Domanda sulla Bibbia tratta dal Libro dei Numeri


D: Nel libro dei Numeri, perché questo libro è chiamato “Numbers” in inglese?

R: Questo nome deriva dalla traduzione greca della Settanta (arithmoi), da cui deriva la parola inglese “arithmetic” (aritmetica). Tale denominazione è dovuta ai conteggi del censimento presenti nel libro. Il nome ebraico è tratto dal primo versetto: “Nel deserto”. Il fatto che alcune persone possano sentirsi smarrite nel deserto quando si tratta di matematica non è rilevante! 😉


D: Nel libro dei Numeri, qual è il punto centrale di questo libro?

R: Si può comprendere il fulcro del Libro dei Numeri semplicemente ricordando che si tratta del libro che contiene numerose genealogie e censimenti. Il tema principale riguarda la responsabilità individuale e collettiva dinanzi a Dio. Dio ritiene le persone individualmente colpevoli dei propri peccati, ma spesso le persone subiscono le conseguenze anche per ciò che fanno gli altri.

Per alcuni, il Libro dei Numeri rappresenta sia un’offesa che un enigma. Dio è l’essere più amorevole dell’universo, ma alcuni immaginano Dio come nient’altro che amore. Il Libro dei Numeri è un testo che mostra a chiunque voglia osservarlo che Dio è molto più di questo. Dio è santo, e Dio ha anche la sua ira.


D: Nel Libro dei Numeri, qual è la struttura generale di questo libro?

R: Esistono vari modi per delineare la struttura di questo libro. La maggior parte dei commentatori concorda sulle piccole sezioni, ciascuna delle quali corrisponde all’incirca a un capitolo, ma non è d’accordo su quali di queste sezioni siano autonome e quali facciano parte di sezioni più ampie. Ecco una struttura che sottolinea ciò che possiamo imparare e applicare dalla Libro dei Numeri alla nostra vita, quando, metaforicamente, «andiamo oltre la vetta: dal deserto del Sinai alla Terra Promessa».

I. 19 giorni di addestramento sul Sinai (Num 1-10:10)

A. Disposizione del popolo (Num 1-4)

1. Il primo censimento: 603.550 (Num 1)

2. Comandi e obblighi (Num 2-4)

B. La purezza del popolo (Num 5-10:10)

1. Purezza e gelosia (Num 5)

2. La separazione del nazireo (Num 6:1-21)

3. I doveri nel Tempio (Num 6:22-7:89)

4. I doveri dei leviti (Num 8)

5. Le provviste di Dio: la Pasqua, la Nube e le trombe d’argento (Num 9-10:10)

II. Affrontare l’opposizione interna: il viaggio nel deserto durato 34 anni (Num 10,11-20,13)

A. Dal Sinai a Kadesh (Num 10:11-12:16)

1. Partenza dal Sinai (Num 10:11-36)

2. L’incendio a Tabera, le quaglie e la piaga (Num 11)

3. Miriam e Aronne si oppongono a Mosè (Num 12)

B. La catastrofe a Kadesh (Num 13-20,13)

1. Il resoconto dei dodici esploratori; dubbi e ritardi (Num 13)

2. La ribellione porta alla sconfitta (Num 14)

3. Le offerte e le nappe commemorative (Num 15)

4. La rivolta di Korah tra i capi (Num 16)

5. Il bastone di Aaronne come segno di giustizia, un segno per i ribelli (Num 17)

6. I doveri sacerdotali e il sostentamento (Num 18)

7. La giovenca rossa e l’acqua purificatrice (Num 19)

8. I peccati di Mosè (Num 20:1-13)

III. Le pianure di Moab: come affrontare l’opposizione (Num 20:14-25:18)

A. Affrontare l’allontanamento e la morte (Num 20:14-27)

1. Edom: quando i parenti rifiutano (Num 20:14-21)

2. La morte di Aronne (Num 20:22-27)

B. Imparare a combattere diversi tipi di battaglie (Num 21)

1. Il piccolo attacco di Arad (Num 21:1-3)

2. Come combattere il veleno dei serpenti (Num 21:4-9)

3. La battaglia contro Sihon e Og (Num 21:10-35)

C. Moab contro Israele (Num 22-25)

1. Da maledizione a benedizione di Balaam (Num 22-24)

2. La seduzione e la piaga (Num 25)

IV. Preparazione alla Terra Promessa (Num 26-36)

A. Num 26: il secondo censimento: 601.730

B. Obblighi: familiari, pubblici e personali (Num 27-30)

C. Conquista della Transgiordania (Num 31-32)

1. Giudizio sui Madianiti (Num 31)

2. Un risultato non ottimale: fermarsi prima della Terra Promessa (Num 32)

D. Il percorso già compiuto e le basi per il futuro (Num 33-36)

1. L’importanza di ripercorrere il passato (Num 33)

2. Stabilire in anticipo i confini futuri (Num 34)

3. Conoscere i propri luoghi di rifugio (Num 35)

4. Scelte per preservare l’eredità (Num 36)


D: In Num 1 ed Es 1, come è possibile che gli Israeliti abbiano avuto un tasso di natalità così elevato da arrivare a 602.000 uomini partendo da 67 uomini in 430 anni?

R: Ciò corrisponderebbe a un tasso del 2,15% all’anno, che non è un tasso di crescita demografica annuale particolarmente elevato. A titolo di riferimento, nel 1983 i tassi di crescita demografica annuali della Nuova Guinea, dell’Indonesia e della Malesia erano pari al 2,5%. Il tasso di crescita demografica annuale del 1983 dell’America Centrale era pari a circa il 3,16%. Inoltre, a titolo di riferimento, i tassi di natalità annuali della Nuova Guinea, dell’Indonesia e della Malesia erano rispettivamente del 4,2%, del 4,15% e del 3,07%. Il tasso di natalità annuale del Messico era del 4,2%, mentre quello degli altri paesi dell’America Centrale variava dal 3,5% al 4,86% all’anno.

Se gli Israeliti fossero stati liberi da guerre e carestie per 430 anni e avessero avuto un’aspettativa di vita più lunga (come indicato in Esodo 6:16-20), avrebbero potuto registrare una crescita del 2,15% per sole ragioni naturali. Una moltitudine mista di non israeliti li accompagnò (Esodo 12:38, Levitico 24:10) e Dio promise inoltre di moltiplicare la discendenza di Abramo in Genesi 17:2. Si veda «1001 Bible Questions Answered», pagg. 311-312, per ulteriori informazioni sulla moltitudine mista.


D: In Numeri 1 ed Esodo 1, come avrebbe potuto la penisola del Sinai sostenere oltre 600.000 uomini, oltre a donne e bambini?

R: La guida scettica di Asimov alla Bibbia, a pag. 166, afferma che si tratta di una cifra inverosimilmente elevata. Anche con precipitazioni più abbondanti a quei tempi, la penisola non avrebbe comunque potuto sostenerli, come indica Esodo 16:3. Ecco perché i miracoli della manna e delle quaglie (Esodo 16) non furono semplicemente utili, ma necessari.


D: In Numeri 1, il numero potrebbe essere 30.000 invece di 600.000 uomini?

R: No. Questa teoria fu pubblicata per la prima volta intorno al 1955 per tradurre il termine ebraico (‘eleph) con “clan” anziché “mille”. Tuttavia, quando viene utilizzato questo termine, le unità numeriche successive sono le centinaia, poi le decine e infine le unità. Inoltre, il numero totale, oltre 600.000, è coerente con l’interpretazione di (‘eleph) come «mille», mentre non lo è con l’interpretazione di (‘eleph) come «clan».


D: Nei capitoli 1 e 3 del Libro dei Numeri, qual è una risposta sintetica al motivo per cui il numero dei primogeniti maschi fosse relativamente basso?

R: Il numero 22.273 probabilmente contava solo quelli nati nei due anni in cui avevano vagato nel deserto. La Pasqua ebraica aveva già incluso gli altri. In alternativa, il Faraone potrebbe aver fatto uccidere molti primogeniti in Egitto.


D: Nei capitoli 1 e 3 del Libro dei Numeri, perché vi era un numero relativamente basso di primogeniti maschi?

R: Innanzitutto i fatti fondamentali, le informazioni meno rilevanti e poi la risposta.

Fatti fondamentali: Numeri 1:46 e Numeri 2:32 indicano che, nel primo censimento, vi erano 603.550 maschi non leviti in età da servizio militare, di età pari o superiore a venti anni. Numeri 3:42 indica che il numero dei primogeniti maschi, di età pari o superiore a un mese, era di 22.273. Ciò dà un rapporto di 27:1. Il rapporto potrebbe essere considerato ancora più elevato, poiché il primo numero si riferisce a maschi di età pari o superiore a 20 anni in buona salute, mentre il secondo a maschi di età pari o superiore a un mese.

Informazione di minore rilevanza: sebbene vi sia una percentuale inferiore di primogeniti maschi nelle famiglie numerose, ciò probabilmente non costituisce la ragione principale dell’elevato rapporto. Naturalmente, Dio avrebbe potuto alterare miracolosamente il rapporto tra femmine e maschi, ma la Bibbia non ha mai affermato che Dio abbia compiuto tale miracolo, e ricorrere a tale miracolo non è necessario per rispondere in modo soddisfacente alla domanda.

La risposta si articola in tre parti.

Ricordate il motivo per cui ciò avvenne. Tutti i primogeniti che lasciarono l’Egitto erano già «coperti» dal sangue della Pasqua, quindi non vi era bisogno di sacrificare due volte lo stesso primogenito. Gli egiziani che non erano coperti avevano già visto uccidere i propri primogeniti. Pertanto, non vi era bisogno di un sacrificio o di uno scambio per questi primogeniti. La necessità di uno scambio o di un pagamento per i primogeniti riguardava solo quei maschi nati nel periodo successivo alla loro partenza dall’Egitto.

Quanto durò questo periodo? Numeri 1:1 afferma che il primo censimento fu effettuato il primo giorno del secondo mese del secondo anno dopo l’uscita dall’Egitto. Poiché i maschi di età inferiore a un mese erano esclusi, si tratterebbe dei primogeniti maschi nati in un periodo di 24 mesi. Il tasso di crescita demografica degli Israeliti in Egitto sembrava aggirarsi intorno al 2,15% all’anno, mentre il tasso di natalità annuale dei paesi odierni con un tasso di crescita simile varia dal 3 al 4,86%. (Si veda l’analisi su Numeri 1 ed Esodo 1 per questi dati.) In due anni, 603.550 maschi e un tasso di natalità compreso tra il 3 e il 4,86% dovrebbero produrre tra i 37.000 e i 61.000 neonati maschi in più, ipotizzando un rapporto uguale tra uomini e donne. Naturalmente, la mortalità dei bambini di età inferiore ai due anni ridurrebbe tale cifra; tuttavia, il fatto che le coppie — che spesso erano state separate a causa del lavoro degli uomini nei cantieri — fossero ora sempre insieme avrebbe forse più che compensato la mortalità infantile.

L’intervallo compreso tra 37.000 e 61.000 maschi totali corrisponde in realtà all’incirca ai 22.273 primogeniti maschi, dato che alcuni primogeniti furono probabilmente uccisi alla nascita in Egitto. (A proposito, Esodo 13:12 mostra che, sia per l’uomo che per l’animale, è il primogenito della madre, non del padre, a essere conteggiato ai fini della consacrazione. Sebbene l’eredità fosse spesso attribuita al primogenito del padre, si trattava di eredità, non di offerta.)

Il decreto del Faraone: se non si accetta che il sacrificio fosse riservato solo a coloro nati dopo la partenza dall’Egitto, ma a tutti i primogeniti maschi, si consideri quanto segue: se la legge del Faraone fosse stata applicata rigorosamente, non ci sarebbero stati primogeniti maschi israeliti. Sebbene Esodo 1:15-20 affermi che Shiphrah e Puah lasciarono in vita i primogeniti maschi, ciò avvenne 80 anni prima dell’Esodo. L’Esodo non dice nulla sul fatto che i successori di Shiphrah e Puah avessero una simile libertà d’azione nella gestione delle levatrici, specialmente nei periodi immediatamente precedenti l’Esodo.

Conclusione: è dubbio che qualcuno nel 1400 a.C. potesse aver elaborato tutti i calcoli matematici e i tassi di natalità necessari per inventare queste cifre. Il numero dei primogeniti funge da conferma dell’accuratezza del censimento, alla luce della veridicità della narrazione degli eventi.


D: In Numeri 1, perché Dio fece sì che Mosè censisse solo gli uomini?

R: Numeri 1,3 e 49 forniscono la risposta. Non si contavano tutti i maschi, ma solo i guerrieri. Erano esclusi coloro che non potevano combattere e i leviti, ai quali era vietato combattere.


D: In Numeri 1, nel secondo anno dell’Esodo, il censimento fu effettuato nel secondo mese o nel primo mese, come [presumibilmente] suggerisce Esodo 40:2?

R: Il censimento militare avvenne nel secondo mese. Quattro punti da considerare nella risposta.

1. Il conteggio per tribù a fini militari (Numeri 1:46) fu effettuato nel secondo mese (Numeri 1:1-2).

2. Sebbene il Tabernacolo (Tenda del Convegno) fosse stato eretto nel primo mese (Esodo 40:2), non è specificato che l’imposta per il Tabernacolo fosse stata riscossa immediatamente in quel momento.

3. Se vi fosse stato un solo censimento, nel secondo mese, allora naturalmente il numero totale e la somma delle tribù coinciderebbero.

4. Se vi fossero stati due censimenti, uno nel primo mese per l’imposta del Tabernacolo e uno nel secondo mese a fini militari, i numeri coinciderebbero poiché erano molto ravvicinati nel tempo.


D: In Numeri 1:2-42, vi è qualche prova extra-biblica che alcune tribù israelite si trovassero in Palestina molto prima dell’Esodo?

R: No. All’inizio del XX secolo, alcuni hanno indicato parole presenti nelle epopee ugaritiche che presentavano somiglianze con i nomi Asher e Zabulon. K.A. Kitchen, in *Ancient Orient and Old Testament*, a pag. 71, afferma: «I presunti riferimenti ad Asher, Zabulon, ecc., nelle epopee ugaritiche sono stati da tempo dimostrati inesistenti». Nelle sue note a piè di pagina, egli cita W.F. Albright, *BASOR* 63 (1936), pp. 27-32 e *BASOR* 71 (1938), pp. 35-40, nonché R. de Langhe, *Les Textes de Ras Shamra-Ugarit…*, II, 1945, pp. 469-519.


D: In Numeri 2, dove si accamparono le «moltitudini miste» non israelite menzionate in Esodo 12:38?

R: Alcuni probabilmente seguirono la propria strada e si allontanarono dalla compagnia degli Israeliti. Altri di loro si accamparono senza dubbio ai margini dell’accampamento israelita, come il mezzo-israelita blasfemo di Levitico 24,10. Se fossero riusciti a procurarsi anche la manna e le quaglie, ne sarebbe valsa la pena. Altri ancora probabilmente vivevano in mezzo a una particolare tribù israelita.


D: In Numeri 3:12, poiché i primogeniti di tutte le tribù dovevano essere consacrati al Signore, perché invece fu consacrata a Dio l’intera tribù di Levi?

R: La Scrittura non spiega perché la tribù di Levi sia stata sostituita. Naturalmente, poiché tutti erano comunque popolo di Dio, Egli poteva disporre le cose come desiderava. Per inciso, in Genesi 49:7 Giacobbe profetizzò che la tribù di Levi sarebbe stata dispersa.


D: In Numeri 3:13, in che modo l’uccisione dei primogeniti egiziani da parte di Dio fa sì che i primogeniti israeliti appartengano a Dio?

R: Non vi è alcun requisito logico secondo cui dovesse necessariamente essere così. La Scrittura non ci spiega perché Dio abbia scelto di includere questo aspetto nell’accordo tra Lui e il Suo popolo dell’Alleanza. Tuttavia, possiamo ipotizzare tre ragioni.

Promemoria del passato: questa usanza avrebbe funzionato come un importante promemoria della loro liberazione dall’Egitto.

Verità eterna: in realtà tutti appartenevano comunque a Dio; sebbene Dio avrebbe potuto esigere ciò da tutti, ha scelto di richiederlo solo ad alcuni.

Scopo futuro: questa pratica avrebbe potuto fungere da protezione contro il rischio che imitasse l’usanza cananea di sacrificare i primogeniti agli idoli.


