< Domanda sulla Bibbia tratta dal libro di Giosuè
D: Qual è il tema principale del libro di Giosuè?
R: Il Libro di Giosuè è interessante in quanto può essere letto su almeno tre livelli.
1. Il libro di Giosuè narra di come Dio guidò gli Israeliti nella conquista della Palestina.
2. Rappresenta il culmine dell’Esodo e l’inizio della loro vita in Palestina.
3. Questo libro mostra innanzitutto come la scelta dell’obbedienza porti alla vittoria e alla benedizione e, in secondo luogo, come la disobbedienza porti alla sconfitta. Il libro dei Giudici contiene insegnamenti simili, ma l’ordine è invertito e offre molte ulteriori lezioni sui diversi tipi di disobbedienza. Infine, il libro di Giosuè ci è utile per imparare dall’esempio di questo leader devoto.
D: In Giosuè 1:4, in che modo Dio diede agli Israeliti la terra degli Ittiti, dato che questi ultimi vivevano a nord di Israele, nell’odierna Turchia?
R: Giosuè 1:4 non si riferisce alla terra dell’odierna Turchia. Piuttosto, gli Ittiti avevano una colonia nella regione centrale di Canaan, che comprendeva la città di Gabaon.
D: In Giosuè 1:4, cos’è il «Grande Mare»?
R: Il «Grande Mare» era il termine che usavano per indicare il Mar Mediterraneo.
D: In Giosuè 1:8, che tipo di prosperità viene promessa?
R: Dio promette a Giosuè il successo militare. Giosuè stesso non divenne mai particolarmente ricco. Sebbene Dio conceda ai cristiani il successo in molti modi, dobbiamo stare attenti a non lasciarci influenzare dal male dell’amore per il denaro. Tutto ciò che possiamo dire riguardo alla prosperità finanziaria è che potremmo essere ricchi in questa vita quanto lo erano Gesù e Paolo, i quali non possedevano molto.
D: In Giona 1:8, cosa significa «che cosa fai»?
R: Potrebbe significare «che lavoro fai (come professione)», oppure «cosa stai facendo (su questa nave)».
D: In Giona 1:8-10, perché avrebbero dovuto avere paura quando Giona disse che adorava Colui che aveva creato il mare e la terra? Tanto loro non adoravano l’Unico Vero Dio.
R: Non credevano nell’Unico Vero Dio, ma a quanto pare non Lo escludevano del tutto. I pagani tendevano ad accettare nuove divinità, e se si sosteneva che Egli avesse creato il mare, allora quel Dio sarebbe stato una presenza da tenere in considerazione in quelle circostanze. Alcune persone sono così anche oggi. Non accettano l’Unico Vero Dio, ma non Lo escludono del tutto. Preferiscono stare con un piede in due scarpe.
D: Giosuè 1:11 fu pronunciato prima di Giosuè 3:1 o dopo?
R: Potrebbe essere in entrambi i casi; la narrazione segue un ordine cronologico rigoroso. In generale, nella Bibbia non si può dare per scontato che gli eventi seguano un ordine cronologico, a meno che non sia espressamente indicato.
D: In Giona 1:11-15 gli uomini fecero bene a gettare Giona in mare, verso quella che sembrava una morte certa?
R: Normalmente no. Ma erano disperati e, quando Giona glielo disse, fecero ciò che sentivano di dover fare. Potrebbe sembrare crudele che Dio li abbia costretti a gettare Giona in mare verso quella che sembrava una morte certa, ma Dio usò questo evento per portare la vita a molti gentili.
D: In Giosuè 1:15, perché dovevano prendere possesso della terra, visto che Dio gliel’aveva già data in Giosuè 1:3?
R: C’è un punto importante da imparare qui. Dio aveva già dichiarato che quella terra era loro. Tuttavia, il duro lavoro di prendere possesso della promessa di Dio era ancora davanti a loro. Oggi, spesso per ottenere la vittoria, bisogna collaborare con Dio per prendere possesso di ciò che Dio ha dato.
D: In Giona 1:16, i marinai divennero credenti nel vero Dio?
R: La Scrittura non lo dice esplicitamente. O:
a) si convertirono e adorarono solo il vero Dio,
b) ora semplicemente nutrivano grande rispetto per il vero Dio e gli offrivano sacrifici, pur continuando a sacrificarne ai propri idoli.
D: In Giosuè 2:1, Rahab era davvero solo una locandiera?
R: No, secondo Ebrei 11:31 e Giacomo 2:25. Al di fuori della Bibbia, anche 1 Clemente (96-98 d.C.), cap. 12, vol. 1, p. 8, scritto tra il 96 e il 98 d.C., afferma la stessa cosa. La Nelson Study Bible, a p. 355, dice che il termine ebraico qui utilizzato indica un locale comune, non associato a un tempio religioso.
La nota a piè di pagina della NIV recita «O forse una locandiera», ma in questo caso è errata.
D: In Giosuè 2:1, perché gli uomini devoti si recarono in una casa come quella di Raab?
R: Oggi gli uomini devoti non dovrebbero farlo. Proverbi 5:8 afferma, nel contesto della tentazione, che gli uomini non dovrebbero nemmeno avvicinarsi alla porta di una donna dissoluta. Tuttavia, ci sono tre punti da considerare nella risposta.
1. Proverbi 5:8 non era ancora stato scritto, e non ci si aspettava che le persone seguissero comandi che non erano ancora stati rivelati.
2. La Bibbia non approva né condanna il luogo in cui alloggiarono.
3. La parola ebraica per «locandiere» e «prostituta» è la stessa. Rahab era sicuramente una prostituta, come dimostrano Ebrei 11:31 e Giacomo 2:25. Tuttavia, potrebbe esserci una ragione culturale per cui esiste un’unica parola per indicare entrambe le cose. Forse le stanze nelle locande e in altri alloggi avevano un doppio uso, ed erano semplicemente stanze per dormire per le persone di buona condotta. In tal caso, se ogni locanda fungeva anche da luogo di prostituzione, potrebbe essere stato inevitabile che uomini devoti soggiornassero in una locanda per motivi religiosi.
D: In Giosuè 2:4-9, Dio ha ricompensato Rahab per aver mentito?
R: La Bibbia non dice mai che Dio abbia ricompensato Rahab per aver mentito, ma Ebrei 11:31 mostra che Dio la ricompensò per aver riposto fiducia in Lui. Oltre a ciò, i cristiani non sono d’accordo su questo punto, e ci sono due risposte.
1. Alcuni sostengono che la menzogna di Rahab fosse un comportamento giusto. Mentire alle persone malvagie è lecito per salvare una vita innocente e in tempo di guerra. La New Geneva Study Bible, a pag. 298, afferma: «L’inganno è una tattica necessaria in guerra».
2. Altri sostengono che la menzogna di Rahab non fosse un comportamento giusto. Tuttavia, Rahab non conosceva la Legge di Dio, e Dio la ricompensò per averlo seguito, nonostante la sua conoscenza imperfetta. Il libro *735 Baffling Bible Questions Answered* (p. 88) sottolinea che Dio benedice i peccatori, nonostante il loro peccato, perché tutti gli esseri umani sono peccatori.
Vedi anche la discussione su Ebrei 11:31 e Giacomo 2:25.
D: In Giosuè 2:7, che cos’è un «guado» (con la «g» minuscola)?
R: È un punto di attraversamento poco profondo in un fiume.
D: In Giosuè 2:18-21 e Giosuè 6:22-23, qual è il significato del filo scarlatto?
R: Per Raab e gli Israeliti, era semplicemente un segno tra loro per salvare la vita alla sua famiglia.
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) in *Contro le eresie*, libro 4, cap. 20.12, p. 492, menziona che il filo scarlatto appeso alla finestra ricorda il sangue dell’agnello pasquale che gli Israeliti in Egitto spalmavano sulle loro porte. Possiamo anche vedere in esso un richiamo al sangue rosso come la rosa di Gesù, versato per noi. Quindi, in un certo senso, anche noi abbiamo un filo scarlatto come simbolo della nostra protezione dall’ira di Dio.
D: In Giosuè 3:7, perché Dio voleva «esaltare» Giosuè?
R: Dio voleva che il popolo guardasse con ammirazione a Giosuè. In questo modo sarebbero stati più propensi a obbedirgli e a riporre fiducia in lui. Filippesi 2:29 mostra che gli uomini devoti dovrebbero essere riconosciuti e onorati.
D: In Giosuè 3:9-16, perché Giosuè attaccò dal centro di Canaan?
R: Possiamo vedere che questa mossa aveva senso dal punto di vista militare. Un attacco al centro separava il nord, con circa 1,1 milioni di persone, dal sud, con 900.000. È interessante notare che la strategia di Giosuè di attaccare prima il centro di Canaan per dividere il nord dal sud era apparentemente nota al feldmaresciallo britannico Edmund H. Allenby. Egli utilizzò la stessa strategia nella Prima Guerra Mondiale per liberare la Palestina dai turchi, e anche lui ne uscì vittorioso.
D: In Giosuè 3:9-13, ebbero difficoltà ad attraversare il fiume Giordano?
R: Per Dio non era un problema. Il fiume Giordano era largo 80-100 piedi a Gerico per gran parte dell’anno, ma durante la piena primaverile raggiungeva un miglio di larghezza. Le spie riuscirono ad attraversarlo in punti poco profondi, con circa 3 piedi di profondità, dove solo poche persone alla volta potevano passare. Sembrerebbe che gli Israeliti avessero bisogno di un guado molto ampio, oppure di fare una lunga deviazione. Tuttavia, Dio aveva un modo più rapido, che Giosuè comunicò al popolo in Giosuè 3:9-13.
Fu un miracolo perché le acque si fermarono «non appena i piedi dei sacerdoti toccarono l’acqua» (Giosuè 3:15-16) e attraversarono su terra asciutta (Giosuè 3:17).
D: In Giosuè 3:10, dato che Dio avrebbe scacciato i Cananei davanti a loro senza fallo, perché alcuni di loro rimasero anche al tempo dei Giudici?
R: Dio non disse che avrebbe scacciato i Cananei, ma che li avrebbe scacciati davanti a loro. Nei casi in cui smettevano di combattere contro i Cananei, questi non venivano scacciati.
Anche oggi ci sono battaglie in cui Dio sarà con noi per vincere, ma se rifiutiamo di combattere, non otterremo la vittoria.
C’è un tema ricorrente nei canti cristiani che riguarda l’attraversamento del Giordano. Il tema simboleggia la morte e l’ingresso sereno nella Terra Promessa del cielo. Tuttavia, questo non riflette accuratamente ciò che il Giordano significava per gli Israeliti. Attraversare il Giordano per loro significava iniziare a combattere la battaglia per rivendicare come proprio ciò che Dio aveva loro promesso. Sarebbe stato un lavoro duro! Dio disse agli Israeliti che avrebbero potuto prendere possesso della Terra Promessa, ma ovviamente i Cananei non avevano recepito il messaggio. Allo stesso modo, nelle nostre vite, Dio ci promette ciò che desideriamo, ma Satana non sembra disposto a rinunciare alla sua presa. Proprio come gli Israeliti, dobbiamo essere coraggiosi e rivendicare ciò che ci è stato promesso. Come Giosuè, non dovremmo scendere a compromessi, ma con l’obbedienza e il duro lavoro dobbiamo superare le difficoltà che ci attendono.
D: In Giosuè 3:15-16, il fiume Giordano ha mai smesso di scorrere da allora?
R: Sì, dopo l’attraversamento di Giosuè, il fiume Giordano ha smesso di scorrere anche in altre occasioni. Nel 1927 una frana nei pressi della città di Adam bloccò il fiume per 20 ore. Tuttavia, il fatto che il letto del fiume Giordano si sia prosciugato subito dopo che i sacerdoti vi avevano messo piede è inspiegabile senza il potere di Dio. Deve essere stato incredibile per gli Israeliti assistere al prosciugamento improvviso del fiume e, secondo Giosuè 4:18, al suo altrettanto improvviso ritorno al suo corso normale.
D: In Giosuè 3:17, Israele attraversò il Giordano in questo punto, oppure in Giosuè 4:5, 10-11?
R: Ecco la sequenza degli eventi.
1. I sacerdoti portarono l’arca al centro del fiume Giordano e vi rimasero, come afferma la prima metà di Giosuè 3:17.
2. Mentre i sacerdoti erano lì, il popolo attraversò il fiume, come afferma la seconda metà di Giosuè 3:17.
3. Alcuni uomini presero dodici pietre e le trasportarono dalla riva occidentale (di Canaan) del fiume fino al centro, come dice Giosuè 4:5.
4. I sacerdoti, che per tutto quel tempo erano rimasti in mezzo al Giordano con l’arca, attraversarono infine il fiume dopo che tutto era stato compiuto, come dice Giosuè 4:10-11.
Non è chiaro se gli uomini abbiano trasportato le dodici pietre dopo che l’ultima parte del popolo aveva attraversato il fiume, oppure mentre alcuni stavano ancora attraversando.
D: In Giosuè 4:5-9, perché presero dodici pietre?
R: Questo servì loro da memoriale (Giosuè 4:6) e una pietra era destinata a ciascuna tribù (Giosuè 4:5).
Un punto da considerare è che Giosuè non insistette affinché le dodici tribù si fondessero in un’unica tribù, ma piuttosto che fossero soddisfatte della propria identità distintiva, pur insistendo sull’unità dell’impegno verso Dio e gli uni verso gli altri. Come cristiani, non dobbiamo fingere che culture diverse debbano essere tutte uguali. Anzi, da un lato le nostre diverse culture sono motivo di gioia e meraviglia; dall’altro, ci offrono prospettive diverse, il che è prezioso per aiutarci a proteggerci a vicenda dall’errore e dai punti ciechi che portano al peccato.
Immagina di essere uno degli Israeliti. Quando Giosuè chiese che dodici persone tornassero in mezzo al fiume per raccogliere una pietra, ti saresti offerto volontario? Ricorda, l’unica garanzia che avevi che il fiume non si sarebbe riversato indietro era vedere i sacerdoti e l’arca in mezzo al letto del fiume.
D: In Giosuè 4:13, come mai tutti gli uomini dell’esercito delle tribù della Transgiordania ammontavano a circa 40.000, dato che Numeri 26:7, 18, 34 indica che il numero di coloro che potevano prestare servizio nell’esercito era più del doppio?
R: Prima tre punti che non fanno parte della risposta, e poi la risposta.
1. Il libro di Numeri 1 riporta un altro censimento, ma quello era stato effettuato 40 anni prima, quindi non è rilevante ai fini di questa domanda.
2. Tra il secondo censimento e l’invasione è trascorso un breve lasso di tempo, ma tale intervallo era talmente breve che le differenze non sarebbero state superiori all’1% circa.
3. Il popolo di Manasse viveva su entrambe le sponde del fiume Giordano, quindi solo una frazione dei 52.700 di Manasse viveva a est del Giordano. Tuttavia, Gad e Ruben messi insieme contavano 84.230 persone, che è più di circa 40.000.
La risposta presenta due aspetti da considerare.
