogni momento. Ne è consapevole e, in genere, non vuole perdere una situazione così vantaggiosa e andarsene. Ma la madre inizia a distruggere il nido in cui si trova l’aquilotto, costringendo il giovane aquilotto a iniziare a volare e a provvedere a se stesso. A volte l’aquilotto prova a volare, si lancia verso terra e rimane bloccato lì per un po’. Non c’è problema: i genitori porteranno il cibo all’aquilotto a terra finché non sarà in grado di volare da solo.
D: In Dt 32,11 sgg., quali uccelli portano i propri piccoli sulle ali?
R: Solo i rapaci (in Palestina se ne contano 44 specie) hanno ali abbastanza forti da poterlo fare. Almeno uno di questi, l’aquila reale, è noto per afferrare i propri piccoli con le ali. Secondo il numero di aprile 2001 del National Geographic, quando i piccoli stanno imparando a volare, l’aquila reale piomba sotto di loro e vola verso l’alto con i piccoli sulla schiena.
Per ulteriori informazioni, consultate https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_birds_of_Palestine del 29/06/2025.
D: In Dt 32,15; 33,5; 33,26 e Isaia 44,2, chi è Jeshurun in questo contesto?
R: Si tratta di una metafora, e Jeshurun è un nome affettuoso con cui viene chiamato Israele, che significa «colui che è retto» o «colui che è giusto». L’idea è che Israele in origine fosse gradito al Signore. Ma proprio come un animale ben nutrito potrebbe scalciare contro il padrone che lo nutre, questa è una profezia poetica secondo cui il popolo di Dio, Israele, si sarebbe ribellato a Dio. Avrebbero adorato altri dei, che in realtà erano demoni secondo Deuteronomio 32:16-17.
D: In Dt 32,15, perché alcuni figli di credenti, una volta cresciuti, si allontanano da Dio?
R: Le ragioni possono essere molteplici.
Il richiamo a seguire altre cose. Ciò include l’essere attratti da un partner sentimentale, dal coniuge o da altri membri della famiglia.
Il materialismo
L’orgoglio e l’arroganza
L’incoerenza e l’ipocrisia dei credenti di cui sono stati testimoni.
Paura e persecuzione
L’apatia derivante dalla prosperità. Da ciò si ricava una lezione: la prosperità può rappresentare una prova più pericolosa rispetto ai momenti difficili.
Alla base della maggior parte di queste si trovano due domande alle quali non danno una risposta affermativa: «Dio è sufficiente?» e «La via di Dio è la via migliore?».
D: In Dt 32,12.16, perché il Signore è così indignato nei confronti degli dei stranieri?
R: Deuteronomio 32,16 afferma che ciò suscita la gelosia di Dio. Proprio come un marito o una moglie potrebbero provare gelosia se il proprio coniuge avesse una relazione extraconiugale, anche Dio prova gelosia quando le persone si rivolgono ad altri dei. Inoltre, nel versetto 16 Dio definisce il loro culto un abominio. In un certo senso, la terra è un campo di battaglia in cui i demoni combattono contro Dio. L’obiettivo, o «premio», è conquistare persone fedeli ai demoni, che credano in essi, li seguano o li adorino.
Una volta, mentre giocavo nella squadra di pallacanestro della scuola, ho realizzato il canestro decisivo. Vedete, c’era un salto a due e l’arbitro ci ha accidentalmente allineati al contrario. Ho deviato la palla, l’ho presa e ho tirato. È entrata, ma sfortunatamente l’ho accidentalmente messa nel canestro della squadra avversaria. Peggio ancora, abbiamo perso la partita per un punto. Ero così imbarazzato. Una delle regole non dette del basket è: non segnare punti per la squadra avversaria. È un po’ come ciò che si fa quando si adorano dei stranieri.
D: In Dt 32,21, l’espressione «popolo stolto» si riferisce agli arabi preislamici, come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?
R: Questa espressione può anche essere tradotta come «popolo lento ad apprendere», ma, a prescindere da ciò, non vi è alcun motivo per cui essa si riferisca agli arabi più di quanto non si riferisca ai gentili in generale. Nello specifico, i primi cristiani che non provenivano da un contesto ebraico erano principalmente gentili dell’Impero Romano. Gli arabi non costituivano un gruppo etnico particolarmente numeroso.
D: In Dt 32,28-33, in che modo un giudizio errato costituisce un peccato che conduce alla rovina?
R: Quando non si è in grado di distinguere il bene dal male, sia per paura, per pressione o per timore di una potenziale perdita, non si è in grado di guidare gli altri. Quando non si sa nemmeno da sé stessi cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, allora si può cadere in qualsiasi trappola. Non tutta l’ignoranza è innocente. Una parte deriva da uno sforzo consapevole di non curarsi se qualcosa sia giusto o sbagliato.
Metaforicamente, le persone malvagie avrebbero avuto vino in abbondanza, ma esse stesse non si rendevano conto — oppure se ne rendevano conto ma non se ne curavano — che il loro vino era il vino del veleno di serpente. Oggi le persone fanno cose come assumere droghe, ubriacarsi e fumare, avvelenando così il proprio corpo.
D: In Dt 32,48-52, l’ira di Mosè costituiva un «peccato che porta alla morte», come menzionato in 1 Gv 5,16-17, poiché egli fu punito con la morte prima di entrare nella Terra Promessa?
R: No, questo caso è fondamentalmente diverso da quello di Anania e Saffira (Atti 5,1-11), da alcuni credenti che presero alla leggera la Cena del Signore (1 Corinzi 11,31-32), dalla ribellione di Korah (Numeri 16) e dal peccato di Acan (Giosuè 7,16-26). Gli altri morirono immediatamente, mentre Mosè visse molti anni prima di morire. Il peccato di Mosè fu un peccato che porta alla morte solo nel senso che Adamo, Eva e tutti noi moriremo come conseguenza del peccato.
D: In Deuteronomio 32:49, fino a che distanza poteva vedere Mosè dal Monte Nebo?
R: Il Monte Nebo si trovava a 2.700 piedi sul livello del mare e a 4.000 piedi sopra il Mar Morto. In una giornata serena da lì si può vedere a nord del Mare di Galilea e a sud del Mar Morto.
D: In Dt 32,50, poiché esiste una vita dopo la morte, cosa significa «si è unito al suo popolo»?
R: Significa semplicemente che Mosè si è unito agli Israeliti che erano già morti. In altre parole, Mosè morì.
D: In Dt 33,1-29, quando e in che modo dovremmo pronunciare parole di benedizione sugli altri oggi?
R: Dovremmo benedire le altre persone prendendoci cura di loro e compiendo atti d’amore nei loro confronti, ma non è questo il punto qui. Esistono tre modi.
Pregare per loro (in loro assenza): con quale frequenza pregate per la vostra famiglia, per i membri della chiesa e per i non credenti?
Offrire loro parole di incoraggiamento: rafforzateli con una visione di ciò che potrebbero essere e, si spera, di ciò che stanno diventando. Incoraggiateli a perseverare e a puntare al centro della volontà di Dio, non limitandosi a sfiorarne i margini. Ricordate loro che la via di Dio è la via migliore. In definitiva, non esiste una cosa come «peccare con successo». Le benedizioni di Mosè erano una combinazione di preghiere, lodi, profezie e comandi.
Pregate per loro in loro presenza: oltre a pregare con loro, pregate anche su di loro, affinché Dio li benedica con le cose veramente importanti: la conoscenza di Sé stesso, una fede ben radicata e che l’amore di Dio trabocchi nelle loro vite.