D: In Numeri 3:16-34, perché furono censiti solo i maschi leviti?

R: Il censimento aveva lo scopo di assegnare i compiti fisici relativi al Tabernacolo e ai sacrifici, e tali compiti erano svolti dagli uomini. Si veda anche la domanda successiva.


D: In Numeri 3:16-34, perché venivano contati i leviti a partire dall’età di un mese, mentre i maschi di un mese delle altre tribù non venivano contati?

R: La Scrittura non lo dice. Una possibile ragione potrebbe essere che il rapporto tra uomini e ragazzi non fosse influenzato dalla guerra, poiché i leviti non andavano in guerra.


D: In Numeri 3:28, perché i totali non tornano?

R: Probabilmente si tratta di un errore del copista, che ha trascritto 8.600 invece di 8.300.


D: In Numeri 3:42-46, perché la percentuale dei primogeniti maschi sembra bassa?

R: O si tratta dei primogeniti nati nel deserto, oppure il Faraone fece uccidere la maggior parte dei primogeniti in Egitto. Si veda la discussione su Numeri 1 per la risposta.


D: In Numeri 3:48, perché dovevano pagare per il numero dispari?

R: Dio poteva trattare con gli Israeliti come meglio credeva. A quanto pare, Dio desiderava trattare con loro in un modo che potessero comprendere.


D: In Numeri 4:3, i leviti iniziavano a prestare servizio all’età di trent’anni, oppure a venticinque, come indicato in Numeri 8:24, o a venti, come riportato in Esdra 3:8?

R: Numeri 8:24 afferma che tutti i leviti, di età compresa tra i 25 e i 50 anni, devono partecipare al lavoro nella Tenda del Convegno.

Numeri 4:3 dice di contare gli uomini dei Kehatiti di età compresa tra i 30 e i 50 anni, «tutti coloro che sono idonei a prestare servizio nel lavoro presso la Tenda del Convegno». Non si dice mai che i Kehatiti di età compresa tra i 25 e i 30 anni non prestassero servizio, ma solo che non dovevano essere conteggiati. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i leviti avessero un periodo di apprendistato.

In Esdra 3:8, quando gli esuli stavano costruendo il Tempio, i leviti di età pari o superiore a 20 anni furono incaricati non di prestare servizio nel Tempio, ma di supervisionarne la costruzione. L’età giovane potrebbe essere stata una considerazione di ordine pratico, data la scarsa disponibilità di leviti.


D: In Numeri 4:6, le stanghe dovevano essere rimosse dall’Arca dell’Alleanza, oppure dovevano rimanere nell’Arca come suggerisce Esodo 25:15?

R: Numeri 4:6 afferma che le stanghe erano [*] l’Arca durante il trasporto. Il termine tra [*] può significare «fissate», «inserite» o, forse, «regolate».

Esodo 25:15 afferma che le stanghe non dovevano allontanarsi dall’Arca. Ciò potrebbe anche significare che le stanghe non dovevano essere rimosse dai fori presenti nell’Arca.

Esistono due possibili risposte.

1. Quando l’Arca era ferma, le stanghe venivano rimosse dall’Arca, ma tenute nelle sue vicinanze.

2. Le stanghe rimanevano sempre nei fori dell’arca, ma venivano regolate e fissate prima del trasporto.


D: In Numeri 5:8-10, perché si pone l’accento sul dare al sacerdote?

R: Se vi è una persona che ha subito un torto, allora tale persona deve essere risarcita, con l’aggiunta di un quinto in più. Ma se non c’è più nessuno a cui versare il risarcimento, allora chi ha commesso l’ingiustizia non dovrebbe cavarsela completamente senza conseguenze. Non dovrebbe nemmeno trattarsi di un’offerta fittizia, in cui si offre il dono per poi trattenerselo alla fine. Piuttosto, essi offrono il dono, i sacerdoti lo accettano e esso appartiene ai sacerdoti.


D: In Numeri 5,13-22, se tutti bevevano la stessa acqua, non sembra forse una pratica superstiziosa?

R: Niente affatto. Non vi era alcuna causa naturale per cui la colpevole si gonfiasse e l’innocente no. Dio avrebbe provocato la differenza in modo soprannaturale.


D: In Numeri 6:2, una donna poteva essere nazirea?

R: Certamente. Numeri 6:2 insegna espressamente che anche le donne potevano essere naziree.


D: In Numeri 6:5, poiché un nazireo non doveva tagliarsi i capelli e Paolo affermò in 1 Corinzi 11:14 che gli uomini non dovrebbero avere i capelli lunghi, solo gli uomini calvi potevano essere nazirei?

R: Innanzitutto, Paolo si riferiva alla vita quotidiana, non al voto speciale di un nazireo, poiché dopo aver scritto 1 Corinzi, Paolo stesso si fece carico delle spese dei nazirei in Atti 21:23-24. In secondo luogo, i voti nazirei non venivano menzionati per i non ebrei, compresi i cristiani non ebrei.


D: In Numeri 7:9, perché Dio fece trasportare gli oggetti del santuario sulle spalle degli uomini, quando i carri trainati dai buoi potevano trasportare tutto il resto?

R: Probabilmente Dio lo ha voluto per due ragioni.

Pratico: gli oggetti si graffiano e si ammaccano meno se vengono trasportati con cura dalle persone piuttosto che se si trovano su un carro trainato da buoi che potrebbe percorrere terreni accidentati.

Simbolica: ciò avrebbe rappresentato per gli Israeliti un esempio del fatto che gli oggetti associati al culto sacerdotale dovevano essere trattati con rispetto, anche quando il culto non era in corso. In 2 Samuele 6:6-7, Uzza fu ucciso da Dio quando toccò l’arca mentre veniva trasportata su un carro.


D: In Numeri 8:17-19, perché Dio «sostituì» qui i primogeniti israeliti con i leviti?

R: Quattro punti da considerare per una possibile spiegazione.

1. Dio, in quanto Creatore, può rivendicare il diritto sui primogeniti, sui secondogeniti e su tutti i nati.

2. Le parole di Dio servivano a ricordare che Egli aveva salvato i primogeniti degli Israeliti durante la Pasqua, quando tutti i primogeniti d’Egitto furono uccisi.

3. A mo’ di promemoria, Dio richiese il «sacrificio» dei primogeniti di tutti gli animali e di tutte le persone. Poiché le persone non devono essere uccise fisicamente in alcun sacrificio, esse potevano essere dedicate all’opera del Signore per tutta la vita.

4. Anziché che i primogeniti d’Israele fossero consacrati all’opera del Signore per tutta la vita, Dio fece sì che i leviti prendessero il loro posto.


D: In Num 8:24, tutti gli uomini leviti di età pari o superiore a 25 anni dovevano presentarsi per partecipare al servizio della Tenda del Convegno, oppure nel censimento venivano conteggiati solo gli uomini leviti di età pari o superiore a 30 anni che si presentavano per lavorare alla Tenda del Convegno, come afferma Num 4:3?

R: Potrebbe trattarsi di un errore di trascrizione, ma il «The Expositor’s Bible Commentary», vol. 2, pag. 770, suggerisce che potesse esserci un periodo di apprendistato di cinque anni.


D: In Num 8:24 i leviti dovevano partecipare al lavoro nel tempio all’età di 25 anni, oppure i leviti che lavoravano avevano 20 anni, come in Esdra 3:8?

R: Entrambe le cose, poiché si riferiscono a aspetti diversi. Innanzitutto, ciò che non costituisce la risposta, e poi la risposta stessa.

Non è questa la risposta: Numeri 8:24 stabiliva la legge per i leviti al tempo di Mosè, mentre Esdra 3:8 riporta che Zorobabele nominò leviti di età pari o superiore a 20 anni per circostanze particolari in un’epoca diversa. Questa non è la risposta perché implica che Zorobabele abbia ignorato la Legge mosaica, mentre esiste una spiegazione molto più semplice che non richiede ciò.

La risposta: un assistente al sacrificio è diverso da un operaio edile. Le norme contenute in Numeri 8:24 riguardavano i leviti di età compresa tra i 25 e i 50 anni che svolgevano il compito di assistere i sacerdoti nel tabernacolo e, in seguito, nel tempio. Esdra 3:8 riferisce che Zorobabele nominò leviti di età pari o superiore a 20 anni come capicantiere.


D: In Numeri 9:15-21, in che modo la nuvola di giorno e la colonna di fuoco di notte potevano seguire gli Israeliti?

R: Ovviamente si trattava di segni soprannaturali che Dio utilizzava in modo semplice e ben visibile per rassicurarli della Sua presenza. Ciononostante, gli Israeliti spesso si mostravano disobbedienti. Oggi, quando Dio dimora dentro di noi ma non disponiamo di segni così visibili della Sua presenza, potrebbe essere facile affermare: «Se solo vedessi più miracoli, sarei più obbediente». Ebbene, gli Israeliti videro molti miracoli, ma continuarono comunque a essere disobbedienti. Inoltre, molte delle persone tra le folle che in seguito seguirono Gesù non vollero seguirlo. Pertanto, nemmeno i segni soprannaturali da soli sono sufficienti a convincere alcune persone.


D: In Num 10,30-31, perché Mosè chiese a Hobab di guidare gli Israeliti, dal momento che Num 10,34 ed Es 13,21-22 affermano che Dio li guidava tramite una nuvola e una colonna di fuoco?

R: Una risposta potrebbe essere che forse Mosè si fosse semplicemente sbagliato nel ritenere che Hobab fosse necessario, dato che Dio li stava guidando. Tuttavia, questa ipotesi probabilmente non è corretta; anche con Dio che li guidava, Hobab sarebbe stato comunque utile.

Esodo 13:21-22 e Numeri 10:34 indicano che lo scopo della nuvola e della colonna di fuoco era quello di indicare loro quando mettersi in marcia, di fornire luce per i loro viaggi notturni e di guidarli lungo il cammino.

In Numeri 10:30-31, a Hobab non fu chiesto di indicare loro dove dovessero recarsi, ma piuttosto di indicare loro dove accamparsi, fungendo da loro occhi nel deserto.

Oggi alcune persone possono affidarsi esclusivamente al giudizio umano e non rivolgersi a Dio. Altre possono rivolgersi a Dio in cerca di guida e disdegnare ogni aiuto umano. Dovremmo lasciarci guidare da Dio, ma dobbiamo anche riconoscere che a volte Dio, nella Sua provvidenza, mette al nostro fianco persone pronte a offrirci aiuto e saggi consigli.


D: In Numeri 10:33, l’arca si trovava davanti all’accampamento o al centro di esso, come afferma Numeri 2:17?

R: Ciascuna tribù aveva il proprio accampamento, rivolto verso il centro. Pertanto, l’arca si trovava al centro, davanti all’ingresso dell’accampamento di ogni tribù (ad eccezione dei Leviti, che si trovavano al centro).


D: In Numeri 11:4-6, il popolo provava un forte desiderio di carne e cominciò a lamentarsi. Mi chiedevo: il popolo non avrebbe potuto macellare alcuni agnelli e mangiarne la carne? Nel versetto 22 Mosè chiede addirittura a Dio se gli animali debbano essere macellati per provvedere al sostentamento dell’intera nazione. So che Mosè parlava per la frustrazione, ma forse si sarebbero potuti macellare degli agnelli solo per coloro che provavano quel desiderio intenso. A quanto mi risulta, al popolo era consentito mangiare agnelli, mucche, ecc., e in quel momento aveva effettivamente accesso a tali animali, poiché doveva sacrificarli come offerte per il peccato, offerte di espiazione, ecc., mentre si trovava nel deserto. La mia interpretazione di quel periodo è corretta? Non avrebbero potuto macellare parte del bestiame invece di lamentarsi con Dio? Non credo che Mosè avrebbe negato la loro richiesta. Attendo con interesse le vostre riflessioni e qualsiasi approfondimento possiate fornire.

R: Sebbene non conosciamo tutti i dettagli, possiamo formulare alcune osservazioni sulla loro situazione. Dal punto di vista climatico, quella regione del mondo era in passato un po’ più piovosa rispetto ad oggi. Tuttavia, si trattava comunque di un deserto arido. Mosè indicò in Numeri 11:21-22 che la terra non sarebbe stata in grado di sostenere i greggi e le mandrie necessari per sfamare tutti. Avevano un bisogno legittimo di cibo in quantità maggiore di quanto la terra e le loro mandrie potessero fornire, e Dio provvedette a loro con la manna. Sono certo che integrassero la manna uccidendo alcune pecore e bovini. Non si dice che non mangiassero nulla oltre alla manna, ma solo che si lamentavano come se fosse così. Ma si stancarono della situazione attuale e, anziché chiedere rispettosamente a Dio di esaudire il loro desiderio, dissero in modo irrispettoso: «Chi ci darà da mangiare della carne? Ricordiamo il pesce che mangiavamo a volontà in Egitto, insieme ai cetrioli, ai meloni, ai porri, alle cipolle e all’aglio. Ma ora abbiamo perso l’appetito; non vediamo altro che questa manna!» (Num 11:4b-6 BSB).

Dio non si adirò in Numeri 11:10 perché gli avevano chiesto qualcosa, ma piuttosto per il modo in cui lo avevano fatto. Anche qui c’è una lezione per noi. Quando abbiamo dei bisogni, e anche dei desideri, va bene chiedere a Dio, ma dobbiamo fare attenzione a farlo con rispetto.


D: In Num 11,8, la manna aveva il sapore del pane preparato con l’olio, oppure aveva il sapore del pane preparato con il miele di cui si parla in Es 16,31?

R: Le due descrizioni non si escludono a vicenda, soprattutto se si considera che il sapore dell’olio sarebbe risultato più intenso dopo che la manna fosse stata cotta nell’olio.


D: In Numeri 11:16,25, i settanta anziani furono un’idea di Dio o di Jethro, come riportato in Esodo 18:14-27?

R: Anziché comunicare direttamente questa idea a Mosè, Dio sapeva che Jethro avrebbe intravisto questa soluzione e l’avrebbe suggerita a Mosè. Poiché si trattava di una buona idea che Mosè sapeva essere approvata da Dio, Mosè ha fatto bene a seguirla, indipendentemente dal fatto che l’avesse sentita per la prima volta da Jethro e non da Dio.

Questo piccolo dettaglio di allora avrebbe potuto facilmente essere omesso dalla Bibbia, ma ritengo che sia stato incluso per insegnarci una lezione senza tempo. Quando sappiamo che qualcosa è giusto e che Dio vuole che lo facciamo, non importa se l’abbiamo appreso direttamente da Dio, da un cristiano o da un non cristiano.


D: In Numeri 11:24, dato che dovevano uscire dall’accampamento per raggiungere il Tabernacolo, come poteva il Tabernacolo trovarsi all’interno dell’accampamento in Numeri 2?

R: Il Tabernacolo circondava l’Arca; si veda quindi la discussione su Numeri 10:33.


D: In Numeri 11:27-29, perché si verificò questa situazione con Eldad e Medad?

R: O non erano in grado di venire, il che sarebbe del tutto comprensibile, oppure non erano disposti a venire, il che è più probabile. Se si trattasse della sfortunata situazione in cui fossero in grado di venire ma non volessero farlo, questa situazione sarebbe simile a quella di Giona e Balaam. Si veda la discussione su Giona per ulteriori informazioni.


D: In Numeri 11:31, le quaglie erano ammucchiate a tre piedi dal suolo, oppure volavano a tre piedi dal suolo?

R: Il termine ebraico può significare sia «su» che «sopra». Nel libro *L’archeologia può dimostrare l’autenticità dell’Antico Testamento?*, a pagina 30 si afferma che ancora oggi, a volte, sciami di quaglie volano a pochi piedi dal suolo e vengono catturati con delle reti.


D: In Numeri 11:31-34, perché Dio punì gli Israeliti per aver mangiato le quaglie che Egli stesso aveva appena provveduto loro?

R: Quasi tutto il popolo era più interessato a mangiare carne che a seguire Dio, il quale poteva fornire loro la carne. Pertanto, Dio diede loro tutta la carne che desideravano e ne uccise alcuni come monito per gli altri. Sebbene la morte possa essere stata causata da un’intossicazione alimentare, non ne abbiamo la certezza.

Ogni primavera si verificava una migrazione di quaglie dall’Africa attraverso il Mar Rosso. Se un forte vento le spingeva verso est, le quaglie si trovavano sopra la penisola del Sinai.