Non il 100% degli uomini faceva parte dell’esercito. Deuteronomio 20:5-8 ordinava ai combattenti di restare a casa se avevano appena piantato una vigna, si erano fidanzati o avevano paura. Probabilmente una certa percentuale rimase indietro per badare alle greggi e alle mandrie e per proteggere le donne e i bambini.
Renitenti alla leva? Si potrebbe obiettare che forse il numero di coloro che prestavano attualmente servizio nell’esercito avrebbe dovuto essere più alto. Forse il numero era corretto, o forse c’erano troppi uomini che si dichiaravano timorosi o che si erano assentati senza permesso. Le persone non sempre fanno ciò che dovrebbero fare.
D: In Giosuè 4:19, le dodici pietre avevano un significato cananeo pre-israelita, simile a quello di Stonehenge in Inghilterra, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 212, secondo cui ciò è piuttosto probabile?
R: No, non vi è alcuna prova archeologica che queste pietre avessero un significato pre-israelita. Se fossero stati gli stessi israeliti a portare le pietre, non vi sarebbe stato alcun altare di pietra in quel luogo prima del loro arrivo.
D: In Giosuè 4:19, la religione israelita assimilò Gilgal, un po’ come i musulmani «assimilarono la Ka’aba e la sacralità della Mecca dal passato pagano e il cristianesimo assimilò la celebrazione del Natale dai riti pagani incentrati sul solstizio d’inverno»?
R: No. Ci sono alcune supposizioni errate.
1. Sebbene il nome Gilgal possa significare molte cose, non vi è alcuna prova che significhi “cerchio di pietre”.
2. Non vi è alcuna prova che Gilgal avesse un significato religioso cananeo.
3. Non vi è alcuna prova di somiglianza con Stonehenge.
Gli hadith musulmani di Bukhari ammettono apertamente che i Quraish possedevano 360 idoli nella Ka’aba prima di Maometto.
I cristiani celebrano il Natale per la nascita di Cristo. Affermare che questa festività sia stata mutuata da una festa pagana del solstizio non è vero. Tra le circa 25 feste romane che si susseguivano durante l’anno, era proprio durante i Saturnali (dal 17 al 24 dicembre) che gli schiavi venivano temporaneamente liberati. Molti cristiani erano schiavi, e avrebbe senso che celebrassero proprio nel momento in cui erano temporaneamente liberi.
D: In Giosuè 4:24, tutto il popolo della terra era a conoscenza di questo miracolo?
R: Sebbene tutti gli abitanti del paese e i popoli del Medio Oriente ne avessero indubbiamente sentito parlare, Giosuè 4:24 non afferma che tutti gli abitanti del pianeta ne fossero a conoscenza in quel momento. D’altra parte, considerando il numero di Bibbie stampate e il numero di traduzioni della Bibbia, ci stiamo avvicinando al 100% dei popoli del mondo che ne sono venuti a conoscenza.
D: In Giosuè 5:2-5,7, perché gli Israeliti non avevano circonciso i propri figli prima di allora?
R: La Scrittura non specifica se si trattasse di disobbedienza, negligenza o del fatto che la circoncisione sarebbe stata difficile da eseguire durante il viaggio.
D: In Giosuè 5:9, che cos’era il «disprezzo dell’Egitto»?
R: “Rimprovero” significa vergogna o biasimo. Il rimprovero non riguardava il fatto che gli Israeliti fossero schiavi, ma la loro disobbedienza dopo l’uscita dall’Egitto. A titolo di nota storica, circa la metà o i due terzi delle popolazioni romane, cartaginesi e greche erano costituite da schiavi.
D: In Giosuè 5:13-15, la persona insolita che Giosuè vide si trovava dalla parte degli Israeliti o da quella dei Cananei?
R: La Bibbia afferma chiaramente che Egli non era da nessuna delle due parti. Ovviamente, Dio non era dalla parte dei Cananei, ma poiché Giosuè e gli Israeliti non erano perfetti e senza peccato, Egli non era nemmeno dalla loro parte. Oggi potremmo chiederci se Dio sia dalla nostra parte e se farà sempre ciò che desideriamo. Dio non è dalla nostra parte; piuttosto, dovremmo essere noi dalla parte di Dio.
D: In Giosuè 5:13-15, chi è esattamente il Comandante?
R: Si tratta di un’apparizione pre-incarnata di Gesù Cristo. Alcuni cristiani pensano che possa trattarsi dell’arcangelo Michele, poiché Michele guidò gli angeli nella battaglia contro Satana in Apocalisse 12:7-8. Tuttavia, è Gesù a ricoprire il ruolo di Comandante in Apocalisse 19:11-16.
Ma ciò che avvalora l’argomentazione è che il Comandante accettò l’adorazione in Giosuè 5:14, mentre gli angeli di Dio non permettono che le persone li adorino o si prostrino ai loro piedi, come mostra Apocalisse 22:8-9. Inoltre, il Comandante ordinò a Giosuè di togliersi i sandali, poiché il suolo su cui si trovava era terra santa (Giosuè 5:15). Ciò ricorda il momento in cui Mosè dovette togliersi i sandali quando parlò con Dio nel roveto ardente in Esodo 3:3-5.
D: In Giosuè 5:14, quando Giosuè capì che quel Comandante non era un uomo comune, perché reagì in quel modo?
R: L’ordine delle reazioni di Giosuè è significativo.
1. Innanzitutto, Giosuè si prostrò con la faccia a terra davanti a Lui.
2. In secondo luogo, Giosuè chiese se il Comandante avesse un messaggio per lui.
3. Quando il Comandante gli disse di togliersi i sandali sul suolo sacro, Giosuè obbedì.
Oggi, quando seguiamo Dio, è importante non confondere l’ordine delle nostre reazioni. L’adorazione di Dio viene prima della conoscenza dei fatti che Lo riguardano, e dobbiamo conoscere la volontà di Dio prima di poter obbedire.
D: In Giosuè 5:14, qual era esattamente il messaggio che Giosuè ricevette?
R: C’era un messaggio chiaro, anche se non era espresso a parole, ma piuttosto nella presenza stessa del Comandante. Il messaggio era che il Comandante era lì a vegliare sugli Israeliti e che essi non avevano nulla da temere.
D: In Giosuè 5:15, il terreno su cui si trovava Giosuè è ancora oggi terra santa?
R: Non necessariamente. È Dio che rende sacre le cose, e i luoghi sacri possono essere profanati, e quindi non essere più sacri.
D: In Giosuè 6, perché Dio fece crollare le mura di Gerico e non quelle delle altre città?
R: Forse per lo stesso motivo per cui Dio non fa tutto per tutti in ogni momento. Non solo Dio ci affida un compito da svolgere sulla terra, ma uno dei motivi per cui gli eletti sono stati creati era proprio quello di compiere opere buone, secondo Efesini 2:10.
D: In Giosuè 6, le mura di Gerico crollarono perché i genieri israeliti scavarono sotto le mura mentre i Cananei erano distratti dalla marcia, come afferma la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 213?
R: Potrebbe essere una teoria ingegnosa, ma presenta tre problemi.
1. Marciarono intorno alle mura solo per sette giorni, il che non sarebbe stato tempo sufficiente per scavare un tunnel sotto le mura. Ricordiamo che i popoli antichi non disponevano di cariche esplosive, quindi avrebbero dovuto effettuare scavi estesi sotto le mura.
2. Avrebbero dovuto scavare con grande precisione, per raggiungere la profondità corretta lungo il pendio e, eventualmente, sotto un fossato.
3. Non vi è alcuna testimonianza che l’idea di scavare sotto le mura della città per minarle fosse stata nemmeno presa in considerazione a quell’epoca, 3.400 anni fa. Il primo caso noto di tentativo di minare le mura di una città risale a Filippo V di Macedonia (220-205 a.C.), il quale fece scavare un tunnel finto; dopo che i soldati ebbero lanciato in aria una quantità di polvere sufficiente a far sembrare che il tunnel fosse quasi completato, i cittadini si arresero. I Romani minarono le mura della città durante l’assedio di Ambracia, vicino a Corinto, nel 189 a.C.
D: Il libro di Giosuè 6 dimostra che siamo salvati sia dalle opere che dalla grazia?
R: No, sebbene alcuni abbiano cercato di sostenere il contrario. La loro argomentazione è che, sebbene Dio, per Sua grazia, abbia dato Gerico agli Israeliti senza che essi dovessero fare alcunché per ottenerla (Giosuè 6:2), non solo dovevano avere fede che la città sarebbe caduta, ma dovevano comunque marciare intorno alla città per sette giorni, 13 volte, prima che le mura cadessero.
Tuttavia, la loro marcia non ha causato la caduta delle mura; è stato Dio a farlo in modo soprannaturale. Compiere opere con obbedienza ci porta davvero delle benedizioni, ma le mura di Gerico non si riferiscono alla loro salvezza, bensì alla conquista delle fortezze nella loro vita di credenti. Sarebbe una falsa caricatura della nostra posizione affermare che siamo contrari alle opere, o che le opere non abbiano nulla a che fare con la vita di una persona salvata. Le opere sono un risultato della salvezza, non una condizione preliminare.
D: In Giosuè 6:1-5, Giosuè sapeva perché Dio avesse fatto marciare gli Israeliti intorno alla città?
R: A Giosuè fu detto, nel versetto 6, che il settimo giorno le mura sarebbero crollate. Tuttavia, Giosuè non aveva idea del motivo per cui Dio avesse scelto di agire in questo modo. Possiamo avanzare ipotesi su terremoti, mura costruite su fondamenta instabili ecc., ma in definitiva dobbiamo riconoscere che Dio non sempre ci rivela le ragioni per cui vuole fare le cose nel modo in cui le fa.
Alcune persone credono in qualcosa, o obbediscono a Dio, solo quando comprendono appieno tutti i come e i perché. Tutto ciò che Giosuè sapeva, e che il Libro di Giosuè ci insegna oggi, è che l’obbedienza porta benedizione, mentre la disobbedienza porta alla sconfitta. È più obbediente obbedire anche quando non conosciamo tutti i perché o i come. L’unica eccezione a questo è che, se pensiamo che Dio ci stia dicendo qualcosa che contraddice ciò che dice nelle Scritture, possiamo essere certi che non è Dio a dirci di farlo.
D: In Giosuè 6:4, come poterono gli Israeliti marciare intorno a Gerico per sette giorni di fila, dato che avrebbero dovuto riposare nel giorno di sabato?
R: Dovevano riposare nel giorno di sabato dalle proprie fatiche, non da un comando esplicito di Dio. Tertulliano (che scrisse nel 207/208 d.C.) fu uno dei primi a rispondere a questa obiezione in *Contro Marcion*, libro 2, cap. 21, p. 313.
D: In Giosuè 6:18-19, perché gli Israeliti non potevano tenersi il bottino, visto che potevano tenersi quello delle altre città?
R: Dio di solito chiede che le primizie del lavoro gli siano dedicate. Inoltre, non furono gli israeliti a abbattere le mura di Gerico, ma Dio. Secondo il libro *Can Archaeology Prove the Old Testament* (p. 32), una cosa insolita che gli archeologi hanno trovato sono dei contenitori di grano intatti. Questi non si trovano quasi mai nelle città che sono state conquistate. O i difensori li avrebbero consumati durante un assedio, oppure i conquistatori li avrebbero portati via.
D: In Giosuè 6:20, cosa sappiamo di Gerico grazie all’archeologia?
R: Gerico è una delle città più antiche conosciute al mondo. Gli archeologi ci dicono che Gerico fu costruita per la prima volta intorno al 7000 a.C., abbandonata intorno al 4000 a.C. e ricostruita intorno al 3200 a.C. Fu una delle tante città distrutte dagli Amorrei intorno al 2300 a.C., da loro ricostruita e nuovamente distrutta intorno al 1400 a.C. Gerico aveva una torre di guardia e due mura: una muraglia interna spessa 12 piedi e una muraglia esterna spessa 6 piedi e alta 35 piedi. La muraglia interna era situata da 5 a 10 piedi all’interno di quella esterna. Gli abitanti costruivano le case su assi di legno poste tra le mura, e probabilmente anche la casa di Rahab era così. Le spie poterono quindi arrampicarsi fuori dalla sua finestra per fuggire dalla città. Gerico era una città di dimensioni medio-piccole in Palestina, situata su una collina alta 11 piedi e misurante 200 x 400 iarde. La collina presentava una pendenza di 35 gradi, e pertanto gli arieti non riuscivano a abbattere le mura con grande efficacia. Gerico occupava 8 acri; al contrario, Megiddo ne occupava 14, mentre Hazor, la città più grande, si estendeva su 200 acri. A Gerico vivevano al massimo 10.000 persone. Una sorgente all’interno della città forniva acqua e Gerico era fortemente fortificata; sarebbe stato difficile conquistarla. Questi fatti i due spioni avrebbero osservato e riferito a Giosuè.
D: In Giosuè 6:20, esistono prove archeologiche del crollo soprannaturale delle mura di Gerico?
R: Sì. Nel 1990, Bryant G. Wood rinvenne mura robuste, grandi quantità di grano (il che indica un assedio breve) e nessun segno di saccheggio (poiché il grano era ancora lì). John Garstang fu il primo a trovare abbondante grano carbonizzato. Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 182-183, menziona alcune prove a sostegno di un terremoto di magnitudo 8 sulla scala Richter, che avrebbe potuto provocare crepe nelle mura. Le mura interne in mattoni di fango crollarono sopra la muraglia esterna in pietra, formando una comoda rampa – comoda per gli Israeliti, ovviamente.
Quando avvenne questa conquista? Le ceramiche provenienti da Cipro indicano una data compresa tra il 1450 e il 1400 a.C. Gli amuleti egizi, recanti inciso il nome del faraone in carica, risalgono fino all’epoca di Giosuè. La datazione al carbonio-14 colloca la distruzione al 1410 a.C. ± 40 anni. Oltre a *Hard Sayings of the Bible*, pp. 182-183, le informazioni contenute in questa risposta sono state tratte da *When Critics Ask*, pp. 136-137, e da *Encyclopedia of Bible Difficulties*, pp. 156-157. I primi due testi fanno riferimento all’articolo di Bryant G. Wood pubblicato su *Biblical Archaeology Review* (marzo/aprile 1990).
Si veda anche *Pharaohs and Kings: A Biblical Quest*, pp. 299-308, per conoscere il punto di vista di uno studioso non cristiano sul motivo per cui alcuni studiosi in passato consideravano Gerico uno dei maggiori fallimenti dell’archeologia biblica, e su come Rohl dimostri che, in seguito, il racconto di Giosuè si sia rivelato corretto in questo caso.
