< Domanda biblica su Giona
D: In Giona 1, cosa sappiamo di Giona?
R: Giona è menzionato anche in 2 Re 14:25. Giona era originario di Gat-Hefer, che in realtà si trovava molto vicino a Nazareth, in Galilea. Ci furono due anni in cui gli Assiri non combatterono (circa 758-757 a.C.), e presumibilmente Giona nacque in quel periodo. 2 Re 14:25 colloca Giona in questo periodo, all’incirca al tempo del regno dei re assiri Ashur-dan III (circa 772-754 a.C.) e Ashur-nirari V (circa 754-746 a.C.).
D: Nel libro di Giona, quali insegnamenti possiamo trarne?
R: Giona ci insegna almeno tre lezioni contemporaneamente. In parole povere, sono:
1. Dio vuole obbedienza totale, non parziale. Nessuno, nemmeno un vero profeta, è esente dal dover perseverare nell’obbedienza.
2. Si può fuggire da Dio, ma non ci si può nascondere. La volontà di Dio non viene mai ostacolata.
3. Dio ama i perduti, persino le persone malvagie. Dovremmo farlo anche noi.
D: Quali sono i diversi modi in cui si può leggere la storia di Giona?
R: Il Libro di Giona è un testo affascinante che può essere letto su sette livelli diversi. Giona dimostra che non si è mai troppo maturi per smettere di custodire la propria fede. Ecco i diversi livelli di lettura del Libro di Giona.
1) Una storia della potenza di Dio che anche un bambino può comprendere
2) I cosiddetti “studiosi” liberali la consideravano semplicemente una storia assurda, una favola ormai superata.
3) Ma esistono prove storiche che dimostrano che gli assiri, un popolo crudele e bellicoso, smisero misteriosamente di fare guerra, almeno per un paio d’anni, dal 758 al 757 a.C.
4) Nel libro di Giona si trovano accenni alla redenzione di Cristo, nonché alla morte e alla risurrezione di Gesù.
5) Si può interpretare come un messaggio secondo cui si può fuggire da Dio, ma non ci si può nascondere.
6) Ma possiamo leggere il Libro di Giona come la nostra storia, di ciò che siamo stati in misura maggiore o minore, e di ciò che potremmo diventare, se non stiamo attenti.
7) Infine, ritengo che Giona sia un libro da cui possiamo imparare qualcosa sulle «vie d’uscita». Se ci troviamo su un percorso simile a quello di Giona, sia esso di disobbedienza o di obbedienza parziale, possiamo osservare e imparare da Giona come uscire da quella cattiva strada e imboccare un percorso di obbedienza incondizionata.
John Hannah ha detto: «La vita di Giona è stata una serie di sorprese e frustrazioni senza nesso tra loro. Fugge da Dio e rimane intrappolato. Accetta l’inevitabilità della morte e viene salvato. Gli viene data una seconda possibilità e ottiene un successo quasi imbarazzante. Alla fine del libro, gli resta solo da riflettere sulla propria mancanza di compassione e sulla profondità della compassione di Dio».
D: Perché Giona è nella Bibbia?
R: Il libro di Giona è affascinante e presenta almeno tre temi principali che si intrecciano tra loro.
La compassione di Dio verso tutti: Dio non amava solo gli ebrei. Amava i gentili e persino i malvagi.
L’obbedienza: Giona fu disobbediente solo in un ambito, ma Dio vuole un’obbedienza totale. Se pensi che valga la pena disobbedire a Dio, assicurati di poter sopportarne le conseguenze.
Il nostro amore: non dovremmo cercare solo la conoscenza di Dio e la sua santità, ma anche il cuore di Dio. Le nostre vite dovrebbero essere caratterizzate innanzitutto dal nostro amore per Dio e poi dal nostro amore per gli altri, anche per persone malvagie come i Niniviti.
D: Quali sono le somiglianze tra il libro di Giona e i Salmi?
R: A quanto pare Giona conosceva bene i Salmi. Ecco le somiglianze.
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Giona |
Salmi | |
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Giona 2:2a |
Salmo 3:4; 120:1 | |
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Giona 2:2b |
Salmo 18:4-5; 30:3 | |
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Giona 2:3a |
Salmo 88:6-7 | |
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Giona 2:3b |
Salmo 42:7 | |
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Giona 2:4a |
Salmo 31:22 | |
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Giona 2:4b |
Salmo 5:7 | |
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Giona 2:5a |
Salmo 69:1-2 | |
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Giona 2:6b |
Salmo 49:15; 56:13; 103:4 | |
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Giona 2:7a |
Salmo 107:5; 142:3 | |
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Giona 2:8a |
Salmo 31:6a |
«aggrapparsi a idoli vani» |
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Giona 2:9a |
Salmo 50:14; 69:30; 107:22 | |
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Giona 2:9c |
Salmo 3:8; 37:39 |
D: In Giona 1, questo libro è da considerarsi un’opera di fantasia a causa dei suoi elementi fantastici?
R: No. I critici che sostengono questa tesi di solito non elencano alcun elemento specifico di fantasia, quindi è difficile rispondere a un’obiezione così vaga. Ecco i possibili punti a cui potrebbero riferirsi, insieme alle relative risposte.
Inghiottito da un grande pesce: sebbene questo pesce possa essere stato creato miracolosamente, non c’è motivo di ritenere che debba necessariamente essere così. Ci sono stati numerosi altri casi di uomini inghiottiti da un grande pesce (chiamato «pesce ebreo»), poi rigettati fuori e sopravvissuti per raccontarlo. Si veda la discussione su Giona 1:17 per ulteriori informazioni al riguardo.
Il viaggio verso Tarsis: Tarsis (Tartessus), in Spagna, fu fondata dai Fenici intorno al IX o X secolo a.C., quindi non vi è alcun problema nel tentare di recarsi a Tarsis, poiché esisteva già da uno o due secoli prima di Giona.
Grande tempesta: la parte orientale del Mar Mediterraneo è spesso teatro di tempeste violente e improvvise. Un’altra tempesta di cui si può leggere è documentata in Atti 27:13-38.
L’esistenza di Ninive: secondo gli archeologi, Ninive esisteva già nel 5000 a.C. Ninive è menzionata nelle tavolette cuneiformi del re Gudea (circa 2200 a.C.) e di Hammurapi (circa 1700 a.C.). Pertanto, è plausibile che Ninive fosse abbastanza importante nei tempi antichi da essere menzionata in Genesi 10:11.
Le dimensioni di Ninive: Ninive era una grande città già prima dell’epoca di Giona, quindi non vi è alcun problema al riguardo. Calah era una città di dimensioni inferiori alla metà di Ninive e contava 69.574 abitanti nell’879 a.C.
Il re a Ninive: Ninive non era la capitale dell’Assiria fino al regno di Sennacherib (705-681 a.C.), che seguì di poco l’epoca di Giona. Ciononostante, Assurnasirpal II (884/883-859 a.C.) e Salmanassar III (859-824 a.C.) furono tra i re che vissero a Ninive per parte del tempo. Ninive fu una delle residenze reali a partire dal 1100 a.C.
Re di Ninive vs. Assiria: l’Impero si chiamava Assiria, non Ninive, ma non era raro chiamare il re di una nazione «re del luogo in cui risiedeva». Ad esempio, Acab è chiamato re di Samaria (non di Israele) in 1 Re 21:1, anche Achazia è chiamato re di Samaria (non di Israele) in 2 Re 1:3, e Ben-Hadad è chiamato re di Damasco (non di Aram/Siria) in 1 Re 15:18 e 2 Cronache 16:2.
La pianta di zucca a crescita rapida: è vero che probabilmente si trattava di una pianta miracolosa. La pianta che cresce più velocemente in natura è il bambù, che può crescere fino a 91 cm (36 pollici) al giorno.
Il vento d’est: non c’è nulla di fantastico in un vento d’est che scende dalle montagne.
Come riassume Walter Kaiser in *Hard Sayings of the Bible*, pp. 332-333: «Pertanto, le obiezioni al libro si riducono a questo: contiene troppi miracoli!»
D: In Giona 1:1-3 non si dice mai che Giona abbia detto «no» a Dio a parole. Come può una persona opporre resistenza con le azioni senza usare le parole?
R: Una persona non ha bisogno di dire nulla; può semplicemente compiere azioni contrarie a ciò che Dio vuole e continuare a compierle. Che la ribellione sia palese o silenziosa, rimane comunque ribellione.
D: In Giona 1:2, perché esattamente Dio disse di volere che Giona predicasse contro quella città? Quali pensi che siano le tre ragioni alla base di questa motivazione?
R: La Bibbia afferma che fosse perché la malvagità di quella città era giunta davanti a Dio. Ci sono tre modi di interpretare questa osservazione.
1) Alcuni potrebbero ascoltare la predicazione di Giona, pentirsi e continuare a seguire Dio in seguito.
2) Altri niniviti avrebbero capito chiaramente che Dio era scontento della loro malvagità e avrebbero avuto maggiori motivi per essere giudicati, poiché erano stati avvertiti.
3) Altri popoli non assiri avrebbero sentito e visto che la distruzione degli assiri, praticamente invincibili, era opera di Dio.
In generale, quando Dio avverte una persona o un popolo, ciò è positivo se si pentono. Ma è una calamità per loro se ascoltano l’avvertimento e vi disobbediscono. Si veda Geremia 42, in particolare 42:19-22, per approfondire questo concetto.
D: In Giona 1:3, verso quale Tarsis stava fuggendo Giona?