D: In Num 11,31-34, perché Dio punì gli Israeliti per aver mormorato, dal momento che non li aveva puniti quando avevano mormorato l’anno precedente in Es 16,11-18?

R: Sebbene la Scrittura non lo dica esplicitamente, possiamo individuare una combinazione di quattro ragioni.

1. La disobbedienza ripetuta e continuata è più grave della disobbedienza commessa per la prima volta.

2. La seconda volta probabilmente non si trattò solo di mormorio, ma anche di una sfida alla bontà e alla provvidenza di Dio.

3. Alcuni ritengono significativo il fatto che ciò sia accaduto dopo l’alleanza sul Monte Sinai, mentre quanto riportato in Esodo 16:11-18 risale a prima che avessero ricevuto la Legge dell’Alleanza mosaica. Per ulteriori approfondimenti su questo argomento, si veda «735 Baffling Bible Questions Answered», pag. 73.

4. Il mormorio non derivava solo da una mancanza di fede, poiché Dio aveva provveduto a loro l’anno precedente. Il luogo fu chiamato Kibroth-hattaavah, che significa «tombe del desiderio», poiché il problema centrale era il desiderio di essere soddisfatti al di fuori di Dio. Oggi le persone possono smarrirsi, persino fino alla morte, bramando appagamento, pace o emozioni che non provengono da Dio e, di fatto, dicendo a Dio che disprezzano ciò che Egli ha provveduto.


D: In Num 12,1-6, perché Mosè [presumibilmente] sposò una donna egiziana, quando Es 34,16 e 1 Re 11,2 affermano che non dovevano sposarsi con persone di altre nazioni? (Un musulmano ha sollevato questa questione.)

R: Lei non era egiziana (di Mizraim), bensì una cuscita. 1 Re 11:2 menziona il divieto di sposare persone di determinate nazioni, ma non i cusciti, e la Legge fu data dopo che Mosè aveva sposato la cuscita. In ogni caso, Esodo 34:11,16 menziona il divieto di matrimoni misti con i popoli cananei, che, ribadisco, non sono cusciti. In Numeri 12:1-6, quando Miriam e Aronne si opposero al matrimonio di Mosè con una cushita (non un’egiziana o una mizraimita, ma una cushita), mi lascia piuttosto perplesso il modo in cui questo musulmano abbia ritenuto che ciò dimostrasse che le regole di Dio non si applicano ai Suoi prediletti, ovvero agli uomini.


D: In Numeri 12:1, Mosè aveva ragione a sposare un’etiope (cushita) non israelita?

R: Sebbene la Legge che imponeva di sposare solo un credente non fosse ancora stata data, possiamo supporre che lei fosse credente, perché altrimenti perché avrebbe voluto trascorrere la propria vita vagando nel deserto? Stando così le cose, è solo l’uomo, non Dio, a limitare il matrimonio tra le persone a causa della loro razza.


D: In Numeri 12:1, la donna «etiope» avrebbe potuto essere in realtà un’araba, dato che il termine ebraico è «Cushi»?

R: La Guida alla Bibbia di Asimov, alle pagine 167-168, menziona questa possibilità. Non ho trovato alcuna tribù araba di quel tempo con quel nome. Tuttavia, esisteva una tribù mesopotamica con quel nome, e forse è a quella che Isaac Asimov si riferiva.

Sebbene sia remotamente possibile che la donna potesse provenire da quella tribù piuttosto lontana (a est di Babilonia), è più probabile che la donna fosse originaria dell’Etiopia, e “cushita” sarebbe il termine che lo indicherebbe.


D: In Numeri 12:1, questa donna «cushita» potrebbe essere stata Zippora, come suggerisce la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 168?

R: Probabilmente no, poiché Zipporah apparteneva alla tribù dei Madianiti e non a quella dei Cushiti. Tuttavia, se alcune persone di colore fossero state accettate tra i Madianiti, è possibile che Zipporah potesse essere di colore e quindi definita «cushita».

Anche se Zipporah avesse avuto la pelle scura, molto probabilmente non era la donna menzionata in Numeri 12:1, poiché Mosè aveva sposato Zipporah prima di condurre gli Israeliti fuori dall’Egitto.


D: In Numeri 12:3, perché Mosè avrebbe scritto di essere un uomo umile?

R: Questo versetto è stato scritto (da qualcuno) per spiegare perché Mosè non abbia fatto alcuno sforzo per difendersi in questa occasione. L’opera di Haley *Alleged Discrepancies of the Bible* (p. 248) ritiene che questo versetto sia stato redatto da Mosè per spiegare in modo oggettivo il motivo per cui non si fosse difeso. Altri esempi nella letteratura antica di persone che hanno scritto di sé in terza persona sono Giulio Cesare (La guerra alessandrina 75), Paolo di Tarso (2 Corinzi 11:5; 12:11-12), probabilmente Giovanni e, con ogni probabilità, Marco.

Tuttavia, molti altri cristiani ritengono che sia molto più probabile che questo testo sia stato redatto ai tempi di Mosè da uno scriba sotto la sua supervisione.


D: In Numeri 12:14, perché mai un padre dovrebbe sputare in faccia a sua figlia?

R: Questo non impone né incoraggia tale comportamento. Soprattutto in Medio Oriente, sputare addosso a qualcuno è un modo per manifestare disprezzo. Questo versetto afferma che un padre che sputasse in faccia alla propria figlia dimostrerebbe quanto egli consideri spregevoli le azioni della figlia. Dio non sta dicendo ai padri di farlo, ma sta piuttosto spiegando a Mosè che, dal Suo punto di vista, la critica di Miriam nei confronti di Mosè era altrettanto grave.


D: In Numeri 13:3, i dodici esploratori provenivano da Paran o da Kadesh Barnea, come afferma Numeri 20:1?

R: Questa domanda è simile alla seguente: il governatore della California vive in California o a Sacramento (la capitale della California)? Allo stesso modo, Kadesh Barnea era un luogo situato nel deserto di Paran.


D: In Num 13,16, come poté Mosè rinominare Osea in Giosuè, dal momento che Giosuè era già menzionato con quel nome in Es 17,9; 24,13?

R: Gli eventi di Esodo 17 sono antecedenti al nuovo nome di Giosuè. Tuttavia, Mosè o i suoi scribi hanno ovviamente redatto Esodo 17 dopo che Giosuè aveva ricevuto il suo nuovo nome. Era preferibile utilizzare il nuovo nome in Numeri 13:16, poiché i lettori di allora e di oggi avrebbero avuto maggiore familiarità con il nuovo nome piuttosto che con quello precedente. Per un esempio simile nel Nuovo Testamento, Matteo si riferisce a Simone come Simone Pietro tre volte e come Pietro tre volte prima che Gesù lo chiamasse Pietro.

D: In Numeri 13:32, come poteva Canaan «divorare i propri abitanti», dal momento che era una terra così buona come descritta in Numeri 13:27?

R: Questo paradosso non costituiva un problema per gli Israeliti e non dovrebbe costituire un problema per nessun altro. La terra era fertile, tuttavia il popolo che vi abitava era bellicoso e violento.


D: In Numeri 13:33, come potevano le spie israelite affermare di aver visto i Nefilim, dato che questi ultimi erano stati sterminati dal diluvio in Genesi 6?

R: Dissero semplicemente di aver visto i Nefilim, e ciò che le persone dicono non è sempre vero. O:

1. Intendevano ciò in senso metaforico.

2. Hanno scambiato uomini di grande statura per Nefilim.

3. Le spie che parlavano non stavano dicendo la verità, ma stavano esagerando.


D: In Numeri 14:15, perché Dio stava pensando di uccidere tutti gli Israeliti?

R: Dio, nella Sua infinita saggezza, sapeva che non avrebbe ucciso tutti gli Israeliti. Dio minacciò di ucciderli perché voleva far loro capire quanto fosse pericoloso il loro modo di vivere. L’obbedienza a Dio non è una questione da prendere alla leggera. A quel punto Dio avrebbe avuto tutto il diritto di riversare la Sua ira su di loro, e voleva che fossero consapevoli del fatto che, in quel momento, erano vivi grazie alla Sua misericordia, non perché lo meritassero.


D: In Numeri 14:18, Dio punisce i figli per i peccati dei loro genitori?

R: I figli non sono colpevoli dei peccati dei propri genitori (Ezechiele 18:4, 17-20). Tuttavia, la Bibbia, a partire dai tempi di Abele, mostra che le persone subiscono in questa vita le conseguenze di peccati di cui non sono colpevoli. Inoltre, man mano che i figli crescono, possono scegliere se partecipare o meno ai peccati che hanno visto commettere dai propri genitori sin da piccoli.


D: In Numeri 14:20-23,29, poiché Dio ha perdonato il popolo, perché non ha permesso loro di entrare nella Terra Promessa?

R: Dio può perdonare le persone per i loro peccati, ma può comunque disciplinarle, sia per il loro bene sia come esempio per gli altri.


D: In Numeri 14:31-34, come fa a dire ai Suoi figli, o ad altri che seguono il Suo esempio, di assicurarsi di non imitare ciò che Lei ha fatto in passato quando ha commesso un grave errore?

R: Innanzitutto, è davvero necessario dirglielo, altrimenti tenderanno a pensare che, se per voi le cose sono andate bene, non sia poi così grave se lo fanno anche loro. In secondo luogo, non è necessario entrare nei dettagli del peccato, specialmente se ciò potesse indurli a fare lo stesso. Le persone potrebbero voler entrare nei dettagli per giustificare, o giustificare in parte, ciò che hanno fatto, e voi non volete che ciò accada. Infine, sottolinei che quando peccano, in quel modo o in altri modi, possono pentirsi e andare comunque avanti, sebbene vi siano casi in cui, metaforicamente, potrebbero aver perso l’opportunità di entrare essi stessi nella Terra Promessa.


D: In Numeri 14:34, perché Dio ha considerato un giorno di ricognizione equivalente a un anno di punizione?

R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, una punizione di quaranta giorni per quaranta giorni di disobbedienza unanime sembrerebbe molto lieve. A volte, se le persone si impegnano a rimanere nello stesso stato e rifiutano di progredire nel servizio a Dio, sembra giusto che rimangano in quella condizione.


D: In Numeri 14:34-35, poiché tutti gli adulti tranne due morirono nel deserto durante questo periodo di quarant’anni, dove si trovano oggi tutte le loro ossa?

R: Se non avessero seppellito i corpi in profondità, i cadaveri si sarebbero decomposti o sarebbero stati portati via dagli animali selvatici.


D: In Numeri 15:5,10, dato che bere vino è [presumibilmente] sbagliato, perché veniva offerto del vino a Dio?

R: Nessun versetto dell’Antico o del Nuovo Testamento afferma che bere vino sia sbagliato. Molti versetti insegnano invece che ubriacarsi è sbagliato. Si veda la discussione su 1 Timoteo 5:23 per ulteriori informazioni.


D: In Numeri 15:16, perché esiste un’unica legge sia per gli Israeliti che per i non Israeliti presenti nel paese?

R: Non vi era alcuna discriminazione nei tribunali. Le leggi relative all’omicidio, al furto, alla falsa testimonianza e così via erano le stesse sia per gli israeliti che per i non israeliti. La testimonianza di un non israelita aveva lo stesso valore di quella di un israelita, e la testimonianza di una donna era pari a quella di un uomo, a differenza di quanto avviene in molti paesi musulmani. Tuttavia, è vero che i non israeliti che vivevano in Israele dovevano rispettare alcune delle leggi religiose, ma non erano tenuti a offrire sacrifici.


D: In Numeri 15:32-36, perché un uomo fu ucciso per aver raccolto legna nel giorno di sabato?

R: Raccogliere legna era consentito negli altri giorni. Tuttavia, le sue azioni in quel momento dimostravano un totale disprezzo per la legge di Dio. Fu proprio la manifestazione di un atteggiamento di disprezzo, e non il semplice raccogliere legna, a costare all’uomo la lapidazione.


D: In Numeri 15:35-36, cosa c’è di insolito in questo brano?

R: È strutturato come un chiasmo ebraico.

- E il Signore disse a Mosè:

- - «Quell’uomo dovrà certamente essere messo a morte.

- - - Tutta la comunità lo lapiderà fuori dall’accampamento».

- - - Così l’intera comunità condusse l’uomo fuori dall’accampamento e

- - lo lapidò a morte,

- come il Signore aveva ordinato a Mosè.


D: In Numeri 16:6-7, perché Mosè disse loro di mettere il fuoco nei loro incensieri, dal momento che sapeva bene cosa era accaduto a Nadab e Abihu?

R: Sapevano bene, proprio come Mosè, cosa era accaduto a Nadab e Abihu. Lo fecero comunque perché erano così determinati a opporsi a Mosè. Forse Mosè non stava agendo né con gentilezza né con durezza nei loro confronti, ma se volevano adorare Dio a modo loro, separatamente, Mosè disse loro di procedere pure, e che avrebbero visto cosa avrebbe fatto Dio.


D: In Numeri 16:13-14, che dire della lamentela di Datan e Abiram? Dio aveva promesso loro che sarebbero entrati nella terra dove scorre latte e miele, ma Numeri 14:29-34 chiariva che, dopotutto, Dio non li avrebbe mai condotti lì, bensì solo i loro figli.

R: Il popolo interpretò certamente quella promessa nel senso che gli Israeliti sarebbero giunti nella Terra Promessa, ma non necessariamente ogni singolo individuo presente sarebbe vissuto abbastanza a lungo da entrarvi. Dio non disse che avrebbe costretto i singoli individui a entrare nella Terra Promessa. Quando essi si rifiutarono di entrarvi, Dio punì la loro aperta ribellione onorando in modo definitivo la decisione del popolo che si era ribellato.

Se scegliete volontariamente di ribellarvi a Dio, Dio potrebbe in seguito concedervi un cuore pentito per tornare a Lui. D’altra parte, Dio potrebbe anche non farlo, e non è tenuto a farlo.


D: In Numeri 16:31, Korah e i suoi 250 seguaci furono inghiottiti dalla terra, oppure i 250 seguaci morirono bruciati in Numeri 16:35?

R: Numeri 16:31 mostra che la terra inghiottì Korah, Dathan, Abiram e le loro famiglie. Numeri 16:35 mostra che il fuoco consumò gli altri 250 uomini che non erano imparentati con Korah.


D: In Numeri 16:31-35, in che modo era giusto che la terra inghiottisse anche i più piccoli (Numeri 16:27) di Korah, Dathan e Abiram?

R: Fu giusto perché Dio ha il diritto di assegnare a ogni individuo la durata della vita che Egli sceglie, e non si è impegnato a concedere a tutti la stessa durata di vita. Ciò è molto simile alla questione del perché Dio abbia fatto uccidere persino i bambini cananei. Si veda la discussione su Giosuè 6:21 per la risposta.


D: In Num 16,32, furono uccisi tutti gli uomini di Korah, o solo alcuni, come in Num 26,11?

R: Tutti gli uomini di Korah che seguirono Korah furono uccisi, ma quelli che non lo seguirono non furono uccisi. Numeri 26:11 mostra chiaramente che alcuni dei discendenti di Korah non si ribellarono e non furono uccisi. In realtà, il profeta Samuele discendeva da Korah (1 Cronache 6:22-28).


D: In Numeri 16:37-38, in che modo i turiboli degli uomini ribelli divennero sacri?

R: Numeri 16:39-40 spiega perché Dio abbia scelto di designarli affinché fossero ricordati come sacri.

Origine: Fu offerto a Dio.

Uso: Il bronzo fu utilizzato per rivestire l’altare.

Promemoria: Doveva essere un segno, affinché gli Israeliti non tentassero di avvicinarsi a Dio con le proprie forze.

Non vi è alcuna indicazione che quei 250 uomini avessero commesso più peccati di chiunque altro. Tuttavia, essi pensavano di poter avvicinarsi a Dio a modo loro, non secondo la via di Dio, basandosi sulla propria giustizia anziché sui sacrifici richiesti da Dio. Ancora oggi le persone tentano cose simili.


D: In Numeri 16:45-47, perché Dio iniziò a uccidere tutti gli Israeliti?

R: L’intera comunità mormorava contro Mosè e Aronne. Sebbene l’azione di Dio proteggesse Mosè e Aronne, Dio avrebbe potuto proteggerli anche in altri modi. Lo scopo principale per cui Dio mandò quella piaga soprannaturalmente rapida sembra essere stato quello di impartire una disciplina per insegnare agli Israeliti a non indurire i propri cuori ribellandosi contro Dio.