D: In Dt 33,2, il fatto che Dio risplenda con 10.000 santi si riferisce alla conquista della Mecca da parte di Maometto, come sostiene il musulmano Ahmad Deedat?
R: No. Sebbene l’esercito proveniente da Medina fosse composto da circa 10.000 uomini, questa è l’unica somiglianza. Paran si trovava in Edom, nell’odierna Giordania, e non rivestiva un ruolo di rilievo nella Bibbia. Sia La Mecca che Medina si trovano molto più a sud di Paran, quindi si tratta di una «distanza» di centinaia di miglia, per usare un eufemismo.
D: In Dt 33,6-27, perché Simeone non viene menzionato in questa profezia?
R: La Scrittura non lo dice, ma in futuro Simeone si sarebbe fuso con Giuda, perdendo la propria identità di tribù con un territorio indipendente, come riportato in 1 Cronache 4:24-42.
D: In Dt 33,6, l’ebraico dice «che» i suoi uomini siano pochi o «che non siano/né siano» pochi?
R: Può essere tradotto in entrambi i modi. La Settanta era una traduzione greca piuttosto affidabile dei primi cinque libri, e i suoi autori lo interpretarono come «che sia numeroso».
D: In Dt 33,6, perché è proprio di Ruben che Mosè dice: «Non sia esiguo il suo popolo»?
R: Molte profezie di prosperità furono rivolte ad altre tribù, ma non a Ruben. La Scrittura non lo dice, ma possiamo intravederne il motivo. Le tribù di Ruben, Gad e metà di Manasse chiesero delle terre al di fuori di Canaan, sul versante orientale del fiume Giordano; Ruben era la tribù più a sud tra quelle orientali. Ottennero ciò che avevano chiesto, a condizione che promettessero di aiutare le altre tribù a conquistare le loro terre. Per quanto possiamo constatare, queste tribù mantennero la loro promessa. Tuttavia, il fiume Giordano era per sua natura molto difficile da attraversare per gran parte dell’anno, e le tribù orientali erano vulnerabili agli Edomiti, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Siriani e agli Arabi. C’era terra a sufficienza in Canaan, e queste tribù non agirono saggiamente nel chiedere terre più difficili da difendere al di fuori di Canaan. Forse, quando si resero conto di poter vivere su quella terra, si chiesero: «Perché spingersi oltre?»
Oggi sono in molti che, quando vedono che una situazione non è negativa, si chiedono anch’essi: «Perché andare oltre?». Se non vi state allontanando in modo grave dalla volontà di Dio, preferite rimanere in uno stato di «perché andare oltre» o desiderate trovarvi proprio al centro della volontà che Dio ha per voi? Un buon motivo per andare oltre era il fatto che erano esposti al rischio di essere spazzati via, sia dal punto di vista militare che spirituale. Infatti, all’epoca di Davide non si sente più parlare delle due tribù e mezzo orientali. Allo stesso modo, se state camminando con Dio, ma vi trovate in una situazione vulnerabile, forse a causa della tentazione, invece di chiedervi «perché andare oltre», cambiate le vostre circostanze o allontanatevi da quel luogo.
D: In Dt 33,7, cosa dice questa benedizione riguardo a Giuda?
R: Si trattava di una benedizione relativa al potere, ma è diversa dalle benedizioni di potere rivolte a Gad e Dan in Deuteronomio 33:20-22. Questa benedizione su Giuda è incentrata esclusivamente sul fatto che Dio conceda potere e aiuto per proteggere il Suo popolo.
D: In Dt 33,7, poiché non viene menzionata la regalità di Giuda, ciò dimostra che il testo sia stato composto dopo la scissione delle tribù del nord, come sostiene la scettica *Asimov’s Guide to the Bible* a pag. 206?
R: No, sarebbe altrettanto valido affermare che non si farebbe menzione della regalità di Giuda se il testo fosse antecedente a Davide e al regno unito, quanto lo sarebbe sostenere che sia successivo al periodo del regno unito. In realtà, trattandosi di benedizioni di Mosè, non vi era alcuna necessità né di menzionare né di omettere la regalità di Giuda.
D: In Dt 33,8-11, cosa si dice riguardo a Levi e alla lealtà?
R: Dopo l’episodio del vitello d’oro, i leviti impugnarono le spade, in obbedienza al comando di Dio, e uccisero i propri connazionali. La lealtà verso Dio e quella verso gli altri israeliti sarebbero normalmente la stessa cosa, ma quando si presentavano in conflitto, i leviti scelsero di essere leali a Dio. Levi fu maledetto con la dispersione in Israele. Tuttavia, questo è un esempio di come una maledizione possa trasformarsi in una benedizione.
Possiamo essere fedeli a Dio, al nostro Paese, a un presidente, alla Chiesa, alla famiglia, a un’azienda, agli amici, ecc. Si spera che non vi siano conflitti o contraddizioni nella fedeltà verso tutti questi. Ma quando vi sono, dobbiamo assicurarci che la nostra massima fedeltà sia rivolta a Dio, al di sopra del Paese, della Chiesa, della famiglia, dell’azienda o degli amici.
D: In Dt 33,12, cosa si dice riguardo a Beniamino e alla sicurezza?
R: Alcune persone pensano continuamente alla sicurezza. Altre vivono in zone in cui devono preoccuparsi della sicurezza per la maggior parte del tempo, come ad esempio in terre dilaniate dalla guerra. Ma potete stare tranquilli sapendo che Dio veglia su di voi. Non esiste alcuna promessa che i cristiani non soffriranno mai o non verranno uccisi. Tuttavia, non morirete finché Dio non vorrà portarvi a casa.
Si narra la storia di un aereo coinvolto in una tempesta, durante la quale il volo era particolarmente turbolento. Tutti sembravano spaventati tranne un’anziana signora. Le chiesero perché non avesse paura, e lei rispose che sapeva che avrebbe rivisto suo figlio. Suo figlio si trovava nella città in cui avrebbero dovuto atterrare. Ma lei aveva un altro figlio, un credente che era venuto a mancare. Disse che non sapeva se sarebbero atterrati sani e salvi o meno, ma sapeva che, in ogni caso, avrebbe rivisto suo figlio.
D: In Dt 33,16, si dovrebbe parlare della grazia di Dio che era nel «Sinai» o nel «roveto»?
R: Poiché in origine le vocali non venivano scritte, la parola è “SN”, che potrebbe riferirsi sia al Monte Sinai sia al roveto (come nel roveto ardente). In ogni caso, il significato rimane lo stesso. Rivolgetevi a Dio, che si è manifestato in modo soprannaturale, sia nel roveto ardente sia sul Monte Sinai.
D: In Dt 33,25, cosa significa la promessa fatta ad Asher: «La tua forza sia pari ai tuoi giorni»?
R: Asher giungerà a buon fine; il suo popolo sarà forte finché vivrà sulla terra, anziché continuare a indebolirsi sempre di più. Oggi i cristiani hanno una scelta man mano che invecchiano; potremmo indebolirci fisicamente e mentalmente. Ma si spera che tutti noi avremo spiritualmente «forza pari ai nostri giorni». Dovremmo sforzarci di «giungere a buon fine», anziché indebolirci spiritualmente man mano che l’ambiente circostante e le circostanze cambiano. Dobbiamo impegnarci consapevolmente a lasciare un’eredità e a giungere a buon fine.
D: In Dt 33,18-19, di che tipo di benedizione si tratta per Zabulon e Issacar?