R: Esistono tre città chiamate Tarsis, il che offre tre possibilità.
Improbabile: Tarsis (Tarsus) in Asia Minore: si trattava di una città portuale di medie dimensioni a circa dieci miglia (16 chilometri) dal Mar Mediterraneo. Secoli dopo, l’apostolo Paolo proveniva da lì. Non avrebbe senso che Giona si recasse a sud per prendere una nave diretta verso questa città nell’entroterra, quando avrebbe potuto semplicemente raggiungerla a piedi.
La più probabile: Tarsis (Tartessus) in Spagna: questa è la località più plausibile. Tarsis, menzionata da Erodoto 4:152, si trovava probabilmente a ovest di Gibilterra, nell’odierna Spagna o Portogallo. All’epoca era la città civilizzata più occidentale, a parte la civiltà olmeca in Messico. Tarsis fu fondata dai Fenici nel IX o X secolo a.C. Era questa la Tarsis verso cui Giona stava fuggendo. L’oro, l’argento e il rame estratti in quella zona ne fanno oggi uno dei distretti minerari più ricchi del Mediterraneo. Questa sarebbe la distanza massima da Ninive che Giona potesse ragionevolmente percorrere.
Improbabile: Tarsis in Sardegna: Il termine fenicio «Tarsis» deriva dalla parola accadica che significa «fondere» o «essere fuso». Nel IX secolo a.C. i Fenici conquistarono una città dedita alla fusione in Sardegna, che chiamarono anch’essi Tarsis. Lo sappiamo grazie all’iscrizione sulla pietra di Nora. Tuttavia, a parte il nome, non vi è alcun altro motivo per collegare questa città a Giona. Non era famosa quanto la Tarsis in Spagna, sebbene fosse probabilmente proprio quella Tarsis a fornire argento al re Salomone in epoche precedenti.
D: In Giona 1:3, Giona trovò una «porta aperta» sotto forma di una nave su cui poteva imbarcarsi. Ma chi gli ha offerto quella porta aperta? Quando ci imbattiamo in una porta aperta, come facciamo a sapere se è stato Dio o Satana a fornircela?
R: Così come Satana offrì a Gesù una «porta aperta» per diventare più facilmente sovrano del mondo, Satana può facilitare anche a noi delle porte aperte per cercare di sfuggire all’obbedienza a Dio. Quando vedi una porta aperta, non attraversarla necessariamente. Prima consulta le Scritture e poi chiedi a Dio se è questo che Egli vuole che tu faccia.
D: In Giona 1:3, perché Giona cercò di fuggire da Dio?
R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo fare delle ipotesi. Giona credeva in Dio, voleva adorarlo e servirlo, e senza dubbio voleva obbedirgli in generale. Tuttavia, Giona non voleva obbedire a Dio in questo ambito specifico; Giona ci offre un accenno del motivo in Giona 4:2.
Giona non dubitava della potenza, della sapienza o dell’amore di Dio. Piuttosto, Giona non amava i crudeli Assiri, mentre Dio li amava. A Giona non piaceva quella caratteristica di Dio, ovvero il fatto che Dio amasse comunque i crudeli e i malvagi. Curiosamente, non si può giustificare Giona dicendo che non fosse a conoscenza di tutti i fatti o che non sapesse abbastanza su Dio.
Piuttosto, Giona scelse di odiare la crudeltà degli Assiri e, consapevolmente, voltò le spalle al fatto che Dio li amasse. Oggi, se c’è qualcosa di Dio che non ti piace, va bene essere onesto riguardo ai tuoi limiti. Tuttavia, ricorda che sei tu che devi cambiare, e tutti coloro che vivranno in Paradiso saranno trasformati; non ha senso fuggire dalla tua santificazione definitiva.
D: In Giona 1:3,10, perché Giona si recò a Joppa (l’odierna Jaffa, parte di Tel Aviv)? Perché non gli importava di mantenere segreto il motivo?
R: Sebbene ci fossero molti porti fenici nell’odierno Libano e lungo la costa della Siria, sulla costa di Israele non c’era quasi nessun altro luogo, oltre a Giaffa, adatto a fungere da porto, finché i Romani non costruirono un porto artificiale a Cesarea secoli più tardi. Giona non avrebbe avuto bisogno di recarsi a Giaffa per un viaggio via terra, ma era il porto più vicino per un viaggio via mare.
D: In Giona 1:3-10, Giona probabilmente pensò che se si fosse allontanato abbastanza nella direzione opposta, sarebbe stato più efficiente per Dio usare qualcun altro al posto suo. Pensiamo mai in questo modo?
R: È fin troppo facile pensare che Dio abbia gli stessi limiti e gli stessi modi di operare che abbiamo noi. Ma Isaia 55:8-11 dice che i pensieri e le vie di Dio non sono come i nostri. La Sua parola realizzerà ciò che Egli ha previsto per essa.
D: In Giona 1:3-10, pochissime persone ai tempi dell’Antico Testamento possedevano lo Spirito di Dio al punto da poter profetizzare, ma dato che Giona lo possedeva, come ha potuto anche lui essere disobbediente e voltare le spalle a Dio?
R: Basta chiedere a Balaam. Se Dio ti dona un dono speciale, qualunque esso sia, il tuo dovere di obbedire ai comandi di Dio non è affatto minore. La tua necessità di vigilanza, di esaminare te stesso per assicurarti di camminare ancora nel Signore, non è stata rimossa per te più di quanto non lo fosse per Paolo e i suoi primi lettori in 2 Corinzi 13:5-6.
D: In Giona 1:3-10, oggi capita forse di considerare la volontà di Dio per noi come un «smorgasbord» con tanti piatti, da cui scegliamo solo quelli che ci piacciono?
R: Un buffet è un banchetto con più scelta di cibo di quanta una persona possa mai mangiare. Quindi una persona prende un po’ di ciò che preferisce e nulla di ciò che non le piace. Vuoi più dessert, più carne o più della tua frutta preferita? La scelta spetta interamente a te. Ma servire Dio in modo efficace è più simile a stare nell’esercito, dove si mangia tutto ciò che viene dato.
A volte le persone vogliono servire Dio «a modo loro». Perché non servire invece Dio a modo Suo? Ora, il modo di servire Dio non è identico per tutti, perché abbiamo doni spirituali diversi. Ma ciò che accomuna tutti coloro che servono a modo di Dio è l’obbedienza a ciò che Egli desidera, non a ciò che desideriamo noi. A volte desideriamo svolgere ministeri devoti, ma le nostre priorità nella vita non sono quelle di Dio. Prega affinché Dio ti mostri le Sue priorità per la tua vita e impegnati a seguire le priorità di Dio piuttosto che le tue.
D: In Giona 1:4-7, dato che Dio non vuole che seguiamo la superstizione o la fortuna, perché il sorteggio ha funzionato per i marinai? In generale, è una buona cosa ricorrere al sorteggio?
R: Il sorteggio non è necessariamente un buon metodo per ottenere informazioni. In generale, quando nella Bibbia i non credenti compiono un’azione, anche se Dio benedice i loro sforzi [forse] mal indirizzati, ciò non costituisce un’approvazione affinché i credenti facciano lo stesso.
Anche nella Bibbia, a volte i credenti ricorrono al sorteggio. Ad esempio, gli apostoli tirarono a sorte, e questo è stato riportato, senza né approvazione né critica, in Atti 1:24-26.
D: In Giona 1:5, qual era lo scopo principale del viaggio? Perché avrebbero gettato il carico in mare?
R: Le grandi navi potevano trasportare pochi passeggeri, ma lo scopo principale del vivace traffico marittimo nel Mediterraneo era il carico. Quando gettavano in mare le merci destinate alla vendita una volta giunti a destinazione, stavano di fatto rinunciando allo scopo principale stesso del viaggio. Dal punto di vista finanziario, ciò sarebbe stato disastroso per l’armatore. Gettare in mare il carico avrebbe alleggerito la nave, facendola galleggiare più in superficie, il che avrebbe garantito un margine di sicurezza maggiore nel caso in cui l’imbarcazione avesse iniziato a riempirsi d’acqua. Avrebbe inoltre ridotto leggermente il rischio di urtare contro scogli sommersi.
D: In Giona 1:6, in che senso questo profeta dormiva?
R: A quanto pare, Giona non era troppo preoccupato di trovarsi fuori dalla volontà di Dio. Giona dormiva profondamente in almeno tre sensi.
Fisicamente: o Giona era fisicamente esausto al punto da dormire durante quella forte tempesta, oppure Dio gli concesse un sonno profondo per riposarsi, poiché quello sarebbe stato il sonno più confortevole che avrebbe avuto per un po’ di tempo.
Spiritualmente: Giona era un credente la cui volontà era in aperta ribellione contro Dio. Anche Efesini 5:14 parla dell’importanza che i credenti non siano spiritualmente addormentati.
A livello intellettuale: se Dio ti comanda direttamente di fare qualcosa, qualsiasi figlio che segue Dio sa che Dio è in grado di fermarti se disobbedisci. Forse Giona pensava che Dio lo avrebbe semplicemente ignorato se si fosse «allontanato» da Ninive.
D: In Giona 1:6, il capitano era ostile al vero Dio? Dato che il capitano apparentemente non credeva nell’unico vero Dio, perché avrebbe voluto che Giona pregasse il suo Dio? Alcune persone oggi hanno questo atteggiamento?