D: Poiché in Numeri 17:5 si afferma che Dio usò il bastone di Aronne per porre fine al mormorio degli Israeliti, come mai essi continuavano a mormorare in Numeri 20:2-5?

R: Il miracolo del bastone di Aronne ebbe l’effetto a breve termine di porre fine alle loro mormorazioni in Numeri 17. Di fatto, gli Israeliti arrivarono quasi all’estremo opposto in Numeri 17:12-13.

Quando in seguito gli Israeliti mormorarono in Numeri 20, fu utilizzata la stessa verga (Numeri 20,8-9) per porre fine al mormorio in quel momento.

Purtroppo, il miracolo esteriore del bastone di Aronne non cambiò il cuore delle persone e non riuscì a porre fine in modo definitivo alle lamentele.


D: In Numeri 17:8-10, come poté un ramo reciso fiorire e produrre mandorle, dal momento che il legno di mandorlo non possiede questa proprietà?

R: Dio, che ha reso le piante capaci di crescere e produrre semi, ha fatto sì che ciò accadesse miracolosamente.


D: In Numeri 18:1-2, perché Dio ha reso queste persone, e i loro figli, responsabili delle loro cose?

R: La casata di Aronne è la tribù di Levi; ciò significa che i leviti, compresi Aronne e i suoi figli, erano responsabili delle trasgressioni commesse contro il tabernacolo. Aronne, i suoi figli e i loro discendenti erano gli unici responsabili delle trasgressioni commesse contro il sacerdozio.

Queste persone non solo erano ritenute responsabili di ciò che facevano personalmente, ma erano anche responsabili delle trasgressioni contro il santuario e il sacerdozio. Nessuno poteva avvicinarsi al Tabernacolo senza il loro permesso; pertanto, se fossero stati negligenti nella sorveglianza del Tabernacolo e altri lo avessero profanato, sarebbero stati responsabili anche della propria negligenza.


D: In Numeri 18:2, cosa c’è di insolito in questo versetto?

R: Numeri 18:2 è un gioco di parole, in cui «si uniranno a voi» (weyillawu) è un gioco di parole con «levita» (lewi). Pertanto, una lettura estremamente letterale è: «la tribù di Levi… si “levi” con voi».


D: In Numeri 19:8, perché il sacerdote era impuro fino alla sera, dal momento che stava obbedendo a Dio riguardo al sacrificio della giovenca rossa?

R: Ecco una situazione interessante in cui un sacerdote, obbedendo alla volontà di Dio, diventa impuro. Non si dice che il sacerdote abbia peccato, né che Dio fosse scontento di lui, ma solo che era impuro e non poteva avvicinarsi alle cose sacre per un certo tempo. Esiste quindi una netta distinzione tra impurità cerimoniale e colpa personale.

Quando Gesù morì sulla croce, Egli divenne impuro per un certo tempo agli occhi di Dio Padre. Ciò avvenne in segno di obbedienza, per assumersi il castigo dei nostri peccati. Gesù non era peccatore, e Satana non «entrò in Gesù» come insegnano alcuni membri di sette; piuttosto, Gesù divenne semplicemente impuro.


D: In Numeri 20:1, Kadesh si trovava nel deserto di Zin, oppure nel deserto di Paran, come afferma Numeri 13:26?

R: La penisola del Sinai presentava quattro regioni desertiche:

Il deserto di Shur a nord-ovest, confinante con l’Egitto a ovest, con il fiume d’Egitto a est e con Elim a sud. Genesi 16:7; 20:1; 25:18; Esodo 15:22; 1 Samuele 15:7; 27:8

Il deserto di Sin a sud-ovest. Si trovava tra Elim [a nord] e il Sinai [a est], secondo Esodo 16:1. Anche Esodo 17:1 e Numeri 33:11,12 menzionano il deserto di Sin.

Il deserto di Paran a sud-est. Confina con il deserto di Sin a nord-est e con Kadesh a ovest. Genesi 21:21; Numeri 10:12; 12:16; 13:3,26; Deuteronomio 1:1; 33:2; 1 Samuele 25:1; 1 Re 11:18.

Il deserto di Zin, a nord-est, che si estendeva fino al Mar Morto e all’Arabah a est e alla città di Kadesh a ovest. Numeri 13:21; 20:1; 27:14; 33:36; 34:3,4; Deuteronomio 32:51; Giosuè 15:1,3

Kadesh si trovava al confine tra il deserto di Paran e il deserto di Zin.


D: In Numeri 20:8, il pronome dovrebbe essere tradotto con «suo», come recita la KJV, oppure con «suo», come fanno altre traduzioni?

R: Dal punto di vista grammaticale, il pronome ebraico può essere correttamente tradotto sia con «suo» che con «di esso». Tuttavia, in questo contesto, probabilmente dovrebbe essere «di esso», poiché a Mosè viene detto di parlare alla roccia.


D: In Numeri 20:10-13, perché Dio si adirò con Mosè, dal momento che Mosè fece ciò che Dio gli aveva ordinato di fare?

R: Mosè fece la cosa giusta, ma ebbe un atteggiamento sbagliato e lo manifestò agli altri. Anziché colpire la roccia come un miracolo che attirasse l’attenzione sulla provvidenza misericordiosa di Dio, Mosè apparentemente la colpì come se fosse in preda all’ira, dicendo: «Ascoltate ora, ribelli…»

C’è una lezione che dobbiamo imparare da questo episodio. Se facciamo ciò che Dio vuole, ma con l’atteggiamento sbagliato, nemmeno Dio è soddisfatto di ciò che facciamo.


D: In Num 20,12, a Mosè fu proibito di entrare in Canaan a causa della sua incredulità, o della ribellione (Num 27,12-14), della trasgressione (Dt 32,51-52) o delle parole avventate (Sal 106,32-33)? (La domanda è stata posta da un ateo.)

R: Si trattò di un unico episodio, presso le acque di Meriba, e tutti e quattro i versetti descrivono la stessa ragione.

Numeri 20:12 afferma che ciò avvenne perché Mosè non credette in Dio, per onorare Dio agli occhi degli Israeliti.

Numeri 27:12-14 afferma che Mosè si ribellò al comando di Dio di onorarlo.

Deuteronomio 32:51 afferma che Mosè trasgredì [peccò] contro Dio, poiché non Lo onorò davanti agli Israeliti.

Il Salmo 106:32-33 afferma che essi (gli Israeliti) si ribellarono contro lo Spirito di Dio presso le acque di Meribà, e per questo Mosè parlò avventatamente.

Tutti questi versetti trasmettono un messaggio coerente. Gli Israeliti si opposero a Mosè (Numeri 20:2-5, Salmo 106:33), mentre Mosè non credeva nella provvidenza di Dio (Numeri 20:12). Il fatto che egli parlasse con avventatezza (Numeri 20:10; Salmo 106:33) significava che non onorava Dio tra gli Israeliti (Numeri 20:12; 27:12-14; Deuteronomio 32:51).

Non vi è alcun dubbio su quanto accaduto, e gli ultimi tre passaggi sono semplicemente dei richiami a ciò che i lettori possono leggere autonomamente in Numeri 20.


D: In Num 20:16, fu un angelo a condurre gli Israeliti fuori dall’Egitto, o fu Dio stesso in Es 3:8?

R: Molti versetti affermano che fu Dio a condurli fuori dall’Egitto. Numeri 20:16 dice in ebraico che Dio mandò un angelo e [*] ci condusse fuori dall’Egitto. Il [*] non è esplicitato nel versetto e potrebbe riferirsi all’angelo oppure a Dio stesso.

Non è realmente necessario specificare il significato di [*], poiché entrambe le interpretazioni sono valide. Dio avrebbe potuto far sì che i Suoi angeli creassero la nuvola e la colonna di fuoco e mandassero il vento impetuoso che divise il Mar Rosso. Dio stesso fu coinvolto in almeno due modi.

1. Gli angeli agivano in totale obbedienza agli ordini di Dio.

2. Dio stesso era presente in quel luogo, il che potrebbe spiegare la severità della punizione per i loro peccati.


D: Nei capitoli 20-24 del Libro dei Numeri, quali sono le prove extra-bibliche che Balaam fosse una persona realmente esistita?

R: Nel 1967, nella Valle del Giordano, a Beir Allah (o Deir ‘Alla), gli archeologi hanno rinvenuto un esercizio di scrittura di uno scolaretto in cui si menziona per tre volte Balaam, figlio di Beor. Il reperto è stato datato al radiocarbonio all’800/760 a.C. La scoperta è stata pubblicata per la prima volta nel 1976. Si veda anche J. Hoftijzer, «The Prophet Balaam in a 6th-century Aramaic Inscription», in *Biblical Archaeologist* 39 (1976), pp. 11-17, e Jo Ann Hackett, *The Balaam Text from Deir ‘Alla* (1984).

Si veda la teoria J.E.P.D. di Walter Kaiser, Jr., in *The Expositor’s Bible Commentary*, vol. 4, pag. 759, oppure in *The NIV Study Bible*, pag. 223, oppure si ascolti la registrazione di John Ankerberg *Exploding the J.E.P.D. Theory* di Walter Kaiser, Jr.


D: In Num 21,6.8, in che senso questi serpenti erano «ardenti»?

R: Ciò non significa necessariamente che fossero incandescenti o di un colore rosso vivo. Significa piuttosto che il loro morso provocava una sensazione simile al fuoco.


D: In Numeri 21:9, perché gli Israeliti dovevano guardare un serpente di bronzo dopo essere stati morsi, dal momento che ciò sembra idolatria?

R: Dio ordinò loro di guardare il serpente di bronzo issato su un’asta affinché potessero guarire dal morso del serpente. Tuttavia, in epoche successive, le persone trasformarono effettivamente questo serpente in un idolo, chiamando il serpente di bronzo con il nome di Nehushtan. A causa di questa idolatria, Ezechia ordinò che il serpente fosse distrutto in 2 Re 18:4.

Il primo autore di cui si abbia notizia ad aver risposto a questa obiezione fu Tertulliano nei *Cinque libri contro Marcion*, libro 2, cap. 22, p. 314 (207/208 d.C.). In precedenza, anche la Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 12, pag. 145, e la Prima Apologia di Giustino Martire (150 d.C.), cap. 50, pag. 183, avevano trattato l’argomento, ma a quanto pare non vi ravvisavano alcuna difficoltà da discutere.


D: In Numeri 21:14, che cos’è «il Libro delle Guerre del Signore»?

R: Conosciamo questo libro solo grazie alla sua menzione nella Bibbia. A quanto pare, si trattava di un resoconto storico fattuale di tali eventi. Non vi è alcuna indicazione che fosse la parola di Dio o che dovesse essere incluso nelle Scritture.


D: In Numeri 21:29 e Geremia 48:46, chi è Chemosh?

R: Chemosh era l’idolo di Moab. 2 Re 3:27 afferma che a Chemosh venivano sacrificati dei neonati.


D: In Numeri 22:1; 26:3; 31:12; 33:48; 34:15; 35:1 e 36:13, cosa c’è di insolito in questa espressione?

R: La frase «il Giordano di Gerico» è un modo insolito di descrivere questo fiume. Potrebbe trattarsi semplicemente di una descrizione della posizione del fiume Giordano, ma le note a piè di pagina della NIV indicano che potrebbe essere un nome molto antico di quel fiume.


D: In Num 22,5, disponiamo di prove extra-bibliche relative a Pethor, la città natale di Balaam?

R: È possibile. Un’iscrizione di Salmanassar II menziona una città situata sui fiumi Eufrate e Sagur, appena a ovest di Carchemish, chiamata Pitru, e questa potrebbe essere Pethor. La *Guida alla Bibbia* di Asimov, a pag. 183, aggiunge inoltre che gli egiziani la chiamavano Pedru.


D: In Numeri 22:5-7, Balaam era principalmente un vero profeta di Dio, che fu sviato dall’avidità, oppure era principalmente un indovino pagano, attraverso il quale il vero Dio parlò in quella situazione?

R: La Scrittura non lo dice. Tuttavia, a causa del consiglio malvagio che diede in seguito, il cuore di Balaam non era certamente rivolto a Dio e al Suo popolo. Se si può fare affidamento sull’esercizio scolastico risalente all’800/760 a.C. che è stato portato alla luce, sembrerebbe che Balaam fosse un indovino pagano attraverso il quale il vero Dio parlò in quell’occasione.


D: In Numeri 22:7, come poté Dio impartire una profezia a qualcuno che praticava la divinazione?

R: Dio può concedere una profezia a chiunque Egli desideri. La Scrittura non precisa se Balaam abbia dapprima praticato la divinazione o se gli sia stata prima concessa la profezia; entrambe le ipotesi sono plausibili.

Se Balaam tentò dapprima di praticare la divinazione rivolgendosi al vero Dio, Dio permise ciò che egli fece per ignoranza e non lo corresse in quel momento.

Se invece a Balaam fosse stato concesso per primo il dono della profezia e in seguito avesse peccato cercando di «stimolare e accrescere» il proprio dono profetico attraverso la divinazione, ciò costituirebbe un esempio del fatto che Dio non ci priva dei nostri doni quando pecchiamo. Per citare un esempio in qualche modo simile, quando Gesù guarì dieci lebbrosi in Luca 17:12-17 e solo uno tornò per ringraziarlo, Gesù chiese dove fossero gli altri nove, ma non li «disguarì» specificatamente.


D: In Numeri 22:7, quando Balaam ricorse alla divinazione per maledire altri popoli oltre agli Israeliti, le sue maledizioni ebbero mai effetto?

R: Sebbene le persone che pagarono Balaam pensassero che le maledizioni potessero avere effetto, la Scrittura non dice se abbiano realmente funzionato o meno. Almeno per quanto riguardava Israele, Balaam sapeva che le sue maledizioni erano inutili.

Si veda la sezione «Astrologia e fenomeni psichici» per ulteriori approfondimenti sulla tesi secondo cui nessuna delle maledizioni di Balaam fu mai efficace, se non come effetto placebo.


D: In Numeri 22:12-17, perché Dio era molto adirato con Balaam quando gli aveva permesso di andare?

R: Per amore del denaro, Balaam voleva spingersi il più possibile al limite della disobbedienza a Dio. Come si legge in *735 Baffling Bible Questions Answered*, alle pagine 74-75, Dio gli diede il permesso ma non gli fornì indicazioni precise. Sebbene Balaam avesse obbedito alla direttiva di Dio di non maledire Israele, in Numeri 31:16 e 25 consigliò a Balak come corrompere moralmente gli Israeliti e indurli a incorrere nel dispiacere di Dio.


D: In Numeri 22:22-33, perché Dio si adirò con Balaam, dal momento che questi apparentemente obbedì a Dio?

R: La lettura dell’intero capitolo è istruttiva riguardo al tipo di obbedienza che Dio desidera. Balaam non compì mai una sola azione che disobbedisse direttamente a Dio. Tuttavia, quando giunsero i messaggeri, Balaam non disse loro di andarsene, né dichiarò di non voler andare con loro, poiché ciò non avrebbe compiaciuto Dio. Al contrario, pur sapendo ciò che Dio voleva, Balaam disse di voler andare con loro, ma Dio glielo impedì. Balaam cercò di allontanarsi il più possibile dall’obbedire alla volontà di Dio, senza però disobbedirgli direttamente. Ecco perché Dio si adirò con lui.

Si vedano l’Enciclopedia delle difficoltà bibliche, pag. 140, e in particolare Detti difficili della Bibbia, pagg. 166-168, per un’approfondita discussione.


D: In Numeri 22:27-28, è assurdo che un asino parli? (Lo afferma un musulmano.)

R: Se una persona credesse veramente che Dio è Onnipotente, saprebbe che Dio può fare qualsiasi cosa.

Il musulmano potrebbe non essere a conoscenza di ciò che è riportato nei suoi stessi hadith. «Il Profeta era solito stare in piedi accanto al fusto di una palma da dattero (mentre pronunciava un sermone). Quando gli fu sistemato il pulpito, udimmo quel fusto gemere come una cammella gravida finché il Profeta non scese dal pulpito e vi posò sopra la mano.» (Bukhari, vol. 2, libro 13, cap. 24, n. 41, pag. 19). Ora, io non credo che ciò sia realmente accaduto, ma non nego che Dio Onnipotente avesse il potere di far accadere ciò (o qualsiasi altra cosa).