Alfred Hoerth, nel suo libro *Archeology and the Old Testament*, alle pagine 209 e 210, afferma: «Le prove archeologiche relative alla caduta di Gerico sono state a lungo oggetto di controversia. A partire dal 1907, Carl Watzinger condusse degli scavi nel sito e giunse alla conclusione che esso fosse disabitato durante l’Età del Bronzo Tarda (1550-1200). Negli anni ’30 John Garstang condusse scavi nel sito per diverse campagne e annunciò di aver trovato una doppia cinta muraria crollata e un’area residenziale («Città IV») distrutta da un incendio — il tutto risalente approssimativamente al 1400. Dal 1952 al 1958 Dame Kathleen Kenyon condusse scavi a Gerico. Confermò che Garstang aveva rinvenuto tombe, alcuni reperti ceramici e forse un edificio (il «Middle Building» di Garstang), tutti risalenti alla Tarda Età del Bronzo IIA (1450/1400-1350/1300). Tuttavia, lei stessa rinvenne in situ solo pochi frammenti di mura della Tarda Età del Bronzo e una piccola brocca a mestolo della Tarda Età del Bronzo. Inoltre, le tecniche di scavo più sofisticate di Kenyon rivelarono che la doppia cinta muraria che Garstang aveva datato all’epoca di Giosuè apparteneva in realtà alla ben più antica Età del Bronzo Antica. Ella collocò la distruzione della Città IV alla fine dell’Età del Bronzo Media II (circa 1550). Kenyon concluse che non vi fosse alcuna città fortificata che Giosuè potesse conquistare.
Fu solo all’inizio degli anni ’80 che le pubblicazioni definitive del lavoro di Kenyon divennero disponibili per lo studio. Tale studio portò Bryant Wood (1990) a concordare sul fatto che la doppia cinta muraria risalisse effettivamente a un periodo molto più antico, ma egli concluse anche che la Città IV fosse stata distrutta alla fine dell’Età del Bronzo Tarda I (circa 1400), come aveva sostenuto Garstang. Basando la sua analisi della Città IV su ceramiche, scarabei e persino sulla datazione al radiocarbonio, Wood scoprì che la Kenyon aveva fondato in gran parte le sue conclusioni sull’assenza di determinate ceramiche importate e che aveva ignorato la considerevole quantità di ceramiche locali, alcune delle quali Wood ritenne risalissero all’Età del Bronzo Tarda. Se Wood ha ragione, allora a Gerico vi sono prove a sostegno della datazione precoce dell’Esodo.
Nota 9, pag. 210: «Non vi è pieno accordo riguardo alla cronologia interna o alla terminologia dell’Età del Bronzo Tarda. A seconda della cronologia scelta, l’Età del Bronzo Tarda I terminò nel 1450 o nel 1400. La conseguenza di questa variabilità è che le prove della conquista potrebbero trovarsi sia nella transizione dall’Età del Bronzo Tarda I all’Età del Bronzo Tarda II, sia interamente all’interno dell’Età del Bronzo Tarda II. A complicare ulteriormente le cose, la grande continuità culturale tra questi due periodi rende talvolta difficile determinare quando finì l’Età del Bronzo Tarda I e quando iniziò l’Età del Bronzo Tarda II. Forse, quindi, la vita della Città IV potrebbe essersi protratta fino all’Età del Bronzo Tarda II prima della sua distruzione».
Mentre la maggior parte degli studiosi biblici conservatori colloca l’Esodo intorno al 1450 a.C., alcuni ipotizzano che sia avvenuto intorno al 1200. Tuttavia, non vi sono tracce di occupazione di Gerico intorno al 1200 a.C.
D: In Giosuè 6:21 e nei versetti successivi, perché punire i Cananei per i sacrifici umani e non altri popoli, come gli Aztechi e i Maya?
R: Dio ha punito quelle culture con la conquista, la distruzione della loro civiltà e una grande perdita di vite umane. Tuttavia, Dio non infligge una punizione adeguata a tutti i popoli e a tutte le culture in questa vita. Ciò avverrà solo nel Giorno del Giudizio. Come ha mostrato Gesù in Marco 13:1-6, Dio non infligge ancora in questa vita una punizione uguale per peccati uguali.
D: In Giosuè 6:21 e seguenti, perché Dio ordinò agli Israeliti di uccidere tutti i Cananei invece di un altro popolo?
R: I Cananei praticavano l’idolatria, ma anche altri popoli la praticavano. La Scrittura afferma solo che la terra era stata contaminata a causa dei suoi abitanti in Levitico 18:21-26. Non ne spiega il motivo, ma possiamo individuare almeno tre ragioni. Vi sono tre aspetti della religione cananea che erano particolarmente malvagi in generale e costituivano una tentazione per gli Israeliti.
Sacrificio di bambini: (Deuteronomio 12:30-31). Anche gli scavi archeologici a Gezer e in altri luoghi dimostrano l’esistenza di sacrifici di neonati.
Prostituzione sacra: era un tema ricorrente nella religione cananea. La prostituzione è una cosa, ma è ancora peggio quando sono i sacerdoti a dirti di praticarla se vuoi essere una persona buona e religiosa.
L’omosessualità: i Cananei la praticavano perché
1) lo dice Levitico 18:22-24, e
2) era una pratica diffusa a Sodoma e Gomorra, città vicine a Canaan e con cui condividevano la stessa cultura.
Come afferma Gleason Archer in *A Survey of Old Testament Introduction* (Moody Press, 1974, pp. 279-280): «…la storia successiva di Israele serve a illustrare in modo molto incisivo il grave pericolo che continuava a incombere su Israele fintantoché ai Cananei era permesso vivere in mezzo a loro».
Tuttavia, non è chiaro se l’omosessualità fosse così diffusa quanto il sacrificio di bambini e la prostituzione sacra.
D: In Giosuè 6:21 e nei versetti successivi, come si può giustificare il fatto che Dio abbia ordinato agli Israeliti di uccidere tutti i Cananei?
R: La risposta è breve e semplice da formulare, ma potrebbe richiedere un cambiamento di prospettiva prima di poterla comprendere. La risposta è semplice: Dio può fare tutto ciò che vuole. La seguente spiegazione (si spera) ti aiuterà a comprendere la risposta. Indipendentemente dal fatto che tu sia d’accordo sul fatto che Dio possa fare ciò che vuole, o che ti piaccia la risposta, almeno potrai comprendere appieno tutto ciò che questa risposta implica.
Rispondi Sì o No
(Sì/No) Dio sarebbe giusto se allungasse la durata della vita delle persone?
(Sì/No) Dio sarebbe giusto se rendesse più breve la durata della vita delle persone?
(Sì/No) Quando fosse giunto il momento per qualcuno di morire, Dio sarebbe giusto a scegliere qualsiasi mezzo desiderasse?
(Sì/No) Dio sarebbe giusto se permettesse ad alcune persone di vivere più a lungo di altre?
Se hai risposto "No" a una delle domande precedenti, cita la norma giuridica pertinente, se esiste, insieme all'autorità su cui si basa tale norma.
Dio può fare ciò che desidera e può comandare ciò che desidera. Anche se Dio fosse soggetto alle nostre leggi (cosa che non è), le nostre leggi non cercano di legiferare su ciò che Dio può fare, non più di quanto legiferino su ciò che è permesso ai tornado e agli uragani.
Poiché il carattere di Dio è buono e ciò che Egli ha detto è tutto vero, un esempio potrebbe essere considerato ingiusto da parte di Dio se e solo se fosse incoerente con tutto ciò che Egli ha rivelato riguardo al Suo carattere e alle Sue vie.
Fortunatamente, Dio non è come l’esempio estremo citato. Il fatto che la Bibbia affermi che Dio è amorevole non “costringe” Dio ad essere amorevole. Piuttosto, Dio era amorevole fin dall’inizio e ha liberamente desiderato esprimere a noi che Egli è amorevole, oltre ad essere giusto, santo e ad avere ira. Dio ti sta chiedendo di seguirLo, ma non ti sta supplicando. Se questo non ti piace, puoi andare per la tua strada e Dio andrà per la Sua. Ma considera dove ti porterà la tua strada…
D: In Giosuè 6:21 e nei versetti successivi, Dio non sembra molto gentile. Dio non dovrebbe essere sempre gentile?
R: Non sempre. In realtà, Dio è spesso estremamente gentile (anche se «amorevole» è un termine più accurato). Dio è così amorevole che Dio Figlio è venuto sulla terra per soffrire e morire, per versare il proprio sangue sulla croce per i nostri peccati. Tuttavia, verso coloro che rifiutano Dio e verso coloro che fanno del male agli altri, Dio non è gentile. Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, Dio è meno timido riguardo alla Sua ira di quanto spesso lo siamo noi. Se riesci a capire che, pur essendo molto amorevole, Dio non è sempre gentile, né è tenuto a esserlo, avrai superato uno dei più grandi malintesi su Dio presenti nella nostra cultura.
D: In Giosuè 6:25, quando fu scritto il libro di Giosuè, dato che si dice «…fino ad oggi»?
R: Ciò indica che il libro di Giosuè fu scritto ai tempi di Giosuè, quando Rahab era ancora in vita. Naturalmente, ne sono state fatte copie fino ai giorni nostri.
D: In Giosuè 6:26, perché Giosuè pronunciò questa maledizione contro chi avesse ricostruito Gerico?
R: La Scrittura non dice perché Giosuè abbia pronunciato questa maledizione, che si è poi avverata. Alcuni potrebbero dire che non si trattasse di una maledizione, ma solo di un avvertimento da parte di Dio su ciò che sarebbe accaduto. Tuttavia, invece di pronunciare la maledizione, Dio avrebbe potuto facilmente impedire che ciò accadesse.
Allora, perché fu pronunciata questa maledizione? Le ragioni umane e quelle divine non sono necessariamente le stesse. Ecco due ipotesi.
Motivo umano: Giosuè era molto provato emotivamente dopo aver sconfitto Gerico. Forse non voleva vedere la città ricostruita, poiché simboleggiava la resistenza contro Dio e contro di lui.
Motivo divino: forse nemmeno Dio voleva vedere ricostruita per secoli questa città, che simboleggiava la resistenza al popolo di Dio. A volte Dio permette ancora alle persone di compiere azioni che Gli dispiacciono, ma a un costo, come nel caso della ricostruzione di Gerico.
D: In Giosuè 6:26, questa profezia si è adempiuta?
R: Questo è un esempio di profezia condizionale. In questo caso, la condizione si sarebbe adempiuta solo se Gerico fosse stata ricostruita. Secondo 1 Re 16:34, Hiel di Betel ricostruì Gerico. Il suo primogenito Abiram e il suo figlio più giovane Segub morirono entrambi.
D: In Giosuè 7:1, peccò solo Acan o tutto Israele?
R: Solo Acan e la sua famiglia peccarono, ma la sconfitta di Israele dimostra che anche altri subirono le conseguenze del peccato di Acan.
Il peccato di un solo uomo e il coinvolgimento della sua famiglia hanno causato danno all’intera nazione. La lezione, secondo cui Acan non fu l’unico a morire per il proprio peccato, non fu dimenticata dagli Israeliti (Giosuè 22:20). È interessante riflettere su altri esempi in cui il peccato di uno solo causa danno a molti. Ma per quanto riguarda Adamo e Cristo, mentre il peccato di uno solo ha causato danno a molti, la giustizia di Uno salva chiunque creda. Molte volte la condotta di uno solo influisce su molti. 1 Samuele 24 offre un altro esempio.
D: In Giosuè 7:2-4, si trattava di una punizione di Dio o semplicemente di un errore di calcolo da parte dei capi israeliti?
R: Le due cose non si escludono a vicenda. Gli israeliti valutarono male il numero dei soldati ammassati a Betel e ad Ai. Tuttavia, Dio può aumentare o diminuire la nostra lungimiranza e il nostro giudizio come desidera.
D: In Giosuè 7:5-15, perché altri hanno sofferto per il peccato di Acan?
R: Purtroppo, spesso gli altri soffrono per il peccato di una persona in due modi.
1. Subiscono una punizione (in realtà delle conseguenze) di cui non sono colpevoli, proprio come oggi i neonati nascono dipendenti dalla cocaina, dall’eroina o dall’alcol che le loro madri hanno assunto.
2. Accettano semplicemente i peccati di coloro che seguono e condividono sia la colpa che la punizione per quei peccati.
Il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament* offre un altro commento interessante: proprio come i peccati di Adamo ed Eva e di Davide, Acan vide, desiderò e prese. Francis Schaeffer osserva che le cose che Acan prese sono dello stesso tipo di quelle che la gente prenderebbe oggi. L’oro e l’argento rappresentano il puro materialismo, mentre la veste proveniente da Babilonia sarebbe probabilmente molto alla moda. La Terra Promessa non era abbastanza per Acan; voleva di più, perché non si accontentava di ciò che Dio gli forniva. Ci sono momenti nella tua vita in cui sei insoddisfatto della cura che Dio ha per te?
Un altro aspetto tragico della storia di Acan è che nella battaglia di Ai e in tutte quelle successive, agli Israeliti era permesso tenere i beni di valore! Se solo Acan avesse aspettato, avrebbe potuto raccogliere il tesoro di molte città. Ci sono momenti in cui sai di esserti perso una benedizione di Dio perché non hai voluto aspettare e obbedire a Dio?
D: In Giosuè 7:6, perché Giosuè era così preoccupato che 36 uomini del suo intero esercito fossero morti in questa scaramuccia?
R: Non si trattava tanto di conquistare Ai, una città con 10.000 guerrieri al suo interno, quanto di conquistarla senza grandi perdite di vite tra gli israeliti, e di farlo rapidamente prima che gli eserciti delle altre circa 140 città e villaggi di Canaan si unissero.
Peggio ancora, ciò indicava che Dio non li stava aiutando in quel momento. Se Dio non li avesse aiutati, allora Giosuè non si sarebbe sentito sicuro della vittoria in Canaan.
D: In Giosuè 7:11-18, perché Dio non ha semplicemente detto a Giosuè chi aveva peccato?
R: A quanto pare, Dio è interessato tanto al loro processo di ricerca quanto al risultato di individuare le persone giuste. Ecco cosa accadde.
1. Tutto il popolo era stato consacrato.
2. Il lasso di tempo (un giorno) diede ad Acan e alla sua famiglia l’opportunità di farsi avanti di propria iniziativa.
3. Il sorteggio ha dimostrato la capacità di Dio di smascherare il peccato.
Forse in questo modo, man mano che il procedimento si protraeva, veniva sottolineata la gravità della situazione. Immaginati nei panni di Acan. Come ti sentiresti mentre si tirano a sorte? Forse pensavi di poterla fare franca se ti fossi comportato normalmente? Il motivo di questo lungo processo potrebbe essere stato quello di dare ad Acan la possibilità di pentirsi, cosa che egli non fece. Dio è molto paziente, ma assicurati di pentirti prima che giunga la distruzione.
Un interessante contrasto con questa storia è rappresentato da Gionatan, scelto a sorte in 1 Samuele 14:37-45.
D: In Giosuè 7:12, Acan e la sua famiglia sarebbero stati risparmiati se si fossero fatti avanti e avessero confessato di loro spontanea volontà?
R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, quando Giosuè 7:12 dice di distruggere tutto ciò che è destinato alla distruzione, ciò non si riferisce ad Acan. Tuttavia, quando colui che possiede le cose destinate alla distruzione deve essere eliminato come Dio comandò in Giosuè 7:15, per Acan era ormai troppo tardi.
D: In Giosuè 7:18, perché Giosuè fece presentarsi la “sua” famiglia?