R: Le credenze di molte persone sono «eclettiche». Il capitano pensava che non avrebbe fatto male e che avrebbe potuto aiutare. Alcune persone non rifiutano apertamente Dio, ma vogliono semplicemente aggiungere l’unico vero Dio accanto alle loro altre divinità. Molti dei primi cristiani furono uccisi, non per aver adorato Dio, ma piuttosto per essersi rifiutati di adorare chiunque altro all’infuori di Dio.
D: In Giona 1:7, in che modo questa storia è simile a quella dei Magi in Matteo 2:1-3?
R: Dio può usare qualsiasi mezzo affinché i non credenti ottengano informazioni. Ad esempio, il fatto che i Magi abbiano seguito la stella non significa che i cristiani debbano guardare alle stelle per trovare il Messia.
Dio non ha mai detto di essere limitato all’uso esclusivo di mezzi buoni per attirare le persone a Sé. A volte Dio ricorre a mezzi davvero malvagi, come l’esercito babilonese (Abacuc 1:6,13). Dio può avvalersi di malattie, persone malvagie e persino di peccati involontari (come nel caso dei Magi) per attirare le persone a Sé.
La cosa più strana di tutte è che Dio ha usato il peccato deliberato e volontario dei credenti per salvare proprio quegli stessi credenti. Potete leggere tutto al riguardo nella storia di Giuseppe e dei suoi fratelli, in Genesi 37 e 50, e in particolare in Genesi 50:20. In effetti, Dio può far concorrere tutte le cose al bene (Romani 8:28) e ai Suoi propositi (Efesini 1:11).
In conclusione, proprio come il fatto che Dio abbia usato il rapimento di Giuseppe per i Suoi scopi non giustifica il rapimento, così il fatto che Dio usi l’astrologia per i Suoi scopi non giustifica l’astrologia.
D: In Giona 1:8, cosa significa «che cosa fai / qual è la tua occupazione»?
R: Potrebbe significare «che cosa fai (come professione)», oppure potrebbe significare «che cosa stai facendo (su questa nave)».
D: In Giona 1:8-10, perché avrebbero dovuto avere paura quando Giona disse che adorava Colui che aveva creato il mare e la terra? Tanto loro non adoravano l’Unico Vero Dio.
R: Non credevano nell’Unico Vero Dio, ma a quanto pare non Lo escludevano del tutto. I pagani tendevano ad accettare nuove divinità, e se si sosteneva che Egli avesse creato il mare, allora quel Dio sarebbe stato una presenza da tenere in considerazione in quelle circostanze. Alcune persone sono così anche oggi. Non accettano l’Unico Vero Dio, ma non Lo escludono del tutto. Preferiscono stare con un piede in due scarpe.
D: In Giona 1:11-15, gli uomini fecero bene a gettare Giona in mare, verso quella che sembrava una morte certa?
R: Normalmente no. Ma erano disperati e, quando Giona glielo disse, fecero ciò che sentivano di dover fare. Potrebbe sembrare crudele che Dio li abbia costretti a gettare Giona in mare verso quella che sembrava una morte certa, ma Dio usò questo evento per portare la vita a molti gentili.
D: In Giona 1:16, i marinai divennero credenti nel vero Dio?
R: La Scrittura non lo dice esplicitamente. O:
a) si convertirono e adorarono solo il vero Dio,
b) ora semplicemente nutrivano grande rispetto per il vero Dio e gli offrivano sacrifici, pur continuando a sacrificarne ai propri idoli.
D: In Giona 1:16, come è possibile che i marinai siano stati portati a riverire il vero Dio proprio attraverso la disobbedienza di Giona?
R: Dio a volte opera meraviglie in modi strani, non è vero? Dio non solo può usare le cose buone per ottenere risultati positivi, ma Romani 8:28 afferma che Dio fa concorrere tutte le cose al bene di coloro che Lo amano. Efesini 1:11 arriva addirittura ad affermare che Dio fa concorrere tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà. Anche le cose che Dio non desiderava, Egli è comunque abbastanza potente da farle concorrere come parte del Suo piano.
D: In Giona 1:16-17, cosa accade quando un uomo pio, o una nazione pia, non vuole più fare ciò che Dio desidera?
R: Può variare. Dio può scegliere di intervenire, per mostrare alla persona quanto sia importante la sua opera nel Signore. Oppure Dio può compiere un’azione spiacevole e rimproverare una persona affinché torni a Lui. Oppure Dio può averne abbastanza di loro e non usarli più, come uno strumento inutile. Oppure Dio può fare tutte le cose sopra menzionate, in sequenza, a seconda della nostra risposta.
D: In Giona 1:17-2:1, perché pensi che Dio non faccia sempre ciò che è più efficiente?
R: Dio non ha bisogno di affrettarsi; ha tutto il tempo del mondo. Dio non ha bisogno di accumulare potere; è già onnipotente. Dio non ha bisogno di raccogliere ulteriori informazioni; sa già tutto. Dio è interessato al processo, e non solo al risultato finale.
D: In Giona 1,17-2,1, il grande pesce era la risposta alla preghiera di Giona?
R: No, perché Giona si trovava già all’interno del pesce quando iniziò a pregare, secondo Giona 2:1.
D: In Giona 1:17 e Matteo 12:40, come potrebbe trattarsi di una balena, dato che solo i capodogli hanno una gola abbastanza grande da inghiottire un uomo intero, e i capodogli non vivono nel Mar Mediterraneo?
R: Ci sono quattro possibilità.
1. Gli «zuffetti» sono varie specie di cernie di grandi dimensioni. Secondo l’Enciclopedia Britannica, vol. 12, 1972, pag. 1040, molte di esse raggiungono un peso compreso tra 500 e 700 libbre e una lunghezza da 7 a 12 piedi.
2. Gli squali balena (Rhincodon typus) hanno inghiottito uomini che sono stati poi ritrovati vivi nei loro stomaci.
3. I capodogli possono inghiottire oggetti di grandi dimensioni interi. Uno di essi ha persino inghiottito uno squalo lungo 15 piedi. Questo episodio è stato documentato da Frank T. Bullen nell’opera *The Cruise of the Cachalot Round the World after Sperm Whales* (1898).
Nel 1771 Marshall Jenkins fu inghiottito da un capodoglio. Anche James Bartley fu inghiottito da un capodoglio nel 1891. Il numero di ottobre 1928 della *Princeton Theological Review* mostra che alcuni dettagli della storia di Bartley sono imprecisi, ma che l’evidenza di tali imprecisioni non la confuta. Si veda *Bible Difficulties and Seeming Contradictions*, p. 95, per ulteriori informazioni su questi due episodi.
Sebbene i capodogli non si trovino normalmente nel Mediterraneo, sono in grado di percorrere grandi distanze a nuoto, e Dio avrebbe potuto farne nuotare uno fino al Mediterraneo. Il fatto che Asimov escluda la presenza di un capodoglio nel Mediterraneo presuppone che non esista un Dio che fa sì che gli eventi si verifichino.
4. Si trattava di un pesce unico, preparato appositamente da Dio per questo scopo. Tuttavia, forse ciò non era necessario, poiché esistono altri tre tipi di pesci che non solo sono teoricamente in grado di inghiottire un uomo vivo, ma lo hanno effettivamente fatto.
Esistono altri resoconti di uomini inghiottiti vivi da qualche grande pesce e sopravvissuti per raccontarlo. Uno riguardava un marinaio al largo della costa del New England nel XIX secolo. Un caso più recente è riportato dal *The Dallas Morning News* negli anni ’70 nel Golfo del Messico.
D: In Giona 2, in che modo l’esperienza di Giona potrebbe essere simile a quella di Paolo che consegnò un fratello immorale a Satana in 1 Corinzi 5:4-5?
R: Paolo consegnò un fratello immorale a Satana come strumento di disciplina. In questo contesto, Satana può essere considerato come il servitore riluttante dell’Altissimo Dio. Ciò sarebbe stato spiacevole per il fratello immorale, ma avrebbe potuto scuoterlo al punto da spingerlo a pentirsi.
Essere sottoposti alla disciplina di Dio può essere come andare a pescare, solo che in questo caso sei tu l’esca. La Scrittura non dice se Giona abbia mai voluto tornare a pescare dopo quell’episodio.
D: In Giona 2, come spiegheresti a un non credente (o credente) malvagio o immorale l’importanza di obbedire a Dio?
R: Il grande insegnante biblico Chuck Swindoll ha osservato che, tra le persone che vivevano nell’immoralità e che lui ha consigliato, molte erano concentrate esclusivamente sul piacere del presente. Potresti far loro notare le conseguenze immediate che ciò comporta per chi li circonda, sia per coloro che ne sono a conoscenza sia per coloro che probabilmente lo scopriranno in seguito. Chiedi loro di pensare al futuro e a come ne risponderanno davanti a Dio. Chiedi loro di pensare alle loro ricompense in cielo, o alla perdita di tali ricompense. Vale forse meno una ricompensa eterna in cielo rispetto ai piaceri del peccato per un breve periodo, seguiti dal senso di colpa? Ma se non si curano affatto di queste cose, forse non devono preoccuparsi delle ricompense in cielo. Dovrebbero invece preoccuparsi di sfuggire alle fiamme eterne del Lago di Fuoco nella seconda morte. Se non hanno alcuna preoccupazione per queste cose eterne, allora forse non hanno mai avuto la salvezza eterna in primo luogo.
D: In Giona 2, qual è un vantaggio fondamentale quando ci si trova abbattuti e distesi a pancia in giù? C’è stato un momento nella tua vita in cui ti sei trovato disteso a pancia in giù e Dio ne ha approfittato?