D: In Numeri 22:34, Balaam obbedì a Dio nel dire solo ciò che Dio gli aveva ordinato di dire?

R: Secondo Numeri 22:38, Balaam obbedì in quel momento. Tuttavia, qualche tempo dopo diede un consiglio malvagio (ma corretto) su come allontanare gli Israeliti da Dio.


D: In Numeri 22:41, è vero che Baal, che significa «Signore», non è mai stato il nome di alcun dio specifico, come sostiene la scettica Guida alla Bibbia di Asimov a pag. 185?

R: Isaac Asimov sta fornendo informazioni errate in questo caso. Oltre alla Bibbia, la letteratura ugaritica menziona un idolo specifico di nome Baal, come riportato nel *Wycliffe Dictionary of Biblical Archaeology* a pag. 121. A pag. 593, un testo specifico è intitolato “L’epopea di Baal”.


D: In Numeri 23:10, come mai la profezia di Balaam secondo cui sarebbe morto «come i giusti» non si è assolutamente avverata?

R: Balaam consigliò ai Moabiti e ai Madianiti di allontanare gli Israeliti da Dio mandando le loro donne ad avere rapporti sessuali con loro (Numeri 31:16). Gli Israeliti giustiziarono Balaam secondo quanto riportato in Numeri 31:8 e Giosuè 13:22.

Balaam non stava affermando un fatto profetico, ma solo il proprio desiderio di morire della morte dei giusti. Il suo desiderio non si realizzò a causa del suo stesso peccato. Allo stesso modo, le persone oggi possono nutrire sinceramente buoni desideri, che tuttavia non si realizzano per colpa loro.


D: In Numeri 23:24, perché Balaam profetizzò che gli Israeliti sarebbero stati come un leone che beve il sangue della propria preda, dal momento che bere sangue è proibito?

R: I leoni uccidevano animali impuri e ne bevevano il sangue. Entrambe le cose erano proibite alle persone, ma non ai leoni. Il punto non era vivere come un leone, bensì che gli Israeliti sarebbero stati forti e feroci in battaglia quanto un leone.


D: Cosa afferma Numeri 23:19 riguardo al concetto di Dio che sta alla base del mormonismo (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni), secondo cui «come l’uomo è, Dio era un tempo; come Dio è, l’uomo potrà diventare»?

R: Contrariamente alla teologia mormone, si afferma che

a) Il vero Dio non è un essere umano.

(Un mormone potrebbe affermare che Dio non è più un uomo, ma che un tempo lo era ed è ora un uomo glorificato. Tuttavia, non ho mai sentito un mormone usare questa argomentazione.)

b) Il vero Dio non è né figlio né discendente di un uomo, il che esclude in entrambi i casi il punto a).

Si veda anche 1 Samuele 15:29 e la domanda successiva.


D: Per quanto riguarda Numeri 23:19, quali sono le risposte dei mormoni?

R: Un uomo mormone con cui ho parlato sembrava nutrire grande rispetto per la Bibbia. Tuttavia, quando gli ho fatto leggere questo versetto, senza fornirgli alcuna spiegazione, ha detto: «Beh, beh, questo è semplicemente sbagliato». Non abbiamo parlato molto altro, ma ho sentito di aver fatto il mio dovere. Gli ho mostrato una differenza tra la Bibbia e ciò che il mormonismo gli aveva insegnato, e ora spettava a lui fare una scelta.

Ho parlato con più mormoni di quanti ne possa ricordare riguardo a questo versetto, così come a 1 Samuele 15:29, e, con una sola eccezione, nessuno di loro ha saputo rispondere.

Tuttavia, un missionario mormone con cui ho parlato aveva una risposta. Ha affermato che quel versetto significava: «Dio non è il tipo di uomo che mentirebbe, né il tipo di figlio dell’uomo che si pentirebbe».

A questo proposito, vorrei sottolineare un paio di punti:

1. Le parole «di quel genere» non compaiono nell’ebraico.

2. La nuova interpretazione «di quel genere» era sconosciuta a ogni singolo scrittore ebreo, cristiano e persino eretico fino a quando non ebbe inizio il mormonismo nel XIX secolo.

3. Poiché nessun credente di lingua ebraica o greca avrebbe compreso il versetto in questo modo, se questa fosse l’interpretazione corretta, si tratterebbe di un «codice segreto» comprensibile solo ai mormoni.

Fate attenzione: se, per far sopravvivere la vostra teologia, dovete interpretare una frase in una lingua straniera in un modo tale che non si riesca a trovare alcun madrelingua di quella lingua che la riconosca in tal senso.


D: In Numeri 23:19, perché dovremmo prestare attenzione a qualcosa detto da un uomo che praticava la divinazione?

R: Sebbene Balaam abbia poi commesso un grave peccato, in quel momento, mentre pronunciava quelle parole, Balaam stava pronunciando le parole che Dio gli aveva messo in bocca (Numeri 23:16), e solo le parole che Dio gli aveva messo in bocca (Numeri 22:38).


D: In Numeri 23:19, perché si afferma che Dio non si pente né cambia idea, quando 1 Samuele 15:35 ed Esodo 32:14 dicono che lo fa? (Lo ha detto un musulmano)

R: La volontà rivelata di Dio è spesso contestuale e condizionata, e talvolta viene spiegata come un’espressione antropomorfa.

Temporanea: Dio disse alla generazione ribelle che non sarebbe andato con loro. Morirono tutti, e Dio andò con la generazione successiva.

Condizionale: molte delle minacce o delle promesse di Dio sono accompagnate da una condizione esplicita o implicita. Per alcuni esempi di minacce condizionali implicite, si vedano Giona 3 e Genesi 20:3.

Antropomorfica: Dio, che è al di là del tempo, sapeva già cosa avrebbero fatto e sapeva già cosa avrebbe fatto Lui stesso. Tuttavia, a volte è difficile per le persone rendersi conto di ciò e, al contempo, comprendere che quelle persone avevano comunque una scelta reale. Certamente, se Dio avesse semplicemente detto loro con certezza cosa avrebbero fatto e cosa avrebbe fatto Lui, ciò avrebbe limitato la loro libertà di scelta.

Una persona non deve necessariamente concordare con il concetto che Dio sia al di là del tempo, né tantomeno comprenderlo. Non è necessario che rifletta sull’eternità affinché Dio comunichi con lei in modo significativo. Dio comunica con le persone in termini comprensibili a tutti.


D: In Numeri 24:7, come poteva Agag essere ancora in vita in quel momento, dato che Agag visse al tempo del re Saul, come riportato in 1 Samuele 15:8?

R: Esistono due possibili risposte.

Due re con lo stesso nome: non è raro che i re portino il nome di un re precedente. Ne sono un esempio i numerosi re britannici di nome Enrico, i due re israeliti del nord di nome Geroboamo, i due re fenici di nome Hiram e i numerosi faraoni egizi di nome Thutmose e Ramses. Pertanto, l’Agag ai tempi di Saul era un successore dell’Agag qui menzionato. Pertanto, questa domanda equivale a chiedere: «Come avrebbe potuto Enrico [VIII] d’Inghilterra giustiziare le sue mogli, se Enrico [I] era morto secoli prima della loro nascita?».

Agag come titolo, al pari di «Faraone»: il Corpus Inscriptionum Semiticarum I 3196 fenicio menziona un Agag in un’epoca e in un luogo diversi rispetto a questi due Agag. Non sappiamo molto degli Amaleciti, e «Agag» potrebbe essere stato un titolo per il sovrano degli Amaleciti, così come «Faraone» era un titolo per il sovrano d’Egitto. Il Commentario di Keil-Delitzsch sull’Antico Testamento, vol. 1, pag. 189, sostiene questa interpretazione.


D: In Num 24,8 e Isa 34,7, perché alcune traduzioni inglesi lo definiscono un unicorno?

R: Si tratta di una traduzione errata. In Deuteronomio 33:17 viene utilizzata la stessa parola ebraica, e l’animale presenta più di un corno.

Nel deserto arabo esiste una specie di antilope, chiamata orice, che pur avendo due lunghe corna dritte, queste sono molto vicine tra loro e, vista di profilo, sembra che ne abbia una sola. È forse da qui che ha avuto origine la leggenda europea degli unicorni.

Si veda Stephen Caesar, «Zoology in the Pentateuch: Three Alleged Errors», in *Science, Scholarship and Scripture*, *The Christian News*, 2 luglio 2001, p. 26. Si veda inoltre Hoch, E. (1979), «Reflections on Prehistoric Life at Umm an-Nar (Trucial Oman) Based on the Faunal Remains from the Third Millennium BC». In *South Asian Archaeology*, 1977. E Harrison, D.L. e P.J.J. Bates (1991) «The Mammals of Arabia», 2ª ed. Sevenoaks, Kent (Inghilterra): Harrison Zoological Museum.


D: In Num 24,17, chi è oggetto della profezia?

R: Esistono due interpretazioni.

Immediata: per la distruzione immediata di Moab ed Edom, viene profetizzato il re Davide o la tribù di Giuda.

Messianica: Probabilmente si tratta anche di una prefigurazione di Gesù, anch’Egli discendente di Giuda, che sarebbe venuto a distruggere tutti gli eserciti radunati contro di Lui. Anche gli Esseni e altri ritenevano che si trattasse di una profezia messianica. Simone bar Kosiba, che guidò una rivolta contro i Romani nel 132-135 d.C., fu chiamato «Bar Kochba», ovvero «figlio della stella», proprio in riferimento a questo versetto.

Tra gli autori che consideravano tale figura come messianica figurano Giustino il Martire (che scrisse tra il 138 e il 165 d.C. circa), Atanasio (296-373 d.C.) e gli scritti ebraici Targum Onkelos, Targum Jonathan e il Talmud di Gerusalemme, Taanith 68:4; Debarim Rabba (sezione 1) e la Pesikta Sotarta 58:1. Tra i Rotoli del Mar Morto, il Documento di Damasco (CD 7:9-20) e il Rotolo della Guerra (1 QM:7).


D: In Num 24:24, come possono le navi arrivare e affliggere Assur, dato che Assur era una città dell’entroterra?

R: Numeri 24:24 menziona «Assur», non le immediate vicinanze della città di «Assur». Sia i Fenici che i Greci costituivano una spina nel fianco costante per l’Impero assiro. Per darvi un’idea dell’influenza della Fenicia, il *New Bible Dictionary* (1978), a pag. 1194, afferma che i Fenici intrattenevano rapporti commerciali persino con l’India. Per ulteriori informazioni sui Fenici, si veda la rivista National Geographic dell’agosto 1974, pagg. 149-189.


D: In Num 25,1, cosa c’è di insolito nella scelta delle parole in questo passo?

R: Potrebbe trattarsi di un gioco di parole o di un doppio senso. Mentre «wayyahel» significa «iniziò», la radice «halal» significa «contaminare, profanare o screditare».


D: In Numeri 25:7-13, perché Dio lodò Fineas per aver ucciso Cozbi e Zimri?

R: Cinque punti da considerare nella risposta.

1. Il popolo stava per intraprendere un’impresa di grande importanza: l’invasione della Terra Promessa. Fineas dimostrò di aver compreso la gravità della santità di Dio. In modo subdolo, Balaam comprese l’importanza della santità. Ecco perché Balaam fornì consigli efficaci per danneggiare gli Israeliti. Tuttavia, Balaam fu ucciso insieme a Cozbi e Zimri in Numeri 31:8.

2. Colpevole di un reato capitale per immoralità sessuale.

3. È possibile (ma non provato) che tale immoralità potesse essere collegata a pratiche religiose.

4. Il crimine risultava tanto più grave in quanto commesso in modo sfacciato e provocatorio davanti all’intera assemblea.

5. Fineas non era un giustiziere. Poiché il crimine era un reato capitale e Fineas ricopriva una posizione di autorità in quanto sacerdote, egli stava applicando la legge di Dio per conto degli Israeliti.


D: In Num 26,5-50; 57-62, dovremmo studiare queste genealogie, dato che 1 Tim 1,4 e Tt 3,9 dicono di non dedicarci alle genealogie?

R: Dobbiamo rispettare la parola di Dio anche se non ne comprendiamo il motivo per cui Egli voglia che la leggiamo. Probabilmente queste genealogie avevano un grande significato per gli ebrei dell’Antico Testamento che le leggevano. Tuttavia, da esse non ricaviamo la stessa quantità di saggezza, correzione e incoraggiamento che otteniamo da altri tipi di versetti biblici. 1 Timoteo 1:4 afferma che non dobbiamo dedicarci a genealogie infinite.


D: In Numeri 26:14-18 e in Numeri 1, come mai la tribù di Simeone ha perso circa il 60% dei suoi membri?

R: La maggior parte delle tribù ha perso alcuni membri, poiché il totale è passato da 603.550 a 601.730. Tuttavia, la tribù di Simeone è passata da 59.300 a 22.200, come sottolinea la *Guida alla Bibbia* di Asimov a pag. 166. Anche il *Wycliffe Bible Dictionary*, a pag. 1592, menziona questo fatto e afferma che una probabile ragione è che molti di loro potrebbero essere stati giustiziati insieme al loro capo, Zimri, durante l’episodio di Baal di Peor riportato in Numeri 25:1-15.


D: In Numeri 26:51, come mai questo numero, 601.730, è quasi identico (0,3% in meno) ai 603.550 uomini del censimento effettuato oltre quarant’anni prima in Numeri 2:32?

R: La Scrittura non spiega perché questi numeri siano così simili, ma si possono individuare due ragioni concomitanti:

Umana: il vagare nel deserto, le battaglie e le piaghe hanno messo a dura prova gli Israeliti, e pertanto la loro popolazione non è cresciuta.

Divina: se il numero fosse stato maggiore, avrebbero potuto ritenere che i quaranta anni supplementari di vagabondaggio fossero una cosa positiva, poiché disponevano di un maggior numero di guerrieri. Se il numero fosse stato molto inferiore, allora o Dio avrebbe avuto più soldati del necessario la prima volta, oppure avrebbero avuto troppo pochi soldati per combattere. Il fatto che i numeri siano quasi identici illustra come la loro disobbedienza e la loro punizione non abbiano né aiutato né danneggiato il loro numero di guerrieri.


D: In Num 27,5, perché Mosè dovette consultare il Signore invece di risolvere semplicemente la loro controversia in modo ragionevole?

R: Sebbene non conosciamo questo caso specifico, vi sono almeno quattro ragioni generali per cui è bene pregare e rivolgersi al Signore.

1. Forse Mosè riteneva già che dovessero ricevere un’eredità, ma pregò comunque perché si rendeva conto di essere fallibile e di poter sbagliare.

2. Altre culture hanno concezioni diverse riguardo all’eredità delle donne. Ad esempio, nell’Islam le figlie ricevono solo metà dell’eredità dei figli maschi, come indicato nella Sura 4:11. In alcune culture, le donne non potevano nemmeno ereditare.

3. Esisteva un precedente: Giobbe che assegnava un’eredità alle proprie figlie (Giobbe 42:15). A volte una persona come Mosè può già avere l’idea giusta, ma ha comunque bisogno della guida di Dio per alcuni dettagli. Ad esempio, sebbene le figlie di Zelofead e i loro discendenti ereditassero la terra per sempre, dovevano sposarsi all’interno della tribù, secondo Numeri 36:6-9.

4. Anche se Mosè avesse già saputo esattamente cosa fare, conoscesse alla perfezione tutti i dettagli e fosse consapevole di possedere tali informazioni, rivolgersi al Signore in preghiera e attendere una risposta non solo significava onorare Dio e riconoscere che Dio ne sapeva più di lui, ma dimostrava anche a coloro che potevano avere opinioni diverse che Mosè non aveva semplicemente preso una decisione affrettata.


D: In Numeri 28, qual è una sintesi dei sacrifici comandati da Dio?

R: Vi erano sacrifici legati a eventi e circostanze, e sacrifici da compiere in un determinato momento. Il capitolo 28 del Libro dei Numeri tratta dei sacrifici da compiere in un determinato momento. Essi sono:

Quotidiani: (Esodo 29:38-42; Numeri 28:3-8)

Settimanali: (Levitico 23:3; Numeri 28:9-10)

Mensili, alla luna nuova: (Numeri 28:11-15)

Festa dei Pani Azzimi e Pasqua (Levitico 23:4-14; Numeri 28:16-25; Deuteronomio 16:1-8)

Festa delle Settimane (Pentecoste) (Levitico 23:15-21; Numeri 28:26-31; Deuteronomio 16:9-12)

Festa delle Trombe (Levitico 23:23-25; Numeri 29:1-6)

Giorno dell’Espiazione (Levitico 16:1-28; 23:26-32; Numeri 29:7-11)

Festa delle Capanne (Levitico 23:33-39, 43; Numeri 29:12-38; Deuteronomio 16:13-17)

Si veda il «Bible Knowledge Commentary: Old Testament», pag. 248, per una tabella molto dettagliata delle offerte legate al calendario.