R: «Sua» qui si riferisce a Zimri, non a Giosuè. Giosuè apparteneva alla tribù di Efraim (Giosuè 24:30).
D: In Giosuè 7:19, cosa significa «rendere gloria al Signore»?
R: Si tratta di un solenne monito a dire la verità.
D: In Giosuè 7:24-26, perché gli Israeliti uccisero anche la famiglia di Acan?
R: Osservate dove erano stati sepolti gli oggetti. Ci sono sette punti da considerare nella risposta.
1. Anche loro avevano udito il comando.
2. Anche loro vivevano nella tenda dove erano stati sepolti. Sarebbe stato impossibile seppellirli nel terreno senza che loro ne fossero a conoscenza.
3. Anche loro non hanno parlato quando ne hanno avuto l’occasione.
4. Anche loro hanno pagato il prezzo del peccato a cui hanno acconsentito. Nella cultura americana è diffusa l’idea che, qualunque cosa faccia un bambino o un adolescente, nella maggior parte dei casi possa essere esonerato da una punizione severa se ha meno di 18 anni. Ciò è contrario al modo in cui Dio vede le cose, sebbene Dio riconosca un’età di responsabilità, e la Bibbia affermi che la trasgressione non è considerata peccato laddove non vi è legge (Romani 4:15; 5:12).
5. Giosuè non specifica l’età dei bambini.
6. Dio non ritiene i bambini colpevoli dei peccati dei loro padri (Ezechiele 18:4, 19-20; Deuteronomio 24:16). Tuttavia, essi possono essere ritenuti colpevoli per aver seguito i desideri del padre, quando sanno che il padre vuole che disobbediscano a Dio.
7. Sebbene i figli non condividano la colpa dei propri genitori, Dio «punisce» le persone facendo sì che i loro figli subiscano le conseguenze dei peccati del padre, come mostra Numeri 14:18.
D: In Giosuè 8:1-35, fu il potere di Dio o la strategia di Giosuè a determinare la vittoria ad Ai?
R: Le due cose non si escludono a vicenda. La strategia fu utile per consentire agli Israeliti di conquistare Betel e Ai senza incontrare resistenza, e demoralizzò i guerrieri cananei quando le città furono bruciate. Tuttavia, una grande strategia non funziona se i soldati non combattono bene, e presumibilmente Dio aiutò i soldati israeliti a combattere bene.
D: In Giosuè 8:1-35, quali lezioni possiamo trarre dalla battaglia di Ai?
R: Ci sono almeno due lezioni che possiamo trarne.
1. Anche una forza schiacciante non garantisce la vittoria ai cristiani, né a chiunque altro, se Dio non vuole che quella parte vinca.
2. Il successo di solito rende una persona comune vulnerabile al fallimento, a meno che non sia prudente. La prudenza implica considerare tutti i lati di una questione e mantenere le cose nella giusta prospettiva.
D: In Giosuè 8:17,25 e Genesi 12:8, gli archeologi hanno trovato la città di Ai?
R: No, e c’è anche una buona ragione. Ai era una piccola città che, secondo il libro di Giosuè, fu distrutta «completamente». Giosuè 8:17,25 indica che a Betel e Ai, messe insieme, c’erano solo 12.000 persone. In Giosuè 7:3, gli Israeliti stimarono che inizialmente fossero necessari solo da 2.000 a 3.000 uomini per sconfiggerli. (Nelle battaglie odierne, gli invasori preferiscono avere un vantaggio di almeno 2 a 1.)
Il libro *735 Baffling Bible Questions Answered*, alle pagine 89-90, afferma che la maggior parte degli archeologi riteneva che Ai fosse sepolta sotto il tumulo di Et-Tell, anche se la conformazione geografica non corrisponde al racconto biblico. Gli scavi a Et Tell rivelano la presenza di una città in quel luogo, ma tale città fu distrutta nel 2200 a.C., ovvero prima di Abramo. Tuttavia, un altro tumulo nelle vicinanze, chiamato Khirbet Nisya, è probabilmente il sito di Ai, e sono necessari ulteriori scavi.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che, poiché Ai era piccola e fu «completamente distrutta», potrebbe non esserci più nulla che gli archeologi possano trovare.
D: In Giosuè 8:25, perché Giosuè era così preoccupato di ottenere la vittoria ad Ai?
R: Potrebbero esserci state due ragioni: una militare e una spirituale.
Aspetto militare: Giosuè era preoccupato sia per il morale elevato del suo esercito, sia per il fatto che un lungo assedio di Ai avrebbe dato agli altri Cananei la possibilità di unirsi.
Aspetto spirituale: Tuttavia, la sua preoccupazione maggiore era probabilmente che la potenza che aveva fatto aprirsi le acque del fiume Giordano e aveva fatto crollare le mura di Gerico non fosse più con loro. Dio aveva detto loro di prendere possesso della terra, ma c’erano molte città fortificate e, senza quel potere, sarebbero stati distrutti. Sia il popolo che Giosuè si resero conto che si sarebbero trovati in gravi difficoltà se Dio non fosse stato con loro. Hai mai avuto difficoltà nel cercare di compiere la volontà di Dio senza il Suo potere, ma solo con le tue forze?
D: In Giosuè 8:25, come potevano esserci «12.000» in una piccola città come Ai?
R: - Due ragioni. In ebraico, il termine «uomini» potrebbe riferirsi alla popolazione in generale, e probabilmente c’erano anche soldati di rinforzo temporaneamente presenti nella città.
D: In Giosuè 8:25, «12.000» indica solo gli uomini o tutti?
R: Le parole sono chiare, ma il significato può essere in entrambi i modi. Potrebbe essere che ci fossero 12.000 soldati di sesso maschile concentrati in questa piccola città, a causa dei rinforzi provenienti dagli altri Cananei. In alternativa, in ebraico le persone, sia maschi che femmine, possono essere indicate genericamente come “uomini”.
D: In Giosuè 8:29, perché Giosuè appese il re di Ai, ormai morto, a un albero?
R: Vedi la risposta a Giosuè 10:24.
D: In Giosuè 8:30, perché Giosuè costruì un altare sul monte Ebal, visto che 1 Re 12:31 e 1 Re 15:14 in seguito proibirono la costruzione di luoghi elevati?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
Tempo: anche se l’altare di Giosuè 8:30 violasse i divieti di 1 Re, l’altare di Giosuè sul Monte Ebal fu costruito prima che quei comandi fossero impartiti. Non si può essere ritenuti responsabili di aver infranto un comando futuro, quando non se ne era a conoscenza. Vedi Romani 4:15; 5:13.
Obbedienza: l’altare sul Monte Ebal fu costruito per essere utilizzato prima dell’istituzione del culto centralizzato a Gerusalemme. 1 Re mostra che Dio non voleva che venissero costruiti altari non autorizzati, e prima di ciò Dio aveva autorizzato l’altare sul Monte Ebal.
Scopo: L’altare sul Monte Ebal, così come il Tempio di Gerusalemme, furono costruiti per adorare Dio. 1 Re 12:32 mostra che Geroboamo costruì gli alti luoghi non allo scopo di adorare Dio, ma per adorare gli idoli. Allo stesso modo, 1 Re 15:14 mostra che gli alti luoghi in questione venivano utilizzati per l’adorazione di Asherah e di altri idoli.
D: In Giosuè 8:32-35, perché gli Israeliti interruppero la loro conquista e compirono la mossa strategicamente inutile di dirigersi a nord e a est verso il Monte Gerizim?
R: Questo ci mostra che in questo caso la preparazione spirituale è più importante della strategia militare. Si recarono sul Monte Gerizim per circoncidersi e riconsacrarsi al Signore. Sebbene il Monte Gerizim fosse un luogo appartato, ideale per donne e bambini, questa non era la ragione principale, poiché lasciare donne e bambini dall’altra parte del Giordano avrebbe potuto garantire loro una sicurezza ancora maggiore.
D: In Giosuè 9:1-27, perché Dio benedisse i Gabaoniti, non solo per aver ingannato il popolo di Dio, ma per aver mentito spudoratamente?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
1. Come avrebbero potuto i Gabaoniti sapere di non dover mentire? I Gabaoniti non avevano ricevuto gli insegnamenti trasmessi tramite Mosè.
2. Anche se, ipoteticamente, i Gabaoniti avessero avuto gli insegnamenti di Mosè, alcuni cristiani (come R.C. Sproul) insegnano che esistono determinate circostanze, come situazioni di vita o di morte, in cui i credenti dovrebbero mentire.
3. La cosa “ottimale” per i Gabaoniti sarebbe stata credere e confidare in Dio e dire tutta la verità a Giosuè, poiché i credenti non dovrebbero mentire gli uni agli altri (Efesini 4:25), e affidarsi a Dio affinché rendesse nota ai capi israeliti la Sua volontà. Tuttavia, Dio non ritiene le persone responsabili della verità che non possiedono, come dimostrano Romani 4:15 e 5:12.
D: In Giosuè 9:1-27, come hanno potuto i capi israeliti commettere l’errore di non consultare Dio riguardo ai Gabaoniti?
R: Gli Israeliti non furono negligenti; in effetti pensarono che i Gabaoniti potessero ingannarli (Giosuè 9:7). Allo stesso modo, i credenti oggi tendono talvolta a consultare Dio su alcune cose più prontamente che su altre. Oggi come allora, purtroppo è fin troppo facile per i credenti pensare che una situazione sia così semplice da non richiedere la saggezza di Dio.
Naturalmente, Dio sapeva che avrebbero commesso questo errore. Dio ha usato persino il loro errore per risparmiare i Gabaoniti, che in seguito Lo avrebbero servito. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Deuteronomio 20:17.
D: In Giosuè 9:3, chi erano i Gabaoniti e cosa ne fu di loro?
R: Gabaon era una città importante fondata intorno al 3100 a.C. Gli archeologi ci dicono che si trovava a 20-25 miglia (32-40 chilometri) a ovest di Ghilgal e a 4.000 piedi di altitudine in più. All’interno della città c’erano numerose sorgenti e bacini d’acqua, il che le consentiva di resistere a un lungo assedio. Gabaon era a capo di una confederazione di città che comprendeva Kearoth-Jearim, Kephirah e Beeroth. La popolazione totale della città e dei dintorni rurali poteva aggirarsi intorno ai 50.000 abitanti. Dopo aver assistito alla distruzione di Gerico e di Ai, decisero di stringere pace con il popolo di Dio.
I Gabaoniti erano noti come abili combattenti (Giosuè 10:2). È degno di nota il fatto che affidassero completamente le loro vite a Giosuè (Giosuè 9:25). È facile per chi non ha forza propria confidare nella potenza di Dio; è più difficile farlo per chi è forte.
I Gabaoniti prosperarono nei secoli successivi. Quando gli esuli tornarono da Babilonia, alcuni Gabaoniti potrebbero essere tornati come guardiani delle porte (Neemia 7:45-56, 11:19; Esdra 2:42-54). A quanto pare, prestando servizio nel Tempio, alcuni discendenti dei Gabaoniti trovavano gioia nell’adorazione del Signore.
Non è forse meraviglioso che la salvezza dei Gabaoniti sia giunta proprio attraverso l’errore degli Israeliti? Dio non solo usa le cose buone per la Sua gloria, ma può anche usare i nostri errori!
D: In Giosuè 9:8-19, gli israeliti avrebbero dovuto mantenere la parola data se questa era stata fatta con un falso pretesto?
R: Se si stipula un accordo nel nome del Signore senza aver pregato al riguardo, e la controparte ha agito con inganno, a volte è opportuno onorarlo, altre volte no, a seconda delle circostanze. In questo caso, Dio si aspettava che onorassero il loro patto, come mostra 2 Samuele 21:1-6.
D: In Giosuè 9:8-19, perché gli israeliti risparmiarono i Gabaoniti?
R: Ci sono due ragioni concomitanti.
Umana: una volta stipulato il patto con i Gabaoniti e giurato nel nome del Signore, dovevano mantenere la parola data.
Divina: Dio sapeva in anticipo che ciò sarebbe accaduto e aveva predestinato i Gabaoniti ad essere risparmiati in questo modo.
Questo può sembrare difficile da comprendere per alcune persone di oggi, poiché il concetto moderno di «mantenere la parola data» non viene preso sul serio oggi come lo era nei tempi antichi.
D: In Giosuè 10:3, esistono prove archeologiche extra-bibliche relative a questi re?
R: No, non ce ne sono. Ci sono tre punti da considerare nella risposta.
1. Data l’improvvisa distruzione della popolazione cananea, non erano rimasti molti cananei in grado di scrivere, e ancora meno che volessero scrivere di questi re sconfitti in modo ignominioso
2. In realtà, i cananei non lasciarono molte testimonianze dei loro re nemmeno nelle generazioni precedenti. A differenza degli orgogliosi egiziani, sumeri e ittiti, abbiamo pochi nomi di re cananei conservati al di fuori della Bibbia.
3. Ci si potrebbe aspettare che il popolo conquistatore conservasse almeno una documentazione storica dei re conquistati, ed è esattamente ciò che è accaduto, nel Libro di Giosuè.
D: In Giosuè 10:11, come è possibile che grandi pietre siano cadute solo sull’esercito cananeo?
R: La risposta si articola in due parti.
1. Dio Onnipotente può fare ciò che vuole, e ha una mira migliore del miglior giocatore di bowling o lanciatore di baseball.
2. Forse non c’era bisogno di una mira precisa. Sia prima della battaglia che mentre i Cananei stavano fuggendo, c’era una certa distanza tra i due eserciti.
D: In Giosuè 10:12-13, perché Dio avrebbe scelto di compiere un miracolo con il sole e la luna?
R: Un’ipotesi è che, poiché il sole e la luna erano le divinità principali della religione cananea, fosse appropriato che Dio utilizzasse questi simboli per sconfiggerli.
D: In Giosuè 10:12-13, in che modo Dio fece fermare il sole?
R: C’è una risposta breve e una risposta lunga. La risposta breve è che Dio Onnipotente poteva farlo in qualsiasi modo volesse, e il mezzo non è importante. La risposta lunga aggiunge che Dio potrebbe aver scelto di farlo fermando la rotazione terrestre, rallentandola, oppure ricorrendo a un effetto ottico. Ecco i pro e i contro di ciascuna ipotesi.
Fermare la rotazione terrestre: Dio avrebbe il potere di farlo. Dio fermerebbe anche gli effetti catastrofici del rallentamento sulla terraferma, sul mare e nell’aria.
Rallentamento della rotazione terrestre: simile alla prima risposta. L’unico vantaggio di questa risposta è che la necessità di un miracolo per contrastare l’effetto inerziale sarebbe più graduale, sebbene il miracolo sarebbe comunque necessario.
Effetto ottico: il sole non avrebbe dovuto «fermarsi»; Dio avrebbe potuto creare un effetto ottico che continuasse a fornire luce solare per quel tempo in più. Non doveva necessariamente trattarsi di un effetto globale, ma avrebbe potuto essere solo un effetto locale a Canaan.