R: Queste due tribù si trovavano nell’estremo nord, mentre Aser era proprio vicino alla costa, da poco a nord di Tiro fino a sud, all’odierna Tel Aviv. Il monte menzionato è probabilmente il Monte Tabor, che separa Zabulon e Issacar. Oltre all’offerta di sacrifici giusti, questa benedizione era finalizzata alla prosperità materiale. Grazie alle foreste del Libano e all’assimilazione con i Fenici, essi divennero molto prosperi; ma a scapito della loro vita spirituale. All’epoca di Davide non si parlava più né di Asher né di Zabulon, poiché gran parte della tribù faceva ormai parte della Fenicia. Infatti, l’architetto del tempio di Salomone, Hiram, in 1 Re 7:13-14, era originario di Neftali da parte di madre e di Tiro da parte di padre. Infatti, in 1 Re 9,10-12, Salomone cedette venti villaggi della Galilea a Hiram, re di Tiro. Si potrebbe obiettare che si trattasse solo di venti villaggi, ma non avrebbe dovuto cedere alcun villaggio. Salomone costruì il suo tempio avvalendosi di un’importante alleanza con il mondo. Tale alleanza ebbe un costo: la cessione di venti città del popolo di Dio a un re pagano. Sarebbe stato preferibile che il tempio non fosse stato così bello, pur evitando di consegnare il popolo di Dio al paganesimo.
D: In Dt 33,20-23, cosa significa questa profezia riguardo alle tribù di Gad, Dan e alla forza simile a quella di un leone?
R: Queste tribù erano di guerrieri, e fu profetizzato che sarebbero stati guerrieri potenti. Per inciso, «Bashan» è la fertile regione a nord-est di Canaan in cui Dan emigrò. È anche correlata alla parola ugaritica «basan», che significa «vipera». Questa profezia è molto diversa da quella di prosperità per Zabulon e Issacar, elencate prima di loro, o per Aser, elencata dopo di loro. Dio avrebbe concesso successo a Gad e Dan. Tuttavia, queste tribù non durarono a lungo, ma furono assimilate. Non basta essere un buon combattente; occorre anche prestare attenzione a chi si combatte. Si è detto che la Seconda Guerra Mondiale fu vinta grazie alla determinazione dell’Europa occidentale, all’acciaio americano e al sangue russo, poiché la Russia subì un numero di vittime relativamente molto più elevato rispetto all’America o all’Occidente. Ma forse non ci sarebbero state così tante perdite se non avessero iniziato la Seconda Guerra Mondiale dalla parte sbagliata, aiutando la Germania nazista.
D: In Dt 34,1-12, come è possibile che il Deuteronomio sia stato scritto da Mosè, dal momento che vi si menziona la sua morte?
R: La maggior parte dei cristiani ritiene che gli ultimi due capitoli del Deuteronomio siano stati redatti dopo la morte di Mosè. È molto probabile che Mosè non abbia scritto nulla riguardo al periodo successivo alla propria morte, poiché in Deuteronomio 33 si legge «egli disse» (terza persona) nei versetti 2, 7, 8, 12, 13, 18, 20, 22, 23 e 24. Tuttavia, era consuetudine che le persone scrivessero di sé in terza persona. A prescindere da ciò, almeno il capitolo 34 potrebbe essere stato scritto dall’autore del libro di Giosuè o da Giosuè stesso.
D: In Dt 34,1-2, in che modo Mosè vide «tutta» la terra?
R: Quando a qualcuno veniva concesso il possesso di un territorio, ad esempio tramite acquisto, era consuetudine «ispezionare formalmente il territorio» che stava per entrare in possesso. Il termine «tutto» in questo contesto non indica ogni singolo piede quadrato (compreso il terreno situato oltre ogni montagna ed edificio). Significa piuttosto che Mosè vide il territorio nel suo insieme.
D: In Dt 34,4, come reagisce quando Dio le permette di vedere qualcosa da lontano ma non di farne parte?
R: A volte Dio agisce così per disciplinarci, altre volte per proteggerci; talvolta ciò subirà un ritardo, altre volte non ne comprendiamo il motivo. A volte Dio può concederci qualcosa, come un’eredità, ma non la acquisiamo se non in un secondo momento, anche se vorremmo avere tutto subito. In ogni caso, non dovremmo provare amarezza, ma renderci conto che ciò che Dio sta facendo è quanto di meglio per la Sua gloria.
Come noi, Mosè poteva guardare indietro alla propria vita e al suo popolo con un misto di soddisfazione e delusione, di gioia e dolore.
È vero, dunque, che Mosè non entrò mai nella terra di Canaan? Forse non è vero, poiché Mosè ed Elia parlarono con Gesù sul Monte della Trasfigurazione in Matteo 17:1-3. Sebbene il monte non sia specificato, se si trovava in Canaan, allora Mosè alla fine ci riuscì, dopotutto.
D: In Deuteronomio 34,5, perché Mosè fu sepolto in un luogo segreto?
R: Mosè salì da solo sul Monte Nebo, quindi nessun essere umano vide dove morì. La Scrittura non lo dice, ma vi sono due ipotesi.
Lo scrittore ebreo Giuseppe Flavio affermò che, se il luogo fosse stato noto, gli Israeliti avrebbero potuto fare un idolo del corpo di Mosè. Si veda a questo proposito «1001 Bible Questions Answered», pag. 311.
Giuda 9 afferma che l’arcangelo Michele e Satana si contesero il corpo di Mosè. Ciò potrebbe avere un nesso con questo episodio, oppure con il fatto che Mosè sarebbe poi apparso a Gesù durante la Trasfigurazione.
D: In Deuteronomio 34:7, come poteva Mosè avere 120 anni ed essere ancora forte e con una buona vista?
R: Dio può preservare la giovinezza e può persino restituirla, come dimostrano Giobbe 33:25, Salmo 103:5 e, forse, Salmo 110:3.
D: In Dt 34,7, Mosè era forte come in gioventù, oppure non era più in grado di «andare e venire», come afferma Dt 31,2?
R: Mosè era forte, come quando era più giovane. Tuttavia, come afferma anche Deuteronomio 31:2, Mosè aveva subito una certa perdita di mobilità, poiché «non era più in grado di andare e venire». Ma in Deuteronomio 34:1 Mosè era ancora in grado di salire sul Monte Nebo perché «doveva recarsi a un funerale». La vera ragione per cui Mosè non poté recarsi nella Terra Promessa è indicata in Deuteronomio 31:3, dove Mosè comunica al popolo che Dio gli aveva detto che sarebbe morto proprio prima di raggiungere la Terra Promessa. Questo è il motivo per cui Mosè affidò la guida del popolo a Giosuè in Deuteronomio 31:1-8.
D: In Dt 34:9, in quali altri passi dell’Antico Testamento lo Spirito del Signore discese sulle persone?
R: Ecco un elenco tratto dal «MacArthur Bible Commentary», pag. 245.
Esodo 31:3; 35:30,31 – A Bezalel per conferirgli abilità
Numeri 11:17 – Mosè
Numeri 11:25 – I settanta anziani
Numeri 24:2 – Balaam mentre profetizzava su Israele
Deuteronomio 34:9 – Giosuè come successore di Mosè
Giudici 3:10 - Othniel
Giudici 6:34 - Gedeone
Giudici 11:29 – Iefte
Giudici 14:6, 19; 15:14 – Sansone
1 Samuele 10:10; 11:6; 19:23 – Saul
1 Samuele 16:13 – Davide
1 Samuele 19:20 – I messaggeri del re Saul
1 Cronache 12:18 – Amasai
2 Cronache 24:20 – Zaccaria
Isaia 61:1 – Isaia
Ezechiele 3:24; 11:5 – Ezechiele
Esodo 28:3 – lo spirito di saggezza concesso a coloro che realizzarono le vesti sacerdotali.