R: Un vantaggio fondamentale è che non hai altro posto dove guardare se non verso l’alto. A volte Dio deve mettere le persone con le spalle a terra prima che alzino lo sguardo verso di Lui.
D: In Giona 2:2, Giona si trovava davvero all’inferno?
R: Il termine ebraico qui è «sheol», che in senso più generale significa «tomba», non «inferno».
D: In Giona 2:2, Giona è davvero morto?
R: No, non è morto. Alcuni cristiani, come J. Vernon McGee, sostengono che ciò indichi che Giona sia davvero morto all’interno di quel pesce e che Dio lo abbia risuscitato dai morti. Anche R.A. Torrey, in *Difficulties in the Bible* (pagg. 115-116), ritiene probabile che a Giona sia stato permesso di morire.
Ma Giona non morì, perché se fosse morto, dove sarebbe andato? Se Giona fosse andato in paradiso, dove andavano i giusti, lì sarebbe stato felice e non avrebbe voluto andarsene. Se per qualche motivo fosse finito in prigione, dove andavano gli ingiusti, allora l’acqua fredda e umida sarebbe stata l’ultima delle sue preoccupazioni. L’espressione «scendere nel Sceol» è una metafora poetica per indicare letteralmente l’essere sepolti in mare. Giona riconobbe che quel pesce sarebbe diventato la sua vera e propria bara, a meno che Dio non lo avesse salvato. La NIV Study Bible, a pag. 1367, sostiene questa interpretazione.
In ogni caso, tutti i cristiani concordano sul fatto che, se Dio avesse voluto, avrebbe potuto preservare Giona in vita all’interno di quel pesce, oppure avrebbe potuto lasciarlo morire per poi riportarlo in vita all’interno di quel pesce.
D: In Giona 2:2-9, come ha potuto Giona pregare in modo così eloquente dopo questa esperienza traumatica?
R: Mentre la sua pelle veniva sbiancata e digerita, Giona ebbe molto tempo, senza distrazioni esterne, per riflettere sulle proprie vie e dialogare con Dio. È più facile comporre una preghiera quando la vita intorno a te si sta decomponendo. Giona avrebbe potuto «rifinire la sua preghiera». Tuttavia, la preghiera di Giona potrebbe essere sia una risposta ben rifinita sia una supplica «dalla pancia» — la pancia del pesce, per intenderci.
D: In Giona 2:4, 6, 7-8, quale qualità duratura possedeva Giona? Come possiamo coltivare quella qualità?
R: Nonostante il suo atteggiamento negativo, la mancanza di amore e la disobbedienza, Giona nutriva comunque una grande fede nel fatto che Dio lo avrebbe salvato e che avrebbe rivisto il tempio di Dio, almeno in Paradiso. Anche se la sua vita stava volgendo al termine, Giona nutriva la speranza di rivedere il tempio di Dio e di offrire nuovamente un sacrificio a Dio.
D: In Giona 2:6, in che modo la terra intrappolò Giona?
R: Immaginate la situazione di Giona, consapevole di trovarsi nelle profondità della terra e del mare. Provava quella che potreste definire una profonda sensazione di claustrofobia. Il linguaggio poetico di Giona in 2,5-6 menziona che si trovava più in basso delle radici delle montagne più alte nel mare.
Oggi, se una persona si sente davvero al fondo, ricordate che c’è un vantaggio nello stare distesi supini: è più facile guardare in alto. Un profeta che sapeva bene come stavano le cose stava palesemente disobbedendo a Dio e fuggendo. Giona fu severamente punito, ma col passare del tempo fu riabilitato e nuovamente utilizzato da Dio.
D: In Giona 2:8, in che modo chi si aggrappa agli idoli rinuncia alla Sua amorevole devozione / perde ciò che potrebbe essere suo? E che dire della predestinazione?
R: «Predestinato» è un termine biblico (Romani 8:29; Efesini 1:11), ma NON significa che Dio sia responsabile del fatto che qualcuno non vada in Paradiso. Le persone all’Inferno non possono dire in tutta sincerità: «Dio mi ha costretto», «è colpa di Dio» o «Dio non mi ha dato alcuna opportunità». Possono solo ammettere che è stata colpa loro e, anche se non possedevano tutta la conoscenza che avrebbero potuto avere, hanno rifiutato la verità che era stata loro data.
D: In Giona 2:8, in che modi gli idoli sono privi di valore?
R: Sono inutili fisicamente, spiritualmente e in termini di influenza negativa.
Fisicamente gli idoli sono inutili; anche se un pezzo di legno venisse semplicemente bruciato, servirebbe a uno scopo migliore rispetto a un idolo.
Spiritualmente allontanano dal vero Dio.
Gli idoli sono inutili anche in senso contagioso. Le persone che li adorano e credono in essi diventano a loro volta spiritualmente inutili.
D: In Giona 2:9-10, pensi che Dio stesse pazientemente aspettando qualcosa in quel momento? Pensi che Dio stia aspettando qualcosa nella tua vita?
R: Dio non ha dato alcuna indicazione che avrebbe fatto qualcosa «se» Giona avesse fatto qualcosa. Quando Giona mostrò dispiacere per trovarsi nel ventre del grande pesce, Dio lo ascoltò. Quando Giona «rinnovò il suo voto» e disse a Dio che avrebbe onorato ciò che doveva fare, la cosa successiva che la Scrittura ci dice è che Giona era fuori dal pesce, sulla terraferma.
D: In Giona 3:1-2, Giona disobbedì e deluse Dio, apparentemente in un modo che Dio considerò grave. Come potrebbe qualcuno che ha disobbedito a Dio in quel modo servirLo di nuovo, soprattutto dicendo agli altri che devono pentirsi e rivolgersi a Dio?
R: La forza del messaggio non risiedeva nell’obbedienza di Giona, né in alcuna sua caratteristica personale. La forza del messaggio risiedeva in Dio. Giona non poteva più fare nulla riguardo alla sua passata disobbedienza, di cui si era pentito. Ora era il momento di rialzarsi e andare avanti, solo che questa volta nella direzione indicata da Dio, non nella propria.
Giona sapeva cosa significasse pentirsi e poteva spiegare anche agli altri come farlo, sebbene forse con meno difficoltà di quante ne avesse avute lui stesso.
D: In Giona 3:1, Giona avrebbe dovuto aspettare che Dio gli affidasse nuovamente un incarico?
R: In generale, sì, perché dovremmo essere in costante comunicazione con Dio e chiedergli sempre di mostrarci se non stiamo seguendo la via migliore. Potremmo non essere sulla strada sbagliata, ma potremmo anche non essere sulla strada che Dio vuole che percorriamo.
Tuttavia, nel caso di Giona questo è un punto controverso, poiché Dio apparentemente gli parlò immediatamente. È possibile che, dopo essersi allontanato da Dio, un servitore di Dio come Giona avesse bisogno di una conferma da parte di Dio prima di continuare nel ministero che Dio gli aveva affidato prima del suo allontanamento. Dio gliela fornì.
D: In Giona 3:2, Giona sembrava particolarmente preoccupato di non avere ancora il messaggio che avrebbe dovuto proclamare? Dovremmo preoccuparci se Dio ci chiama a un ministero e le cose non ci sono ancora state pianificate nei minimi dettagli?
R: Assolutamente no. A quanto pare, Dio voleva che Giona parlasse ai Niniviti più di quanto Giona stesso volesse farlo. Il Dio che aveva portato Giona fin lì, che teneva così tanto ai Niniviti da mandare un grosso pesce piuttosto che lasciare che Giona si disertasse, non avrebbe certo mancato di dare a Giona le parole da dire, quando fosse giunto il momento in cui fossero state necessarie.
D: In Giona 3:3 e Giona 4:11, in che senso Ninive era una città così grande, con 120.000 abitanti?
R: Secondo il Wycliffe Bible Dictionary, pag. 1208, la città di Calah era grande meno della metà di Ninive e, nell’879 a.C., contava 69.574 abitanti. (Questo dato si basa su un’iscrizione di Assurnasirpal II (883-859 a.C.), in cui invitava 69.574 abitanti di Nimrud a un banchetto.)
Ma i tre giorni non si riferiscono a una marcia in linea retta attraverso territorio aperto, bensì al tempo necessario per attraversare la città e i suoi dintorni. Una città con un diametro di 16 miglia (26 chilometri) avrebbe una circonferenza di circa 50 miglia (80 chilometri) e potrebbe ospitare circa 600.000 persone.
D: In Giona 3:3-4, pensi che Giona si sentisse al sicuro andando in una città così intrisa di sangue?
R: Probabilmente Giona si sentiva più al sicuro tra i malvagi niniviti, che si dilettavano nella tortura pur essendo nella volontà di Dio, piuttosto che da solo con Dio quando questi era adirato contro di lui. Quindi, recandosi a Ninive, Giona probabilmente si sentiva più al sicuro, e forse anche più all’asciutto. Allo stesso modo, noi, e le nostre ricompense celesti, siamo più al sicuro recandoci in un luogo pericoloso, seguendo la volontà di Dio, piuttosto che giocando sul sicuro cercando di fuggire da Dio. Speriamo di poter assimilare questa lezione più rapidamente di quanto abbia fatto Giona.
D: In Giona 3:5, cosa c’è di interessante riguardo al nome di Dio in questo passo?