Nessun sole per un giorno: il termine ebraico che descrive ciò che fece il sole non è chiaro. Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 186-188, afferma che il termine ebraico *dom* può significare semplicemente che il sole «rimase in silenzio» o si nascose per un giorno. Ciò si adatta bene al contesto, poiché come avrebbe potuto il sole sembrare fermo nel cielo se ci fosse stata una grande grandinata? Inoltre, la temperatura più fresca avrebbe favorito l’esercito israelita dopo la sua lunga e rapida marcia.
A questo proposito, E.W. Maunders e Robert Dick Wilson hanno sostenuto la teoria secondo cui il sole «cessò di emanare calore» per un giorno.
Questa risposta e quella precedente sono le più plausibili.
Falsa pista: Va menzionato che circolano storie su un programma informatico di astronomia che, se fatto funzionare a ritroso nel tempo, mostrerebbe che mancava un giorno durante l’epoca di Giosuè. Tuttavia, ciò è altamente improbabile, poiché, non essendoci all’epoca registrazioni astronomiche con cui effettuare un confronto, non ci sarebbe alcun modo per una simulazione al computer di stabilire se un giorno fosse andato perso o meno. È un po’ come cercare di calibrare qualcosa quando non c’è una scala di riferimento. Il libro *Hard Sayings of the Bible*, alle pagine 186-188, nella sua ampia trattazione di questa questione, menziona che Charles Pickering dell’Osservatorio di Harvard e il professor Totten di Yale furono apparentemente i primi a avanzare questa ipotesi.
D: In Giosuè 10:12, quali altre teorie sono state avanzate riguardo a questo miracolo?
R: Ecco altre due teorie.
1. Keil e Delitzsch ipotizzarono che sembrasse che il sole si fosse fermato poiché il lavoro di due giorni era stato svolto in un solo giorno. Dopotutto, se il sole avesse smesso di muoversi, come avrebbero potuto misurare per quanto tempo si fosse fermato?
2. Hugh J. Blair ipotizzò che, poiché l’attacco originario era avvenuto al mattino presto, la preghiera di Giosuè fosse in realtà volta a ritardare l’oscurità per l’attacco a sorpresa, e Dio rispose con una grandinata localizzata.
D: In Giosuè 10:12, il fatto che il sole si fosse fermato è stato riportato anche in altre culture?
R: No. Va sottolineato che se l’arresto del sole fosse stato un effetto ottico, o se l’ebraico intendesse che il sole non splendeva, questo avrebbe potuto essere un fenomeno locale a Canaan. D’altra parte, esiste una spiegazione più semplice. Molte culture di quel tempo non possedevano la scrittura e la maggior parte non effettuava osservazioni astronomiche.
Non hanno documentato molte cose risalenti a prima del 1400 a.C. (l’epoca di Giosuè). Ad esempio, ci fu un’enorme esplosione vulcanica a Thera, nelle isole dell’Egeo, e nessuno la documentò (tranne forse un riferimento egizio e forse le leggende greche sull’affondamento di Atlantide nel mare). Ecco ciò che è stato documentato dagli antichi astronomi.
I Sumeri e i Babilonesi possedevano un catalogo stellare molto antico, risalente al 1200 a.C. Già a partire dal 1800 a.C. i Babilonesi utilizzavano nomi sumeri per le stelle, il che indica che si interessavano all’astronomia già da molto tempo prima. Dal 1800 in poi i Babilonesi tracciavano le stagioni in base al sole e alla luna per sapere quando seminare. Sotto Nabopolassar (747-733 a.C.) i babilonesi scoprirono che le eclissi lunari seguivano un ciclo di diciannove anni. Ma ai tempi di Giosuè si trovavano in un’epoca buia. I Cassiti conquistarono Babilonia nel 1570 a.C., e gli Assiri sotto Tikulti-Ninurta conquistarono Babilonia intorno al 1225 a.C.
I Fenici sapevano navigare utilizzando «la stella fenicia» (la stella polare), ma non lasciarono testimonianze astronomiche.
In Egitto esiste un cerchio di pietre astronomiche risalente al 3.000 a.C. Gli egizi allineavano le loro piramidi secondo criteri astronomici. Tuttavia, non vi sono documenti astronomici scritti dettagliati. Esiste però una testimonianza molto interessante di un’oscurità avvenuta poco dopo l’epoca di Giosuè.
India: Potrebbe trattarsi all’incirca del periodo della battaglia vagamente descritta nella Bhagavad-Gita, sebbene la battaglia possa anche essere avvenuta in precedenza. Si ritiene inoltre che intorno al 1390 a.C., a Takshasila, gli Ariani sconfissero i Naga occidentali. Il punto è che si trattava di tempi molto remoti nella conquista ariana dell’India, quando erano conservate poche testimonianze storiche. I primi libri di astronomia di cui siamo a conoscenza in India risalgono a circa un secolo prima di Cristo.
Cina: la Cina entrò nell’Età del Bronzo e la dinastia Shang salì al potere per la prima volta in Cina subito dopo l’epoca di Giosuè. La prima eclissi solare documentata fu registrata dagli astronomi cinesi nel 2136 a.C. Essi registrarono le posizioni delle stelle sulle ossa oracolari dal 1339 al 1281 a.C. A parte queste, abbiamo pochissime testimonianze astronomiche cinesi antiche conservate. Sono difficili da reperire perché nel 213 a.C. l’imperatore Shih Huang Ti ordinò che tutti i libri dell’Impero fossero bruciati.
I minoici di Creta possedevano una scrittura e, a quanto pare, praticavano l’astronomia, ma non sappiamo molto di loro, poiché la loro civiltà fu distrutta intorno al 1450 a.C., prima dell’epoca di Giosuè.
I Greci micenei che conquistarono i minoici erano ancora molto barbari.
I Greci dorici conquistarono l’Egeo intorno al 1200 a.C., oltre 200 anni dopo Giosuè. Il primo astronomo greco conosciuto fu Talete di Mileto (624-548 a.C.).
In Messico i primi astronomi conosciuti furono gli Olmechi (1200-400 a.C.), che probabilmente inventarono il calendario mesoamericano autoctono.
In sintesi, la registrazione degli eventi astronomici era inesistente o sporadica. Sappiamo che nel Medio Oriente ci sarebbe stata oscurità quando il vulcano Thera eruttò, eppure disponiamo di un solo possibile riferimento negli scritti egizi. Pertanto, non ci aspetteremmo di trovare riferimenti a una giornata più lunga, in un’epoca in cui non esistevano orologi.
D: In Giosuè 10:13 e 2 Samuele 1:18, cos’è il libro di Jasher?
R: Giosuè 10:13 afferma che se ne parla più ampiamente nel libro di Jashar. Il libro di Jashar non è presente nella Bibbia; oggi non ne possediamo alcuna copia e, secondo il New Bible Dictionary, qualsiasi “copia” moderna è una falsificazione.
D: In Giosuè 10:23 e 11:3, perché i Gebusei (gli abitanti di Gerusalemme) combatterono sia nella campagna del nord che in quella del sud?
R: Giosuè sconfisse tutti e cinque i re del sud, ma non riuscì a conquistare due delle loro città: Gerusalemme (o Jebus) e Jarmuth. Di conseguenza, i Gebusei di Gerusalemme furono in grado di aiutare i re cananei del nord.
C’è un punto fondamentale da imparare qui. A volte, quando otteniamo una vittoria in un ambito della nostra vita, ma il peccato non è stato completamente “eliminato” in quell’ambito, esso può tornare in seguito ad attaccarci di nuovo.
D: In Giosuè 10:24, perché Giosuè aggiunse la beffa al danno facendo sì che i capi israeliti mettessero i piedi sul collo dei re cananei catturati?
R: Ai tempi dell’Antico Testamento, Giosuè probabilmente lo fece per demoralizzare i cananei che ne avrebbero sentito parlare e per infondere fiducia al proprio esercito. Questi re sapevano che Dio era con Giosuè, eppure continuarono comunque a combatterlo.
Tuttavia, ai tempi del Nuovo Testamento, il criterio non è lo stesso. Non dobbiamo vendicarci dei nostri nemici, ma amarli, come disse Gesù in Luca 6:27-28 e Matteo 5:43-44.
D: In Giosuè 10:26, dato che i re cananei erano già morti, perché furono appesi agli alberi?
R: Probabilmente per lo stesso motivo discusso nella risposta precedente. Esiste anche un’ulteriore possibilità, complementare alla precedente.
Alcuni boschetti erano considerati sacri dai Cananei, e Giosuè potrebbe aver voluto mostrare cosa pensavano del culto degli idoli nei boschetti. Si veda la discussione su Deuteronomio 12:3 e 16:21 per ulteriori informazioni sugli alberi sacri.
D: In Giosuè 10:28, perché Dio ordinò agli Israeliti di distruggere tutti?
R: Per la risposta, si veda la terza domanda su Giosuè 6:21.
D: In Giosuè 10:28-42, esistono prove archeologiche della distruzione di queste città?
R: Sì. Ecco le prove bibliche, seguite dalle prove archeologiche a conferma.
Prove bibliche: Il libro di Giosuè non afferma che tutte le città cananee siano state distrutte. Nel sud, afferma solo che Gerico, Ai, Makkadeh, Libna, Lachish, Eglon, Hebron e Debir furono distrutte. Forse anche Betel fu distrutta. Nel sud, secondo Giosuè 10:20, rimasero molte città fortificate.
Nel nord, secondo Giosuè 11:13, nessuna città fu bruciata tranne Hazor.
Prove archeologiche: Da *Pharaohs and Kings: A Biblical Quest* (Crown Publishers 1995), pag. 306, ecco le prove relative alle città distrutte alla fine dell’Età del Bronzo Media IIB fornite da David M. Rohl, un archeologo laico. A pag. 299 si afferma che il 1410 a.C. rientra nel periodo MB IIB.
Arad, Debir, Gerico, Lachish e Hazor, nel nord, presentano tutte tracce della loro distruzione. Vi è una certa incertezza sul fatto che Betel si trovasse nel sito odierno di Beitin o di el-Bireh, ma la città di Beitin fu distrutta. Vi è una certa incertezza anche sul fatto che Hebron si trovasse nel sito odierno di el-Khalil o di Tell el-Rumeideh, ma qualunque città si trovasse a el-Khalil fu distrutta. A Hormah, non è chiaro se sia stata distrutta in quel periodo o meno. La città di Gabaon fu abbandonata. Non era chiaro se Ai si trovasse nell’odierna et-Tell o a Khirbet Nisya, ma la città di Khirbet Nisya fu abbandonata, mentre quella di et-Tell non fu distrutta.
Poiché la distruzione della piccola città di Ai fu così totale, forse il vero sito di Ai non verrà mai individuato.
Alcuni sono stati confusi dal fatto che altre città furono distrutte in seguito dagli Israeliti e dagli Egiziani durante il periodo dei Giudici, e in parte ciò era dovuto alla teoria errata secondo cui l’Esodo avvenne intorno al 1350 a.C. Hazor e Lachish furono distrutte nuovamente in quel periodo.
D: In Giosuè 10:33, cosa sappiamo di Gezer al di fuori della Bibbia?
R: Gezer era una delle sei città più importanti della Palestina. All’interno delle mura, che circondavano un’area di 30 acri, c’era una sorgente. Intorno al 1600 a.C. fu costruita la cinta muraria interna, larga 50 piedi, che rappresentava la più grande struttura in pietra della Palestina. Presentava un bastione alto 25 piedi con una pendenza di 45 gradi. Per quanto riguarda il lato più oscuro della storia, a Gezer sono stati rinvenuti resti di neonati sacrificati.
D: In Giosuè 10:41, come poterono sconfiggere il paese di Goshen, dato che Goshen si trova in Egitto?
R: Goshen in Egitto è la regione del delta del Nilo. Si trattava di un’altra Goshen, ovvero una città vicina alla città cananea di Debir. Goshen è menzionata in Giosuè 15:51.
D: In Giosuè 11:1, perché i re del nord non aiutarono i re del sud a combattere?
R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, osservando una mappa, si vede che questi provenivano principalmente dal nord di Canaan, mentre i re precedenti provenivano dal sud di Canaan. La mancanza di coordinamento tra nord e sud potrebbe essere dovuta alla rivalità politica e al fatto che gli Israeliti, trovandosi tra i due, avrebbero interrotto non solo i movimenti delle truppe cananee, ma anche le comunicazioni tra nord e sud. Inoltre, la campagna di Giosuè fu molto rapida, quindi i Cananei ebbero poco tempo per pianificare una strategia ben congegnata.
D: In Giosuè 11:1, in che cosa la campagna nel nord differiva da quella nel sud?
R: C’erano tre differenze.
1. Un numero maggiore di re si unì per combattere contro gli Israeliti. Secondo Giuseppe Flavio, l’esercito cananeo del nord era composto da 20.000 carri, 100.000 cavalieri e 300.000 fanti. La sua stima è però probabilmente un po’ alta, a meno che non fossero stati radunati quasi tutti gli uomini cananei dell’intera regione. Se la popolazione che si era unita fosse stata compresa tra 810.000 e 1,1 milioni, l’esercito avrebbe potuto ammontare a 240.000 uomini in totale, a meno che non avessero combattuto anche anziani e ragazzi.
2. I cananei del nord potrebbero essere stati più determinati, dopo aver visto che gli israeliti avevano sconfitto i re del sud.
3. I regni del nord probabilmente avevano un morale più basso, poiché per i re del sud era difficile combattere contro una grandinata.
D: In Giosuè 11:3, perché Iabin di Hazor invitò gli Ittiti a combattere contro gli Israeliti, dato che i Gabaoniti avevano stipulato un trattato con gli Israeliti in Giosuè 9:19?
R: Giosuè 11:19 fornisce la risposta. C’erano diverse città degli Ittiti, e solo gli Ittiti di Gabaon e dei dintorni avevano stipulato un patto con gli Israeliti.
D: In Giosuè 11:6,9, perché a Giosuè fu specificatamente ordinato di recidere i tendini dei cavalli e bruciare i carri?
R: Tagliare i tendini dei cavalli significa recidere il «tendine d’Achille» che collega i muscoli della parte posteriore della gamba al piede. I cavalli sarebbero rimasti in vita, ma non avrebbero potuto correre e sarebbero stati inutili per la guerra. Deuteronomio 17:16-17 mostra che Dio non voleva che gli Israeliti avessero molti cavalli e carri. Ci sono tre punti su cui riflettere.
1. I cavalli e i carri sono molto utili per combattere in pianura, ma gran parte di Canaan era montuosa, quindi non sarebbe stato saggio affidarsi a carri e cavalli nella loro conquista.
2. Indipendentemente dal fatto che, dal punto di vista pratico, fosse saggio affidarsi a carri e cavalli, Dio voleva che essi riponessero la loro fiducia in Lui, non nelle loro armi da guerra.
3. I carri e i cavalli consentono a un paese di entrare rapidamente in guerra contro nemici in terre lontane. Dio non ha mai ordinato agli Israeliti di invadere l’Egitto, la Siria, l’Assiria o qualsiasi altra terra più lontana.
D: In Giosuè 11:7, perché Giosuè attaccò i Cananei del nord presso le acque di Merom?
R: La Scrittura non lo dice, ma possiamo individuare un paio di ragioni.