D: In Dt 34,10, come ha potuto Mosè scrivere di essere un profeta più grande di Gesù? (La domanda è stata posta da un ateo)
R: Molti cristiani conservatori non credono che Mosè abbia scritto l’epilogo del Deuteronomio dopo la sua morte. Devo ammettere, tuttavia, che questa è la prima volta che sento parlare di un ateo che ritenga che Mosè abbia scritto dopo la propria morte. In ogni caso, la risposta rimane la stessa.
Il Deuteronomio 34:10 recita: «Da allora non è più sorto in Israele un profeta come Mosè». L’autore dell’epilogo del Deuteronomio era preciso, poiché ciò fu scritto molto prima della venuta di Gesù.
Bisogna però riconoscere agli atei il merito della loro diligenza nell’esaminare la Bibbia e della loro perspicacia nell’individuare problemi che nessun altro vede.
D: Nel Deuteronomio, chi ha effettivamente scritto il libro?
R: Il Deuteronomio fu pronunciato da Mosè (Dt 1,1-5; 4,1; 4,44-46; 5,1; 29,1-2) o scritto da lui (31,9; 31,22,24-26). Ciò avvenne intorno al 1406 a.C., sebbene la parte relativa alla morte di Mosè sia stata probabilmente redatta poco dopo. I «critici superiori» liberali hanno sostenuto che sia stato scritto da qualcun altro, nel 701 a.C., tra il 520 e il 400 a.C. oppure durante la riforma di Giosia. Di seguito sono riportati alcuni argomenti a sostegno della visione tradizionale secondo cui il libro fu scritto da Mosè.
1) Un elemento fondamentale della riforma di Giosia era il divieto di compiere sacrifici in qualsiasi luogo che non fosse Gerusalemme; non avrebbe senso, quindi, che un testo di epoca successiva menzionasse sacrifici a Sichem, sul Monte Ebal e sul Monte Gerizim, senza fare alcun riferimento a Gerusalemme. Gerusalemme era menzionata nelle tavolette di Ebla del XXIV secolo a.C., pertanto ci si aspetterebbe che un testo risalente all’epoca di Giosia (circa 620 a.C.) menzionasse il tempio di Gerusalemme almeno una volta.
2) Gli Amaleciti sono menzionati in Deuteronomio 25:17-19. Sebbene fossero un nemico temibile ai tempi di Mosè, e fossero ancora presenti all’epoca di Davide, erano scomparsi da tempo in epoche successive.
3) In Deuteronomio 17:14-20, sembrerebbe strano affermare che un giorno avrebbero avuto un re, se ne avessero già avuti per molti secoli.
4) I dettagli precisi sulla geografia riportati in Deuteronomio 2:8, 10, 13, 36; 3:14, 17 sarebbero, nel migliore dei casi, inutili e, più probabilmente, sconosciuti a uno scrittore successivo.
5) In Deuteronomio 3:17, perché si parla di Chinnereth/Kinnereth? Questo era il nome del Mare di Galilea quando gli Israeliti vi giunsero per la prima volta, ma non in epoche successive.
6) Come accennato in precedenza, il testo corrisponde ai trattati di sovranità stipulati tra il 2000 e il 1000 a.C., ma non a quelli successivi.
D: Nel Deuteronomio, come facciamo a sapere, grazie a Filone l’Ebreo, che ciò che abbiamo è ciò che fu scritto originariamente?
R: In quanto cristiani, confidiamo nel fatto che l’Antico Testamento convalidato da Cristo sia proprio l’Antico Testamento di cui disponiamo. Del resto, per i musulmani il Corano afferma, nella Sura 5:46, che a Gesù fu data la Torah. Disponiamo di manoscritti antichi risalenti all’epoca di Cristo, argomento trattato nella domanda successiva. Tuttavia, esiste un’ulteriore linea di prova. Filo di Alessandria era uno studioso ebreo vissuto dal 15/20 a.C. al 50 d.C. Scriveva in greco, ma è curioso che le sue citazioni greche dell’Antico Testamento concordino più strettamente con il testo masoretico ebraico piuttosto che con la Settanta greca. Egli approfondì in modo molto dettagliato il significato dei diversi versetti. Ecco i versetti a cui fece riferimento nel Deuteronomio.
1:17, 31, 43; 4:1, 4, 6, 12, 19, 29, 39; 5:16, 27, 31; 6:7, 10, 11, 13; 7:1, 7; 8:2, 3, 12, 14, 15, 17, 18; 9:5; 10:9, 10, 16, 17, 18, 20-22; 11:8; 12:28, 31; 13:1, 4, 6; 14:1, 4, 10; 15:1, 6, 8, 12, 16; 16:3, 19-22; 17:6, 15, 18; 18:18; 19:14-17, 19; 20:1, 5, 10, 19, 20; 21:10, 14, 15, 17-21, 23; 22:8, 10, 13, 27; 23:1-5, 12-14, 16, 18, 19, 21; 24:4, 7, 10, 15, 19, 20; 25:4, 11-13, 17, 18; 26:1, 13; 27:2, 3, 9, 15, 17, 19; 28:12, 15, 23, 28, 33, 65; 29:4; 30:4, 9-12, 14-15, 20; 32:4, 5, 7, 8, 13, 15, 18, 32, 34, 39; 33:1, 4, 6, 9; 34:4-6, 10
D: Nel Deuteronomio, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi ancora esistenti oggi?
R: Ecco i più antichi.
Manoscritti pre-niceni del Deuteronomio
I rotoli di Ketef Hinnom (650-587 a.C.) sono rotoli d’argento (motivo per cui sono sopravvissuti) e contengono frammenti di Esodo 20:6; Numeri 6:24-26; Deuteronomio 5:10; 7:9; Neemia 1:5; e Daniele 9:4. |
Manoscritti dei Rotoli del Mar Morto (dal 200 a.C. al 68 d.C.): 29 copie distinte. 620,5 dei 959 versetti del Deuteronomio (64,7%) |
Numerosi filatteri e mezuzot (indossati rispettivamente sulla fronte e sugli avambracci) tra i Rotoli del Mar Morto |
Papiro di Nash (150 a.C.): Esodo 20:2-17 e Deuteronomio 5:6-6:4f. |
Septuaginta greca (la più antica risale al 200-100 a.C.): centinaia di copie e frammenti |
Il Papiro Fouad Inv. 266 (100-1 a.C.) è costituito da oltre cento frammenti di parti del Deuteronomio 17-33 in greco. |
Nahal Hever (50 a.C.-50 d.C.) |
Il rotolo di Masada Mas1C (antecedente al 69 d.C.) contiene Dt 33,17-21; 34,2-6 |
Rotolo di Wadi Murabba’at (Mur XII) (risalente al 132 d.C. circa) |
La Recensione Lucianica (312 d.C.), copia della Settanta redatta da Luciano di Antiochia |
Vaticanus (=B) (325-350 d.C.) |
Il Sinaitico (Si) (340-350 d.C.) |
Alessandrino (=A) (circa 450 d.C.) |
I Samaritani realizzarono una propria copia tra il 200 e il 100 a.C., sebbene la più antica sopravvissuta risalga al Medioevo. |
I rotoli di Ketef Hinnom risalgono al periodo compreso tra il 650 e il 587 a.C., sono incisi su argento (motivo per cui sono sopravvissuti) e contengono frammenti di Esodo 20:6; Numeri 6:24-26; Deuteronomio 5:10; 7:9; Neemia 1:5 e Daniele 9:4.