D: In Numeri 30:1-15, perché Dio ha dato queste regole riguardo ai voti, quando secoli dopo Giacomo 5:12 dice di non giurare affatto?

R: Giacomo 5:12 si riferisce al prestare giuramento, non al fare promesse in generale. Numeri 30:1-15 ha un carattere più generale e si riferisce al fare una promessa, che sia accompagnata o meno da un giuramento.


D: In Numeri 30:3-16, perché si afferma che il voto di una donna possa essere annullato dal padre o dal marito? (La domanda è stata posta da un musulmano.)

R: Le donne sposate e quelle non ancora sposate (e presumibilmente residenti nella casa dei genitori) potevano vedere i propri voti annullati rispettivamente dal marito o dal padre. Nel mondo antico, il marito o il padre era il principale responsabile del sostentamento economico della famiglia, e un voto poteva comportare un onere finanziario. Tuttavia, come afferma il libro *735 Baffling Bible Questions Answered* a pag. 75: «È importante notare che una vedova o una donna divorziata, che provvedeva a se stessa, non era soggetta a tale restrizione. Questa norma relativa ai voti non costituiva quindi in alcun modo una mancanza di rispetto nei confronti delle donne. Rifletteva invece semplicemente le realtà economiche dell’epoca e il coinvolgimento premuroso di Dio in ogni dettaglio della vita del Suo popolo».

Ciò dimostra effettivamente l’autorità del padre all’interno della famiglia e quella del marito sulla moglie. I musulmani in generale (ad eccezione di questo) non avrebbero alcun problema al riguardo. Poiché ha voluto sollevare la questione, è libero di spiegare quanto segue dal punto di vista dell’Islam.

Una moglie non può digiunare (in via supererogatoria) né consentire a qualcuno di entrare nella propria abitazione senza il permesso del marito. Abu Dawud, vol. 2, n. 2452, 2453, pagg. 677-678. (Per «supererogatorio» si intende al di là di quanto richiesto)

Al di fuori del Ramadan, una moglie può digiunare solo con il permesso del marito. Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 1761-1762, pag. 62

Maometto non rimproverò un marito che picchiò la propria moglie per aver pregato e digiunato più del dovuto. Abu Dawud, vol. 2, n. 2453, pagg. 677-678

Gli uomini indicano alle proprie mogli quando fare il bagno. «Se qualcuno fa lavare (la propria moglie) e si lava a sua volta il venerdì, esce presto (per la preghiera del venerdì), assiste al sermone fin dall’inizio, camminando e non a cavallo, prende posto vicino all’Imam, ascolta con attenzione e non si abbandona a chiacchiere inutili, otterrà la ricompensa di un anno di digiuno e di preghiere notturne per ogni passo che compie». Abu Dawud, vol. 1, n. 345, pag. 91. Non viene menzionata esplicitamente alcuna ricompensa per la moglie.

Una donna non dovrebbe fare doni attingendo dai beni comuni con il marito. Abu Dawud, vol. 2, n. 3539, pag. 1006. Ciò è dovuto, in generale, al fatto che una donna manchi di saggezza e intelligenza. Abu Dawud, vol. 2, nota 2991, pag. 1006.

Una moglie non può fare un dono senza il consenso del marito. Ibn-i-Majah, vol. 3, n. 2388, pag. 423


D: In Numeri 31:1-24, la guerra contro i Madianiti era forse una storia non storica volta a mascherare una guerra inconcludente contro i Moabiti, come sostiene la *Guida alla Bibbia* di Asimov, pag. 190?

R: Gli Israeliti combatterono contro i Madianiti a causa degli episodi riportati in Numeri 22:4 e 25:14-18. Come al solito, Asimov non fornisce alcuna prova a sostegno della sua affermazione. Tuttavia, il buon senso suggerisce che se un popolo antico vivesse a stretto contatto con un’altra nazione per molti anni, o diventerebbe amico di quest’ultima oppure si verificherebbero scontri tra loro. Gli Israeliti e i Madianiti non divennero mai amici.


D: In Numeri 31:1-24, perché un Dio giusto e buono ordinò agli Israeliti di sterminare i Madianiti?

R: Gli Israeliti combatterono contro i Madianiti a causa degli episodi riportati in Numeri 22:4 e 25:14-18.

Dio è Santo ed è coerente con la Sua giustizia, bontà e santità distruggere il male. I Madianiti discendevano da Abramo secondo Genesi 25:1-4. Non solo i loro antenati conoscevano il Dio di Abramo e smisero di seguire Dio, ma indussero deliberatamente gli uomini israeliti a peccare.

Altri popoli in altre parti del mondo avrebbero potuto essere altrettanto malvagi dei Madianiti eppure non furono sterminati immediatamente. Tuttavia, i Madianiti ne sapevano di più poiché discendevano da Abramo, e una maggiore conoscenza comporta una maggiore responsabilità. (Cfr. Romani 4:15; 5:12; ~Giovanni 9:41) Inoltre, Dio è giusto, ma non è necessariamente equo in questa vita. Dio metterà ogni cosa a posto nel giorno del giudizio, ma fino ad allora alcune persone vengono sterminate quando avrebbero dovuto essere risparmiate, mentre altre che avrebbero dovuto essere sterminate riescono a sfuggire, per un certo tempo.


D: In Numeri 31:16, il ricordo dell’episodio di Peor rafforzò la posizione dei successivi yahvisti contro i matrimoni misti con stranieri?

R: Asimov parte dal presupposto che l’Antico Testamento non provenga da Dio. Sta cercando di interpretarlo come una battaglia politica tra coloro che erano contrari ai matrimoni misti e coloro che li sostenevano.

Sebbene nell’Antico Testamento vi fossero conflitti tra gli Israeliti che prendevano sul serio l’osservanza della Legge di Dio e coloro che invece non lo facevano, la data di composizione della Genesi è antecedente a quella dei presunti gruppi politici che Asimov sta cercando di attribuire.


D: In Numeri 31:17, perché uccidere i bambini maschi madianiti?

R: Si tratta di una questione molto simile a quella relativa al motivo per cui Dio fece uccidere persino i neonati cananei. Si veda la discussione su Giosuè 6:21 per la risposta, nonché la domanda successiva.


D: In Numeri 31,17-18, perché uccidere tutti i fanciulli madianiti e non le donne vergini e le bambine?

R: La Scrittura non lo dice. Forse perché il lignaggio familiare israelita si tramandava attraverso i maschi, i ragazzi non si sarebbero integrati altrettanto bene nella società, dato che non appartenevano alle dodici tribù e l’adozione non era una loro usanza.

La Scrittura qui si limita a riportare onestamente ciò che Mosè comandò. Non vi è alcuna indicazione che Dio approvasse o disapprovasse tale decisione. Si veda anche la domanda successiva.


D: In Numeri 31,17-18, perché Mosè ordinò di trattenere le giovani prigioniere per motivi sessuali? (La domanda è stata posta da un ateo.)

R: Innanzitutto, l’espressione «per motivi sessuali» è un’insinuazione che non si trova nelle Scritture. Questi soldati erano israeliti, non musulmani (cosa che, a quanto pare, non disturba più di tanto alcuni atei americani).

Le donne sarebbero diventate schiave e gli uomini avrebbero potuto sposarle se lo avessero desiderato. Tuttavia, per gli uomini che avessero avuto rapporti sessuali con delle donne, anche se prigioniere, senza diventare loro mariti, la Bibbia afferma che sarebbero stati puniti con la morte.


D: In Num 31,18, perché gli uomini, anche quelli sposati, potevano tenere per sé le donne catturate, dal momento che Es 20,14 e Dt 5,18 comandano di non commettere adulterio?

R: Il matrimonio non è adulterio. Questa domanda confonde il matrimonio legittimo con una donna prigioniera con l’adulterio. Con il matrimonio con una donna, sia essa prigioniera o libera, i figli erano legittimi, portavano il nome del padre e facevano parte della sua tribù ancestrale. Per quanto riguarda l’eredità, il sospetto di adulterio e altre questioni, la moglie che in precedenza era stata prigioniera godeva di tutti i diritti della moglie che non era mai stata prigioniera.


D: In Numeri 31,18 e in altri passaggi, perché agli Israeliti era permesso sposare le donne che avevano catturato?

R: Clemente di Alessandria, negli Stromati (193-202 d.C.), libro 2, cap. 18, pag. 367, spiega bene questa usanza. «Inoltre, proibisce il rapporto sessuale con una prigioniera per non disonorarla. “Ma concedetele”, dice, “trenta giorni per piangere la sua perdita secondo il suo desiderio e, dopo che si sarà cambiata d’abito, vivete con lei come con la vostra legittima moglie”. … Vedete l’umanità unita alla continenza? Al padrone che si è innamorato della sua serva prigioniera non è permesso soddisfare il proprio piacere, ma la sua lussuria viene frenata specificando un intervallo di tempo; inoltre, le vengono tagliati i capelli, al fine di svergognare un amore disonorevole: poiché se è la ragione a indurlo a sposarla, egli le rimarrà fedele anche dopo che lei sarà stata sfigurata [rasata]».


D: In Numeri 32:1-2, perché Ruben e Gad si stabilirono al di fuori della Terra Promessa?

R: I confini indicati in Numeri 34:12 chiariscono che si trattava di un’area al di fuori della Terra Promessa. Le ragioni pragmatiche per cui si stabilirono sul lato orientale del fiume Giordano sono:

1. Quella terra era già stata conquistata,

2. Si resero conto che la terra era adatta al bestiame

3. Mosè e loro concordarono che avrebbero potuto averla se avessero aiutato le altre tribù a combattere per la Terra Promessa.

Per quanto riguarda la questione se avrebbero dovuto occupare questa terra, si veda la domanda successiva.


D: In Numeri 32:1-2, qualcuno degli Israeliti avrebbe dovuto stabilirsi sulla sponda orientale del fiume Giordano?

R: La Bibbia afferma che dovevano stabilirsi nella Terra Promessa. Le altre tribù fecero notare, in Giosuè 22:19, che quella terra avrebbe potuto essere contaminata e che avrebbero dovuto trasferirsi nella Terra Promessa. In futuro, le tribù presenti nella Terra Promessa avrebbero avuto bisogno di maggiori risorse umane per sconfiggere il resto dei Cananei e dei Filistei. Se si considera il destino futuro delle due tribù e mezza, esse furono costantemente attaccate dagli Edomiti, dagli Ammoniti e dai Moabiti, finché tutti i loro discendenti che non erano stati uccisi non furono assimilati dalle altre nazioni e dimenticarono completamente il Signore loro Dio. Verso la fine della conquista di Giosuè, le due tribù e mezza si resero conto che le altre tribù avrebbero potuto trascurarle (Giosuè 22:24-28).

Da ciò deriva una lezione per i cristiani di oggi. 1 Corinzi 12:21-27 afferma che tutte le parti del corpo di Cristo hanno bisogno l’una dell’altra. Quando non siamo dove Dio vuole che siamo, non c’è un solo problema, ma due. Un problema è che, a causa della nostra disobbedienza, perdiamo alcuni aspetti della comunione con Dio. Un secondo problema è che anche gli altri, che hanno bisogno del nostro aiuto e dei doni che Dio ci ha dato, ne vengono privati.


D: In Numeri 32:13 l’ira di Dio contro gli Israeliti durò 40 anni, oppure permane solo per un minuto, come afferma Salmo 30:5? (La domanda è stata posta da un musulmano)

R: Può esserci una differenza tra la durata dell’ira di Dio secondo il Suo tempo e la durata delle conseguenze secondo il nostro tempo. A prescindere da ciò, tuttavia, il Salmo 30:5 non dice «60 secondi»; afferma che la Sua ira è «fugace» (il termine ebraico significa «un istante»). L’ira e la disciplina di Dio nei confronti del Suo popolo sono solo momentanee rispetto al Suo favore, che rimane con loro per sempre.

Per quanto riguarda gli Israeliti nel deserto, così come per gli altri che rifiutarono di seguirLo, Dio condanna tali individui all’inferno per l’eternità. Tuttavia, Dio era adirato con il popolo israelita al punto da non permettere loro di entrare nella Terra Promessa per quarant’anni. Ma la punizione terrena, anche se dura quarant’anni, è solo un istante rispetto all’eternità.


D: In Numeri 33:4, in che modo Dio ha eseguito il giudizio sugli idoli egiziani?

R: Gli idoli in sé erano privi di vita, ma Dio apparentemente «emise il Suo giudizio» per dimostrare agli adoratori di quegli idoli quanto essi fossero impotenti, in un modo molto specifico.

La maggior parte delle dieci piaghe dell’Esodo era il simbolo di una specifica divinità egizia.

1. Il Nilo insanguinato: Apis, Iside e Khnum erano divinità del Nilo.

2. Le rane: la dea Heqet, che assisteva le donne durante il parto, aveva una testa di rana.

3. Moscerini: Set era il dio del deserto. Era considerato benevolo nella mitologia egizia antica, ma fu ritenuto malvagio, in quanto smembratore di Osiride, nella mitologia egizia successiva.

4. Le mosche: forse collegate a Ra, il dio del sole.

5. Animali morti: la dea Hathor aveva una testa di vacca, mentre il dio Apis aveva una testa di toro.

6. Foruncoli: Sekhmet era la dea che curava le malattie; Sunu era il dio della peste e Iside era la dea della guarigione.

7. Grandine: Nut era la dea del cielo.

8. Locuste: Osiride era il dio dei raccolti e della fertilità.

9. Tenebre: Ra era il dio del sole.

10. Pasqua ebraica: si riteneva che la dea Iside proteggesse i bambini. Naturalmente, il figlio del faraone, il futuro faraone, era considerato un dio.

Dopo questo periodo, gli egiziani nutrivano meno rispetto per i propri idoli rispetto alla maggior parte delle culture. Quando pregavano un idolo e la preghiera non veniva esaudita, erano noti per prendere una frusta e percuotere l’idolo. (Everyday Life in ANCIENT EGYPT di Jon Manchip White (Dorset Press 1963), pag. 131.)


D: In Numeri 34:5, come potrebbe il confine sud-occidentale della Terra Promessa [presumibilmente] essere il Nilo, il fiume d’Egitto?

R: Il «torrente d’Egitto» (come lo traduce la BSB; alcune traduzioni riportano «fiume d’Egitto») non si riferisce al grande fiume Nilo. Si riferisce piuttosto a un piccolo corso d’acqua che separa l’Egitto da Canaan. Molte mappe indicano questo fiume nella parte nord-orientale della penisola del Sinai, dove sfocia nel Mar Mediterraneo.


D: In Num 34:11, Dt 3:17, Giosuè 12:3 e Giosuè 13:27, dove si trova il Mare di Kinneret?

R: Il Mare di Kinneret è un antico nome del Mare di Galilea. Secondo la NIV Study Bible, Kinneret significa «arpa», e il Mare di Galilea ha la forma di un’arpa antica.


D: In Num 34,13-15, dato che Mosè morì prima di entrare in Canaan, come mai disse agli ebrei che le tribù di Ruben, Gad e metà di Manasse possedevano già la terra a est del Giordano?

R: Il fiume Giordano costituisce il confine di Canaan; pertanto, la terra di Ruben, Gad e metà di Manasse, situata a est del fiume Giordano, si trova al di fuori di Canaan. Mosè stesso poteva trovarsi nella terra già assegnata alle 1,5 tribù e poteva vedere Canaan da una montagna a est del Giordano, ma gli era stato proibito di attraversare il fiume Giordano.