1. Giosuè li colse di sorpresa. L’esercito dei Cananei del nord si stava ancora radunando, e Giosuè li attaccò all’improvviso prima che tutto il popolo fosse giunto e si fosse organizzato.
2. Giosuè 11:5 menziona che essi disponevano di molti carri. In una regione montuosa, attraversata da ruscelli e piccoli fiumi, il vantaggio dei carri sarebbe stato ridotto al minimo.
Allo stesso modo, nella nostra lotta per Dio, a volte può essere importante per la vittoria scegliere noi stessi il momento e il luogo.
D: In Giosuè 11:10, esistono prove archeologiche della distruzione di Hazor?
R: Secondo gli archeologi, Hazor fu effettivamente incendiata tre volte: nel 1400 a.C., nel 1300 a.C. dal faraone Seti I e nel 1230 a.C. Chi potrebbe aver incendiato Hazor l’ultima volta (Giudici 14:2, 15, 16)? Ancora oggi disponiamo infatti di una lettera di I-eha-enu (Jabin?) di Hazor indirizzata al faraone in cui chiedeva aiuto proprio in quel periodo (chiamato re Ibni da David M. Rohl, p. 317). Gli egiziani non intervennero: a quanto pare, cinquant’anni prima ne avevano avuto abbastanza di cercare di andare controcorrente rispetto alla volontà di Dio.
D: In Giosuè 11:10-11, come poté Hazor, che Giosuè aveva completamente distrutto e bruciato, ridurre in schiavitù Israele poche generazioni dopo, in Giudici 4:3?
R: Alcuni hanno sostenuto che si tratti di un'inesattezza nel libro di Giosuè. Tuttavia, 170 anni sono un periodo più che sufficiente perché una città venga ricostruita. L’archeologia ci dice infatti che la città di Hazor fu bruciata nel 1400 a.C., nel 1300 a.C. dagli egiziani e nel 1230 a.C. A prescindere dal pregiudizio dei critici della Bibbia, l’archeologia racconta la storia in modo molto preciso. Si veda la domanda precedente per ulteriori dettagli su come Hazor fu distrutta da Giosuè e ricostruita 170 anni dopo dai Cananei per opprimere gli Israeliti.
D: In Giosuè 11:10, cosa sappiamo della città di Hazor?
R: Gli archeologi ci dicono che Hazor era la città più grande di tutta Canaan, con un’area compresa tra 175 e 200 acri e una popolazione massima di 40.000 abitanti. Hazor aveva una forma insolita. C’era un bastione interno di circa 14 acri e una doppia cinta muraria all’estremità opposta, con una distanza di 100 piedi tra le due mura. Era lunga 1542 piedi (5 campi da football) e larga 574 piedi nel punto più ampio. Al tempo di Giudici 4, Hazor tornò a diventare potente e oppresse gli Israeliti, finché Barac e gli Israeliti non li sconfissero.
D: In Giosuè 11:18, Canaan fu conquistata gradualmente o rapidamente, come afferma Giosuè 10:42?
R: La conquista iniziale di Canaan fu una campagna molto rapida. Tuttavia, gli Israeliti smisero di esercitare pressione sui Cananei una volta ottenuta terra sufficiente per vivere, e il resto della conquista procedette molto gradualmente. Inoltre, per gli Israeliti era più difficile combattere in pianura che in montagna, poiché i Filistei e altri popoli disponevano di carri da guerra.
D: In Giosuè 11:20, perché Dio indurì i cuori dei Cananei?
R: Per la risposta, si veda la discussione su Esodo 7:22.
D: In Giosuè 11:21 e Giosuè 14:15, chi erano gli Anakim (= Anakiti)?
R: Si tratta di una ripetizione della risposta data in Deuteronomio 1:28.
A quanto pare, gli Anakiti sostenevano di discendere da un uomo di nome Anak. Gli Anakiti erano una tribù i cui uomini erano temibili guerrieri, probabilmente a causa della loro stazza e della loro forza. Poiché all’epoca gli archi non erano così potenti e una grande portata e la forza erano qualità preziose in battaglia per chi combatteva con spade e mazze, essi diedero origine a molti guerrieri temuti. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Deuteronomio 31:3.
D: In Giosuè 12:1-14, quando furono sconfitti questi re?
R: Furono tutti sconfitti da Giosuè. Tuttavia, molte delle città non furono conquistate se non molto più tardi. Per sapere quali città furono conquistate, si veda la risposta alla domanda successiva.
D: In Giosuè 12:1-14, cosa sappiamo di queste città grazie all’archeologia?
R: È disponibile una tabella relativa a ciascuna città o regione.
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TRANSGIORDANIA |
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Heshbon: città amorrea conquistata prima dell’attraversamento del Giordano. |
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Basan: città amorrea con ottimi pascoli per il bestiame nelle vicinanze. |
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CANAN DEL SUD |
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Gerico: città amorrea fortemente fortificata con 10.000 abitanti. Fu incendiata intorno al 1400 a.C. e le prove archeologiche indicano «un possibile cedimento delle fortificazioni» |
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Ai: città amorrea nei pressi di Betel. Il sito non è stato individuato e probabilmente non lo sarà mai a causa della sua totale distruzione |
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Gerusalemme: questa città gebusea (amorrea) era probabilmente la città fortificata più solida ai tempi di Giosuè e in seguito. All’epoca occupava 14 acri. Non fu conquistata (Giosuè 15:63) finché alcuni uomini di Davide non si intrufolarono nel tunnel di approvvigionamento idrico. |
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Hebron: una città amorrea conquistata, chiamata anche Kiriath Arba. Qui vivevano alcuni Anakiti. Si trovava o nell’odierna el-Khalil o a Tell el-Rumeideh. Il sito di el-Khalil fu incendiato intorno al 1400 a.C. |
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Jarmuth: una piccola città amorrea di 7 acri. |
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Lachish: imponente fortezza amorrea conquistata, che occupava 18 acri. Incendiata intorno al 1400 a.C. |
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Eglon: Città amorrea e successivamente filistea. |
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Gezer: Sconfitta ma non conquistata (Giosuè 15:63) fino a quando il Faraone non la saccheggiò e la donò come dote a sua figlia, la sposa di Salomone (1 Re 9:16). In alcuni vasi sepolti sono stati rinvenuti resti di bambini sacrificati. |
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Debir: Probabilmente kenizzita. Il padre di Caleb, Jefunne, era un kenizzita. Aveva una superficie di 9 acri e fu costruita intorno al 2200 a.C.; fu incendiata intorno al 1400 a.C. W.F. Albright identificò Debir con Tell Beit Mirsim, sebbene altri studiosi sostengano l’ipotesi di altri siti, tra cui Khirbet er-Rabud. (Enciclopedia archeologica della Terra Santa, p. 116) |
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Geder: Non si sa molto di questa città del sud. |
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Hormah: gli Israeliti furono sconfitti qui prima di vagare per quarant’anni. Conquistata sotto Giosuè. Le prove archeologiche del suo incendio sono incerte |
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Arad: Città del sud. Incendiata intorno al 1400 a.C. |
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Libnah: Conquistata durante la campagna nel sud. Fu completamente incendiata intorno al 1230 a.C. |
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Adullam: Conquistata durante la campagna nel sud. |
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Makkedah: Conquistata durante la campagna nel sud. |
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Betel: importante città conquistata in Giudici 1:22-25. È la seconda città più citata nella Bibbia. Non è certo se si trovasse nell’odierna Beitin o a el-Bireh. Il sito di Beitin fu incendiato intorno al 1400 a.C. |
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CANAN SETTENTRIONALE |
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Tappuah: Esistevano due città chiamate Tappuah. Probabilmente qui si intende quella settentrionale; quella in Giuda era un piccolo villaggio. |
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Hepher: Non si sa molto di questa città. |
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Afek: Grande città di 40 acri fondata nel 2000 a.C., subito dopo Abramo. |
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Lasharon: Non si sa molto di questa città. |
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Madon: menzionata nell’elenco delle città cananee del faraone Thutmose III. |
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Hazor: La più grande città di Canaan, si estendeva su una superficie compresa tra 175 e 200 acri. Popolazione <= 40.000. - Bruciata nel 1400, nel 1300 e nel 1230 a.C. |
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Shimron Meron: Si sa poco di questa città. |
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Acshaph: Probabilmente non fu conquistata da Giosuè. In seguito questa città si alleò con Hazor contro Israele. |
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Taanach: Situata vicino a Megiddo, questa città ben fortificata non fu conquistata, sebbene il suo esercito fosse stato sconfitto. |
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Megiddo: questa città non fu mai conquistata. Era una piccola e robusta fortezza di 6 ettari con mura larghe 6 piedi. |
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Kedesh: in seguito divenne una città di rifugio per i leviti. |
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Jokneam: Nel Carmelo. Probabilmente menzionata anche nell’elenco delle città cananee del faraone Thutmose III. |
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Dor: La città non fu conquistata (Giudici 1:27). |
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Goyim: Si sa poco di questa città. |
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Tirza: un terrapieno di 600x300 piedi (più grande di Megiddo) mai conquistato. Fu costruita per la prima volta intorno al 4000 a.C. |
D: In Giosuè 13:1, Giosuè 23:1-2 e Giosuè 14:11, perché Dio permette che alcuni dei Suoi servi obbedienti soffrano a causa della vecchiaia e altri no?
R: Due punti da considerare nella risposta.
1. Giosuè 24:29 dice che Giosuè aveva quasi 110 anni, mentre Caleb ne aveva circa 87. Quindi, in questo caso, Giosuè era molto più anziano e soffriva maggiormente per la vecchiaia.
2. In generale, Dio guida ciascuno dei suoi figli come desidera. Alcuni lo glorificano rimanendo fedeli a Lui attraverso prove ardenti, altri lo glorificano attraverso la vecchiaia, e altri ancora glorificano Dio in altri modi.
D: In Giosuè 13:6, perché Dio promise di scacciare i Sidoni, visto che non furono mai scacciati?
R: Dio disse in Giosuè 13:6 che Lui stesso li avrebbe scacciati davanti agli Israeliti. Ciò ricorda in parte la battaglia di Gabaon in Giosuè 10:11, dove più Cananei furono uccisi dai chicchi di grandine che dagli Israeliti. La differenza in questo caso è che gli Israeliti non si presero mai la briga di radunarsi per combattere i Sidoni, e quindi Dio non scacciò i Sidoni «davanti agli Israeliti».
D: In Giosuè 13:9-12, il confine orientale si trovava in Transgiordania, oppure si estendeva fino al fiume Eufrate, come dicono Genesi 15:18 e Deuteronomio 11:24?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
Giosuè 13:9-12 era una descrizione della situazione attuale, secondo cui l’estensione orientale del loro possesso al tempo di Mosè e Giosuè si trovava in Transgiordania ed era stata assegnata alle due tribù e mezza.
Genesi 15:18 era una promessa profetica, incondizionata e futura. I discendenti di Abramo avrebbero controllato il territorio fino al fiume Eufrate. Ciò si adempì durante la monarchia di Davide e Salomone, come mostra 2 Samuele 8:3.
Deuteronomio 11:24 era una promessa profetica, condizionale e futura. Era subordinata alla loro scrupolosa osservanza di tutti i comandamenti (Deuteronomio 11:22). Avrebbero posseduto tutta la terra fino al fiume Eufrate, come diceva Genesi 15:18. Tuttavia, nelle generazioni successive, non continuarono a rispettare le condizioni, almeno fino al tempo di Davide.
D: In Giosuè 13:22, perché gli Israeliti uccisero Balaam, un profeta di Dio che non diceva altro che la verità?
R: Balaam disse la verità per danneggiare gli Israeliti. Se una particolare tentazione può danneggiare qualcuno, non si dovrebbe andare in giro, anche se in buona fede, a dire ai suoi nemici come tentarlo, come fece Balaam in Numeri 31:16. Anche 2 Pietro 2:15 e Giuda 11 menzionano l’errore di Balaam.
D: In Giosuè 13:27, cos’è il Mare di Chinneret?
R: È un antico nome del Mare di Galilea.
D: In Giosuè 14:2, perché la maggior parte delle tribù ereditò per sorteggio?
R: Fu un’idea di Giosuè, non di Dio. Il libro di Giosuè non afferma mai che Dio approvasse tale idea, sebbene non abbia mai espresso nemmeno la Sua disapprovazione.
D: In Giosuè 15-19, perché c’erano dodici divisioni del territorio?
R: Tre punti da considerare nella risposta.
1. C’erano dodici tribù, ma una di esse, quella dei Leviti, era composta da sacerdoti e non ricevette alcuna porzione di terra. Ciò porterebbe a undici porzioni.
2. Invece, ai due figli di Giuseppe, Efraim e Manasse, fu assegnata una porzione ciascuno. Di norma, il figlio primogenito riceveva una doppia eredità.
3. Tuttavia, Giuseppe non era il primogenito di Giacobbe; lo era Ruben. Tuttavia, in Genesi 49:3-4, il discorso di Giacobbe implica che Ruben non avrebbe ricevuto il «diritto di primogenitura» perché aveva giaciuto con la concubina di Giacobbe, Bilha, come riportato in Genesi 35:22. Al suo posto, lo avrebbe ricevuto Giuseppe, che aveva salvato l’intera famiglia dalla carestia. Questo potrebbe essere stato in parte il motivo per cui Giacobbe benedisse Efraim e Manasse in Genesi 48:1-2.
D: In Giosuè 15-19, quale lezione possiamo trarre dalla divisione del territorio?
R: Ci sono diverse lezioni che possiamo trarne.
1. Non possiamo affrontare la vita tralasciando sempre i dettagli. A volte dobbiamo essere molto precisi. Ad esempio, se sei un supervisore che valuta i dipendenti che lavorano sodo sotto di te, loro vorrebbero che tu lo facessi con la stessa serietà e diligenza con cui loro lavorano per te.
2. Spesso è meglio che le persone interessate abbiano voce in capitolo nella decisione. Quando i coloni americani gridavano «nessuna tassazione senza rappresentanza», non era perché cercassero di non pagare affatto le tasse. Piuttosto, volevano avere voce in capitolo su come venivano tassati.
3. “Giusto” ed “equo” non sono la stessa cosa. La divisione della terra era “giusta” nel senso che tutte le tribù vi partecipavano e tutte avevano pari possibilità di ottenere proporzionalmente più terra a testa. Tuttavia, non era equa, nel senso che alcune tribù ricevevano più terra a testa rispetto ad altre. Oggi, potresti guadagnare meno di un altro dipendente della stessa azienda che ha un valore quasi identico per l’azienda. Non lamentarti che l’azienda sia ingiusta. Entrambi ricevete la retribuzione che l’azienda ha concordato di pagare a ciascuno di voi. Tuttavia, sei libero di porre rimedio a questa situazione iniqua parlando con il tuo capo o cercando lavoro altrove. Tieni presente, però, che quando percepisci una situazione come iniqua, è possibile che sia proprio tu a sbagliarti.
4. Anche le persone devote possono commettere errori e distribuire le cose in modo iniquo.
D: In Giosuè 15:13, Arba era il padre degli Anakiti o semplicemente un uomo illustre tra gli Anakiti, come afferma Giosuè 14:15?