Rotoli del Mar Morto: (a.C.) 29 manoscritti distinti. *The Dead Sea Scrolls Today*, pag. 30. Secondo *The Dead Sea Scrolls Translated: The Qumran Texts in English*, 2ª ed., e *The Dead Sea Scrolls in English*, 4ª ed., essi sono:
4QPaleoDeut[r] contiene Dt 19,2-3
1Q4
1Q5
2Q10
2Q11
2Q12
4Q28 (= 4QDeut a) (Deuteronomio 23:36?; 24:1-8) (175-150 a.C.)
4Q29 (= 4QDeut b) (Deuteronomio 29:24-27; 30:3-14; 31:9-17, 31:24-32:3) mostra affinità con il testo ebraico alla base della Settanta. (Datato 150-100 a.C.)
4Q30 (= 4QDeut c) (120 versetti tratti da 19 capitoli, compresi 31:16-19) (circa 150-100 a.C.) Dt 3:25-26; 4:13-17, 31-32; 7:3-4; 8:1-5; 9:11-12, 17-19, 29; 10:1-2, 5-8; 10:8-12; 11:3, 9-13, 18; 12:18-19, 26, 31; 15:1-4, 15-19; 16:2-3, 6-11, 21-22; 17:1-5, 7, 15-20; 18:1; 26:19; 28:1-14,20,22-25,29-30,48-50,61; 29:17-19; 31:16-19; 32:3
4Q31 (= 4QDeut d) (Deuteronomio 2:26-33; 3:14-29; 4:1)
4Q32 (parti di Deuteronomio 3,8)
4Q33 (=4QDeut[f]) parti di 93 versetti: Dt 4:24-26; 7:22-25; 8:2-14; 9:6-7; 17:17-18; 18:6-10,18-22; 19:17-21; 20:1-6; 21:4-12; 22:12-19; 23:21-26; 24:2-7; 25:3-9; 26:18-19; 27:1-10
Il 4Q34 «è praticamente identico alla tradizione alla base del Testo Masoretico per quanto riguarda l’ortografia, la suddivisione in paragrafi e il contenuto». L’Enciclopedia dei Rotoli del Mar Morto, vol. 1, pag. 199
4Q35 (Deuteronomio 1-2, 31, 33 nella Settanta greca)
4Q36
4Q37 (=Deuteronomio(j)) (comprende Deuteronomio 32 ed Esodo 12:43-13:5)
4Q38 (11 frammenti di Deuteronomio 5, 11, 19, 20, 23, 25, 26, 32) Questi appartengono probabilmente a due diversi manoscritti.
4Q39
4Q40
4Q41
4Q42
4Q43 (=4QDt(p)) contiene Dt 6,4-11
4Q44 Deuteronomio 32:37-43 concorda con il testo ebraico alla base della Settanta.
4Q45 92 versetti
4Q46 Paleo-Deuteronomio (250-200 a.C.) Deuteronomio 26:14-15
4Q122 (Septuaginta greca)
5Q1 (circa 200-165 a.C.) capitoli 7, 8, inizio del 9.
6Q3 (alcune lettere di Deuteronomio 26:19)
11Q3 (=11QDeut) Deuteronomio 1:4-5
Il *Wycliffe Bible Dictionary*, alle pagine 436-438, afferma che vi siano 25 copie, ma è possibile che non tenga conto dei frammenti della Settanta. Il *New International Dictionary of the Bible*, a pagina 261, indica che vi siano almeno 14 diversi manoscritti del Deuteronomio nella sola grotta 4.
Tra i Rotoli del Mar Morto figurano numerosi filatteri e mezuzot (indossati rispettivamente sulla fronte e sugli avambracci) relativi all’Esodo e al Deuteronomio, secondo quanto riportato in *The Dead Sea Scrolls Today*, pag. 33.
Il Papiro di Nash, datato 150 a.C., contiene i Dieci Comandamenti tratti da Esodo 20,2-17 e Deuteronomio 5,6-6,4 e seguenti. Si trattava del testo biblico più antico conosciuto fino alla scoperta dei Rotoli del Mar Morto. Una sua fotografia è riportata nel *New International Dictionary of the Bible*, a pag. 228.
La Settanta è una traduzione greca dell’Antico Testamento e degli apocrifi. Secondo *The Encyclopedia of Religious Knowledge*, pag. 746, disponiamo di frammenti della Settanta relativi al Deuteronomio risalenti al II secolo a.C.
Il volume *Manuscripts of the Greek Bible*, a pag. 34, indica che esistono più di cento copie del testo greco di Deuteronomio 17-33. La copia più antica, risalente al II secolo a.C. (Papiro Rylands 458, frammento B), contiene Deuteronomio 25:1-3 e si trova presso la John Rylands Library di Manchester, in Inghilterra. Un altro frammento del Deuteronomio 31:28-30 e del Deuteronomio 32:1-7 risale al I secolo a.C. È possibile vedere le immagini di questi frammenti, insieme a ulteriori approfondimenti, nel volume *Manoscritti della Bibbia greca*, alle pagine 60-61. Presso la Freer Gallery di Washington è conservata una copia del Deuteronomio e di Giosuè risalente al V secolo d.C. È possibile vedere l’immagine di un foglio, contenente Deuteronomio 10:6-15 in greco, nel volume *Manuscripts of the Bible*, alle pagine 84-85.
Il papiro Fouad Inv. 266 è costituito da oltre cento frammenti di parti del Deuteronomio 17-33 in greco. Risale al I secolo a.C. Tra le altre parti, contiene Deuteronomio 31:28-30; 32:1-7.
Nahal Hever (dal 50 a.C. al 50 d.C.) contiene XHev/Se3 di Deuteronomio 9:5-6, 21-23
A Masada (prima del 69 d.C.) è stato rinvenuto il documento Mas1C contenente Deuteronomio 33:17-21; 34:2-6
Il sito di Wadi Murabba’at (circa 132 d.C.) ha conservato Deuteronomio 10:1-3; 11:2-3; 12:25-26; 14:29; 15:1 o 2, denominato Mur 2.
Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto, a Masada, a Nahal Hever e a Wadi Murabba’at sono conservati i seguenti 620,5 versetti in ebraico sui 959 versetti del Deuteronomio (64,7 %).
1:1-17, 22-25, 29-39, 41, 43-46; 2:1-6, 8, 24-36; 3:14-29; 4:1, 13-17, 24-26, 30-34, 47-49; 5:1-33; 6:1-11; 7:2-7, 12-26; 8:1-20; 9:1-2, 5-7, 10-14, 17-19, 21-23, 27-29; 10:1-3, 5-12, 14-15; 11:2-4, 6-13, 18, 27-32; 12:1-5, 11-12, 18-19, 22, 25-26, 31; 13:1-14, 16, 19; 14:1-4, 19-22, 24-29; 15:1-6, 8-10, 14-19; 16:2-4, 6-11, 21-22; 17:1-5, 6?, 7, 12-20; 18:1, 6-10, 18-22; 19:2-3, 8-21; 20:1-19; 21:4-12, 16?, 23; 22:1-9, 11-19; 23:6-8, 12-16, 22-26; 24:1-8, 10-22; 25:1-9, 14-19; 26:1-5, 14-15, 18-19; 27:1-10, 24-26; 28:1-18, 20, 22-25, 29-30, 44-50, 61, 67-68; 29:2-5, 9-20, 22-27; 30:3-14, 16-20; 31:1-19, 24-30; 32:1-3, 6-11, 13-14, 17-29, 33-35, 37-43; 33:1-24, 29; 34:1-6, 8?.