Dal punto di vista teologico, vi sono alcuni aspetti interessanti da considerare. Dio aveva promesso agli Israeliti la terra di Canaan. Tuttavia, queste due tribù e mezza israelite si guardarono intorno e ritennero che quella terra fosse piuttosto buona, per cui scelsero di non vivere nella Terra Promessa da Dio. La terra sembrava accettabile, tranne per il fatto che era più esposta agli attacchi, e dopo l’epoca di Davide non si sente più parlare molto di queste tribù. Alcune di esse furono sterminate, altre si assimilarono, perdendo la consapevolezza della propria identità. Oggi Dio potrebbe prometterci qualcosa, e noi potremmo guardarci intorno e pensare che vivere altrove possa sembrare più allettante che vivere sotto la promessa di Dio. Tuttavia, Dio conosce il futuro, ed è sempre più sicuro vivere sotto la promessa di Dio, ricordando chi si è.


D: In Num 34,14; 1,18-44 e Lev 24,10, l’ascendenza tribale ebraica era presumibilmente attribuita solo attraverso il padre biologico. Se Gesù non avesse avuto un padre umano, come avrebbe potuto avere un’affiliazione tribale con Giuda?

R: Prima di rispondere a questa domanda, chiariamo innanzitutto ciò che i versetti NON dicono. Numeri 34:14 NON afferma che l’appartenenza tribale avvenga esclusivamente attraverso il padre biologico. Dice: «Poiché le tribù dei Rubeniti e dei Gaditi, insieme alla mezza tribù di Manasse, hanno già ricevuto la loro eredità». Numeri 1:18-44 si limita a elencare le tribù e il censimento degli uomini. Neanche Levitico 24:10 affronta direttamente la questione, ma poiché il figlio aveva una madre israelita e un padre egiziano, ed era parte del gruppo, ciò tenderebbe a indicare che fosse considerato un israelita. Inoltre, menziona effettivamente l’appartenenza tribale di Dan – attraverso la madre.

Due risposte complementari: l’appartenenza tribale o clanica avveniva normalmente per via paterna; tuttavia, in alcuni casi era considerata per via materna. Inoltre, poteva derivare dal padre legale.

Discendenza biologica interamente da Giuda: Gesù non aveva alcuna discendenza umana se non quella ebraica. Poiché Maria discendeva da Davide (della tribù di Giuda), biologicamente Gesù era affiliato a Giuda. L’Antico Testamento ci fornisce tre esempi in cui l’appartenenza tribale avveniva per via materna.

Attai: Nella tribù di Giuda, Sheshan non aveva figli maschi, ma solo figlie. Così, diede in sposa sua figlia al suo servo egiziano Jarha, e questi ebbero un figlio di nome Attai. La genealogia di Attai è riportata insieme a quella degli altri Israeliti in 1 Cronache 2:34-41.

Gair era nipote di Hezron della tribù di Giuda e della figlia di Makir, un Manassita. In 1 Cronache 2:21-23 Jair governava ventitré città in Galaad (nel territorio di Manasse). Tuttavia, sebbene il padre di Jair fosse di Giuda, Jair viene comunque definito manassita in Numeri 32:41 e Deuteronomio 3:14.

Figli di una figlia di Barzillai. Un terzo esempio si trova in Esdra 2:61 e Neemia 7:63, dove i figli di un sacerdote che aveva sposato una figlia di Barzillai venivano chiamati figli di Barzillai.

Discendenza legale anch’essa da Giuda: era importante che anche il padre adottivo/legale di Gesù provenisse da Giuda. Se Giuseppe non fosse discendente di Davide, Gesù non avrebbe avuto alcun diritto al trono di Davide.

Deuteronomio 25:5-10 dimostra che i diritti ancestrali derivavano dal padre legale e non dal padre biologico. Quando un uomo sposato moriva senza figli, suo fratello doveva sposare la vedova, e il padre legale del figlio era il defunto, non il padre biologico. Deuteronomio 25:6 recita: «Il primo figlio che ella partorirà porterà il nome del fratello defunto, affinché il suo nome non venga cancellato da Israele» (BSB). Ruth 4:5-6 dimostra che era il padre legale, e non il padre biologico, a determinare l’eredità.

L’appartenenza tribale era importante per la distribuzione delle terre, e questa avveniva attraverso il padre – di norma. Tuttavia, in assenza di un padre o di un maschio, Numeri 27:1-11 mostra che venivano previste deroghe per situazioni particolari.
In sintesi: Gesù discendeva biologicamente solo dalla tribù di Giuda, e nell’Antico Testamento l’appartenenza tribale avveniva talvolta attraverso la madre. Gesù discendeva dalla tribù di Giuda anche tramite il padre adottivo, e la legge del levirato dimostrava che a tal fine era importante il padre legale, non quello biologico.


D: In Numeri 34:24 (NIV) dovrebbe figurare l’espressione «figlio di Giuseppe» prima di «della tribù di Efraim»?

R: L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 2, pag. 998, afferma che ciò non è presente nell’originale ebraico. I traduttori inglesi lo hanno aggiunto per rendere il testo più parallelo e di più facile comprensione, poiché era già implicito.


D: In Numeri 35:31, come mai non era previsto alcun riscatto per l’omicidio, dato che presumibilmente era consentito un riscatto per altri reati?

R: Nella Torah erano previsti numerosi reati punibili con la morte. Tuttavia, per la maggior parte di essi, il colpevole poteva pagare una multa concordata ed evitare la pena capitale. Due eccezioni erano l’omicidio e la bestemmia contro Dio.


D: In Numeri 35:30, una persona poteva essere condannata per omicidio sulla base di prove indiziarie?

R: Sì, se vi fossero più testimoni. Il libro dei Numeri 35:30 afferma che sono necessari due testimoni, ma non specifica che debbano essere testimoni oculari. Il libro del Levitico 5:1 dimostra che un testimone non è necessariamente un testimone oculare, bensì colui che possiede conoscenze rilevanti riguardo a qualcosa «di cui è stato testimone, sia che l’abbia visto sia che ne sia venuto a conoscenza». Ad esempio, se una persona avesse sentito l’assassino vantarsi del fatto, o minacciare di commetterlo, tale persona sarebbe testimone di ciò che ha udito.


D: In Numeri 35:33, poiché la terra non può essere purificata dal sangue versato ingiustamente, tutta la terra è oggi impura?

R: No. La terra non può essere purificata, dall’uomo, dal sangue versato ingiustamente. Tuttavia, Dio può santificare persino il luogo in cui Gesù fu ucciso ingiustamente per i nostri peccati.


D: In Numeri 36, perché le donne [presumibilmente] non potevano ereditare in quel contesto? Nell’Islam, ad esempio, le figlie hanno il diritto di ereditare, sebbene la loro quota sia pari alla metà di quella dei figli maschi.

R: Cinque punti da considerare nella risposta.

Le figlie di Zelofead ereditarono effettivamente dal padre. Ciò era giusto e corretto secondo la volontà di Dio, come indicato in Numeri 27:7-8. Inoltre, Numeri 36:8 parla anche, in prospettiva futura, di ogni figlia che erediterà la terra, quindi esse potevano ereditare.

Anche prima di questo episodio, le figlie di Giobbe ereditarono insieme ai loro fratelli, come riportato in Giobbe 42:15.

La questione qui è il passaggio dell’eredità da una tribù all’altra, come indicato in Numeri 36:9, non la proprietà delle figlie di Zelofhad.

La soluzione fu che le figlie conservarono la terra, ma dovevano sposarsi all’interno della propria tribù di Manasse. In futuro, tutte le donne che avessero ereditato una terra avrebbero dovuto sposarsi all’interno della propria tribù.

Nel Nuovo Testamento, 1 Pietro 1:3-4 mostra che tutti coloro che credono possiedono l’eredità più importante di tutte, un’eredità nei cieli conservata per noi.

Come nota a margine, nell’Islam ortodosso le figlie ricevono solo la metà dell’eredità dei loro fratelli. La Sura 4:11 recita: «Allah vi dà istruzioni riguardo all’eredità dei vostri figli: al maschio spetta una quota pari a quella di due femmine:…» (traduzione di Yusuf Ali, pag. 209).

In sintesi, poiché Numeri 36:8 parla delle figlie che ereditano la terra e Numeri 27:7-8 parla delle figlie che ereditano in generale, sarebbe contrario all’Antico Testamento non consentire alle figlie di ereditare. Galati 3:28 afferma che in Cristo non c’è né maschio né femmina, e nel resto della Bibbia, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, non vi è nulla che limiti i diritti di eredità delle donne, né le loro opportunità economiche in generale. A differenza di quanto avviene nell’Islam, nel cristianesimo le donne hanno le stesse prospettive di beatitudine in cielo degli uomini.


D: Nel Libro dei Numeri, quali riferimenti abbiamo negli scritti di Filone, l’ebreo alessandrino?

R: In quanto cristiani, crediamo che l’Antico Testamento convalidato da Cristo sia proprio l’Antico Testamento di cui disponiamo. Del resto, per i musulmani il Corano afferma, nella Sura 5:46, che a Gesù fu data la Torah. Disponiamo di manoscritti antichi risalenti all’epoca di Cristo, argomento trattato nella domanda successiva. Tuttavia, esiste un’ulteriore linea di prove. Filo di Alessandria era uno studioso ebreo vissuto dal 15/20 a.C. al 50 d.C. Scriveva in greco, ma è curioso che le sue citazioni greche dell’Antico Testamento concordino più strettamente con il testo masoretico ebraico piuttosto che con la Settanta greca. Egli approfondì in modo molto dettagliato il significato dei diversi versetti. Ecco i capitoli e i versetti a cui fece riferimento nel Libro dei Numeri.

3:12; 5:2, 14, 15, 18, 27; 6:2, 9, 14, 18; 7:5, 14; 8:24; 9:10; 10:29; 11:4, 5, 7, 8, 11, 16, 17, 20, 23, 31; 12:6,7,12-14; 13:18,23,25; 14:1,9,11,20,24,44; 15:19,30; 16:1,15,48; 18:12,20,26,28,31; 19:1, 15; 20:17, 25; 21:5, 6, 17, 18, 27, 30; 22:29, 31; 23:7, 8, 19; 24:7, 17, 20; 25:1, 4, 7, 8, 11, 12; 26:16; 27:3, 4, 16, 17; 28:2; 29:13; 30:10; 31:8, 26, 28, 40; 35:1, 5, 25, 30

Per ulteriori informazioni, si veda *Le opere di Filone: versione completa e integrale, nuova edizione aggiornata*.


D: Nel Libro dei Numeri, quali sono alcuni dei manoscritti più antichi ancora esistenti oggi?

R: Ecco i più antichi.

I rotoli di Ketef Hinnom risalgono al periodo 650-587 a.C., sono scritti su argento (motivo per cui sono sopravvissuti) e contengono frammenti di Esodo 20:6; Numeri 6:24-26; Deuteronomio 5:10; 7:9; Neemia 1:5; e Daniele 9:4.

Rotoli del Mar Morto della Bibbia: (prima di Cristo) 8 copie. (The Dead Sea Scrolls Today, pag. 30; The Dead Sea Scrolls in English, 4ª ed.; e The Dead Sea Scrolls Translated: The Qumran Texts in English, 2ª ed.). I Rotoli del Mar Morto contengono parti di ogni capitolo del Libro dei Numeri, ad eccezione dei capitoli 6 e 14. I manoscritti dei Rotoli del Mar Morto sono:

1Q3 150-100 a.C. (paleo-Levitico, ma contiene 8 parole di Numeri 1:48-50 e 36:7-8?).

2Q6 (=2QNum(a)) (due frammenti distinti) 40-60 d.C. (24 parole) Numeri 3:38-41,51; 4:1-3

2Q7 30-1 a.C. (19 parole)

2Q8 (=2QNum(b)) 20-50 d.C. Numeri 33:47-53

2Q9 (probabilmente lo stesso manoscritto di 2Q7) 30-1 a.C. (3 parole) Numeri 7:88

4Q23 (=4QLevNum(a)) 150-100 a.C. (710 parole) Delle 40 varianti testuali presenti in queste parti del Libro dei Numeri, il 4Q23 concorda con il testo masoretico in 30 di esse, con il Pentateuco samaritano in 12, con la Settanta in 8, mentre in 5 non concorda con nessun altro manoscritto. 1:1-5, 21-22, 36-40; 2:18-20, 31-32; 3:3-19,51; 4:1-2, 40-49; 5:1-9; 8:7-12, 21-22; 9:3-10, 19-28; 10:13-23; 11:4-5, 16-22; 12:3-11; 13:21; 26:5-7; 30:3?, 7?, 9?, 13?; 32:8-15, 23-42; 33:5-9, 22-34, 52, 54

4° trimestre del 27 a.C. – 400-20 a.C. (1528 parole). Si tratta di circa il 9% dell’intero libro. Contiene Numeri 11:31-35; 12:1-6,8-11; 13:7,10-13,15-24; 15:31; 16:1-11,14-16; 17:12-17; 18:25-32; 19:1-6; 20:12-13b, 16-17, 19-29; 21:1-2, 12a-13a, 20-21a; 22:5-21, 31-34, 37-38, 41; 23:1-4, 6, 13-15, 21-22, 27-30; 24:1-10; 25:4-8,16-18; 26:1-5,7-10,12,14-34,62-65; 27:1-5,7-8,10,18-19,21-23b; 28:13-17,28,30-31; 29:10-13, 16-18, 26-30; 30:1-3, 5-9, 12-17; 31:2-6, 21b-25, 30-33, 35-36, 38, 43-44, 46-54; 32:1, 4-5, 7-10, 13-17, 19, 21-30, 35, 37-39, 41; 33:1-4, 23, 25, 28, 31, 45, 47-48, 50-52; 34:4-9, 19-21, 23; 35:3-5, 11-12, 14-15, 18-25, 27-28, 33-34; 36:1-2a, 4a-7;

4Q121 (4QLXXNum) dal 25 a.C. al 25 d.C. (134 parole) Si tratta di un manoscritto in greco piuttosto curioso. Il testo masoretico e la Settanta sono piuttosto simili nel libro dei Numeri, ma il 4Q121 si colloca a metà strada tra i due. Gli studiosi discutono se il 4Q121 sia più simile alla versione originale della Settanta, e se le versioni successive della Settanta si siano discostate maggiormente, oppure se il 4Q121 rappresenti un tentativo di avvicinare ulteriormente la Settanta al testo masoretico. Numeri 4:1?, 5-9, 11-16; 3:3a?, 40-43, 50-51?

Il *Wycliffe Bible Dictionary*, alle pagine 436-438, afferma che esistono sei copie. Nathan Jastram, ricercatore specializzato nei Rotoli del Mar Morto, ha dichiarato che una copia del Libro dei Numeri risale al 30-50 a.C. (programma radiofonico *Issues etc.* del 17/04/99)

L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 2, pag. 551, afferma: «Il testo ebraico (il TM) del Libro dei Numeri è relativamente privo di difficoltà. Poiché la Torah era particolarmente venerata nei tempi antichi, la sua trasmissione sembra essere più accurata rispetto a quella della maggior parte degli altri libri biblici».

Rotoli del Mar Morto parabiblici: i testi non biblici provenienti da Qumran che fanno riferimento al Libro dei Numeri includono 4Q364-366; 4Q423 5.2; 11Q19 49.5-51.6; 4Q251 6.2-6; 4Q276-277; 4Q284 4; 4Q394-399 B 13-17, 72-74; 11Q19 13-14, 17-19, 25-29; 11Q19 52:13-54.5;

Il rotolo 1 di Wadi Murabba’at, righe 6-7 (75-125 d.C.), contiene 31 parole tratte da Numeri 34:10; 36:7-11

Nahal Hever nella Grotta delle Lettere (= 5/6Hev 1a) (dal 50 a.C. al 50 d.C.) riporta Numeri 19:2-4; 22:7-8.

Nahal Hever (X Hev/SeNum) riporta Numeri 27:2-13; 28:11-12

Complessivamente, nei Rotoli del Mar Morto sono conservati i seguenti 461,5 versetti dei 1.288 versetti del Libro dei Numeri.