R: Non disponiamo di alcuna testimonianza indipendente su Arba, ma non c’è alcun problema nel ritenere che Arba fosse entrambe le cose.
D: In Giosuè 15:17 e Giudici 1:12-13, era giusto che Othniel sposasse la figlia del fratello minore di suo padre?
R: Ciò era lecito secondo le leggi matrimoniali dell’Antico Testamento. Un uomo non poteva sposare la moglie del fratello di suo padre, ma poteva sposare la figlia del fratello di suo padre. Per ulteriori informazioni, si veda la discussione su Levitico 18:1-17.
D: In Giosuè 15:18-19 e Giudici 1:14-15, la moglie di Othniel ha fatto bene a chiedere anche le sorgenti d’acqua?
R: È stata perspicace a chiederle, perché in quella terra l’acqua era la risorsa fondamentale. La Bibbia non dice se fosse giusto o meno che ottenesse anche le sorgenti d’acqua.
D: In Giosuè 15:24, Bealoth è la stessa località di Baalath Beer menzionata in Giosuè 19:8?
R: L’Expositor’s Bible Commentary, volume 3, pagg. 329-330, afferma che potrebbero esserlo. Si noti che l’assegnazione di Simeone arrivava solo fino a Baalath Beer, ma non la includeva.
D: In Giosuè 15:33 perché si dice che ci siano 29 città e villaggi, quando l’elenco ne riporta 36?
R: Probabilmente si tratta di un errore del copista. Ecco le prime due risposte errate, seguite da ulteriori spiegazioni sulla risposta corretta.
Alcuni sono villaggi non inclusi nel conteggio delle città (risposta errata): questa formula, che consiste nell’elencare le città e poi fornirne il totale, si trova circa 30 volte nel libro di Giosuè. In 28,5 di questi casi i numeri tornano perfettamente. (Il caso limite è Giosuè 15:22, dove i numeri tornano se Gederothaim è un sinonimo di Gederah.) Pertanto, affermare che il numero si riferisca solo alle città e non ai villaggi periferici probabilmente non è corretto, perché altrimenti perché questo elenco dovrebbe essere diverso dagli altri 29?
Le città assegnate congiuntamente a Simeone non sono state conteggiate (risposta errata): sette città appartenevano a Simeone. L’assegnazione di Simeone era interamente all’interno di Giuda, e le tribù di Giuda e Simeone in seguito si fusero. Le 17 città di Simeone in Giosuè 19:2-8. Di queste, 11 sono elencate nell’elenco di Giuda relativo al Negev. Esse sono: Nell’elenco di Giuda, le città comuni sono Ain, Balah (=Baalah), Beersheba, Eltodad, Ezem, Hazar Shual, Hormah, Moladah, Lebaoth (=Beth Lebaoth), Rimmon, Ziklag. Si noti che 36 – 11 non è uguale a 29. Inoltre, due delle città di Simeone sono condivise con Giuda nelle colline occidentali: Ashan ed Ether, eppure la somma delle città delle colline occidentali corrisponde. Si noti anche che quattro delle città di Simeone non sono elencate da nessuna parte in Giuda: Bethul, Beth Marcaboth, Hazar Susah, Sharuhen. Il *Believer’s Bible Commentary* (p. 251) e il *Bible Knowledge Commentary: Old Testament* (p. 359) sostengono questa interpretazione, indicando come sette città comuni: Beersheba, Eltodad, Ezem, Hazar Shual, Hormah, Moladah e Ziklag.
Errore di trascrizione nel testo masoretico (risposta corretta): sia il testo masoretico che la Settanta riportano che vi fossero 29 città, ma il testo masoretico ne indica solo 30. (Forse anche in questo caso si trattava di un’aggiunta o di un errore di trascrizione.)
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Testo masoretico |
La Settanta |
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Kabzeel |
Baeseleel |
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Eder |
Ara |
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Jagur |
Asor |
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Kinah |
Icam |
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Dionah |
Regma |
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Adadah |
Aruel |
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Kedesh |
Cades |
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Hazor |
Asorionain (= Hazor + Ithanan?) |
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Ithnan | |
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Zif | |
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Telem |
Maenam |
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Bealoth |
Balmaenan |
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Hazor Hadattah |
E i loro villaggi |
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Kerioth Hezron (Hazor) |
Aseron (Asor) |
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Amam |
Sen |
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Shema |
Salmaa |
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Moladah |
Molada |
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Hazar Gaddah | |
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Hesmon |
Seri |
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Beth Pelet |
Baephalath |
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Hazar Shual |
Cholascola |
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Beersheba |
Beersabee |
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Biziothiah |
E i loro villaggi |
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Baalah |
Bala |
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Iim |
Bacoc |
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Ezem |
Asom |
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Eltodad |
Elboudad |
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Kesil |
Baethel |
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Hormah |
Herma |
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Ziklag |
Sekelac |
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Madmannah |
Macharim |
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Sansannah |
Sethennac |
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Lebaoth |
Labos |
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Shilhim |
Sale |
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Ain |
Eromoth (= Ain + Rimmon?) |
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Rimmon |
Anche il volume 3, pag. 330, dell’Expositor’s Bible Commentary menziona che potrebbe trattarsi di un errore del copista, oppure che siano stati aggiunti alcuni villaggi che non avrebbero dovuto essere inclusi.
Purtroppo non ho accesso ai Rotoli del Mar Morto né a ciò che riportano.
Come nota a margine, il Commentario biblico dell’Expositor, volume 3, pagg. 329-330, afferma che, poiché la parola «Hazor» indica i terreni agricoli circostanti, Hazor e Ithnan potrebbero semplicemente riferirsi ai terreni agricoli di Ithnan (la Settanta sembra unire questi due nomi in uno solo). Si afferma inoltre che Biziothiah in Giudici 15:28 viene emendato da alcuni in (ubenoteha), che significa “e i villaggi circostanti”, ma si precisa che ciò è improbabile. Tuttavia, questo è quanto riporta la Settanta.
D: In Giosuè 16:1, perché Giuseppe, figlio di Giacobbe, ricevette due parti (una per Efraim e una per Manasse), mentre tutti gli altri figli di Giacobbe ne ricevettero solo una?
R: Di norma il primogenito riceveva una quota doppia rispetto agli altri figli. Ora, Giuseppe non era biologicamente il primogenito di Giacobbe. Probabilmente, poiché aveva salvato la famiglia di Giacobbe, Giuseppe ricevette il diritto di primogenitura. Giacobbe affermò esplicitamente in Genesi 48:5 che sia Efraim che Manasse dovevano essere considerati come suoi. Ruben, il primogenito biologico, perse quel diritto quando profanò il letto di suo padre in Genesi 49:3-4.
D: In Giosuè 17:3 e Numeri 36:2-12, le figlie di Zelofhad avevano ragione a causare così tanti “problemi”?
R: Sebbene la Scrittura non lo dica esplicitamente, sia le circostanze che il fatto che Dio abbia accolto la loro richiesta indicano che fosse giusto. Chiedere ciò che è giusto non è motivo di disturbo né per Dio né per le persone giuste.
D: In Giosuè 17:12-13 e Giudici 1:27-30,33, dato che non riuscivano a scacciare i Cananei, come potevano costringerli ai lavori forzati?
R: Giudici 1:28 risponde a questa domanda. Inizialmente non riuscirono a sconfiggere i Cananei. Tuttavia, dopo un po’ di tempo, gli Israeliti avevano la forza ma non la volontà di distruggere i Cananei, e stipularono questo accordo con i Cananei ormai indeboliti.
D: In Giosuè 18:6, perché tirarono a sorte per la terra?
R: Tirarono a sorte perché Giosuè disse loro di farlo. Da un lato, la Bibbia non dice nulla sul fatto che Dio approvasse o meno questa scelta. Dall’altro lato, non era un metodo sbagliato, poiché dava a ogni tribù coinvolta le stesse possibilità.
Oggi, lanciare una moneta o ricorrere a qualche altro processo pseudo-casuale va bene per i cristiani quando devono prendere decisioni arbitrarie, laddove non sia richiesta una decisione ponderata. Tuttavia, proprio come nel libro di Giosuè, non possiamo affermare che ogni volta che decidiamo qualcosa lanciando una moneta, ciò significhi necessariamente che sia la decisione migliore voluta da Dio.
D: In Giosuè 18:8-10, la distribuzione della terra fu equa?
R: Era assolutamente giusta, ma non equa al 100%. Era giusta perché
1. Furono le tribù stesse a effettuare il rilevamento.
2. Le tribù hanno deciso le dimensioni di ciascuna porzione.
3. Tirarono a sorte per stabilire chi avrebbe ricevuto quale porzione.
4. Riconobbero che Giuda e i figli di Giuseppe avevano più persone, quindi assegnarono porzioni più grandi alle tribù con più persone.
Tuttavia, si potrebbe obiettare che non fosse del tutto equo, poiché nel rilevamento, a quanto pare, ritenevano che la terra di Palestina fosse più rettangolare di quanto non fosse in realtà. Di conseguenza, le tribù del nord ricevettero meno terra.
D'altra parte, le regioni settentrionali non dovevano fare i conti con i Filistei e godevano di precipitazioni più abbondanti, quindi forse era equo.
È simile alla situazione in cui sette ragazzi scelgono a caso chi riceverà sette sacchetti di biglie. Non sanno esattamente quante biglie ci siano in ogni sacchetto, ma pensano tutti che i sacchetti contengano all’incirca lo stesso numero di biglie. Se si scoprisse che un sacchetto contiene più biglie, sarebbe giusto, perché ogni ragazzo ha avuto la stessa possibilità di ricevere quel sacchetto.
D: In Giosuè 18:28, Gerusalemme si trovava nel territorio di Beniamino o in quello di Giuda, come afferma Giosuè 15:8?
R: Si trovava sul confine che separava le due tribù.
D: In Giosuè 19:2-7, queste città si trovavano in Simeone o in Giuda, come afferma Giosuè 15:26-32, 36, 42?
R: In origine si trovavano in Giuda, ma in seguito furono assegnate a Simeone. La questione divenne tuttavia irrilevante quando Giuda e Simeone si unirono. Sei punti da considerare nella risposta.
1. Giosuè 15 mostra che queste città facevano parte dell’assegnazione di Giuda. (Il *New International Dictionary of the Bible*, p. 327, ad esempio, afferma: «La menzione in Giosuè 15:42 è forse la stessa assegnata a Simeone in Giosuè 19:7,9»).
2. Giosuè 19:9 mostra che a Simeone fu assegnata una porzione all’interno di quella di Giuda, poiché si afferma che la porzione di Giuda era più ampia del necessario.
3. La divisione del territorio fu decisa da uomini devoti, ma anche le persone devote possono commettere errori.
4. Quando si resero conto che a Giuda era stata assegnata una porzione troppo ampia rispetto alla sua popolazione, correggevano il proprio errore.
5. Si notino gli atteggiamenti qui descritti. Il popolo di Giuda non si lamentò del fatto che gli fosse stata sottratta della terra. Gli altri non misero in discussione le motivazioni di Giuda quando scoprirono per la prima volta l’errore.
6. Sebbene i capi avessero commesso un errore e lo avessero corretto assegnando a Simeone di vivere all’interno di Giuda, Dio sapeva già che quell’errore sarebbe stato commesso e che sarebbe stata apportata la correzione. Il loro errore e la correzione adempirono la profezia riportata in 49:7, secondo cui Simeone sarebbe stato disperso in Israele.
D: In Giosuè 19:47, dove si trova la città di «Leshem»?
R: Si trattava di una città piuttosto grande, anche se gli scavi archeologici dimostrano che fosse più piccola di Hazor. Era chiamata anche «Laish» e si trovava nella parte più settentrionale di Canaan.
D: In Giosuè 19:47, i Daniti conquistarono Leshem in questo punto, o in Giudici 18:27-29?
R: Si tratta dello stesso evento. Questa sezione del libro di Giosuè racconta ciò che fecero i Daniti in seguito, dopo l’epoca di Giosuè.
D: In Giosuè 19:47, il libro di Giosuè fu scritto dopo che i Daniti conquistarono Leshem?
R: Sì. Sebbene il libro stesso non indichi esplicitamente quando sia stato scritto, Giosuè 19:47 dimostra che il libro di Giosuè fu scritto dopo che i Daniti conquistarono Leshem.
D: In Giosuè 20, in che modo questa legge riguardante il sommo sacerdote era simile a Cristo?
R: La persona che era fuggita in una città di rifugio per omicidio colposo era libera una volta che il sommo sacerdote fosse morto. Forse Dio aveva stabilito questa legge “particolare” in parte come prefigurazione del perdono dei nostri peccati quando il nostro sommo sacerdote, Gesù Cristo, morì sulla croce per i nostri peccati.
D: In Giosuè 21, dato che i ministri ricevono il loro sostentamento da altri e sono al servizio di Dio, la decima dovrebbe essere detratta automaticamente dallo stipendio del ministro?
R: No. Innanzitutto, i cristiani non sono limitati a donare solo il dieci per cento, quindi come potrebbero sapere quanto prelevare? Tuttavia, questo è un aspetto secondario rispetto a 2 Corinzi 9, dove si afferma che dobbiamo donare con gioia, non per costrizione. La nostra offerta è un atto di obbedienza a Dio, e la detrazione automatica della decima andrebbe contro 2 Corinzi 9 e priverebbe il ministro dell’opportunità di scegliere di obbedire a Dio.
D: Giosuè 21:43-45 dimostra che tutte le promesse di Dio a Israele si sono adempiute già allora?
R: No, perché la maggior parte dei profeti venne dopo Giosuè.
D: In Giosuè 22:10-12, perché gli Israeliti stavano per entrare in guerra civile?
R: La risposta si trova in Giosuè 22:16-18. Le 9,5 tribù pensavano erroneamente che le tribù della Transgiordania stessero costruendo un altare idolatra. Erano pronte a entrare in guerra contro i propri fratelli, pur di non lasciarli cadere nell’idolatria.
Oggi, saremmo disposti a opporci ai cristiani coinvolti nell’idolatria, piuttosto che accettare con compiacenza e in silenzio il loro tradimento della fede in Dio?
D: In Giosuè 22:17, qual era l’iniquità di Peor?
R: Si trattava del terribile episodio descritto in Numeri 25:1-9, in cui le donne moabite ebbero rapporti sessuali con gli uomini israeliti per allontanare da loro il favore di Dio. Dio fece morire di pestilenza 24.000 israeliti.
D: In Giosuè 23:12-16 e Deuteronomio 31:16-17, Dio concesse la Terra Promessa agli Israeliti in modo condizionato o incondizionato, come mostrano Genesi 12-15, Genesi 26 e Genesi 46?
R: La terra apparteneva loro incondizionatamente, ma il loro possesso della terra era subordinato alla loro obbedienza a Dio.
D: In Giosuè 24:8,18, in che modo gli Amorrei differivano dai Cananei?