Manoscritto del British Museum Oriental 7594, copto sahidico: Dt 1,39-2,19; 4,49-8,3; 9,7-13,17; 14,18-18,10; 19,1-20,6; 22,3-26,10; 28,1-6,9-12; 28:14-31:10; 31:12-34:2; Giona 1:1-4:11; Atti 1:1-20:4; 20:6-24:16; 26:7; 26:20-27; 27:10-16; 26:21 e segg.-26a; 26:32-27:7; 27:10-16, 21 e segg.-26a; 27:29 e segg.-28:20; 28:23-27, 30-31
I manoscritti della Bibbia cristiana, risalenti a circa il 350 d.C., contengono la Settanta dell’Antico Testamento, compreso il Deuteronomio. Secondo *The Encyclopedia of Religious Knowledge*, pag. 746, i papiri di Chester Beatty (II-IV secolo d.C.) contengono il Deuteronomio. Il Codice Freer di Washington (IV/V secolo) contiene Deuteronomio 10:6-15.
La Recensione Lucianica era una copia della Settanta realizzata da Luciano, un presbitero e martire (312 d.C.) di Antiochia. Egli ne corresse la grammatica e lo stile greci.
Il Vaticanus (325-350 d.C.) contiene l’intero Deuteronomio
Il Sinaitico (340-350 d.C.) contiene fogli del Deuteronomio 3:8-4:21; 28:68-30:16.
L’Alexandrinus (circa 450 d.C.) contiene l’intero Deuteronomio
I Samaritani realizzarono una propria copia della Torah nel II secolo a.C., sebbene le più antiche copie samaritane giunte fino a noi risalgano al Medioevo. The Dead Sea Scrolls Today, pp. 125-126.
Una traduzione siriaca della Settanta fu realizzata dal vescovo Paolo di Tella (616-617 d.C.), di cui disponiamo ancora oggi, secondo quanto riportato in *Manoscritti della Bibbia greca*, pag. 35 (nota a piè di pagina).
I primi scrittori della Chiesa riconoscevano il Deuteronomio come parte della Bibbia. Si veda la domanda successiva per un elenco completo relativo al periodo precedente al Concilio di Nicea.
D: Quali autori antichi fecero riferimento al Deuteronomio?
R: Gli scrittori pre-niceni che hanno citato o alluso a versetti del Deuteronomio sono i seguenti. Quelli sottolineati affermano che fu Mosè a scriverlo.
Filone l’Ebreo (15-50 d.C.) | Trattato contro Novaziano (250-257 d.C.) |
Clemente di Roma (96-98 d.C.) | Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) |
Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa) | Gregorio il Taumaturgo (240-265 d.C.) |
Giustino il Martire (circa 138-165 d.C.) | Dionigi di Alessandria (246-256 d.C.) |
Melito di Sardi (160-177/180 d.C.) | Dionigi di Roma (259-260 d.C.) |
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) | Adamantio (circa 300 d.C.) |
Clemente di Alessandria (193-202 d.C.) | Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) (solo allusione) |
Tertulliano (207/208 d.C.) | Metodio (circa 260-312 d.C.) |
Teodoto, probabile montanista (circa 240 d.C.) | Atanasio di Alessandria (318 d.C.) |
Ippolito (225-235/236 d.C.) | Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) |
Origene (240 d.C.) | Eusebio di Cesarea (circa 318-325 d.C.) |
Novaziano (250-257 d.C.) |
Clemente di Roma (96-98 d.C.) cita Deuteronomio 13:8-9 in 1 Clemente, cap. 29, vol. 1, pagg. 12-13.
La Lettera di Barnaba (circa 70-130 d.C.), cap. 8, pag. 142, cita Deuteronomio 10,16.
Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) cita Deuteronomio 32,15 come «di Mosè» nel *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 20, pag. 204. Egli cita inoltre Deuteronomio 10,16 come opera di Mosè nella stessa opera, cap. 126, pag. 262
Meleto/Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) incluse il Deuteronomio tra i libri dell’Antico Testamento nella sua Lettera a Onesimo. *Sulla Pasqua*, pag. 72. Conservata nella *Storia ecclesiastica* di Eusebio, libro IV, cap. 26.
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita Deuteronomio 5,8 come «disse Mosè» in *Contro le eresie*, libro 3, cap. 6.5, pag. 420.
Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) cita il Deuteronomio in molti punti, tra cui Deuteronomio 6,4 come attribuito a Mosè in *Esortazione ai pagani*, cap. 8, pag. 195, e lo stesso versetto negli *Stromati* (193-202 d.C.), libro 5, cap. 14, pag. 471.
Tertulliano (198-220 d.C.) scrive: «Anche in questo senso, nel Deuteronomio», e cita poi Deuteronomio 6:4,12; 11:27; 12:2,3,30; 13:1,6,16; 27:15, in *Scorpiace*, cap. 2, pag. 635
Teodoto, probabilmente montanista (ca. 240 d.C.), cita metà di Deuteronomio 17,6 in «Estratti di Teodoto», cap. 13, pag. 44
Ippolito (222-235/6 d.C.) cita Dt 9,3 come opera di Mosè. *Confutazione di tutte le eresie*, libro 6, cap. 27, p. 88. Egli discute inoltre Dt 5,22 affermando: «E Mosè non è rimasto in silenzio su questo punto, quando dice che vi sono tre parole di Dio: “tenebre, oscurità, tempesta”, e non ha aggiunto altro». *Confutazione di tutte le eresie*, libro 8, cap. 1, p. 118
Origene (240 d.C.) fa riferimento al Deuteronomio per nome. Commento al Cantico dei Cantici, libro 3, cap. 6, pag. 187
Novatiano (250/254-256/7 d.C.) cita Deuteronomio 8,3 come «parola della legge» in *Sulle carni ebraiche*, cap. 5, pag. 648
Novaziano (250/254-256/7 d.C.) cita Deuteronomio 32,8 come «Deuteronomio» nel *Trattato sulla Trinità*, cap. 17, pag. 627
Il *Trattato contro Novaziano* (250/4-256/7 d.C.) cita Dt 1,17 come se fosse tratto dal Deuteronomio.
Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita il «Deuteronomio» nel Trattato 12, terzo libro, 18.
Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.): «In Isaia… nel Salmo 117… Anche in Zaccaria… Anche nel Deuteronomio:… Anche in Gesù [Giosuè], figlio di Nave». Trattati di Cipriano, Trattato 12, cap. 2.16
Gregorio il Taumaturgo (240-265 d.C.) cita Deuteronomio 22,26-27 come nel Deuteronomio. Epistola canonica, Canone 1, p. 18.
Dionigi di Alessandria (246-256 d.C.) cita Dt 19,14 nella Lettera 7 a Filemone, un presbitero, p. 102
Dionigi di Roma (259-269 d.C.) menziona «Mosè nel grande canto del Deuteronomio» in Contro i sabelliani, cap. 2, pag. 365.
Adamantio (circa 300 d.C.) (implicitamente) cita Deuteronomio 25,4 come tratto dalla Legge di Mosè. *Dialogo sulla vera fede*, prima parte, cap. 22b, p. 65
Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) allude a Deuteronomio 32,8 come a «la Legge» nel Commento all’Apocalisse, dal nono capitolo, 13,14, pag. 352.