R: Fino a Giona 3:4, l’unico nome usato per Dio era il SIGNORE (Yahweh), tranne che per i marinai che usavano «elohim» quando parlavano di divinità in generale. A partire da Giona 3:5 si usa «Elohim» per riferirsi al Vero Dio.
D: In Giona 3:5, 6, 8, cos’è il sacco?
R: Il sacco era un tessuto ruvido e scomodo da indossare. Le persone lo indossavano come segno di profondo lutto e pentimento.
D: In Giona 3:6, perché il re viene chiamato “re di Ninive”?
R: Era il re dell’Assiria, non solo di Ninive. Possiamo ipotizzare due ragioni.
Dal punto di vista di Giona: Giona giunse a Ninive, sede del re assiro. Indipendentemente dai territori conquistati dall’Assiria, che contestavano il suo dominio, egli era re di Ninive.
I lettori di Giona: poiché era re d’Assiria, era re delle città dell’Assiria. Era più semplice, e comunque corretto, chiamarlo semplicemente re del luogo in cui Giona si era recato.
Non era insolito indicare un re con il nome della sua capitale. In 1 Re 21:1, Acab, re d’Israele, è chiamato re di Samaria. Allo stesso modo, anche Achazia, re d’Israele, è chiamato re di Samaria in 2 Re 1:3, mentre Ben-Hadad, re di Aram, è indicato solo come re di Damasco in 2 Cronache 24:23.
D: In Giona 3:6, quale ritieni sia il primissimo passo del pentimento?
R: Come segno della sua umiltà davanti a Dio, il re si alzò dal suo trono. Il primo passo nel pentimento è alzarsi dal nostro trono, riconoscere che non siamo, e non vogliamo essere, i padroni delle nostre vite, e che invece faremo ciò che Dio vuole, smettendo di fare ciò che Dio non vuole.
D: In Giona 3:7, perché il decreto sarebbe stato emanato dal re e dai suoi nobili, e perché i nobili avrebbero voluto il digiuno?
R: L’Assiria era uno Stato militare, e i suoi nobili erano comandanti militari. Se il re avesse perso il sostegno dei suoi comandanti militari, non sarebbe rimasto in vita a lungo. I nobili avrebbero voluto evitare la pestilenza, perché se si fosse sparsa la voce che i ranghi dell’esercito erano stati decimati da molti soldati morti e malati, ciò avrebbe potuto fornire il pretesto alle numerose popolazioni che desideravano vendicarsi dell’Assiria per marciare contro di essa. Il popolo di Urartu, insieme ai Mannai e ai Madai, si era unito per spingere il proprio confine a meno di cento miglia da Ninive, tra il 782 e il 745 a.C.
D: In Giona 3:7, come si fa a indurre gli altri a pentirsi?
R: Per il re assiro era facile: poteva emanare un proclama, seguito da punizioni per chiunque disobbedisse. Questo oggi non funziona per noi. Ma oltre a ciò, il re si alzò dal trono e diede l’esempio digiunando e indossando egli stesso il sacco. Oggi possiamo dire alle persone che devono pentirsi, dare l’esempio e incoraggiare gli altri a pentirsi.
D: In Giona 3:7, come potremmo indossare metaforicamente il sacco oggi?
R: Potremmo vestirci a lutto, con una fascia nera al braccio, oppure rinunciare a qualcosa che di solito è lecito fare, come segno del nostro lutto per una persona o un popolo. Sia Dio che le altre persone ascoltano il nostro messaggio, e noi comunichiamo non solo con le parole.
D: In Giona 3:7, perché gli Assiri avrebbero costretto anche gli animali a mostrare pentimento?
R: Sebbene gli animali ovviamente non potessero capire cosa stesse accadendo, questo era un tentativo disperato ideato dagli Assiri per manifestare il loro lutto e placare Dio. Storicamente avevano già subito due piaghe, e gli Assiri, di indole superstiziosa, avevano assistito a un’eclissi solare. Questa non è l’unica occasione in cui le popolazioni di quella regione hanno manifestato il proprio lutto insieme agli animali. Lo storico Erodoto, nelle «Storie», libro 9, cap. 24, pagg. 292-293, racconta di un episodio successivo in cui i Persiani si rasarono la testa e tagliarono le criniere dei loro cavalli e muli dopo che Masistius, un comandante di cavalleria, era morto in battaglia contro i Greci.
D: In Giona 3:8, Dio ascoltò la preghiera/invocazione di questi non credenti? Stavano pregando per la salvezza?
R: Sebbene non sappiamo esattamente per cosa pregassero, sappiamo che pregavano affinché Dio allontanasse da loro il disastro imminente.
D: In Giona 3:9, quanto erano certi che il loro pentimento avrebbe avuto un effetto sul loro destino futuro?
R: I Niniviti non avevano alcuna certezza, solo speranza. Sapevano che Dio era adirato contro di loro a causa della loro violenta malvagità, e sapevano che Dio voleva che smettessero e si pentissero. Oggi abbiamo molta più certezza. Dio ci salverà quando ci pentiremo e andremo a Lui. Tuttavia, a volte potremmo comunque subire le conseguenze dei nostri peccati in questa vita.
D: In Giona 3:9, è bene parlare ai non credenti della feroce ira di Dio?
R: Sì, in questo caso li ha aiutati a pentirsi.
D: In Giona 3:10, perché Dio fece profetizzare a Giona che i Niniviti sarebbero stati distrutti, e poi furono risparmiati?
R: Il carattere di Dio non cambia, e la Sua volontà ultima non cambia. Tuttavia, la volontà rivelata di Dio nei confronti di una persona o di un popolo cambia quando il popolo cambia e si pente, come mostra Geremia 18:1-11.
Ci sono numerosi altri esempi di questo nella Bibbia, tra cui Genesi 20:3-7, 2 Re 20:1-6 e persino una predizione che la volontà rivelata di Dio nei loro confronti cambierà in Deuteronomio 28:68.
Una nota storica: a quanto pare, questa domanda trovò una prima risposta intorno al 207 d.C. da parte di Tertulliano nell’opera *Contro Marcion*, libro 2, cap. 23, p. 315.
Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Genesi 20:3-6; Esodo 33:5-6; Deuteronomio 20:17; Geremia 15:6 e Giona 4:1-2.
D: In Giona 3:10, perché i Niniviti si pentirono?
R: Nei resoconti più recenti di persone inghiottite da una cernia e poi sopravvissute, la loro pelle appare molto sbiadita. Indubbiamente Giona doveva avere un aspetto strano quando giunse a Ninive. Dio potrebbe anche aver utilizzato alcuni altri fattori prima dell’arrivo di Giona, intorno al 758-757 a.C.
La pestilenza a Ninive nel 765 a.C. L’esercito più potente del mondo si rivelò impotente di fronte a una pestilenza.
Eclissi del 15 giugno 763 a.C. Gli antichi temevano le eclissi, e sia gli Assiri che altri popoli assistettero a un’eclissi solare nel 763 a.C. Anche la scettica *Guida alla Bibbia* di Asimov (p. 636) riconosce il fatto che in quel periodo si verificò un’eclissi.
Un’altra pestilenza in Assiria nel 759 a.C. Ciò avvenne appena uno o due anni prima di Giona.
D: In Giona 3:10, in che modo Dio si pentì del male che aveva detto di voler compiere?
R: Due punti da considerare nella risposta.
1. La parola «male» in ebraico ha due significati: il male morale e il danno fisico e il dolore.
2. Sebbene Dio non cambi idea (Numeri 23:19 e 1 Samuele 15:29), la volontà rivelata di Dio nei confronti di un popolo cambia quando cambia il loro atteggiamento. Si veda la discussione su Giona 3:10 per ulteriori esempi al riguardo.
I musulmani non dovrebbero stupirsi che il termine «male» possa significare danno, e non solo male morale. Il termine è usato in questo modo nei loro stessi scritti, nel Bukhari Hadith, volume 3, libro 29, cap. 7, n. 56, p. 35.
D: In Giona 3:10b, perché Dio avrebbe avuto compassione di un popolo così malvagio, e perché Giona no?
R: Sebbene Dio li abbia creati e li abbia sostenuti, come fa con tutte le persone, queste non sono le ragioni fondamentali. La ragione fondamentale è che Dio li amava, si prendeva cura di loro e ha compassione di tutto ciò che ha creato, secondo il Salmo 145:9, 13b, 17.
D: In Giona 3:10b, quando il nostro cuore non è in sintonia con quello di Dio, come può essere trasformato?
R: Lo Spirito Santo può operare per cambiare i nostri cuori; tuttavia, come credenti, abbiamo anche la responsabilità di essere docili e ricettivi nei confronti di Dio.
D: In Giona 4:1-2, perché esattamente Giona era così adirato che i Niniviti fossero stati risparmiati? Era principalmente perché le sue parole non si erano avverate, o perché voleva vedere i Niniviti distrutti?
R: Potrebbero essere state entrambe le cose. L’idea che le sue parole profetiche si avverassero era per lui più importante delle vite dei Niniviti. D’altra parte, sapendo quanto fossero crudeli e bellicosi i Niniviti, e forse sapendo che era solo questione di tempo prima che attaccassero Israele, non voleva che fossero risparmiati proprio per questo motivo.
D: In Giona 4:1-2, a prescindere dal motivo per cui Giona fosse adirato, Giona attribuiva più valore all’avverarsi delle sue parole che alla vita dei Niniviti? Ci sono esempi nella Bibbia o ai giorni nostri in cui teniamo più alle nostre parole che alle persone?