R: Quasi tutti i Cananei erano Amorrei (esclusi gli Hivvei e gli Ittiti). Tuttavia, gli Amorrei vivevano anche al di fuori di Canaan, in Siria e nella Mesopotamia settentrionale.
D: In Giosuè 24:12, cosa erano i calabroni che scacciarono i Cananei?
R: Non si trattava di semplici insetti, ma di una metafora per indicare gli angeli distruttori. Proprio come un nido di calabroni è efficace nel dissuadere una persona dal sostare in un determinato luogo, così questi angeli aiutarono gli Israeliti a scacciare i Cananei.
D: In Giosuè 24:14,23, perché qui fu detto agli Israeliti di mettere via i loro idoli?
R: Non è tanto che fossero caduti nell’idolatria in quel momento, quanto piuttosto che Giosuè si rivolgeva qui alle generazioni future oltre che a quella attuale. Purtroppo, nel giro di una o due generazioni dopo Giosuè, il suo consiglio non fu seguito.
D: In Giosuè 24:21-24, le persone hanno il libero arbitrio di fare delle scelte, come apparentemente fecero qui gli Israeliti?
R: I calvinisti rigoristi dicono di no. Altri estremisti pensano che abbiamo totale libertà. La maggior parte dei cristiani concorda sul fatto che abbiamo il libero arbitrio quando il termine viene compreso correttamente. Ecco cosa dice R.C. Sproul.
«Non vedo alcun problema nel conciliare la sovranità di Dio con il libero arbitrio dell’uomo, purché comprendiamo il concetto biblico di libertà. … Non siamo assolutamente liberi. … Ho il potere, la capacità e la libertà di fare quelle cose che posso fare, ma la mia libertà non può mai prevalere sul potere o sull’autorità di Dio. La mia libertà è sempre limitata dalla libertà superiore di Dio. Ciò che costituisce una contraddizione è la sovranità di Dio e l’autonomia umana. Autonomia significa che l’uomo può fare tutto ciò che vuole senza preoccuparsi del giudizio dall’alto. Ovviamente queste due cose sono incompatibili, e noi non crediamo che l’uomo sia autonomo. Noi diciamo che egli è libero, ma la sua libertà ha dei limiti, e tali limiti sono definiti dalla sovranità di Dio. Ecco una semplice analogia: a casa mia ho più libertà di mio figlio. Entrambi abbiamo libertà, ma la mia è maggiore».
Penso che la stragrande maggioranza dei cristiani, sia calvinisti che non, sarebbe d’accordo con questo.
D: In Giosuè 24:26, perché il popolo stipulò un patto a Sichem, o forse Silo era il santuario come dicono Giosuè 18:1; 1 Samuele 1:3; 3:21 e 4:3?
R: Due punti da considerare nella risposta.
1. Al tempo di Giosuè (circa 1400 a.C.), tutte le tribù strinsero un patto e eressero una grande pietra come memoriale a Sichem. Questo luogo di raduno doveva essere ampio per ospitare tutto il popolo. La Bibbia non dice che lì venissero offerti sacrifici, né che l’Arca dell’Alleanza si trovasse lì.
2. Come mostrano gli altri versetti, Silo era il luogo in cui si trovava l’Arca e il luogo in cui il popolo offriva sacrifici prima che Davide conquistasse Gerusalemme.
D: Nel libro di Giosuè, quali sono alcuni dei più antichi manoscritti di questo libro ancora esistenti oggi?
R: I rotoli del Mar Morto: (circa 1 a.C.) 2 copie separate.
4Q47 (=4QJosh(a)) 22 frammenti relativi a parti dei capitoli 5-10 del Libro di Giosuè. È simile al testo masoretico, non alla Settanta, tranne che in 5:2-7; 8:10-18; 8:34-35. I versetti conservati sono: 5,2-7; 6,5-10; 7,12-17; 8,3-14, 18?, 34-35; 10,2-5, 8-11.
4Q48 (=4QJosh(b)): cinque frammenti di Giosuè 2-4 e 17. I versetti conservati sono: 2:11-12; 3:15-17; 4:1-3; 17:1-5, 11-15
Versione samaritana di Giosuè
A Masada è stata rinvenuta una copia del libro di Giosuè datata al 169-93 a.C. mediante datazione al radiocarbonio con spettrometro di massa. Si tratta di una parafrasi dei capitoli 23-24 di Giosuè.
Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto e a Masada sono conservati i seguenti 58,5 versetti su 648 del libro di Giosuè (9,0 %)
Giosuè 2:11-12; 3:15-17; 4:1-3; 5:X,2-7; 6:5-10; 7:12-17; 8:3-14,18?,34-35; 10:2-5,8-11; 17:1-5,11-15, parafrasi dei capitoli 23-24.
La Settanta greca [LXX] era una traduzione dell’intero Antico Testamento in greco. Il Codice Colberto Sarravianus (IV-V secolo d.C.) contiene i libri dalla Genesi fino a Ruth. Il testo masoretico e la versione della Settanta di Giosuè presentano notevoli differenze tra loro.
Il Vaticanus [B] (325-350 d.C.) contiene l’intero libro di Giosuè
Il Sinaitico (340-350 d.C.) riporta Giosuè 12:2-14:4
L’Alexandrinus [A] (circa 450 d.C.) contiene l’intero libro di Giosuè.
Il Codice di Washington (IV/V secolo) contiene il libro di Giosuè.
D: Quali autori antichi fecero riferimento a Giosuè?
R: Gli autori preniceni che hanno citato o alluso a versetti del libro di Giosuè sono:
Filone l’Ebreo di Alessandria (dal 20/15 a.C. al 50 d.C.) fece riferimento a Giosuè 1:5: «Non ti lascerò e non ti abbandonerò». In *Sulla confusione delle lingue* 32 (164), p. 249.
Clemente di Roma (96-98 d.C.) allude a Giosuè quando racconta la storia di Raab in occasione dell’invio delle spie da parte di Giosuè. 1 Clemente, cap. 12, vol. 1, p. 8
Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) fa riferimento a Giosuè 5,13 e 6,1-2 nel «libro di Giosuè». *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 62, p. 228
Giustino Martire (circa 138-165 d.C.) allude all’angelo che apparve a Giosuè, figlio di Nun. *Dialogo con Trifone il Giudeo*, cap. 61, p. 227.
Meleto/Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) incluse Giosuè tra i libri dell’Antico Testamento nella sua lettera a Onesimo. *Sulla Pasqua*, p. 72. Conservata nella *Storia ecclesiastica* di Eusebio, libro 4, cap. 26.
Ireneo di Lione (182-188 d.C.) parla dei cinque re amorrei che Giosuè rinchiuse in una caverna definendoli «Scrittura». Ireneo, *Contro le eresie*, libro 2, cap. 24.4, p. 395
Clemente di Alessandria afferma: «Come narra il libro di Giosuè», e più avanti «come menziona il libro dei Giudici»; *Stromati* (193-202 d.C.), libro 1, cap. 21, p. 325
Tertulliano (198-220 d.C.) fa riferimento a Giosuè figlio di Nun 6,1-20 e alla caduta di Gerico. *Risposta agli ebrei*, cap. 4, p. 155
Ippolito (222-235/6 d.C.) discute di quando Giosuè, figlio di Nun, combatteva contro gli Amorrei. «Frammento del Commento al profeta Isaia», cap. 1, p. 176
Origene (225-254 d.C.) dedica un’intera opera alle Omelie su Giosuè. Egli menziona Gesù [Giosuè] per nome.
Cipriano di Cartagine (ca. 246-258 d.C.): «In Isaia… nel Salmo 117… Anche in Zaccaria… Anche nel Deuteronomio:… Anche in Gesù [Giosuè], figlio di Nave». Trattati di Cipriano, Trattato 12, sezione 2, cap. 16, p. 512
Cipriano (246-258 d.C. circa) cita Giosuè 5,2: «Anche in Gesù, figlio di Nave: “E il Signore disse a Gesù: ‘Fatti dei coltelli di pietra, molto affilati, e procedi a circoncidere i figli d’Israele per la seconda volta’”». Trattati di Cipriano, Trattato 12, sezione 1, cap. 8, p. 510
Gregorio il Taumaturgo (240-265 d.C.) allude a Giosuè 7 nell’Epistola canonica, Canone 3, p. 19.
Lattanzio (303 ca.-325 ca. d.C.) fa riferimento a Giosuè 5,2 come se fosse stato pronunciato da Giosuè, figlio di Nun.
Dopo Nicea:
Atanasio (367 d.C.) elenca i libri dell’Antico Testamento nella Lettera pasquale 39, cap. 4, p. 552.
Agostino di Ippona (338-430 d.C.) menziona Giosuè in *La Città di Dio*, libro 18, cap. 12, p. 366
Cirillo di Gerusalemme (circa 349-386 d.C.) cita Giosuè 3,1 come attribuito a Gesù [Giosuè], figlio di Nave [Nun], nella Lezione 10.11, pag. 60
Paciano di Barcellona (342-379/392 d.C.) allude a Giosuè 7 nella Lettera 3, cap. 20.1, pag. 61
Epifanio di Salamina (360-403 d.C.) elenca i libri dell’Antico Testamento, tra cui Giosuè. Il *Panarion*
Giovanni Crisostomo (morto nel 407 d.C.) allude a Giosuè 9 come se fosse Giosuè nel Commento agli Atti, Omelia 13, p. 86
Sulpicio/Sulpizio Severo (storico) (363-420 d.C.) allude a Giosuè nel libro 1 della Storia, capitoli 22-23, pag. 81-82
Ce ne sono anche altri.
D: Nel libro di Giosuè, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico e la Settanta greca?
R: Ecco alcune delle differenze di traduzione. Per avere un esempio delle variazioni tra il testo masoretico e la Settanta greca, questa parte si concentra sui capitoli 18 e 19.
Giosuè 2:14 «voi (plurale) dite», riferendosi a Raab e alla sua famiglia (testo masoretico) contro «tu (singolare) dici», riferendosi solo a Raab (altri manoscritti ebraici)
Giosuè 3:3 «i sacerdoti, che sono leviti» (Testo Masoretico) contro «i sacerdoti e i leviti» (LXX)
Giosuè 3:16 «presso [la città di] Adam, nei pressi/nella regione di Zarethan» (Kethiv) contro «da [la città di] Adam, nei pressi/nella regione di Zarethan» (Qere) contro «da ogni luogo lontano, fino ai pressi/alla regione di Kariathiarim»
Giosuè 5:1a «finché non attraversammo» (Masoretico) contro «finché non attraversarono» (Qere, LXX)
Giosuè 5:1b «non c’era spirito in loro» (Kethiv) contro «il loro coraggio venì meno» (Qere, alcuni manoscritti masoretici, LXX, siriaco, Targum, Vulgata)
Giosuè 6:1 «era ben chiusa» (Masoretico) contro «era ben chiusa e fortificata» (LXX)
Giosuè 7:1, 17, 18 «Zabdi» (masoretico) contro «Zimri» (Settanta e 1 Cronache 2:6)
Giosuè 7:2 «Bet-Aven» (masoretico) contro assente (LXX)
Giosuè 7:17 «uomo per uomo» (Masoretico, LXX) contro «famiglia per famiglia» (alcuni manoscritti ebraici, siriaco)
Giosuè 8:11b-16 presente nel testo masoretico, assente nella Settanta e nel rotolo del Mar Morto 4Q47.
Giosuè 9:1 «Iebusei» (Masoretico) contro «Iebusei e Girgasei» (LXX)
Giosuè 9:4 «andarono come delegazione con gli asini carichi» (Masoretico) contro «Prepararono provviste e caricarono i loro asini» (Settanta, Vulgata, siriaco)
Giosuè 10:28 «li distrussero» (testo masoretico, la maggior parte dei manoscritti ebraici) contro «la distrussero» (molti manoscritti ebraici, alcuni manoscritti della Settanta, alcuni Targum)
Giosuè 13:26 «Lidebir» (una città in Transgiordania) (Masoretico) contro «Debir» (una città in Canaan) (LXX, siriaco, Vulgata)
Giosuè 15:18 «lei lo esortò» (Masoretico, alcune Settanta) contro «lui la esortò» (altre Settanta)
Giosuè 15:60 «Kirjath-baal, che è Kirjath-Jearim, e Rabbah – due città e i loro villaggi.» (Masoretico) contro «Theco, Efrata — che è Betlemme —, Fagor, Aetan, Culon, Tatam, Thobes, Carem, Galem, Thether e Manocho: undici città con i loro villaggi» (Settanta)
Giosuè 16:2 «Da Betel a Luz» (ebraico) contro «Betel Luza» (Septuaginta).
Giosuè 18:1 «il paese era stato sottomesso davanti a loro» contro «il paese fu sottomesso da loro»
Giosuè 18:3 «venire meno» contro «essere negligenti»
Giosuè 18:3 «Jehovah, il Dio dei vostri padri» contro «il Signore nostro Dio»
Giosuè 18:4 «E io li manderò» contro (assente)
Giosuè 18:4 «e poi venite da me» contro «E vennero da lui:»
Giosuè 18:5 «E la divideranno in sette parti» contro «e lui [Giosuè] divise per loro sette porzioni»
Giosuè 18:18 «versante / lato opposto all’Arabah» (Masoretico) contro «oltre Baetharaba verso nord» (LXX)
Giosuè 18:28 «il Gebuseo» (Masoretico) vs. «Gebus» (LXX, siriaco, Vulgata)
Giosuè 18:28 «Kiriath» (Masoretico) contro «Kiriath-Jearim» (LXX)
Giosuè 19:2-8, 11-15, 18-22, 24-30, 33-38, 41-46: alcuni nomi sono diversi. Ciò è prevedibile, poiché molte di queste città cananee non avrebbero una corrispondenza diretta con il greco.
Giosuè 19:28 «Ebron» (la maggior parte dei manoscritti ebraici, i Targum, la Vulgata) contro «Abdon» (Septuaginta, alcuni manoscritti ebraici e Giosuè 21:30).
Giosuè 19:34 «Aser a ovest, e Giuda, il Giordano» contro «Aser si unirà ad essa a ovest, e il Giordano a est». Settanta.
Giosuè 19:51 «eredità» contro «divisioni»
Giosuè 19:51 «porta» contro «porte»
Giosuè 21:36-37 questi versetti sono presenti (LXX, Vulgata) vs. questi versetti sono assenti (Masoretico, Targum di Daniele, Antico Testamento ebraico di Bomberg del 1524-1525)
Giosuè 22:33-34 [assenti] (Testo Masoretico) contro «e la mezza tribù di Manasse» (LXX)
Giosuè 22:34 «chiamò l’altare» (Testo Masoretico, LXX) vs. «chiamò l’altare Testimone» (cfr. siriaco)
Giosuè 24:23 «figli di Gad» (testo masoretico) contro «figli di Gad e la mezza tribù di Manasse» (LXX)
Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione ebraica è tratta dalla Literal Translation di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton intitolata The Septuagint: Greek and English. Sono stati utilizzati anche l’Expositor's Bible Commentary e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.
Salvo diversa indicazione, le citazioni delle Scritture sono tratte dalla Berean Standard Bible (BSB), che è di dominio pubblico. https://berean.bible/