Metodio di Olimpo e di Patara (270-311/312 d.C.) cita il Deuteronomio 32,32-33 attribuendolo a Mosè. *Il banchetto delle dieci vergini*, Discorso 5, p. 327
Atanasio di Alessandria (318 d.C.) cita parte di Deuteronomio 30,14 attribuendola a Mosè. Atanasio, *Contro i pagani*, cap. 30.1, p. 29
Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) afferma: «Anche Mosè dice nel Deuteronomio» e cita Deuteronomio 28:66 nell’*Epitome delle Istituzioni divine*, cap. 46, p. 241
Dopo Nicea, tra coloro che fecero riferimento al Deuteronomio figurano:
Eusebio di Cesarea (318-339/340 d.C.)
Afrajat il Siro (337-345 d.C.)
Egemonio di Sirmium (circa 351 d.C.), citando Archelao (262-278 d.C.), fa riferimento a Deuteronomio 18:15 di Mosè. «Disputa con Mani», cap. 42, pag. 217
Ilario di Poitiers (355-367/368 d.C.)
Atanasio (325-373 d.C.)
Efraem il Siro (350-378 d.C.)
Basilio di Cappadocia (357-378/379 d.C.)
Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.)
Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.) cita Dt 13,6; 13,8-9 (Septuaginta) attribuendoli a «Mosè» e al «Libro del Deuteronomio», Lettera 3, cap. 17,1, p. 58
Didimo il Cieco (398 d.C.) cita Dt 32,8 come se fosse tratto dal Deuteronomio. Commento a Zaccaria 11, pag. 272
Il Libro siriaco dei Gradini (Liber Graduum) (350-400 d.C.) cita Deuteronomio 27:24 come «detto nella Legge»; Memra 22, cap. 10, pag. 259. Cita inoltre Deuteronomio 5:16-22; 6:4 e 32:15. Allude a Deuteronomio 6,5; 19,14,21; 22,1; 32,4.
Rufino (374-406 d.C.)
Giovanni Crisostomo (morto nel 407 d.C.)
Concilio di Cartagine (393-419 d.C.)
Girolamo (373-420 d.C.) tratta dei libri dell’Antico Testamento. In particolare, tratta della Genesi, dell’Esodo, del Levitico, dei Numeri, del Deuteronomio, della Torah, di Giobbe, di Gesù figlio di Nave [Giosuè], dei Giudici, di Ruth, dei Re di Samuele (2 libri), dei dodici profeti, di Osea, di Gioele, di Amos, di Abdia, di Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia. Lettera 53, cap. 7-8, pagg. 99-101.
Il pelagiano Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) fa riferimento a Dt 24,1-2. Commento a Malachia, cap. 2, pag. 412. Fa riferimento a Dt 29,23. Commento a Osea, cap. 11, pag. 87
Agostino di Ippona (388-430 d.C.)
Giovanni Cassiano (419-430 d.C.)
Teodoreto di Ciro (423-458 d.C.).
D: Nel Deuteronomio, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico, la Settanta greca e altre versioni?
R: Eccone alcune tratte dai 959 versetti del Deuteronomio. Salvo dove diversamente indicato, la prima frase corrisponde al testo masoretico (MT) e la seconda alla Settanta (LXX).
Dt 1,1 «Arabah» contro «Mar Rosso» (un manoscritto della Settanta, il Targum, la Vulgata)
Dt 1,4 «a Edrei» contro «e a Edrei» (Settanta, siriaco, Vulgata)
Dt 1,8 «Il Signore» contro «Io» (Pentateuco samaritano, Settanta)
Dt 2:5 «Non vi darò la loro terra, nemmeno per un passo della pianta del piede, poiché ho dato il monte Seir a Esaù come possesso» contro «Non vi darò della loro terra nemmeno quanto basta per posarvi il piede, poiché ho dato il monte Seir ai figli di Esaù come eredità» (Septuaginta)
Dt 2,8 e 10,6-7 si basano su Nm 20,17-18 e Nm 33,31-38a nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)
Dt 2,37 «e tutto» contrapposto a «persino tutto / proprio come» (Settanta, Targum)
Dt 3,9 e Dt 4,48 «Sion» contro «Siryon» (Settanta) contro «Sirion» (siriaco)
Dt 3,12 «presso la gola dell’Arnon» contro «sul bordo della gola dell’Arnon»
Dt 5:5 «parola» contro «parole» (Rotoli del Mar Morto, Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco, Vulgata, Targum)
Dt 5,15 «Ricordate» (MT) contro «E voi ricorderete» (Rotoli del Mar Morto) (Il significato dei Rotoli del Mar Morto, p. 112)
Dt 5,15 «giorno di sabato» (MT, SP, LXX) contro «giorno di sabato per santificarlo. Poiché in sei giorni il Signore creò il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; così il Signore benedisse il giorno di sabato e lo santificò». (Rotolo del Mar Morto 4QDt41) (Il significato dei Rotoli del Mar Morto, p. 112)
Dt 5,21 è immediatamente seguito da Dt 27,2-7 nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)
Dt 8,4 «vesciche» contro «callosità» (Settanta)
Dt 9,24 «Ho conosciuto» contro «egli ha conosciuto» (Pentateuco samaritano, Settanta)
Dt 9,28 «Affinché il paese» contro «Affinché il popolo del paese» (Settanta, Pentateuco samaritano)
Dt 10,13 «Signore» contrapposto a «Signore tuo Dio» (Rotoli del Mar Morto, Settanta, siriaco)
Dt 11:13 «i miei comandamenti» contro «ogni comandamento» (Settanta)
Dt 11:14 «Io» contro «egli» (Pentateuco samaritano, alcune versioni della Settanta, Vulgata, una citazione da una mezuzah dei Rotoli del Mar Morto). Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, pag. 90.
Dt 11,30 «querce o terebinto» contro «quercia» (Settanta, siriaco)
Dt 11:30 «Moreh» (MT, Settanta) contro «Moreh, di fronte a Sichem» (Pentateuco samaritano. Si veda The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, pag. 938)
Dt 12,5 «luogo che il Signore vostro Dio sceglierà» (MT, Settanta) contro «luogo che il Signore ha scelto» (Pentateuco samaritano)
Dt 12,14 «nel luogo che il Signore sceglierà» (MT, Settanta) contro «nel luogo che il Signore ha scelto» (Pentateuco samaritano. The Meaning of the Dead Sea Scrolls, pag. 95.)
Dt 12,28 «vi comanderà» contro «vi comanda oggi» (Pentateuco samaritano, siriaco) (La nota a piè di pagina della NRSV indica che «oggi» è presente nel greco, ma la versione della Settanta di Brenton non lo riporta.)
Dt 13,6 «figlio di vostra madre» contro «figlio di vostro padre o figlio di vostra madre» (Samaritano, Settanta, Targum) (In questo contesto non vi è alcuna differenza di significato)
Dt 14,13 «nibbio nero» contro «nibbio nero, avvoltoio o falco» nella Settanta, nel Pentateuco samaritano e in alcuni manoscritti ebraici.