R: Iefte sbagliò a tenere più al rispetto del suo voto avventato che alla vita di sua figlia. Erode tenne più all’adempimento della promessa fatta a Salomè che alla vita di Giovanni Battista.
D: In Giona 4:1-2, i veri profeti fanno talvolta false profezie?
R: No. In Giona 3,4-10 Giona profetizzò che Ninive sarebbe stata distrutta entro quaranta giorni a causa della sua malvagità. Quando si pentirono in massa, Dio non fece abbattersi su di loro il disastro che aveva minacciato. Quando la volontà di un popolo cambia, cambia anche la volontà rivelata di Dio nei confronti di quel popolo.
Questa distruzione profetizzata era dovuta al fatto che non si erano pentiti della loro malvagità. È implicitamente condizionata al loro mancato pentimento. Quando decisero di pentirsi, Dio non vide la necessità di distruggere l’Assiria in quel momento. Allo stesso modo, quando Dio profetizza la distruzione, possiamo imparare che il giudizio può essere ritardato o revocato se il popolo si pente. Questo principio, che consiste nel consentire il pentimento di fronte al giudizio, è esplicitato in Geremia 18:7-8.
D: In Giona 4:1-2, perché Giona sbagliava a odiare gli Assiri, visto che anche Davide disse di odiare coloro che odiavano Dio nel Salmo 139:21-22?
R: Quattro punti da considerare nella risposta.
1. Gli Assiri non nutrivano un grande odio verso il vero Dio; sapevano a malapena chi fosse. In Giona 4:11 Dio parla dei Niniviti come di persone che non distinguono la destra dalla sinistra, o in altre parole, che difficilmente distinguono il bene dal male.
2. C’è un concetto importante da comprendere riguardo all’interpretazione della Bibbia. I Salmi sono raccolte di preghiere e canti conservati da Dio come esempi per noi. Sebbene tutto ciò che Dio dice nei Salmi (così come nel resto della Bibbia) sia vero, non tutto ciò che le persone (per non parlare di Satana) dicono nella Bibbia è vero. Piuttosto, la Bibbia riporta fedelmente ciò che hanno detto. Ad esempio, se Acab avesse detto: «1 + 1 = 3», e la Bibbia avesse riportato che «Acab disse: 1 + 1 = 3», la Bibbia avrebbe riportato in modo veritiero e infallibile un’affermazione falsa fatta da Acab.
3. Il Salmo 139 parla dell’odio verso i nemici di Dio, mentre il Nuovo Testamento dice che dobbiamo amare le persone. (Ricordiamo che Saulo di Tarso un tempo era un nemico di Dio.) Pertanto, Davide recitò una preghiera che non era la perfetta volontà di Dio. Come indicato nel Nuovo Testamento, dobbiamo amare anche i nemici di Dio.
4. C’è una lezione che possiamo imparare da questa preghiera nei Salmi. Non abbiate paura di pregare Dio esprimendo ciò che sentite. Dio cambierà i nostri cuori. Anche nell’ultimo versetto del Salmo 139, Davide chiese a Dio: «Esamina se c’è in me qualche via offensiva; guidami sulla via eterna.» (BSB)
D: In Giona 4:1-2, dato che Giona aveva un atteggiamento sbagliato, perché non era giusto che andasse altrove, piuttosto che svolgere il suo ministero con un atteggiamento sbagliato?
R: Nel caso di Giona, il problema era che aveva bisogno di un cambiamento di atteggiamento. Dio certamente voleva che Giona cambiasse il suo atteggiamento, ma gli comandò comunque di andare, a prescindere dal suo atteggiamento. A volte gli atteggiamenti ostinati delle persone possono ammorbidirsi quando scelgono di obbedire a Dio a prescindere dai propri sentimenti.
In Filippesi 1:15-18 Paolo parla di persone che predicavano il [vero] Vangelo per invidia e rivalità, e non con sincerità. Anche se quelle persone erano contro Paolo, egli lodava comunque Dio per la loro predicazione, perché stavano comunque predicando il vero Vangelo, sebbene con motivazioni sbagliate.
D: In Giona 4:1, 4, 9b, perché Giona provò e mantenne la sua ira per ciò che Dio aveva fatto?
R: Giona non si arrabbiò solo momentaneamente; Giona sentiva di avere in qualche modo il diritto di serbare la propria ira. Come mostra Efesini 4:26, non abbiamo mai il diritto di serbare la nostra ira.
D: In Giona 4:1, 4, 9, quando (se mai) abbiamo il diritto di arrabbiarci per ciò che Dio ha fatto? Cosa significa quando siamo arrabbiati per ciò che Dio ha fatto?
R: Giona non aveva più diritto di quanto ne abbiamo noi di arrabbiarci per il modo in cui un’altra persona sceglie di spendere i propri soldi. In definitiva, la nostra rabbia deriva dal fatto che Dio non si comporta come un giocatore di squadra, che gioca nella nostra squadra come pensiamo che dovrebbe fare. Dimentichiamo che Dio non è nella nostra squadra e non è dalla nostra parte. Dovremmo essere noi nella squadra di Dio e dalla parte di Dio.
D: In Giona 4:1, 4, 9, cosa succede quando siamo arrabbiati con Dio? (Potresti ripensare a Giobbe).
R: Dio può sopportarlo. Continua a parlare con Dio e chiedi a Dio di cambiare il tuo cuore per allinearlo al Suo. Dio può sopportare anche i nostri altri peccati.
D: In Giona 4:2, molte persone sono arrabbiate con Dio perché hanno una visione errata di Lui. Era questo il caso di Giona in questa occasione?
R: No. Giona aveva una visione corretta della potenza di Dio e del fatto che Dio volesse ravvedersi e risparmiare. Giona non provava alcun amore per i Niniviti, che Dio aveva creato.
D: In Giona 4:3, Giona sta dicendo di essere così arrabbiato da volersi morire, come disse Elia in 1 Re 19:4?
R: No. In entrambi i casi pensavano di servire Dio fedelmente e si sentivano soli. Tuttavia, Elia soffriva di esaurimento ed era depresso (non arrabbiato) perché Jezabel stava cercando di ucciderlo ed era in pericolo. Giona era arrabbiato perché i Niniviti erano stati risparmiati e Dio aveva manifestato il proprio disappunto nei confronti di Giona.
D: In Giona 4:3, 8-9, Giudici 16:30 e 1 Re 19:4, i credenti dovrebbero mai pregare Dio di togliere loro la vita?
R: La Bibbia non risponde direttamente a questa domanda, ma fornisce alcuni esempi positivi e negativi.
1. Nessun credente obbediente nella Bibbia si è mai suicidato. Saul non fu obbediente in 1 Samuele 31:4. Ahitofel non fu un credente obbediente dopo aver tradito Davide in 2 Samuele 17:1-23.
2. Sansone chiese a Dio di togliergli la vita in Giudici 16:30; tuttavia, sebbene Sansone intraprendesse una “missione suicida”, non fece nulla di più per togliersi la vita.
3. Elia era così esausto che pregò Dio di togliergli la vita in 1 Re 19:4. Giona era così pieno di rancore verso Dio che gli chiese di ucciderlo. Tuttavia, nessuna delle due richieste fu accolta da Dio.
D: In Giona 4:5, perché questo profeta si sarebbe recato a est di Ninive per sedersi?
R: Il fiume Tigri si trovava sul lato occidentale di Ninive. Un esercito che invadesse Ninive sarebbe probabilmente arrivato dal lato orientale, e Giona lo avrebbe visto per primo sedendosi sul lato orientale. Forse Giona aveva «fede a sufficienza» per vedere la distruzione di Ninive. Tuttavia, l’opera di Dio non dipende dalla nostra fede, ma dalla Sua volontà.
D: In Giona 4:5-6, perché Giona si esponeva al sole, se aveva costruito un riparo?
R: Si dice che abbia costruito il riparo a est della città, quindi probabilmente sarebbe stato esposto al sole del pomeriggio.
D: In Giona 4:6, che tipo di zucca era questa?
R: La Scrittura non specifica se si trattasse di una pianta comune cresciuta miracolosamente o di una specie che altrimenti non esisteva sulla terra. La Guida alla Bibbia dello scettico Asimov, a pag. 648, ipotizza che fosse una pianta di ricino, che può raggiungere le dimensioni di un albero.
D: In Giona 4:6, perché Giona sarebbe stato felice di quella vite cresciuta miracolosamente?
R: Ovviamente ne sarebbe stato felice perché gli forniva ombra. Ma oltre a ciò, sembrava essere un segno che Dio gli prestasse un’attenzione speciale, che egli godesse del favore di Dio e che Dio avrebbe fatto avverare le sue parole. Quando qualcuno ti fa un piccolo e carino regalo, sei felice per l’utilità del dono, ma in genere sei ancora più felice perché quella persona ha pensato proprio a te per farti un regalo. Nonostante tutto ciò che aveva passato, Giona poteva sentirsi felice per questo segno che dimostrava che era stato scagionato e che ora era nella volontà di Dio.
D: In Giona 4:7, dopo tutto ciò che Giona aveva passato, perché Dio avrebbe mandato un piccolo verme a distruggere la vite? Dio vuole mai distruggere le cose, o togliercele, solo perché ci rendono felici?
R: Sarebbe come se qualcuno ti facesse un bel regalo e, dopo che lo hai avuto per un’ora o giù di lì, venisse a distruggerlo deliberatamente davanti ai tuoi occhi. L’atteggiamento di Giona e la sua rabbia covata sotto la cenere divennero evidenti, ed era proprio questo il punto. Giona non era più tiepido.