Num 1,1-5; 21-22; 36-40; 48-50; 2:18-20, 31-32; 3:3-19, 38-43, 50-51; 4:1-16, 40-49; 5:1-9; 6:nessuno; 7:88; 8:7-12, 21-22; 9:3-10, 19-20; 10:13-23; 11:4-5, 16-22, 31-35; 12:1-11; 13:7, 10-13, 15-24; 14:nessuno; 15:41; 16:1-11, 14-16; 17:12-17; 18:8-9 (o Lev 23:1-3), 25-32; 19:1-6; 20:1-2, 7-8, 12-13, 16-17, 19-29; 22:5-24, 31-34, 37-38, 41; 23:1-4, 6, 13-15, 21-22, 27-30; 24:1-10; 25:4-8, 16-18; 26:1-10, 12, 14-34, 62-65; 27:1-13, 18-19, 21-23b; 28:11-17, 28, 30-31; 29:10-13, 16-18, 26-30; 30:1-3, 5-9, 13?, 15-17; 31:2-6, 21b-25, 30-33, 35-36, 38, 43-44, 46-54; 32:1, 4-5, 7-17, 19, 21-42; 33:1-9, 22-34, 45, 47-53; 34:4-10, 19-21, 23; 35:3-5, 11-12, 14-15, 18-25, 27-28, 33-34; 36:1-2a, 4a-11

I Samaritani redassero una propria copia della Torah nel II secolo a.C., sebbene le più antiche copie samaritane giunte fino a noi risalgano al Medioevo. Si veda *The Dead Sea Scrolls Today*, pagg. 125-126.

I manoscritti della Bibbia cristiana, risalenti a partire dal 350 d.C. circa, contengono l’Antico Testamento, compreso il Libro dei Numeri. Secondo *The Encyclopedia of Religious Knowledge*, pag. 746, i papiri di Chester Beatty (II-IV secolo d.C.) contengono il Libro dei Numeri.

Chester Beatty VI (Numeri-Deuteronomio), II secolo (Kenyon), oppure 117-138 d.C. (Wilcken).

Il Vaticanus (325-350 d.C.) contiene l’intero libro dei Numeri.

Il Sinaitico (340-350 d.C.) riporta i capitoli 5,26-6,18; 6,22-7,20; 16,7-16,31; 16,31-20,28; 23,22-26,2 del Libro dei Numeri.

L’Alessandrino (circa 450 d.C.) contiene l’intero libro dei Numeri.

Una traduzione siriaca della Settanta fu realizzata dal vescovo Paolo di Tella (616-617 d.C.), di cui disponiamo ancora oggi.

In una grotta nei pressi di Gerusalemme è stato rinvenuto un rotolo d’argento risalente al VII secolo a.C. contenente Numeri 6:24-26.

I primi scrittori della Chiesa riconobbero il Libro dei Numeri come testo sacro autorevole. Si veda la domanda successiva per un elenco completo relativo al periodo precedente al Concilio di Nicea.


D: Quali autori antichi fecero riferimento al Libro dei Numeri?

R: Gli scrittori pre-niceni che hanno citato o alluso a versetti del Libro dei Numeri sono:

Clemente di Roma (96-98 d.C.) cita Numeri 12:7: «Benedetto sia anche Mosè, “servo fedele in tutta la sua casa”, che annotò nei libri sacri tutte le prescrizioni che gli erano state date, …» 1 Clemente, cap. 43, p. 16

La Lettera di Barnaba (70-130 d.C. circa), cap. 12, pag. 145, fa riferimento a Numeri 21:8-9: «E Mosè parlò loro, dicendo: “Quando qualcuno di voi sarà morso, venga al serpente posto sull’asta; e speri e creda che, pur essendo morto, esso sia in grado di dargli la vita, e immediatamente sarà guarito.” «E così fecero». «In questo avete anche [un’indicazione della] gloria di Gesù»;

Anche Giustino Martire (150 d.C.) parla del serpente di rame in Numeri 21,6-9. Egli esordisce dicendo: «Poiché negli scritti di Mosè è narrato come, in quel tempo, quando gli Israeliti uscirono dall’Egitto e si trovavano nel deserto, si imbatterono in bestie velenose, sia vipere che aspidi…». Prima Apologia di Giustino Martire, cap. 50, pag. 183.

Il Pastore di Hermas (circa 115-155 d.C.), cap. 3, pag. 12, allude a Eldad e Modat in Numeri 11, 26-27.

Meleto/Melito di Sardi (170-177/180 d.C.) incluse il Libro dei Numeri tra i libri dell’Antico Testamento nella sua lettera a Onesimo. È insolito che egli inverta l’ordine del Libro dei Numeri e del Levitico. *Sulla Pasqua*, pag. 72. Conservato nella *Storia ecclesiastica* di Eusebio, 4,26.

Ireneo di Lione (182-188 d.C.) cita Numeri 16,15 come se fosse opera di Mosè. Ireneo, *Contro le eresie*, libro 3, cap. 26.4, p. 497

Clemente di Alessandria (193-217/220 d.C.) cita Numeri 6,9 come attribuito all’«Istruttore» che parla per mezzo di Mosè. L’Istruttore, libro 1, cap. 2, pag. 210.

Tertulliano (198-220 d.C.) tratta dell’episodio di Baal Peor «come ci viene raccontato nel Libro dei Numeri» (Scorpiace, cap. 3, pag. 636). Egli tratta inoltre il capitolo 21 del Libro dei Numeri nell’opera *Cinque libri contro Marcion*, libro 2, cap. 22, pag. 314 (207/208 d.C.).

Ippolito (222-235/6 d.C.) scrisse un’opera intitolata *Le benedizioni di Balaam*. Ne è stato conservato un paragrafo (81 parole in inglese), riportato in *The Ante-Nicene Fathers*, vol. 5, pag. 160.

Origene (240 d.C.) fa riferimento all’Esodo, al Levitico e ai Numeri. Commento al Cantico dei Cantici, prologo, pag. 47

Il *Trattato anonimo contro Novaziano* (circa 246-258 d.C.), cap. 2, pag. 658, cita Numeri 5:2 come attribuito a Mosè.

Il Trattato anonimo sul battesimo (circa 248-256 d.C.), cap. 15, pag. 676, cita Numeri 11,17 come parole pronunciate da Dio a Mosè nell’Antico Testamento.

Cipriano di Cartagine (circa 246-258 d.C.) cita il libro dei «Numeri» nel Trattato 12, terzo libro, 14.

Archelao (262-278 d.C.). Il cristiano Diodoro discute del comando di Mosè di lapidare l’uomo che raccoglieva legna di sabato in Numeri 15,32. «Disputa con Mani», cap. 40, pag. 214. Egli allude inoltre a Numeri 15,32 nella «Disputa con Mani», cap. 31, pag. 204.

Vittorino di Petau (martirizzato nel 304 d.C.) allude a Numeri 23 nel discutere di Balaam e Balak che ponevano un ostacolo davanti a Israele. Commento all’Apocalisse, dal secondo capitolo, versetti 14-16, ANF vol. 7, pagg. 346-347.

Metodio di Olimpo e di Patara (270-311/312 d.C.) cita la Settanta di Numeri 6,2 come «Ciò che è stabilito nel Libro dei Numeri». *Il banchetto delle dieci vergini*, Discorso 5, cap. 4, pag. 326.

Lattanzio (circa 303-circa 325 d.C.) afferma: «[Anche Mosè dice] Nel Libro dei Numeri» e parafrasa Numeri 23,19 nell’*Epitome delle Istituzioni Divine*, cap. 46, pag. 241.

Dopo Nicea, altri autori che fanno riferimento al Libro dei Numeri sono (in ordine cronologico): Eusebio di Cesarea, Afraato il Siro, Atanasio, Efrem il Siro, Basilio di Cappadocia, Cirillo di Gerusalemme, Ambrogio di Milano, Gregorio di Nazianzo (allusione), Gregorio di Nissa, Rufino, Girolamo, il Concilio di Cartagine (393-419 d.C.), Epifanio di Salamina, Giovanni Crisostomo, Orosio di Braga (allusione), l’eretico Teodoro di Mopsuestia (allusione), Agostino di Ippona, Giovanni Cassiano e altri.

Girolamo (373-420 d.C.) tratta i libri dell’Antico Testamento. In particolare, tratta la Genesi, l’Esodo, il Levitico, i Numeri, il Deuteronomio, la Torah, Giobbe, Gesù figlio di Nave [Giosuè], i Giudici, Ruth, i Re di Samuele (2 libri), i dodici profeti, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele, Ester, Esdra, Neemia, Lettera 53, cap. 7-8, pagg. 99-101.


D: Nel libro dei Numeri, quali sono alcune delle differenze di traduzione tra l’ebraico, la Settanta greca e altre traduzioni?

R: Di seguito sono riportate alcune delle differenze di traduzione, nonché alcune altre incertezze relative ai manoscritti nei 1.288 versetti del Libro dei Numeri. L’attenzione è rivolta in particolare a Numeri 21. Salvo dove diversamente indicato, la prima frase corrisponde al testo masoretico (MT) e la seconda alla Settanta (LXX).

Num 2:14: il nome «Reuel» contrapposto a «Deuel» nel Pentateuco samaritano, nella Vulgata e in molti manoscritti masoretici. Le lettere ebraiche che indicano la «r» e la «d» sono molto simili, e questo caso è analogo a quello di «Rodanim» contrapposto a «Dodanim» in Genesi 10:4. L’Expositor’s Bible Commentary, vol. 2, pag. 715, afferma che «Deuel» è probabilmente la lettura più attendibile.

Num 3:9 «a lui» contrapposto a «a me» nel Pentateuco samaritano, nella Settanta e in alcuni manoscritti masoretici.

Num 3:12 «Ho preso i leviti […] al posto di ogni primogenito» (TM e 4Q23) contro «Ho preso i leviti […] saranno loro a essere riscattati al posto di ogni primogenito» (Pentateuco samaritano)

Num 3:28 «8.600» contro «8.300» in alcuni manoscritti della Settanta

Num 3:39 «e Aronne» con punti speciali sopra la parola (molti testi masoretici) contro «e Aronne» (Settanta) contro l’assenza in numerosi manoscritti ebraici, siriaci e nel Pentateuco samaritano. Gli scribi agivano in questo modo per esprimere dubbio riguardo al versetto. Si veda The Expositor’s Bible Commentary, vol. 2, p. 728 per ulteriori approfondimenti al riguardo.

Num 4:3 «a partire dai 30 anni» (MT, 4Q23, Pentateuco samaritano) contro «a partire dai 25 anni» (Septuaginta)

Num 6:2 «farà il voto speciale di nazireato» (MT) contro «farà un voto speciale per separarsi» (Settanta, Metodio (270-311/312 d.C.), *Il banchetto delle dieci vergini*, discorso 5, cap. 4, pag. 326)

Num 9:3 «la sera» (MT, Pentateuco samaritano, Settanta) contro «di giorno» (4Q23)

Num 9:16 «esso» contro «esso di giorno» (greco, siriaco, Vulgata)

Num 10:11 è immediatamente preceduto da Dt 1:6-8 nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)

Num 13:8 Osea (ebraico) contro «Oshea» (Settanta, Vulgata)

Num 14:33 «pastori» contro «vagabondi/nomadi» (Vulgata)

Num 14:41 è immediatamente preceduto da Dt 1:20-23 nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)

Num 20:13 è immediatamente seguito da Dt 3:24-28 nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)

Nel Pentateuco samaritano, Num 20,13b è immediatamente seguito da Dt 2,2-6. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)

Num 21:1 «abitavano nel sud» contrapposto a «abitavano presso il deserto»

Num 21:2 «mano» contrapposta a «potenza» (stesso significato in questo contesto)

Num 21:2 «distruggere completamente le loro città» contrapposto a «consacrare essa e le sue città»

Num 21:3 «consegnò i Cananei» contro «consegnò il Cananeo in suo potere»

Num 21:3 «distruggerli completamente insieme alle loro città» contrapposto a «consacrare lui e le sue città»

Num 21:4 «impazienti» contrapposto a «persero il coraggio»

Num 21:5 «Perché avete portato» contro «Perché è così? Perché avete portato»

Num 21:6 «serpenti di fuoco» contro «serpenti mortali»

Num 21:7 «E Mosè pregò a favore del popolo» contro «E Mosè pregò il Signore per il popolo»

Num 21:8 «lo mise su un’asta» contro «lo mise su un’asta di segnalazione»

Num 21:8 «ogni volta che qualcuno viene morso» contro «ogni volta che un serpente morderà un uomo»,

Num 21:8 «quando lo vedrà, vivrà» contro «chiunque sia stato morso e lo guardi, vivrà»

Num 21:9 «rame … asta … rame» vs. «ottone … asta di segnalazione … ottone»

Num 21:11 «Ije-abarim, nel deserto che sta di fronte a Moab, verso il sorgere del sole» contrapposto a «Achalgai, sul lato più lontano del deserto, che si trova di fronte a Moab, verso est»

Num 21:11 è immediatamente seguito da Dt 2:9 nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)

Num 21:12 è immediatamente seguito da Dt 2:17-19 nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)

Num 21,13 «che si trova nel deserto» contrapposto a «nel deserto»

Num 21:14 «Waheb a Suphah» contro «ciò che Egli fece nel Mar Rosso» (Vulgata)

Num 21:20 è immediatamente seguito da Dt 2:24-29,31 nel Pentateuco samaritano. (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5, p. 937)

Num 21:28 «come Ar [la regione o la città] di Moab» contro «come Moab» (Settanta)

Num 21:28 «e i signori delle alture» contro «e inghiottì le alture»

Num 21:30 «abbiamo scagliato contro di loro; Heshbon è perita» contro «Così la loro discendenza è perita da Heshbon» (Settanta)

Num 22:20; 23:4,5,16 «Dio» (MT) contro «un angelo di Dio» (Pentateuco samaritano) (The Anchor Bible Dictionary, vol. 5)

Num 24:6 Il tetragramma (per SIGNORE) era stato omesso nel 4Q27, ma è stato corretto.

Num 24:9 Il 4Q27 ha accidentalmente invertito due lettere in una parola.

Num 24:17 (incerto) contrapposto a «i teschi» nel Pentateuco samaritano

Num 26:17 «Arod» contro «Arodi» nel Pentateuco samaritano e nella versione siriaca

Num 26:23 «attraverso Puvah/Puwah/Puwwah, il Punita» (molti manoscritti ebraici) contro «attraverso Pu’ah, il Puita» nella Settanta, nel Pentateuco samaritano, nella Vulgata e nel siriaco.

Num 26:39 «Shephupham» contro «Shupham» nel Pentateuco samaritano, nella Vulgata, nel siriaco, nella Settanta e in alcuni manoscritti masoretici

Num 26:40 assente contro «attraverso Ard» nel Pentateuco samaritano e nella Vulgata

Num 27:7 genere femminile per i pronomi contro genere maschile per le figlie di Zelofead.

Num 27:22 «presero Giosuè» contro «presero Giosuè, figlio di Nun» (Rotoli del Mar Morto 4QNumb)

Num 27:23 il Pentateuco samaritano aggiunge «e gli disse» e poi aggiunge Deuteronomio 3:21-22. The Expositor’s Bible Commentary, vol. 2, p. 947

Num 27:23 «per mezzo di Mosè» contro «da Mosè. [E Mosè] gli [disse]: “I vostri occhi hanno visto ciò che il Signore vostro Dio ha fatto a [questi] due re; così farà il Signore a tutti i regni in cui state per entrare. Non li temerete; poiché il Signore vostro Dio è colui che combatte per voi.]» (Rotolo del Mar Morto 4QNumb) Il libro *The Meaning of the Dead Sea Scrolls*, pag. 110, definisce il 4QNumb (30 a.C.) «La Bibbia ebraica vivente», citando questo come un solo esempio delle aggiunte che furono inserite.

Num 31:6 «sacerdote in guerra» contro «sacerdote» (Settanta)

Num 32:11 «di vent’anni e oltre» contro «di vent’anni e oltre che conoscono il bene e il male» (Settanta)

Num 32:29, 31, 33 «Gad … Ruben» 3 volte (Masoretico, 4Q23) contro «Ruben … Gad» 3 volte (Pentateuco samaritano, Settanta)

Num 33:8 «da davanti a Hahiroth» contro «Pi Hahiroth» nel Pentateuco samaritano, nella Vulgata e in molti manoscritti masoretici

Num 33:52 Nel Rotolo del Mar Morto 2Q7 manca il primo «tutti».

Num 34:6 «e la costa» contro «e la sua costa» (siriaco)

Bibliografia relativa a questa domanda: la traduzione in ebraico è tratta dalla “Literal Translation” di Jay P. Green, mentre la versione della Settanta proviene dalla traduzione di Sir Lancelot C.L. Brenton intitolata “The Septuagint: Greek and English”. Sono stati inoltre consultati l’“Expositor’s Bible Commentary”, il “The Anchor Bible Dictionary” (vol. 5) e le note a piè di pagina delle Bibbie NASB, NIV, NKJV e NRSV.