Dt 15,2 «lo esiga dal suo prossimo e dal suo fratello» (MT, Pentateuco samaritano) contro «lo esiga dal suo prossimo» (Settanta) contro «lo esiga» (4QDeut( c ))
Dt 18,15,18-19 «… un profeta che sorgerà da voi, tra i vostri fratelli. Uno come me – lo ascolterete… Io susciterò per loro un profeta di tra i loro fratelli, come voi; e metterò le Mie parole nella sua bocca: ed egli dirà loro tutto ciò che Io gli comanderò. E avverrà che chiunque non ascolterà le Mie parole che egli dirà nel Mio nome, Io glielo richiederò». (Testo masoretico) vs. «…un profeta tra i vostri fratelli, simile a me; a lui voi (plurale) darete ascolto… Vi susciterò un profeta tra i vostri fratelli, simile a voi; e metterò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto ciò che io gli comanderò. E qualunque parola quel profeta dirà nel mio nome, io mi vendicherò su di lui». (Settanta) vs. «…un profeta come me tra i vostri fratelli. Lo ascolterete in ogni cosa, qualunque cosa Egli vi dica. E avverrà che ogni anima che non ascolterà quel profeta sarà completamente distrutta dal popolo». (Qumran 4QTest, Atti 3:22-23) (The Expositor’s Bible Commentary vol. 9, pp. 299-300)
Dt 18,19 «glielo esigerà» (MT) contro «si vendicherà di lui» (LXX, Eusebio di Cesarea)
Dt 20,8 «ufficiali» (MT, Pentateuco samaritano, Settanta) contro «giudici» (4QDeut(k2)) La Bibbia dei Rotoli del Mar Morto, pag. 174
Dt 20,8 «affinché il cuore dei suoi fratelli non si scoraggi» (MT, Targum) contro «affinché egli non scoraggi il cuore del suo fratello» (Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco, Vulgata)
Dt 20,19 «l’uomo è l’albero della campagna» contro «Gli alberi della campagna sono forse persone?» (differenza di una sola lettera)
Dt 23:2 «assemblea di YHWH: nessuno dei suoi, fino alla decima generazione, entrerà nell’assemblea di YHWH» contro «assemblea del Signore»
Dt 25,11 «le sue parti intime» contro «la sua carne» (Pentateuco samaritano)
Dt 26:3 «Dichiari oggi il Signore vostro Dio» contro «Dichiari oggi il Signore mio Dio» (Settanta)
Dt 27:4 «Monte Ebal» (MT, Settanta) contro «Monte Gerizim» (Pentateuco samaritano e latino antico/italico) [Probabilmente i samaritani modificarono questo testo per rafforzare la loro affermazione secondo cui Gerizim, e non Gerusalemme, era il monte dove dovevano rendere culto.] Per ulteriori informazioni, si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 3, pag. 161.
Dt 28:30 sostituisce «afferrò le sue parti intime» (sgl) con «afferrò la sua carne» (yshbn) (Pentateuco samaritano)
Dt 28,11 «bestiame … terra» (MT, alcune versioni della Settanta, Pentateuco samaritano) contro «t[erra, … b[estiale]» (4QDeut( c ), alcune versioni della Settanta)
Dt 29:10 «i vostri capi, le vostre tribù, i vostri anziani» contro «i capi delle vostre tribù, i vostri anziani» (Settanta secondo Brenton) contro «le vostre tribù, i vostri anziani» (siriaco, greco secondo la nota a piè di pagina della NRSV)
Dt 29,11 «i vostri figli, le vostre mogli» (MT) contro «le vostre mogli e i vostri figli» (Settanta) contro «i vostri figli e [le vostre] m[ogli]» (1QDeut(b)) La Bibbia dei Rotoli del Mar Morto, pag. 186
Dt 30,9 «il bestiame… la terra» (MT) contro «la terra… il bestiame» (4Deut(b), Pentateuco samaritano, Settanta) La Bibbia dei Rotoli del Mar Morto, pag. 187
Dt 30,11 «lontano» (MT) contro «lontano da voi» (4QDeut(b), Settanta). La Bibbia dei Rotoli del Mar Morto, pag. 187
Dt 30:16 «che io vi comando» contro «Se obbedirete ai comandamenti del Signore vostro Dio che io vi comando» (Settanta)
Dt 29,29 «a noi e ai nostri figli» è contrassegnato da punti speciali.
Dt 31,1 «andò e parlò» contro «aveva finito di dire tutto» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)
Dt 31,7 «Andrete» contro «Porterete» (alcuni testi masoretici, Pentateuco samaritano, Vulgata)
Dt 32,6 «si pentì» contro «perdonò» (Pentateuco samaritano) (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 938)
Dt 32,8 «Egli stabilì i confini dei popoli, secondo il numero dei figli d’Israele» (TM) contro «egli stabilì i confini delle nazioni secondo il numero degli angeli di Dio» (Settanta, Rotoli del Mar Morto, Clemente di Roma, Giustino il Martire, Clemente di Alessandria, Origene, Novaziano, Vittorino di Petau) contro «figli di Dio» (Rotolo del Mar Morto 4Q37, Simmaco, latino) contro «figli di Adamo»
Dt 32,10 «lo trovò» contro «lo sostenne» (Pentateuco samaritano, Settanta)
Dt 32,13 «egli mangiò» contro «lo nutrì con» (Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco)
Dt 32,15 «Jeshurun» contro «Giacobbe si saziò; Jeshurun» (Rotoli del Mar Morto, Pentateuco samaritano, Settanta)
Dt 32,19 «lo vide» contro «lo vide e si adirò» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)
Dt 32,43 «nazioni» contro «Cieli» (Rotolo del Mar Morto 4Q44, Settanta)
Dt 32,43 (assente) (TM) contro «Che tutti gli angeli di Dio lo adorino». (Settanta, Ebrei 1:6 e Rotolo del Mar Morto 4Q44 (=4QDeut(q), Giovanni Crisostomo (morto nel 407 d.C.), Omelie sugli Ebrei, Omelia 4 n. 2, pp. 382-383)
Dt 32,43 «servi» contrapposto a «figli» (Rotolo del Mar Morto 4Q44 (=4QDeut(q)), Settanta)
Dt 32,43 (assente) contro «egli renderà il conto a coloro che lo odiano» (Rotolo del Mar Morto 4Q44 (=4QDeut(q)), Settanta)
Dt 32,43 «purifica la sua terra e il suo popolo» contro «purifica la terra per il suo popolo» (Rotolo del Mar Morto 4Q44 (=4QDeut(q)), Pentateuco samaritano, Settanta, Vulgata)
Dt 32,44 «Osea» (MT) contro «Giosuè» (Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco, Vulgata). Osea era il nome di Giosuè prima che Mosè lo ribattezzasse.
Dt 33,2 «su di loro» contro «su di noi» (Settanta, siriaco, Vulgata)
Dt 33,2 «Egli venne da Ribebot-kodesh» contro «con lui c’erano miriadi di santi» (Pentateuco samaritano, Settanta, siriaco, Vulgata)
Dt 33:8 «il vostro Thummim» contro «Date a Levi il vostro Thummim» (Rotoli del Mar Morto, Settanta)
Dt 33,12 «dimorerà al sicuro su di lui» (MT) contro «dimorerà al sicuro» (Pentateuco samaritano) contro «su Dio» (Septuaginta, rotolo del Mar Morto 4Q35)
Dt 33,17 «Il suo toro primogenito» contro «un toro primogenito» (Rotoli del Mar Morto, Settanta, siriaco, Vulgata)
Dt 34,10 «Non sorse più in Israele un profeta come Mosè» contro «Non sorgerà più» (Pentateuco samaritano) (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 938)
Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta dalla «Traduzione letterale» di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton intitolata «The Septuagint: Greek and English». (Alcune traduzioni greche sono state tratte anche da varie note a piè di pagina della Bibbia.) Sono stati utilizzati anche *The Expositor’s Bible Commentary*, *General Introduction to the Bible*, *Mystery and Meaning of the Dead Sea Scrolls*, pagg. 151-152, *The Anchor Bible Dictionary*, vol. 5, e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.