D: In Giona 4:8, cosa sappiamo dei venti orientali in questa parte del mondo?
R: Un vento da est forte e caldo che oggi soffia in Palestina e in Mesopotamia è chiamato scirocco. Può far salire la temperatura da 16 a 22 gradi Fahrenheit. Lo scirocco è molto secco e prosciuga sia la pelle che la vegetazione. Quando arriva lo scirocco, la gente corre a ripararsi. Lo scirocco si abbatté su Giona, ma non sappiamo se abbia avuto effetto su Ninive o meno.
D: In Giona 4:8, perché Dio avrebbe mandato un vento da est per infastidire Giona?
R: Giona era seduto a est della città per vedere il flagello che sarebbe arrivato a distruggere Ninive. Dio mandò davvero un «flagello», ma non per distruggere Ninive, bensì per infastidire Giona. Questa sembra essere una punizione piuttosto appropriata per un credente il cui atteggiamento era irritante per Dio.
D: In Giona 4:8-9, perché Giona pensava di avere il diritto di arrabbiarsi per la vite?
R: Giona potrebbe aver pensato che, avendo sopportato così tanto con Dio all’interno del pesce e avendo fatto così tanto per Lui, Dio avesse l’obbligo di preservare quella vite che Egli stesso gli aveva già fornito. Giona potrebbe aver ignorato il fatto che Dio desidera l’obbedienza più del sacrificio. Dio non ha alcun obbligo nei nostri confronti. Noi siamo qui per servire e compiacere Dio, non il contrario.
D: In Giona 4:8-11, anche se Dio è senza dubbio la cosa più importante nella tua vita, ci sono altre cose che per te contano di più delle altre persone e della loro salvezza?
R: A volte possiamo lasciare che gli hobby, l’intrattenimento, la famiglia o persino la chiesa e l’opera di Dio diventino per noi più importanti di Dio stesso.
D: In Giona 4:10-11, il punto principale di Dio non riguardava la vite né la rabbia di Giona riguardo alla vite. Qual era il vero messaggio che Dio stava cercando di comunicare a Giona riguardo alla vite?
R: Giona avrebbe potuto procurarsi dei materiali e crearsi da solo un riparo. La vite servì solo a rivelare a Giona ciò che c’era nel suo cuore.
In sostanza, Dio stava definendo Giona un ipocrita. Giona teneva a quella vite, sebbene non se ne fosse mai preso cura né l’avesse coltivata. Eppure Giona si arrabbiò nel sapere che Dio si preoccupava di quei Niniviti, che Lui stesso aveva creato.
D: In Giona 4:11, una vite è diversa da un idolo. Questo tipo di vite è una cosa buona che Dio ci dona, ma una volta che ci siamo abituati, Dio ce la toglie per insegnarci qualcosa. Ci sono stati esempi di “viti” nella tua vita o in quella delle persone che conosci?
R: Potrebbe trattarsi della scuola, del lavoro o di opportunità commerciali. Per una persona single potrebbe essere una relazione sentimentale.
D: In Giona 4:11, se Dio è al primo posto, ma ami altre cose piuttosto che le altre persone, puoi comunque essere sincero nel tuo amore per Dio? (Vedi 1 Gv 3:17; 4:12,20-21)
R: No. 1 Giovanni 3:17; 4:12,20-21 ci mostra che non amiamo veramente Dio quando non amiamo gli altri. Giovanni ci dice che l’amore è legato all’obbedienza a Dio, e Dio ci comanda di amare gli altri. Questo indipendentemente dal fatto che ne abbiamo voglia o meno.
D: In Giona 4:11, come si collocava la popolazione di Ninive rispetto alle altre città di quel tempo?
R: Ninive era molto grande per l’epoca. Samaria contava circa 30.000 abitanti ed era più grande di Gerusalemme. Probabilmente, a quel tempo, la numerosa popolazione di Ninive non sarebbe stata in grado di sostenersi solo con l’agricoltura. Era una città che viveva di conquiste e tributi.
D: In Giona 4:11, perché Dio menzionò il bestiame a Giona?
R: La maggior parte delle persone dotate di un minimo di compassione proverebbe almeno un po’ di gentilezza verso gli animali, anche se questi ultimi non distinguono il bene dal male. Le persone (compresi i Niniviti) sono più importanti degli animali. I Niniviti erano quasi altrettanto ignari delle vie di Dio quanto lo erano gli animali. Poiché Dio ha a cuore ciò che ha creato, non dovrebbe prendersi cura anche dei Niniviti?
D: In Giona 4:11, Giona ha mai cambiato atteggiamento e ha amato gli Assiri?
R: Potrebbe essere andata in entrambi i modi. La storia ci lascia con il dubbio, e probabilmente lo fa deliberatamente. Tuttavia, chi ha scritto il libro condivideva certamente il cuore di Dio su questa questione. Poiché è probabile che Giona abbia scritto questo testo di proprio pugno o lo abbia dettato a uno scriba, forse alla fine Giona ha davvero imparato la lezione.
D: Nel libro di Giona, abbiamo qualche prova extra-biblica del pentimento degli Assiri?
R: Forse sì. Sebbene l’opera scettica *Asimov’s Guide to the Bible* (p. 647) affermi il contrario, in realtà esistono prove. L’esercito assiro combatteva ogni singolo anno, tranne che, stranamente, ci furono due anni, intorno al 758-757 a.C., in cui apparentemente non combatté affatto. Sebbene non si possa dimostrare che Giona sia giunto proprio in uno di questi due anni, egli giunse all’incirca in quel periodo, e la predicazione di Giona offre una valida spiegazione del motivo per cui un’intera nazione di soldati di professione scelse di non combattere per due anni. Ciò avvenne o sotto Assur-dan III (circa 772-754 a.C.) oppure sotto il suo successore Assur-nirari V (circa 754-746 a.C.).
In seguito gli Assiri tornarono alle loro vecchie abitudini e furono distrutti nel 612 a.C., come profetizzato in Naum 2:1-3:9 e Sofonia 2:13-15.
D: Nel libro di Giona, dove fu sepolto Giona?
R: Non lo sappiamo. Esiste però una tradizione secondo cui Giona fu sepolto nell’Iraq nord-occidentale, vicino alla città di Ninive. I musulmani costruirono una moschea sulla sua tomba, che i musulmani sunniti dell’ISIS distrussero il 24 luglio 2014.
D: Nel libro di Giona, si tratta forse del contrario del concetto primitivo secondo cui Dio vorrebbe sterminare i non ebrei come gli Amaleciti, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 648?
R: No. Tre punti da considerare nella risposta.
Gli Assiri non erano ancora nemici del popolo di Dio. Al contrario, gli Amaleciti si erano già impegnati a combattere il popolo di Dio e a uccidere i ritardatari.
I profeti successivi, compreso Giona, non hanno mai criticato l’uccisione precedente dei Cananei e degli Amaleciti.
Dio disse tramite Mosè che i popoli non cananei, compresi quelli che vivevano lontano, potevano diventare amici e stipulare un trattato con gli Israeliti.
Pertanto, Asimov ha scritto di un presunto «ribaltamento di concetto», quando in realtà qui vi è completa armonia sia con lo spirito che con la lettera degli scritti di Mosè e Giona.
D: Nel libro di Giona, quali domande fondamentali possiamo porci, oltre a quelle rivolte a Giona, dopo aver letto il libro di Giona?
A: Riconoscete che non si è mai troppo maturi per smettere di difendere la propria fede. Ci sono quattro domande fondamentali che potremmo porci riguardo a Giona. Ma quando ci interroghiamo su Giona, possiamo anche interrogarci su noi stessi.
Giona può allontanarsi abbastanza dalla volontà di Dio da indurlo a dimenticarlo?
Giona può cadere così in basso da indurre Dio ad abbandonarlo?
Era troppo tardi perché Giona potesse tornare a servire Dio in modo efficace?
Il cuore di Giona poteva provare la compassione di Dio per i perduti?
D: In Giona 4, perché il finale lascia ancora spazio a interrogativi?
R: Alla fine del libro di Giona non ci viene fornita una risoluzione definitiva, ovvero se Giona abbia ammorbidito o meno il proprio cuore verso Dio. Sebbene ciò possa sembrare insoddisfacente, penso che sia una scelta deliberata. Se il nostro cuore si indurisce nei confronti di Dio e diventiamo un po’ come Giona, sta a noi scrivere il finale: se il nostro cuore si ammorbidirà o meno.
Mi piacerebbe leggere il finale del libro di Giona, ma non ce n’è uno prestabilito. Non pretendo di avere alcun dono di profezia, ma, solo per speculare, ecco due possibili finali.
A) Il cuore di Giona rimase com’era. Avrebbe potuto raccontare agli altri ciò che Dio aveva fatto in passato, ma la gente non era molto interessata ad ascoltare la storia della sua fede in quel momento. Era arido e polveroso da quando il verme aveva mangiato la pianta e rimase così, spiritualmente, per il resto della sua vita.
B) Giona rise quando si rese conto che la pianta miracolosa, il verme miracoloso e il grande pesce miracoloso dimostravano tutti quanto Dio tenesse a lui, tanto da sceglierlo in modo speciale in queste tre occasioni. Capì che i suoi piani, il suo orgoglio e la sua idea di ciò che andava fatto erano insignificanti rispetto a Dio e al Suo amore. Disse a Dio: «È stato un po’ imbarazzante cercare continuamente di prendere il controllo; d’ora in poi, facciamo le cose a modo Tuo».
Ma, come ha osservato qualcuno, oggi disponiamo del libro di Giona; quindi, a meno che qualcun altro non abbia osservato la storia di Giona, è stato Giona stesso a scriverla o a raccontarla, il che indica che alla fine aveva compreso e che il suo cuore vedeva le cose alla maniera di Dio.
D: Per quanto riguarda Giona, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi che esistono ancora oggi?
R: Rotoli del Mar Morto: (circa 1 a.C.) Tra i rotoli del Mar Morto ci sono 3 copie di Giona, denominate 4Q76 (=4QXIIa), 4Q81 (=4QXIIf) e 4Q82 (=4QXIIg).
Il 4Q76 contiene Giona 1:1-5, 7-10, 15-16; 2:1, 7; 3:2.
Il 4Q81 contiene Giona 1,6-8; 10-16.
Il 4Q82 contiene Giona 1,1-9; 2,3-10; 3,1-3; 4,5-11.
Nahal Hever è una grotta nei pressi di En-gedi, in cui è stato rinvenuto un frammento dei dodici profeti in greco (8 Hev XIIgr). Si ritiene che sia stato scritto tra il 50 a.C. e il 50 d.C. Fu nascosto durante la rivolta di Bar Kokhba contro Roma. Si tratta di una revisione della Settanta, realizzata in Giudea, e quasi identica al testo masoretico. Contiene Giona 1:14-16; 2:1-7; 3:2-5,7-10; 4:1-2,5.
Il rotolo di Wadi Murabba’at (Mur XII) risale al 132 d.C. circa. Contiene Giona 1:1-16; 2:1-11; 3:1-10; 4:1-11.
Complessivamente, nei rotoli del Mar Morto, a Nahal Hever e a Wadi Murabba’at sono conservati i seguenti versetti di Giona: 1:1-16; 2:1-10; 3:1-10; 4:1-11. È stato conservato ogni versetto tranne Giona 1:17.
I manoscritti della Bibbia cristiana, risalenti a circa il 350 d.C., contengono l’Antico Testamento, compreso il libro di Giona. Due di questi sono il Vaticanus (325-350 d.C.) e il Sinaitico (340-350 d.C.). Il Sinaitico contiene l’intero libro di Giona. Inizia sulla stessa pagina in cui termina Obadiah e termina sulla stessa pagina in cui inizia Nahum.
L’Alexandrinus (circa 450 d.C.) colloca i libri dei dodici profeti minori prima di Isaia. Il libro di Giona è completo sia nel Vaticanus che nell’Alexandrinus.
D: Quali autori antichi fecero riferimento a Giona?
R: Gli autori preniceni che hanno citato o alluso a versetti di Giona sono:
L’apocrifo Ecclesiastico 49,10 (prima del 190 a.C.) indica che Giona faceva parte del Libro dei Dodici.
Clemente di Roma (96-98 d.C.): «Giona proclamò la distruzione ai Niniviti; ma essi, pentendosi dei propri peccati, placarono Dio con la preghiera e ottennero la salvezza, sebbene fossero estranei [all’alleanza] di Dio». 1 Clemente (vol. 1), cap. 7, p. 7
Giustino Martire (circa 138-165 d.C.)
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita Giona 1,9 e 2,2 come parole pronunciate da Giona stesso. Ireneo, Contro le eresie, libro 3, cap. 20.2, p. 450
Clemente di Alessandria afferma: «E lo stesso Giona, profeta, suggerisce la stessa cosa in ciò che dice: “E il capitano della nave si avvicinò a lui e gli disse:
“Perché russi? Alzati, invoca il tuo Dio, affinché Egli ci salvi e non periamo”». Gli Stromati (193-202 d.C.), libro 5, cap. 141, pp. 474-475
Tertulliano (207/208 d.C.) «In Giona si trova l’atto emblematico della Sua misericordia, che Egli mostrò ai Niniviti che pregavano.» (Giona 3,9) Cinque libri contro Marcion, libro 5, cap. 11, p. 452
Tertulliano (198-220 d.C.) «Era forse questa, allora, la ragione per cui Giona riteneva che il pentimento non fosse necessario ai pagani di Ninive, quando tergiversò nel compimento del dovere di predicare? Oppure, prevedendo che la misericordia di Dio si riversasse anche sugli stranieri, temeva piuttosto che tale misericordia potesse, per così dire, distruggere (la credibilità del) suo annuncio?» Sulla modestia, cap. 10, p. 84
Origene (225-254 d.C.) menziona Giona in *Contro Celso*, libro 7, cap. 57, vol. 4, p. 634
Adamantio (circa 300 d.C.) menziona Giona: «L’acqua accolse Giona nelle sue profondità per tre giorni e tre notti, e poi lo restituì sano e salvo». *Dialogo sulla vera fede*, quinta parte, p. 172 (parla Adamantio)
Metodio di Olimpo e di Patara (270-311/312 d.C.)
Dopo Nicea (325 d.C.):
Atanasio di Alessandria (367 d.C.) (Implicito poiché menziona i dodici profeti) «Ci sono, dunque, nell’Antico Testamento, ventidue libri in tutto; … poi i Profeti, i dodici dei quali sono considerati come un unico libro…». Atanasio, Lettera pasquale 39, cap. 4, p. 552.
Cirillo di Gerusalemme (349-386 d.C. circa) cita Giona 2,2,6,8 come “Giona” nella Lezione 14.20, pag. 99
Giovanni Crisostomo (-407 d.C.) menziona il profeta Giona nel vol. 9, «Sulle statue», omelia 20.21, p. 480
Girolamo (373-420 d.C.) tratta i libri dell’Antico Testamento. In particolare, discute la Genesi, l’Esodo, il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio, il Pentateuco, Giobbe, Gesù figlio di Nave [Giosuè], i Giudici, Ruth, Samuele e i Re (2 libri), i dodici profeti, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia, Lettera 53, cap. 7-8, pp. 99-101.
Sulpizio Severo (363-420 d.C.) fa riferimento a Giona come Giona nel libro 1 di Storia, cap. 48, pag. 94
Agostino di Ippona (338-430 d.C.) menziona il profeta Giona in *La Città di Dio*, libro 18, cap. 44, pag. 387
Tra gli eretici e i libri apocrifi
Il *Diatessaron* di Tatiano (morto nel 170 d.C.), sezione 16, pag. 68, cita Matteo 12,41 e Luca 11,29-32 riguardo a Giona.
Teodoro di Mopsuestia (392-423/429 d.C.) cita Giona 3:4 nel *Commentario su Giona*, cap. 1, p. 193
Dopo Nicea ci sono anche altri autori.
D: Nel libro di Giona, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico e la Settanta greca?
R: Ecco alcune delle differenze di traduzione, per lo più dal capitolo 3; la prima è dall’ebraico e la seconda dalla traduzione greca della Settanta.
Giona 1:9 «Sono un ebreo» (Masoretico) contro «Sono un servo del Signore» (Septuaginta, Teodoro di Mopsuestia nel Commentario su Giona, cap. 1, p. 197)
Giona 2:4 «Certamente guarderò» (Masoretico) vs. «Dovrei davvero guardare?» (Settanta) vs. «Come potrei guardare?» (Teodozio)
Giona 3:2 «il messaggio che ti sto annunciando» (Masoretico) contro «secondo la predicazione precedente di cui ti ho parlato» (Septuaginta)
Giona 3:3 «grande città per Dio» (Masoretico) contro «grande città» (Settanta)
Giona 3:4 «40 giorni» (Masoretico) contro «3 giorni» (Settanta, Teodoro di Mopsuestia nel Commentario su Giona, cap. 1, p. 193)
Giona 3:6 «raggiunse persino i re» (Masoretico) contro «raggiunse il re» (Settanta)
Giona 3:6 «si alzò dal suo trono» (Masoretico) contro «si alzò dal suo trono» (Settanta)
Giona 3:6 «veste» (Masoretico) contro «abito/vestito» (Settanta)
Giona 3:7 «E gridò e disse a Ninive per decreto del re e dei suoi grandi» (Masoretico) contro «E fu fatto un proclama, e fu ordinato a Ninive dal re e dai suoi grandi» (Settanta)
Giona 3:7 «uomini o bestie, bestiame o greggi» (Masoretico) contro «uomini, o bestiame, o buoi, o pecore» (Settanta)
Giona 3:8 «Ma che l’uomo e la bestia» (Masoretico) contro «Così gli uomini e il bestiame» (Settanta)
Giona 3:8 «E che ciascuno si converta» (Masoretico) contro «e si convertirono tutti» (Settanta)
Giona 3:10 «via malvagia» (Masoretico) contro «vie malvagie» (Settanta)
Giona 3:10 «si impietosì» (Masoretico) contro «si pentì» (Settanta)
Giona 4:1 «Ma ciò fu una grande calamità agli occhi di Giona, e suscitò in lui ira» (Masoretico) contro «Ma Giona ne fu profondamente addolorato, e ne rimase sconcertato» (Settanta)
Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta dalla «Literal Translation» di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton di «The Septuagint: Greek and English». Sono stati utilizzati anche «The Expositor’s Bible Commentary» e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.
Salvo diversa indicazione, le citazioni delle Scritture sono tratte da *The Holy Bible, Berean Standard Bible* (BSB), che è stata dedicata al pubblico dominio: https://berean.bible